l’ italia in rovina

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  • #69582
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    Nel prezzo della benzina e' compreso anche il costo per la guerra in Abissinia. Incredibile? No, e' proprio cosi' e non solo. Ora il governo ha deliberato un aumento delle accise, in pratica una tassa, sul prezzo del carburante per coprire il buco di bilancio. Cio' determinera' un aumento degli introiti non solo per l'accisa ma anche per l'Iva che si applica sull'accisa, in sostanza una tassa, l'Iva viene applicata su una altra tassa, l'accisa. Dunque, doppio incasso per lo Stato. Riportiamo qui sotto tutti gli eventi che hanno determinato un aumento delle accise sulla benzina.
    * 1,90 lire per la guerra di Abissinia del 1935;
    * 14 lire per la crisi di Suez del 1956;
    * 10 lire per il disastro del Vajont del 1963;
    * 10 lire per l'alluvione di Firenze del 1966;
    * 10 lire per il terremoto del Belice del 1968;
    * 99 lire per il terremoto del Friuli del 1976;
    * 75 lire per il terremoto dell'Irpinia del 1980;
    * 205 lire per la missione in Libano del 1983;
    * 22 lire per la missione in Bosnia del 1996;
    * 2 centesimi per il rinnovo del contratto degli autoferrotranviari del 2004;
    * 2 centesimi per il Fondo unico per lo spettacolo 2011;
    * 4 centesimi per far fronte all'emergenza immigrati dovuta alla crisi libica del 2011;
    * 9,9 centesimi per la manovra economica Monti del 2011.

    Totale 0,35 euro. Cioe' un terzo di euro. Non male per sopperire alle emergenze, molte delle quali sono terminate da tempo.

    Nel luglio 2008 il prezzo del petrolio era di 147 dollari (93 euro al cambio di allora) al barile e il prezzo della benzina era di 1,56 euro al litro.
    A dicembre 2011, cioe' oggi, il prezzo del petrolio e' di 99 dollari al barile (74 euro al cambio attuale), quello della benzina e' di 1,70 euro al litro.
    C'e' un differenza, in meno, di 48 dollari (19 euro) al barile. Considerando il cambio dollaro/euro di allora rispetto a quello attuale, cio' vuol dire che, rispetto al 2008, il prezzo del petrolio al barile e' diminuito di 48 dollari, cioe' 19 euro. Come mai il prezzo della benzina nel frattempo non e' calato? Domanda da girare ai petrolieri e in particolare all'ENI che e' una societa', a forte capitale pubblico, che estrae, trasporta, raffina e distribuisce benzina. Qualche potere di intervenire sul prezzo della benzina lo avra' o no?
    http://avvertenze.aduc.it/comunicato/benzina+tasse+costi_19739.php


    #69583
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    https://www.facebook.com/brig.zero

    #69584
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    “Fanculo il Pil”, a Roma uno spettacolo
    si fa beffe dell’economia
    di Gabriele Paglino
    Un giovane docente “di sicuro precario” comincia a parlare ai suoi allievi di economia. Al Teatro allo Scalo di Roma , l'irriverente pièce di Sandro Torella che spara a zero su banche, “hanno indebitato cittadini e Stati”, e “inutili strumenti di misurazione” (il Pil)

