Ipotesi correlazione tra le scie chimiche e influenza suina

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Questo argomento contiene 8 risposte, ha 4 partecipanti, ed è stato aggiornato da  sev7n 8 anni, 11 mesi fa.

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    sev7n
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    So gia’ che e’ un post lungo e me ne dispiace, pero’ vi invito a leggerlo tutto, perche’ secondo me la teoria sta in piedi. I dati scientifici riportati sono stati cercati e attaccati attraverso l’intuito e la spinta che la “cerca” ogniuno di noi usa quando sente qualcosa. Quindi non cercate di vederlo solo come una spiegazione puramente scientifica perche’ credo sia qualcosa di piu’ che va al di la’ delle teorie dei “forse” e dei “puo’ darsi” che tante volte ci portano a convinzioni, magari inconscie, senza avere supporti o dati dimostrabili che le possano realmente difendere.

    Questa e’ la mia ipotesi sul perche’ oscurano il sole con le scie chimiche e contemporaneamente la gente inizia ad ammalarsi letalmente anche solo d’influenza.

    Per prevenire influenza e raffreddore, la vitamina giusta è la D

    Arance, kiwi, cavoli: tutti ottimi veicoli di vitamina C, quella di cui la mamma ci ha sempre cantato le lodi, come lenitivo universale per i malanni dell’inverno. E se avessimo passato anni a imbottirci della vitamina sbagliata? Tutte quelle spremute e quei piatti di broccoli sono davvero stati ingurgitati invano?
    Incoraggia a porsi la domanda il risultato di uno studio su larga scala appena pubblicato sulla rivista Archives of internal medicine, che sembrerebbe spostare l’attenzione sul ruolo di potenziale aiuto al sistema immunitario rappresentato dalla vitamina D, la cui carenza potrebbe aumentare il rischio di contrarre raffreddore e influenza. Gli studiosi della scuola di medicina dell’Università del Colorado a Denver, del Massachusetts General Hospital e del Children’s Hospital di Boston, guidati da Adit Ginde, assistente alla cattedra di chirurgia a Denver, hanno esaminato i dati del terzo screening nazionale sulla salute e la nutrizione dei cittadini, a cura del National Center for Health Statistics. Il gruppo di ricerca ha analizzato i livelli di 25-idrossivitamina D nel sangue, il migliore indicatore della presenza di vitamina D, in circa 19.000 persone, tra adulti e adolescenti, selezionati a formare un campione rappresentativo della popolazione generale degli Stati Uniti.
    Cosa hanno scoperto? Che le persone con i livelli più bassi di vitamina D nel sangue (meno di 10 nanogrammi per millilitro) avevano il 40% di possibilità in più di aver avuto recenti infezioni respiratorie rispetto a coloro che presentavano livelli di vitamina D pari o superiori a 30 nanogrammi per millilitro di sangue. Questa associazione è stata riscontrata in tutte le stagioni ed è risultata ancora più forte nelle persone con una storia di asma o di broncopatia cronica ostruttiva, incluso l’enfisema.
    Allora largo all’olio di fegato di merluzzo, uova, latte e agli altri (pochi) alimenti che sono fonte di vitamina D? Una corretta assunzione di questa vitamina attraverso il cibo è sicuramente da consigliare. E’ noto il ruolo della vitamina D nel fissare il calcio nelle ossa. Anche l’esposizione alla luce aiuta il corpo a produrre più vitamina D, contribuendo a questo processo. Quanto all’opportunità di una supplementazione in funzione preventiva delle infezioni del tratto respiratorio, i ricercatori sono i primi a frenare. “Servono studi clinici”, avvertono, “per confermare il ruolo protettivo della vitamina D che sembra emergere dal nostro studio”. E Adit Ginde fa sapere che sono in preparazione studi clinici mirati a verificare proprio questo effetto di potenziamento del sistema immunitario in persone con asma e broncopatie croniche ostruttive, così come in bambini e anziani, tutti gruppi considerati a più alto rischio.

    http://www.informazione.it/z/0E2BE288-6E04-48A6-8D1C-52260544E9D7/Per-prevenire-influenza-e-raffreddore-forse-la-vitamina-giust...

