LA RETE DELLA CENSURA. E VICEVERSA.

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Questo argomento contiene 13 risposte, ha 8 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Simone 9 anni, 7 mesi fa.

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  • #121116

    Simone
    Partecipante

    Ragazzi,
    qui è la Birmania. Non so se è chiara la gravità di quello che si sta facendo in questo Paese: censurare forum, blog, addirittura col rischio chiusura di Facebook e Youtube.
    Tutto nel silenzio. O si emigra o si scende tutti in piazza.

    LA NOTIZIA DA REPUBBLICA.IT:

    Facebook risponde a D’Alia: “Chiudereste una ferrovia per un graffito sconveniente?”

    “E’ come bloccare tutta la linea ferroviaria perché in una stazione ci sono dei graffiti sconvenienti”. Facebook, dalla California e con qualche ritardo, replica all’approvazione dell’emendamento al decreto sicurezza o “emendamento D’Alia”, dal nome del senatore dell’Udc che l’ha presentato e fatto approvare anche dalla maggioranza (qui il servizio Bloomberg, in inglese). E lo fa rivendicando a sè una “policy” molto rigorosa sul trattamento dei contenuti illegali: “Noi prendiamo molto sul serio il problema dei contenuti che incitano alla violenza e ci adopereremo per rimuoverli”.

    L’emendamento del senatore D’Alia ha preso le mosse dal caso delle pagine inneggianti a Totò Riina apparse il mese scorso su Facebook. Ma la sua formulazione, che una volta approvata in via definitiva avrà forza di legge, prevede una procedura che viene ritenuta di fatto equivalente alla censura.

    A rimuovere le pagine dovrebbero essere i provider, cioè le compagnie telefoniche, che verrebbero multate fino a 300 mila euro in caso di inadempienza o ritardo. Di fronte all’impossibilità – questo l’argomento di chi si oppone al provvedimento – di reperire in tempi brevi il responsabile del singolo contenuto “criminale” (si può fare ma è pratica lunga e indaginosa), il provider si risolverebbe alla chiusura temporanea ma generalizzata di tutto il sito o piattaforma. La misura si applicherebbe poi anche ad altri social network, come YouTube.

    L’argomento dell’industria internet – e di gran parte degli utenti della rete – è che questa misura contiene uno spirito censorio molto forte, che “butta il bambino con l’acqua sporca” e tenderà a colpire l’espressione libera degli utenti solo perché qualcuno sta compiendo un reato. E’ quanto ha detto ieri Marco Pancini, responsabile istituzionale di Google Italia, ieri a Repubblica.it (post sotto), parlando di “legge ad Aziendam” e chiedendo al governo di ascoltare la voce dell’industria digitale.

    E’ una polemica che ormai circola a livello internazionale e non si chiuderà tanto presto.


    #121117

    Pyriel
    Bloccato

    [quote1234619454=Simone]
    Ragazzi,
    qui è la Birmania. Non so se è chiara la gravità di quello che si sta facendo in questo Paese: censurare forum, blog, addirittura col rischio chiusura di Facebook e Youtube.
    Tutto nel silenzio. O si emigra o si scende tutti in piazza.

    LA NOTIZIA DA REPUBBLICA.IT:

    Facebook risponde a D’Alia: “Chiudereste una ferrovia per un graffito sconveniente?”

    “E’ come bloccare tutta la linea ferroviaria perché in una stazione ci sono dei graffiti sconvenienti”. Facebook, dalla California e con qualche ritardo, replica all’approvazione dell’emendamento al decreto sicurezza o “emendamento D’Alia”, dal nome del senatore dell’Udc che l’ha presentato e fatto approvare anche dalla maggioranza (qui il servizio Bloomberg, in inglese). E lo fa rivendicando a sè una “policy” molto rigorosa sul trattamento dei contenuti illegali: “Noi prendiamo molto sul serio il problema dei contenuti che incitano alla violenza e ci adopereremo per rimuoverli”.

    L’emendamento del senatore D’Alia ha preso le mosse dal caso delle pagine inneggianti a Totò Riina apparse il mese scorso su Facebook. Ma la sua formulazione, che una volta approvata in via definitiva avrà forza di legge, prevede una procedura che viene ritenuta di fatto equivalente alla censura.

