IL RAGGIO DELLA MORTE

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    marì
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    IL RAGGIO DELLA MORTE

    È necessario a questo punto della ricerca, andare a ritrovare alcuni personaggi scientifici del nostro pianeta che hanno avuto la possibilità di sperimentare l’antimateria o perlomeno qualcosa di simile.
    Come è nel nostro costume, utilizziamo sempre le scoperte scientifiche innanzi tutto per fini militari e poi, se permesso, per scopi d’avanzamento della società civile. La scoperta dell’antimateria non si è sottratta alla regola e per fortuna non si è arrivati a livelli critici, pur essendo stata sempre considerata esclusivamente “raggio della morte”.
    Effettivamente c’è stato un antico progetto militare teso a realizzare un’arma capace di bloccare a distanza qualsiasi motore di automezzo e soprattutto di annientare truppe nemiche durante un conflitto. È mia opinione che questa nuova possibilità scientifica sia da attribuirsi alla genialità di Nicola Tesla, il quale si pronunciò in materia solamente verso la fine degli anni ’30 per calmare delle dicerie scaturite da alcune sue affermazioni. Nel 1938, nel corso di una cena offerta per il suo compleanno al New York Hotel, fu chiesto a Tesla se fosse stato in grado di produrre sulla Luna un fenomeno luminoso capace di poter essere osservato con un potente telescopio. Rispose di sì, precisando che alla prima fase lunare crescente vi avrebbe fatto comparire un fascio di luce rossa a dimensione di una stella, addirittura visibile senza telescopio. Non si tardò a spargere la voce che Tesla avesse inventato un raggio terribile, immediatamente battezzato “Raggio della Morte”. Naturalmente lo scienziato smentì una simile applicazione ma le sue idee erano state verificate da altri personaggi già un po’ di tempo prima.
    In questo campo probabilmente Harry Grindell Matthews, un eccentrico sperimentatore inglese, è stato il primo a comunicare la notizia al mondo. Nel 1924 egli dichiarò alla stampa di aver inventato un singolare raggio che riusciva a bloccare i motori in movimento. Aveva messo in pratica un congegno che probabilmente si basava sull’idea di Tesla di teletrasportare energia elettrica, attraverso un principio di fisica completamente nuovo. Era chiaro che un simile apparato sarebbe stato in grado di produrre effetti nocivi assai elevati. La scoperta di Grindell Matthews, nato nel 1880 e educato nel College Merchant Vensures di Bristol, fu mostrata in pubblico. Produceva un raggio invisibile che, oltre alla proprietà di arrestare i motori a scoppio, poteva far esplodere a distanza delle polveri, far saltare in aria le cartucce, portare all’incandescenza il filamento di una lampadina elettrica senza che in essa circolasse altra corrente, uccidere insetti o piccoli animali che rimanevano stecchiti dopo pochi secondi d’esposizione. Matthews chiedeva addirittura ad uno spettatore di mettere in moto un motociclo a diversi metri da lui, puntava il suo strumento verso il motore ed immediatamente s’arrestava. Inoltre se la moto stava sul cavalletto, allontanando la direzione del raggio, questa riprendeva regolarmente a funzionare.
    Era logico pensare che con armi di questo tipo, le guerre dovessero essere svolte molto diversamente. Per la verità non ce ne sarebbero più state poiché la nazione che avesse avuto un simile armamento, avrebbe vinto qualsiasi battaglia sul nascere.
    Il destino volle che Grindell Matthews e la sua macchina globale non avessero successo. In Inghilterra c’era stato l’interessamento del Ministro dell’Aviazione che non fu convinto da quest’invenzione tanto che la bocciò. Ciò probabilmente dipese dal fatto che la macchina avesse una portata di circa 18 metri per arrestare i motori e produrre tante altre cose. Nacque pure il dubbio della mistificazione. L’unica cosa concreta che la macchina “rivoluzionaria” aveva causato al suo scopritore fu una grande lesione che si procurò ad un occhio, frutto dei potenti raggi misteriosi e a nulla valse il ricovero presso una famosa clinica oculistica di New York nel Luglio del 1924. Nel Marzo del 1925 ritornò in Gran Bretagna dove riferì che aveva venduto il suo brevetto agli Stati Uniti. Da quel momento, non si sentì più parlare di Grindell Matthews se non in sporadiche occasioni come quella in cui affermò di voler fare della pubblicità proiettando appositi fasci di luce sulle nuvole. Nel 1935 si venne a sapere che stava lavorando per il Governo Britannico in un bunker sotterraneo ed impenetrabile per realizzare la difesa della città di Londra da attacchi degli aerei nazisti. Morì nel Settembre 1941 nella cittadina inglese di Clydach. La storia ci ricorda che i nazisti bombardarono ripetutamente Londra con mezzi volanti del tipo V1 e V2, ma dell’intervento del raggio mortale non si ebbe alcuna notizia, tanto che la città fu seriamente devastata.