    Il governo Monti taglia le stime del Pil (secondo le previsioni dell’esecutivo, quest’anno la crescita dell’economia italiana frenerà a +0,6%, il prossimo andrà addirittura in segno negativo con un -0,4%) e il regista e attore teatrale, Sandro Torella, lo manda a quel paese. Non Monti, il prodotto interno lordo. Quello che il giovane artista romano (con una laurea in economia) porta in scena dal 15 dicembre, al Teatro allo Scalo di Roma, è uno spettacolo dissacrante e irriverente sul mondo dell’economia. Un one man show che, prendendo le mosse dai tumulti che stanno attraversando la nostra società, in questi mesi, dal movimento degli “indignados” ai “no money”, arriva a derubricare il Pil a mero e inutile strumento di misurazione quantitativa “di cui quindi – sottolinea Torella – possiamo, e vogliamo, fare a meno. Prima che misurazione, infatti, l’economia è scambio. Anche di relazioni. La nostra società quindi sta male – nota – proprio perché tende sempre più alla quantificazione. Pertanto il lavoro se è utile allo scambio, alla relazione, è un momento importante, altrimenti è solo la cristallizzazione di un dettame imposto dalla società che finisce per “incatenare” l’individuo”…
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/15/fanculo-roma-spettacolo-beffe-delleconomia/177772/


    #69585

    Anonimo

    http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=462

    DA EQUITALIA A EQUIVITTIMA (CONSERVANDO L'AVARIZIA)
    Postato il Giovedì, 15 dicembre @ 11:09:51 CST di davide

    FONTE: COMIDAD

    I pacchi-bomba corrispondono alla fase finanziaria ed usuraia del vittimismo del potere. Negli anni '70 si era in piena guerra fredda ed in un'economia in cui la produzione era ancora centrale, così il vittimismo di Stato si trovò costretto a correre il rischio di aprirsi strumentalmente ad un vero attacco armato, e si dimostrò pronto a sacrificare sul serio vari esponenti del potere intermedio, fra cui magistrati, politici, giornalisti, poliziotti, militari: una scia di morti sacrificati sull'altare della rilegittimazione del potere.

    Oggi invece possono bastare un misero pacco-bomba e la voce mediatica di una falange scalfita per trasformare Equitalia in Equivittima. Un vittimismo a costo zero. Un vittimismo avaro, nel quale rientrano a pieno titolo anche le tante lettere con pallottole spedite in questo ultimo decennio: più che di pallottole si tratta di economiche medagliette di latta elargite per fregiarsi del titolo di vittima del terrorismo ad honorem.

    Dall'1 ottobre ultimo scorso gli accertamenti di Equitalia sono diventati immediatamente esecutivi appena decorsi i sessanta giorni, senza neppure emettere l'avviso di mora, quindi riducendo a zero le possibilità di difesa dei contribuenti che non abbiano a disposizione agguerriti studi legali.[1]

    La manovra finanziaria di maggio ha escogitato questa contromisura verso le difese che i contribuenti avevano organizzato nei confronti dei falsi accertamenti di Equitalia. Questa è stata la risposta a quanti chiedevano una “umanizzazione” del rapporto di Equitalia con i contribuenti.

    Il problema è che anche l'usura e la mistificazione sono fenomeni specificamente umani. L'umanesimo di Equitalia prevede perciò un terrorismo senza freni e senza scrupoli nei confronti dei contribuenti deboli e, nello stesso tempo, auto-attentati molto soffici ed indolori nei propri confronti, in modo da poter vestire, senza particolari rischi, i panni della vittima.

    Il Presidente del Consiglio Monti ha ovviamente avallato il vittimismo di Equitalia, affermando che questo organismo non farebbe altro che applicare la “legge”. Ma legge non significa automaticamente legalità, dato che la legge istitutiva di Equitalia, la 248/2005, manifesta un'evidente valenza torbida e criminogena. Si assiste infatti al nonsenso di due enti pubblici, l'Agenzia delle Entrate e l'Inps, che si costituiscono rispettivamente come il socio di maggioranza ed il socio di minoranza di una società per azioni; un tipo di società che, in quanto tale, dovrebbe obbedire a norme di diritto privato, ma per svolgere le medesime funzioni pubbliche che spetterebbero alla stessa Agenzia delle Entrate. Nel 2005 la società per azioni in questione si chiamava ancora Riscossione SpA; solo nel 2007 qualche mente superiore ebbe l'illuminazione di ribattezzarla col cacofonico nome di Equitalia.[2]