    L'INFLUENZA SI COMBATTE CON IL SOLE
    BRUNA PELUCCHI BIOLOGIA |
    Secondo un recente articolo pubblicato sulla rivista Epidemiology and Infection le epidemie influenzali tipiche della stagione invernale sarebbero da mettere in relazione alla minore esposizione ai raggi solari ed al conseguente calo della produzione di vitamina D.
    Secondo un recente articolo pubblicato sulla rivista Epidemiology and Infection le epidemie influenzali tipiche della stagione invernale sarebbero da mettere in relazione alla minore esposizione ai raggi solari ed al conseguente calo della produzione di vitamina D.
    Al sopraggiungere dei primi freddi ecco ripresentarsi l'inevitabile epidemia influenzale, puntuale come un orologio svizzero.
    Siamo talmente abituati a considerarla un malanno di stagione che il fatto che la sua incidenza sia massima d'inverno e minima d'estate ci pare ovvio.
    Ma di ovvio nella scienza c'è ben poco e i ricercatori si chiedono da tempo per quale motivo il picco delle epidemie influenzali si collochi, in entrambi gli emisferi, due mesi dopo il solstizio invernale.
    Lo stesso pattern stagionale è mostrato da altri virus che attaccano il sistema respiratorio come ad esempio il virus respiratorio sinciziale, i virus parainfuenzali ed i virus del raffreddore.
    Scoprire i fattori che ci rendono più vulnerabili all'influenza potrebbe salvare molte vite. Anche se per qualcuno di noi un'infreddatura può rappresentare poco più di una seccatura, si stima che ogni anno, a livello mondiale, muoiano circa mezzo milione di persone per le conseguenza dell'influenza.
    Nella sola Inghilterra si calcola che la mortalità nei mesi invernali superi di 30.000 unità quella dei mesi estivi.
    Particolarmente gravi sono le conseguenze delle pandemie influenzali come quella del 1918, la famigerata Spagnola, che uccise 25.000.000 di persone in sei mesi.
    In epoche più recenti abbiamo avuto la “Asiatica”, nel 1957–58, e la “Hong Kong” nel 1968–69, che causarono ciascuna circa un milione di morti a livello mondiale.
    La spiegazione più frequentemente fornita alla stagionalità dell'influenza è la maggiore facilità di contagio dovuta all'affollamento in ambienti chiusi e riscaldati, dove l'aria secca favorisce la diffusione dell'aerosol contenente il virus.
    La ripresa delle scuole in autunno ed i viaggi durante le festività faciliterebbero poi la trasmissione degli agenti patogeni.
    Tuttavia sin dagli anni '80 l'epidemiologo inglese Edgar Hope-Simpson aveva ipotizzato un 'fattore stagionale', teorizzando un ruolo causale della diminuzione delle ore di illuminazione.
    Gli autori dell'articolo pubblicato sulla rivista Epidemiology and Infection hanno passato in rassegna la recente letteratura scientifica e sono arrivati alla conclusione che questo fattore stagionale altro non è che la vitamina D.
    La vitamina D è una sostanza di natura steroidea che svolge un ruolo chiave nel metabolismo osseo.
    La sua carenza nei bambini determina il rachitismo e negli adulti aumenta il rischio di osteoporosi. Il fabbisogno giornaliero di Vitamina D può essere assunto con la dieta ed in particolare con latte fresco, pesce ed uova.
    Un'altra fonte di vitamina D è rappresentata dalla conversione del 7-deidro-colesterolo contenuto nella nostra pelle innescata dalle radiazioni ultraviolette della luce solare.
    Durante l'inverno i livelli di Vitamina si abbassano notevolmente, specie nella popolazione anziana e nei bambini allattati esclusivamente al seno.
    Negli Stati Uniti la maggior parte del latte fresco viene addizionato di Vitamina D. In questo modo si è riusciti ad eradicare il rachitismo che, ancora negli anni '30 era ampiamente diffuso nel Paese.
    Oltre al suo noto ruolo nel metabolismo del calcio, la vitamina D, svolge anche un'azione di potenziamento del sistema immunitario, aumentando le naturali difese dell'organismo contro gli agenti patogeni.
    In Norvegia, dove i livelli di vitamina D nella popolazione sono relativamente costanti durante tutto l'anno grazie ad un consistente consumo di pesce ed olio di fegato di merluzzo, l'incidenza dell'influenza è significativamente più bassa che in Gran Bretagna.
    Negli Stati Uniti, per contro, la popolazione afro-americana soffre di una maggiore mortalità per affezioni cardio-respiratorie e, parallelamente, mostra anche una maggiore incidenza di ipovitaminosi D rispetto alla popolazione bianca.
    Benché ciò sia probabilmente da mettere in relazione al pesante divario socio-economico esistente fra i due gruppi etnici (che comporta una significativa differenza nel tasso di mortalità, specie infantile) gli autori suggeriscono che l'effetto schermante dovuto alla pigmentazione scura della pelle possa penalizzare la popolazione di colore.
    Alcuni studi condotti in Russia, a Krasnodar ed a San Pietroburgo hanno dimostrato che, a seguito di inoculazione di virus influenzali attenuati in volontari sani, l'incidenza della malattia era 8 volte maggiore durante i mesi invernali rispetto a quelli estivi.
    Esistono inoltre dati, dagli anni '30 fino ad oggi, che dimostrano che la somministrazione di olio di fegato di merluzzo riduce l'incidenza dell'influenza.
    Gli autori convengono che è prematuro ipotizzare una somministrazione di vitamina D per il trattamento o la prevenzione delle infezioni virali respiratorie nella stagione invernale, almeno fino a che non verranno condotti degli esperimenti controllati per verificare direttamente un effetto protettivo di questa vitamina.
    Nel frattempo suggeriscono comunque di diagnosticare e trattare le ipovitaminosi, specie nelle categorie più a rischio quali bambini, individui obesi, anziani e popolazioni di colore che vivono sopra ai 30° di latitudine.
    Occorre ricordare che un'assunzione eccessiva di vitamine, specie di quelle liposolubili (come la Vitamina D) ed al di fuori del controllo medico, può portare ad intossicazioni.
    Per il momento limitiamoci quindi a mangiare in modo variato, includendo il pesce nella nostra dieta, ed a passare più tempo possibile in attività all'aria aperta.
    Se anche non dovesse servire contro l'influenza rappresenterà comunque un stile di vita più sano

