La depressione

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Questo argomento contiene 9 risposte, ha 4 partecipanti, ed è stato aggiornato da InneresAuge InneresAuge 5 anni, 1 mese fa.

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    [size=24]La depressione

    1. Premessa. La malattia.

    La depressione è anche definita come paralisi della volontà.
    Proprio per questo uno degli approcci alla cura della depressione consiste nel voler rafforzare la determinazione e l’intenzione. Si consiglia quindi il depresso di “darsi da fare”, di fare questo e quest’altro, di farsi venire voglia di fare le cose con una serie di consigli ad hoc, oppure si ricorre al farmaco.
    Ma tale approccio, anche se non sbagliato, è comunque poco efficace, perché agisce sul sintomo e non sulla causa.

    In una interessantissima conversazione con Carpeoro, costui mi faceva notare che la depressione, essendo una malattia, come tutte le malattie è una reazione dell’organo per evitare danni più gravi. La malattia è infatti una reazione del corpo (o meglio di una parte di esso) per evitare un danno di altro tipo generalizzato all’intero organismo.
    Anche la depressione segue questo schema ed è quindi una reazione della mente per evitare un danno più elevato.

    Alcuni esempi chiariranno il concetto.

    Per la medicina ufficiale allopatica, la malattia è uno stato patologico. Si parte dal presupposto che il corpo è sano, e che la malattia rappresenti una anomalia nel funzionamento di un organo.
    Per le scienze olistiche, invece, la malattia non è un’anomalia (anche perché i fisici realmente sani sono rarissimi o inesistenti) ma una reazione (normale) di assestamento a una serie di concause, alcune esterne altre interne.
    In particolare, la malattia rappresenta due cose:
    1) la manifestazione di una problematica all’anima;
    2) una reazione del fisico, per compensare un problema, e per evitare danni maggiori.
    Ad esempio l’influenza viene in genere quando la persona inconsciamente teme qualcosa; ma è anche una reazione ad un periodo stressante, in cui il corpo chiede uno stop, e decide di prenderselo forzatamente.
    Quindi da una parte abbiamo una problematica dell’anima (paura); dall’altra abbiamo una reazione per evitare danni maggiori (stress, malattie più gravi da iperlavoro).
    Il cancro è la manifestazione di una rabbia o un dolore portati avanti da tanto tempo.
    Da una parte quindi uno stato dell’anima (rabbia, dolore), dall’altra una reazione del corpo, che concentra la rabbia in un punto specifico del corpo.
    L’epilessia, per Rudiger Dahlke, è una sorta di cortocircuito della mente, nelle persone che sono una sorta di ponte tra il mondo sensibile e soprasensibile; quando la persona non riesce a comprendere la realtà, scatta l’attacco epilettico, che infatti tende a diminuire con l’età, quando cioè i conflitti tra conscio e inconscio si appianano.
    In modo simile, secondo Claudia Rainville, l’attacco epilettico è dato da una grande paura che non si riesce a gestire; per non soccombere alla paura il cervello va in corto circuito.

    La malattia, insomma, è una reazione di compensazione del corpo, la cui comprensione permette di guarire non solo il sintomo ma anche la causa.

    2. La depressione come reazione della mente per evitare danni maggiori.

    In particolare la depressione, se è vero, come ho sostenuto nel mio precedente articolo, che è una reazione sana ad una società malata, rappresenta anche una reazione della mente per evitare danni maggiori alla persona. E questa reazione ce l’hanno le persone più sensibili o più intelligenti.

    La persona intelligente e sensibile è predisposta naturalmente a fare diverse cose a beneficio dell’altro e di se stesso, è piena di interessi, di curiosità, e potenzialmente è in grado di svolgere attività interessanti, ben fatte, creative.
    La persona intelligente e sensibile, insomma, ha la tendenza naturale a fare di più e meglio, rispetto ad una persona poco intelligente e poco sensibile.

    Il problema è però lo scontro con la società.
    Il problema della persona dotata (“il dramma del bambino dotato”, lo definirebbe Alice Miller) è che viviamo in una società che fa di tutto per appiattire e reprimere le doti personali di ogni individuo, per uccidere la parte più autentica, vitale e originale dell’essere umano.

    La cultura viene rappresentata appiattita, vuota, priva di stimoli. Quindi la persona intelligente trova spesso noioso e poco stimolante studiare le singole materie proposte a scuola col metodo tradizionale e cresce con l’idea che la cultura e lo studio siano cose noiose che non servono a niente.

    Il mondo del lavoro ha delle regole falsate e non vengono premiati l’impegno e le reali capacità. Quindi va spesso a finire che la persona dotata per fare il meccanico, il pittore, il poeta, il romanziere, venga costretta dagli stimoli esterni a rinchiudersi in una banca o in ufficio postale come meta ultima agognata a causa della sicurezza del posto fisso.

    La vita di coppia viene ingabbiata in una serie di regole che inevitabilmente dopo qualche tempo uccidono l’amore e spesso la personalità di entrambi i partner. La maggioranza delle coppie finisce quindi per vivere una vita noiosa, priva di stimoli, e soprattutto priva di una crescita spirituale comune.

    La persona capace, insomma, non ha spazio per esprimersi e manifestare la propria creatività e sensibilità, si scontra con un mondo di cui non riesce ad afferrare le regole e non si riconosce nella vita piatta e ordinaria che la società cerca di preparargli (casa, lavoro noioso, famiglia, supermercato il sabato sera, gitarella domenicale).
    Pur di evitare di disperdere le sue energie a vuoto andando a cozzare contro un binario morto, entra in depressione. Pur di evitare un danno più grave (disperdere energie a vuoto), la mente si ferma e la vita della persona rimane bloccata, in mancanza di alternative valide.
    Entrano in depressione quindi le persone più sensibili e/o intelligenti e capaci, mentre le persone con poche capacità sono spesso (anche se non sempre) più facilmente adattabili al sistema malato in cui viviamo.

    Proprio per questo non ha senso agire solo sulla volontà, rafforzandola, e facendo venire al depresso la voglia di “fare le cose”. In tal modo si pretende di eliminare il sintomo, ritenendo la persona guarita, quando la causa è invece ancora latente e pronta a scatenare altri sintomi.
    Il fare delle cose, l’essere attivi, l’avere un lavoro e una vita anche movimentata, non garantiscono che la persona sia sana.
    Non a caso molte persone iperattive, quelle che non riescono mai a fermarsi, che se rimangono sole si intristiscono, che fanno tante attività una in fila all’altra, sono in realtà dei depressi ipercompensati; la gran quantità di cose da fare infatti impedisce di prendere contatto con la propria realtà più profonda, ovvero con la propria depressione. Impedisce alla persona, insomma, di ammettere a se stesso: sono infelice.
    Chi è iperattivo, quindi, non sta affatto bene, ma semplicemente “sembra” solo in apparenza stare bene: all’esterno si fa vedere come una persona normale, e nessuno gli consiglierà di andare da uno psicologo; ma internamente è infelice e sente un senso di vuoto, che spesso ricaccia e nega anche a se stesso.

    3. Depressione e amore.

    A questo punto mi ricollego con il mio articolo sull’amore nella nostra società, per evidenziare che la depressione è anche una conseguenza della mancanza di amore nella vita quotidiana.
    Tale mancanza di amore non deve intendersi solo come mancanza di amore dalle persone attorno a noi, o dai nostri genitori (anche); ma soprattutto come mancanza di impulsi di amore da parte della società attorno a noi.
    Una società deprivata dell’amore in tutte le manifestazioni della vita sociale è una società destinata a produrre persone depresse.

