le mie prigioni, pardon pensioni

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Questo argomento contiene 3 risposte, ha 3 partecipanti, ed è stato aggiornato da  paolodegregorio 6 anni, 6 mesi fa.

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  • #140423

    paolodegregorio
    Partecipante

    – le mie prigioni, pardon pensioni –
    di Paolo De Gregorio, 7 dicembre 2011

    Bloccare la indicizzazione al costo della vita delle pensioni oltre i mille euro è stata una vigliaccata del governo dei banchieri, al punto di far sgorgare lacrime persino al ministro relatore.

    Più che illuminati accademici bocconiani i cosiddetti “tecnici” assomigliano molto a pedanti ragionieri che cercano di far quadrare i conti squilibrati da politici cialtroni che hanno gonfiato fino a 1900 miliardi di euro il debito pubblico, usandolo per ottenere il consenso elettorale, con sprechi, favoritismi, pensioni di invalidità fasulle, opere pubbliche iniziate e mai finite, ruberie, che si manifesta oggi con 80 miliardi di euro l’anno di interessi da pagare a banche e privati che detengono i certificati del debito.
    Nessuna economia può resistere e tanto meno svilupparsi con questo peso sulle spalle e temo che non bastino i ragionieri a trovare un rimedio.

    Sulla controversa questione pensionistica ci vorrebbe una apertura mentale più ampia e considerare che, aumentando fino a 66 anni l’età per avere la pensione, avremo i vecchi al lavoro e i giovani a spasso e questo significa anche innescare un conflitto generazionale e un futuro di incertezze.

    Ragionare nei termini di una società più sana e più giusta ci dovrebbe portare ad uscire completamente dal sistema contributivo (complesso, costoso e aggredibile dalle truffe), per passare ad una pensione sociale individuale uguale per tutti, al compimento dei 60 anni (quantificabile in mille euro di oggi), lasciando la totale libertà a chi desidera restare al lavoro di farlo (senza percepire la pensione).

    Non sono in grado di stimare se sarebbe un sistema più o meno costoso di quello attuale, sicuramente sarebbe più giusto e darebbe a tutti la possibilità di vivere dignitosamente la vecchiaia.
    I datori di lavoro avrebbero una forte semplificazione della loro burocrazia. Per i giovani molti posti di lavoro disponibili.
    Per le assicurazioni private un sicuro aumento di contratti per pensioni integrative.

    Per l’Istituto di Previdenza Sociale, oltre a un severo servizio ispettivo per evitare che chi lavora percepisca la pensione sociale, si dovrebbe immaginare un ruolo più marcato per le pensioni di invalidità, una unificazione con l’INAIL per le pensioni da infortuni sul lavoro, la erogazione di assegno sociale ai disoccupati e cassa integrazione.
    Fine delle pensioni d’oro, fine delle pensioni multiple, fine dei vitalizi ai deputati, fine degli imbrogli e dei mancati versamenti dei contributi, emersione di un sistema che può essere compreso da chiunque senza scomodare i cervelloni bocconiani.

    Una cosa è sicura, che la questione delle pensioni unisce destra, sinistra e centro nel far restare il sistema come è, e trovo questa pseudo sinistra particolarmente vigliacca e paurosa di governare (quando tutti i sondaggi la davano vincitrice in caso di elezioni), timorosa di parlare di patrimoniale, di fare leggi draconiane sulla evasione fiscale e su tagli drastici alle spese militari e ai privilegi economici del Vaticano.

    Destra e sinistra sono scappate dal governo e intendono far fare il lavoro sporco ai banchieri e ai ragionieri, sperando che rimettano insieme i pezzi della economia e dei conti, in attesa di ricominciare come prima a distruggere l’Italia.
    Paolo De Gregorio


    #140424

    altair
    Partecipante

    Un'altra manovra è possibile.

    Quindi, ricapitolando.

    Solo i famosi 131 cacciabombardieri F35 (già messi a bilancio anche se non c’è stata ancora la firma del contratto, quindi potremmo disdirli senza penali) fanno 16 miliardi.

    La dismissione di una parte delle caserme rimaste semivuote dopo la fine della naia obbligatoria consentirebbe di incassare rapidamente almeno altri 4 miliardi.

    La rinuncia all’acquisto di due sommergibili e due fregate (anche loro già a bilancio) farebbe risparmiare un altro mezzo miliardo (abbondante).