    Vitamina D, una medicina solare

    Scritto da Dr Francesco Perugini Billi
    martedì 21 luglio 2009
    Sul fatto che il sole provochi il cancro della pelle non tutti sono d’accordo (www.takeonit.com). Anzi c’è chi dice che a provocarlo siano i moderni filtri solari chimici e un eccesso di oli polinsaturi nell’alimentazione. Sempre più numerose sono invece le conferme scientifiche che la vitamina D, prodotta dal nostro corpo proprio con la luce del sole, sia straordinariamente protettiva nei confronti di numerose malattie, non ultimi vari tipi di tumore.

    Cancro *
    Secondo una recente ipotesi i tumori sarebbero causati non tanto da una mutazione genetica, ma quanto da una incapacità da parte delle cellule di continuare a stare insieme, di riconoscersi in un'unica individualità tissutale. Il primo evento è una perdita di comunicazione cellulare, causata, tra l’altro, anche da una carenza di vitamina D.

    Anche se questa teoria non ha ancora ricevuto conferma, almeno 200 studi epidemiologici e circa 2500 studi condotti in laboratorio hanno indagato e confermato la correlazione tra carenza di vitamina D e cancro. Alcuni di questi studi sono giunti alla conclusione che più sole prendiamo, maggiore è la produzione di vitamina D e minore è la possibilità di ammalarci di cancro (www.sciencedaily.com). La vitamina D è in grado di proteggerci da almeno 16 tipi di cancro (articles.mercola.com).

    Vediamo alcuni di questi studi:

    – una ricerca tedesca ha mostrato che con livelli più alti di vitamina D nel sangue il rischio di tumore del colon si riduce del 60% (Aliment Pharmacol Ther, 2009 Apr 16);

    – lo stesso è stato dimostrato per il cancro al seno e alla prostata (Clin J Am Soc Nephrol, 2008;3:1548-54).

    – un altro studio è giunto alla conclusione che livelli insufficienti di vitamina D sarebbero responsabili di migliaia di morti premature tra la popolazione (Am J Pubblic health, 2006;96:252-61);

    – alti livelli di vitamina D sono in grado di ridurre il PSA (marcatore tumorale) nell’80% dei pazienti tumorali affetti da tumore alla prostata (Urol Onc, 2003; 21:399-405);

    – l’assunzione di vitamina D è anche in grado di rallentare la progressione del tumore del seno (J Clin Pathos, 2006;59:1334-6);

    Il Dr William Grant, uno dei massimi esperti internazionali di vitamin D, afferma che livelli ottimali di vitamina D tra la popolazione potrebbero ridurre l’incidenza di cancro, a livello mondiale, del 30% ogni anni, cioè 2 milioni di persone eviterebbero così di ammalarsi di tumore (articles.mercola.com).

    Malattie cardiovascolari
    La vitamina D aiuta a prevenire a mantenere sano il nostro apparato cardiovascolare:

    – uno studio ha preso in considerazione la relazione tra pressione sanguigna e livelli di vitamina D in 1739 adulti. Quelli con bassi livelli di vitamina D avevano un rischio di accidenti cardiovascolari superiore del 62% rispetto a quelli con altri livelli di questa vitamina (Circulation, 2008; 117:503-11);

    – bassi livelli di vit D sono associati a disturbi perifrici arteriosi e occlusioni delle arterie (Arterioscler Thromb Vasc Biol, 2008;28:1179-85);

    – la vitamina D regola il sistema renino-angiotensina, che gioca un ruolo importante nell’ipertensione (Kidney Int, 2005;68:1973-81).

    Pare che la vitamina D protegga l’apparato circolatorio riducendo l’infiammazione, che ormai è da molti considerata la principale causa delle malattie cardiovascolari, con buona pace della Teoria Lipidica (colesterolo/grassi saturi = infarto).

