L'universo sognante

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Questo argomento contiene 73 risposte, ha 15 partecipanti, ed è stato aggiornato da  zret 9 anni, 3 mesi fa.

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  • #9840

    zret
    Partecipante

    Il bellissimo articolo L'universo sognante mi ha spinto a scrivere una riflessione che da tempo si agitava in me. E' stato il reagente che ha favorito la catalisi

    http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.4924

    Il tempo, la più grande illusione, concretizza ogni destino. (Davy)

    Niente e nessuno ci può garantire che esiste il mondo fuori di noi. Si racconta che Pirrone, filosofo greco, andasse a sbattere contro gli alberi, poiché non poteva essere sicuro che l'albero fosse un oggetto “esterno”, “concreto” e “reale”. Non aveva torto: la “realtà” è il risultato di una fede. Noi crediamo che l'albero continui ad esserci, anche quando non lo percepiamo, laddove il fenomeno è letteralmente ciò che appare ai nostri sensi. Fondamentale fu la rivoluzione copernicana con cui Immanuel Kant trasferì lo spazio ed il tempo all'interno dell'io legislatore, della coscienza cui il mondo fenomenico deve adattarsi affinché sia esperito. Tuttavia se, grazie alle filosofie orientali, a Platone, a Berkeley ed all'Idealismo, abbiamo spostato il baricentro dell'essere dall'”esterno” verso l'”interno”, restano molti problemi irrisolti.

    Orbene riconosciamo, sulla base di acquisizioni antiche e recenti, che l'universo è una proiezione, generata da un oloprogramma. Ricordiamo che energia, spazio e tempo sono “condensazioni” di atti percettivi, provvisorie ed illusorie immagini dinamiche create dal cervello-mente-coscienza. Rammentiamo pure che l'abitudine e schemi a priori producono da un lato la sequenza lineare del tempo, dall'altro la collocazione spaziale degli oggetti, senza che tali caratteristiche ineriscano al mondo in sé. Non è forse un caso se queste forme a priori della sensibilità si strutturano, se consideriamo la linea ontogenetica (lo sviluppo dell'individuo) gradatamente affinché l'individuo possa organizzare la visione del reale, secondo un modello empricamente funzionale, sebbene non veritiero. Sicuramente ci è capitato di sentire dei bimbi che impiegano i tempi verbali in modo contraddittorio. Ad esempio, dicono: “Domani sono andato all'asilo”. Questo uso disinvolto e paradossale degli indicatori cronologici sembra denotare una non-oggettività delle relazioni temporali: passato, presente e futuro coesistono nella mente del bambino (diagramma ontogenetico) come nell'età del Sogno appartenente alla mitologia degli Aborigeni australiani (diagramma filogenetico). Pare che si possa inferire dalla non-sostanzialità dei rapporti temporali una non-sostanzialità del tempo tout court.

    La concezione idealistica del reale sconfina nel solipsismo, poiché, l'universo è in quanto ipse fecit. Il sole sorge comunque anche senza l'io che lo percepisca e lo coaguli in un crogiolo fenomenico? A rigore, no. No, il sole non può sorgere, se l'io non lo percepisce e coagula. Si evita il solipsismo o postulando, con Kant, un noumeno inconoscibile, ma che è il substrato del mondo fenomenico, o ricorrendo ad una Mente che pro-ietta e, nel contempo, esperisce l'universo. Tale Mente, un io penso trascendentale concepito non solo come attività ma anche come sostanza, può essere anche definita Dio, di cui gli io individuali partecipano, come le onde dello stesso mare. Sennonché, a differenza del Dio delle religioni positive, questa Mente non pare coincidere con una legge etica, ma con una specie di Narratore-Descrittore (inconsapevole) di possibilità di esistenza, avulse da qualsiasi fine morale. Questa Mente è simile ad un sognatore che tesse e disfa racconti ed immagini oniriche e che, solo nel caso dei rari sogni lucidi, riesce a definire l'intreccio ed i ruoli dei personaggi.

    In realtà quindi il cosmo è un sogno sognato da una Mente che non sa di sognare. Noi stessi siamo sogni sognati, in cui tutto ed il contrario di tutto, proprio come nelle dimensioni oniriche, può accadere, dal sincronismo alla reversibilità, dalla creazione alla distruzione, dal viaggio interstellare a quello nel tempo. Tutto è possibile: basta sognare e che la Mente sogni. Nulla la lega alle cosiddette “leggi di natura”.

    In un universo siffatto la responsabilità e la libertà personale tendono a sgretolarsi, poiché, anche se gli uomini credono di agire, essi sono agiti, quando credono di scegliere sono scelti. Vita, gioia, dolore, morte sono fotogrammi montati dal Regista. Perché allora darsi tanta pena, se tutto è una fiction? Rispetto ai contenuti, risaltano i meccanismi e le strutture della storia. Il Narratore è più interessato all'originalità ed all'efficacia della trama che al destino dei personaggi: per giunta non sembra consapevole dell'intreccio che sta, con magistrale abilità, dipanando.

    Sono ricorso alla gruccia delle metafore per tentare di rendere l'idea, ma sono concetti difficilissimi da evocare. La difficoltà maggiore consiste nel carattere autocontraddittorio del reale che costringe a puntellarsi sul linguaggio comunque debole. Perché il reale è autocontraddittorio? Perché, assimilato il reale a 1, esso è diverso da 0, ossia il nulla, ma non si spiega come dal nulla assoluto possa scaturire il reale. Bisogna quindi accettare che 1 è uguale a 0 e viceversa. Il paradosso è il seguente: lo 0 è più denso di 1, il nulla più creativo del tutto. Il cosmo è simile ad un enorme macigno in bilico su un abisso infinito. La sostanza del reale è il nulla. Non sappiamo né chi né come né per quale motivo dall'oceano del niente siano emerse le isole delle galassie. Non sappiamo che cosa potrà accadere, se mai accadrà, allorquando, simile ad una chiocciola che si ritira nel suo guscio, l'universo rifluirà nel nulla da cui è irrazionalmente ed in modo incomprensibile affiorato.


    #9842

    mirach72
    Partecipante

    Bella riflessione zret, anche se un po' sconfortante. Se tutto questo è una fiction (e ho avuto più di una volta la sensazione che lo sia), che si fa? Si continua a recitare o proviamo a riscrivere il copione (ammesso sia possibile)? Non è che, magari, stiamo recitando a canovaccio?


    #9843

    zret
    Partecipante

    Stasera si recita a soggetto? Non lo so. Può darsi.

    Ciao


    #9844

    mirach72
    Partecipante

    Ma a questo punto chi è il Regista? Visto il mondo dove viviamo è, forse, Dario Argento su sceneggiatura di Stephen King?


    #9845

    zret
    Partecipante

    Mi fai sganasciare, Mirach.


    #9846

    mirach72
    Partecipante

    Grazie zret, ma se fosse vero? Ho sempre pensato che quei due non siano umani. :hehe:


    #9847

    seppialuce
    Partecipante

    chissà per quale misteriosa ragione, i piu' grandi registi sono ebrei ?


    #9841

    mirach72
    Partecipante

    Ahia, discorso piuttosto pericoloso questo, seppialuce….


    #9848

    seppialuce
    Partecipante

    perchè ? cos'è un tabu' ?


    #9850

    mirach72
    Partecipante

    Sai bene che quando si fanno certi discorsi sugli Ebrei, vengono dei sospetti. (comunque il discorso del regista, come avrai capito, era una metafora.)


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