ISLANDA – La rivoluzione "silenziata"

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Questo argomento contiene 28 risposte, ha 11 partecipanti, ed è stato aggiornato da  deg 7 anni, 2 mesi fa.

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    Articoli
  • #137445

    deg
    Partecipante

    I reportage dall’Islanda dovrebbero essere da prime pagine per i giornali europei e, invece, questo sconvolgimento politico e sociale non ha avuto nessun commento sui media. Forse c’è la paura che l’aurora boreale islandese si diffonda per tutta l’Europa?

    Quando nel mese di marzo del 2010, in Islanda, a 120 chilometri da Reykjavík, il vulcano Eyjafjallajökull, dopo aver dormito per 200 anni, riprese le sue attività eruttive, l’intero continente europeo si allarmò. Tutti i media parlarono di quelle pericolose ceneri che furono causa di enormi disagi per gli islandesi, ma soprattutto buttarono nel caos il traffico aereo dell’emisfero nord della terra. Decine di migliaia di voli aerei furono cancellati per scelte di “cautela aviatoria”.

    La “terra di ghiaccio dal cuore caldo” non ha avuto, invece, altrettanto clamore per quella che è stata una vera e propria rivoluzione sociale che ha attraversato il paese negli ultimi anni. Tutti gli organi di informazione si sono dotati di un vero e proprio silenziatore mediatico, forse perché qualcuno temeva che un’insurrezione all’estremo nord dell’Europa potesse scatenare un benefico effetto domino.

    La storia comincia alla fine del 2008, quando la crisi inizia a farsi sentire in maniera sconvolgente e il governo islandese chiede aiuto al Fondo Monetario Internazionale. L’FMI concede un prestito di 2 miliardi e 100 milioni di dollari, integrato da altri 2 miliardi e mezzo di alcuni Paesi nordici.

    Le tre principali banche islandesi (Landsbanki, Kaupthing e Glitnir), negli anni precedenti, protette dal neoliberismo imperante, avevano acquistato una barca di attivi e di prodotti al di fuori dei confini nazionali. Come è successo ad altri istituti bancari, quei prodotti non furono una stupenda scommessa finanziaria, ma risultarono essere spazzatura, e portarono queste istituzioni al fallimento per i loro debiti in Olanda e Gran Bretagna.

    Il governo islandese ha provveduto a nazionalizzare le banche e ad assumersi i loro debiti. A quel punto lo Stato ha dovuto rimborsare ai clienti i loro risparmi, per un valore di 3 miliardi e 700 milioni di euro di denaro pubblico. Questo ha significato che ogni cittadino dell’Islanda si è ritrovato con un debito di 12.000 euro.

    L’epilogo è stato devastante: il totale dei debiti bancari dell’Islanda supera di diverse volte il suo Prodotto Interno Lordo. La moneta è crollata, la Borsa ha interrotto le sue attività ed è precipitata del 76%: una vera e propria bancarotta.

    Ma gli islandesi si sono ribellati contro questa scandalosa situazione, prodotta dal loro governo: sono scesi nelle strade e nelle piazze, gridando che non volevano pagare il debito degli altri. Le proteste a Reykjavik, sotto al parlamento, si sono fatte insistenti. Una massa di manifestanti, muniti di pentole, ha ottenuto le dimissioni del Primo Ministro, il conservatore Geir H. Haarden.

    Nel corso di questa crisi che ha travolto l’intero occidente industrializzato quello islandese è stato il primo governo che ci ha lasciato le penne. Il 23 gennaio 2009 sono state convocate le elezioni anticipate, che si sono tenute il 25 aprile. Dalla consultazione ne è uscito un governo di coalizione, formato dall’Alleanza Socialdemocratica e dal Movimento della Sinistra Verde, e guidato dal nuovo Primo Ministro Jóhanna Sigurardóttir.

    Nel corso del 2009, l’Islanda è rimasta in una pessima situazione economica e l’anno si è chiuso con una caduta del PIL del 7%. Il nuovo parlamento ha approvato una legge in cui si propone la restituzione del debito a Gran Bretagna e Olanda mediante il pagamento di 3 miliardi e mezzo di euro. Questo è avvenuto sotto la pressione del FMI e dei governi olandesi e britannici. Tutte le famiglie islandesi dovranno pagare per 15 anni, mensilmente, una “rata” al 5,5% di interesse.

    Dopo questo provvedimento, gli islandesi sono tornati a riempire le piazze. La richiesta principale delle mobilitazioni è stata di sottoporre la legge a un referendum. Sotto la pressione popolare, nel gennaio 2010, il Presidente Ólafur Ragnar Grímsson, si è rifiutato di ratificarla e ha annunciato l’indizione della consultazione popolare.

    A questo punto, il governo è stato costretto a convocare il referendum. Il risultato del voto è stato che il 93% della popolazione si è rifiutata di pagare l’ingente debito. Questo risultato ha causato un’altra crisi politica, in conseguenza della quale è nata una Commissione di cittadini con il compito di scrivere una nuova Costituzione. Anche se il Partito Conservatore ha aperto una campagna per dichiarare illegale il nuovo processo costituente, gli islandesi si sono sbarazzati dei partiti assoggettati ai diktat dei mercati.

