La sfera di Lepenski Vir

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Questo argomento contiene 4 risposte, ha 3 partecipanti, ed è stato aggiornato da  zret 8 anni, 7 mesi fa.

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  • #11467

    zret
    Partecipante

    Nell'articolo intitolato Le scoperte soppresse sull'origine della scrittura, Antonio De Comite, indugia su un'antica forma di scrittura risalente al VI millennio a.C. e le cui testimonianze furono reperite alcuni anni fa nella regione balcanica. L'autore ritiene che tale scoperta, se i segni incisi su un manufatto portato alla luce risultassero essere non semplici decorazioni ma grafemi, porterebbe a retrodatare di un paio di millenni l'invenzione della scrittura, invenzione ordinariamente attribuita ai Sumeri e collocata verso la fine del IV millennio a.C. Sappiamo che la paleontologia e l'archeologia ortodosse sono riluttanti ad accogliere ed a divulgare scoperte che potrebbero rivoluzionare consolidati paradigmi interpretativi e la cronologia accettata, in primis lo spartiacque tra preistoria e storia, coincidente appunto con l'introduzione della scrittura. Questo spiega per quale motivo la scienza accademica ostracizza o censura le acquisizioni riguardanti piramidi, edifici, ooparts, fossili non rispondenti alle ricostruzioni ufficiali. Ad esempio, nonostante sia acclarato che le piramidi di Visoko, in Bosnia, siano edifici eretti intorno all'XI millennio a.C. e non colline erose dagli agenti atmosferici o modellate da fenomeni alluvionali, ancora non sono state situate all'interno di un contesto storico archeologico coerente, anzi qualcuno continua ad asserire che non sono piramidi, ma formazioni naturali.

    Su una pietra sferoidale reperita a Lepenski Vir, nell'ex Jugoslavia, sono incisi dei segni costituiti da X, V, linee parallele, “spighe” stilizzate. L'oggetto litico sembra un globo terracqueo su cui sono tracciate linee che evocano meridiani e paralleli. Il Dottor Marco Merli così si esprime circa il manufatto ed i suoi glifi. [1]

    “E' una misteriosa pietra sferica rinvenuta a Lepenski Vir (Porte di Ferro), un villaggio neolitico sulla sponda serba del Danubio o forse un santuario-necropoli. L'oggetto è perforato ai poli e, infilzato con un bastoncino, probabilmente era fatto vorticare. Il globo ha 7.000 anni e nessuno sa a che cosa servisse. La superficie è solcata da linee orizzontali e verticali: una sorta di mappamondo suddiviso in meridiani e paralleli. La maggioranza delle sezioni create dal reticolato è cosparsa di segni. Altri sono totalmente vuoti. Che cosa era questo insolito manufatto? A che cosa serviva?
    – Un oggetto decorativo?
    – Il pomo della mazza di un capo-villaggio o di un capo-tribù?
    – Una mappa delle costellazioni in cielo, un progenitore dello zodiaco occidentale?
    – Un amuleto?
    – Un calendario?
    – Un dispositivo mnemonico per ricordare i passaggi di un rito o di un mito?
    – Un abbecedario attraverso cui i protoeuropei imparavano la scrittura sumera arcaica, quella antecedente ai caratteri cuneiformi?
    – Un alfabeto tridimensionale?
    – Uno strumento di divinazione?
    – L'iscrizione di una scrittura protoeuropea, la più antica conosciuta al mondo?”

    Tra le varie ipotesi formulate dagli studiosi, mi pare che la più accreditata sia l'ultima: si potrebbe trattare di una scrittura protoeuropea incisa su un oggetto oracolare. I ricercatori tendono ad escludere che i segni derivino dal sumero, nonostante la somiglianza formale tra questi grafemi ed alcuni pittogrammi mesopotamici, giacché la scrittura sumerica è più recente, a meno che non si pensi di retrodatarla, riferendola a genti identificabili con gli Anunnaki.

    Se scartiamo quest'ultima congettura, siamo inclini a concludere che con questo oggetto litico, se la sua datazione è corretta, siamo di fronte alla più antica forma di scrittura finora nota. Tra l'altro i segni sulla pietra ovoidale potrebbero celare un valore sacro, essendo la sacralità una caratteristica delle scritture primigenie. Questo carattere e delle somiglianze formali apparentano i glifi dell'ovoide alle rune.

    [1] Lepenski Vir (in serbo, Лепенски Вир) è un importante sito archeologico del Neolitico ubicato nella Serbia orientale, al centro della penisola balcanica. Consiste di un insediamento di notevoli dimensioni circondato da dieci villaggi satelliti. I reperti fanno ipotizzare una presenza umana a partire dal 7000 a.C., che raggiunse il massimo sviluppo tra il 5300 a.C. e il 4800 a.C.. Dalle testimonianze architettoniche, appare evidente che la civiltà di Lepenski Vir fosse caratterizzata da una ricca vita sociale e religiosa e da un elevato livello culturale.

