Peru': Amazzonia in rivolta

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Questo argomento contiene 37 risposte, ha 14 partecipanti, ed è stato aggiornato da  marì 9 anni, 3 mesi fa.

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    Articoli
  • #82753

    marì
    Bloccato

    Oltre 30 morti e almeno 100 feriti nel Nord del Paese. Da mesi sale la tensione
    per le nuove norme introdotte dal governo che ampliano lo sfruttamento energetico delle selve

    Perù, gravi scontri tra indigeni e polizia
    I nativi difendono i diritti sull'Amazzonia

    TARAPOTO (Perù) – Dopo mesi di tensioni in Perù tra gli indigeni e il governo per l'utilizzo delle selve amazzoniche, ieri ci sono stati scontri sanguinosi tra i gruppi locali e la polizia: almeno 33 persone sono morte e 100 ferite. Furenti per le vittime, i manifestanti hanno risposto prendendo in ostaggio un gruppo di 38 poliziotti che custodivano una stazione dell'oleodotto Norperuano, prorietà dell'ente statale Petroperu.

    C'è una forte differenza tra le cifre diffuse dal governo e quelle fornite dagli indigeni: secondo il presidente del Consiglio dei ministri, le vittime sono undici poliziotti e tre nativi. Ma i dati sugli indigeni morti dati del governo differiscono ampiamente da quelli forniti dal Collegio Medico Chachapoyas, dagli ospedali, dai mezzi di comunicazione e dalle organizzazioni indigene che parlano di 25 vittime.

    La mobilitazione degli indigeni (circa 5.000 di 60 diverse tribù), riunite nella Associazione Interetnica di Sviluppo della Selva Peruviana, è cominiciata lo scorso 9 aprile: gli indigeni protestano contro una decina di decreti legislativi che considerano un attentato al loro diritto di essere consultati su terre che occupano da tempi ancestrali. Le comunità dell'Amazzonia peruviana, che vivono in zone molto remote, hanno denunciato in diverse occasioni le conseguenze della deforestazione e dello sfruttamento delle risorse naturali delle loro terre: povertà e abbandono, contaminazione delle acque, conseguenze sulla salute.

    Il governo del presidente Alan Garcia, che ha approvato i decreti per mettersi in linea con il Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti, ha violato -secondo gli indigeni- trattati internazionali che hanno rango costituzionale (la Convenzione 169 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro sui popoli Indigeni e Tribali, così come la dichiarazione dell'Onu sui popoli indigeni, entrambi sottoscritti dal Perù).

    Le proteste degli indigeni si scontrano con l'interesse del governo di incrementare le riserve di gas e petrolio, presenti in grandi quantità nella selva, per far fronte a un'eventuale crisi energetica e trasformarsi in un Paese produttore. Il governo accusa gli indigeni di voler mettere “il Perù in ginocchio e bloccare il suo cammino verso lo sviluppo”.

    Ma gli indigeni temono che i decreti aprano le porte allo sfruttamento senza controllo da parte dei privati; e da quasi due mesi hanno bloccato strade, vie fluviali e ostacolato le operazioni di trasporto di gas e petrolio, una situazione che ha messo a secco varie città. Le proteste hanno indotto il Congresso e rivedere il contenuto dei decreti legislativi, ma giovedì il Parlamento ha deciso di rinviare il dibattito sulla legge forestale, che i nativi considerano incostituzionale. E le tensioni sono sfociate nella violenza.

    (6 giugno 2009)
    http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/esteri/amazzonia-rivolta/amazzonia-rivolta/amazzonia-rivolta.html

    [link=hyperlink url][youtube=425,344]Exjj4RAoszw[/link]

    video senza pubblicita' …

    qui ci sono altri video per dimostrare che la violenza si e' verificata anche dopo del 5-6-2009

    http://enlacenacional.com/2009/06/05/los-luctuosos-hechos-de-bagua/


    #82756

    Errante
    Partecipante

    Tra oggi e domani dovrebbe venire a casa mia un parente che fa il missionario in amazzonia, vi farò un resoconto delle cose che mi racconta.

