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Questo argomento contiene 6 risposte, ha 6 partecipanti, ed è stato aggiornato da  xxo 9 anni, 7 mesi fa.

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    Articoli
  • #77529

    xxo
    Partecipante

    Prendo spunto dal “falso” New Yok Times di oggi.

    E' stata pubblicata una copia esattamente uguale al NYT originale, solo datata 4 luglio 09, con su scritte le notizie che il popolo vorrebbe leggere.

    La fine della guerra in Iraq, ma anche la fine del lobbismo a favore delle società di Wall Street, un tetto massimo di retribuzioni per i manager, la soluzione del dramma del riscaldamento globale a portata di mano. E poi il ritiro dal mercato di tutte le auto a benzina.

    In un mondo fatto di informazione fasulla questa iniziativa è per me lodevole.
    E dovrebbe essere da esempio per tutti, quale miglior modo di far riflettere “sentire emozioni” di questo?

    La guerra in Iraq è finita. Lo dice il falso New York Times
    Sono le notizie che vorremmo leggere. Alcuni di noi, almeno. La guerra in Iraq è finita, l’ex segretario di Stato Condoleezza Rice si è scusata con il mondo per le finte prove sulle armi di
    distruzione di massa irachene e l’ex presidente americano George W.Bush è stato incriminato per alto tradimento.
    Tutto pubblicato nero su bianco sul New York Times. Che non è proprio il New York Times vero, ma una sua versione appositamente e elegantemente taroccata che oggi è stata distribuita gratuitamente ai pendolari di New York, Washington e di altre metropoli americane.

    L’iniziativa è di un gruppo di organizzazioni pacifiste e liberal, che hanno lavorato sei mesi di fila per mettere a punto un’edizione “speciale” dell'autorevole quotidiano. Un lavoro fatto per bene e senza lesinare: 14 pagine stampate in 1,2 milioni di copie.

    Impaginazione e testata sono ok, ma dalla data si capisce che qualcosa non quadra perché è quella del 4 luglio 2009. Poi ci sono le notizie: “All the news we hope to print”, ovvero tutte le notizie che speriamo di pubblicare, come recita lo slogan a fianco della testata, facendo il verso all’originale “All the news that’s fit to print”, ovvero tutte le notizie che meritano di essere pubblicate. In più insospettiscono le pubblicità: il colosso petrolifero Exxon che propone iniziative pacifiste e McDonald’s che utilizza Che Guevara come testimonial.

    E dunque, si legge sul finto NYT, per gli americani, almeno per quelli che hanno realizzato l'iniziativa, le notizie che si vorrebbero leggere il prossimo 4 luglio, Independence Day, sono appunto la fine della guerra in Iraq, ma anche la fine del lobbismo a favore delle società di Wall Street, un tetto massimo di retribuzioni per i manager, la soluzione del dramma del riscaldamento globale a portata di mano. E poi il ritiro dal mercato di tutte le auto a benzina. Una wish list per Obama?
    Fonte http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=90&ID_articolo=330&ID_sezione=163&sezione=

    E dal sito ufficiale della testata copia http://www.nytimes-se.com/
    si trova anche i video con i commenti della gente….

    [youtube=400,267]moogaloop.swf


    #77530
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    l'umanità ha una scelta davanti,se la coscienza collettiva supporterà il cambiamento in meglio allora ce la faremo


    #77531

    ezechiele
    Partecipante

    7 sono i re, 7 sono i re
    Il primo ha preso tutto,
    Per portarselo con sé
    Per fare il seppellito in una tomba ingorda
    Nessun piccolo fiore nessuno che ricorda…

    6 sono i re, 6 sono i re
    Il sesto amava tutto
    Quello che non fa per me
    Potere, veleno, cemento, benzina
    L'hanno trovato matto
    Sposato a una gallina

    5 sono i re, 5 sono i re
    Il quinto se non spara non è fiero di sé…

    4 sono i re, 4 sono i re
    La quarta era regina del prét-à-porter
    Femmina lasciva tradì la sua natura
    Si mise a fare il maschio
    E pagò la sua impostura…

    3 sono i re, 3 sono i re
    Questo era chiamato 'nontiscordardimè'
    Perché metteva foto giganti del suo viso
    Rimase incastrato nel suo proprio sorriso

    2 sono i re, 2 sono i re
    Litigano bene si odiano perché
    Uno è figlio d'arte,
    L'altro fuma il narghilè!

    Cadono tutti i re del mondo
    Saltano in un girotondo…
    Perdono soli contro il mondo
    Ridono il matto, il vagabondo

    [youtube=425,344]fmj3t4orjks


    #77532

    deg
    Partecipante

    E' ora di scegliere anche qui da noi. Vediamo se in Europa si riuscirà a giocare a carte scoperte …. e se saranno prese le giuste decisioni…..

    130 miliardi di stimoli all´economia Ue…. Il punto è: quale economia?
    di Alessandro Farulli

    LIVORNO. Due strategie in campo per uscire dalla crisi. Due approcci ben diversi che segnano una linea di demarcazione finalmente visibile tra chi propone solo nuove regole e tecnicismi per rimettere il treno sullo stesso binario precedente al crack; e chi propone invece un riorientamento dell’economia verso una maggiore sostenibilità ambientale che significa meno dissipatrice di energia e materia.