    Si tratta in effetti di una privatizzazione attuata in modo subdolo, che consente ad un organismo che svolge una funzione pubblica di avvalersi delle scappatoie derivanti dal poter giocare sulle norme del diritto privato. Oggi Equitalia è talmente potente da potersi consentire addirittura di andare a colonizzare i suoi azionisti. L'azionista di minoranza, l'INPS, si ritrova alla presidenza il vicepresidente esecutivo di Equitalia, cioè Antonio Mastrapasqua; mentre l'azionista di maggioranza, l'Agenzia delle Entrate, ha ora al vertice l'ex presidente della stessa Equitalia, Attilio Befera. Va sottolineato che Befera iniziò la sua luminosa carriera come banchiere privato, in Efibanca.[3]

    Che legge non significhi di per sé legalità, è confermato dal fatto che l'attuale normativa sul segreto di Stato, sancita dalla Legge 124/2007 (concepita dalla mente luciferina dell'allora ministro degli Interni Giuliano Amato), appare confezionata in base all'esigenza di tutelare interessi economici e finanziari di carattere privato. L'allegato alla legge, che individua i casi in cui si può applicare il segreto di Stato, presenta addirittura come primo obiettivo del segreto “La tutela di interessi economici, finanziari, industriali, scientifici, tecnologici, sanitari ed ambientali”.[4]

    Il fatto che anche gli interessi di Equitalia risultino tutelati e coperti dal Segreto di Stato, ovviamente non può autorizzare in nessun modo a sospettare che i pacchi-bomba siano un espediente vittimistico curato da qualche servizio segreto. Se le parole trascritte in quelle leggi hanno un senso, più che sospettare, occorrerebbe infatti riconoscere l'evidenza.
    Note:


    #69586

    Anonimo

    http://marcodellaluna.info/sito/2011/12/16/cacciare-monti/

    CACCIARE MONTI ?
    Postato il Venerdì, 16 dicembre @ 06:15:00 CST di davide

    DI MARCO DELLA LUNA
    marcodellaluna.info

    Tagli e tasse sono o non sono uno strumento di tipo idoneo a risolvere la situazione italiana, rilanciando l’economia e riducendo il debito pubblico? I mercati di cui dobbiamo curarci sono soltanto quelli finanziari, o anche quelli della produzione, del lavoro e del consumo, ossia della ricchezza reale?

    Tagli e tasse di Monti (e dei suoi predecessori) considerano solo i mercati finanziari, non quelli dell’economia reale. Infatti, aiutano a far quadrare i conti nell’anno riducono il deficit di bilancio, ma riducono automaticamente anche il pil, quindi il gettito fiscale, negli anni successivi (la manovra Monti lo riduce dell’1,5% nel 2012), generando così il bisogno di aumento della pressione fiscale per compensare che rimangia il valore della manovra, lasciando un peggioramento netto. ..


    #69587

    Anonimo

    http://www.agoravox.it/Manovra-Monti-via-indennizzo-e.html

    Manovra Monti: via indennizzo e pensione privilegiata per chi si ammala sul lavoro

    Riguardo alla Manovra Monti ho espresso il mio giudizio negativo. Tuttavia, secondo molti questa è l'unica via per risanare i conti pubblici. Sarà.

    Scopro però adesso che nel decreto legge che sta per essere approvato, all'art. 6, si dispone l'abolizione dell'accertamento, dell'indennizzo e della pensione privilegiata in caso di malattia cronica derivante dall'attività lavorativa nel pubblico impiego.

    L'indennizzo è un istituto che va oltre il rimborso del danno (quando applicabile) e rappresenta una sorta di risarcimento esteso per la natura permanente dell'infermità derivata da attività di servizio.

    La pensione privilegiata invece viene fino ad ora riconosciuta a coloro che, in conseguenza di una malattia o di una lesione direttamente imputabile a fatti di servizio, si ritrova inabile in modo assoluto o comunque permanente.

