La catacomba dell'atomo nel caveau delle scorie

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Questo argomento contiene 4 risposte, ha 3 partecipanti, ed è stato aggiornato da  marì 8 anni, 10 mesi fa.

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  • #58383

    marì
    Bloccato

    NUCLEARE

    La catacombe dell'atomo
    nel caveau delle scorie

    Cinquecento metri sotto le argille dello Champagne, i francesi stanno costruendo i “sarcofagi” dove verranno smaltiti i rifiuti delle centrali atomiche. Saranno radioattivi per 300mila anni dal nostro inviato MAURIZIO RICCI

    BURE – L'ascensore viaggia a due metri al secondo. Fra pause e rallentamenti, ci vogliono otto minuti per arrivare in fondo, sotto quasi 500 metri di roccia. La cabina ha pareti e grate di acciaio, di un rosso vivace. È un ascensore da miniera. Ma questa non è una miniera.

    Nell'intrico di gallerie che si apre davanti alla porta si scava, solo per seppellire. L'argilla della terra che dà al mondo lo champagne accoglierà le bare di qualcosa che vivo non è stato mai, ma che ora è, e resterà a lungo, assolutamente letale. Siamo alla destinazione finale delle scorie radioattive. Queste sono catacombe: le catacombe dell'atomo. Lungo le pareti di una roccia grigia e polverosa si aprono i loculi.

    Ai Comuni che hanno accettato di farsi scavare sotto campi e foreste, il governo ha distribuito circa 20 milioni di euro

    Scelte zone non a rischio terremoti e nel profondo di una roccia, dove l´acqua non può infiltrarsi Ma non tutte le rocce sono uguali

    Dentro al contenitore in acciaio inossidabile, i residui sono schermati da un secondo involucro in vetro
    Il costo del “cimitero” dell´atomo è di circa 60 miliardi di euro, quanto l´intero deficit italiano

    L'imboccatura è un foro circolare, con un diametro di non più di settanta centimetri, che introduce ad un cunicolo profondo fino a 40 metri. Qui verranno infilati i sarcofagi, lunghi poco meno di una bara – circa un metro e sessanta – dove sono stati deposti i residui di combustibile nucleare spento, destinati a restare attivi per centinaia di migliaia di anni. Il termine tecnico è “scorie ad alta radioattività e a vita lunga”. In ogni cunicolo ce ne stanno dodici: ma la successione ne prevede uno pieno e due vuoti, per limitare il carico radioattivo e disperdere più facilmente l'enorme calore accumulato.

    Bure, in realtà, non è la destinazione finale delle scorie. E' un laboratorio, un modello, dove si studiano e si affinano tecniche e procedure del confinamento.

    Ma si sa già che il vero deposito sarà costruito a qualche chilometro da qui, dentro la stessa roccia, ai confini dei dipartimenti della Meuse e della Haute Marne, a ridosso delle colline, dove coltivatori grandi e piccoli curano, con precisione maniacale, le vigne che danno alla Francia la gloria nazionale dello champagne. La costruzione inizierà nel 2015, il cimitero comincerà ad accogliere i primi sarcofagi nel 2025. Qualche Comune ha protestato e si è chiamato fuori. Altri hanno accettato di farsi scavare sotto campi e foreste. Il governo ha distribuito circa 20 milioni di euro per la costruzione di scuole e infrastrutture sul posto. La Francia spera così di aver tamponato il problema più spinoso dell'intera partita nucleare: se un reattore in funzione fa paura, qui ed ora, le scorie spaventano per 300 mila anni e via, oltre ogni comprensibile conto: il pianeta che verrà.

    Non tutte le scorie, peraltro, sono così pericolose. Anzi, lo è solo una quota minima. Anche se va trattato con mille cautele ed attenzioni, ad esempio seppellendolo nel cemento, poco meno del 90 per cento dei rifiuti nucleari ha una vita radioattiva inferiore ai 30 anni. E meno del 5 per cento sono quelli con una vita semieterna e un'alta radioattività.

    Se togliamo da questa quota gli involucri dei reattori e delle pasticche di combustibile, restiamo con il nocciolo duro delle scorie: in sostanza, l'uranio esaurito dei reattori. Una volta riprocessato per ottenerne combustibile fresco, quello che resta è lo 0,2 per cento del totale delle scorie. Ma questo 0,2 per cento rappresenta il 95 per cento della radioattività totale. E lo 0,2 per cento di 1 milione 800 mila metri cubi – il totale di scorie radioattive che le centrali francesi avranno accumulato al 2020 – è la rispettabile cifra di 3.600 metri cubi. Dove metterli?

