Incontri con uomini straordinari

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Questo argomento contiene 3 risposte, ha 2 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Tilopa 7 anni, 12 mesi fa.

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  • #136457

    Tilopa
    Partecipante

    Prendendo spunto dal titolo di un libro di Gurdjieff, e su consiglio di Farfalla5, vi propongo questa sezione del forum per proporre l'immagine di personaggi significativi rimasti ai margini della “storia”.


    #136458

    Tilopa
    Partecipante

    Ildegarda di Bingen (Böckenheim -Germania 1098 – Bingen 17 settembre 1179)

    Scrittrice, musicista, cosmologa, artista, drammaturga, guaritrice, linguista, naturalista, filosofa, poetessa, consigliera politica, profetessa e compositrice.

    Alcuni individui nel corso della storia hanno manifestato capacità eccezionali, si sono avventurati in mondi sconosciuti, hanno lasciato all’umanità opere eterne, frutti di visioni al di là dello spazio e del tempo. Tali capacità dell’Anima, latenti per la maggior parte di noi, sono state rese visibili nel pensiero, le azioni, nelle opere di filosofi, scienziati, artisti e santi di tutte le epoche e sono forme essenziali della
    psiche umana. Infatti, la nostra psiche individuale e collettiva ne conserva la memoria sotto la forma di archetipi.
    Non è quindi incongrua o anacronistica la straordinaria sincronicità che unisce la visione di una mistica del XII secolo al nuovo paradigma emergente che ha favorito tecniche e metodologie che restituiscono l'uomo alla sua unità o integritas.
    Dopo un oblio di nove secoli, in un momento di profonda rimessa in discussione in tutti gli ambiti del sapere, ritorna in scena Ildegarda di Bingen esempio luminoso di spiritualità, grande medico e donna di scienze, consigliera di Papi e sovrani d’Europa, fondatrice di due conventi, autrice di numerosi trattati di teologia, di
    medicina, di musica, di dietetica e di scienze naturali.
    I suoi trattati di medicina contemplano l'uomo nella sua totalità di corpo, mente, emozioni e anima, con le sue gioie e le sue pene, e con tutto ciò che interagisce con lui: ambiente e persone.
    La migliore cura secondo Ildegarda non è soltanto tecnica o medica ma include il perdono, la consapevolezza, l’attenzione e l'intenzione del cuore. Senza il risveglio e lo stimolo di questi poteri, chiamate virtù da Ildegarda, la guarigione non potrà verificarsi.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Ildegarda_di_Bingen
    http://www.letteraturaalfemminile.it/ildegardadibingen.htm
    http://www.donneconoscenzastorica.it/testi/libere/hildeindice.htm
    http://www.animusetanima.com/dblog/storico.asp?s=Hildegarda+di+Bingen


    #136459

    Tilopa
    Partecipante

    I DONI DELLA LUCE
    O Fuoco dello spirito consolatore,
    Vita della vita di tutte le creature!

    Santo sei Tu che animi il Creato.
    Santo sei Tu che risani le ferite purulente.
    O Tu, potente Via che tutto attraversa,
    in alto, nei cieli, in basso sulla Terra
    Tu unisci e racchiudi ogni cosa in una.

    Fluttuano le nuvole attraverso Te
    Soffiano forte i venti
    Gocciolano le pietre
    E i ruscelli sgorgano dalle fonti,

    Tu fai spuntare il verde dalla Terra.
    E poi in ogni istante crei uomini
    Capaci di comprensione,
    Colmati di gioia dall'alito della saggezza

    E per questo sia lode a Te,
    a Te Voce della lode
    a Te Gioia della Vita
    a Te Speranza e potente gloria
    perché concedi i doni della Luce

    (Preghiere, 120-121)

    Così parla il dolore universale:
    “Me misero che esisto! Ahimé! Che ne sarà di me? Chi starà al mio fianco, chi mi salverà? Se Dio sapesse di me, non mi coglierebbe un travaglio simile. A nulla mi serve riporre fiducia in Dio. Se anche gioissi delle cose divine, ciò non mi gioverebbe comunque per allontanare questo tormento. Certo ho sempre sentito i filosofi parlare di tutti i pregi che sono in Dio; a ogni modo a me Dio non ha mostrato niente di buono, né in grande né in piccolo. Ma se Dio è davvero il mio Dio, perché mi nasconde la sua grazia? Se almeno mi mostrasse qualche cosa buona, avrei per lo meno una dimostrazione della sua esistenza. Non so neppure chi sia io stesso. Creato per disgrazia e per disgrazia nato, tiro avanti senza conforto. Oh, a che serve la vita senza la gioia! Perché mi trovo sulla terra dove comunque non può esserci per me alcun bene?”