    Un altro grande personaggio che arrivò a costruire un sistema capace di generare il famigerato “raggio della morte” fu l’italiano Guglielmo Marconi, la cui figura è stata ripetutamente al centro di discussioni e critiche. Innegabile è tuttavia il suo valore di sperimentatore entusiasta, dotato di grande intuito. Il Marconi che tutti conosciamo è passato alla storia come l’inventore della radio, un mezzo che ha letteralmente modificato il modo di vivere dei terrestri. Marconi ebbe, infatti, una grandissima intuizione e una gran fede nell’avvenire mondiale della radio, sin dai primi anni dalla sua scoperta. Invenzione che, in effetti, è da attribuire a Nikola Tesla, come stabilito dal tribunale di New York di recente. Nel 1933 Marconi eseguì altre prove di trasmissioni in radiotelegrafia e radiotelefonia per mezzo di microonde. Egli utilizzò la radio come mezzo curativo per combattere batteri e malattie virali. A complicare gli anni più intensi della sua vita, vale a dire gli anni trenta, per Marconi furono alcune intuizioni incredibili: la televisione, l’antigravità, la captazione di voci dal passato ma soprattutto il raggio della morte. Il “raggio della morte” è stato una cosa seria che è passato alla leggenda, anche se avvolto da forti dubbi ancora oggi non chiariti. Una fonte autorevole d’informazione però è esistita, della quale rimane un’autobiografia. Si tratta di Rachele Mussolini, la moglie del Duce, che nel suo libro “Mussolini Privato” descrive un importante esperimento condotto verso la fine del mese di Giugno 1936 sulla strada che da Roma conduceva ad Ostia.
    “Verso la fine di Giugno di quello stesso anno, Benito Mussolini ebbe nuovamente la possibilità di cambiare il corso degli eventi: Guglielmo Marconi aveva messo a punto un’invenzione rivoluzionaria. Con l’aiuto di un raggio misterioso, poteva interrompere in circuito elettrico dei motori di qualsiasi tipo di veicolo, che funzionassero con un magnete. In altre parole, poteva fermare a distanza automobili e motociclette. Poteva abbattere anche gli aerei. Anche a me capitò, in quei giorni, di vivere una stranissima avventura. Ho parlato di proposito di “avventura vissuta” perché, senza volerlo, io stessa mi trovai ad assistere ad una prova del raggio mentre ero nella mia automobile. Quel giorno, a pranzo, avevo detto a Benito che nel pomeriggio mi sarei recata ad Ostia per controllare dei lavori che stavano facendo in una piccola proprietà agricola. Mio marito aveva sorriso e mi aveva risposto: “Trovati sull’autostrada Roma-Ostia fra le tre e le tre e mezza. Vedrai qualcosa che ti sorprenderà…”. Verso le tre, dunque, lasciai Villa Torlonia, la nostra residenza nella capitale, per recarmi in automobile ad Ostia, come previsto. Ero sola con l’autista, un poliziotto in borghese dei servizi di sicurezza. Durante la prima parte del percorso, tutto andò bene. Sull’autostrada, benché fosse in funzione già da parecchi anni (dal 1929 o dal 1930, credo), non c’era molto traffico: in quel periodo non tutti potevano permettersi un’automobile. Eravamo a circa metà strada, quando il motore si fermò. L’autista scese brontolando, e infilò la testa nel cofano della macchina. Frugò, avvitò, svitò, riavvitò, soffiò dentro certi tubi: niente da fare. Il motore non voleva ripartire. Un’altra automobile, che marciava nella nostra stessa direzione, si fermò poco più avanti. Il conducente scese e andò anche lui a mettere il naso nel motore. Poi, come succede dappertutto in casi simili, si mise a discutere col suo compagno di sventura, cioè col mio autista. Qualche centinaio di metri più avanti, ma nel senso contrario, altre automobili si erano fermate, e anche delle motociclette. Ero sempre più incuriosita e ripensai a quello che mi aveva detto mio marito a pranzo. Guardai l’orologio: erano le tre e dieci. A dir la verità, non ci capivo niente, ma una cosa era certa: attorno a noi, in entrambi i sensi dell’autostrada Roma-Ostia, per alcune centinaia di metri, tutto ciò che funzionava a motore era in panne. Ci potevano essere una trentina di veicoli, di tutti i tipi: non uno che funzionasse. Chiamai l’autista e gli dissi: “Aspettiamo fino alle tre e mezza. Se l’auto non vorrà ripartire, chiameremo un meccanico”. “Ma, Eccellenza, sono solo le tre e un quarto! Perché dobbiamo aspettare fino alle tre e mezza, se riesco a trovare prima il guasto?”