    A rimuovere le pagine dovrebbero essere i provider, cioè le compagnie telefoniche, che verrebbero multate fino a 300 mila euro in caso di inadempienza o ritardo. Di fronte all’impossibilità – questo l’argomento di chi si oppone al provvedimento – di reperire in tempi brevi il responsabile del singolo contenuto “criminale” (si può fare ma è pratica lunga e indaginosa), il provider si risolverebbe alla chiusura temporanea ma generalizzata di tutto il sito o piattaforma. La misura si applicherebbe poi anche ad altri social network, come YouTube.

    L’argomento dell’industria internet – e di gran parte degli utenti della rete – è che questa misura contiene uno spirito censorio molto forte, che “butta il bambino con l’acqua sporca” e tenderà a colpire l’espressione libera degli utenti solo perché qualcuno sta compiendo un reato. E’ quanto ha detto ieri Marco Pancini, responsabile istituzionale di Google Italia, ieri a Repubblica.it (post sotto), parlando di “legge ad Aziendam” e chiedendo al governo di ascoltare la voce dell’industria digitale.

    E’ una polemica che ormai circola a livello internazionale e non si chiuderà tanto presto.

    [/quote1234619454]

    Interessante… la demo-crazia che toglie al popolo la libertà di espressione… e domani gli metterà il radiocollare.


    #121118

    ezechiele
    Partecipante

    Roma – La sicurezza pubblica passa dalla rete: in caso di apologia di reato, in caso di istigazione a delinquere, i provider potrebbero trovarsi costretti a innescare misure per filtrare le pagine sotto indagine. Dietro l'angolo, in caso di inottemperanza, c'è la minaccia della corresponsabilità. Nelle mani dei provider ci potrebbe essere l'onere di percorrere il crinale che divide la libertà di espressione e il reato di opinione.

    La disposizione che potrebbe costringere i provider a filtrare le sortite dei cittadini della rete è contenuta nel pacchetto sicurezza, il noto disegno di legge 733: sotto forma di un emendamento incastonato nel testo dal senatore Gianpiero D'Alia (UDC), si introduce nel DDL l'articolo 50-bis, “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”. Il Senato ha approvato ieri il testo definitivo, testo che ora rimbalzerà alla Camera.

    Al comma 1 si recita:
    Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.
    Se le parole di un cittadino della rete dovessero finire sotto indagine per essersi pronunciato riguardo a certi delitti, se il cittadino della rete dovesse essere sospettato di aver incoraggiato a commettere un reato, l'autorità giudiziaria potrebbe comunicare al Ministro dell'Interno la necessità di intervenire. “Ci sono i presupposti perché il ministro agisca in modo discrezionale” spiega l'avvocato Daniele Minotti, contattato da Punto Informatico: la formulazione del testo non sembra obbligare il Ministro a disporre il decreto per mettere in moto i provider.
    Ma una volta emesso il decreto la palla passerà agli ISP: dovranno innescare “appositi strumenti di filtraggio”, dei quali tracceranno i contorni tecnici e tecnologici il Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con quello della pubblica amministrazione e innovazione. Avranno 24 ore per isolare dalla rete la pagina indicata dal decreto del Ministro: a pendere sul capo del provider potrebbero esserci sanzioni che oscillano dai 50mila ai 250mila euro. Ma soprattutto, sottolinea l'avvocato Minotti, l'ombra dell'accusa di essere corresponsabili di “apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet”. “Rischiano di essere accusati di concorso – spiega Minotti – si tratta di un meccanismo perverso: avere l'obbligo giuridico di impedire un evento e sfuggire a quest'obbligo equivale a lasciare che altri continuino a compiere il reato e si finisce per dover rispondere di reato omissivo improprio. Pagando per la stessa imputazione”. Un'imputazione che, delineata dagli artt. 414 e 414 c.p., è punita con il carcere: da 1 a 5 anni per l'istigazione a delinquere e per l'apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'odio fra le classi sociali.

    L'articolo 50-bis del DDL prevede in sostanza che, in caso di indagini relative a delitti di apologia di reato e di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, in caso di decreto emesso dal Ministro i provider operino così come disposto per quanto riguarda pedopornografia e gambling. Fatta eccezione per ordinanze della magistratura come quella emessa nel caso delle sigarette vendute online o nel caso di The Pirate Bay, solo per gli abusi sui minori riversati online e solo per il gambling non autorizzato mediato dalla rete è possibile ordinare ai provider di operare il filtraggio. Le sanzioni che rischiano i provider che non procedono a rendere irraggiungibile la pagina sono le stesse di quelle previste dal decreto Gentiloni in materia di pedopornografia online: in entrambi i casi incombe sugli ISP un'ammenda da 50mila a 250mila euro, in entrambi i casi i provider potrebbero rischiare la corresponsabilità.

