Nuovo Ordine Mondiale: la nuova schiavitu delle masse

Home Forum L’AGORA Nuovo Ordine Mondiale: la nuova schiavitu delle masse

Questo argomento contiene 226 risposte, ha 14 partecipanti, ed è stato aggiornato da  orsoinpiedi 2 mesi, 1 settimana fa.

Stai vedendo 10 articoli - dal 1 a 10 (di 227 totali)
  • Autore
    Articoli
  • #303885

    orsoinpiedi
    Partecipante

    Per far capire quanto sia pericoloso il NWO,voglio partire da quallo che è l’attuale sistema finanziario.

    Il Peccato Monetario dell’Occidente

    Abbandonando il gold standard, l’unico sistema che avesse funzionato, il mondo è passato da una crisi all’altra.

    Da quando l’oro non costituisce più la base dei sistemi monetari, cioè da quasi un secolo, è sempre sopravvissuta una minoranza di economisti che ne auspica il ritorno, convinta che le crisi economiche siano dovute all’abbandono di questo sistema. Dopo la conflagrazione dell’economie del 2008, i sostenitori dell’oro sono tornati a predicarne vigorosamente l’adozione per stabilizzare il sistema monetario e prevenire i cicli economici.

    Il gold standard stabiliva un ordine economico basato sulla conversione in ogni momento delle banconote nel metallo secondo un rapporto di cambio fisso. Il senatore americano repubblicano, Ron Paul, è uno dei leader del movimento per il restauro di questo ordine. Altri politici, economisti, ed opinionisti auspicano addirittura l’abolizione della FED, la banca centrale americana, il cui dirigismo distruttivo, dicono, è strettamente legato all’assenza del sistema autoregolatore del sistema aureo. Che fondamento hanno queste posizioni radicali? Esse possono sembrare, se non addirittura sovversive, per lo meno stravaganti. Sia come sia, l’argomento merita un approfondimento perché la vicenda dell’oro può aiutare a far capire come gli interventismi nell’economia producano esattamente risultati opposti a quelli che si prefiggono.

    Il gold standard e le sue parodie
    Con il gold standard le diverse valute, dollaro, franco lira o marco erano solo “nomi” per identificare una certa quantità d’oro, essendo definite in termini di peso fisso del metallo. Il dollaro ad esempio era definito come 1/20 di oncia, la sterlina ¼ e così via. Questo significava che i tassi di cambio fra le valute erano fissi ed esprimevano un’identità, nello stesso modo di come un centimetro si identifica con 10 millimetri. Questo standard rendeva dunque equivalenti due diverse rappresentazioni di una stessa cosa: il denaro. La banconota fu l’innovazione per evitare il trasporto fisico dell’oro, come l’assegno, che non è denaro ma un mezzo di trasferimento del denaro. L’oro era il denaro “vero” che solo un processo storico millenario aveva potuto accreditare come tale. Per fungere da comune denominatore di tutti i beni, il denaro non può che essere una merce, ma di una caratteristica tutta particolare: essere richiesta come intermediario di tutti gli scambi. Il suo valore deve essere pertanto universalmente riconosciuto e stabile nel tempo.
    L’uomo antico non sarebbe mai stato così sciocco da accettare in pagamento di beni o servizi, moneta cartacea, non ancorata a beni reali, anche se garantita dallo stato, perché gli stati, come è noto, inflazionano la moneta indebitandosi e restituendo alla scadenza, denaro svalutato. Anche sotto il regime aureo, comunque, i governi riuscirono a violare la regola aurea ritirando periodicamente le monete dalla circolazione e sostituendole con altre dello stesso valore facciale ma con titolo inferiore intascando la differenza di peso dell’oro per finanziare le spese statali e di corte, inflazionando la moneta e imbrogliando così il popolo. Tale fu “la politica monetaria” del tempo.

    Ma, nonostante la moneta artificialmente sopravalutata dal governo eliminasse dalla circolazione quella artificialmente sottovaluta (questa è l’esatta formulazione della legge di Gresham), l’oro manteneva il suo potere d’acquisto e come affidabile strumento di pagamento e di stabilità monetaria, teneva sotto controllo l’inflazione ed assicurava l’equilibrio delle bilance dei pagamenti dei paesi che aderivano allo standard. Se in un paese si verificava l’inflazione, l’aumento dei prezzi faceva aumentare le importazioni dai paesi dove i prezzi erano più bassi. Ma il deficit che si verificava nel nella bilancia dei pagamenti del paese importatore doveva subito essere saldato in oro. Il deflusso del metallo riequilibrava i livelli di prezzi fra i paesi ed eliminava il deficit. Parimenti, la diminuzione del tasso di interesse a seguito di una troppo rapida espansione del credito faceva defluire immediatamente oro. Solo con il rialzo del tasso, l’oro riaffluiva, regolando così il credito. La selettività del credito non impedì il grandioso sviluppo economico e commerciale del XIX. La “qualità” del credito risiedeva nella solvibilità dei mutuanti e nelle capacità dei grandi banchieri che non erano “managers” pagati profumatamente, ma imprenditori che capitalizzavano le banche rischiando in proprio. Nel complesso, il gold standard significava disciplina negli scambi e rimase il miglior ordine monetario fino agli inizi del XX. Esso, infatti, funzionando secondo la necessità economica che è l’opposto dell’arbitrarietà degli attuali sistemi monetari interventisti, lasciava poco margine alle “manipolazioni”. Ed è per questo che i movimenti monetari rispecchiavano i movimenti reali, cioè i fondamentali dell’economia.
    Ma il maggior pregio del sistema, il suo rigore, era anche il suo grave difetto che doveva condannarlo fatalmente all’eliminazione: poneva rigidi limiti all’espansione illimitata del credito e dunque alla spesa pubblica dei governi .