    In una zona che non sia a rischio terremoti e nel profondo di una roccia, dove l'acqua non possa infiltrarsi. Ma non tutte le rocce sono uguali. “Quelle adatte – spiega Bertrand Vignal, dell'Andra, l'organismo francese che si occupa della gestione dei rifiuti radioattivi e del laboratorio di Bure – sono il sale, il granito, l'argilla”. Il sale è difficile da trovare. I finlandesi – gli unici al mondo, oltre ai francesi, che stanno costruendo un deposito definitivo per le scorie, ad Olkiluoto, vicino alla nuova centrale in costruzione – hanno scelto il granito. “E' solido e compatto – dice Vignal – ma è più permeabile alla radioattività”. Nel progetto finlandese, infatti, i sarcofagi delle scorie ad alta radioattività prevedono una addizionale camicia di rame. I francesi, invece, pensano di poterne fare a meno. Alti un massimo di un metro e sessanta, larghi 64 centimetri, i sarcofagi di Bure sembrano enormi proiettili di cannone, con un'ansa in cima per consentirne il movimento e la gestione automatizzati.

    Dentro il contenitore esterno in acciaio inossidabile, i residui sono schermati da un secondo involucro in vetro. “In realtà – ammette, davanti ad uno dei loculi, Marc – Antoine Martin, ancora dell'Andra – noi sappiamo benissimo che, entro 300 anni, nell'involucro ci sarà il primo forellino”. E allora? “A questo punto, a contenere la radioattività ci pensa la roccia”. “Abbiamo scelto l'argilla – spiega Vignal – perché, rispetto al granito, la radioattività si muove più lentamente attraverso l'argilla. Noi calcoliamo che, quando avrà risalito i 500 metri verso la superficie, la radioattività iniziale delle scorie sarà scesa ai livelli che si trovano normalmente in natura”.

    Funziona? E', per ora, ancora una scommessa. “In questo campo, non esistono certezze scientifiche” dicono all'Irsn, l'istituto francese che si occupa specificamente degli aspetti tecnici e scientifici della sicurezza nucleare. “Tutti i tentativi di creare dei modelli delle interazioni a lungo termine di un sistema così complesso sono discutibili e discussi, avvolti in parecchie incertezze”. L'elenco che ne fa l'Irsn è lungo: le reazioni chimiche determinate dalle radiazioni dentro i fusti, la fisica dei flussi all'interno delle materie radioattive immagazzinate, il comportamento dei metalli e del cemento impiegati nello stoccaggio, la possibilità stessa che lo scavo delle catacombe possa danneggiare la roccia e creare crepe entro cui si potrebbe infilare l'acqua, offrendo alla radioattività una facile e rapida via di fuga”. “Non si possono applicare semplicemente – concludono all'Irsn – gli usuali parametri di radioprotezione”.

    Per questo, a Bure, si continua a lavorare e a sperimentare. Soprattutto, la legge francese sulle scorie prevede esplicitamente la “reversibilità”. Anche una volta sigillati i loculi, le catacombe di questo Est della Francia resteranno aperte per altri 100 anni. I tecnici continueranno a scendere, con l'ascensore rosso, nelle gallerie grigie a monitorare la situazione, ma anche, eventualmente, ad estrarre i sarcofagi. Nel caso si scoprano metodi più sicuri di stoccaggio delle scorie o che entri finalmente in funzione la nuova generazione di reattori, in grado di bruciare completamente il combustibile e azzerare il problema dei rifiuti ad alta radioattività. Nel frattempo, però, le scorie continueranno ad accumularsi. Il cimitero nucleare previsto fra la Meuse e l'Haute Marne è progettato per accogliere 6 mila metri cubi di scorie altamente radioattive. Di fatto, aprirà nel 2025 e sarà pieno fino all'orlo nel 2030. Poi? “Possiamo sempre estenderlo” assicura Martin.

    Su una cosa, però, i francesi non hanno dubbi. Nel suo ufficio all'Assemblea Nazionale, Claude Birraux, presidente dell'Ufficio parlamentare di valutazione delle scelte scientifiche e tecnologiche, torna e ritorna su un punto: “La legge che abbiamo votato è chiarissima. Non accetteremo in Francia scorie che non provengano dalle centrali francesi. Ogni paese si gestisca le sue”.

    Per l'Italia, che si accinge a varare un piano nucleare nuovo di zecca, significa far salire di un gradino il livello di complessità delle scelte. Si tratta non solo di trovare un posto che non rischi terremoti e abbia la roccia adatta, per installarvi un deposito permanente di scorie, ma anche di pagarlo, facendo salire ulteriormente la fattura nucleare. Nell'ipotesi migliore (cioè che i costi rispettino il preventivo) le quattro centrali a cui pensa l'Enel costeranno poco meno di 20 miliardi di euro. Se se ne realizzassero otto, come progetta il governo, il costo sarebbe vicino ai 40 miliardi. A questi bisogna aggiungere il deposito: quello progettato a Bure costa, da solo, 15 miliardi di euro, quanto tre centrali. Poi bisogna aggiungere i depositi per le scorie meno pericolose. Il totale è vicino ai 60 miliardi di euro, quanto l'intero deficit statale l'anno scorso.

