l’ italia in rovina

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Questo argomento contiene 3,614 risposte, ha 101 partecipanti, ed è stato aggiornato da prixi prixi 3 anni, 6 mesi fa.

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    Articoli
  • #68192

    marì
    Bloccato


    Psicologia delle ronde
    voglia di dominio e violenza

    Uno studio spiega le ragioni di chi aderisce ai gruppi di vigilanza formati da privati cittadini. Desiderio di potere e tendenza all'uso della forza: ecco i risultati dei test su slogan, simboli e programmi

    CHE cosa passa nella mente di chi si arruola nelle ronde per la “sicurezza nazionale”? E quali dinamiche innescano questi gruppi nei rapporti sociali? A questi interrogativi cerca di rispondere uno studio del criminologo Adolfo Ceretti, i cui risultati sono esposti nell'ultimo numero del periodico Mente. L'indagine dello studioso, docente all'Università di Milano-Bicocca, arriva nel momento in cui infuria la polemica sulla legittimità delle ronde. E la diagnosi è tutt'altro che rassicurante: “Le persone che vi si inscrivono abitano cosmologie personali improntate al dominio e orientate alla violenza”.

    Alla sua conclusione lo scienziato arriva attraverso l'analisi di slogan, simboli e linguaggio del corpo adottato dai gruppi di recente formazione, dalla Guardia nazionale italiana – le cosiddette “ronde nere” – alla Guardia padana. Cambiano i nomi ma il messaggio è sempre lo stesso: “Esprimono un desiderio di dominio”.

    Molti degli aderenti hanno un passato nelle forze dell'ordine e nell'esercito. Indossano divise paramilitari e sono pronti a “ripulire l'Italia dal marcio che vi si annida”, recita il sito della Guardia nazionale italiana, pioniera nel settore. Tutti segni inequivocabili – secondo gli esperti – di una “identità chiusa e paranoica” che si realizza attorno alla pretesa di dominio e alla propensione alla violenza.

    Nel caso delle “ronde nere” si ha a che fare con persone che inducono il bisogno di paura per prendersi il potere di proteggere. Le ripercussioni sulle dinamiche sociali potrebbero essere devastanti: “La promessa di sicurezza è destinata a mostrarsi fallace sin da subito perché, se da una parte annuncia alla comunità di preservarla dai rischi, dall'altra la rende costitutivamente più debole, edificando individui sempre più isolati perché diffidenti di ogni contatto e impauriti di ogni situazione”.
    (2 settembre 2009)
    http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/scienze/psicologia-ronde/psicologia-ronde/psicologia-ronde.html

    :yesss: mi trovo d'accordo.


    #68193

    darwindeus
    Partecipante

    temo che il peggio dell'italia di berlusconi la vedremo solo al termine della sua dittatur…ehm, legislatura (che guardacaso casca vicino al 2012, sarà un caso?!). Mi spiego. Su tg1, tg5, studio aperto e altri telegionali di grandi reti, notizie come disoccupazione, precariato, cassintegrazione, licenziamenti ecc…sono date col contagocce. Quasi non si sentono. Provate a guardare i tg regionali. Noi a lucca ne abbiamo uno provinciale, tg noi, dove non passa giorno senza che si parli di questa o quell'azienda che chiude, licenziamenti selvaggi, chiusure minacciate, preavvertite o già avvenute. E siamo a Lucca, che -sostengono i bene informati- se la cava abbastanza bene nel panorama italiano. E allora altrove che succede?!
    Gli italiani sono gente strana. Li puoi chiudere in una cella a -30°C e non sentono freddo finché non si accorgono dei candelotti di ghiaccio alle sbarre. Temo che quando tornerà la sinistra (è solo questione di tempo, il nano si sta rendendo un po' troppo impopolare) la storia della disoccupazione/precariato/cassintegrati ecc…scoppierà come una bolla di sapone, tutta insieme, e ci catapulterà in un paese da terzo mondo dove le prospettive sono zero per la maggior parte della popolazione e chi sta bene è tesserato mafia.
    Spero di sbagliarmi.


    #68194

    marì
    Bloccato

    #fisc


    #68195

    sev7n
    Partecipante


    #68197

    Erre Esse
    Partecipante

    [quote1252010020=Marì]

    #fisc

    [/quote1252010020]

    L'orecchio del Berlusca è troppo piccolo…


    #68196

    zret
    Partecipante

    Microscopico.


    #68198

    marì
    Bloccato

    Mammamia !alien questa pagina e' un incubo :scare: … Sev ma cosa hai fatto?