    Le poche parole contenute nell'articolo 50-bis potrebbero aprire uno squarcio su uno scenario inquietante: l'avvocato Minotti sottolinea che i reati d'opinione sono reati che non sono inquadrati dalla legge in maniera definita, che potrebbero sovrapporsi con la manifestazione del pensiero dell'individuo, un diritto tutelato dall'articolo 21 della Costituzione. I provider, concordano i consumatori, potrebbero trovarsi ad agire come setacci della libera espressione: il filtraggio può essere ordinato qualora “sussistono concreti elementi che consentano di ritenere” che sia stato commesso un reato.

    Sono numerosi gli interrogativi che si configurerebbero, qualora il DDL dovesse convertirsi in legge senza che l'art.50-bis venga stralciato. L'attenzione dell'autorità giudiziaria potrebbe concentrarsi ad esempio su un video postato su una piattaforma di sharing. Nell'ipotesi che la piattaforma non rimuova il contenuto su segnalazione, dovrebbero intervenire i provider. Che potrebbero non avere i mezzi per agire in maniera chirurgica, e potrebbero trovarsi costretti a inibire l'accesso all'intero dominio. “L'applicazione del DDL appena approvato – conferma a Punto Informatico l'avvocato Guido Scorza – porta come automatica conseguenza il ritorno del paese ad un film liberticida già visto 10 anni fa: quello in cui per impedire la circolazione di un contenuto ritenuto illecito si sequestrava un intero server”.

    Gli ISP, in attesa del testo consolidato del DDL, manifestano apprensioni e denunce. Assoprovider, che poche settimane fa si era espressa in materia, è netta: “Lo schema ormai collaudato – spiega a Punto Informatico il presidente Dino Bortolotto – è che se qualche reato viene commesso per mezzo di Internet allora è indispensabile un intervento legislativo speciale che contenga necessariamente un coinvolgimento dei provider (ovviamente italiani) nell'azione di repressione e dove le sanzioni per i provider che non ottemperano in tempi richiesti ovviamente non tengono in nessun conto né delle capacita operative ed economiche dei provider”. “Come dire – affonda Bortolotto – che con la scusa di perseguire un fine nobile (perseguire un reato) si determinino delle misure che ledono significativamente la libertà d'impresa di chi non ha commesso alcun reato”. Il presidente di Assoprovider scaglia una provocazione: “ad esempio per catturare tutti i latitanti perché non obbligare tutti gli esercizi pubblici ad effettuare l'identificazione dei frequentatori e ovviamente, in caso di mancata identificazione di un latitante, erogare una multa da 50mila a 250mila euro”?

    “Se fosse vero – paventa invece il presidente di AIIP Paolo Nuti – ci troveremmo di fronte ad un provvedimento che sovverte, e non sarebbe la prima volta, il concetto di sequestro”. “Anziché concentrare l'attenzione su chi utilizza Internet per compiere reati e rimuovere i contenuti illecitamente diffusi – spiega Nuti a Punto Informatico – ci si limiterebbe a nasconderne l'esistenza ad un'opinione pubblica giustamente allarmata, ma sostanzialmente inconsapevole della differenza che corre tra pull e push, tra internet e la televisione, tra censura e sequestro”. “Se fosse vero – denuncia Nuti – il prossimo passo potrebbe essere il ripristino della censura, espressamente esclusa dall'articolo 15 della Costituzione, delle comunicazioni interpersonali”.

    Ma il senatore D'Alia, che pure in passato si è fatto promotore di altre misure di controllo della rete, si mostra soddisfatto dell'integrazione dell'emendamento. Un emendamento che fa seguito alle invettive scagliate contro coloro che su Facebook inneggino a capi mafiosi, a gruppi terroristici, alla violenza. D'Alia nei giorni scorsi aveva definito Facebook “un social network che si sta rendendo complice di ogni genere di nefandezza, cavalcando per puri motivi pubblicitari i più beceri istinti emulativi”. Il senatore aveva promesso “la regolamentazione di un settore che somiglia sempre più a una giungla dove tutto è tollerato”. Il primo passo verso la regolamentazione è stato compiuto: “In questo modo – ha commentato D'Alia nelle scorse ore – diamo concretezza alle nostre iniziative per ripulire la rete, e in particolare il social network Facebook, dagli emuli di Riina, Provenzano, delle BR, degli stupratori di Guidonia e di tutti gli altri cattivi esempi cui finora si è dato irresponsabilmente spazio”.