    Diabete
    E’ noto che la vitamina D influenza la glicemia, il rilascio dell’insulina ed una sua carenza è associata allo sviluppo del diabete I e II. (Prim Care Diabetes, 2009 Apr 21; Diabetologia, 2005; 48: 1247-57):

    – in uno studio finlandese ha seguito per 30 anni oltre 12.000 bambini e ha mostrato che tra quelli che assumevano regolarmente integratori di vitamina D l’incidenza di diabete I era più basso (Lancet, 2001;358:1500-3);

    – uno studio, sempre finlandese, ha paragonato adulti con bassi e alti livelli di vitamina D, mostrando che tra quelli con i livelli più alti il rischio di diabete si riduceva del 70% (Epidemiology, 2008; 19:666-71);

    – uno studio inglese ha preso in considerazione 3262 adulti tra i 50 e i 70 anni e ha scoperto che il 90% aveva bassi livelli di vitamina D e il 42 % manifestava la sindrome metabolica, una combinazione di malattie cardiovascolari, diabete e soprappeso (Diabetes Care , April 14, 2009).

    Altri disturbi
    Numerosi studi mostrano che la vitamina D potrebbe essere utile in diverse malattie associate a bassi livelli di questa vitamina, come l’ictus, la sclerosi multipla, l’artrite reumatoide, le malattie infiammatorie intestinali, le periodontiti, la degenerazione maculare, l’asma, il Parkinson, la depressione, la schizofrenia, l'influenza e la tendenza a contrarre infezioni (J Alzheimers Dis, 2009; 17:151-9; J cell Biochem, 2008; 105:338-43; Curr Opin Allergy Clin Immunol, 2009; 9:202-7; J Neurol Neurosurg Psychiatry. 2009 Jul;80(7):722-9. Epub 2009 May 21; Schizophrenia Research April, 2004;67(2-3):237-45); Biochemical Pharmacology Volume 70, Issue 11, 25 November 2005, Pages 1642-1652; Alt Med Rev Vol 13, Number 1, 2008)

    Sole e integratori
    La vitamina D di cui abbiamo bisogno viene prodotta dal nostro corpo se ci esponiamo al sole. Pare che siano sufficienti 10-15 minuti al giorno di esposizione al sole diretto per garantirci un buon livello di vitamina D (BMJ, 2003; 327:1229), a patto che non usiamo creme con filtri chimici, per lo più tossici e pericolosi. Con il sole possiamo produrre fino a 20.000 UI (unità internazionali) di vitamina D al giorno.

    Durante l’estate ovviamente i nostri livelli di vitamina D aumentano, mentre con l’inverno tendono a diminuire. Per coloro che per varie ragioni, e tra questi ci sono anche bambini e ragazzi, non prendono sole a sufficienza è possibile considerare l’assunzione di integratori. Una media di 2000 UI di vitamina D3 (colecalciferolo) al giorno potrebbe essere sufficiente (nei bambini partendo da 800 UI e negli adulti raggiungendo quantità pari a 10.000 UI) – è bene comunque consultare un medico per valutare i dosaggi più appropriati . La vitamina D la assumiamo anche con alcuni cibi, come latte, yogurt, uova, pesci grassi, ma in quantità (circa 250-300 UI, massimo 1000UI) non sufficienti per il nostro benessere

    Dopo aver letto questi articoli l’equazione dovrebbe essere:

    scie chimiche = meno vitamina D acquisita dall’uomo
    filtri abbronzanti e protezioni solari = meno vitamina D acquisita dall’uomo

    meno vitamina D acquisita dall’uomo = aumento delle malattie nell’uomo guarda caso ai primi posti nella classifica delle cause di morte principali nel mondo occidentale ( cancro-cardiovascolari-diabete- e ancora l’ictus, la sclerosi multipla, l’artrite reumatoide, le malattie infiammatorie intestinali, le periodontiti, la degenerazione maculare, l’asma, il Parkinson, la depressione, la schizofrenia, l'influenza e la tendenza a contrarre infezioni)

    in definitiva:

    Piu’ diminuisce la vitamina D acquisita dall’uomo piu’ un ‘ influenza aggressiva poco piu’ dell’australiana dell’anno scorso diventa letale.

    Avete notato che in tutta l’Africa, dove l’igiene, l’alimentazione , la maggior presenza di individui in rapporto alla popolazione mondiale i casi di febbre suina maggiori sono riportati solo in Sudafrica e tutto il continente c’e’ stato solo un morto?

    ecdc.europa.eu/en/files/pdf/Health_topics/Situation_Report_090807_170…

    Sara’ perche’ le scie chimiche in africa sono quasi assenti? ( infatti le fanno specialmente in sud africa , info prese dal forum sciechimiche.org)

    In Cina abbiamo la stessa particolarita’, 2 miliardi di individui che non vivono certo in un resort alpitur e un solo morto di febbre suina, anche qui poche scie chimiche (stessa fonte, chiedero’ comunque conferma all'amico Zret ) e mi riferisco alla repubblica popolare cinese, nella zona di honk kong, la situazione e’ come quella del sud africa.