    Se tutte le valute erano convertibili in oro come era possibile inflazionarle senza perdere il metallo? Come era possibile finanziare le guerre?

    Il primo conflitto mondiale sospese infatti il gold standard e cominciò l’era delle inflazioni valutarie, delle svalutazioni competitive, del disordine dei sistemi monetari, dei blocchi, dei controlli, delle barriere tariffarie, in una parola, del protezionismo. L’era del gold standard volgeva alla fine e cominciava l’era delle sue parodie sotto un nuovo nome: Il Gold Exchange Standard. In pratica, si voleva sempre l’oro, ma anche l’inflazione, la botte piena e la moglie ubriaca. Agli inizi degli anni ’30 il nuovo sistema rinforzò l’interventismo statale e il centralismo delle banche nella gestione delle economie. E così indipendentemente dai socialismi, nazionalismi e totalitarismi la “politicizzazione” del denaro fu portata a compimento da parte di tutti i governi, così a Mosca come a Berlino, a Parigi come Roma a Washington come a Tokio. A Bretton Woods, nel 1944, fu inscenata l’ultima parodia del gold standard, la peggiore di tutte.

    Una finestra sull’oro
    Il dollaro fu, per così dire, “tinto di giallo” denominandolo Gold Dollar Standard. Bretton Woods stabiliva un sistema di parità fisse tra il dollaro e le altre valute dei paesi industrializzati e la convertibilità del dollaro in oro al prezzo, sottovalutato, di 35 dollari all’oncia. In pratica il dollaro era la principale valuta di riserva, moneta richiesta in tutti i pagamenti internazionali. Le altre valute erano legate indirettamente all’oro e le banche centrali per mantenere la parità dovevano comprare e vendere dollari ma potevano richiedere alla Federal Reserve la loro conversione in oro. Poiché il dollaro veniva trattato alla stessa stregua dell’oro iniziò la “dollarizzazione” delle economie. Lo scopo dell’accordo di Bretton Wood era di assicurare stabilità delle valute e quella economica mondiale. Come tutti gli accordi per “governare” e “coordinare” portava in sé i germi della propria distruzione. L’economia, infatti si vendica sempre di chi si illude di violare le sue eterne leggi. Bretton Woods non faceva alcun riferimento al mercato, caratteristica del sistema aureo, ma al dollaro artificialmente imposto, in luogo dell’oro, dalle autorità monetarie come valuta di riserva. Un dollaro artificialmente alto e quindi con un potere d’acquisto sopravalutato permetteva agli USA di acquistare all’estero beni e servizi più di quanto il suo valore di mercato avrebbe permesso. Viceversa i partners commerciali degli USA con monete sottovalutate acquistavano di meno di quanto il loro potere d’acquisto tenuto artificialmente basso dal vincolo della parità, avrebbe permesso. Essi erano obbligati ad acquistare dollari sopravalutati per comprare merci più costose! È in questo modo che gli USA “esportarono” inflazione nei paesi partners mentre le loro banche centrali, per non rompere l’argine della parità assorbivano dollari sopravalutati gonfiando la propria massa monetaria. All’inizio degli anni ’60, negli USA, per sostenere “la Grande Società” (come tutti i grandi slogans, dal New Deal alla Nuova Frontiera, fino alla Speranza obamiana, anche questo, significava aumento di spesa pubblica e deficit colossale) e per finanziare la guerra del Vietnam, si scatenò l’inflazione e il prezzo dell’oro sul mercato libero superò i 35 dollari fissati a Bretton Woods, rivelando la nuda realtà: il dollaro non era “oro”, ma una valuta che si poteva inflazionare a piacimento. È a questo punto che i paesi europei cominciarono a chiedere la conversione delle proprie valute nel metallo provocando una forte emorragia nelle immense riserve auree americane. Nell’agosto del 1971 il Presidente Nixon chiuse pertanto la gold window dichiarando il dollaro inconvertibile. Nel dicembre del 1971 il dollar standard, cioè la dollarizzazione del mondo mascherata da gold standard, fu così eliminato, sostituito dai cambi flessibili ed il caos dominò il sistema finanziario globale. Mai si era visto un accordo concertato così folle.