    Quello che dico può essere compreso ancora meglio se vediamo cosa succede nel rapporto tra depressione e amore.
    La persona depressa spesso trova nell’amore una valvola di sfogo. Con l’amore la persona rinasce, si sente viva ha di nuovo voglia di fare e si rialza. La cosa non dura in eterno, perché prima o poi l’equilibrio si rompe, e quando l’amore finisce la persona torna in depressione per poi rialzarsi quando si innamora di nuovo. Per non parlare poi delle catastrofiche conseguenze che conseguono alla morte di un figlio o del partner; si tratta di eventi che se non sono accompagnati da una fortissima spiritualità possono distruggere per sempre una persona media.

    Perché succede questo?

    Perché l’amore è forza creativa. Una delle migliori definizioni dell’amore che ho trovato è quella di Daniel Givaudan, secondo cui l’amore è quando saresti disposto a dare la vita per l’oggetto del tuo amore: è amore se sento di poter dare la mia vita per ciò che suscita in me.

    Grazie all’amore per una persona, quindi, il depresso si rialza e sembra apparentemente guarito dalla depressione.

    Anche l’amore per un figlio, per un animale, o per qualsiasi altra cosa, hanno spesso gli stessi effetti. Non a caso molte persone depresse trovano poi il loro equilibrio nella famiglia e si sentono realizzati quando devono occuparsi di un figlio e/o del partner, trovando così un certo bilanciamento.

    Una straordinaria passione per un’arte o per una professione sono spesso dei compensativi ad una depressione in altri campi della vita. Anche qui, è l’amore (questa volta per un’arte o una professione) che spinge la persona ad alzarsi e andare avanti.

    Perché la persona sia sana e veramente felice, però, non è sufficiente amare una persona o la propria famiglia. L’amore deve essere completo e totale, e comprendere l’amore per se stessi, per il proprio lavoro, per il proprio ambiente.

    Iniettando l’amore nelle attività quotidiane scomparirebbe la depressione.

    La differenza tra una persona schiava della società e a rischio di depressione, una persona che ha la passione per quello fa, e un’altra che ha amore per se stesso e per la vita, è ben rappresentata da questo esempio: alla domanda “che lavoro fai?”, la prima risponderà “spacco pietre”, la seconda “faccio il mio lavoro”, la terza “partecipo alla costruzione di una cattedrale”.

    Come abbiamo detto in un nostro precedente articolo, la nostra società priva però di amore ogni manifestazione della vita sociale, proprio al fine di creare una massa di depressi. E non caso esistono corsi di laurea e scuole di ogni tipo, di cucina, di cucito, di modellismo, di apicoltura, in psicologia equina, di management del golf, di origami; ma sono rarissimi i corsi fondamentali, come potrebbero essere dei corsi di felicità e di approccio sistematico alla vita (che solo da qualche anno hanno preso timidamente piede).

    Scrive Osho, infatti, che la società in cui viviamo non può permettersi la felicità, perché in una società di persone felici non potrete mandare la gente in guerra, non la potrete costringere a lavori umilianti, non la potrete corrompere. Se la gente diventasse felice, la società cambierebbe, e gli equilibri del potere dovrebbero spostarsi.
    Pensiamoci un attimo. I militari si rifiuterebbero di andare in guerra ad uccidere altre persone e rischiare loro stessi di essere uccisi; una persona felice come potrebbe essere convinta ad andare in terra straniera a rischiare la vita per un ideale inesistente? Per costringerla occorre prima toglierle le principali fonti di felicità e poi convincerla che può trovare una compensazione alla sua insoddisfazione andando in guerra.
    Se la gente fosse felice non si suiciderebbe per i debiti; capirebbe che il debito altro non è che una cifra iscritta sul pc di un’amministrazione o di una banca, che non impedisce al debitore di amare, di gioire della presenza degli altri, di divertirsi; si suicida chi fa della sua attività economica il fine ultimo della sua esistenza, in mancanza di altri fini e di altre fonti di felicità.
    Se la gente fosse felice non cadrebbe neanche in depressione per amore; un amore finito porta alla depressione chi ha, come unica fonte della sua felicità, il rapporto con l’altro, per aver dimenticato se stesso e il mondo attorno.

    Per questo motivo, per avere una massa di persone pronte a fare qualsiasi cosa in cambio di soddisfazioni inesistenti, la nostra società si fonda sull’infelicità e sulla depressione, innescando un circuito vizioso, inutile e distruttivo, ben riassunto nella famosa frase: “lavoriamo per avere soldi, per poter avere altri soldi che non ci appartengano, con cui comprare cose che non ci servono, per impressionare persone che non ci interessano”.
    E chi ci governa ha cura di togliere l’amore da quasi tutto quello che facciamo, in particolare dal lavoro e dalle attività professionali, ma poi anche da tutte le altre manifestazioni della vita quotidiana.
    La nostra società deve quindi basarsi sull’infelicità per poter andare avanti così come è.

    4. Come reagire alla depressione.

    La depressione è quindi tutto quello che abbiamo descritto fin qui.
    Una reazione sana ad una società malata.
    Una reazione della mente per evitare danni maggiori.
    Ed è la logica conseguenza della sottrazione dell’amore dall’arte, dalla cultura, dal mondo lavorativo, dalla religione, e da ogni aspetto della società in cui viviamo.

    Per reagire alla depressione non bisognerebbe agire sui sintomi, con i farmaci, o stimolandosi semplicemente a fare delle attività per tenersi occupati.
    Sono necessarie invece varie fasi:
    – conoscere la società in cui viviamo, conoscere i suoi meccanismi e i suoi fini;
    – conoscere noi stessi, il funzionamento della nostra anima, della mente, e del fisico;
    – iniziare a praticare tecniche per entrare in armonia con noi stessi e con il mondo.

    Il fare sarà una conseguenza naturale di tutti questi passaggi; la persona, comprendendo se stesso e il mondo, e collocando adeguatamente se stesso nel mondo, inizierà a fare le cose, e a farle con amore. Cioè inizierà a vivere.

    Si ha un bel cercare ogni causa biologica o medica ai mali dell’uomo: la vera causa è altrove, ed è nella perdita di significato della propria esistenza. Ritrovando il significato della propria esistenza e di quella altrui, si può tornare ad essere felici, disinnescando tra l’altro alla base il sistema di potere su cui si fonda il sistema creato dagli “Illuminati”.

    fonte: http://paolofranceschetti.blogspot.it/2013/05/la-depressione-e-lamore-la-depressione_12.html


    Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
    - Franco Battiato

    #49211

    Anonimo

    Quanto di + vero.
    Ottimo Inneres, grazie del post.

    Avevo letto articoli interessantissimi sul sito disinformazione.it, se li trovo li linko.


    #49212
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Inneres non avevo mai letto in questa chiave il problema della depressione. Solo che io mi domando, se uno lavora e anzi deve lavorare come fa a rispondere al bisogno del corpo e dell'anima ritirandosi in uno stato di depressione. Non può, ed ecco che le pillole aiutano ad andare avanti, illudendosi di fare una cura invece.
    Molto interessante questo articolo, grazie :K:


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #49213
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Saltate tutto quello che è scientifico…ma il resto è molto molto interessante.
    http://evonutrizione.wordpress.com/tag/prozac/
    Siccome per la mia fibromialgia mi hanno prescritto prozac e io ho una paura terribile di questo tipo di farmaci, ho cercato qualcosa di naturale e ho trovato 5-HTP

    Giovani e disperati: ecco la generazione Prozac
    Archiviato in: Biochimica, Farmaci, Stili di vita 18 agosto 2010