    La stessa teoria ( correlazione scie chimiche – vitamina d- malattie) fu ipotizzata nell’aprile 2009 ( quando ancora non si parlava dell’influenza suina) in quest’articolo:

    Oscuramento globale, vitamina D e morbo di Parkinson

    Il fenomeno noto come “oscuramento globale” ha origini esclusivamente artificiali. Su questo non nutriamo alcun dubbio: infatti le scie evanescenti, ma anche quelle persistenti, rilasciate ogni giorno dagli aerei della morte nei cieli di quasi tutto il mondo, filtrano la luce solare, creando una coltre più o meno densa, più o meno estesa, con qualsiasi valore barico e di umidità. E' un fenomeno che chiunque può constatare. I raggi del sole vengono schermati: la luce è pallida, esangue. Il global dimming implica una riduzione della radiazione luminosa intorno al 30 per cento, ma, in alcuni giorni, il decremento è anche maggiore. Si può comprendere quali danni siano arrecati agli esseri viventi ed agli ecosistemi dalle operazioni di schermatura che determinano anche una diminuzione della sintesi di vitamina D.

    La vitamina D o calciferolo è una vitamina liposolubile contenuta in pesce, uova e latticini, ma prodotta anche dall'organismo umano per azione dei raggi solari su un precursore (7-deidrocolesterolo) presente nella cute; la forma attiva principale è l'1,25 colecalciferolo, risultato di processi di idrossilazione che avvengono a livello epatico e renale. Stimola l'assorbimento di calcio e fosfati nell'intestino. La sua carenza provoca alterazioni ossee e rachitismo.

    Secondo uno studio del 2008 di Evatt et al. in Arch. neurol. 65, pp. 1348-1352, esiste una stretta correlazione tra carenza di vitamina D ed insorgenza del Parkinson [1]. “Ricercatori statunitensi hanno misurato i livelli di vitamina D in 100 pazienti parkinsoniani, 97 pazienti affetti da Alzheimer e 99 soggetti sani. La percentuale di soggetti con livelli eccessivamente bassi di vitamina D era notevolmente più alta nei malati di Parkinson (55 per cento rispetto al 41 per cento nei malati di Alzheimer ed al 36 per cento dei soggetti sani). Anche il livello medio di vitamina D era più basso tra i malati di Parkinson.”

    Il calciferolo possiede anche proprietà antitumorali: si legga Bill Sardi, Vitamina e cancro. Si comprende quindi per quale motivo gli avvelenatori, oltre a diffondere elementi chimici (soprattutto metalli), batteri e virus di ogni tipo nella biosfera, filtrano la luce solare: il governo occulto vuole una popolazione debole, malata, dipendente in toto dalle diaboliche multinazionali farmaceutiche.

    [1] E' ormai appurato che il Parkinson ed altre patologie neurodegenerative, come l'Alzheimer e la sindrome laterale amiotrofica (S.L.A.), sono da imputare all'accumulo di metalli nell'organismo. Non è un caso se queste affezioni hanno registrato un notevole incremento percentuale ed un abbassamento dell'età di insorgenza, in concomitanza con l'inizio delle operazioni clandestine di aerosol nel mondo.

    Fonti:

    Enciclopedia delle Scienze, Milano, 2005 s.v. Vitamina D
    Parkinson news, Deficit di vitamina D nei pazienti parkinsoniani, anno VIII, n.2, aprile 2009

    http://www.tankerenemy.com/2009/04/oscuramento-globale-vitamina-d-e-mo...

    Se a questo punto ipotizziamo ( ma e’ molto piu’ che un ipotesi e questo lo sappiamo) che il virus della suina sia stato modificato in laboratorio in modo da renderlo un po’ piu’ aggressivo dell’ Australiana dell’anno scorso ( che vi assicuro era veramente pesante), i conti tornano con quanto si scrive in questo articolo del maggio 2008 ( l’influenza suina ancora non esisteva) e il cerchio si chiude.

    CHI STA CONTAMINANDO I CIELI AMERICANI, E PERCHE’?

    DI CHRISTOPHER GUSSA
    CureZone.com

    Un’importante stazione televisiva (KSLA – Shreveport, Los Angeles) ha avuto il coraggio di affrontare il problema delle scie chimiche. Leggi l’articolo originale qui. Questo attirò l’attenzione della rete affiliata “KNBC” di Los Angeles, che mise in onda un reportage dal titolo “Toxic Sky?” [“Cielo tossico?”] che si può guardare in lingua originale qui.

    Qualcuno una volta (con ragione) disse, “puoi trovare più o meno tutto ciò che vuoi su Internet”. Naturalmente lì si trovano un’infinità di siti che parlano di scie chimiche. Ritengo che per la maggior parte siano veritieri. Ad ogni modo non si può evitare che una punta di speculazione non filtri attraverso un tema così difficile da credersi, tenuto così segreto, eppure così evidente e innegabile.

