Obama forse si (??????!)

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Questo argomento contiene 169 risposte, ha 31 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Mihavistounufo 8 anni, 7 mesi fa.

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  • #84044

    Mihavistounufo
    Partecipante

    Un saluto a tutti, per chi si ricorda sono un vecchio utente di AG; vengo sempre a leggervi ma oggi riloggo per riportare un articolo a mio parere molto interessante.
    Nel soggetto del post faccio riferimento ad un' altra discussione che si chiamava “Obama si, Obama no”.

    Ecco il testo tratto da http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6291

    L' AMORE SUL MAR ARTICO

    DI GIANLUCA FREDA
    blogghete.blog.dada.net

    A questo punto credo di poterlo dire: chi pensava che l’amministrazione Obama sarebbe stata una mera continuazione della politica dell’era Bush sotto le inedite spoglie “politically correct” di un presidente nero aveva compiuto una valutazione imprecisa. Ho aspettato diversi mesi prima di scriverlo, perché io stesso sospettavo che l’elezione di Obama non fosse altro che la solita operazione di facciata, in cui si muta la confezione affinché il contenuto rimanga lo stesso. Bene, credo ormai di poter dire che non era così. Con l’elezione di Obama i rapporti tra USA e Israele sono profondamente mutati; e cambiare i rapporti tra USA e Israele significa cambiare radicalmente faccia all’intera geopolitica internazionale. Ci aveva visto giusto Israel Shamir, i cui articoli ho tradotto e pubblicato nei mesi passati: Obama è sì l’ennesima “creatura” della lobby ebraica statunitense, come i suoi detrattori giustamente affermano. Costoro si dimenticano però di dire che quando parliamo di lobby e di Stati Uniti non parliamo di entità monolitiche che condividano, nella loro interezza, un rigoroso fine unitario.

    Esistono ramificazioni, devianze, scontri, rivalità, molteplicità ed inconciliabilità d’interessi all’interno di questi organismi ed è da questi contrasti interni che è nata la figura del nuovo presidente. Scriveva Shamir qualche mese fa che Obama rappresenta il trionfo dell’ala sinistra della lobby ebraica (che ha i propri interessi economici in territorio USA) sull’ala destra filoisraeliana che durante l’amministrazione Bush-Cheney aveva trasformato la politica estera americana in uno strumento di terrore globale totalmente asservito agli interessi israeliani. Gli attacchi dell’11 settembre 2001, organizzati e gestiti da elementi del Mossad e della CIA, con la stretta collaborazione di figure di primo piano dell’amministrazione USA, avevano segnato – con le loro conseguenze internazionali – la fase di massimo asservimento della politica statunitense ai diktat israeliani. Non è più così, e le evidenze del cambiamento di rotta sono ormai abbondanti. Alcune di esse sono recentissime e piuttosto clamorose.

    Le ostilità tra le due ali della lobby israelo-americana divennero evidenti già subito dopo l’elezione di Obama, quando l’11 dicembre 2008 venne arrestato per bancarotta fraudolenta il finanziere ebreo Bernie Madoff. Il fallimento e l’arresto di Madoff, al di là della loro rilevanza di “monito”, misero in serie difficoltà economiche molti dei sostenitori dell’ala destra della lobby, riducendo all’osso le loro possibilità di finanziare politici di parte all’interno dell’amministrazione americana.

    Poco prima dell’insediamento di Obama, Israele scatenò contro Gaza l’Operazione Piombo Fuso, una delle più atroci e sanguinarie azioni di sterminio mai progettate contro i palestinesi, con l’utilizzo di fosforo bianco e bombardamenti a tappeto contro la popolazione civile. Possiamo dire ora, con il senno del poi, che si trattò di un’azione dimostrativa rivolta non tanto a scongiurare l’inesistente rischio dei razzi di Hamas, ma a sottolineare l’intransigenza del governo israeliano riguardo la prosecuzione della consueta politica in Medio Oriente, con o senza l’approvazione dei nuovi inquilini della Casa Bianca.

