Leucemia, una nuova speranza

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Questo argomento contiene 3 risposte, ha 3 partecipanti, ed è stato aggiornato da  nirvana 9 anni, 1 mese fa.

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  • #54570

    nirvana
    Partecipante

    Leucemia, una nuova speranza
    trapianto da genitori a figli
    Scoperta di una équipe di Genova e Pavia:per la prima volta efficace il trapianto di midollo osseo

    di COSTANTINO MALATTO

    GENOVA – Verrà dal midollo osseo dei genitori la salvezza dei bambini colpiti da leucemia acuta che non possono essere curati con la chemioterapia e che non trovano un donatore compatibile. Per loro finora non c'era più niente da fare. Il trapianto da genitori era, se non impossibile, tanto difficile da essere chiamato “il trapianto della disperazione”. Ora, grazie a uno studio tutto italiano realizzato dal Gaslini di Genova e dal S. Matteo di Pavia, il trapianto da genitori diventa possibile, con percentuali di successo vicine al 75% dei casi. In genere, i bimbi leucemici vengono curati con il ricorso alla chemioterapia e questa cura ottiene risultati decisivi in circa l'80% dei casi.

    Per gli altri piccoli malati si apre la strada obbligata del trapianto di midollo osseo. Una strada difficile, irta di ostacoli: già è complesso trovare un donatore compatibile ed è una vera e propria lotta contro il tempo. Possono essere donatori i fratelli compatibili, ma sono presenti solo nel caso di un bambino leucemico su quattro. Oppure si fa ricorso a un donatore compatibile non consanguineo, ma anche qui se ne trova solo un caso su tre. La drammatica conseguenza è che per circa il 40% dei bambini malati che non possono essere curati con chemioterapia non ci sarà più niente da fare.

    Ma uno studio italiano di grandissimo rilievo che verrà pubblicato sul prossimo numero dalla rivista internazionale Blood apre prospettive che sembravano irrealizzabili fino a oggi. Lorenzo Moretta, immunologo di fama internazionale e direttore scientifico dell'Istituto Giannina Gaslini di Genova, ha collaborato con un'équipe clinica diretta da Franco Locatelli del S. Matteo di Pavia. La strada seguita dai ricercatori si chiama “trapianto aploidentico”, che significa “identico a metà”: è quello che ha come donatore uno dei genitori del bambino leucemico. Fino a ieri i risultati non erano del tutto soddisfacenti proprio perché il midollo di un genitore è “incompatibile a metà” rispetto a quello di un figlio. C'era il rischio, quasi la certezza, che un gruppo di cellule del nuovo sistema immunitario (le cellule T) attaccassero i tessuti dell'ospite, dando vita a una vera e propria aggressione contro il suo organismo.

    Contro questi meccanismi distruttivi interviene lo studio dei ricercatori del Gaslini. Quando si trovano di fronte a un bambino malato di leucemia acuta che non ha altre possibilità di cura, analizzano il midollo di entrambi i genitori e scelgono quello che ha le cellule più idonee a debellare la malattia. A questo punto prelevano il midollo del genitore e lo ripuliscono delle cellule T, cioè quelle che se infuse nel corpo del bambino lo ucciderebbero. Ma lasciano nel midollo infuso un particolare tipo di cellule, chiamate Natural Killer (Nk), globuli bianchi molto agguerriti che hanno la capacità di uccidere le cellule leucemiche (e che hanno un ruolo chiave nella difesa contro i virus). Da una parte quindi si eliminano le cellule cattive (i linfociti T) e dall'altra si potenzia il ruolo dei Natural Killer, che eliminano la malattia.

    I risultati clinici sono molto incoraggianti: “Con la nostra tecnica – afferma Franco Locatelli – l'aspettativa di guarigione è vicina al 75%. Ricordo che, senza un trapianto, tutti questi bimbi sarebbero morti a causa della leucemia o delle sue complicazioni. Dati questi risultati, ritengo che il trapianto aploidentico possa diventare la tecnica di riferimento nella cura delle leucemie acute del bambino che non rispondono alla chemioterapia”. A Genova Moretta ha coordinato un gruppo di lavoro che comprende Daniela Pende, Stefania Marcenaro, Stefania Martini, Michela Falco, Maria Cristina Mingari e Alessandro Moretta.

    (6 marzo 2009)
    articolo di Repubblica

    devo: :bravo: :bravo: :bravo: grandi i ricercatori italiani!!!!


    #54571

    nirvana
    Partecipante

    :ummmmm:
    nessun :bravo: ?