. “Certo… certo”. Alle tre e trentacinque gli chiesi di riprovare. Beninteso, il motore ripartì al primo colpo. Gli altri conducenti che si trovavano vicini a noi, vedendo la nostra automobile ripartire, fecero la stessa cosa: tutto funzionava come se niente fosse accaduto… La sera a cena, notando che mio marito mi osservava con un sorrisetto, gli raccontai la storia della panne collettiva, suscitando la curiosità e le domande di tutti. Vittorio e Bruno, che erano piloti, parlavano in termini tecnici, specialmente Bruno che era esperto di motori. Secondo Romano e Anna Maria, invece, io avevo sognato. Nessuno trovava una spiegazione a questo mistero. Infine mio marito disse: “La mamma ha ragione. Questo pomeriggio hanno fatto un esperimento in alcuni punti dell’autostrada Roma-Ostia. Lei stessa ha visto i risultati”. Detto questo, mio marito smise di parlare e non volle più rispondere a nessuna domanda… Appena fummo soli, mi disse: “Sai, Rachele, questo pomeriggio hai assistito ad un esperimento segretissimo. È un’invenzione di Marconi che può dare all’Italia una potenza militare superiore a quella di tutti gli altri paesi del mondo”. E mi spiegò, grosso modo, in che cosa consistesse questa scoperta che alcuni, aggiunse, avevano chiamato il “raggio della morte”. “Il raggio – precisò – è ancora in fase sperimentale. Marconi sta continuando le ricerche. Come puoi bene immaginare, se riuscirà a realizzarla, l’Italia avrà in mano, in caso di guerra, un’arma tale da bloccare ogni movimento del nemico e praticamente renderci invincibili”. Mi mancava il respiro. Sapevo di cosa era capace Guglielmo Marconi… Quattro anni dopo eravamo in guerra. Il “raggio della morte” avrebbe potuto cambiare il nostro destino se l’Italia lo avesse posseduto. Ma, purtroppo, le cose si erano avviate per un’altra strada. Sua Santità Pio XI, terrificato da questa scoperta e dall’enorme portata che poteva avere, chiese a Marconi di non proseguire le ricerche e, se possibile, addirittura distruggere i risultati già acquisiti. Marconi, che era molto affezionato a Benito ed era un sincero fascista, gli aveva fedelmente riferito il colloquio con il Papa e gli aveva chiesto che posizione doveva prendere di fronte al caso di coscienza che si poneva alla sua fede di cattolico. Benito non voleva rendersi nemico il Papa della Conciliazione né andar contro agli scrupoli religiosi di Marconi. Inoltre il mondo era in cerca di pace e non di guerra e le ricerche di Marconi erano costosissime. Optò quindi per autorizzare la sospensione delle ricerche, ma non la distruzione della scoperta. L’anno dopo, il 1937, Marconi improvvisamente morì…”
    Effettivamente Marconi ebbe rapporti molto stretti col Vaticano, non solo per aver istallato la prima stazione radio nell’Aprile del 1933 ma soprattutto per aver ottenuto nel 1929 l’annullamento del suo matrimonio dalla Sacra Rota. All’epoca questo fatto rappresentò un evento clamoroso per l’opinione pubblica e perciò fu sempre riconoscente e disponibile nei confronti del Papa. A parte questi retroscena, all’epoca si misero in circolazione notizie preoccupanti su questo raggio della morte. Si affermò che in un pascolo dei castelli romani, dove lavoravano ricercatori dell’Università di Pisa, fu trovato stecchito un intero gregge di pecore. Si disse poi che nella maremma toscana vennero fermati i motori di due aerei in volo e che altri due aeroplani senza piloti a bordo fossero esplosi in un impressionante bagliore di luce.
    Lo stesso Duce del resto lo confermerà il 20 Marzo 1945 al giornalista Ivanoe Fossati, che lo intervistò nell’isoletta di Trimellone, sul lago di Garda, di fronte a Gargnano: “È vero, sulla strada di Ostia, ad Acilia, Marconi ha fermato i motori delle automobili, delle motociclette, dei camion. L’esperimento fu ripetuto sulla strada di Anzio. Ad Orbetello, apparecchi radiocomandati furono incendiati ad oltre duemila metri d’altezza. Marconi aveva scoperto il raggio della morte. Sennonché egli, che negli ultimi tempi era diventato religiosissimo, ebbe uno scrupolo di carattere umanitario e chiese consiglio al Papa, e il Papa lo sconsigliò di rivelare una scoperta così micidiale. Turbatissimo, venne a riferirmi sul suo caso di coscienza. Io rimasi esterrefatto. Gli dissi che la scoperta poteva essere fatta da altri ed utilizzata contro di noi, contro il suo popolo quindi, e che io non gli avrei usato nessuna violenza morale, preferendo che risolvesse da solo il proprio caso di coscienza, sicuro che i suoi sentimenti d’italiano avrebbero avuto il sopravvento. Pochi giorni dopo Marconi ritornò e sul suo volto erano evidenti i segni della tremenda lotta interiore tra i due sentimenti, il religioso e il patriottico. Per rasserenarlo, lo assicurai che il raggio della morte non sarebbe stato usato se non come estrema soluzione. Avevo ancora fiducia di poterlo convincere dell’assurdità dei suoi dubbi. Infatti lo scienziato non è responsabile del cattivo uso che si può fare della sua invenzione. Invece Marconi moriva improvvisamente, forse di crepacuore. Da quel momento temetti che la mia stella cominciasse a spegnersi…”.
    Ufficialmente nessuno riuscì a penetrare nelle segrete conoscenze di Guglielmo Marconi, nemmeno i nazisti che credettero che il famigerato “raggio della morte” non poteva essere che la scoperta del radar.
    C’è stato però un altro ricercatore che ha conosciuto il Guglielmo Marconi segreto. Il suo ruolo è stato quello di aiutante nascosto, o per meglio dire non ufficiale, di un collaboratore silente ma prolifico d’idee e di sperimentazioni. Questo signore si chiama Pier Luigi Ighina.