    Un accordo con la Svizzera sui capitali esportati clandestinamente – sulla falsariga di quello fatto dalla Germania – permetterebbe di incassare almeno 5 miliardi di euro.

    Poi ci sarebbe il Vaticano: lasciandogli intoccato il suo otto per mille, i contributi alle sue scuole e tutto il resto, basterebbe abolire le esenzioni Ici, Ires, Iva e Irap, più i contributi regionali e quelli comunali per portare a casa un altro miliardo e mezzo.

    Quindi ci sono le frequenze: 5,5 miliardi di euro sono una stima molto prudente di quello che si incasserebbe se le si vendesse anziché regalarle alle aziende tv e di telecomunicazione.

    Infine, un taglio ai costi della politica non avrebbe solo un alto valore simbolico: tra riduzione dei rimborsi elettorali ai partiti, degli stipendi e dei vitalizi degli eletti (il presidente della Provinca di Bolzano guadagna più di Obama), delle auto blu etc, un altro mezzo miliardo verrebbe fuori facilmente.

    Fanno 33 miliardi. Cioè di più di quello che con cipiglio sofferente il governo Monti sta chiedendo ai lavoratori, ai pensionati, ai cittadini.

    Certo: ci diranno che così è troppo semplice, che non si può, che è più complicato, che noi siamo solo dilettanti e dobbiamo lasciar fare a loro.

    Ma non potranno mai dirci che un’altra manovra è impossibile.

    fonte: Alessandro Gilioli su Piovono rane. 07/12/2011

    http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/12/07/unaltra-manovra-e-possibile/


    #140425

    Anonimo

    http://www.rete28aprile.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2341:5122011-se-piangono-i-ministri-cosa-devono-fare-i-lavoratori-e-i-pensionati-sciopero-generale&catid=10:primo-piano&Itemid=29

    Se piangono i ministri, cosa devono fare i lavoratori e i pensionati… sciopero generale

    Scritto da Giorgio Cremaschi
    Martedì 06 Dicembre 2011 17:19
    Fondata sul lavoro
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    ScarsoOttimo

    di Giorgio Cremaschi.

    La manovra decisa dal governo Monti è un intollerabile concentrato di aggressioni alle condizioni di vita della maggioranza della popolazione italiana. Il 10% più ricco del paese, che detiene la metà della ricchezza nazionale, pagherà si e no l’1% dei costi della manovra. Il restante 90% paga tutto il resto e la stragrande maggioranza dei costi sono su lavoratori dipendenti e pensionati. Si va in pensione a 66 anni gli uomini e a 62-63 le donne, una vergogna sociale che colpisce le condizioni di lavoro di chi fatica davvero,

    di chi non ce la fa ad arrivare alla fine del mese, di chi non ha contributi sufficienti. La pensione di anzianità va a 42 anni, ancora una volta un danno soprattutto per gli operai e per chi fa i lavori più faticosi. Così i giovani verranno ancora una volta imbrogliati, perché sarà per essi sempre più difficile accedere al lavoro.

    Si blocca la rivalutazione delle pensioni sull’inflazione, una vera e propria carognata che colpisce i redditi già falcidiati dall’inflazione. E poi c’è una valanga di tasse, in gran parte sul lavoro e sui redditi più bassi, da quelle sulla prima casa, all’aumento delle addizionali Irpef comunali e regionali, all’aumento delle tasse sulla benzina, all’aumento dell’Iva, dai ticket sanitari all’aumento dei prezzi dei costi di tutti i servizi sociali.

    Di fronte a tutto questo i ricchi pagano con qualche piccola elemosina e le caste vengono lasciate sostanzialmente immuni. Non c’è una patrimoniale sulle grandi ricchezze, non si toccano le spese militari o per le grandi opere o gli sprechi veri della pubblica amministrazione. Qui, insomma, un massacro sociale che si aggiunge a quelli già preventivati dalle manovre del governo Berlusconi.

    Nel 2012 la somma delle manovre Tremonti-Monti porterà a un salasso di quasi 70 miliardi sui redditi e sulle condizioni sociali della stragrande maggioranza del paese. Di fronte a tutto questo le misure per la cosiddetta “crescita” sono solo sgravi fiscali alle aziende, che significheranno profitti in più per chi già guadagna, ma nemmeno mezzo posto di lavoro aggiuntivo.