    #54572

    deg
    Partecipante

    Certo! Bravi i ricercatori :bravo: .
    Per tutti i bimbi toccati da questa brutta malattia è una bellissima notizia.

    Mi dispiace solo che debbano trovare delle cure a malattie che non dovrebbero esistere.
    C'è chi ci fa ammalare e poi chi ci “cura”.
    Non sarebbe meglio non ammalarsi?
    Per esempio:

    I bambini che vivono nelle vicinanze di una centrale nucleare avrebbero probabilità più alte di ammalarsi di cancro e leucemia rispetto alla media dei loro coetanei che abitano invece lontano dagli impianti. http://germanynews.go.ilcannocchiale.it/?TAG=Carlo%20Stagnaro )

    Speriamo che i ricercatori scoprino anche le cause del male. E che impareremo ad evitarle!


    #54573
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    Bimba guarita da leucemia, ricercatori Bicocca: “Noi bloccati da burocrazia”
    A pensarla così sono Ettore Biagi e Andrea Biondi, esperti della Fondazione Tettamanti – Clinica Pediatrica dell’Università milanese.“Una vera propria storia natalizia – commentano i due scienziati- un enorme progresso scientifico raccontato per l'ennesima volta dai colleghi statunitensi, quando questa stessa storia avremmo potuto e dovuto raccontarla noi”

    La storia di Emma, bambina malata di leucemia e guarita grazie a delle cellule immunitarie riprogrammate in laboratorio, “è una bellissima storia, che però avremmo potuto e dovuto raccontare noi italiani”. A pensarla così sono Ettore Biagi e Andrea Biondi, esperti della Fondazione Tettamanti – Clinica Pediatrica dell’Università di Milano-Bicocca. Sono passati esattamente due giorni da quando il primato dei ricercatori del Children’s Hospital di Philadelphia e delle loro ricerche sulla leucemia ha fatto il giro del mondo. “Una vera propria storia natalizia – commentano i due scienziati della Bicocca – un enorme progresso scientifico raccontato per l’ennesima volta dai colleghi statunitensi, quando questa stessa storia avremmo potuto e dovuto raccontarla noi italiani, ed in particolare noi di Monza, unico centro italiano pediatrico partecipante ad uno studio analogo di ricerca avanzata chiamato Childhope” (www.childhope.eu).

    Ecco i motivi di questo ‘primato italiano mancato’: “Nel 2006 un gruppo di giovani ricercatori europei, di ritorno dagli Stati Uniti, scrive un progetto accolto e finanziato con entusiasmo dalla Cee con l’idea di riprogrammare le cellule immunitarie del midollo osseo per un particolare tipo di leucemia. Cinque milioni di euro, 10 centri europei coinvolti, cinque anni di durissimo lavoro, numerose pubblicazioni scientifiche per arrivare a dimostrare la fattibilità, l’efficacia e la sicurezza su modelli animali di questo nuovo approccio”. Nonostante i primi successi, raccontano i ricercatori, “qui inizia una storia infinita. L’Inghilterra comincia un faticoso percorso con l’EMEA nel 2010, l’agenzia predisposta alla valutazione di ogni nuova sperimentazione in Europa, e trova dopo quasi due anni il modo per ottenere l’approvazione del protocollo”. Ma mentre le cose procedono “per Inghilterra, Francia e Germania, per l’Italia il percorso si arresta” per diversi intoppi burocratici, non ultimo quello secondo cui non si ritengono gli standard del laboratorio francese di manipolazione cellulare “sufficientemente adeguati, mentre per gli altri Stati invece lo sono”. Burocrazia che, alla fine, “ci costringe quasi a ripartir da capo nel processo di approvazione”.

    Insomma, secondo i ricercatori della Bicocca “oramai due anni fa noi possedevamo nelle nostre mani la stessa ‘arma’ contro la leucemia degli americani, molto più snelli e veloci nei processi burocratici. E noi italiani, intanto, siamo ancora nella fase complessa di interazione con i nostri enti regolatori cercando di fare del nostro meglio e di capire cosa ci manca per non considerarci inferiori ai colleghi europei. La conclusione vera è che anche i nostri bambini più gravemente malati potrebbero e dovrebbero poter raccontare, oggi stesso, la stessa storia raccontata da Emma. Perché il diritto alla vita – concludono – non ha barriere geografiche, tanto meno dovrebbe avere barriere burocratiche”.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/12/bimba-guarita-da-leucemia-ricercatori-bicocca-noi-bloccati-da-intoppi-burocratici/444011/


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