    Pier Luigi Ighina, ricercatore originale e prolifico, per molti anni assistente segreto di Guglielmo Marconi.

    Nato nel 1908 a Milano, di professione radiotecnico, nel 1936 si trasferisce ad Imola e nella sua abitazione istalla un laboratorio dalle caratteristiche assai strane, frutto delle sue particolari conoscenze che tramuta in numerose invenzioni. Ighina a 16 anni scoprì l’atomo magnetico e, attraverso una serie di fortunate peripezie, arrivò a collaborare segretamente con Marconi per almeno 10 anni. Anche dopo la scomparsa dello scienziato, Ighina ha continuato nella ricerca per tutta la sua lunga vita, basata sulla spirale che è il movimento dell’energia.
    Parlando con lui ad Imola, ho potuto scoprire la parte misteriosa di Marconi, soprattutto sul raggio della morte. A Villa Marconi, Ighina riuscì per puro caso a scoprire sperimentalmente il monopolo magnetico. Dopo aver studiato a fondo il campo magnetico, generato da alcune elettrocalamite e dal quale non riusciva a concludere il suo progetto, Ighina, preso da uno strano nervosismo, mise tanta di quella corrente elettrica da determinare la bruciatura totale del congegno. La meraviglia fu tanta perché non avvenne nulla di tutto questo. Fu proprio Guglielmo Marconi a chiarire l’esperimento: era stato inventato il monopolo magnetico. Secondo la sua definizione, il monopolo magnetico non è altro che la divisione dell’atomo magnetico. A tal riguardo Ighina ha detto:
    “Avevo così costatato che l’atomo magnetico è il promotore di tutti gli altri atomi. In altre parole avevo notato che l’atomo magnetico si trova in mezzo agli altri atomi per dar loro il movimento continuo. Pensai che se si fosse riusciti ad isolare gli atomi della materia dagli atomi magnetici, i primi non avrebbero più la possibilità di muoversi. E questo ottenni: gli atomi della materia isolati da quelli magnetici rimanevano fermi e la materia non si trasformava. Pensai allora che se l’atomo magnetico poteva influenzare tutti gli atomi esistenti, avrebbe anche potuto produrre tutte le variazioni degli atomi della materia. E anche ciò costatai dopo essere riuscito a regolare il movimento dell’atomo magnetico.”


    Questo è l’atomo magnetico che è stato fotografato nel laboratorio di Pier Luigi Ighina nell’anno 1940, per mezzo di un microscopio atomico, con ingrandimento dell’atomo di un miliardo di volte.

