l'Afghanistan del lavoro

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Questo argomento contiene 0 risposte, ha 1 partecipante, ed è stato aggiornato da  paolodegregorio 7 anni, 8 mesi fa.

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    paolodegregorio
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    – l’Afghanistan del lavoro –

    Anche nella morte non c’è “par condicio”.
    Se in Afghanistan cadessero tre soldati al giorno la cosa verrebbe considerata intollerabile.
    Se muoiono in Italia 1.050 lavoratori nell’ultimo anno, per condizioni di lavoro senza alcun controllo da parte dello Stato, per criminale desiderio di profitto dei datori di lavoro, tutte evitabili da una ordinaria applicazione di leggi esistenti, non c’è scandalo e la cosa viene considerata tollerabile.
    Il “governo del fare” non fa nulla per fermare questo massacro, però trova cifre colossali per mandare mercenari in Afghanistan a rimorchio degli USA, specialisti in guerre perdute e inutili, dove i “terroristi” sono gli invasori che hanno l’impudenza di definire la loro guerra di aggressione una missione di pace e di diffusione della democrazia.

    Se veramente vogliamo mettere paura ai talebani, da un nostro bombardiere sganciamo il ministro La Russa, il più potente pallone gonfiato di cui dispone il nostro arsenale, facendo in modo che arrivi vivo.
    Un suo discorso alla popolazione indigena su pace e democrazia, in diretta TV, sarebbe paragonabile ad una arma di distruzione di massa e la resa degli afgani agli occidentali sarebbe immediata.


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