La sindrome del "figlio unico"

Home Forum L’AGORA La sindrome del "figlio unico"

Questo argomento contiene 13 risposte, ha 6 partecipanti, ed è stato aggiornato da giusparsifal giusparsifal 9 anni, 2 mesi fa.

Stai vedendo 10 articoli - dal 1 a 10 (di 14 totali)
  • Autore
    Articoli
  • #119964
    giusparsifal
    giusparsifal
    Partecipante

    Da tanto tempo penso a questa cosa, non so o non ricordo se si è mai discusso di questo sul forum.
    In generale, in alcuni momenti in cui sento discorsi sull'essere umano (in verità, specie in quelli che lo esaltano) ho la netta sensazione che noi (in quanto esseri umani) “ce la cantiamo e ce la suoniamo”, come si dice in gergo.
    In realtà a noi manca un vero e proprio “interlocutore”, l'altro con cui confrontarci.
    Ok, posso anche capire che è assurdo fare discorsi del genere quando pensiamo che “l'altro” sia addirittura il nostro vicino di casa (senza tirare in ballo provincialismi e nazionalismi da quattro soldi), però in realtà il genere umano ha avuto come solo interlocutore (peraltro non materiale) il Padre, interlocutore troppo “alto” per permetterci un confronto.
    Non voglio dire che molti di noi non lo facciano (cioè sentire il Padre come un amico) ma in generale l'Umanità non ha termini di paragone.
    Non ne ha su questo pianeta (vista la difficoltà di comunicazione con gli altri esseri che magari potrebbero rivelarsi più evoluti di noi se visti dalla giusta angolazione) e, ufficialmente non ne ha in tutto l'Universo.
    In questo caso, l'antico dilemma se una cosa esista di per sè o esista a prescindere dalla conoscenza della sua esistenza, risulta, dagli atteggiamenti che gran parte dell'Umanità ha, risolta, in quanto la possibilità di vita extraterrestre è ancora di fatto relegato al “ci credo” o al “non ci credo”.
    In definitiva, l'Uomo sembra essere da sempre solo con se stesso, proprio come un “figlio unico” costretto a “giocare con se stesso” per l'Eternità.
    A questo punto mi chiedo cosa vogliono significare tutte le nostre autocelebrazioni, i premi universali che ci riconosciamo, come pure le sentenze di obbrobbrio che emaniamo.
    E' un bimbo che si inventa tutto, questo diremmo se vedessimo quel bambino che da sempre gioca da solo, vive da solo.
    Quando parliamo di buona o cattiva vita, di bello e di brutto, di senso o non senso, rispetto a cosa lo facciamo?
    E può davvero quel bambino crescere senza un confronto con “l'altro”, quel “l'altro” che, in questo caso, non può essere lo stesso Uomo?


    #119966

    Pyriel
    Bloccato

    Pensa che nemmeno con me vogliono confrontarsi… troppo impegnativo, nemmeno si guardano allo specchio, eppure si esaltano di magnificenza… Due cose sono impossibili a un uomo terreno: guardarsi dentro e vedersi dall'esterno.


    #119967
    giusparsifal
    giusparsifal
    Partecipante

    [quote1233191789=Pyriel]

    Due cose sono impossibili a un uomo terreno: guardarsi dentro e vedersi dall'esterno.

    [/quote1233191789]
    Semplicemente… quoto.


    #119968

    xxo
    Partecipante

    Ciao Gius, mi hai creato sobbuglio con questo post.
    Cmq, diciamo che sono portato ad interpretare a mio modo quello che hai scritto.

    La mia mente si collega al concetto dell'ego e della coscienza, indendiamola anche come corpo e spirito.
    Noi in qualità di esseri umani possiamo dare più spazio all'uno piuttosto che all'altro creando così squilibrio, malessere, illusione.
    Qualora uno prendesse il sopravvento sull'altro allora si, ce la cantiamo e ce la suoniamo.
    E questo è conseguenza di uno stato evolutivo embrionale illusionalmente interpretato come unico e valido, in totale assenza di umiltà.

    Qualora invece l'essere umano riuscisse a trovare il giusto equilibrio, anche inteso come analisi critica reciproca di questi due fattori, le cose cambierebbero.