    Il peccato monetario dell’occidente
    La fine del dollar standard doveva trasformare profondamente la struttura finanziaria di tutte le economie. L’economista francese e consigliere economico del presidente De Gaulle, Jaques Rueff, che, come sostenitore del gold standard, aveva pronosticato già da molto tempo la deriva delle economie occidentali nel libro Il Peccato Monetario dell’Occidente, pubblicato nel 1971 riassumendo le sue riflessioni, prevedeva l’inizio dell’era dell’espansione artificiale ed illimitata del credito che avrebbe portato diritto ai roghi periodici dei sistemi economici. Scriveva: Abbandonando il gold standard, l’unico sistema che avesse funzionato, il mondo sarebbe passato da una crisi all’altra, dalle deflazioni alle inflazioni, dai boom ai crolli economici.

    Il peccato monetario dell’occidente è la scissione fatale tra oro e denaro che rendeva ora possibile la “fabbrica del credito”, la creazione della moneta dal nulla, destabilizzante perchè senza più riferimento all’economia reale. L’enorme aumento delle riserve che il deficit USA aveva costretto ad accumulare nelle banche dei paesi industrializzati durante gli anni ’50 e ’60, allargò la loro base monetaria e contemporaneamente quella del credito e della liquidità con effetti inquinanti. L’inflazione creditizia produsse un nuovo fenomeno che si credeva impossibile: la stagflazione, cioè la contemporanea coesistenza di inflazione e disoccupazione. Questa nuova esperienza determinò negli ’70 una svolta fondamentale nella politica delle Banche Centrali, basata su nuove parole d’ordine: gestione della base monetaria, manovra dei tassi di interesse e stimoli economici per la stabilizzazione delle economie. Ma doveva accadere esattamente l’opposto rivelandosi le banche centrali la fonte primaria dell’instabilità macroeconomica.

    Con il gold standard lo stock di moneta circolante di un paese era vincolato alla riserva aurea e pertanto anche il credito poteva espandersi solo in funzione delle vere necessità economiche impedendo azioni tossiche, pena, come abbiamo visto, la perdita dell’oro. Esso era allo stesso tempo la misura ed il supporto del credito che non poteva che essere genuino perché rigorosamente determinato, al pari di qualsiasi bene utile e scarso, dalla domanda e dall’offerta e non dalle previsioni dei “governatori”. Ora, il denaro non essendo più ancorato ad alcun bene reale, poteva essere illimitatamente riprodotto come se, illusoriamente, potesse creare beni e servizi illimitati. Ma l’essenza del denaro, il potere d’acquisto, non può essere mai creato artificialmente da un sistema creditizio, ma da un sistema produttivo sano da cui solo può originare. Né il sistema produttivo può essere stimolato da tassi di interesse artificiali ma da quel tasso di interesse determinato dalla domanda ed offerta di risparmio di cui le banche dovrebbero essere gli intermediari. Ma per i governatori dell’economia non è importante “ciò che è”, ma ciò, che di volta in volta, “deve essere”.

    Così si espresse sull’oro l’ex governatore della banca centrale americana, Alan Greenspan in un famoso articolo intitolato “Oro e libertà economica”:

    Nel regime di gold standard la quantità di credito di cui una economia ha bisogno è determinata dalle risorse reali esistenti poiché ogni credito accordato rappresenta, in ultima analisi, la controparte di qualche bene tangibile….
    ..Al di fuori del gold standard non esiste possibilità di proteggere i propri risparmi dalla confisca dell’inflazione. Non c’è nessuna protezione per il loro valore. Se esistesse, il governo l’avrebbe abolita come ha fatto con l’oro.

    Successivamente, Greenspan doveva rinnegare questa posizione perché altrimenti non avrebbe fatto carriera come Chairman della Federal Reserve. E, ironia del destino, doveva diventare uno degli affossatori dell’economia americana finanziando la bolla speculativa più impressionante della storia.

    Alla fine, quando tutto è stato detto, si può capire, ora, come, sia l’istanza del ritorno al regime aureo classico, sia la petizione per l’abolizione della FED per arrestarne abusi e manipolazioni monetarie, non siano poi così peregrine.
    Resta da considerare se tali proposte siano, nella società attuale, realistiche. Solo una iperinflazione (che sembra la strada intrapresa dall’amministrazione Obama) cioè l’azzeramento del valore del dollaro e la conseguente distruzione della economia, le renderebbero percorribili. Ma, forse, basterebbe riformare in modo serio la Banca Centrale, ipotesi che, scandalosamente, non è stata neppure ipotizzata dalla nuova amministrazione americana.

    Conclusione
    L’opzione aurea rimarrà relegata nelle retrovie del dibattito economico per il semplice motivo che l’ordine politico e sociale non vuole conformarsi alla intransigente ragione economica. Inutile protestare contro l’interventismo.
    A conquistare le menti sarà sempre l’economia che “pretende” di essere politica o ideologica. Con un avvertimento: chi ignora le leggi di gravità economiche e vuole invece estrarle da schemi di pensiero che appartengono assolutamente a tutt’altro mondo di quello della conoscenza della causa e dell’effetto, della ragione e della conseguenza e vuole convincere tutti “su ciò che deve essere” e non “su ciò che è”, si schianterà fatalmente contro gli scogli dei fatti.
    Ma questa, purtroppo è già la cronaca dei nostri giorni.

    fonte http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=7807


    #303916

    Omega
    Partecipante

    @orsoinpiedi said:
    E così indipendentemente dai socialismi, nazionalismi e totalitarismi la “politicizzazione” del denaro fu portata a compimento da parte di tutti i governi, così a Mosca come a Berlino, a Parigi come Roma a Washington come a Tokio.