    Nella foto dell'atomo magnetico si vedono i cinque canaletti d’atomi assorbenti che servono a frenare l’atomo magnetico; nel centro si nota la dilatazione prodotta dalla pulsazione dell’atomo stesso.
    Ognuna di queste pulsazioni produce e lancia attorno all’atomo magnetico un’energia, che nella foto è raffigurata dal sottile circoletto luminoso attorno all’atomo centrale. Il circoletto luminoso si espande a sua volta tanto da formare un circolo più grande così fino all’esaurimento della sua pulsazione. Il susseguirsi dei circoletti generati dalle pulsazioni produce l’adagiamento dei circoletti stessi uno sempre più vicino dell’altro, come a coprire e nascondere completamente, come uno scudo protettivo, l’atomo centrale. Quest’atomo è il più piccolo di tutti gli altri atomi e per legge atomica più piccolo è l’atomo più veloce è la sua pulsazione. Esso è quello che imprime a tutti gli altri atomi il loro movimento diventando così promotore di essi. (Informazioni riprese dal libro: “La scoperta dell’atomo magnetico” di P.L.Ighina).
    Tornando al concetto di monopolo, ho chiesto direttamente a lui spiegazioni più dettagliate. Il signor Ighina ha così risposto:
    “Il monopolo è il principio positivo o negativo dell’energia solare. L’energia solare è la parte principale della polarità; bloccandola e riflettendola, diventa negativa. L’energia solare arriva sulla Terra, viene bloccata e riflessa e quindi diventa energia terrestre. Dall’interazione dell’energia solare con quella terrestre si produce materia. Tutto qui. Semplice no?”
    Ho chiesto poi come avevano, lui e Marconi, applicato la conoscenza sul monopolo. La risposta è stata immediata e scioccante:
    “Difatti Marconi è morto per quello. Io ero dal ’36 che abitavo già qui ad Imola. Glielo avevo detto: 'Mi raccomando Guglielmo, telefona se hai bisogno di fare qualche esperimento, mi raccomando…'. Lo avevo già salvato due volte. In una stavo per rimetterci la pelle anch’io. Perché lui adoperava i monopoli con facilità. E i monopoli cosa fanno? Fanno la scomposizione della materia sulla materia stessa. Lui ha fatto l’esperimento e c’è rimasto. Si, effettivamente aveva messo lo schermo magnetico, ma non era sufficiente. Quando sono andato a Roma a vederlo nella bara, ho notato che egli aveva sotto la pelle come degli gnocchetti neri. Allora ho capito che era morto perché non era più circolato il sangue. I medici avevano detto che aveva una cosa nel cuore, come la chiamano loro? Boh… Tutti dicevano che Marconi era morto di Angina Pectoris…”
    Detto questo, egli ha continuato con la sua spiegazione:
    “Ho portato avanti tutto quello che Marconi mi ha lasciato. I monopoli, la composizione della materia, le lumache, ecc.. Ho ripetuto tutto quello che mi diceva quando era vivo.”
    Ighina mi ha spiegato poi che la materia è tenuta insieme dalla colla magnetica. Le due energie, solare e terrestre, producono la colla magnetica. Quindi la differenza sostanziale tra due materie di diversa natura consiste nel possedere più o meno energia. È come il cemento. Se nell’impasto si mette molto cemento, la materia diventa più dura; se ne viene messo poco allora si ottiene una materia morbida. Mi è nata spontanea, a questo punto, una domanda sulle energie nucleari, come tutte le energie elettromagnetiche, generate dalla nostra società attuale possono causare danni irreparabili.
    Ighina, con la massima cortesia, ha dato la seguente risposta:
    “Non è che disturbano. Dunque… la colla magnetica è formata da due energie, come dei fili invisibili che sono nell’aria. Se questi fili invisibili sono perturbati in continuazione da qualsiasi altra sostanza come i campi magnetici, telefoni, energia nucleare e cose similari, creano continuamente della corrosione vale a dire vanno a distruggere il campo magnetico che è poi quello che crea la colla magnetica. Ciò produce lo scioglimento della materia.”
    Ho potuto visitare il suo laboratorio e tutte le varie apparecchiature da lui costruite. È stato per me un incontro proficuo, ma ho avuto netta l’impressione che il signor Ighina avesse rivelato una minima quantità delle sue conoscenze e che non avesse voluto parlare assolutamente dei suoi più importanti esperimenti. L’ultima occasione è stata la visita nel suo giardino di una macchina capace di controllare le nuvole nel cielo. Mentre aspettavamo che il cielo si aprisse per effetto dell’energia sprigionata dalla macchina attraverso le sue due pale rotanti, Ighina mi ha raccontato molti fatti, molti aneddoti sulla sua lunga sperimentazione. Mi ha infine fatto notare che sotto il terreno di sua appartenenza ha sepolto diversi quintali di polvere d’alluminio per trasformare il prato in un grande monopolo magnetico. Ho potuto dedurre poi che i suoi studi, effettuati nella collaborazione con Guglielmo Marconi, hanno portato alla seguente considerazione: unendo o separando i monopoli si può comporre o scomporre la materia.
    Questi due ricercatori hanno però scelto diverse strade per promuovere le scoperte suddette. Marconi si è inserito nella logica terrestre e non si è potuto esimere dall’influenza del potere politico, economico, militare e religioso. Ighina invece è rimasto nell’ombra, consapevole che se l’umanità avesse cambiato la sua logica di vita, poteva tranquillamente esprimere le proprie conoscenze per il benessere dell’umanità stessa.
    La morte misteriosa di Marconi innescò un’altra leggenda che lo volle in Sud America insieme con altri 98 scienziati (incluso il suo fedelissimo Landini) per costruire una città segreta nel cratere spento di un vulcano situato nella giungla nel sud del Venezuela. Marconi, del resto, aveva lasciato un filone di studio che, nonostante le varie situazioni contingenti, si basava sull’amore per la natura. Egli desiderava che l’uomo seguisse gli insegnamenti dei Maestri e si sforzasse di capire Madre Natura e le sue esigenze. Se questo si realizzasse, sicuramente non ci sarebbero più catastrofi e il pericolo della scomparsa della vita sulla Terra. Nikola Tesla si trovò nella stessa condizione di Marconi, ma anche lui non cedette alle lusinghe del potere. Per puri scopi propagandistici le dicerie su raggi d’ogni genere si diffusero durante la seconda guerra mondiale ed anche dopo. Ciò non toglie che alcuni scienziati avessero intuito e probabilmente realizzato veramente qualcosa che avrebbe potuto cambiare definitivamente il corso della storia. Emerge però che nei quattro personaggi citati la loro coscienza abbia evidenziato il fatto che l’uomo non era ancora in grado di usufruire una generosa sorte e perciò ognuno di loro ha trovato un rimedio adeguato per non diffondere una probabile arma globale. Sono stati amanti della vita e naturalmente codesta invenzione doveva salvare l’umanità e non distruggerla.

    http://www.edicolaweb.net/nonsoloufo/tu_raggi.htm

    [link=hyperlink url][youtube=425,344]jWrJFKjAh7w[/link]

    [link=hyperlink url][youtube=425,344]MHNyYDTc54U[/link]

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    #10423

    marì
    Bloccato

    Domenico Rizzo, come Nikola Tesla e Guglielmo Marconi

    Pubblicato da curiositybox su 13 Settembre 2009

    raggio della morte

    C’è una storia affascinante che lega due geni. Uno famoso. L’altro, rimasto nell’ombra fino ad oggi. I loro nomi? Guglielmo Marconi e Domenico Rizzo

    A legarli un’invenzione misteriosa: il “raggio della morte”.

    Nel 1936, nel tratto di strada, tra Roma e Ostia, il “Raggio della morte” fece, sembra, una delle sue prime apparizioni. Testimoni d’eccezione: Benito Mussolini e sua moglie, Donna Rachele.