    Dopo questa nuova vittoria della “pacifica rivoluzione islandese”, il Fondo Monetario Internazionale ha deciso, però, di congelare gli aiuti economici alla piccola repubblica nordeuropea. Ha posto come condizione per riprendere gli aiuti che il debito islandese venga pagato.

    La mobilitazione, comunque, è continuata con parole d’ordine molto chiare: “il debito lo deve pagare chi lo ha creato”, “la crisi la deve pagare chi l’ha prodotta”, “bisogna uscire dal debito usuraio”, “bisogna esercitare il controllo pubblico sulle banche”, “se c’è qualcosa da liquidare, questo è l’FMI, il principale liquidatore internazionale”. Sotto questa spinta il governo ha iniziato a ricercare le responsabilità, anche giuridiche, della crisi. Sono stati arrestati diversi banchieri ed alti dirigenti.

    Perché tutto il sommovimento provocato dal “vulcano politico islandese” è stato tenuto deliberatamente nascosto dalla stampa mainstream? I reportage dall’Islanda dovrebbero essere da prime pagine per i giornali europei e, invece, questo sconvolgimento politico e sociale non ha avuto nessun commento sui media. Forse c’è la paura che l’aurora boreale islandese si diffonda per tutta l’Europa? Forse si teme l’effetto contagio come in nordafrica?
    http://www.zic.it/islandala-rivoluzione-silenziata/


    #137446

    deg
    Partecipante

    Islanda: referendum, no a rimborso a Gb e Olanda

    Vince il no al Referendum in Islanda sul rimborso di 3,9 miliardi di euro chiesto da Regno Unito e Olanda per il fallimento della banca Icesave.

    Il governo britannico ha già annunciato un ricorso in tribunale, così come fatto anche da L’Aia. Sono circa 340 mila le persone che hanno perso soldi nel collasso della banca islandese.

    Il parlamento aveva approvato una legge che prevedeva il rimborso, il provvedimento però non è stato ratificato dal Capo dello Stato, che ha indetto il referendum.

    La scelta non si intreccia con il processo di integrazione europea, sottolinea il ministro delle Finanze, Steingrimur Sigfusson: “Non influisce affatto sulla richiesta di ingresso nell’Unione. Questo è un processo totalmente separato”.

    È la seconda volta che gli islandesi si oppongono con un referendum al rimborso. La prima volta, a gennaio del 2010, i no avevano raggiunto il 93%. Il secondo provvedimento, approvato dopo due anni di negoziati, prevedeva condizioni meno dure. L’Islanda avrebbe rimborsato gradualmente inglesi e olandesi.
    http://it.euronews.net/2011/04/11/islanda-referendum-no-a-rimborso-a-gb-e-olanda/

    :uuuu:


    #137447

    Anonimo

    Ho deciso, me ne vado in Islanda #fisc


    #137448

    deg
    Partecipante

    [quote1302793348=Pier72Mars]
    Ho deciso, me ne vado in Islanda #fisc
    [/quote1302793348]
    :yesss: L'idea non è malvagia … Dovremmo in ogni caso diffondere di più le notizie di questa lotta (evidentemente molto imbarazzante per il resto dell'Europa) che portano avanti da soli, e sostenerli.


    #137449
    sphinx
    sphinx
    Partecipante

    hahahahha…..forti!!
    Lo credo bene che hanno taciuto la cosa…pensa se succedesse in tutta Europa….ecco magari sarebbe il caso di pensarlo…
    chissà che visualizzando la cosa non si compia per davvero!
    :bravo:


    #137450
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum
    #137451

    Erre Esse
    Partecipante

    [quote1302811040=Richard]
    http://www.altrogiornale.org/comment.php?comment.news.3833

    http://www.altrogiornale.org/comment.php?comment.news.2616

    http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.2800
    [/quote1302811040]

    Sono passati quasi tre anni da questi testi…
    I signori dell'élite devono essere davvero degli ossi duri se le cose che diceva Fulford non si sono tuttora avverate.
    Certo che fa pensare come l'ultimo testo sia stato scritto ben prima dei crolli economici di fine settembre-inizio ottobre 2008.
    Forse c'è bisogno di un crollo ancora maggiore, che probabilmente avverrà.


    #137452
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    è il sistema che è talmente arrugginito e bloccato dalla massa di pattume finanziario e interessi vari che è difficile da sostituire limitando i danni.. a parte gli “ossi duri”
    poi chiaramente ci saranno le minacce e i ricatti ecc..


    #137453
    kingofpop
    kingofpop
    Partecipante

    credo pure io che il silenzio sia dovuto ad una paura di effetto domino..tutti potrebbero prendere esempio,sarebbe il caos


    #137454

    deg
    Partecipante

    [quote1302815640=kingofpop]
    credo pure io che il silenzio sia dovuto ad una paura di effetto domino..tutti potrebbero prendere esempio,sarebbe il caos
    [/quote1302815640]

    Nel caos ci siamo già :hehe: … Non è affatto detto che sia peggio, anzi..


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