    (9 novembre 2009)
    http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/ambiente/nucleare3/ccatacombe-atomo/ccatacombe-atomo.html

    🙁


    #58384

    Detective
    Partecipante

    Maledetti rifiuti!!!

    C'è veramente da fidarsi?? :ummmmm:


    #58385

    Detective
    Partecipante

    Il nucleare vent'anni dopo Chernobyl

    L'energia nucleare origina nel suo ciclo produttivo rifiuti che generalmente vengono chiamati scorie. La creazione dei rifiuti nucleari comincia nelle miniere d'uranio, prosegue nei centri di arricchimento e si conclude nelle centrali elettronucleari e negli impianti nucleari militari. Durante questo percorso vengono prodotti rifiuti nucleari che hanno la caratteristica di essere sempre altamente tossici: ci sono le scorie al plutonio, combustibili irradiati delle centrali nucleari estremamente pericolosi e destinati a restare attivi per migliaia di anni, e scorie “meno” pericolose che dimezzano la loro radioattività, e quindi il rischio, nel giro di pochi anni. Gli effetti di questi materiali sono noti: una irradiazione provocata da materiale contaminato può causare lo sviluppo di tumori o la nascita di bambini malformati. Com'è noto la malattia può svilupparsi anche parecchi anni dopo e colpisce a caso: nessuno può prevedere chi fra gli irraggiati verrà colpito né quando verrà colpito. Ma, a parte qualche caso sporadico, la scienza ammette l'estrema pericolosità delle scorie nucleari.

    Si calcola che le scorie prodotte a livello mondiale dalle centrali elettronucleari e dagli impianti di arricchimento e ritrattamento del combustibile nel 2005 erano pari a circa 270mila tonnellate. Negli Stati Uniti si producono circa 2300 tonnellate di rifiuti nucleari ogni anno, in Francia 1200 tonnellate. Un problemino non da poco visto che… nessuno sa esattamente dove metterle! Il costo per la conservazione delle scorie è enorme, praticamente incalcolabile poiché si tratta di confinare in modo sicuro materiale che rimarrà attivo e pericoloso per migliaia di anni e nessuno ha mai progettato un sistema che deve restare impenetrabile per così tanto tempo. Attualmente si prospettano tre possibili soluzioni:

    1) Confinamento a grandi profondità: è presentata come “la” soluzione al problema. In realtà il seppellimento solleva molteplici questioni: come sarà possibile garantire che i bidoni in cui verrebbero conservate le scorie resistano per così tanto tempo e non sversino all'esterno il loro terrificante contenuto? Come evitare i rischi d'intrusione umana? Chi può garantire la stabilità del sottosuolo per migliaia di anni?

    2) Condizionamento e deposito di lunga durata in gallerie costruite in superficie dove le scorie dovrebbero rimanere, al massimo, per 300 anni. Si tratterebbe di depositi “temporanei”: la soluzione del problema sarebbe rinviata ai nostri discendenti!

    3) Separazione e trasmutazione: poiché è impossibile neutralizzare la radioattività si sta studiando la possibilità di “trasmutare” una parte degli elementi radioattivi in atomi stabili dalla vita più corta. Si tratterebbe di un procedimento complesso, proposto agli inizi degli anni '90 dall'americano Bowman e da Carlo Rubbia, che però rischia di creare, a sua volta, rifiuti pericolosi. Queste ricerche vengono considerate da molti scienziati come semplici ma costose curiosità di laboratorio!

    La sola “messa in sicurezza”, diciamo così, “provvisoria” delle scorie altamente tossiche costerà agli Stati Uniti circa 110 miliardi di dollari (al valore 1996). Dopo 25 anni di studi gli americani, che con circa 70mila tonnellate di scorie sono il paese con il maggior quantitativo di queste porcherie, hanno deciso di costruire un sito nazionale individuato in una cavità situata in profondità sotto lo Yucca Mountain, nel Nevada meridionale a circa 160 km da Las Vegas e nelle immediate vicinanze del Nevada Test Site dove fino a pochi anni fa venivano effettuati i test nucleari. Nei suoi tunnel dovrebbero essere conservati 11mila contenitori sigillati in modo da non rilasciare all'esterno le scorie provenienti dagli impianti elettronucleari e da quelli militari. Si tratta di un'operazione dai costi enormi ed enormemente complessa e pericolosa. Solo per gli studi preliminari del terreno e per il progetto sono stati spesi circa 7 miliardi di dollari; per la costruzione del deposito si prevede una spesa di circa 58 miliardi di dollari. Il materiale verrà trasferito dai 131 depositi “provvisori” attualmente attivi con 4600 viaggi via treno o autocarro che dovranno attraversare 44 Stati con i relativi rischi di incidente. L'opposizione, molto forte nel Nevada e fra gli ambientalisti, sostiene, fra l'altro, che quando il deposito sarà ultimato (forse nel 2015) si saranno accumulate talmente tante altre scorie che sarà necessario costruirne un altro. Ma dove?