    A proposito del N.W.O. e delle recenti tendenze dei regimi a far suicidare economicamente i paesi disobbedienti. Quando si permette a un ladro di governare, questo adotterà sempre sistemi monetari peggiori tra quelli che sono stati teorizzati – in modo da poter continuare a rubare “legalmente”, giustificando la sua scelta con qualche menzogna strampalata, oppure un’assurdità nonsense che però detta velocemente e con convinzione “suona bene”, quasi meglio della verità e della logica stessa. Quando si permette ai criminali di votare, questi voteranno sempre il più ladro in circolazione, il loro collega, per ovvie ragioni. Non è una questione di “sette segrete” e di un “governo ombra” ma più banalmente di uomini poco evoluti spiritualmente i quali l’unica cosa che sanno fare benissimo, è danneggiare il prossimo – e lo fanno senza cattive intenzioni, è la loro attuale natura, nemmeno possono comprendere il motivo del perché questo o quel popolo a volte protesta, si lamenta, sciopera. Certamente costoro si riuniscono a porte chiuse, ma perché credono che la gente comune non abbia il diritto di intromettersi nel loro lavoro, nelle loro decisioni, non sopportano essere contraddetti o interrogati dai curiosi, che chiamano semplicemente schiavi e li considerano tali. Finché i “demòni” avranno l’accesso all’amministrazione pubblica, parlamento, governo, l’EU, l’ONU, inutile sperare nel cambiamento. Delinquere, è la loro ragione d’esistere, non possono assolutamente farne a meno, e quando sono costretti a parlare con i sudditi fanno finta di ascoltare le varie posizioni, opinioni dopodiché parte la propaganda ideologica in automatico quindi promettono mari e monti, anche la luna pur di essere lasciati in “pace”, la loro pace interiore inferiore – infernale. Che cos’è il NOM, il cosiddetto nuovo ordine mondiale se non autorizzare a governare gli uomini che sono meno adatti a governare ovvero quelli abituati a calpestare tutto e tutti per riuscire ad accumulare ricchezze in tempo utile, cioè fino al momento di scendere nella tomba, ricchezze che comunque non li rendono felici? Chi ha potere tenta di mantenerlo. Il resto, è solo un’evoluzione fisiologica di questa belva artificiale, che non vuole morire pur essendo già morta, nulla di particolarmente misterioso, o mistico; ognuno cerca i suoi spazi, è perfettamente prevedibile. Infatti, il suffragio universale attuale regala una libertà pressoché totale ai soggetti pericolosi, ai malati mentali, a chiunque cerca di manipolare i mass media, le coscienze degli uomini, la struttura della nostra civiltà. Credo sia necessario sostituire questo sistema di elezione dei responsabili che coinvolge “cani e porci” con un’altro nel quale soltanto i giusti i più onesti e soprattutto i più intelligenti possono rappresentare il popolo, e votare. In un essere umano, sono i neuroni a guidare le cellule dei piedi, perché nella società accade il contrario?


    #304224

    orsoinpiedi
    Partecipante

    PRESTITI ILLECITI DELLA FED
    17/10/2011
    “Revisione alla FED” : ecco come presta i soldi gratis a pochi individui e organizzazioni

    Loris Palmerini.

    Quello riportato sotto è la traduzione dell’articolo originale del Senatore Sanders del Senato americano.
    Tradotto da Andrea Lunardon, amico e traduttore professionista, e’ una pietra miliare della storia economica e politica degli ultimi 5 secoli.
    Esso smaschera un sistema segreto di potere che permette ad alcuni individui ed organizzazioni di comperare interi stati o di deciderne la bancarotta.
    I nomi che compaiono hanno ricevuto centinaia di miliardi di dollari a tasso quasi nullo, in realtà un tasso “segretato”.
    Per fare un termine di paragone, se il popolo italiano potesse fare altrettanto, non avrebbe alcun problema economico.
    Ed invece, come ho già spiegato in questo sito, lo stesso debito pubblico italiano E’ FALSO, un trucco di bilancio perché realizzato da soci privati della banca d’Italia vietati dallo statuto, riformato da Draghi che così si illude di aver sanato un illecito, lui che lavorava per la Goldman Sachs ed oggi chiede sacrifici.
    Nella realtà si costringe mezzo pianeta a pagare interessi per ripagare un debito fasullo, creato con artifici contabili.
    Infatti, come già diceva Giacinto Auriti, il valore del denaro è dato da chi lo usa e lo legittima con il proprio lavoro, i popoli stessi.
    E’ evidente che se si privano i popoli delle proprie ricchezze, o ne se debilita’ la capacita’ economica, riducendoli in una spirale di debito, si commette una violazione dei diritti umani fondamentali, si distrugge il diritto al lavoro, il diritto alla libertà, se ne minaccia la salute.