    A dodici anni Alice ha iniziato a dire no a voce alta. I piatti restavano lì, un boccone mandato giù con enorme fatica e poi lacrime. Come una pianta che decide di eliminare le foglie inutili così lei aveva un progetto da portare fino in fondo: eliminare il suo doppio, uccidere la bambina ideale, smarcarsi da quell’immagine che i genitori avevano costruito, rinascere con un corpo nuovo, lontano finalmente da quel falso sé. Un percorso al contrario, dove vince chi perde. E quando perdi davvero, muori. A colpi di rinunce e silenzi Alice è diventata anoressica.
    In terza elementare Marco ha smesso di volere andare a scuola. Così, all’improvviso. Non aveva litigato con i compagni, le maestre gli davano sempre buoni voti. Eppure ad un certo punto un meccanismo oscuro ha avuto il sopravvento. Di notte erano solo incubi e brutti sogni, il buio lo divorava, il silenzio assordante lo costringeva a scappare nel lettone dalla mamma, ogni invito a una festa era ansia da abbandono. Marco doveva fare i conti con una mamma da cui non era mai riuscito a staccarsi.
    IL FENOMENO
    Alice e Marco sono numeri. In Italia 1 adolescente su 100 è sotto farmaci antidepressivi. Si parla di almeno 30mila casi. Il 10 per cento dei ragazzi tra i cinque e i sedici anni ha problemi di relazione. Ma sono cifre sottostimate; sul fondo restano innumerevoli casi ignorati. Sono i grandi numeri di una generazione tradita, di bambini e adolescenti depressi, che restano ai margini, chiusi nella loro stanza, che non cercano il rapporto con gli altri, afflitti da problemi affettivi, sopraffatti da una famiglia che si scioglie sotto i loro occhi, identità frammentate, complicate, smoccicate. Un allarme che pesa su tutto l’Occidente. Scrive il Time: «I bambini inglesi sono malati, i casi di depressione sono in continua crescita». Tra il 1991 e il 2001 il numero di minori a cui sono stati prescritti antidepressivi è cresciuto del 70 per cento. Tra loro 35mila sono sotto prozac. Dal 1950 ad oggi il numero dei suicidi in Europa tra gli adolescenti è quadruplicato. Il mal di vivere è diventata la malattia più insidiosa per i bambini. Quella che viene fuori così, sbuca inattesa, e ha la meglio su tutto. Più furba dei vaccini, degli antibiotici, delle pomate. È il male oscuro che insidia i figli di una società ricca, tronfia, opulenta. Un colpo di tosse e due cucchiai di sciroppo; un raffreddore e un paio di pillole; scarso rendimento scolastico fosforo e vitamine.
    ZONE A RISCHIO
    In tutta Europa la depressione è diventata la quinta causa di malattia. Le terre del Nord sono più a rischio, e questo vale anche per il nostro Paese. Il male oscuro si declina sempre più al femminile, insidia bambine e ragazze. E l’età è in discesa. Il quotidiano Times parla di una generazione infelice, una generazione di depressi. Non è gioventù bruciata. Non c’è fuoco. Non c’è carne. Non è lost generation. Non è perduta. Non si è mai trovata. Non è assopita. Non è macera e non è neppure stanca di guardare. Molto più semplicemente vede nero, fatica a vivere.
    Il professor Francesco Montecchi si occupa di neuropsichiatria da 40 anni. Ha passato una vita al Bambin Gesù di Roma e di bambini chiusi in una brutta favola ne ha visti troppi. Qualche mese fa è andato in pensione, lasciando il posto di primario.
    «Sono passati tanti anni e ho assistito a un cambiamento di patologie e cure. Un tempo i bambini di depressione morivano. In molti casi la depressione era causata dai lunghi periodi passati in ospedale. Questo ora non accade più. Ma è aumentato il numero di bambini infelici, con disagi forti. La causa, purtroppo, quasi sempre si trova in famiglia. Tanti pazienti sono figli unici. Le aspettative su di loro sono altissime. Genitori iperprotettivi, che idealizzano il figlio e spostano su di lui tutte le loro ambizioni frustrate. A quel punto è facile avere un caso di bimbo affetto da ansia di prestazione. Ma attenzione, non bisogna entrare nell’errore di colpevolizzare il sistema, perché sarebbe solo una scorciatoia. Il temperamento del ragazzo e le caratteristiche individuali sono la causa scatenante. Il nostro compito è dare al paziente gli strumenti per tutelarsi».
    Qualcosa nel mondo dei minorenni è saltato. È un problema di punti cardinali. Non è facile navigare senza stelle. Il bambino è nudo. Il sesto rapporto Iard, l’istituto di ricerca che dal 1983 traccia l’identikit della questione giovanile, parla di crisi di identità e di orizzonti piatti. Il buco nero è la conseguenza: «È un fenomeno relativamente nuovo e quindi complicato da gestire. Nella maggior parte dei casi, davanti ad un bambino che presenta disturbi emotivi, il medico di famiglia prescrive antidepressivi – spiega Maurizio Bonati, ricercatore farmacologo dell’Istituto Mario Negri di Milano. Un atteggiamento pericoloso.
    L’USO DEI FARMACI
    Ci sono medici che iniziano a dare prozac a bimbi di 5 anni». La diagnosi è difficile da fare, i segnali trasmessi dai più piccoli non sono gli stessi che inviano gli adulti. È solo a partire dagli otto anni che il pensiero diventa astratto e il bambino riesce ad avere una capacità introspettiva. Bonati non crede alla chimica dei miracoli: «Il farmaco elude semplicemente il problema, Dare pillole è la strada più semplice, quella che garantisce risultati più immediati, che smorza gli effetti e nasconde i sintomi. Ma è solo questione di tempo. I segni non si eliminano, si cancellano solo temporaneamente». Si gioca con la vita. Il cervello dei bambini è in fase di sviluppo e i farmaci interferiscono proprio con le funzioni cerebrali. «Occorre un gioco di innesti, servono terapie psicologiche, sedute, maggiore interazione tra le competenze. Le pillole invece sono la strada facile. Alle famiglie non costa niente perché sono a carico del servizio sanitario, farmaci integralmente rimborsati. Ma è chiaro che alla lunga un sistema meno miope potrebbe far risparmiare una spesa pubblica di oltre otto miliardi per la depressione».
    La vecchia Generazione X ha ormai 40 anni. Erano gli adolescenti degli anni 80. Sono cresciuti in un Novecento che si stava sgretolando, sommerso dal fallimento delle masse e delle ideologie. Ora sono genitori e cercano di ricostruire qualcosa nel vuoto delle macerie ereditate dai loro padri. Ai loro figli non possono dare certezze, perché non ne hanno neppure loro. Non possono dare regole, sono saltate. Si aggrappano ai residui di un’etica ballerina, confusa in una notte in cui tutte le vacche sono nere.
    Articolo di Manila Alfano
    Il Giornale 9 luglio 2007
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    Monografie: il 5-HTP
    Archiviato in: Aminoacidi e derivati 18 aprile 2010
    Cos’hanno in comune la depressione (in particolar modo l’agitazione, l’ansietà, l’irritabilità) l’alcolismo, gli attidi violenza, l’obesità, il gioco d’azzardo compulsivo, l’insonnia, la fame di carboidrati, i disordini affettivi stagionali e l’emicrania?
    Queste disparate condizioni possono essere tutte manifestazioni di una carenza di serotonina a livello cerebrale come ha dimostrato una serie di ricerche psicologiche condotte negli ultimi 30 anni.
    La serotonina è uno dei 10 maggiori neurotrasmettitori cerebrali; esistono anche circa 100 neurotrasmettitori minori. Queste sostanze sono usate dalle cellule nervose per comunicare fra loro. Sono stati stimati da 10 a 100 miliardi di neuroni nel cervello umano e ognuno di essi può essere connesso a migliaia di altri. In questa mastodontica interconnessione neurologica, i neuroni non sono incollati l’un l’altro ma esiste un piccolissimo spazio tra loro chiamato spazio sinaptico. Quando una corrente elettrica attraversa il neurone, esso rilascia un pacchetto di neurotrasmettitori che sono contenuti nelle vicinanze di questo solco. Quindi i neurotrasmettitori sono diffusi nello spazio sinaptico e liberi di legarsi a recettori sulla sponda opposta del neurone adiacente. Quando un numero sufficiente di neurotrasmettitori si lega ai propri recettori, il neurone è stimolato a far partire una nuova scarica elettrica che si propaga lungo la sua membrana fino alla successiva sinapsi ripetendo il processo con i neuroni ai quali è connesso a sua volta. I neuroni usano l’elettricità per propagare un segnale lungo la struttura della loro rete ma usano neurotrasmettitori chimici per compiere il salto tra un neurone e l’altro.