    “L'ICT – denuncia l'esperto Stefano Quintarelli sulle pagine di Punto Informatico – è un tema specialistico non così ampiamente noto ai parlamentari. Esiste la Fondazione Bordoni che è un thinktank in materia di TLC, che ha sempre lavorato per il ministero delle Comunicazioni.” “È stata consultata? – si chiede Quintarelli – Non credo proprio che avrebbero espresso parere favorevole a un provvedimento come questo. E se non è stata consultata, sarebbe cosa buona e giusta farlo, per il futuro”. “Internet è uno strumento di comunicazione – ammonisce Quintarelli – non un'arma di diffusione di massa”.

    Gaia Bottà

    fonte
    http://punto-informatico.it/2543670/PI/News/italia-liberta-filtrate.aspx


    #121119

    Pyriel
    Bloccato

    …Questi Giacobini… tagliatori di teste… fanno la rivoluzione francese fingendo il liberalismo e poi si mettono al posto dei re… arricchitisi rubando e ora guai a chi parla contro di loro.
    Chi è che diceva che il diavolo non esiste?…


    #121120
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Web,nato comitato europeo per cyber-indagini su pedopornografia

    venerdì 2 ottobre 2009
    MILANO (Reuters) – L'organizzazione internazionale degli informatici forensi e dei cyber- investigatori (Iisfa), e Telefono Arcobaleno — organizzazione internazionale impegnata nel contrasto della pedofilia online — hanno lanciato oggi un Comitato tecnico europeo per la definizione delle linee guida sulle modalità di contrasto al cyber crime e alla pedopornografia online.

    Il Team Europeo, spiega una nota, è composto tra gli altri da magistrati, accademici e investigatori di Francia, Germania, Romania, Finlandia, Austria, Malta, Cipro, Portogallo, Svizzera e Italia, dalle principali organizzazioni non governative attive in Europa, da polizie telematiche di diversi Paesi europei, università e laboratori di ricerca, per definire “una Carta europea dei principi comuni dell'informatica forense”.

    “Un'ombra informatica ci segue per tutta la nostra vita. Ed è quell'ombra che serve ai cyber-investigatori per identificare i responsabili di un crimine informatico”, spiega nel comunicato Gerardo Costabile, Presidente Iisfa.

    In 13 anni di attività, Telefono Arcobaleno ha rilevato 245.991 siti pedofili, 44.000 dei quali a pagamento e 243.556 dei quali oscurati dopo l'intervento di Telefono Arcobaleno, per un volume d'affari complessivamente stimato in oltre 22 miliardi di dollari.
    http://it.reuters.com/article/internetNews/idITMIE5910PR20091002


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #121121

    ezechiele
    Partecipante

    ANSA

    Google: più trasparenza contro censura, ecco misuratore

    ROMA – Google ha lanciato un nuovo strumento contro la censura che mostra il numero di richieste di dati degli utenti o di rimozione di contenuti ricevute nel corso degli ultimi sei mesi del 2009 da parte dei governi. Riguardo alle richieste di rimozione di contenuti, in testa si trova il Brasile con 291, poi c'é la Germania con 188, l'India con 142, gli Stati Uniti con 123. L'Italia è settima con 57.

    Il Brasile é primo anche per le richieste di dati degli utenti a quota 3663, seguito da Stati Uniti con 3580 e Gran Bretagna con 1166. L'Italia è sesta con 550. Nella classifica non compare la Cina, finita più volte nel mirino per la censura su Internet. Sulla mappa al posto del numero corrispondente appare un punto interrogativo e la seguente spiegazione: “La Cina considera la richieste di censura segreto di stato, non possiamo quindi fornire questa informazione al momento”.