    Prepariamo dunque la rete internazionale per arrestare coloro che stanno riducendo il mondo alla fame attraverso lo strozzinaggio bancario a cui loro stessi non si sottopongono.

    21 Luglio 2011

    La prima revisione completa della Federal Reserve ha scoperto nuovi allucinanti dettagli su come gli Stati Uniti abbiano fornito la enorme somma di 16.000 miliardi di dollari con prestiti segreti per salvare ed imprese americane e straniere durante la peggiore crisi economica dalla Grande Depressione. Un emendamento del senatore Bernie Sanders alla riforma di legge di Wall Street che passò un anno fa ha portato l’Ufficio Contabilità del Governo (GAO) a condurre lo studio questa settimana. ”Come risultato di questa verifica, ora sappiamo che la Federal Reserve ha fornito più di 16.000 miliardi dollari come assistenza finanziaria totale ad alcune delle maggiori istituzioni finanziarie e società negli Stati Uniti e in tutto il mondo”, ha affermato Sanders. ”Questo è un chiaro caso di socialismo per i ricchi e forti, e di individualismo nei confronti di tutti gli altri che devono camminare solo con le proprie gambe.”

    Tra i principali risultati dell’indagine troviamo che la Fed ha unilateralmente fornito migliaia di miliardi di dollari in aiuti finanziari a banche e società straniere dalla Corea del Sud alla Scozia, secondo il rapporto del GAO. ”A nessuna agenzia del governo degli Stati Uniti dovrebbe essere consentito il salvataggio di una banca o società straniera senza l’approvazione diretta del Congresso e del presidente”, ha affermato Sanders.

    Il braccio investigativo del Congresso, al di sopra delle parti e dei partiti, ha anche stabilito che la Fed non ha un chiaro sistema per affrontare i conflitti di interesse, nonostante il serio rischio di abusi. Infatti, secondo il rapporto, la Fed ha applicato deroghe al conflitto di interessi a dipendenti e appaltatori privati in modo che potessero mantenere gli investimenti nelle stesse società e istituzioni finanziarie che hanno ricevuto prestiti di emergenza.

    Ad esempio, l’amministratore delegato di JP Morgan Chase operava tra i direttori della Fed di New York nello stesso momento in cui la sua banca riceveva oltre 390 miliardi dollari in aiuti finanziari dalla Fed. Inoltre, la JP Morgan Chase ha attuato come una delle banche di compensazione per i programmi di prestito d’emergenza della Fed.

    In un’altra scoperta inquietante, il GAO ha detto che il 19 settembre 2008 a William Dudley, che ora è il presidente della Fed di New York, è stata concessa una deroga per permettergli di mantenere i suoi investimenti in American International Group (AIG) e General Electric (GE) nello stesso momento in cui AIG e GE ricevevano prestiti d’emergenza. Una delle ragioni per cui la Fed non ha obbligato Dudley a vendere le sue partecipazioni, secondo la perizia, era che l’operazione avrebbe potuto dare l’apparenza di un conflitto di interessi.

    Per Sanders, la conclusione è semplice. ”A nessuno che lavora per una società che riceve aiuti finanziari diretti da parte della Fed dovrebbe essere consentito di sedersi al tavolo d’amministrazione della Fed o essere assunto dalla Fed,” ha detto.

    L’indagine ha anche rivelato che la Fed ha destinato la maggior parte dei programmi di emergenza suoi prestiti a imprenditori privati, molti dei quali sono stati anche i destinatari di prestiti inizialmente a bassissimo interesse e poi divenuti segreti.

    La Fed ha praticamente destinato tutte le operazioni dei programmi di prestito d’emergenza ad imprese private come JP Morgan Chase, Morgan Stanley e Wells Fargo. Le stesse imprese hanno anche ricevuto migliaia di miliardi di dollari in prestiti della Fed a tassi d’interesse quasi nulli. Complessivamente circa due terzi dei contratti che la Fed ha concluso per gestire i suoi programmi di prestito d’emergenza sono avvenuti senza gara d’appalto. Con la Morgan Stanley è stato concluso il più grande contratto senza gara d’appalto, del valore di 108,4 milioni dollari, per aiutare a gestire il salvataggio di AIG da parte della Fed.

    Una indagine più dettagliata del GAO su potenziali conflitti di interesse nella Fed è già prevista per il 18 ottobre, ma Sanders ha detto che una cosa è già evidente. ”La Federal Reserve deve essere riformata per soddisfare le esigenze delle famiglie dei lavoratori, non solo degli amministratori delegati di Wall Street.”