    Ora, mi sapete dire che senso ha tutto questo? Fa parte dei cosiddetti tagli alle pensioni? Siamo diventati scemi?

    Oppure i supertecnici, nella loro competenza, hanno creduto, leggendo la formula “pensione privilegiata”, che si trattasse di un odioso privilegio che avevano il dovere di cancellare?


    #69588

    Anonimo

    http://www.megachip.info/tematiche/beni-comuni/7356-quelli-che-la-crisi.html

    Quelli che la crisi…

    Scritto da Paolo Bartolini
    Venerdì 16 Dicembre 2011 23:01

    di Paolo Bartolini – Megachip.

    Questo non è un articolo, ma la registrazione di un fatto.
    Non amara. Nemmeno rabbiosa. Forse sconsolata.
    Oggi il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricordato agli italiani che anche i meno abbienti dovranno fare sacrifici per uscire dalla crisi (qui l’articolo http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/16/napolitano-sacrifici-anche-meno-abbienti-fiducia-iniziata-discussione-alla-camera/177972/)
    Noi traduciamo come segue: la crisi generata dai ricchi e dai potenti la devono pagare interamente i ceti medi e subalterni.
    Quelli che non possono portare i capitali all’estero. Quelli che questa crisi non l’hanno creata. Quelli che chiedono solo di vivere una vita dignitosa, anche se spesso ne hanno sognata una troppo simile alla pubblicità. Quelli che, ormai da tempo, non possono più nemmeno sperare nel Presidente della Repubblica Italiana.
    Tutti gli altri (il 10% che detiene quasi metà del patrimonio del Bel Paese) stiano tranquilli e si ricordino di fare una preghierina per noi la Vigilia di Natale.


    #69589

    Anonimo

    http://www.appelloalpopolo.it/?p=5262.

    Monti e il paradiso dei farmaci inutili e costosi

    di menici60d15.

    Mentre c’è la crisi, e il governo impone nuovi prelievi e restrizioni, un analista della Global Insight, società di “market intelligence”, ha definito “fairly generous” il tetto di spesa (62,5 milioni di euro) stabilito dalla nostra agenzia del farmaco, l’AIFA, nell’approvare il Brilique, un antiaggregante piastrinico. Gli antiaggreganti piastrinici costituiscono una classe di farmaci da prescrivere e dosare con cautela, potendo provocare emorragie; non da distribuire a vagoni. E’ una delle quattro classi di farmaci che, mentre non vengono comunemente considerate ad alto rischio, insieme risultano causare i due terzi dei ricoveri d’urgenza di anziani per effetti avversi da farmaci, ha evidenziato un recente studio.

    Anche le approvazioni e i pagamenti stabiliti nella stessa tornata per altri farmaci hanno sollevato giudizi positivi in chi cura gli interessi di chi riscuote: “L’Italia continua ad essere un mercato affidabile per i farmaci innovativi [nonostante le difficoltà economiche e gli alti livelli di debito pubblico]” ha aggiunto l’analista [1].
    La segnalazione della Global Insight sembra dire alle case farmaceutiche che per i loro prodotti col nuovo governo italiano possono continuare ad andare a colpo sicuro, almeno finché ci sarà qualcosa da raschiare. Tra i prodotti farmaceutici approvati dall’AIFA considerati dalla Global insight, che frutteranno centinaia di milioni di euro nei prossimi due anni alle case farmaceutiche, c’è anche l’oncologico Jevtana, per il cancro della prostata; la casa produttrice Sanofi converrà con la Global Insight che “il sistema italiano rimane aperto in maniera rassicurante alle nuove terapie”, dopo che il suo farmaco nel settembre scorso è stato respinto in primo grado dal NICE, l’omologo britannico dell’AIFA.