    Quando il numero di neurotrasmettitori che si propagano nella sinapsi è inadeguato per attivare il neurone a valle vari circuiti neuronali saranno sotto- o iper- attivi a causa della mancanza di comunicazione tra le cellule nervose.
    Studi condotti sull’uomo e animali hanno dimostrato che i circuiti nervosi che utilizzano la serotonina, promuovono il senso di benessere, la calma, il sentirsi sicuri, il rilassamento, la confidenza e la concentrazione. Questi circuiti serotoninergici (che usano serotonina) aiutano, inoltre, a controbilanciare la tendenza di dopamina e noradrenalina a stimolare sovraeccitazione, paura, rabbia, tensione, aggressività, violenza, azioni ossessivo compulsive, ansietà, e disturbi del sonno. Sfortunatamente la neuroscienza ha anche scoperto che molte persone soffrono di vari livelli di carenza di serotonina nel cervello, che producono problematiche mentali, emozionali e per lo stile di vita. Per capire perché la carenza di serotonina stia diventando sempre più comune nella società moderna è necessario dare uno sguardo a come il cervello produce la serotonina stessa.
    Le funzioni della serotonina
    La serotonina (chiamata anche 5-HT), la dopamina e la noradrenalina sono i tre principali neurotrasmettitori. Sono tutti formati a partire da uno specifico aminoacido. La serotonina deriva dal triptofano, mentre la dopamina e la noradrenalina dalla tirosina. Diversamente dalle cellule non cerebrali come le piastrine e alcune cellule interstiziali dell’intestino che producono e usano la serotonina, tutta quella usata dal cervello deve essere prodotta dai neuroni stessi. A causa della presenza della barriera ematoencefalica, la serotonina non può essere “importata” tramite il torrente circolatorio sistemico. La barriera ematoencefalica serve da protezione contro le tossine che possono arrivare al cervello ma la protezione ha un prezzo cioè anche le molecole benefiche necessarie al cervello, come aminoacidi, sono limitate nel loro accesso. I nutrienti sono trasportati attraverso la barriera ematoencefalica da molecole trasportatrici come “passeggeri su un autobus”. Ciò crea un collo di bottiglia per la serotonina che non può passare la barriera ma il suo precursore, il triptofano, deve condividere il trasportatore con altri 5 aminoacidi: leucina, isoleucina, valina, tirosina e phenilalanina. In una dieta normale, basata su proteine animali o vegetariana, il triptofano è il meno rappresentato dei 20 aminoacidi. Il rapporto con gli altri è di circa 8:1 in questa competizione per assicurarsi il trasporto attraverso la barriera nel cervello. Seguendo una dieta alta in proteine, col fine di aumentare la propria quota di triptofano assunta provoca solamente un aumento della competizione. Ironicamente, l’unica strategia che aumenta i livelli di triptofano nel cervello è quella di mangiare grandi quantità di carboidrati e poche proteine. Quando grandi quantità di carboidrati sono assunti con la dieta, il corpo secerne molta insulina per ridurre la glicemia. L’insulina fa captare ai tessuti dal sangue anche i 5 aminoacidi che competono col triptofano per il passaggio nel cervello permettendo a tutto il triptofano di passare la barriera.
    Questa strategia è applicata istintivamente e praticata da tantissime persone che mangiano grandi quantità di carboidrati come dolci, torte, biscotti, pane, patate, gelati ecc. quando si sentono stressate, depresse o ansiose. L’aumento di serotonina nel cervello provoca una riduzione dell’eccitazione e dello stato d’ansia, promuove (temporaneamente) uno stato di benessere e sicurezza. Comunque questa strategia ha un prezzo: la stessa insulina che aumenta i livelli di serotonina nel cervello aumenta anche la conversione dei grassi, dei carboidrati e degli aminoacidi captati dal sangue in depositi adiposi!
    Questa è la connessione tra fame di carboidrati/obesità e serotonina.
    Triptofano Vs. 5-HTP
    Negli anni ’70, l’industria del cibo sano americana iniziò a fornire un modo alternativo per fornire più triptofano al cervello: integrazione di triptofano. Molte persone sperimentarono che 500-3000mg di triptofano supplementare al giorno davano un sollievo alla depressione, PMS, insonnia e disordini ossessivo compulsivi. Nel 1989 la FDA rimosse il triptofano del mercato alimentare americano a causa dell’aumento di mialgia eosinofila causata da una singola partita di triptofano contaminato di un fornitore giapponese.
    E’ generalmente accettato come dato che solo l’1% o meno del triptofano derivante da dieta/integrazione arriva al cervello, il resto è utilizzato per creare varie proteine nel corpo, in parte è convertito in vitamina B3 al costo di 60mg di triptofano per 1 di B3, in parte è convertito da altre cellule in serotonina per il loro bisogno e una piccola parte è catabolizzata attraverso il ciclo della kyneurenina. Un enzima epatico, il triptofano pirrolase, converte il triptofano in kyneurenina, che successivamente è convertita in idrossikyneurenina (3-OH-K), acido xanturetico (XA) e acido idrossiantranilico (3-OH-AA) per l’escrezione urinaria. Sfortunatamente il 3-OH-K, la XA e il 3-OH-AA sono tutte cause di danno epatico e cancro alla vescica. Non è un caso che la natura abbia fatto si che il triptofano sia l’ultimo aminoacido della nostra dieta. Esistono due fattori che aumentano significativamente l’attività della pirrolase, stimolando drammaticamente la produzione di questi metaboliti tossici:
    Il primo è l’ormone dello stress, il cortisolo. Il cortisolo prodotto dalle ghiandole surrenali, è rilasciato in risposta ad intermittenti fattori stressanti dai quali non possiamo ne scappare ne possiamo combattere. Il cortisolo è elevato in presenza di depressione, insonnia, e obesità condizioni per le quali il triptofano sarebbe utile. Le persone che assumono triptofano mentre è elevato il loro livello di cortisolo, per avere un piccolo extra di serotonina cerebrale subiscono un drammatico aumento dei livelli delle tossine 3-OH-K XA e 3-OH-AA.
    Il secondo fattore è lo stesso aumento di apporto di triptofano. Il ciclo della kymeurenina è il maggior passaggio catabolico per il triptofano nel corpo umano, e maggiore è l’apporto di triptofano, maggiore è l’attività della pirrolase, ciò spiega perchè gli studi condotti sull’effetto del triptofano hanno evidenziato un efficacia maggiore per dosaggi contenuti rispetto a dosaggi maggiori.
    [color=#ff0000]Fortunatamente, esiste un alternativa sicura, naturale ed efficace sia al triptofano che ai farmaci potenzianti la serotonina come il Prozac, che è stato studiato per 25 anni ed è disponibile come integratore.
    Questa sostanza è il 5-idrossitriptofno (5-HTP). Il 5-HTP non è prodotto dalla fermentazione batterica (come invece si ottiene il triptofano) ne è di sintesi chimica ma è estratto da i semi della pianta Griffonia simplicifolia.[/color]
    La conversione del triptofano in serotonina
    Quando i neuroni convertono il triptofano in serotonina, essi utilizzano prima un enzima vitamina B3 dipendente per convertire il triptofano in 5-HTP. Un enzima vitamina B6 dipendente è invece necessario per convertire il 5-HTP in serotonina. Come Zmilacher ha annotato: “ci sono svariati vantaggi nel considerare il 5-HTP, piuttosto che l’L-triptofano, essere il maggior determinante nell’elevare i livelli cerebrali di serotonina: il 5-HTP non viene degradato dalla pirrolase in kyneurenina, inoltre supera più efficientemente la barriera ematoencefalica”. In aggiunta, va sottolineato che il 5-HTP non è incorporato nelle proteine come invece accade al triptofano, ne il 5-HTP è impiegato per la sintesi di vit. B3. Quindi paragonando il 5-HTP al triptofano, il primo ha un efficacia chirurgica mirata ad aumentare i livelli di serotonina nel cervello.