    Secondo Rachele Mussolini, nel giugno 1936 il marito le consigliò di andare sulla Roma-Ostia. Aggiungendo: “Tra le tre e le tre e mezza vedrai qualcosa che ti sorprenderà…”. Donna Rachele seguì il consiglio e poco dopo le 15 di quel giorno il motore della sua auto si bloccò di colpo. La stessa cosa accadde ad altre auto e motociclette, in entrambi i sensi di marcia. In breve una trentina di veicoli si trovò bloccata. Ma dopo 20 minuti i motori ripresero a funzionare. Come per miracolo… Ma non si era trattato di un miracolo ma un esperimento di Marconi: l’inventore della radio stava lavorando alla possibilità di interrompere, a distanza, i circuiti elettrici dei motori. Un’invenzione rivoluzionaria non solo per l’epoca ma anche per tempi a noi molto più vicini

    Nel 1936 Marconi fece anche altri esperimenti: bloccò degli aerei in volo e, a Pisa, venne incenerito un gregge di pecore. Poi però si fermò: il Papa, Pio XI, gli aveva chiesto di non sviluppare un’invenzione terribile. E, comunque, l’anno successivo, Marconi morì. Con Marconi aveva lavorato anche il professor Quirino Maiorana, direttore dell’Istituto di Fisica dell’Università di Bologna… A Maiorana, nel novembre del 1940, si presentò un ragazzo siciliano. Aveva vent’anni e voleva mostrare allo scienziato una sua invenzione. Quel ragazzo era Domenico Rizzo.

    Intervista a Giuseppe Rizzo, fratello di Domenico Rizzo.

    Giuseppe spiega come il fratello stesse conducendo alcuni studi sulla trasmissione a distanza di energia elettrica. Nel ‘40 Rizzo si iscrisse alla facoltà di ingegneria nell’università di Torino. Sempre in quel 1940, e precisamente, il 3 novembre, su consiglio dei professori della facoltà di Torino, si recò a Bologna per un abboccamento col prof Quirino Majorana, scienziato già collaboratore di Guglielmo Marconi. Rizzo espose ad un Majorana molto scettico, il piano delle sue ricerche, ma il professore obiettò che il piano era irrealizzabìle perché lui e Marconi vi avevano lavorato per anni senza ottenere un esito positivo.

    Offeso dall’atteggiamento di Maiorana, Rizzo decise di rientrare a Catania. Brevettò la sua invenzione e se ne tornò a casa. Ma non ci sarebbe restato a lungo… Il 5 giugno Rizzo andò a Roma per chiedere un finanziamento statale per poter proseguire nel suo lavoro. Ma prima che il Governo acconsentisse a sovvenzionare l’opera, occorrevano severi esami tecnici, per cui vennero nominate due commissioni, una italiana e, su invito, una tedesca. Rizzo, in un primo tempo, fu trattato bene e il suo progetto venne finanziato con 11 milioni di lire. Una cifra che oggi corrisponderebbe a molti milioni di euro… Il problema era però che gran parte di quei soldi era fornita dai tedeschi, alleati dell’Italia nella seconda guerra mondiale…

    I ntervista a Giuseppe Rizzo: Viene spiegato a Domenico venne proposto di lavorare per i tedeschi. Al suo netto rifiuto, venne trasferito a Giaveno presso il I° Reggimento Artiglieria di Corpo d’Armata, dove, persistendo nel suo rifiuto, fu costantemente tenuto sotto la minaccia d’essere mandato in Africa o in un reparto di paracadutisti.

    In seguito, ricevuto l’ordine di continuare i suoi lavori, nel mese di luglio tornò a Torino. Il 1° di agosto andò nelle vicinanze di Lubiana per incontrarsi con Mussolini che gli ordinò la costruzione di 36 apparecchi da consegnare entro il 20 dello stesso mese.

    Lettera di Domenico Rizzo:

    “Loro desiderio era che io partissi per la Germania e dare aiuto al compagno perché non sa andare avanti con i miei studi ed io ho nettamente rifiutato. Ormai io non ho più niente perché Carmelo, per dirla chiara, ha venduto il brevetto al suo amico. Avete capito?”

    Nelle molte lettere che Domenico Rizzo scrisse alla famiglia si parla spesso di un certo Carmelo… Ma chi era Carmelo?

    Intervista a Giuseppe Rizzo, che spiega come Carmelo fosse il nome in codice che, nelle loro missive, Domenico e i suoi famigliari utilizzavano per indicare Mussolini.Nella primavera del 1942, le ricerche di Rizzo passarono ai tedeschi i quali, non contenti, chiesero la testa del ragazzo. Invece, dall’alto, arrivò l’ordine di partenza per l’Africa del Nord

    “…vi prego di non stare preoccupati. Anzi dovete essere contenti, ve lo assicuro, perché le cose hanno preso questa piega, molto buona. Va benissimo!? Ciò è voluto da Carmelo opponendosi con quest’atto al suo amico che voleva inviarmi in altro luogo..”