    Gli inglesi hanno così motivato il respingimento:

    a) Lo Jevtana avrebbe dimostrato di prolungare la vita di poco più di due mesi. Per il NICE (che sa come funzioni la “scientificità” della ricerca sui prodotti da 48 milioni di euro di fatturato a trimestre come il Jevtana) un prolungamento inferiore a tre mesi non è un dato sufficientemente robusto per provare l’effettiva capacità di prolungare la sopravvivenza.

    b) Il prolungamento putativo della sopravvivenza è associato per certo al rischio di effetti collaterali ematologici, gastrointestinali e renali e quindi di una peggiore qualità di vita. Gli effetti avversi possono essere anche gravi o mortali.

    c) Il rapporto costo/Qaly, cioè tra costo e guadagno di vita corretta per la qualità, ammettendo tale guadagno, sarebbe troppo alto: 89˙000 sterline per Qaly, quando il limite raccomandato dal NICE è di 30˙000 sterline per Qaly. Un ciclo di trattamento costa 22˙000 sterline.

    In Italia invece, nonostante il vago sentore british dei nuovi governanti, le risorse vengono impiegate per l’uso eroico del Jevtana, per poi naturalmente mancare per interventi più utili. Sono d’accordo che Albione sia perfida; però un poco i fatti suoi se li sa fare. E’ possibile che, dato che comandano le oligarchie finanziarie, alla fine il farmaco passi anche là, ma a un prezzo minore, e con la nomea di ripescato, non di “miracle-drug”; per lo meno gli esperti dell’agenzia nazionale UK non avranno ceduto senza combattere; invece che vestirsi da fessi e raccogliere le lodi della controparte, avranno limitato i danni alla cittadinanza. In Italia il 50% dei bambini assume almeno un antibiotico all’anno – molto spesso inutilmente e con effetti nocivi – contro il 14% dei bambini inglesi.

    “Farmaco innovativo” suona bene, ma il suo significato reale non è così positivo. L’innovazione è quella schumpeteriana, volta al profitto; che nel caso della medicina si congiunge alla speranza della novità, della buona nuova che porta la salute. E’ una categoria merceologica ben definita, della quale il Jevtana è un esempio tipico, che fa drizzare le orecchie agli operatori finanziari; e le dovrebbe fare drizzare, per ragioni diverse, anche al paziente. L’industria farmaceutica è orientata a emettere di continuo “novità” da quella che chiama la “pipeline”, in modo da lucrarvi; si tratta in genere di rimaneggiamenti dell’esistente, che spesso è di base non efficace o poco efficace; si riducono alcuni difetti e problemi ma ne introducono altri; l’effetto principale è il mantenimento o l’incremento degli introiti, a spese della Domanda. Due passi avanti e uno indietro, o uno avanti e due indietro, un po’ come le continue novità e aggiornamenti della Microsoft. Siamo abituati ad attenderci l’ultima novità; nonostante vi siano esperti che, in campo farmacologico, lo sconsigliano espressamente, osservando che i farmaci nuovi possono essere peggiori di quelli vecchi [2]. I farmaci, a chi li deve assumere o fare assumere ad altri, conviene distinguerli in utili e dannosi, piuttosto che in vecchi e nuovi.

    Con questa sua “generosità” e “apertura” verso i farmaci innovativi, il governo Monti conferma di non essere “donna di province” ma il governo dei grandi interessi finanziari. (Liberalità che si associa a metodi criptofascisti di repressione di chi è di ostacolo a questi interessi in campo medico). Si dice che questo governo sia illegittimo in quanto non derivante da elezioni democratiche. Però l’episodio mostra che, anche se non eletto, ha un suo elettorato virtuale: che i suoi comportamenti, pur contrari agli interessi nazionali e del popolo, riflettono le opinioni e la mentalità di parte non trascurabile degli italiani.