    Da una parte dunque il new deal verde di Obama; la difesa strenua del pacchetto clima di Barroso in Ue e di Sarkozy; la discesa in campo chiara e limpida del senatore Pd Francesco Rutelli che ieri sul Sole24Ore ha chiesto «un robusto programma ambientale dentro il piano anticrisi».

    Dall’altra parte c’è soprattutto il governo italiano e qualche pezzo di quello che avevamo chiamato il Patto di Varsavia visto che anche la Polonia si sta sfilando da quelli che – da Scajola a Berlusconi a Prestigiacomo a Ronchi – dicono di non mettere in discussioni gli obietti del “20-20-20” per poi però chiedere di rivedere al ribasso tutti i limiti che questo piano imporrebbe.

    Una posizione non solo di retroguardia, ma soprattutto assai confusa come non ha mancato di sottolineare non greenreport, ma l’eurodeputata irlandese Avril Doyle, del Partito popolare, relatrice al Parlamento europeo.

    La notizia l’aveva data greenreport ieri e la riporta il Sole24Ore oggi, che scrive: «A Strasburgo, durante un incontro con le imprese impegnate nella riduzione delle emissioni (tra queste l’Enel), la deputata ha detto che ‘il contributo dell’Italia a tutto il dibattito europeo sul pacchetto contro il cambiamento climatico è fonte di confusione ed è molto difficile da comprendere’».

    I nostri “prodi” hanno replicato con il solito ritornello, mentre Andrea Ronchi, ministro per le Politiche comunitarie, ha replicato a Rutelli (non capendo il senso della proposta del senatore del Pd) chiedendogli semplicemente un confronto politico dove «sarebbe opportuno che l’opposizione condividesse la visione espressa dall’esecutivo su un tema così delicato» in quanto «non ci stiamo muovendo fuori da una logica europea, puntiamo su un’intesa equa e sostenibile».

    Tralasciando il fatto che questa parte politica solo pochi mesi fa negava anche l’esistenza dei cambiamenti climatici, una proposta del tipo ‘condividete con noi la nostra visione’ ci pare francamente impresentabile e se abbiamo ben interpretato la nota di Rutelli, difficilmente ricevibile.

    Il punto infatti non è più questo, o almeno non è solo questo perché ora c’è da decidere soprattutto come utilizzare i 130 miliardi di euro di stimoli all’economia che la Commissione Ue ha previsto nel piano che presenterà mercoledì prossimo. «Bruxelles – scrive il Sole24Ore – si limiterà ad un’azione di coordinamento dando una serie di orientamenti ai governi per assicurare che tutti gli interventi vadano nella buona direzione, siano strutturali, quindi dagli effetti durevoli nel tempo e non abbiano conseguenze collaterali negative sui partner».

    Bene, se questi sono i pilastri e nel pacchetto ci sono anche le misure per l’auto è chiaro che la richiesta ad esempio di Marchionne “aiuti a tutti o a nessuno” senza alcun tipo di orientamento di verso la sostenibilità, non ci pare condivisibile. Gli aiuti a pioggia non cambieranno niente se non rimandare ancora più in là la necessaria cura a cui il settore deve sottoporsi. Se non ora quando?

    Così gli aiuti alle imprese devono essere rivolte a chi investe nell’abbattimento delle emissioni, nel risparmio di energia, nell’efficienza, nel risparmio di materia e via dicendo. Da qui e da nessun’altra parte passa il futuro dell’economia.

    L’alternativa è il binario morto in fondo al quale il treno, anche se rimesso a nuovo e con controllori di prima classe, troverà il solito muro. Obama l’ha capito; in Ue c’è ancora una maggioranza larga che la pensa in questo modo; anche Rutelli esponente del Pd ha centrato la questione: è tempo di agire. Mercoledì prossimo, a questo punto, è quasi il giorno del giudizio.
    http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=16690


    #77533

    zret
    Partecipante

    Io per battere le emissioni abbatterei… altrimenti le emissioni continueranno ad aumentare.

    Il solito pseudo-ambientalismo d'accatto per far abboccare i gonzi.

    Chi ha orecchie per intendere intenda…


    #77534

    meskalito
    Partecipante

    Eh sì Zret,ma sappiamo bene che chi è da abbattere non risponde al presidente.


    #77535

    deg
    Partecipante

    [quote1227218168=Zret]
    Io per battere le emissioni abbatterei… altrimenti le emissioni continueranno ad aumentare.

    Il solito pseudo-ambientalismo d'accatto per far abboccare i gonzi.

    Chi ha orecchie per intendere intenda…
    [/quote1227218168]

    Certo Zret, sono soltanto parole, ma alla fine non dispero che ci rendiamo conto che siamo a un bivio.
    Anzi la recessione ha evidenziato l'urgenza …. Speriamo che non siamo arrivati al punto di non ritorno.


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