    Nel 1993 il dottor Shyh-Ching Lo, ricercatore per le Forze Armate all’Istituto di Patologia, brevettò diversi ceppi virulenti di micoplasma, che descrisse come portatori della sindrome da affaticamento cronico. Al momento l’Istituto sta “rifabbricando” il morbo dell’infuenza Spagnola, inserendolo nei ceppi conosciuti dell’influenza e potenziandone la letalità. La Spagnola uccise 675.000 americani tra il 1918 e il 1919. Molti di loro erano soldati già vaccinati. Chiunque sia nato dopo il 1918 non ha alcuna immunità alla Spagnola.

    Secondo una fonte attendibile, c’è un progetto “sub rosa” dal nome “Cloverleaf” che usa aerei nazionali di linea “retro-attrezzati” con speciali bombole contenenti una varietà di agenti chimici da spruzzare sulla popolazione civile. La nostra fonte, scienziato governativo in pensione, continua dicendo che il ceppo “riesumato” della Spagnola può essere inserito in vaccini assieme ad un ceppo più “benigno” per ritardarne l’effetto letale.

    I composti chimici delle scie che da più di un decennio appaiono nei nostri cieli potrebbero poi coadiuvare l’involucro virale nel fondersi con le cellule polmonari, garantendo una facilità di penetrazione e di infezione. La gente comincerà a passarsi l’infuenza e poco alla volta morirebbe come mosche. Ciò causerebbe uno spavento tale da generare un’enorme richiesta di vaccini, il che non farebbe che accelerare il ciclo. I non vaccinati saranno indicati quali colpevoli della propagazione del virus.

    Secondo White, «Evergreen Air, situato al Pinal Air Park di Marana, Arizona, altro non è che una facciata della CIA/NSA che da più di 40 anni vi opera in segreto. E’ il posto principale dove aerei di vario tipo e serie vengono modificati per poi essere usati per lo spargimento delle scie chimiche, un’operazione iniziata nel 1998. In precedenza varie zone degli Stati Uniti erano state selezionate per l’operazione “chemtrails”, con l’intento di sperimentare tutte le tecniche di spargimento e per stabilire quali fossero i limiti di ogni aereo e quali le condizioni meteo ottimali. Una volta stabilito questo, iniziò un programma nazionale, che continua tuttora sotto nomi in codice diversi. I due nomi che ricorrono più spesso sono “Operazione Cloverleaf” (foglia di trifoglio) e “Operazione Rain Dance” (danza della pioggia). Nel giro di pochi mesi dall’inizio dell’operazione sugli Stati Uniti, le scie chimiche furono esportate su vaste parti di decine di Paesi, con la notevole eccezione della Cina.»

    Alcune considerazioni di Christopher Gussa, “The Herb Doc”, sulle scie chimiche e la “Teoria della Cospirazione”:

    Io abito proprio dalle parti (circa 50 miglia) del Pinal Air Park in Tucson/Marana e ho visto questi aerei in azione così spesso da non poter negare che facciano altro che “innaffiarci”! Ho anche saputo dal nostro medico che il “business” dell’influenza aumenta sempre dopo forti spargimenti. Sì, è tutto molto, molto vero e causa danni gravissimi alla nostra salute. Allora perché le più grandi emittenti mediatiche non ne fanno una crociata?

    [u]La risposta facile facile è che sono sponsorizzati dalle grandi case farmaceutiche: Big Pharma. [/u]

    Le scie chimiche devono essere portate all’attenzione del pubblico dalle emittenti televisive locali nei loro TG (tutti sono interessati a conoscere le pecche del nostro governo), e poi debbono essere forzate sulle emittenti maggiori, come ha fatto la KSLA di Shreveport. Deve cessare di essere soltanto un argomento “da Internet”. Il problema delle scie chimiche così come si presenta sui vari siti specializzati è che quando ne parli la gente ti guarda come se fossi un alieno, uno di quei “pazzi paranoici”.

    Se si esaminano le ragioni di chi studia le scie chimiche, queste invariabilmente sono “eliminare l’80% della popolazione”, “sono gli Illuminati con Henry Kissinger in testa – vogliono uccidere i consumatori inutili”, e “stanno segretamente controllando le nostre menti”. Anche se questo fosse tutto vero (e in parte potrebbe esserlo), non si convertirebbero che i già convertiti. Hmm… gli Illuminati. Se l’eliminazione dell’80% della gente è il loro obiettivo, posso dirvi che i numeri non tornano. Intanto non stanno uccidendo la gente abbastanza in fretta, però stanno aiutando moltissimo Big Pharma e i produttori di vaccini! Io sono incline a pensare che la guerra sia il mezzo più efficace di controllo della popolazione. E’ facile a dichiararsi e ne puoi sempre dare la colpa a qualcun altro.