    L’enzima L-aromatic aminoacido decarbossilase (L-AAD) è situato fuori dal cervello e la sua attività è particolarmente spiccata nel fegato, reni e nell’epitelio intestiinale. L-AAD può convertire il 5-HTP in serotonina che non può però attraversare la barriera ematoencefalica come abbiamo detto. Quindi solo il 5-HTP che effettivamente raggiunge il cervello è utilizzabile per aumentare le riserve di serotonina cerebrale. Per questa ragione, in alcuni studi che hanno valutato il 5-HTP, sono stati impiegate sostanze chiamate inibitori della decarbossilase periferica (PDIs) – generalmente queste sostanze impiegate sono la carbidopa e la benzaseride. PDIs prevengono che il 5-HTP sia convertito in serotonina fuori dal cervello ad opera della L-AAD. Comunque molti studi hanno avuto risposte posetive dall’impiego di 5-HTP anche senza i PDIs che sono farmaci di prescrizione e possono causare effetti collaterali. Takahashi e al. Hanno ottenuto risposste positive in 8 pazienti depressi su un campione di 24 con l’impiego di 300mg di 5-HTP al giorno senza PDIs. Uno studio in doppio cieco, con placebo condotto nel 1992 ha riportato eccellenti risultati nel trattamento dell’obesità utilizzando 900mg di 5-HTP al giorno senza l’impiego di PDI, con minimi effetti collaterali. Zmilacher e al. trattarono un ugual numero di pazienti depressi usando 5-HTP, un gruppo con e un gruppo senza PDI. Lo studio non dimostrò nessuna differenza nell’efficacia tra i due trattamenti. Comunque, il gruppo 5-HTP + PDI manifestò il doppio degli effetti collaterali del gruppo con solo il 5-HTP. Le conclusioni furono: “…non ci sono evidenze di una maggior efficacia nell’associazione di benserazide e 5-HTP. Una revisione di studi su questo argomento ha rivelato che il 5-HTP somministrato da solo è più efficace (249 su 389 pazienti, 64%) che la combinazione con PDI (93 su 176 pazienti 52,9%).. Poeldinger e al trattarono pazienti depressi ripeterono lo stesso esperimento usando come PDI la fluvoxamina, un farmaco simil-Prozac usato in Europa. I risultati dimostrarono anche in questo caso una maggior efficacia del solo 5-HTP piuttosto che l’associazione con PDI che comunque provocò maggiori effetti collaterali. Annotarono che: “Rispetto alla tollerabilità e sicurezza il 5-HTP si è dimostrato superiore alla fluvoxamina che provoca comunque effetti collaterali più severi…Il nostro studio…conferma fortemente l’efficacia del 5-HTP come terapia antidepressiva.”
    Prozac
    In una società in cui il libro “La pillola della felicità” (titolo inglese “Listening to Prozac”) è stato un mega-bestsellers, qualcuno potrebbe considerare ancora gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), quali il Prozac appunto, il gold standard terapeutico nella gestione della sindrome da carenza di serotonina, nonostante lo studio di Poeldinger abbia dimostrato la superiorità del 5-HTP sulla fluvoxamina (un SSRI). Uno studio di Risch e Nemeroff ha dimostrato che nonostante il successo con l’uso di SSRI (sorvolando i frequenti effetti collaterali e a volte gravi) nel trattamento di pazienti depressi, resta, come fattore limitante l’efficacia, l’adeguata produzione di serotonina a partire dal 5-HTP nel cervello. Gli SSRI lavorano in effetti sulla conservazione della già esistente serotonina cerebrale, trattenendone una quantità maggiore nello spazio sinaptico tra i neuroni. Gli SSRI provocano questo prevenendo la degradazione enzimatica nella sinapsi della serotonina. “…i pazienti depressi sono stati sottoposti a diete povere di triptofano associate ad alte dosi di aminoacidi che competono per il trasporto attraverso la membrana ematoencefalica… in questa situazione i pazienti depressi che ricevevano una terapia con SSRI permanevano in una condizione stabilmente grave, una volta aggiunta l’integrazione con 5-HTP i pazienti hanno prontamente recuperato…”
    I numerosi studi positivi pubblicati sugli effetti del 5-HTP mostrano che esso, aumentando naturalmente i livelli di serotonina nel cervello, possono alleviare i sintomi della sindrome da carenza di serotonina senza alcun utilizzo di farmaci SSRI. Lo studio di Risch e Nemeroff dimostra in maniera eloquente che il successo degli SSRI è strettamente dipendente dalla capacità, da parte del cervello di sintetizzare adeguate quantità di serotonina (sia a partire dal triptofano che dal 5-HTP), e che la produzione di serotonina cerebrale è la variabile limitante alla base del successo degli SSRI.
    Ora ponetevi la domanda: “qual’è la scelta terapeutica più logica: 5-HTP o SSRI?
    Riferimenti:
    1. K. Zmilacher, et al. L-5-Hydroxytryptophan Alone and in Combination with a Peripheral Decarboxylase Inhibitor in the Treatment of Depression. Neuropsychobiology. 1988; 20: 28-35.
    2. W. Byerley, et al. 5-Hydroxytryptophan: A Review of Its Antidepressant Efficacy and Adverse Effects. J Clin Psychopharmacol 1987; 7: 127-37.
    3. S. Risch and C. Nemeroff. Neurochemical Alterations of Serotonergic Neuronal Systems in Depression. J Clin Psychiatry. 1992; 53: 3-7.
    4. W. Poeldinger, et al. A Functional-Dimensional Approach to Depression: Serotonin Deficiency as a Target Syndrome in a Comparison of 5 -Hydroxytryptophan and Fluvoxamine. Psychopathology. 1991; 24: 53-81.
    5. H. van Praag. Management of Depression with Serotonin Precursors. Biol Psychiatry. 1981; 16: 291-310.
    6. S Takahashi, et al. Effect of L-5-Hydroxytryptophan on Brain Monoamine Metabolism and Evaluation of Its Clinical Effect in Depressed Patients. Psychiat Res 1975; 12: 177-87.
    7. R. Kahn and H. Westenberg. L-5-Hydroxytryptophan in the Treatment of Anxiety Disorders. J Affect Disord, 1985; 8: 197-200.
    8. V. Linnoila and M. Virkkunen. Aggression, Suicidality, and Serotonin. J Clin Psychiatry. 1992; 53: 46-51.
    9. L. Buydens-Branchey, et al. Age of Alcoholism Onset. II. Relationship to Susceptibility to Serotonin Precursor Availability. Arch Gen Psychiatry. 1989; 46: 231-36.
    10. J. Wurtman. Carbohydrate Craving, Mood Changes and Obesity. J Clin Psychiatry. 1988; 49: 37-39.
    11. C. Cangiano, et al. Eating Behavior and Adherence to Dietary Prescriptions in Obese Adult Subjects Treated with 5-Hydroxytryptophan. Am J Clin Nutr 1992; 56: 863-7.
    12. D. Murphy et al. Obssessive-Compulsive Disorder as a 5-HT Subsytem -Related Behavioral Disorder. Bri J Psychiatry. 1989; 155: 15-24.
    13. C. Maurizi. The Therapeutic Potential for Tryptophan and Melatonin: Possible Roles in Depression, Sleep, Alzheimers Disease and Abnormal Aging. Med Hypoth. 1990; 31: 233-42.
    14. G. DeBenedittis and R. Massei. 5-HT Precursors in Migraine Prophy laxis: A Double-Blind Cross-Over Study with L-5-Hydroxytryptophan versus Placebo. Clin J Pain. 1986; 3: 123-29.
    15. J. Robertson and T. Monte. Natural ProzacLearning to Release Your Bodys Own Anti-Depressants. San Francisco: Harper; 1997.
    16. A. Gaby. B6The Natural Healer. New Canaan: Keats: 1984.
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    18. P. Hartvig et al. Pyridoxine Effect on Synthesis Rate of Serotonin in the Monkey Brain Measured with Positron Emission Tomography. J Neural Trans. 1995; 102: 91-7.
    19. K. Dakshinamurti, et al. Influence of B Vitamins on Binding Properties of Serotonin Receptors in CNS of Rats. Klin Wochenschr. 1990; 68: 142-45.
    20. M. Jacobsen, et al. Cardiac Manifestations in Mid-gut Carcinoid Disease. Eur Heart J. 1995; 16: 263-68.
    21. Y. Hoshino, et al. Serum Serotonin Levels of Normal Subjects in Physiological State and Stress Conditions. Jpn J Psychosom Med. 1979; 19: 283-93.
    22. H. van Praag. Central Monoamine Metabolism in Depressions. I. Serotonin and Related Compounds. Compreh Psychiatry. 1980; 21: 30-43.
    23. T. Li Kam Wa, et al. Blood and Urine 5-Hydroxytryptamine [Serotonin] Levels after Administration of Two 5-Hydroxytryptophan Precursors in Normal Man. Bri J Clin Pharmacol. 1995; 39:327-29.
    24. G. Huether, et al. The Metabolic Fate of Infused L-Tryptophan in Men: Possible Clinical Implications of the Accumulation of Circulating Tryptophan and Tryptophan Metabolites. Psychopharmacol (Germany). 1992; 109: 442-32.
    25. K. Tornebrandt, et al. Heart Involvement in Metastatic Carcinoid Disease. Clin Cardiol. 1986; 9 (1).
    26. R. Arora and R. Warner. Do Indole Markers Predict Carcinoid Heart Disease? Chest. 1986; 90: 87-9.
    27. M. Werbach. Nutritional Influences on Illness, 2nd ed. Atherosclerosis, 57-102. Tarzana, CA: Third Line Press; 1996.
    28. P. Turlapaty and B. Altura. Magnesium Deficiency Produces Spasms of Coronary Arteries: Relationship to Etiology of Sudden Death Ischemic Heart Disease. Science. 1980; 208: 198-200.