    Ora mi chiedo se ci voleva tanto,da parte del congresso USA a capire i loro giochetti?Sono anni che si affermano certe cose.Guardate quanta gente della Goldman Sachs è nello staff di Obama.Guardate chi è il presidente della Banca Centrale Europea.
    Non è l’ora di incazzarsi un pochino?

    orso in piedi

    p.s dove sono finiti i soldi?ecco qui

    Citigroup: $2.5 trillion ($2,500,000,000,000)
    Morgan Stanley: $2.04 trillion ($2,040,000,000,000)
    Merrill Lynch: $1.949 trillion ($1,949,000,000,000)
    Bank of America: $1.344 trillion ($1,344,000,000,000)
    Barclays PLC (United Kingdom): $868 billion ($868,000,000,000)
    Bear Sterns: $853 billion ($853,000,000,000)
    Goldman Sachs: $814 billion ($814,000,000,000)
    Royal Bank of Scotland (UK): $541 billion ($541,000,000,000)
    JP Morgan Chase: $391 billion ($391,000,000,000)
    Deutsche Bank (Germany): $354 billion ($354,000,000,000)
    UBS (Switzerland): $287 billion ($287,000,000,000)
    Credit Suisse (Switzerland): $262 billion ($262,000,000,000)
    Lehman Brothers: $183 billion ($183,000,000,000)
    Bank of Scotland (United Kingdom): $181 billion ($181,000,000,000)
    BNP Paribas (France): $175 billion ($175,000,000,000)


    #304255

    orsoinpiedi
    Partecipante

    Ciò che ho scritto precedentemente dimostra come gli Stati occidentali,con la collusione di politici corrotti,si siano privati del diritto di stampare la propria moneta,delegando questo a dei privati cittadini.Oggi sono loro che comandano il mondo occidentale tramite le grandi banche d’affari private e le agenzie di rating,non a caso sotto il loro controllo diretto.

    Soldi, banche e la Federal Reserve

    Questo documentario compie una panoramica rapida e incisiva ma dal linguaggio accessibile sulle principali tematiche connesse alla moneta, al suo utilizzo ed alla sua proprietà: partendo dalla nascita ne spiega il significato e ne segue le dinamiche fino ai giorni nostri, ponendo particolare accento sui soggetti che lungo la Storia l’hanno gestita e manipolata.

    In particolare si sofferma sul presente ruolo delle banche centrali e sulle conseguenze che le loro azioni stanno provocando, a livello globale, in modo tanto capillare che nessuno oggi può dirsi minimamente estraneo al panorama che il presente video efficacemente inquadra. Nonostante sia stato realizzato in USA prendendo ad esempio la Fed, i temi trattati si adattano perfettamente anche alla Banca Centrale Europea da cui dipendono i nostri euro.


    #304259

    orsoinpiedi
    Partecipante

    FINANCIAL TIMES DEL 14/12/2001,dichiarazione di ROMANO PRODI,allora presidente commissione UE

    “Sappiamo che la moneta unica è INSOSTENIBILE,e che ciò porterà ad una crisi in futuro,ma QUESTO E’ CIO CHE VOGLIAMO,dato che la crisi porterà ad uno stato d’emergenza che ci permetterà di IMPORRE quelle RIFORME che oggi sembrano IMPROPONIBILI”

    Monti aveva espresso gli stessi concetti.
    Ora vi è chiaro di chi è la colpa, e del perchè, della morte di molte persone in difficolta economica?Ora capite che sino ad oggi ci hanno raccontato solo menzogne?Ora capite perche l’Italia non esiste più come stato sovrano?
    VOLETE ANCORA VOTARE PER QUESTI DELINQUENTI ED INCAPACI?
    La maggior parte degli italiani soffre,non ha lavoro,e se è fortunata,a malapena unisce il pranzo con la cena.
    E’ ORA DI FINIRLA CON QUESTA CLASSE POLITICA CORROTTA E TRADITRICE


    #304274

    orsoinpiedi
    Partecipante

    Una “super entità” controlla l’intera economia

    I tre quarti delle multinazionali che controllano l’economia mondiale sono istituti finanziari.
    L’economia globale è sostanzialmente controllata da 147 multinazionali, evidenzia uno studio svizzero unico nel suo genere. Per contenere le derive della concentrazione del potere ci vogliono nuove istituzioni sovranazionali, ritiene l’economista Mauro Baranzini.

    L’intricata rete di connessioni che lega le società attive nel mondo è stata illustrata da ricercatori del Politecnico di Zurigo. Alcuni teorici dei sistemi complessi hanno rilevato che un gruppo estremamente ristretto di società controlla circa il 40% del valore di oltre 40’000 aziende attive in tutto il mondo.

    I tre quarti delle 147 multinazionali che compongono questa “super entità” sono istituti finanziari, sottolineano gli autori dell’analisi, la prima che identifica con dati empirici la rete del potere. Tra le multinazionali più connesse vi sono anche le banche svizzere UBS e Credit Suisse (vedi dettagli a fianco).

    «Una grande multinazionale può avere più potere del presidente di uno Stato di piccole o medie dimensioni», osserva Mauro Baranzini, in passato decano della facoltà di economia all’Università della Svizzera italiana.

    Professor Baranzini, la concentrazione del potere è di per sé negativa oppure può avere anche risvolti positivi?

    Mauro Baranzini: Ci sono sicuramente dei vantaggi. Il principale è che il prezzo di prodotti e servizi è inferiore rispetto a quanto pagheremmo in un sistema più frastagliato. La concentrazione del potere comporta tuttavia dei pericoli.

    Quali?

    M.B.: Innanzitutto ci pone alla mercé di pochi individui. Attraverso le lobby nei parlamenti e l’influenza diretta sui reggenti, queste persone possono esercitare un potere sul mondo politico e quindi sui processi democratici.