    Lepenski Vir è situato sulla riva meridionale del Danubio nella Serbia orientale, nelle vicinanze della cittadina di Donji Milanovac e in prossimità delle Porte di ferro, la gola formata dal fiume lungo il confine tra Serbia e Romania.[…] Si presume che gli abitanti di Lepenski Vir rappresentino i discendenti delle prime popolazioni europee della civiltà dei cacciatori-raccoglitori di Brno-Předmost dalla fine dell'ultima glaciazione (Wurm). L'evidenza archeologica di abitazioni nelle vicinanze di caverne risale al 20.000 a.C. Il primo insediamento sul plateau inferiore a Lepenski Vir rimonta, invece, al 7000 a.C.

    http://zret.blogspot.com/2009/11/la-sfera-di-lepenski-vir-prima-parte.html


    #11468
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    esiste una immagine di questa sfera?


    #11469

    Anonimo

    E' questa?

    Fonte: http://www.prehistory.it
    google immagini


    #11470

    zret
    Partecipante

    Sì, è quella.


    #11471

    zret
    Partecipante

    Il termine rune deriva dal norreno rùnar, scrittura segreta, ed è un sistema alfabetico germanico composto in origine da 24 segni poi ridotti a 16 nel sec. VIII d.C. Questo alfabeto è di solito denominato Futhark, nome corrispondente ai primi sei segni della serie. Si ignorano le origini di questo alfabeto e si suppone che esso risalga al II sec.d.C. Si nota qualche analogia con l’alfabeto greco (anch’esso ha 24 grafemi) ed etrusco, ma la nascita delle rune non è tanto legata ad un’esigenza di traslitterazione quanto al simbolismo magico di ogni runa, il cui valore era occulto. Infatti le saghe nordiche rappresentano la runa come incisione magica, come segreto carpito da Wotan attraverso l’impiccagione iniziatica. Le rune venivano incise su legno (corteccia, tronchi), su pietra, su metalli (armi, sigilli, monili). I caratteri trovarono impiego pressoché esclusivo nell’area scandinava, inglese e frisona. Gli ultimi testi runici risalgono al XII sec. d. C.

    Come si accennava, se confrontiamo i pittogrammi di Sumer con alcune “lettere” dell’ovoide si notano delle affinità: in particolar modo la spiga mesopotamica ricorda la spiga dell’uovo di pietra.

    Si può rilevare anche qualche addentellato tra lo stile filiforme del Danube script con le esili ed angolose rune nordiche. Non si può certo affermare che la presunta scrittura danubiana sia all’origine dell’alfabeto germanico, anche perché un lunghissimo periodo di tempo le separa e tuttavia, ricordando che l’area danubiana fu terra di insediamento di genti indoeuropee sin dall’epoca protostorica, si potrebbe pensare ad un originario milieu centro-europeo da cui affiorò qualche ricordo segnico poi confluito in grafie successive.

    Il discorso si collega all’individuazione delle terre in cui fiorirono le prime culture, almeno quelle post-diluviane, eredi di civiltà precedenti e che la storiografia ufficiale confina nel mondo ovattato e “fittizio” del mito. Forse la vexata quaestio della matrice orientale o iperborea della civiltà diventa oziosa, se pensiamo a Sumer come plaga dove i superstiti di un continente meridionale (Mu?) fondarono dei nuclei urbani, ed all’Europa come terra in cui sciamarono, almeno in parte, i sopravvissuti di Atlantide.

    Scrivevo, a proposito di tale soggetto, in Ex Oriente lux?

    “Bisognerebbe stabilire se la cultura occidentale e quella orientale abbiano la stessa origine, come è probabile, o se siano indipendenti l'una dall'altra. Non escluderei che esse abbiano subito un intervento esterno amalgamato a culture terrestri forse piuttosto primitive per le quali costituì un impulso determinante. Indicare un'esatta cronologia delle varie civiltà è impresa assai ardua, specialmente se si considerano le sincronie, le sovrapposizioni, gli intrecci spesso inestricabili che rivelano talora una compresenza di tracce storiche e preistoriche negli stessi periodi, con strani salti tecnologici e discontinuità.

    Tuttavia disconoscere tutto il contributo mitopoietico e linguistico delle culture nordiche ed occidentali, di cui fu espressione anche quella megalitica, mi pare azzardato. Ricondurre ogni manifestazione alla Mesopotamia è riduttivo, ma forse si comprende, se si ricorda che alcuni retaggi sono esclusi dalla paleontologia, dall'archeologia e dalla storia ufficiali forse perché custodiscono segreti scomodi. E' un caso se le persone dai capelli rossi sono oggi vittime di una strisciante persecuzione? Certo, la luce polare è fredda, ma è pur sempre luce e potrebbe rischiarare molti misteri”.Se i glifi danubiani sono una scrittura, resta da stabilire se è ideografica, sillabica o alfabetica. Questi esili disegni sulla pietra sono davvero la testimonianza che uno dei principali centri di irradiazione culturali è situato nel mondo occidentale? Ex Occidente lux?

    http://zret.blogspot.com/2009/12/la-sfera-di-lepenski-vir-seconda-ed.html


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