    5HTP per la depressione e l'ansia

    Depressione può essere una vita alterando e la condizione mentale di furto di gioia, se non trattato di sinistra. Certo, tutti otteniamo “the blues” tanto, ma quando la depressione diventa persistente o si insinua nelle nostre vite più spesso di quanto siamo a suo agio con, è il momento di iniziare la ricerca di alcune possibili soluzioni.

    C'è in realtà un poco costoso aminoacido chiamato 5htp, che possono contribuire ad alleviare non solo depressione, ma è anche il cugino vicino, ansia. Ansia e depressione tendono ad andare di pari passo come si alimentano a vicenda, e quando si cerca di alternative naturali per contribuire ad alleviare la depressione, spesso volte un buon rimedio aiuterà anche a calmare l'ansia.

    Il fatto che la gente è stanca dei gravi effetti collaterali associati con comuni antidepressivi farmaceutici ha portato a cercare le opzioni naturale, meno capaci di interferire. Parte di disappunto con farmaci convenzionali depressione è che molti degli antidepressivi convenzionali sul mercato sono crivellati di effetti collaterali indesiderati.

    Aggiungete a ciò il fatto che il paziente medio deve prendere 3 diversi tipi di antidepressivi per trovare quale lavora per loro, e farmaceutica trattamento della depressione diventa ancora meno stimolante della fiducia dei consumatori.

    Uno dei trattamenti alternativi per la depressione che sta guadagnando in notorietà è in realtà un supplemento di sporcizia a buon mercato che può essere acquistato al più negozi di alimentari di salute. 5HTP è molto conveniente ed è un buon integratore per provare se si soffre di attacchi occasionali di lieve depressione e ansia.

    Forse più conosciuto nei circoli di medicina alternativa ed erbe come un aiuto grande sonno e anti aiuti ansia, molti sono anche trovare conforto da loro depressione 5htp.

    5HTP è semplicemente un amminoacido composto che è fatto dal corpo da una sostanza chimica chiamata triptofano, che è quella sostanza chimica calma che si mette a dormire dopo aver mangiato una cena di tacchino. Questo a sua volta crea che tutti i più importanti umore migliorando la chimica della serotonina.

    5HTP svolge anche un ruolo nell'aiutare la melatonina produrre del corpo, che è l'ormone di “sonno” naturale del corpo che viene rilasciato durante la notte. Tuttavia, 5htp molto di più di rilassarvi. È stato trovato ad per essere un ottimo regolatore naturale dell'umore, reggispinta ansia e persino un appetito suppressant in molti casi.

    L'effetto collaterale di appetito soppressione ha senso, considerando i mangiatori di abbuffata e pazienti bulimici disturbo in genere hanno livelli di serotonina basso. È stato segnalato anche per aiutare le persone con disturbi del nervo iperattiva chiamato fibromialgia, che è anche stata provvisoriamente associato con un deficit di serotonina.

    Come potete vedere, 5htp può essere abbastanza utile supplemento per diversi problemi di salute e benessere, non solo per il miglioramento dell'umore.

    Se stai pensando di provare questo supplemento di 5htp come un modo per aiutare la facilità occasionali depressione e ansia, ci sono alcune cose che si desidera prendere in considerazione. È importante leggere il contrassegno se dovrebbe soffrono di altri disturbi come la malattia di cuore, o se siete già sui farmaci antidepressivi, come può avere controindicazioni che è necessario essere a conoscenza.

    Anche essere consapevoli che quando a partire da 5htp, si dovrebbe iniziare con un basso dosaggio e funzionare il vostro senso se trovate che non funziona per voi. Maggior parte delle persone che si prendono con successo dire che essi prendano la loro prima dose in mattinata, una seconda dose nel mezzo della giornata e un terzo alla fine della giornata. In questo modo, c'è un comunicato coerenza dello stato d'animo stabilizzante effetti per tutta la giornata.

    Ci sono alcuni effetti secondari conosciuti di 5htp che si dovrebbe anche essere a conoscenza. Anche se un trattamento è naturale, non è senza potenziali effetti collaterali. Naturalmente, questi variano a persona e non può verificarsi in tutti uno o l'altro. I potenziali effetti collaterali di 5htp sono nausea, vertigini, sonnolenza iniziale e diarrea. Reazioni allergiche sono sempre una considerazione con qualsiasi rimedio alle erbe, naturale o medico, in modo da essere consapevoli di ascoltare il tuo corpo quando prima partendo.
    http://mentale-salute.blogspot.it/2011/06/5htp-per-la-depressione-e-l.html


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #49214
    InneresAuge
    InneresAuge
    Partecipante

    [quote]
    Saltate tutto quello che è scientifico…ma il resto è molto molto interessante.
    http://evonutrizione.wordpress.com/tag/prozac/
    Siccome per la mia fibromialgia mi hanno prescritto prozac e io ho una paura terribile di questo tipo di farmaci, ho cercato qualcosa di naturale e ho trovato 5-HTP
    [/quote]

    L'hai provato? Richiede una prescrizione medica?
    Grazie… 🙂


    Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
    - Franco Battiato

    #49215
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    [quote1370704723=InneresAuge]
    [quote]
    Saltate tutto quello che è scientifico…ma il resto è molto molto interessante.
    http://evonutrizione.wordpress.com/tag/prozac/
    Siccome per la mia fibromialgia mi hanno prescritto prozac e io ho una paura terribile di questo tipo di farmaci, ho cercato qualcosa di naturale e ho trovato 5-HTP
    [/quote]