    Gli attacchi agli affari e all’immagine di Israele nel mondo si sono moltiplicati negli ultimi mesi, con l’arresto in New Jersey della rete di rabbini trafficanti in organi umani sotto l’egida d’Israele e con il riconoscimento della medaglia al valor militare ad uno dei superstiti della USS Liberty, la nave americana aggredita da forze militari israeliane nel 1967.

    Uno degli ultimi “affronti” a Israele è stata la pubblicazione ad opera di Richard Goldstone, capo di una commissione d’indagine nominata dal Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, di un rapporto sui crimini di guerra compiuti da Israele durante l’Operazione Piombo Fuso (perfino la solitamente partigianissima Amnesty International ha definito quell’attacco contro i civili come “22 giorni di morte e distruzione”).

    Il tentativo di affiancare ad Obama il cane da guardia USraeliano Joe Biden, per tenerlo sotto controllo, è fallito: le dichiarazioni di Obama e quelle di Biden, particolarmente riguardo all’Iran, sono quanto di più antitetico sia possibile immaginare. Già questo sarebbe sufficiente a rendere idea dello scontro in atto ai vertici della politica americana per ottenere finalmente un affrancamento degli USA dalla servitù sionista imposta al paese nell’ultimo decennio.

    Ma gli eventi più clamorosi e significativi sono forse quelli relativi all’affare della Arctic Sea, la nave russa aggredita due mesi fa da non meglio identificati “pirati” e poi recuperata grazie ad un’azione congiunta delle forze americane e russe. La storia è inquietante e preoccupante: la Arctic Sea trasportava tre missili atomici recuperati dal sottomarino russo K-141 Kursk, affondato nel 2000 nel Mare di Barents in seguito ad un’esplosione, provocando la morte di tutti i 118 membri dell’equipaggio. I missili, recuperati grazie alle attrezzature della Arctic Sea in collaborazione con le forze militari finlandesi, dovevano essere spediti in Texas, presso l’installazione denominata Pantex Plant, per essere smantellati. Ma non sono mai arrivati in Texas. Il 24 luglio, mentre transitava attraverso il Baltico (attraverso la Manica, secondo altre fonti), la Arctic Sea è stata aggredita da “commandos non identificati”, che hanno preso possesso della nave spacciandosi per poliziotti svedesi antidroga. Il 12 agosto il Presidente russo Medvedev e il primo ministro Putin hanno organizzato un incontro sul Mar Nero con il presidente finlandese Tarja Halonen. E’ stato deciso di organizzare una ricerca a tappeto della nave dirottata utilizzando “tutte le risorse disponibili” della flotta russa. “Tutte le navi e tutti i vascelli della Marina Russa presenti nell’Atlantico”, ha dichiarato il comandante in capo della Marina Russa, Vladimir Vykotsky, “sono stati schierati alla ricerca della nave scomparsa”. Da questo colossale spiegamento di forze è già possibile intuire l’importanza della posta in gioco. Fonti dell’FSB (il Servizio di Sicurezza Federale della Russia) e del GRU (il servizio informazioni delle forze armate russe) temevano che dietro l’assalto vi fosse il progetto di organizzare un non meglio precisato attentato “false flag” in territorio statunitense, simile a quello dell’11 settembre 2001, di cui incolpare – probabilmente – l’Iran per giustificare un attacco militare contro la Repubblica Islamica. Se queste fonti fossero attendibili (sottolineo il “se”, perché la prudenza, in questi casi, non è mai troppa) l’attacco sarebbe dovuto avvenire il prossimo 22 settembre. Non è difficile immaginare quali servizi segreti e quale paese stiano dietro il dirottamento della Arctic Sea. E’ certo antisemita, ma non difficile.