    Nel caso di uno shock esterno, come per la crisi finanziaria del 2008, il sistema può inoltre rivelarsi alquanto fragile. Il fatto di concentrare il potere è poi in contrapposizione con il concetto di libero mercato, che presuppone l’esistenza di un numero elevato di produttori, distributori e acquirenti. Ciò frena la ricerca di prodotti nuovi e originali.

    Nella super entità individuata dallo studio vi sono anche UBS e Credit Suisse. Il fatto di essere al centro di una fitta rete consolida o destabilizza i due istituti svizzeri?

    M.B.: Li consolida siccome le interconnessioni fanno sì che altri centri di potere hanno a che fare con due aziende molto importanti e quindi non le lasceranno cadere. Per le due banche svizzere è quindi più che positivo. Certo che se ci fosse un po’ più di etica sarebbe meglio…

    Lo studio puntualizza che all’origine della concentrazione del potere non vi è forzatamente un’intesa segreta tra società. Lei cosa ne pensa?

    M.B.: Non credo che alla base ci sia un complotto. È piuttosto il risultato di un’evoluzione naturale, che ha visto il settore finanziario ingrandirsi a dismisura. La finanza ha preso il sopravvento, staccandosi dalla produzione reale, ovvero da chi effettivamente crea reddito e ricchezza. Cioè l’agricoltura, l’industria e i servizi più importanti.

    In quali altri ambiti assistiamo a questo fenomeno di concentrazione del potere?

    M.B.: Penso ad esempio alla produzione di aeromobili: una volta c’erano quattro aziende principali, ora ne rimangono due. In Svizzera abbiamo il caso delle acciaierie: negli anni Settanta ce n’erano 4-5, oggi non ne rimane più una. Il lavoro si è quindi trasferito altrove, probabilmente nelle mani di un grosso produttore.

    Il fenomeno della concentrazione lo ritroviamo anche nel campo della cultura e dell’insegnamento. Prendiamo ad esempio i Premi Nobel per l’economia: sono sempre attribuiti a persone che appartengono a scuole di maggioranza o a una manciata di nazioni elette. Si concede invece poco spazio alle correnti di pensiero minoritarie. La grossa implicazione è che non si favoriscono coloro che hanno idee veramente originali e rivoluzionarie, ciò che frena l’evolvere delle conoscenze umane.

    Lo stesso vale per i libri di testo. Nelle università europee, americane o giapponesi ci sono due o tre libri di economia più o meno simili che sono imposti a tutti gli studenti.

    Si dovrebbe dunque limitare il numero di connessioni tra gli operatori economici?

    M.B.: Limitare è impossibile, dal momento che le multinazionali operano su un livello sovranazionale dove non esiste alcuna istituzione seria in grado di limitare il super potere. Bisognerebbe però controllarlo maggiormente.

    In quale modo?

    M.B.:Ci vorrebbe una nuova Bretton Woods che garantisca un po’ più di stabilità. Occorrono più regole oppure una cosiddetta “Tobin tax”, dal nome del Premio Nobel americano che aveva proposto di tassare le transazioni speculative. Sono necessari maggiori controlli sui movimenti speculativi ad esempio nel campo delle materie prime, energetiche e alimentari.

    Per contrastare le pratiche monopolistiche e restrittive sarebbe inoltre opportuno creare una sorta di super tribunale, simile alla Corte penale internazionale. Le singole commissioni antitrust agiscono infatti a livello nazionale e non possono contrastare i processi di progressiva concentrazione internazionale.

    La nostra storia è caratterizzata da gruppi che a un dato momento diventano molto potenti. Credo che la nostra società disponga degli antivirus per neutralizzarli. Vedremo se sarà ancora così per le multinazionali.

    La rete del potere

    Lo studio “The network of global corporate control” (La rete del controllo globale delle società), pubblicato nel settembre 2011 sulla rivista ScienceNews, è il primo a identificare la rete del potere con dati scientifici.

    Teorici dei sistemi complessi del Politecnico federale di Zurigo hanno analizzato le connessioni (partecipazioni azionarie incrociate) esistenti tra 43’060 multinazionali.

    La lista delle multinazionali è stata realizzata a partire da un campione di 35 milioni di operatori economici (società e investitori) contenuti nella banca dati Orbis (dati del 2007).

    L’analisi evidenzia che un gruppo di 1’318 società si situa al centro del commercio globale: esso controlla il 50% del ricavo operativo di tutte le multinazionali.

    All’interno di questo gruppo è stato individuato un nucleo ancor più ristretto composto da 147 multinazionali. Questa super entità controlla circa il 40% del valore complessivo delle multinazionali.

    In cima alla lista figurano la banca Barclays (Gran Bretagna), il gruppo Capital Companies (società d’investimenti, Stati Uniti) e la FMR Corporation (servizi finanziari, Stati Uniti).

    Nelle prime 50 ci sono anche le banche svizzere UBS (9. posto) e Credit Suisse (14.). Tra gli altri nomi: Deutsche Bank (12.), Goldman Sachs (18.), Morgan Stanley (21.), Unicredito italiano (43.) BNP Paribas (46.) e China Petrochemical Group Company (50.).