    Così risponde la gioia celeste:
    “Oh quanto sei cieco e stolto! Non sai proprio quel che dici! Dio creò l'uomo come un essere luminoso, ma a causa dell'infedeltà il serpente l'ha trascinato in un lago di miseria. Ora alza per un momento lo sguardo verso il sole e la luna e le stelle, contempla la magnificenza della terra verdeggiante e pensa solo a quanti beni Dio ha donato all'uomo con tutte queste cose, mentre l'uomo nella sua temerarietà pecca contro Dio. Tu sei fondamentalmente scaltro e perfido, non hai timore reverenziale, al posto della fiducia hai sempre e solo pensieri cattivi perché non vedi e non riconosci i luoghi in cui Dio semina la salvezza. Chi altri ti dona beni tanto magnifici e stupendi se non Dio solo? se ti corre incontro il giorno dici che vien notte. Se fuori dalla porta ti aspetta la buona sorte, parli di maledizione. e se tutte le tue faccende vanno bene, affermi che vanno male. Sei un esssere di natura infernale.
    Io, invece, posseggo già qui la dimora cleste perché vedo col giusto sguardo tutto ciò che Dio ha creato, mentre tu parli solo di cose brutte. lo mi prendo teneramente a cuore la fioritura delle rose e dei gigli, e ogni verdezza, cantando lode a tutte le opere di Dio, mentre tu accusi solo pene su pene. Ogni tuo agire, infatti, è accompagnato da un animo fondamentalmente triste! In questo assomigli agli spiriti infernali che con le loro azioni non fanno che negare continuamente Dio. Ma io no. Io piuttosto offro ogni azione a Dio. Per me, anche nella tristezza s'annida una sorta di gioia e in ogni gioia riposa la buona sorte. Tu invece vedi solo la parte priva di valore. Orsù rifletti una buona volta quant'è folle e cieco quello che dici!”

    [youtube=480,385]Gg4Th1hWrBE

    [youtube=480,385]5NwQpuZKwRc

    http://islab.dico.unimi.it/phmae/ildegard/ilde3/pereira3.htm
    http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_femm_Ildegarda.htm


    #136460
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    TERESA NEUMANN: LA DONNA CHE PARLAVA LA LINGUA DI CRISTO

    Una nuova consapevolezza: quella dell’esistenza di un mondo spirituale in nulla limitato perchè non appesantito dalla gravezza della materia.
    Sforzarsi di dare ad ogni costo una spiegazione razionale a fenomeni non conformi all’andamento usuale delle cose è una peculiarità della mente umana. Tutto ciò che in qualche modo trascende l’idea limitata che abbiamo della realtà ci obbliga alla spasmodica ricerca di una giustificazione in grado di dare riparo sicuro a quelle “certezze” tanto faticosamente guadagnate nel corso di secoli di storia.

    Ma non è persistendo in modo irragionevole ad assumere una posizione di difesa che riusciremo a cancellare la presenza di fenomeni soprannaturali che, volenti o nolenti, fanno parte della nostra realtà e meritano uno studio attento e approfondito.

    Quando nel settembre del 1927 il dott. Fritz Gerlich si recò a Konnersreuth per cercare, “in nome della ragione e della scienza”, di fare luce sul caso della stimmatizzata Teresa Neumann, si trovò di fronte ad una donna, dall’aspetto umile, che di li a non molto tempo sarebbe riuscita a dare alle sue verità un nuovo e più ampio significato.

    I segni della crocifissione del Cristo che tanto aristocraticamente soffriva nella sua carne, il digiuno durato trentasei anni e la vasta gamma di fenomeni soprannaturali legati al suo personaggio, rappresentavano e rappresentano la prova fisica dell’esistenza di “qualcosa” che va oltre le nostre percezioni sensoriali e che vorrebbe aprire le nostre coscienze ad una nuova consapevolezza: quella dell’esistenza di un mondo spirituale in nulla limitato perché non appesantito dalla gravezza della materia.