    Fortunatamente i piani dello stato “più democratico del Medio Oriente”, per questa volta, sono andati a monte. Un’azione congiunta delle forze navali russe e americane, avvenuta il 17 agosto, è riuscita a recuperare la Arctic Sea, arrestando i membri del commando di dirottatori, i quali sono stati definiti dal Ministro della Difesa russo, Anatoly Serdyukov, come “terroristi della CIA” in possesso di falsi passaporti russi, estoni e lettoni. L’appartenenza dei dirottatori alla CIA non deve certo far pensare che il coinvolgimento di Israele nell’operazione sia minore. Scrive l’autore del sito http://www.whatdoesitmean.com, che si firma con lo pseudonimo di Sorcha Faal:

    “Una cosa poco nota al pubblico americano, ma risaputa nel resto del mondo, è che la Central Intelligence Agency (CIA) è attualmente prossima al ‘caos totale’, visto che né l’amministrazione Obama, né i settori delle forze armate USA leali al nuovo presidente, riescono a tenere sotto controllo quegli ‘elementi deviati’ che in passato hanno lavorato in stretta collaborazione con l’intelligence pakistana (ISI) e l’Istituto Israeliano per l’Intelligence e le Operazioni Speciali (Mossad) per creare una propria organizzazione terroristica più conosciuta con il nome di Al Qaeda”.

    Dopo il recupero della Arctic Sea e l’arresto dei dirottatori, il presidente israeliano Netanyahu si è precipitato a Mosca, furibondo, in quella che viene definita da fonti del Ministero degli Esteri russo come “un’infrazione senza precedenti ai protocolli internazionali”. Netanyahu ha cercato in tutti i modi di tenere segreto il proprio “blitz” a Mosca: il viaggio è stato compiuto lunedì 7 settembre con un jet privato israeliano ufficialmente diretto a Tbilisi, in Georgia, il quale però, non appena giunto nello spazio aereo russo, ha richiesto un “permesso urgente” per atterrare nella base aerea moscovita di Kubinka. Qui Netanyahu è stato ricevuto da alcuni allibiti ufficiali dell’FSB, nonché da rappresentanti diplomatici russi e israeliani, convocati d’urgenza. Nonostante le cautele, la notizia della spedizione di Netanyahu è trapelata sulla stampa israeliana: lo Yediot Achronot ha parlato della repentina spedizione del primo ministro, nonostante le fonti ufficiali continuassero a sostenere che l’improvvisa sparizione di Netanyahu il 7 settembre era dovuta alla sua presenza in una “installazione di sicurezza israeliana”. Il quotidiano Ha’aretz ha citato un “alto funzionario di Gerusalemme”, il quale avrebbe confermato la visita di Netanyahu a Mosca in compagnia di Meir Kalifi, ministro per gli Affari Militari e Uzi Arad, consigliere per la Sicurezza Nazionale d’Israele (quest’ultimo implicato in operazioni di spionaggio su suolo americano a favore d’Israele, attraverso l’organizzazione israelo-americana nota come AIPAC). Ha’aretz scrive anche che il Ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, e il Ministro della Difesa, Ehud Barak, erano stati informati del viaggio, ma avevano ricevuto l’ordine di non diffondere la notizia.

    Secondo fonti ufficiose citate sempre dal sito http://www.whatdoesitmean.com, l’incontro fra Netanyahu e le autorità russe sarebbe stato a dir poco tempestoso. Netanyahu avrebbe richiesto, “furente”, la “restituzione immediata di tutti i documenti, l’equipaggiamento e gli agenti del Mossad” catturati nel corso dell’operazione russo-americana per liberare la Arctic Sea. Di fronte al rifiuto di Medvedev – il quale avrebbe anche minacciato ritorsioni contro Israele in caso di attacco contro l’Iran – avrebbe replicato con frasi come: “Israele è pronto a trascinare il mondo intero nell’abisso insieme a sé, se sarà necessario”, “la Russia deve guardarsi le spalle” e “non siate sorpresi quando i funghi atomici inizieranno a comparire su Teheran”.