    L'umanità intesa come essere umano per me trova il giusto paragone solo con se stessa e dentro se stessa.
    Non riesco ad immaginare crescita, evoluzione quindi equilibrio come conseguenza di un paragone materiale con quella persona o con l'altra, sia esso il padre, l'amico o chissà chi.
    Questo per me sarebbe assurdo…… perchè frutto di una serie di fattori dovuti solo a reciproche esperienze di vita terrena e basta.

    Come Isis, la dea della maternità e della fertilità nella mitologia egizia, era tutto, la sposa e la vergine, la madre e la figlia etc,
    così l'essere umano è tutto.

    Questo per me indica che dentro di noi abbiamo tutti gli indici di paragone per riuscire a trovare il fondamentale equilibrio.
    E ciò non pecca assolutamente di ego, anzi è il contrario.
    Perchè per scoprirsi e paragonarsi deve VIGERE l'umiltà.


    #119969
    giusparsifal
    giusparsifal
    Partecipante

    Credo di capire il tuo punto di vista xxo, in una visuale “ideale” così, forse, sarebbe.
    In fin dei conti siamo organismi “autopoietici” (Varela e Maturana docet) quindi lo scambio con l'altro è sempre, o quasi, ad un livello più “su” del normale status.
    Però non capisco quando parli di paragone materiale, che intendi?
    Io parlo di scambi di pensieri che, almeno da un certo punto di vista, non mi sembra materiale.
    Però io ti chiedo, xxo, questa discussione avviene ora fra me e te, membri della stessa famiglia, che condividono lo stesso mondo: stiamo facendo come Pulcinella che chiama a testimone sua moglie?
    Anche se io ipotizzassi di essere una creatura dell'Universo e perciò, in realtà in connessione con tutte le altre possibili creature, in questo momento, dov'è il contraddittorio?
    Il dialogo interiore è già sinonimo di “scambio”? Con chi? Con me stesso?
    E' pur sempre un nostro (intesa come esseri umani) pensiero?
    Alla fine non ti sembra che sia, come spesso è, una questione di Fede?
    Perdonami, ti ho fatto solo domande, e sono le mie domande…


    #119965

    xxo
    Partecipante

    Ciao Gius,
    premetto che non ho verità, quello che scrivo è quello che credo, quello in cui credo.
    Ne parlo volentieri perchè gradisco un confronto, benvengano quindi critiche.
    [quote1233275680=giusparsifal]
    non capisco quando parli di paragone materiale, che intendi?
    Io parlo di scambi di pensieri che, almeno da un certo punto di vista, non mi sembra materiale.
    [/quote1233275680]
    Io distinguo tra pensieri e coscienza.
    Parlo di paragone 'materiale' perchè confrontandosi in base a pensieri di altri interlocutori generici (vicino di casa) nella stragrande maggioranza dei casi ci si rapporta con concetti materialistici, che basano il pensiero.
    Altra cosa è confrontarsi a livello di coscienza, ma per fare ciò dobbiamo attentamente selezionare il nostro interlocutore…
    [quote1233275680=giusparsifal]
    questa discussione avviene ora fra me e te, membri della stessa famiglia, che condividono lo stesso mondo: stiamo facendo come Pulcinella che chiama a testimone sua moglie?
    [/quote1233275680]
    Beh, condividiamo lo stesso mondo ma i percorsi di crescita e il livello di coscienza sono diversi in ognuno di noi.
    Questo è quello che intendevo prima, tra persone con coscienza di coscienza può ed è giusto che ci sia confronto.
    Al contrario se si interlocuisce con persone senza coscienza di coscienza non c'è un profondo scambio, se in presenza di umiltà ci può essere una analisi ma in sostanza si va parlando due lingue diverse.
    [quote1233275680=giusparsifal]
    se io ipotizzassi di essere una creatura dell' Universo e perciò, in realtà in connessione con tutte le altre possibili creature, in questo momento, dov'è il contraddittorio?
    [/quote1233275680]
    Essere creature dell'universo per me non è una ipotesi, è un assoluto.
    Solito discorso vale per la connessione che si ha tutti, l'uno con l'altro.
    Per me non c'è contraddittorio in questo, ognuno è espressione di sviluppo, ognuno può essere artefice dei propri pensieri e vittima di quelli degli altri.
    Intendo connessioni come flussi ed ognuno di noi ne fa parte interamente.
    Solo la profonda presa di coscienza di questo può elevare la persona al punto da capire i flussi e 'nuotare' di propria volontà.
    [quote1233275680=giusparsifal]
    Il dialogo interiore è già sinonimo di “scambio”? Con chi? Con me stesso?
    E' pur sempre un nostro (intesa come esseri umani) pensiero?
    Alla fine non ti sembra che sia, come spesso è, una questione di Fede?
    [/quote1233275680]
    Sono magneticamente trasportato a sbilanciarmi nelle mie teorie più estreme.