    Gli autori dello studio sottolineano che non è possibile affermare che all’origine della struttura vi sia una cospirazione. È però necessario analizzare le implicazione di tale sistema siccome potrebbe avere conseguenze sulla concorrenza e la stabilità finanziaria.

    fonte http://www.swissinfo.ch/ita/una–super-entit%C3%A0–controlla-l-intera-economia/31476812

    Nota personale:che non ci sia una cospirazione è opinabile,considerati i fatti.Trovatemi un solo governo che non abbia al suo interno membri di grandi istituti finanziari(vedi goldmansachs).Nessuna legge,nonostante la grave crisi prodotta da questi istituti,che in qualche maniera li regoli.
    Chi pretende le riforme istituzionali,ed il cambio delle costituzioni?
    Il complotto c’è e si vede benissimo(per chi vuol vedere).


    • Questa risposta è stata modificata 3 anni, 4 mesi fa da  orsoinpiedi.
    #304276
    Wind
    Wind
    Partecipante

    Infatti abbiamo centinaia di sanguisughe sulle nostre spalle che vivono di rendita sul lavoro onesto della popolazione italiana, non servono a niente, a qualunque “casta politica” essi appartengono, i problemi sono sempre gli stessi da quando ho votato la prima volta in vita mia, restano irrisolti a vita, gli unici provvedimenti sono per loro stessi, che li salvagurdano, stipendi con cui potrebbero vivere molte famiglie mensilmente, pensioni con pochissimi anni di “lavoro”, casa, luce, acqua, telefono, auto, benzina, medicinali e regali sostanziosi che gli piovono quotidianamente da tutte le parti per i “favoritismi e raccomandazioni” che elargiscono come dei Regnanti sui somari che stanno sotto e se li portano addosso da secoli e secoli: una volta si chiamavano imperatori con i suoi vassalli, ora si chiamano classe politica, ma sempre regnano sovrani su tutti gli italiani che non ne fanno parte perchè non appartengono alle loro agiate e ricchissime famiglie!

    Basterebbe un rappresentate a turnazione per ogni categoria di lavoratori: cultura, agricoltura, forze dell’ordine, giustizia, politica estera, tecnologia e mass-media, etc. Nessun “capo di governo” nè presidente delle repubbliche delle banane, non ci servono, sono un peso sociale, la gente si stà suicidando perchè non ha più neppure gli occhi per piangere! VERGOGNA anche per chi li vota! 😥


    #304513

    orsoinpiedi
    Partecipante

    @ Wind,

    forse questo ti aiutera a comprendere come l’Italia non sia altro che un frattale di una composizione piu ampia.

    ECCO PERCHE’ NESSUNO SI RIBELLA AL SISTEMA!!!

    Ti sei mai chiesto perché nessuno reagisce di fronte all’infame ondata di oppressione e abuso di ogni tipo che stiamo subendo? Non rimani perplesso del fatto che non succede assolutamente nulla, viste le tante rivelazioni di casi di corruzione, ingiustizia, ruberie e prese in giro della legge e della popolazione in genere, alla quale si è rubato letteralmente il presente e il futuro? Ti sei mai chiesto perché non scoppia una rivoluzione di massa e perché tutti sembrano essere addormentati e ipnotizzati?
    In questi ultimi anni ogni tipo di informazioni che dovrebbe aver danneggiato la struttura del Sistema fino alle sue fondamenta, è stata resa pubblica, eppure questa stessa struttura continua a essere intatta senza neppure un graffio superficiale. Questo rende palese un fatto veramente preoccupante che sta sotto il nostro naso e al quale nessuno presta attenzione.
    Il fatto che CONOSCERE LA VERITA’ non importa a nessuno, sembra incredibile, ma i fatti lo confermano giorno dopo giorno.

    continua qui http://compressamente.blogspot.it/2014/12/ecco-perche-nessuno-si-ribella-al.html#more


    #304526

    Omega
    Partecipante

    @orsoinpiedi said:
    Il fatto che CONOSCERE LA VERITA’ non importa a nessuno, sembra incredibile, ma i fatti lo confermano giorno dopo giorno.

    Penso che nessuno si ribella perché vivere inseriti in un sistema è molto comodo, invece par’ terribile rinunciare a tutte le illusioni senza poi sapere chi tu sei. A cosa serve, allora, dire la verità? Serve a invogliare la gente a voler conoscere chi siamo, perché mai nessuna “pecora” cambierà le sue abitudini deresponsabilizzanti, ma appunto comodissime. Soltanto la Verità sull’Essere che sei, potrebbe darti l’energia sufficiente per affrontare il falso io. La “verità” storica non ha questi poteri. Sapere vita morte e miracoli dei delinquenti non serve assolutamente. E non basta conoscere la mente – quindi una parte di noi, i suoi meccanismi, come suggerisce l’articolo.


    #304639

    orsoinpiedi
    Partecipante

    “Il più grande spreco nel mondo è la differenza tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare.” Ben Herbster


Stai vedendo 10 articoli - dal 1 a 10 (di 227 totali)

Devi essere loggato per rispondere a questa discussione.