La tridimensionalità e il "faretto del cervello"

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Questo argomento contiene 6 risposte, ha 4 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Tilopa 9 anni, 2 mesi fa.

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  • #130054

    Tilopa
    Partecipante

    Articolo tratto dal blog Psicocafé http://psicocafe.blogosfere.it
    Molto utile per chi è interessato alla psicologia cognitiva (a come funziona la mente)
    —————————————————————————-


    Osservate l'immagine qui a lato. Come potete notare alcuni cerchietti sembrano concavi (delle cavità) altri convessi (delle sporgenze).
    La percezione illusoria di tridimensionalità è determinata naturalmente dall'ombreggiatura: quando l'ombra è localizzata nella parte inferiore del cerchio esso sembra sporgere, quando è collocata in alto viene invece percepito come cavo.
    Questo fenomeno si verifica perchè il cervello umano parte dal presupposto che ci sia una luce che proviene dall'alto. Dato questo presupposto i due tipi di ombreggiatura (“chiaro sopra/scuro sotto” e “scuro sopra/chiaro sotto”) sono associabili senza equivoco l'uno a una sporgenza, l'altro a una rientranza.
    Ma dov'è questa luce? L'immagine in sè non fornisce alcuna indicazione sulla presenza e sulla direzionalità di una qualche fonte luminosa.
    Proviamo a girare l'immagine di 180°:

    Ciò che era concavo appare convesso e viceversa.
    I cerchietti sono quindi del tutto ambigui, nell'immagine non c'è niente che suggerisca da dove proviene la luce.
    Forse il presupposto che la luce venga dall'alto è determinato dalla consuetudine con l'ambiente naturale ed è il frutto della posizione dell'osservatore.
    Questa ipotesi è abbastanza ragionevole se si considera che la luce per eccellenza è il sole, e il sole è sopra le nostre teste…
    Ma provate a guardare la prima immagine con la testa capovolta di 180° (mi sa che dovrete alzarvi in piedi…)
    Percepirete come sporgenze i cerchi che rispetto al vostro campo visivo hanno la parte superiore più chiara, non quelli che in teoria dovrebbero sembrarlo dato che hanno la parte chiara rivolta verso la fonte di luce naturale.
    Questo sta a significare che esiste nel nostro cervello una specie di “faretto di illuminazione preimpostato”. Un punto dal quale il cervello ipotizza che provenga la luce e che non è posizionato in un generico “alto” ambientale, ma è posto in un punto all'estremità superiore del campo visivo dell'osservatore!.
    Anche quando il campo visivo è rivolto verso il basso come nel caso della testa capovolta.

    Ma perchè il cervello possiede un “faretto” preimpostato?
    Probabilmente è per procedere ad un rapido e automatico processamento delle ombre di una scena (e quindi per dedurne velocemente la tridimensionalità), prima ancora di registrare la posizione della testa rispetto al sole.
    Facciamo un' ultima verifica, incliniamo la stessa immagine di 90°:
    con queste ombreggiature il “faretto cerebrale”, con direzione dall'alto in basso, non ci dà più indizi efficaci sulla tridimensionalità dei cerchi.
    Stupefacente no?

    Link | Lo studio più famoso e ormai storico su questo argomento, pieno di immagini ed esperimenti, è integralmente scaricabile.
    Kleffner D. A., Ramachandran V. S (1992) “[link=http://cbc.ucsd.edu/pdf/Shape_From_Shading_P_&_P.pdf]On the perception of shape from shading[/link]” in Perception and Psychophysics, 52, 18-36 .


    #130055

    sephir
    Partecipante

    molto interessante tilopa, ho dato il solito esame di psicologia cognitiva senza però approfondire bene. ci sarebbero tante cose da leggere in merito, a partire dalla Gestalt…
    :ok!:


    #130056

    Tilopa
    Partecipante

    Io ho dovrei leggere “Verso un'ecologia della mente” di Gregory Bateson
    (perchè l'ho comprato) … devo solo trovarne il coraggio :aaaa:
    La cosa strana di questa disciplina e che … sembra che si occupi di modi lontani e misteriosi !alien


    #130057

    sephir
    Partecipante

    [quote1253748249=Tilopa]
    Io ho dovrei leggere “Verso un'ecologia della mente” di Gregory Bateson
    (perchè l'ho comprato) … devo solo trovarne il coraggio :aaaa:
    La cosa strana di questa disciplina e che … sembra che si occupi di modi lontani e misteriosi !alien
    [/quote1253748249]

    eheheh, quel libro l'ho scaricato… anche io mi sono riproposto di leggerlo, ma credo che esista un'infiinità di roba che non riuscirò mai a prendere in mano…
    credo valga la pena tilopa immergersi in quei mondi lontani, siamo fatti per questo!

    Se lo farai fammi sapere che ne pensi, mi raccomando! :ok!:


    #130058
    giusparsifal
    giusparsifal
    Partecipante

    [quote1253751946=Tilopa]
    Io ho dovrei leggere “Verso un'ecologia della mente” di Gregory Bateson
    (perchè l'ho comprato) … devo solo trovarne il coraggio :aaaa:
    La cosa strana di questa disciplina e che … sembra che si occupi di modi lontani e misteriosi !alien
    [/quote1253751946]

    Già dai metaloghi comincia a diventare incomprensibile… 🙂
    Meglio i libri di Watzlawick, più a portata di mano…


    #130059

    Tilopa
    Partecipante

    [quote1253822037=giusparsifal]
    [quote1253751946=Tilopa]
    Io ho dovrei leggere “Verso un'ecologia della mente” di Gregory Bateson
    (perchè l'ho comprato) … devo solo trovarne il coraggio :aaaa:
    La cosa strana di questa disciplina e che … sembra che si occupi di modi lontani e misteriosi !alien
    [/quote1253751946]

    Già dai metaloghi comincia a diventare incomprensibile… 🙂
    Meglio i libri di Watzlawick, più a portata di mano…
    [/quote1253822037]
    Interessante, anche lui della scuola di Palo Alto.
    Anche lui un gegnaccio:
    “Istruzioni per rendersi infelici”
    “Guardarsi dentro rende ciechi”
    “Di bene in peggio. Istruzioni per un successo catastrofico” !dodge


    #130060
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    Trovare il connettoma umano significa rispondere alla domanda: chi sono io? «Io sono il mio connettoma, che determina la mia personalità. I miei ricordi sono immagazzinati nelle connessioni neurali, e non nel genoma». Per ora questo non può essere provato sperimentalmente: «la decodificazione della lingua dei ricordi è la sfida del futuro». Tra i problemi tecnologici ce n’è uno di grande fascino: «la ricerca dell’eterna giovinezza è un tema attraente. La morte è la distruzione del connettoma». Chi crede che un giorno sarà possibile tornare a vivere, fa congelare il proprio corpo dopo la morte. Abbiamo la certezza che questo non accadrà? «Si tratta semplicemente di una scommessa, e il jackpot è la vita eterna».
    http://www.festivalscienza.it/site/Home/Ufficiostampa/Comunicatistampa/articolo10005692.html


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