    In quale altro modo, d’altronde, si potrebbero spiegare la totale mancanza di sete e di appetito che caratterizzò la figura di Teresa di Konnersreuth, piccolo paese della Baviera settentrionale e che fu sempre motivo di accese polemiche? Nel luglio del 1927 la curia di Ratisbona ordinò che venisse effettuata un’attenta analisi atta a verificare l’esistenza o meno di tale fenomeno preternaturale.

    Dopo aver appurato che un individuo non può sopravvivere per più di undici giorni senza cibo nè acqua, una commissione medica composta da uno psichiatra, il dott. Ewald, da un medico, il dott. Seidl e da quattro suore, sorvegliò Teresa per un periodo di quindici giorni. A gruppi di due le suore, sotto giuramento, controllarono ininterrottamente anche il più piccolo movimento della donna.

    A Resl, nome con cui veniva indicata Teresa, venne proibito l’accesso alla toilette: tutte le secrezioni venivano raccolte ed esaminate. I medici eseguirono attente analisi alle ferite e controllarono più volte il peso e la temperatura corporea del soggetto. Al termine dei quindici giorni i medici dichiararono l’autenticità delle stigmate e confermarono che nessuna sostanza era stata ingerita dalla donna durante il periodo di analisi.

    Tutti coloro che ebbero modo di conoscerla non riscontrarono in Teresa alcuna forma di isteria, di autosuggestione o di cosiddetto “bigottismo” che, secondo il parere di alcuni “esperti” sarebbero la spiegazione alla comparsa delle piaghe sanguinanti di Cristo nel corpo della donna. Una volta, in risposta ad una tale insinuazione, la Resl disse: “Se lei immagina di essere un bue pensa che le crescerebbero le corna?”

    Teresa di Konnersreuth era una ragazza devota, intelligente e serena, capace di vivere eventi straordinari senza per questo rinunciare ad essere una persona come tutte le altre, con i suoi pregi ed i suoi difetti.

    Per circa settecento volte rivisse la Passione di Cristo sotto forma di visione e provò nella carne il dolore della flagellazione, dell’imposizione della corona di spine, della via verso il Calvario e della crocifissione. “Chi ha potuto assistere a questa visione”, disse il dott. Johannes Steiner nell’intento di descrivere la donna durante le visioni della Passione e morte di Gesù, “ne ha riportato l’immagine di un martirio perfetto e impressionante, ma pur sempre nobile, commovente e composto.

    Si vedevano le mani muoversi intorno alla fronte, come per allontanare le spine, le dita delle mani contrarsi nello spasimo doloroso dei chiodi della crocifissione, la lingua che cercava di umettare le labbra riarse…”

    Per queste e altre sofferenze la stimmatizzata non fu mai udita lamentarsi, sempre felice di poter fare la volontà di Dio e di rendersi strumento di esempio al suo prossimo. E lei amava il suo prossimo, tanto che fin da ragazzina manifestò il desiderio di partire per l’Africa come missionaria, una volta che il suo aiuto in casa non fosse più stato indispensabile.

    Teresa, infatti, cominciò ben presto ad occuparsi dei fratellini e delle faccende domestiche e già all’età di tredici anni contribuiva, lavorando, al bilancio familiare. La giovane Resl fu costretta quindi a lasciare gli studi non appena ebbe terminato la scuola dell’obbligo ed è per questo motivo che la facilità con cui parlava correttamente greco, latino, francese ed aramaico, durante le visioni, strabiliò esperti quali il professore di filologia semitica Johannes Bauer, l’orientalista e papirologo viennese prof. dott. Wessely e l’arcivescovo cattolico di Ernaculum in India, dott. Jos. Parecatill. I tre concordavano nell’affermare che Teresa si esprimeva nella lingua che si parlava in Palestina ai tempi di Gesù.

    La cosa è piuttosto curiosa vista la sua scarsa erudizione scolastica. Chi le suggeriva quindi le frasi che pronunciava? Chi le dava la forza di sopportare il dolore, la facoltà di leggere i pensieri, la possibilità di vivere senza ingerire nè cibo nè acqua?