    :ok!:


    #82757

    marì
    Bloccato

    [quote1244281511=Errante]
    Tra oggi e domani dovrebbe venire a casa mia un parente che fa il missionario in amazzonia, vi farò un resoconto delle cose che mi racconta.

    :ok!:

    [/quote1244281511]

    :bravo: cosi si fa! Attendiamo :yesss:


    #82758

    raistlin
    Partecipante

    Volevo giusto un'occasione per commemorare i morti in Perù.
    Magari loro protestano “solo” perchè vengono affamati da chi distrugge la loro casa, ma sono molto di più. Sono davvero degli eroi, perchè in realtà difendono sulla propria pelle un bene di tutto il modo. La questione dell'amazzonia mi commuove da quando ero piccola.


    #82759

    FREESPIRIT
    Partecipante

    MALEDETTI!!!!! speculatori!!! affamano le popolazioni e mettono in ginocchio quello che resta della madre Terra!!Io mi auguro che presto ci sia una GIUSTIZIA che li distrugga , tutti quanti maledetti!!! :grrr:


    #82754

    zret
    Partecipante

    La Giustizia non può più attendere.


    #82760

    marì
    Bloccato

    Comunque ragazzi per la questione dell'Amazzonia siamo tutti in colpa nel mondo occidentale, nessuno escluso.


    #82761

    marì
    Bloccato

    Aggiornamento:

    2009-06-07 14:32
    AMAZZONIA: PERU', COPRIFUOCO NELLA ZONA DEGLI SCONTRI

    LIMA – Il governo peruviano ha decretato coprifuoco dalle 15 locali di ieri (le 22 in Italia) alle 06:00 di oggi (le 13:00 italiane) nelle province amazzoniche di Bagua e Utcubamba, 900 chilometri a nord est di Lima, dove si sono verificati sanguinosi scontri tra forze dell'ordine e migliaia di membri delle comunità indigene, che protestano da oltre due mesi contro decreti che consentono lo sfruttamento delle risorse – petrolio, gas e legname – delle loro terre ancestrali. Lo ha reso noto il primo ministro, Yehude Simon. Simon ha anche confermato che tra venerdi e sabato i dimostranti “hanno assassinato a sangue freddo 22 agenti della polizia” e che altri 24 sono rimasti feriti. Il primo ministro ha inoltre aggiunto che tra gli indigeni vi sono stati nove morti, 155 feriti, 48 dei quali per colpi d'arma da fuoco. Un'ottantina di dimostranti sono stati arrestati. Secondo l'Ordine dei medici locale, organizzazioni civili e leader etnici, gli indigeni uccisi sono invece 25. Un indigeno ha detto a Radio Capital che dei 38 sequestrati, 20 sono stati liberati e 18 “giustiziati”. “Non ci sono tracce di 'desaparecidos'”, ha assicurato invece Raul Silva, il responsabile della Sesta brigata della Selva che dirige le operazioni dell'esercito. Sottolineando inoltre di non essere a conoscenza che, tra gli agenti deceduti ieri, ci siano degli “sgozzati”, come ha detto il presidente Alan Garcia.

    http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/altrenotizie/visualizza_new.html_987650698.html


    #82762

    marì
    Bloccato

    Amazzonia: Peru'; governo scende a patti con gli indios
    Martedì, 09 giugno 2009

    LIMA – Dopo il sangue, la disponibilità a trattare. Il governo peruviano del presidente Alan Garcia ha cominciato oggi a gettare acqua sul fuoco della violenza, scatenatasi a partire da venerdì scorso nella regione Amazonas, nel nord del Paese, quando migliaia di indigeni che lottano contro lo sfruttamento economico del territorio hanno fatto fronte alla sanguinosa repressione della polizia: un bilancio ufficiale è di 33 morti, tra cui 23 agenti, ma i leader etnici denunciano di 25 vittime tra le loro fila e un centinaio di “desaparecidos”.