    Siete disgustati quanto me? Volete che questa efferatezza sia smascherata? Allora chiamate le vostre stazioni televisive locali ogni giorno ed esigete che ne parlino! Fatele chiamare da persone diverse, da numeri telefonici diversi, tutti i giorni. Allontanatevi dal computer per un po’ (appena finirete di leggere questo articolo).

    Grazie a tutti e statemi bene.

    Titolo originale: “Who’s Trashing Our American Skies, And Why?”

    Fonte: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&...

    Concludo ricordandovi:

    I sette Miti delle Vaccinazioni di Massa
    2005

    II medici americani registrano ogni anno migliaia di reazioni serie ai vaccini, incluse centinaia di morti e di menomazioni permanenti. Le popolazioni completamente vaccinate sono state investite da epidemie, e i ricercatori attribuiscono dozzine di condizioni neurologiche e immunologiche croniche ai programmi di immunizzazione di massa.

    Vi sono centinaia di studi medici pubblicati che documentano il fallimento dei vaccini e le reazioni avverse, e dozzine di libri scritti da medici, ricercatori e scienziati indipendenti che rivelano serie lacune nella teoria e pratica dell'immunizzazione.

    Mito n°1: “..i vaccini sono completamente innocui..?”
    Il VERS (sistema che riporta gli effetti avversi ai vaccini) dell' FDA (Food and Drug Administration) riceve annualmente 11.000 rapporti su serie reazioni avverse ai vaccini, di cui l'1% rappresenta le morti causate dalle reazioni al vaccino. La maggior parte delle morti sono ascrivibili al vaccino della pertosse. Studi internazionali hanno dimostrato che la vaccinazione è causa della SIDS (sindrome di morte infantile improvvisa).

    Mito n°2: “..i vaccini sono molto efficaci..?”
    La letteratura medica possiede un numero sorprendente di ricerche che documentano il fallimento del vaccino. Epidemie di morbillo, orecchioni, vaiolo, polio si sono manifestate in popolazioni vaccinate. Nel 1989 il CDC (Center for Diesease Control and Prevention) riportò:..”nelle scuole con un livello di vaccinazioni superiore al 98% si sono avute epidemie (morbillo) fra i bambini di età prescolare..” “..l'apparente paradosso è che, quando il tasso di immunizzazione al morbillo aumenta a livelli alti in una popolazione, il morbillo diventa una malattie di persone immunizzate..”.

    Mito n°3: “..i vaccini sono la ragione principale del basso tasso di malattie..?”
    Secondo l'Associazione Britannica per il Progresso della Scienza, le malattie infantili diminuirono del 90% fra il 1850 ed il 1940,
    parallelamente al miglioramento delle pratiche sanitarie ed igieniche, ben prima che fossero introdotti i programmi di vaccinazione obbligatoria. A sottolineare questa conclusione è stato un recente rapporto dell' OMS (Organizzazione Mondiale per la Sanità), il quale trovò che la malattia e i tassi di mortalità nei paesi del terzo mondo non hanno un legame diretto con le procedure di immunizzazione o il trattamento medico, ma sono strettamente collegate con gli standard igienici ed alimentari.

    Mito n°4: “..la vaccinazione si basa su fondate teorie e pratica dell'immunizzazione..?”
    L'evidenza clinica sta nella loro capacità di stimolare la produzione di anticorpi. Quello che non è chiaro è se tale produzione produca immunità. Per esempio i bambini anemici di agammaglobine sono incapaci di produrre anticorpi, tuttavia guariscono dalla malattie infettive quasi con la stessa velocità degli altri bambini. L'immunità naturale è un fenomeno complesso che coinvolge molti organi e sistemi.

    Mito n°5: “..le malattie infantili sono pericolose..?”
    La maggior parte delle malattie infettive dell'infanzia hanno poche serie conseguenze al giorno d'oggi. Persino le statistiche conservatrici del CDC sulla pertosse durante il 1992/1994 indicano un tasso di guarigione del 98.8%. Nella maggior parte delle volte, la malattie produce immunità per tutta la vita, mentre l'immunità del vaccino è solo temporanea.

    Mito n°6: “..mio figlio non ha avuto reazioni, quindi non vi è nulla di cui preoccuparsi..?”
    Gli effetti negativi documentati del vaccino includono disturbi immunologici e neurologici cronici, quali autismo, iperattività, scarsità di attenzione, dislessia, allergie, cancro. I componenti del vaccino includono noti cancerogeni quali thimersol, il fosfato di alluminio e la formaldeide. Il dilemma è che gli elementi virali presenti nel vaccino possono perdurare e mutare nel corpo umano per anni, con conseguenze imprevedibili.