    Di sicuro sembra che il rifiuto di Medvedev sia costato caro alla Russia: dopo l’azione di recupero della Arctic Sea, il territorio russo è stato funestato da una serie di attacchi terroristici che hanno provocato finora un centinaio di morti. Il 17 agosto (lo stesso giorno del ritrovamento e della liberazione della Arctic Sea e del suo equipaggio) un attentato alla centrale idroelettrica di Sayano-Shushenskaya ha provocato una disastrosa inondazione con almeno 75 vittime; il 12 settembre un “attentatore ceceno” si è fatto esplodere presso una stazione di polizia a Grozny, provocando la morte di due agenti e il ferimento di almeno altre tre persone. Ma l’incidente politicamente più grave è stato l’attacco alla base aerea di Tambov, in cui sono conservati alcuni dei documenti segreti più importanti dell’intelligence russo. Un “commando” non meglio precisato ha attaccato la base la notte del 13 settembre, prendendo di mira simultaneamente 3 torrette di guardia poste a protezione del bunker sotterraneo e uccidendo 3 guardie Spetsnaz del GRU e due ufficiali. In meno di 15 minuti i membri del commando sono riusciti a penetrare nell’installazione, disattivare il sistema antincendio e attaccare il bunker in cui erano contenuti i file segreti con ordigni incendiari. Secondo alcune fonti, nella base sarebbero stati conservati i file russi riguardanti gli eventi dell’11 settembre 2001. L’agenzia di stampa RIA Novosti riferisce:

    “L’incendio scoppiato presso la sede del Direttorato dell’Intelligence Russa è avvenuto durante la notte e ha riguardato un’area di 400 metri quadri. Due ufficiali e tre militari sono rimasti uccisi. L’incendio ha gravemente danneggiato un’unità segreta in cui sono conservati documenti di particolare importanza governativa, ha riferito una fonte, aggiungendo che il Ministro della Difesa russo ha ordinato al proprio primo funzionario, Col. Gen. Alexander Kolmakov, di recarsi sul sito. “I danni sono definiti ‘molto gravi’”, ha aggiunto la fonte”.

    Questa ondata di attacchi terroristici, che ha fatto seguito all’inaudita alleanza russo-statunitense per sventare un piano dell’intelligence israeliana, sembra aver generato un ulteriore avvicinamento tra le autorità di Washington e quelle di Mosca. E’ del 16 settembre la notizia di un colloquio tra Putin, Obama e il primo ministro canadese Harper, volto a fronteggiare una “emergenza senza precedenti” generata da una politica israeliana “finita totalmente fuori controllo”. La riunione è stata convocata dopo che Israele aveva interrotto tutti i negoziati con l’inviato di Obama, George Mitchell, a seguito della pubblicazione del già citato rapporto di Richard Goldstone sui crimini commessi da Israele durante l’operazione Piombo Fuso. La situazione è stata resa ancora più preoccupante dalle “>dichiarazioni rilasciate alla Reuters dall’ex ministro della difesa israeliano Ephraim Sneh (alleato del leader dell’opposizione israeliana, Tzipi Livni, che Netanyahu ha sconfitto alle scorse elezioni) secondo il quale sarebbe imminente un attacco di Israele alle installazioni nucleari iraniane nel caso in cui Stati Uniti ed Europa non si decidessero ad inasprire le sanzioni contro la Repubblica Islamica.

    E’ nel corso di questi colloqui che Obama ha acconsentito, a sorpresa, a rinunciare allo “scudo” missilistico che, nelle intenzioni dell’amministrazione Bush-Cheney, avrebbe dovuto essere posizionato in Polonia e Repubblica Ceca allo scopo di “circondare” la Russia.

    Putin, dal canto suo, ha dichiarato di rinunciare al progetto di una nuova supervaluta che avrebbe dovuto sostituire il dollaro negli scambi internazionali, riposizionando le proprie richieste sulla domanda di una pluralità di valute accanto al dollaro. Putin – per mezzo del Ministro delle Finanze russo, Alexei Kudrin – ha inoltre rinunciato alla causa da 22 miliardi di dollari intentata alla Bank of New York, di proprietà della famiglia Mellon, accontentandosi di una cifra simbolica per le “spese processuali”, pari a 14 milioni di dollari. La causa contro la Bank of New York, se condotta a buon fine, avrebbe creato ulteriori difficoltà alla già traballante politica economica del presidente americano.