    Il premier peruviano Yehude Simon ha chiesto e ottenuto che la Chiesa partecipazione con un suo esponente ad un “tavolo di dialogo” cui saranno invitate fra l'altro anche forze politiche. Al centro del confronto, la questione che ormai da oltre due mesi mobilita il circa mezzo milione di indigeni di 65 etnie che vivono nell'Amazonas: un pacchetto di nove decreti governativi che, in parte in sintonia con il Trattato di libero commercio siglato con gli Usa, spiana la strada alle concessioni per lo sfruttamento di greggio, gas, legname e biocombustibili nelle loro terre ancestrali, senza tenere in conto i loro diritti. La repentina svolta di oggi, rispetto all'atteggiamento dei giorni scorsi in cui sia Simon che Garcia hanno accusato gli indigeni di “barbarie” e, perfino, di aver “sgozzato” gli agenti, è stata dettata in particolare dalla prima crisi di governo da quando, 11 mesi fa, si è insediato il premier. Il ministro per la Condizione della donna, Carmen Vidoso, si é dimessa per “la mortificazione” – lo ha detto lo stesso Simon – provata per lo spot televisivo del governo, in cui si accusano gli indigeni di “terrorismo”. Ed il ministro dell'agricoltura, Carlos Leyton, si è detto pronto ad imitarla. Sia lui che la Vidoso sono stati portati al governo dal premier. Un altro motivo della svolta odierna è stata la reazione internazionale. Ci sono stati comunicati critici di Amnesty International e della Commissione interamericana dei diritti umani (Cidh). I governi di Bolivia e Venezuela hanno respinto accuse di Aurelio Pastor, portavoce dell'Apra, il partito di Garcia: formalmente si è limitato a parlare di “interessi stranieri” ma ha lasciato intendere che sarebbero questi due Paesi a sobillare gli indigeni. Ed il Nicaragua ha concesso l'asilo politico nella sua ambasciata di Lima al loro massimo leader, Alberto Pizango, oggetto di una caccia all'uomo con l'accusa di omicidio e terrorismo. L'accusa verrebbe estesa a padre Mario Bertolini, da 31 anni con gli indios dell'Amazzonia e che, la prossima settimana, sarà processato per istigazione alla rivolta per essere stato con loro nella lotta contro una multinazionale del biodisel. Padre Bertolini, 70 anni, nato ad Ascoli Piceno, rischia l'espulsione dal Paese ed è anche bersagliato da minacce di morte. “Vogliamo pace, riconciliazione e ripristino della pace sociale”, ha avvertito oggi il presidente dell'Episcopato, mons. Miguel Cabrejos. In pratica ha specificato che la Chiesa é pronta alla mediazione se il governo rinuncia alla repressione. Che si stagliava come una spada di Damocle sulla Amazonas, poiché gli indigeni hanno ripreso i blocchi stradali. E l'ex ministro degli interni Fernando Rospigliosi ha messo il dito sulla piaga: “C'é stata una catena di errori che ha portato ad un massacro senza precedenti”. Simon, che rischia il posto, e Garcia sembrano aver capito di aver imboccato la strada sbagliata. ANSA

    http://www.megachip.info/modules.php?name=News&file=article&sid=6961

    AMAZZONIA/ Il governo chiede l'intervento della Chiesa per una mediazione con gli indigeni

    martedì 9 giugno 2009

    Il governo del presidente Alan Garcia ha chiesto oggi alla Chiesa di intervenire come mediatore nel conflitto con le comunità indigene della regione Amazonas, aggravatosi da venerdì scorso con violenti incidenti che, ufficialmente, hanno provocato 33 morti, 24 dei quali agenti di polizia, mentre esponenti delle stesse comunità assicurano che sono deceduti almeno 25 loro membri e un centinaio di essi risulta 'desaparecidos'. Lo stesso premier Yehude Simon si recato nella sede della Conferenza episcopale peruviana, presieduta da monsignor Miguel Cabrejos per dibattere la questione.