    Mito n°7: “..esiste solo la vaccinazione..?”
    Storicamente l'omeopatia si è rivelata più efficace della medicina ortodossa, nel trattare e prevenire le malattie. Si è riscontrato che i rimedi omeopatici sono più efficaci quando vengono assunti durante i periodi di incremento del rischio, poiché non contengono sostanze tossiche, non danno effetti collaterali. “Qualunque sia il vostro pensiero riguardo alle vaccinazioni, prendete una decisione informata: perché ne avete tutto il diritto. La responsabilità è molto elevata, soprattutto pensando che state giocando con la vita dei vostri figli. Non prendete una decisione basandovi su questo resoconto, ma cercate da voi.”

    Articolo tratto da: NEXUS NEW TIME Edizione italiana n°15

    SALLUDI E TRIGU A TOTTUSU!!! :bay:


    #83599

    zret
    Partecipante

    Ottima ricerca Sev7n. Sono conclusioni che non solo condivido, ma cui altri, in modo parallelo, erano giunti.

    Ciao!!!


    #83600

    sev7n
    Partecipante

    [quote1249738342=zret]
    Ottima ricerca Sev7n. Sono conclusioni che non solo condivido, ma cui altri, in modo parallelo, erano giunti.

    Ciao!!!
    [/quote1249738342]

    :K: Grazie Zret, poi i complimenti dati da te su queste questioni valgono il doppio dato che hai da insegnare.

    ps una cortesia, sai dove posso trovare una mappa sulla quale vengono riportate e monitorate le rotte di volo dove avvengono le scie, cosi' magari continuo e approfondisco meglio la ricerca?

    grazie in anticipo :bay:


    #83601

    zret
    Partecipante

    Dovresti provare a vedere su siti statunitensi, ad esempio, http://www.chemtrailscentral.com. Forse lì trovi le mappe cui ti riferisci: anche gli Spagnoli offrono resoconti di questo tipo.

    Ciao!!!

    🙂


    #83602

    Anonimo

    Interessantissimo topic. Farne tesoro. :bravo:


    #83603

    sev7n
    Partecipante

    [quote1249836405=zret]
    Dovresti provare a vedere su siti statunitensi, ad esempio, http://www.chemtrailscentral.com. Forse lì trovi le mappe cui ti riferisci: anche gli Spagnoli offrono resoconti di questo tipo.

    Ciao!!!

    🙂
    [/quote1249836405]

    acc…ancora niente neanche a quel link 🙁
    continuo la ricerca, se ti viene in mente altro segnala pure :bay:


    #83604

    raistlin
    Partecipante

    Non solo carenza di vitamina D.
    Pensate anche alla quantità inferiore di frutti della terra che si raccolgono con una minore esposizione ai raggi solari. Tempo fa lessi che la nube di inquinamento che persiste sull'Asia, riduce di almeno il 10% la produzione di riso!

    Già sapevo benissimo che anche l'immissione di metalli pesanti nell'atmosfera possa già da sola provocare danni incredibili al nostro organismo. Basti pensare che se si fanno gli esami giusti a chi soffre di determinate patologie, anche molto diverse fra loro, si riscontra praticamente sempre una forte intossicazione soprattutto da alluminio e mercurio.
    Credo che attacchino il nostro organismo su più fronti e la carenza forzata di vitamina D mi sembra la ciliegina sulla torta.

    Poi volevo solo puntualizzare che le malattie elencate:

    [quote1249837072=sev7n]

    …ai primi posti nella classifica delle cause di morte principali nel mondo occidentale ( cancro-cardiovascolari-diabete- e ancora l’ictus, la sclerosi multipla, l’artrite reumatoide, le malattie infiammatorie intestinali, le periodontiti, la degenerazione maculare, l’asma, il Parkinson, la depressione, la schizofrenia, l'influenza e la tendenza a contrarre infezioni)

    [/quote1249837072]

    non sono tutte cause di morte, nel senso che di per sè non riducono l'aspettativa di vita.
    “Semplicemente” riducono in alcuni casi notevolmente e drasticamente la qualità della vita. Penso che quella che veramente riduce l'aspettativa di vita fra quelle non direttamente mortali, sia la depressione.
    In sostanza ci tenevo a sottolinearlo perchè magari una persona a cui hanno appena diagnosticato una cosa del genere a se stessa o ad un familiare/conoscente, può spaventarsi.
    Vogliono “solo” renderci schiavi dei farmaci, così ci spennano per bene prima della grande falciatrice.


    #83606

    sev7n
    Partecipante

    Vogliono “solo” renderci schiavi dei farmaci, così ci spennano per bene prima della grande falciatrice.

    …e inoltre ci danno altro a cui pensare, altrimenti immaginiamo per un'attimo cosa potrebbero fare 6 miliardi di persone in forza e salute psicofisica perfetta
    ( tipo spartani in 300 :hehe: )

    e' come vivere in un grande museo dove la guida ci obbliga a vedere solo alcuni grandi quadri dietro i quali si nasconde per fare le sue magagne in santa pace.

    Il loro compito e' fornirci costantemente “Quadri” di cui occuparci ( e aggiungo anche tristemente).


    #83605

    zret
    Partecipante

    Avete ragione, amici.


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