    Come si vede, i colloqui russo-americani hanno dato luogo a risultati di notevole rilievo in tempi brevissimi, il che non può non far pensare ad un’alleanza tattica o strategica per fronteggiare una minaccia comune. Un diplomatico russo che ha voluto restare anonimo avrebbe dichiarato: “Mai nel corso della storia avevo visto così tante e profonde divergenze tra noi e gli americani appianarsi in un tempo così breve… e di questo dobbiamo ringraziare Israele”. Se davvero (ma lo si prenda con tutte le cautele possibili) dietro questi accordi ci fosse la necessità di fare fronte comune contro una politica israeliana finita fuori controllo, staremmo senz’altro assistendo al più rivoluzionario rivolgimento di politica internazionale degli ultimi 40 anni. In ogni caso se l’idea di un Obama “salvatore del mondo” continua ad essere sciocca ed ingenua, penso che anche quella di un Obama mero “continuatore” del progetto neocon con mezzi più subdoli sia da mettere definitivamente in soffitta di fronte a questi avvenimenti. A meno che, naturalmente, la progettualità fraudolenta dei padroni del mondo non si muova per strade così tortuose ed astute da rendersi irriconoscibile anche all’analisi più disincantata.


    #84045
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    io penso che Obama possa essere un ponte per una fase di transizione, quella deviazione che basta ad evitare il peggio..
    comunque alla fine vedremo i fatti..


    #84046

    patrizia.pr
    Partecipante

    E' un piccolo contributo a favore di Obama, molto meno importante di quello pubblicato da Mihavistounufo.

    In pratica Obama ha finanziato con 535 milioni di dollari un'azienda che produce un pannello fotovoltaico innovativo, non un colosso se si pensa che in Italia stanno installando i primi 2 piccoli impianti anche se le previsioni sono ottime.

    Occuperà 3.000 persone il nuovo stabilimento.
    Obama almeno punta sul solare e non sul nucleare e questa è una prova.
    Il filmato è visibile dal link.

    http://cbs5.com/video/?id=47926@kpix.dayport.com


    #84047

    Mihavistounufo
    Partecipante

    [quote1253607153=Richard]
    io penso che Obama possa essere un ponte per una fase di transizione, quella deviazione che basta ad evitare il peggio..
    comunque alla fine vedremo i fatti..
    [/quote1253607153]
    Finora ho visto Obama solo come un Bush con una facciata diversa, mi e' sembrato un flop insomma. Spero di ricredermi completamente.
    Come dici tu, aspettiamo i fatti.


    #84048

    windrunner
    Partecipante

    Anch'io sono in attesa di fatti … ad ogni modo lo scudo tanto osannato da Bush è stato accantonato provocando un'allentamento della corsa agli armamenti globale… mi sembra questa per ora una buona cosa… poi vedremo il resto…

    Rimaniamo in attesa 😉


    #84049

    windrunner
    Partecipante

    [quote1253607643=patrizia.pr]
    E' un piccolo contributo a favore di Obama, molto meno importante di quello pubblicato da Mihavistounufo.

    In pratica Obama ha finanziato con 535 milioni di dollari un'azienda che produce un pannello fotovoltaico innovativo, non un colosso se si pensa che in Italia stanno installando i primi 2 piccoli impianti anche se le previsioni sono ottime.

    Occuperà 3.000 persone il nuovo stabilimento.
    Obama almeno punta sul solare e non sul nucleare e questa è una prova.
    Il filmato è visibile dal link.

    http://cbs5.com/video/?id=47926@kpix.dayport.com
    [/quote1253607643]

    Anche in Italia (sembra strano ma è così) qualcosa si muove a riguardo… sarà realizzato nel porto di Ancona, recuperando un vecchio stabile, il più grande impianto fotovoltaico di tutto il Paese:

    (AGI) – Ancona, 21 set. – 'L'ex Tubimar del porto di Ancona diventera' un esempio in Italia di come un'area inquinata possa trasformarsi in una grande risorsa per produrre energia pulita'. Lo ha detto Enrico Cappanera, amministratore delegato di Energy Resources, commentando il progetto recentemente approvato che fara' nascere nello scalo dorico uno degli impianti fotovoltaici piu' grandi d'Italia, che sara' in grado di produrre 3.200 KWp (sufficiente per alimentare il fabbisogno di circa 1.600 abitazioni) e sara' realizzato dall'azienda che, in associazione di impresa con Conscoop di Forli', si e' aggiudicata il bando di gara indetto dall'Autorita' Portuale.
    L'installazione dell'impianto sara' preceduta da un vasto intervento di bonifica dall'amianto, di cui e' attualmente formato il tetto dell'ex stabilimento Tubimar. La nuova struttura sara' ricoperta con 15.248 moduli fotovoltaici ad altissima efficienza, per una superficie radiante pari a circa 18.900 mq (circa 3 campi di calcio). 'Con l'installazione di impianti fotovoltaici non solo e' possibile produrre energia elettrica ma anche risolvere ulteriori questioni di natura energetica. L'unione di fotovoltaico e geotermico permette infatti l'eliminazione del problema dei combustibili fossili', spiega Cappanera. 'A oggi cio' si puo' fare a costo zero, avvalendosi di societa' come Energy Resources che, in qualita' di Esco (Energy service company, ovvero societa' di servizi energetici) e' specializzata nell'effettuare interventi nel settore dell'efficienza energetica, fornendo le risorse finanziarie e gestendo progettazione, realizzazione e manutenzione'. L'installazione dell'impianto fotovoltaico nel porto di Ancona sara' totalmente a carico dell'associazione d'impresa, che realizzera' l'intervento con un investimento pari a 16 milioni di euro; l'Ati avra' per 20 anni la concessione dell'impianto da parte dell'Autorita' portuale e dunque la possibilita' di vendere alla rete nazionale l'energia elettrica ottenuta. Nata nel 2006 ad Ancona, Energy Resources si avvale di 70 ingegneri professionisti specializzati nelle energie rinnovabili; tra il 2008 e il 2009 ha realizzato impianti per 15 MegaWatt di potenza, pari a 20 milioni di kWh prodotti e 8 milioni di Kg di CO2 non immessa nell'atmosfera; dai 14 milioni del 2008, l'azienda stima di raggiungere per il 2009 i 40 milioni di euro di fatturato.

    http://agi.it/ancona/notizie/200909211729-cro-r012583-porto_ancona_megaimpianto_fotovoltaico_in_area_disinquinata

    :bay:


    #84050

    patrizia.pr
    Partecipante

    Finanziare impianti è una cosa, finanziare la produzione di pannelli fotovoltaici è un'altra.

    Finanziando un impianto, soprattutto se si parla di Megawatt si comprano i pannelli all'estero, visto che le realtà produttive in Italia sono molto piccole e per cui i nostri soldi vanno all'estero.

    Finanziare la produzione di pannelli è vendere anche all'estero, esportare tecnologia, per cui avere un ritorno economico per il paese, in più gli impianti realizzati in Italia costerebbero meno.


    #84051

    windrunner
    Partecipante

    [quote1253609060=patrizia.pr]
    Finanziare impianti è una cosa, finanziare la produzione di pannelli fotovoltaici è un'altra.

    Finanziando un impianto, soprattutto se si parla di Megawatt si comprano i pannelli all'estero, visto che le realtà produttive in Italia sono molto piccole e per cui i nostri soldi vanno all'estero.

    Finanziare la produzione di pannelli è vendere anche all'estero, esportare tecnologia, per cui avere un ritorno economico per il paese, in più gli impianti realizzati in Italia costerebbero meno.

    [/quote1253609060]

    Già… questo è vero !!

    Non perdiamo le speranze… deve solo essere intravisto il “business” e poi il tutto partirà da solo…


    #84052
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    io ho ancora memorizzata la mia gioia e commozione quando Obama vinse le elezioni….
    non so perchè ma non riesco pensare male di lui…
    aspettiamo i fatti…
    grazie della notizia davvero positiva!!!!!


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #84053
    giusparsifal
    giusparsifal
    Partecipante

    Ma per fatti cosa intendete?


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