    La censura nel mondo sta aumentando – afferma il vicepresidente David Drummond sul blog aziendale – Oggi 40 governi impongono la rimozione di informazioni su Internet, contro i 4 che lo facevano nel 2002. Ovviamente non tutte le richieste che ci arrivano dai governi sono illegittime: alcune riguardano la tutela della privacy e dei minori, altre sono utili a scopi investigativi. In generale però noi crediamo che più trasparenza a livello globale contribuisca a ridurre la censura e per questo abbiamo lanciato questo nuovo strumento che contiamo di aggiornare ogni sei mesi”.

    fonte: http://ansa.it/web/notizie/rubriche/tecnologia/2010/04/21/visualizza_new.html_1764538284.html


    #121122
    NEGUE72
    NEGUE72
    Partecipante

    Ecco la mappa di google sulle richieste di censura

    http://www.google.com/governmentrequests/
    Like other technology and communications companies, we regularly receive requests from government agencies around the world to remove content from our services, or provide information about users of our services and products. The map shows the number of requests that we received between July 1, 2009 and December 31, 2009, with certain limitations.

    We know these numbers are imperfect and may not provide a complete picture of these government requests. For example, a single request may ask for the removal of more than one URL or for the disclosure of information for multiple users. See the FAQ for more information.


    #121123
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    Una bomba sui cittadini della rete

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/una-bomba-sui-cittadini-della-rete/2137275


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #121125

    deg
    Partecipante

    Video (14 dicembre a Roma, finanzieri infiltrati) censurato su youtube e dailymotion a causa di una “violazione delle norme” … ‎”non è consentito pubblicare contenuti il cui scopo sia sconvolgere e fare sensazione” , per ora si può vedere su megavideo:

    “Io sto con le forze di polizia”: http://www.megavideo.com/?v=E0J50FTQ

    Aggiornamento.
    Video riapparso su youtube:

    [youtube=425,344]kZ0llADTEo4


    #121124
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    Sri Aurobindo prima della sua morte nel 1950 diede cinque indicazioni che avrebbero preceduto l'alba di una Nuova Era. Riassumendo:
    la conoscenza del mondo fisico sarebbe aumentata esponenzialmente ( ) , le persone sarebbero divenute piu psichiche, sarebbe entrato in atto uno sforzo dalle forze oscure per mantenere il controllo, il mondo si sarebbe mosso verso un aumento di unificazione tramite tecnologia e infine, molti come Hitler si sarebbero sollevati col potere di influenzare molte persone.
    http://www.experiencefestival.com/a/Supramental_Descent/id/1933

    ————
    Una cosa che ho trovato e che mi affascina è questo antropologo dell'Università del Wisconsin di nome John Hawks, che ha studiato l'evoluzione umana osservando l'informazione genetica disponibile in fossili e altro.

    Da questi archivi ha concluso che negli ultimi 40.000 anni, la specie umana è passata in quello che chiama “cambiamento evoluzionistico supercarico”. In particolare, negli ultimi 5.000 anni la nostra evoluzione è accelerata al punto che una persona del 3000 AC è più simile al Neanderthal che a noi. In altre parole, la nostra evoluzione ha accelerato così tanto che c'è una differenza sostanziale tra le persone di oggi e le persone di 5.000 anni fa e questo è un cambiamento genetico del DNA misurabile.
    Quindi guardi anche al The Flynn Effect, di cui ha anche parlato Richard Hoagland. Questo mostra che per almeno un secolo, se non di più, il QI medio dell'essere umano è aumentato di tre punti a decennio.

    GN: Notevole no?

    DW: Molto notevole, specialmente quando guardi al fatto che i risultati del QI che si innalzano di più sono nella categoria del pensiero simbolico e astratto, non in termini di istruzione. Quindi non puoi ipotizzare che questo sia il risultato del fatto che le persone leggano più giornali, magazine e siti web.
    Ha più a che fare con la nostra abilità intuitiva, ovvero il pensiero simbolico e astratto. Sono le connessioni intuitive che facciamo spontaneamente durante i pensieri.
    http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.5623
    http://divinecosmos.com/index.php/start-here/davids-blog/518-coast-disclosure-announcement-updates?start=2

    John Hawks
    http://johnhawks.net/weblog/topics/minds/intelligence/brain-size-iq-children-2008.html

    http://en.wikipedia.org/wiki/Flynn_effect
    Flynn effect

    Heritability Estimates Versus Large Environmental Effects: The IQ Paradox Resolved
    http://www.brookings.edu/articles/2001/0401IQ.aspx
    Education, Inequality, Intelligence

    William T. Dickens, Nonresident Senior Fellow, Economic Studies
    James R. Flynn, Professor

    Psychological Review


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