    Lo scambio con noi stessi è la presa di coscienza che siamo coscienza.
    Vincere questo blocco dato dalla apparenza del corpo fisico che ci vede separati e materiali.
    Per me siamo tutto, siamo pietre, alberi, animali ed esseri umani. Ogni apparenza materiale è frutto della coscienza, è sviluppo dell'intelligenza, dell'Io Universale, che nel suo continuo sviluppo va conoscendosi, va prendendo coscienza di se stesso.

    L'Io Universale si manifesta nell'io di ognuno di noi come separato da tutti gli altri.
    Nasce in natura (diciamo addormentata) e si risveglia in alcuni punti particolari dando così origine alle vite individuali che, riacquistando coscienza, si vanno considerando separate dall'universo, ma di fatto sono tutte manifestazioni dell'Io Universale.

    Per questo se c'è verità ci può essere solo allo stato più profondo in ognuno di noi.
    Cercarla nel confronto fa parte del percorso, ma ad un certo punto il percorso diventa obbligato ed è solo interiore.

    Il dialogo con noi stessi infine diventa illuminazione, nella nostra presa di coscienza di essere pura coscienza, parte integrante, rappresentazione necessaria per raggiungere tale fine.
    Quando necessario si intende come evoluzione intelligibile.

    In questo ovviamente rientrano i molti paradossi della natura, della vita sul nostro pianeta e dell'universo, infatti l'Io Universale si è andato rappresentando in infinite possibilità, trovando infine la sua forma migliore, più consona, nell'essere umano.

    Dico questo perchè tale essere umano (esressione dell'Intelligenza Universale) è appunto in grado di prenderne coscienza.


    #119973
    giusparsifal
    giusparsifal
    Partecipante

    Ciao xxo e grazie, in generale posso dirti che anche se a livello di coscienza forse non ci sono ancora del tutto, a livello di pensiero io quoto ogni cosa che hai detto.
    Questa, diciamo, è la mia premessa.
    Quello che voglio dire è questo: se sei in questo forum e, nella fattispecie, stai discutendo ora con me è perchè (almeno penso) dopo aver fatto tutta una tua evoluzione personale e sei arrivato a concepire le cose così come le hai scritte hai “bisogno” di confrontarti e discutere di questa tua evoluzione.
    Bisogno fra virgolette, perchè potrebbe essere solo un passatempo o altro, voglio dire, nulla di “per forza”, obbligato.
    Questo è naturale, l'uomo (sa) anche essere un “animale” sociale, c'è chi prende da fuori per poi “costruirsi” un “dentro”, c'è chi fa il percorso inverso e così via.
    Ora, tutto ciò avviene, detto in maniera brutale, fra noi.
    Un altro essere dell'universo, secondo te, come la pensa, se pensa?
    Secondo te, pensano tutti come fai tu?


    #119974

    cenereo
    Bloccato

    Ciò che rende socievoli gli uomini è la loro incapacità di sopportare la solitudine e, in questa, se stessi.
    Arthur Schopenhauer


    #119975

    iniziato
    Partecipante

    il piccolo uomo dovrebbe confrontarsi con il grande uomo, il bimbo con l'anziano, la moglie col marito, il figlio con lo zio, il dotto con il contadino.

    Un grande errore gius è non riconoscere di avere accanto un grande uomo e cercare lontano un miraggio di saggezza ammantato di grande illusione


    #119976

    cenereo
    Bloccato

    [quote1233398262=Pyriel]

    Pensa che nemmeno con me vogliono confrontarsi… troppo impegnativo, nemmeno si guardano allo specchio, eppure si esaltano di magnificenza… Due cose sono impossibili a un uomo terreno: guardarsi dentro e vedersi dall'esterno.

    [/quote1233398262]
    :ok!: altrimenti non sarebbe terreno pyriel…


Stai vedendo 10 articoli - dal 1 a 10 (di 14 totali)

Devi essere loggato per rispondere a questa discussione.