    Interrogativi, questi, ai quali la razionalità umana non può dare una risposta. I molteplici ed affascinanti aspetti della vita umana e spirituale di Teresa Neumann, una delle più importanti figure mistiche del nostro secolo, ci invitano ad aprire, a risvegliare le nostre coscienza verso una realtà che, se solo lo volessimo, potrebbe rivelarci il vero significato della vita.

    L’ORIENTE INCONTRA L’OCCIDENTE

    Una delle più autorevoli testimonianze del profondo impatto spirituale che scuoteva gli animi di coloro che incontravano Teresa, viene dall’India. Paramahansa Yogananda, forse il più noto yogi del mondo ha incontrato la Resl e ne ha riportato l’immagine di una donna semplice e dotata di un profondo sentimento religioso.

    “Subito Teresa entrò”, racconta nel suo libro “Autobiografia di uno Yogi”, “irradiando un’aura di pace e di gioia. Indossava un vestito nero e portava in testa un fazzoletto bianchissimo. Aveva a quell’epoca trentasette anni ma sembrava assai più giovane; possedeva una freschezza e un fascino infantili. Sana, robusta, dalle guance rosee, allegra, questa è la Santa che non mangia!

    Teresa mi salutò con una stretta di mano estremamente gentile. Eravamo entrambi raggianti, uniti in una silenziosa comunione, consci di amare entrambi profondamente Iddio.

    ‘Non mangiate mai nulla?’

    ‘No. Solo un’ostia consacrata ogni mattina alle sei’.

    ‘Ma non è possibile che abbiate vissuto solo di questo per dodici anni!’

    ‘Vivo della luce di Dio!’

    ‘Vedo che vi rendete conto che l’ energia fluisce nel vostro corpo dall’etere, dal sole e dall’aria’.

    Un rapido sorriso le illuminò il volto. ‘Sono così felice che comprendiate come vivo!’

    ‘La vostra santa vita è una quotidiana dimostrazione della verità pronunciata dal Cristo: ‘Non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che procede dalla bocca di Dio’.

    Di nuovo manifestò gioia alla mia spiegazione. E’ proprio così. Una delle ragioni per cui sono oggi sulla terra, è appunto quella di dimostrare che l’uomo può vivere dell’invisibile luce di Dio, e non di cibo soltanto’.

    Mi resi subito conto che, per mezzo della sua strana vita, Dio aveva voluto dimostrare a tutti i cristiani l’autenticità storica della vita di Gesù e della crocifissione com’è narrata nel Nuovo Testamento e palesare in modo drammatico l’eterno vincolo esistente tra il Maestro di Galilea e i suoi fedeli”.

    LE VISIONI

    Ed è indubitabilmente impressionante lo spettacolo che si presentava agli occhi dei numerosi testimoni che ebbero modo di assistere alle “visioni di Teresa”. Il sangue che usciva copioso dalle ferite le inzuppava i vestiti mentre l’espressione del suo volto testimoniava una profonda sofferenza fisica e spirituale. La Resl, oltre che per il dolore delle piaghe sanguinanti soffriva nel vedere il “Salvatore”, come lei amava chiamare Gesù, insultato e torturato e non mancava di esprimere con vivacità la sua rabbia.

    Come già precedentemente accennato, durante le estasi mistiche la donna era solita pronunciare parole in lingue che non aveva mai avuto modo di studiare. La cosa stupiva non poco gli esperti tra i quali figuravano nomi illustri quali quello del prof. Wutz. Questi rimase colpito dalla parola “As-che”, che significa “ho sete”. Fino a quel momento gli studiosi del Nuovo Testamento avevano reso quel concetto con il termine “sachena”.

    In seguito ad uno studio approfondito e dopo aver consultato un considerevole numero di testi e dizionari tra i più antichi che conosceva, il dott. Wutz scoprì che Gesù in croce si rivolse ai suoi carnefici pronunciando proprio la parola “As-che”.

    “Rimane inesplicabile”, commentò in seguito il dott. Wesseley, “Come Teresa abbia potuto pronunciare una sentenza fino ad ora non conosciuta dagli orientalisti che l’ascoltavano, e che essa abbia potuto usare una parola aramaica inattesa da loro stessi, per quanto assolutamente corretta”.

    Questo caso, che non rimane comunque isolato, è una delle prove più convincenti a sostegno della natura soprannaturale delle visioni di Teresa.

    Fonte Anima Cosmica


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

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