    :dsfg:


    #68199
    InneresAuge
    InneresAuge
    Partecipante

    Avere e non avere

    Avere e non avere. Lavoriamo più degli schiavi ai tempi dei Faraoni. Per trent'anni. Quarant'anni, cinquant'anni. L'età della pensione si allontana fino a coincidere con quella della morte. Il lavoro ha, sempre più spesso, come unico obiettivo uno stipendio. Non è importante che il lavoro sia utile, necessario per la società o per l'individuo che lo svolge. Lo scopo di un'attività è, di solito, il denaro che se ne può ricavare. Denaro che serve per comprare beni inutili, prodotti da altre persone che fanno altrettanti lavori inutili. Per rendere utili beni inutili, aumentare la salivazione dei consumatori, abbiamo inventato l'industria della pubblicità. Un inganno colossale, un'autoipnosi a fini di lucro.
    C'è una perdita di senso, di scopo complessivo. Siamo panni lavati e rilavati in una lavatrice con il programma impazzito. L'informazione e la pubblicità, una volta separate, si sono unite, compenetrate in una forma oscena che è ovunque, che giustifica tutto. La distruzione del pianeta, la cancellazione del tempo (nessuno ha più tempo…), la perdita di significato, la mancanza di valori al di fuori di quelli economici. Abbiamo allungato la vita per non poterla vivere, siamo troppo occupati a produrre. Avere, siamo drogati dall'avere, lavoriamo per avere. Abbiamo trasformato il mondo e noi stessi in un PIL, in prodotti a scadenza. Abbiamo tutto, ma non abbiamo più nulla.
    In una società basata sulla produzione in quanto tale, a qualunque prezzo, chi perde il lavoro è una zavorra. E' fuori dai giochi. Per sopravvivere è necessario lavorare, fare qualunque lavoro. Il progresso è lavoro, il futuro è lavoro. Il progresso, invece, dovrebbe essere la diminuzione del lavoro. L'eliminazione del lavoro inutile. Lavoro per tutti, solo se utile e in modica quantità.
    La dannazione del lavoro ha il suo “altro”, il suo specchio, nei parassiti sociali. Quelli che, grazie al lavoro inutile degli altri, non lavorano. Sono dei divoratori di risorse umane e ambientali. Non hanno un lavoro vero e proprio, ma manipolano e posseggono il denaro, quantità spesso enormi di denaro. Sono gli addetti alla leva della ruota in cui girano, inconsapevoli, i lavoratori. La diseguaglianza sociale rende obbligatorio il lavoro inutile. La solidarietà sociale e una equa distribuzione dei beni cancellerebbe ogni produzione fine a sé stessa e i parassiti economici.. Che senso ha avere, nello stesso Paese, l'Italia ad esempio, milioni di persone sotto la soglia di povertà, milioni di disoccupati e centinaia di migliaia di persone ricche a dismisura? Cosa vuol dire “vivere” nello stesso Paese per gli evasori e per i precari? La povertà è la materia prima del consenso dei regimi. Vanno stabilite una soglia di ricchezza e una soglia di povertà, entrambe da non superare. Avere e non avere.

    E' incredibile, quoto al 101%… Ci penso già da un po' di tempo… e l'ha scritto Beppe…
    Una pseudo-religione che va molto in voga, quella del produrre a tutti costi, l'importante è produrre, produrre, produrre… Altrimenti sei fuori! Un politico, di cui non condivido il 95% delle sue idee, e che credo abbia fatto solo il solito bla bla, ne aveva sparata una quasi rivoluzionaria: diminuire le ore di lavoro per aumentare i lavoratori e il tempo per la vita, quella vera!


    Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
    - Franco Battiato

    #68200

    meskalito
    Partecipante

    Scusa sev7n ma la citazione che hai in firma viene dai libri fantasy di Martin?


    #68201
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    Banca Mondiale: Fare impresa in Italia più arduo che in Rwanda
    http://www.apcom.net/newseconomia/20090909_072901_3f5c311_70331.shtml

    Roma, 9 set. (Apcom) – Tra cavilli fiscali costosi e intricati e tempi 'biblici' per avere giustizia sui contratti, in Italia è diventato ancora più difficile svolgere un'attività d'impresa: in un anno la penisola ha perso altri quattro posti sulla già non prestigiosa posizione che occupa nella graduatoria della Banca Mondiale, pubblicata oggi con “Doing Business 2010” report. E così si ritrova 78esima su 183 paesi, molto lontana da tutte le altre economie avanzate e sopravanzata da paesi con cui solitamente non viene messa a raffronto. Perfino dal Rwanda, a cui la World Bank assegna la 'palma d'oro' sulle riforme con tali progressi da balzare al 67 posto, 11 sopra all'Italia, dal 143esimo dello scorso anno…


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