    Infatti, se anche la notizia non fosse stata tenuta fuori dal palcoscenico mediatico, non è detto che avrebbe necessariamente ricevuto la condanna unanime dell’opinione pubblica. Sulla decisione del NICE devono aver pesato l’allarme lanciato da commentatori anglosassoni sui nuovi farmaci oncologici “innovativi”: sul loro costo insostenibile e sulla loro scarsa efficacia e i pesanti effetti avversi; e la discussione sulla futilità di dare farmaci tossici e costosissimi a pazienti che comunque hanno un’attesa di vita di settimane. I medici spesso scelgono per sé stessi l’astensione da ulteriori cure per lo stadio avanzato e terminale [3] . Ma in Italia all’idea di non rimborsare il “salvavita” alcuni griderebbero al nazismo, col sostenere che non è giusto togliere vita o almeno speranza ai malati di cancro, o argomenti del genere; invocherebbero il liberalismo contro la cultura clerico-crociana, magari citando Locke e Stuart Mill; e molti, pur stando zitti, assentirebbero. Rifiutando di pensare che alla fine starebbero chiedendo di aggiungere castighi come infezioni gravi e insufficienza renale alle ultime settimane dei malati di cancro alla prostata.

    Probabilmente molti difensori del Jevtana sarebbero gli stessi che poi, per paura di soffrire, ambiscono, indotti dalla propaganda, a forme di interruzione delle cure, e magari anche dell’alimentazione per via orale, o all’eutanasia, ma mediante il “testamento biologico”, che sostanzialmente è una liberatoria che lascia che la decisione dipenda dal giudizio degli interessi medici, laici e preteschi, prima che dal loro interesse [4]; e che non rileverebbero alcuna contraddizione tra le due posizioni. Su Il Fatto, che ha trovato in Monti la soluzione alle angosce per la cafonaggine di Berlusconi, l’orientamento prevalente propugna sia il testamento biologico, e ora anche il suicidio assistito, presentati come alta manifestazione di pensiero laico; sia l’allocazione dei fondi disponibili per la sanità nell’incremento dell’acquisto delle “terapie innovative” oncologiche [5].

    Non si parla di come molte situazioni di fine vita da non augurare a nessuno possono essere prevenute o ridotte evitando di ricorrere a cure commerciali come quella alla quale i successori di Berlusconi, continuatori della sua opera, spalancano le porte e le casse dello Stato. Si trascura che, se si vogliono avere trattamenti che guariscono, è altamente imprudente consentire all’industria e alla finanza di rendere la cura del cancro l’equivalente di un titolo a rendimento annuale elevato, crescente e che non scade mai.

    I nostri governanti, amministratori, tutori della legalità, opinion makers più o meno consapevolmente si vendono e ci vendono, come hanno sempre fatto, a questi interessi. Nel popolo, la coerenza è quella del sottomesso che è costante nel credere che ciò che è meglio per i suoi interessi è quanto chi comanda gli dà o gli prospetta. In futuro tanti, a cominciare dai progressisti italiani rassicurati dal loden di Monti, avranno ciò che chiedono: sia i farmaci inutili e costosi che aumentano la sofferenza e tolgono risorse, sia il venire liquidati, non sempre con metodi rapidi e indolori, quando non saranno più convenienti economicamente come supporto ai prodotti medici.

    NOTE:

    Taylor N. “Italy announces reimbursement for innovative new drugs”. Pharmatimes world News. 14 dic 2011
    Grady D. Cit. in http://menici60d15.wordpress.com/2011/09/15/la-medicina-come-rimedio-ai-limiti-della-crescita-economica/
    Murray K. “How doctors die”. 8 dic 2011 Zocalo public square.
    http://menici60d15.wordpress.com/2009/06/24/il-riduzionismo-giudiziario-nella-frode-medica-strutturale-il-caso-del-testamento-biologico/
    Moccia F. “La Sanità e gli sprechi del parto cesareo”, Il Fatto Quotidiano, 15 dic 2011.


    #69590

    Anonimo
    #69591
    brig.zero
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