    L'hai provato? Richiede una prescrizione medica?
    Grazie… 🙂
    [/quote1370704723]
    No Inneres, l'ho già comprato e preso. Sto prozac mi faceva solo dormire e dentro mi sentivo diversa…

    Da oggi praticamente ho iniziato a prenderlo e ho letto anche questo commento su un forum.
    Sono arrivato su questo forum per caso perchè ero incuriosito di leggere le esperienze di altre persone in merito all'uso del 5htp.
    Ti dico subito che sono più di due mesi che lo prendo.
    Il motivo per cui ho iniziato è stato come alternativa naturale a quello schifo di Lexotan che ho comprato e nemmeno aperto (sono contrario all'uso delle benzodiazepine e a tutti gli psicofarmaci più generale). Ho attraversato un periodo di forte stress per motivi lavorativi e quindi avevo proprio bisogno di un “aiutino”

    Allora, ti dico subito che ho assunto e continuo ad assumere il 5htp della Long Life.
    Non ha ALCUN effetto collaterale. Ci mancherebbe. E' un rimedio naturale niente di più.
    Io ne assumo due compresse al giorno (100 mg di principio attivo per compressa).
    Sulla confezione è consigliata l'assunzione di una sola capsula.
    Teoricamente il contenuto di ciascuna compressa non dovrebbe essere differente dal contenuto del Tript- oH (che invece è un farmaco e necessita di ricetta. http://www.torrinomedica.it/farmaci/sche…he/TRIPT-OH.asp ). La differenza sta nella concentrazione, infatti una compressa di tript-oh che pesa 100mg contiene 100mg di principio attivo. La compressa della Long Life, contenendo esclusivamente estratto di radice, raggiunge i 100 mg di principio attivo con una compressa che ne pesa 600 mg. Ripeto: la differenza tra il farmaco e l'estratto di radice sta solo nella concentrazione del prodotto.
    I quantitativi di principio attivo da assumere giornalmente variano in base al problema su cui si deve intervenire. (Leggi il foglietto illustrativo del Tript-OH sotto la voce dosaggi per capire le quantità).

    Dici bene quando parli di emicranie per carenza di serotonina. E' vero.
    Ansia, emicrania e depressione spesso hanno una radice comune: carenza di serotonina.

    Ti descrivo gli effetti che ho avvertito su di me:
    – prime due settimane dopo aver assunto una compressa, trascorse 2 orette mi veniva sonno.
    Col tempo questo effetto tenderà a scomparire.

    – sonno notturno più profondo e con meno incubi;

    – meno appetito di zuccheri (aumentando la serotonina diminuisce in automatico la fame di zuccheri. Non è un caso che quando sei “un po' giù” ti rinfocilli di dolci. Lo zucchero alza i livelli di serotonina nel sangue.);

    – buon umore;

    – mal di testa che cercavano di venire ma non si sviluppavano. Mi spiego meglio: avvertivo le classiche fitte del mal di testa che arriva, ma duravano pochi secondi e scemavano subito. Cioè capivo che il fenomeno veniva “strozzato” prima di cominciare;

    – riduzione dell'ansia.

    Attenzione però perchè se prendi la compressa adesso, gli effetti a pieno li avverti dopo parecchie ore. Cioè…. non si tratta di un farmaco antidepressivo che in 10 minuti ti tira sù. Nel caso del 5htp devono trascorrere parecchie ore prima che i livelli si alzino natualemente.

    Nel tuo caso, considerate le forti emicranie di cui parli, ti suggerirei di iniziare assumendo 2 compresse da 100 di 5htp (della Long Life) al giorno.
    Per poi salire a 3 o 4.
    Non fa male, non ci sono effetti collaterali. Non ti preoccupare. Se riesci a risolvere con rimedi naturali è molto ma molto meglio.
    Tutto ok nella sfera sessuale.
    L'estratto ha un sapore simile al fondo di caffè.

    Un saluto.
    http://www.nienteansia.it/forum/salute-e-rimedi-naturali/5htp-ho-una-certa-confusione/7826


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    #49216
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Mi ha inoltrato questa mail una mia amica…secondo me è molto interessante :yesss:

    Asociali, selettivi o disUnificati?

    Cari amici, molte persone che seguo mi confessano che non provano piu' il piacere di frequentare gli altri. Timidezza, fobia sociale, asocialità…come vogliamo chiamarla questa epidemia di demotivazione relazionale? Amici, colleghi di lavoro, conoscenti, ma anche lo stesso partner vengono vissuti con interazione inquieta, faticosa, noiosa o conflittuale.

    C'è chi prova rabbia, disprezzo, invidia, c'è chi si sente escluso, scemo o scema in mezzo alla gente, chi non riesce a parlare in pubblico, a frequentare cordialmente una comitiva. Che cosa sta accadendo? Come mai sempre piu' persone non riescono a stare con gli altri? Sicuramente è implicata l'autostima della quale molti sono carenti con la complementare preoccupazione del giudizio del prossimo, ma dove termina il confine tra una giustificata selettività ed una asocialità vissuta male con conflitti, rancori, sensi di colpa?

    E' giustificato proteggere un “proprio territorio”, ma quando l'accesso al personale, all'intimo è costantemente negato si puo' parlate di patologia?
La confidenza si conquista con il tempo e la disponibilità, ma come mai incontro sempre piu' frequentemente isole sperdute in oceani inesplorati e piccoli scogli dove è pericoloso l'attracco?

    “Gliela do' su” afferma Diego, “mi rompo subito” fa eco Antonietta. “Non so cosa dire”, “mi si inceppa il cervello”, “mi annoio a morte”, “mi irrito facilmente”, “ho paura degli altri”, “arrossisco e scappo”, “mi sento bisognosa di apparire al meglio”.

    Questa epidemia di asocialità, di incompatibilità sta segregando sempre piu' la gente nella propria difesa nicchia, in una autistica isola che c'è.

    Amicizie, conoscenze, flirt, frequentazioni…devono per caso avere un fine non soltanto commerciale o consumistico? Abbiamo perso il senso della tribu', di una unità sociale ove la solidarietà, la condivisione, la reciprocità erano funzionali alla sopravvivenza. Per sentirsi insieme si deve comunicare con lo stesso linguaggio, gli stessi ideali, lo stesso spirito. Al di là dei conflitti, delle scie chimiche, delle distanze l'Uno ci guarda aspettando che ci riUnifichiamo alla Sorgente.

    Raccolgo sogni di trance, di vite precedenti che mi descrivono collettività, etnie, popoli coesi da un comune destino in una perduta antichità sommersa dal tempo. Dove stiamo dirigendo i nostri individuali, difesi, egoistici passi?
Crediamo veramente di poter sopravvivere continuando a giocare a nascondino, negando la nostra appartenenza all'Uno? Siamo asociali, selettivi o semplicemente disUnificati?

    Partecipa al blog: ASOCIALI, SELETTIVI O DISUNIFICATI?
    http://www.ipnosiregressiva.it/blog/433/asociali-selettivi-o-disunificati.html

    NOVITA': Vi comunico con infinito entusiasmo che ai primi di luglio troverete in tutte le librerie l'ultimo libro dedicato a Maria Teresa e all'Angelo Ognanios dal titolo: Nel nome dell'Uno, l'ipnosi regressiva e i colloqui con i Maestri dell'Amore. Potete vederlo in anteprima CLICCANDO QUI
    http://www.ipnosiregressiva.it/angelo-bona-libri/13/nel-nome-dell-uno.html

    PRESENTAZIONE DI NEL NOME DELL'UNO. Mercoledi' 17 luglio 2013 siete tutti invitati al Mondadori Multicenter di via Marghera 28 per la presentazione del mio ultimo libro. L'entrata è gratuita ed aperta a tutti.