    http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=24988

    10 giugno 2009
    Rivolta degli indios in Perù

    Il governo peruviano del presidente Alan Garcia ha proposto una mediazione dopo che nella regione Amazonas migliaia di indigeni che lottano contro lo sfruttamento economico del territorio hanno fatto fronte alla sanguinosa repressione della polizia
    Dopo il sangue, la disponibilità a trattare. Il governo peruviano del presidente Alan Garcia ha cominciato a gettare acqua sul fuoco della violenza, scatenatasi a partire da venerdì scorso nella regione Amazonas, nel nord del Paese, quando migliaia di indigeni che lottano contro lo sfruttamento economico del territorio hanno fatto fronte alla sanguinosa repressione della polizia: un bilancio ufficiale è di 33 morti, tra cui 23 agenti, ma i leader etnici denunciano di 25 vittime tra le loro fila e un centinaio di “desaparecidos”. Il premier peruviano Yehude Simon ha chiesto e ottenuto che la Chiesa partecipazione con un suo esponente ad un “tavolo di dialogo” cui saranno invitate fra l'altro anche forze politiche.

    Al centro del confronto, la questione che ormai da oltre due mesi mobilita il circa mezzo milione di indigeni di 65 etnie che vivono nell'Amazonas: un pacchetto di nove decreti governativi che, in parte in sintonia con il Trattato di libero commercio siglato con gli Usa, spiana la strada alle concessioni per lo sfruttamento di greggio, gas, legname e biocombustibili nelle loro terre ancestrali, senza tenere in conto i loro diritti. La repentina svolta di oggi, rispetto all'atteggiamento dei giorni scorsi in cui sia Simon che Garcia hanno accusato gli indigeni di “barbarie” e, perfino, di aver “sgozzato” gli agenti, è stata dettata in particolare dalla prima crisi di governo da quando, 11 mesi fa, si è insediato il premier. Il ministro per la Condizione della donna, Carmen Vidoso, si é dimessa per “la mortificazione” – lo ha detto lo stesso Simon – provata per lo spot televisivo del governo, in cui si accusano gli indigeni di “terrorismo”.

    E il ministro dell'Agricoltura, Carlos Leyton, si è detto pronto ad imitarla. Sia lui che la Vidoso sono stati portati al governo dal premier. Un altro motivo della svolta di ieri è stata la reazione internazionale. Ci sono stati comunicati critici di Amnesty International e della Commissione interamericana dei diritti umani (Cidh). I governi di Bolivia e Venezuela hanno respinto accuse di Aurelio Pastor, portavoce dell'Apra, il partito di Garcia: formalmente si è limitato a parlare di “interessi stranieri” ma ha lasciato intendere che sarebbero questi due Paesi a sobillare gli indigeni. Ed il Nicaragua ha concesso l'asilo politico nella sua ambasciata di Lima al loro massimo leader, Alberto Pizango, oggetto di una caccia all'uomo con l'accusa di omicidio e terrorismo.

    L'accusa verrebbe estesa a padre Mario Bertolini, da 31 anni con gli indios dell'Amazzonia e che, la prossima settimana, sarà processato per istigazione alla rivolta per essere stato con loro nella lotta contro una multinazionale del biodisel. Padre Bertolini, 70 anni, nato ad Ascoli Piceno, rischia l'espulsione dal Paese ed è anche bersagliato da minacce di morte. “Vogliamo pace, riconciliazione e ripristino della pace sociale”, ha avvertito oggi il presidente dell'Episcopato, mons. Miguel Cabrejos. In pratica ha specificato che la Chiesa è pronta alla mediazione se il governo rinuncia alla repressione. Che si stagliava come una spada di Damocle sulla Amazonas, poiché gli indigeni hanno ripreso i blocchi stradali. E l'ex ministro degli interni Fernando Rospigliosi ha messo il dito sulla piaga: “C'è stata una catena di errori che ha portato ad un massacro senza precedenti”. Simon, che rischia il posto, e Garcia sembrano aver capito di aver imboccato la strada sbagliata.
    http://www.lanuovaecologia.it/view.php?id=11135&contenuto=Notizia

    [link=hyperlink url][youtube=400,333]eltvplayer.swf[/link]


    #82763
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Zret ha commentato bene
    La Giustizia non può più attendere.


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

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