    Ma c’è il sospetto che anche in Africa Domenico Rizzo sia stato al centro di intrighi molto più grandi di lui…

    La famiglia Rizzo ricevette due notizie ufficiali riguardanti Domenico: nella prima, il Ministero della Difesa annunciava la sua morte in combattimento; nella seconda, arrivata dieci giorni dopo, il Comando Militare Africano comunicava che era stato ricoverato in ospedale perché ferito in seguito a scoppio di mina anticarro. Questa incongruenza indusse la famiglia a rivolgersi al cappellano militare per sapere la verità. Il sacerdote rispose che un giorno prima della data della morte Domenico era stato trasferito dalla sua Divisione (21° Regg.to Artiglieria motorizzata” Trieste”, rilevo da una sua cartolina militare datata 18/4/’42), alla Prima Panzer tedesca. Quale poteva essere il motivo del trasferimento di quel soldato italiano ferito, dal proprio reparto ad uno tedesco? Per anni la famiglia pensò che Domenico fosse ancora vivo, chissà dove, e sperò nel suo ritorno. Ma Domenico non diede o non potè mai dare notizie di sé.

    Per concludere, c’è ancora una cosa: è una testimonianza poco nota ma che forse si lega alla storia di questa sera. 27 aprile 1945: a guerra ormai finita, i partigiani fermano una colonna italo-tedesca a Dongo, sul Lago di Como. E’ la colonna in cui viaggiano Mussolini, alcuni gerarchi con valori e documenti. Tra i fermati c’è Marcello Petacci, fratello di Claretta, l’amante del Duce. Prima di essere fucilato, Petacci, dirà ai partigiani di avere “i piani originali di armi segrete che erano state inventate nel 1941 da italiani e cedute alla Germania”. Quei progetti, come molti altri dossier, sono spariti. Forse, tra quelle carte, c’era anche l’invenzione di Domenico Rizzo, lo sfortunato genio italiano restato nell’ombra fino ad oggi.

    fonte: http://www.hwupgrade.it/forum/showthread.php?t=1357264

    [link=hyperlink url][youtube=425,344]OsQlMBYXWn4[/link]

    http://curiositybox.wordpress.com/2009/09/13/domenico-rizzo-come-nikola-tesla-e-gugloielmo-marconi/


    #10424

    marì
    Bloccato


    Ci hanno rubato la scienza, circa cento anni di Storia

    Pubblicato da curiositybox su 12 Settembre 2009

    La vecchia Tesla Car sarà la macchina del futuro


    vecchia Tesla Car alimentata da le onde elettromagnetiche – senza batterie

    Tratto da Etleboro Italia – http://etleboro.blogspot.com/2006/06/la-vecchia-tesla-car-sar-la-macchina.html


    Tesla Motors

    La Tesla Motor ha annunciato che il prossimo 12 luglio, a Santa Monica, lancerà sul mercato la Tesla Roadster , un’automobile completamente elettrica, un’auto sportiva a zero emissioni, che può raggiungere i 100 chilometri all’ora in soli 4 secondi, e percorrere circa 400 chilometri con un “pieno” di energia. Non si tratta di un’auto “ibrida”, in quanto il motore è alimentato esclusivamente dall’energia elettrica. Il progetto di 40 milioni di dollari ha degli sponsor d’eccellenza, Larry Page e Sergey Brin, padri di Google.

    Lei sarà l’automobile del futuro, una risposta a tutte le nostre domande: non usa benzina, nessun tipo di olio, appena alcuni montaggi di grasso, non ha radiatore da riempire o che si possa congelare, nessun problema al carburatore, e soprattutto non emana sostanze inquinanti.
    L’automobile del mistero appartiene, ancora una volta, a Nikola Tesla, che nel 1931, sostenuto dalla Perfor-Freccia Co. e dalla General Electric, sostituì il motore a benzina di una Perfor-Freccia con un motore elettrico di corrente alternata di 80 cavalli, senza una fonte di energia esterna, senza batterie: installò sull’auto un piccolo circuito collegato a distanza ad un’antenna che trasmetteva nell’etere energia.

    Essa possiede vantaggi che gli arcani modelli con il motore a scoppio non potranno mai offrire: assoluta assenza di rumore, azionandosi semplicemente con la chiave dell’accensione, e di inquinamento. Sino al 1912 tali veicoli circolavano seguendo la tecnologia i Edison, con batterie limitate nella carica e nella potenzialità, che dovevano essere ricaricate ogni notte per potersi spostare. Intanto la Westinghouse Co., a cui Tesla aveva ceduto gran parte dei suoi brevetti, stava vendendo e installando il generatore a corrente alternata di Tesla in tutto il paese, mentre la Edison Power Co., sua diretta concorrente, perdeva quote di mercato, perché finchè si utilizzavano le batterie come alimentazione non si andava avanti.

    Tesla dunque sostituì il motore a benzina con uno cilindrico, interamente incluso nel motore, con un ventilatore di raffreddamento ma senza alcun distributore, e con una scatola che fungeva da “ricevitore di energia”, o meglio da convertitore di energia gravitazionale.
    I convertitori avevano inoltre 12 tubi di aspirazione ed erano collegati ad un’antenna che comunicava con un edificio che faceva da trasmittente. Tesla creò infatti una sorta di antenna, un accumulatore di energia che fungeva dunque da alimentazione per il veicolo, che viaggiava con un motore a corrente alternata e raggiungeva le 90 miglia orarie, con prestazioni che eguagliavano o superavano quelle di un normale motore a combustione interna, ma senza alcuna ricarica.