    Per appuntamenti tel. 3279011694 dalle 9,30 alle 12 e dalle 13 alle 17


    Buona Vita Angelo Bona


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
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    #49217
    farfalla5
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    Partecipante

    Fenilalanina-DLPA®


    Aminoacido contro i dolori e gli stati depressivi. L’aggiunta di D,L-Fenilalanina (DLPA®) all’alimentazione quotidiana è efficace e sicura per patologie specifiche.

    Principi di base

    Il senso di tristezza e di depressione può portare l’uomo sull’orlo di un «abisso». Per la psichiatria la depressione è una malattia grave che necessita in molti casi di una cura farmacologica e psicoterapeutica prolungata. Se una malattia depressiva, clinicamente rilevante, non viene diagnosticata e curata per tempo per la persona colpita può essere troppo tardi per uscirne.

    Grazie ai progressi scientifici, la medicina moderna è riuscita a fare un po’ di luce nell’oscurità molecolare alla base delle malattie depressive. Gli studi più recenti hanno dimostrato l’esistenza di una forte correlazione all’interno del corpo umano tra la depressione e alcune sostanze messaggero (neurotrasmettitori) biochimiche. In particolare la depressione dipende in larga misura dal livello di catecolamine presente nell’organismo.

    Le catecolamine rappresentano, dal punto di vista biologico, sostanze estremamente attive responsabili di numerose funzioni dell’organismo. Tra le catecolamine più importanti vanno citate l’adrenalina e la noradrenalina; sostanze il cui compito principale è la regolazione della funzionalità del sistema cardio-circolatorio e dell’irrorazione degli organi. Esistono anche altre catecolamine, come la dopamina, un precursore della noradrenalina e dell’adrenalina.

    Oltre alla regolazione della funzionalità del cuore, della circolazione e della pressione, la noradrenalina e la dopamina svolgono un’importante funzione nella trasmissione degli impulsi tra i neuroni. Per questo motivo le catecolamine sono chiamate anche «neurotrasmettitori».

    Un equilibrio bilanciato delle catecolamine nel cervello è estremamente importante. Disturbi del metabolismo di questi neurotrasmettitori possono portare all’insorgere di gravi malattie. La depressione, ad esempio, è un vero e proprio disturbo riconducibile ad uno squilibrio dei neurotrasmettitori; anche nel morbo di Parkinson è presente un’alterazione dell’equilibrio del neurotrasmettitore dopamina.

    Normalmente le catecolamine nel corpo sono costituite da molecole assimilate con l’alimentazione quotidiana. In molte persone, tuttavia, l’alimentazione abituale non fornisce un apporto sufficiente delle sostanze necessarie alla formazione delle catecolamine. Queste persone si differenziano tra di loro essendo presenti nel metabolismo piccole differenze biochimiche.

    In realtà queste persone sono vere e proprie «bombe a orologeria biochimiche», in quanto l’equilibrio dei loro neurotrasmettitori può alterarsi in qualsiasi momento. Queste differenze biochimiche potrebbero essere responsabili dello sviluppo di una malattia depressiva.

    La soluzione del problema relativo ad un insufficiente apporto di sostanze per la formazione dei neurotrasmettitori attraverso l’alimentazione quotidiana è la somministrazione aggiuntiva di integratori appositamente studiati. La principale sostanza di partenza per la formazione delle catecolamine è l’aminoacido fenilalanina.

    Effetti

    Nella produzione sintetica di L-fenilalanina in laboratorio si ottiene normalmente una miscela, costituita dalla forma destrorsa e sinistrorsa dell’aminoacido.

    La miscela di D o L-fenilalanina si chiama DLPA® e viene utilizzata oggi con successo nel trattamento della depressione.

    La L-fenilalanina serve soprattutto per la formazione dei più importanti neurotrasmettitori nel cervello dove un rapporto bilanciato delle catecolamine può impedire l’insorgere della depressione.

    La D-fenilalanina esplica numerosi effetti ugualmente positivi. La forma destrorsa degli aminoacidi si è rivelata, infatti, efficace nel trattamento del morbo di Parkinson. Inoltre la D-fenilalanina è stata impiegata con successo anche nella terapia delle malattie dolorose croniche (ad es. reumatismi e artrosi); infine la D-fenilalanina può combattere anche l’insorgere di sintomi depressivi quando si trasforma in feniletilalamina.

    Indicazioni

    Come già detto in precedenza l’aminoacido fenilalanina viene normalmente introdotto nell’organismo attraverso l’alimentazione quotidiana. L’importante L-fenilalanina si trova, infatti, nella maggior parte degli alimenti ad elevato contenuto di proteine. Una reale carenza di fenilalanina è rara nei paesi civilizzati e si manifesta solo in caso di una prolungata carenza di proteine.

    D’altro canto un apporto ottimale di fenilalanina attraverso l’alimentazione giornaliera, spesso non avviene in misura sufficiente e nel tempo può portare negli individui predisposti ad uno sbilanciamento dei neurotrasmettitori nel cervello. Queste persone possono quindi nel corso della loro vita sviluppare una malattia depressiva.

    Un’alimentazione scorretta e unilaterale, il fast food, la carenza di proteine, ecc. costituiscono un problema frequente della nostra società. Molte malattie possono essere ricondotte all’alimentazione quotidiana e i fenomeni di carenza come tali, spesso non sono immediatamente riconoscibili. Per questo motivo, un’integrazione con D,L-fenilala­nina (DLPA®) dell’alimentazione quotidiana può comportare un effettivo beneficio in molte persone.[color=#ff0000] In particolare un’integrazione a base di DLPA® si è dimostrata sicura ed efficace nelle seguenti malattie:
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    malattie depressive
    morbo di Parkinson
    astinenza da alcool
    artrite reumatica
    artrosi e altre malattie (vitiligo)

    Composizione

    Una capsula contiene 500 mg di D,L-fenil­alanina in qualità farmaceutica. Altri componenti: farina di riso, stearato di magnesio, gelatina

    Dosaggio

    Per un dosaggio ottimale di DLPA®, in base al tipo di malattia, si prescrivono solitamente da 75 a 1500 mg al giorno. Tuttavia, poiché la miscela di principi attivi DLPA® ha effetti molti forti sul sistema nervoso, sull’umore e sullo stato d’animo, l’uso di DLPA® deve avvenire solo dietro prescrizione e sotto stretto controllo medico.

    Somministrare normalmente 1 – 3 capsule al giorno con abbondante acqua.

    Effetti collaterali, controindicazioni

    DLPA® è generalmente ben tollerato. Con la somministrazione di grandi quantità di singoli aminoacidi in passato sono stati osservati danni ai tessuti nervosi. Per quanto riguarda DLPA®, attualmente non è nota la dosa massima che è possibile somministrare senza pericoli. Somministrando la dose consigliata di massimo 1500 mg al giorno non sono stati registrati casi di danni al sistema nervoso.

    Raramente è stata riscontrata nausea, bruciore di stomaco e mal di testa temporanei. In caso di sovradosaggio potrebbe esistere il pericolo di danni al sistema nervoso. In caso di contemporanea somministrazione di antidepressivi, consultare un medico.

    Istruzioni

    Somministrando DLPA® è possibile un’interazione con altri aminoacidi. Per questo motivo DLPA® non deve essere somministrata con alimenti che contengono proteine. Inoltre coloro che assumono farmaci o preparati con obbligo di prescrizione prima della somministrazione di DLPA® devono consultare il proprio medico. È generalmente sconsigliata l’automedicazione.

    Si consiglia di non somministrare durante la gravidanza o l’allattamento e in caso di trattamento medico continuato o di assunzione di antidepressivi, se non su previo consiglio del medico. DLPA® non deve mai essere assunto insieme ad alcolici. Conservare in luogo fresco e asciutto, fuori dalla portata dei bambini.

    Questo prodotto è disponibile in farmacia o mediante la ditta Pharmatrans.

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    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #49218
    InneresAuge
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    Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
    - Franco Battiato

    #49219
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