    Questa manovra è semplicemente la cura greca somministrata all’Italia. E’ la tecnocrazia liberista e bancaria dell’Europa che impone la stessa ricetta ovunque, con gli stessi fallimenti.
    La Grecia ha cominciato così un anno e mezzo fa e adesso è alla catastrofe sociale ed economica, senza aver ridotto di un centesimo il peso del debito. La stessa via imbocca l’Italia, con una manovra che avrà un puro effetto recessivo e che quindi potrà anche salvare il bilancio di qualche banca ma farà sprofondare il paese nella miseria.

    Bisogna contrastare con tutte le forze queste misure e questa politica. Qui si gioca il futuro del lavoro, dello stato sociale, dello stesso sindacato. Occorre un’autocritica profonda in Cgil per le carte di credito concesse a questo governo che, come si è visto, ha speso tutto il credito ricevuto contro il mondo del lavoro.

    Occorre andare a uno sciopero generale subito e prepararsi a fronteggiare fin d’ora le nuove misure, quelle annunciate sul mercato del lavoro, che se avranno lo stesso segno della manovra del 4 dicembre, saranno anch’esse terrificanti. Se stiamo sulla strada della Grecia dobbiamo fare una sola cosa, lottare come fanno i lavoratori dei sindacati greci: fino a che le cose non cambiano, in Italia e in Europa. Tutto il resto sono chiacchiere.


    #140426

    Anonimo

    http://www.beppegrillo.it/2011/12/monti_lesorcista/index.html

    Monti, l'esorcista

    Monti sta facendo il lavoro sporco, quello che i partiti non possono più fare. Sta sciaquando i panni nella fogna, invece che in Arno. Del resto non ha scelta, ogni fiume d'Italia è una fogna, i corsi d'acqua differiscono solo per il numero di colibatteri. I “diritti dei lavoratori” sono diventati una frase senza senso, una giaculatoria da recitare in televisione da parte di sindacalisti assimilati al sistema come barboncini da diporto. La pensione è un ricordo dell'età dell'oro, destinata solo ai più fortunati come Amato, ma anche a Veltroni, Scalfari e alle mogli di Boss(ol)i e Bevtinotti. Loro sì che ce l'hanno fatta nella vita. L'allungamento dell'età lavorativa ha due effetti, togliere qualche anno di serenità prima della morte a dei vecchi e impedire l'ingresso ai giovani nel mondo del lavoro. Avremo un esercito di anziani con la prostata un po' rincoglioniti che daranno la paghetta settimanale al figlio quarantenne disoccupato. Sono stampelle, appoggi necessari per tenere in piedi il Sistema. Monti è figlio di questo Sistema, forse il migliore in circolazione, ma non rinnegherà mai chi l'ha messo al mondo e curato amorevolmente fino ai settant'anni suonati.
    Monti ricorda padre Merrin, l'esorcista. Lungo e allampanato sotto il lampione, nella prima nebbia della sera. L'esorcismo non è però contro il demone del capitalismo, ma contro le sue vittime. Il capitalismo è buono, la crescita necessaria, il Pil come lo Spirito Santo. Monti è venuto a combattere l'eresia del cambiamento, i movimenti, e, allo stesso tempo, gli eccessi di una Chiesa, quella dei partiti, al suo tramonto. Rischia, come padre Merrin, di morire d'infarto in una stanza gelida.
    Ci aspetta dopo la recessione, la depressione. Durerà almeno tre/quattro anni. I prezzi saliranno. Gli stipendi diminuiranno. Si tirerà la cinghia fino all'ultimo buco. Lo spread scenderà e i Btp saranno salvi. L'operazione sarà riuscita e il paziente entrerà in coma. Molti mi chiedono “Ci sono alternative?”. Questa domanda mi lascia sempre senza parole. Ci si dovrebbe chiedere perché siamo arrivati a questo punto e quali sono le cause. Chi sono i COLPEVOLI, confindustriali, politici, banchieri, sindacati e giornalisti che hanno portato la Nazione sul baratro economico e fuori dalla democrazia, ed estrometterli per sempre dalla vita pubblica. L'assassino torna sempre sul luogo del delitto, ma questi non se ne sono mai andati. Chi non conosce la Storia è destinato a riviverla.


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