    I principali centri di stoccaggio in Europa si trovano a La Hague (Francia) e a Sellafield (Regno Unito). Si tratta di impianti che ritrattano le scorie nucleari per produrre nuovo combustibile nucleare; le scorie vengono cioè ridotte di quantità ma il problema non si risolve.

    A Sellafield si trovano anche una parte delle scorie altamente radioattive prodotte fra il 1960 e il 1987 dalle centrali nucleari italiane. In Italia hanno funzionato quattro centrali (Caorso, Trino Vercellese, Latina e Garigliano), cinque impianti di ritrattamento del combustibile (Saluggia, Bosco Marengo, due a Casaccia e Trisaia), una dozzina di centri di ricerca (Varese, Torino, Legnaro, S. Piero a Grado, ecc.) oltre ad una decina di piccoli depositi (Milano, Udine, Forlì, Campobasso, Taranto, ecc.). In totale si dovrebbe trattare di circa 64mila metri cubi di scorie radioattive, la maggior parte dei quali (35mila) sono conservati nelle quattro vecchie centrali. Il resto è conservato negli altri siti, principalmente a Saluggia e Casaccia. Quando si individuò Scanzano come sito del deposito nucleare italiano si parlò di circa 80/90mila tonnellate di materiale radioattivo da conferire in Basilicata. Una cifra enorme perché comprensiva delle strutture provenienti dalla demolizione delle quattro centrali chiuse. A Scanzano la gente si è ribellata e non se ne è fatto di nulla. Ma il problema rimane, in Italia come nel resto del mondo. È sconcertante constatare che a più di mezzo secolo dal lancio del nucleare civile nessuno sa come risolvere il problema della messa in sicurezza dei rifiuti nucleari. Se non ci fossero pressanti interessi economici e militari basterebbe solo questa considerazione per scartare l'ipotesi nucleare. E invece…

    Le categorie dei rifiuti nucleari

    Bassa attività (1° grado): si tratta di materiali contaminati provenienti dallo smantellamento dei siti nucleari come macerie, calcestruzzo, infissi, ecc. Poco attivi ma spesso di lunga durata, questi rifiuti hanno dimensioni gigantesche.

    Media attività (2° grado): la loro radioattività ha una durata media di circa 300 anni. Sono principalmente rifiuti tecnologici (guanti, vestiario, utensili, ecc.) rimasti contaminati durante il loro utilizzo. Le agenzia atomiche ritengono che potrebbe essere sufficiente stoccarli in depositi in “superficie”.

    Alta attività (3° grado): sono principalmente i rifiuti ad alta e altissima radioattività provenienti dal cuore del reattore. In essi si concentra una quantità enorme di radioattività. Rimangono pericolosi per migliaia se non per milioni di anni. Per questi rifiuti si sta studiando la possibilità di interrarli in cavità profonde.

    Esistono poi altri rifiuti nucleari, non classificati dalle varie legislazioni nazionali come pericolosi, che vengono riutilizzati per la fabbricazione di beni di largo consumo come la lana di vetro, l'acciaio o la ceramica.

    Il periodo radioattivo

    Si tratta del tempo necessario perché il 50% degli atomi di un elemento si siano disintegrati. Così dopo due periodi ne resta il 25%, dopo tre periodi ne resta il 12,5%, e cosi via. Si stima che la radioattività sia quasi del tutto scomparsa dopo dieci periodi. Per il plutonio questo significa 241mila anni!

    Radon 222 4 giorni
    Iodio 131 8 giorni
    Cesio 137 30anni
    Carbonio 14 5500 anni
    Plutonio 239 24100 anni
    Uranio 234 245000 anni
    Uranio 235 710 milioni di anni
    Uranio 238 4,5 miliardi di anni

    Fonte: http://www.sortirdunucleaire.fr

    Umanità Nova, numero 12 del 2 aprile 2006, Anno 86

    [link=hyperlink url] http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=2886 [/link]


    #58386

    Anonimo

    Champagne radioattivo !amazed chissà che buono!


    #58387

    marì
    Bloccato

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    Intervista a Maurizio Pallante a Chioggia

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