    Vedi il Video http://www.waterfuelcell.org/WFCprojects/Video/NewsReport.wmv (mi spiace se non e' perfetto)

    L’antenna era istallata al di fuori della vettura, collegata alla scatola posizionata nella parte anteriore della macchina, e ad un’officina accanto alle cascate del Niagara che trasmetteva energia. Con tale sistema ognuno avrebbe potuto creare la propria energia, cosa che non piacque molto a J.P. Morgan che decise di fermare il progetto della Torre di Wardencliffe di Tesla.
    Alla domanda di dove fosse mai la fonte d’energia, Tesla rispondeva che questa era “nell’etere interamente intorno noi”, lo cedettero pazzo e così decide di portare con sé la scatola d’alimentazione. In realtà Tesla riuscì a sfruttare in qualche modo il campo magnetico della terra che avvolge il nostro pianeta, a tracciarlo e convogliarlo verso il veicolo, o meglio riuscì ad amplificare l’energia che è presente nell’aria per spingerla verso una macchina. Nel convertitore vi era abbastanza potere per illuminare una casa intera, oltre al gestire il motore di macchina.

    Tuttavia il progetto non fu divulgato e la macchina fu tenuta in stretto riserbo dagli industriali che si appropriarono della stessa. Attualmente le società che conseguono più alti profitti sono proprio le industrie petrolifere, le sette sorelle, che occultarono subito quella tecnologia che avrebbe reso vani i loro investimenti e i futuri profitti. Così facendo si sono resi responsabili di tutti i crimini commessi nel corso di questo secolo, di guerre, di inquinamento, dell’olocausto e dei danni psichici e fisici della società attuale.
    Ora vogliono venderci a caro prezzo una tecnologia che ha già cento anni di storia, che è già stata ammortizzata nei costi e nelle sperimentazioni, pubblicizzando l’avvento del futuro con essa.
    Un’intera industria automobilistica continua a produrre automobili obsolete, dalle tecnologie di base banali, altamente inquinanti, ma che nelle loro politiche di marketing rappresentano l’avanguardia per progresso e meccanica. Ci hanno rubato la scienza, circa cento anni di Storia, ha alterato l’equilibrio climatico e biologico della Terra, che sarà travolta da sconvolgimenti e catastrofi naturali che rappresentano dei veri e propri fenomeni di riadattamento alle nuove condizioni.
    Non smetteremo di combattere questa guerra, perché ognuno dovrà avere l’energia che gli spetta in quanto essere vivente del cosmo.

    ”Da quando le persone corrotte si uniscono fra loro per costituire una forza,
    poi le persone oneste devono fare lo stesso “

    – Tolstoy –

    http://curiositybox.wordpress.com/2009/09/12/ci-hanno-rubato-la-scienza-circa-cento-anni-di-storia/


    #10425

    marì
    Bloccato

    #sudo

    :bay:


    #10426
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Dai fulmini un GPS per il sottosuolo
    Alcune onde a bassissima frequenza generate dai fulmini possono essere sfruttate per individuare la presenza di tunnell e strutture sotterranee

    Mappare e “navigare” con la precisione di un sistema GPS nelle installazioni sotterranee invisibili allo sguardo dei sistemi satellitari è l'intento di un nuovo progetto in corso di studio da parte della DARPA, l'agenzia di ricerca che fa capo al Pentagono.

    Proprio la sempre maggiore diffusione e precisione dei satelliti spia, che sono in grado di controllare fin nei più minuti dettagli ciò che avviene in superficie, ha condotto molti paesi a un crescente interesse per la costruzione di strutture e tunnel sotterranei che possano sfuggire a quell'osservazione. Tanto più che negli ultimi anni le tecnologie utilizzabili per la realizzazione di strutture di questo tipo sono rapidamente divenute più semplici, efficienti ed economiche.

    Per realizzare un sistema di intelligence che consenta di monitorare anche eventuali strutture sotterranee, scienziati e ingegneri della DARPA hanno deciso di appuntare l'attenzione su un fenomeno di origine meteorologica: i fulmini infatti generano una elevata serie di segnali radio a frequenza estremamente bassa (VLF), detti “sferici”, che riescono a penetrare molto in profondità nel sottosuolo.

    La prima fase del progetto si è focalizzata sulla possibilità di mettere a punto ricevitori sotterranei che siano in grado di rilevare i segnali a molte centinaia di chilometri di distanza dalla loro origine: la loro ricezione in più stazioni di rilevamento, in unione con con i dati forniti segnali captati da stazioni di superficie che rilevano le onde emesse dal fulmine che li innesca, permetterebbe così di determinarne la posizione.

    Gli studi preliminari finora condotti sembra che indichino una effettiva realizzabilità del sistema, chiamato S-BUG (Sferics-Based Underground Geolocation) e ora la DARPA si accinge a lanciare la fase successiva di sviluppo del sistema in collaborazione con una serie di società. Lo scopo di questa seconda fase del progetto è quella di controllare che le onde sferiche ricevute in superficie possano essere poste in relazione con quelle ricevute dal sottosuolo permettando una geolocalizzazione di risoluzione adeguata, in modo da progettare un sistema completo di navigazione e di tracciamento sotterraneo.

    Il progetto viene sviluppato in parallelo con un altro, denominato Nimbus, che ha lo scopo di acquisire la capacità di innescare e controllare fulmini artificiali. (gg)

    http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/Dai_fulmini_un_GPS_per_il_sottosuolo/1342460


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

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