politica: una diversa prospettiva

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Questo argomento contiene 10 risposte, ha 7 partecipanti, ed è stato aggiornato da  paolodegregorio 8 anni, 9 mesi fa.

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  • #131099

    paolodegregorio
    Partecipante

    – politica: una diversa prospettiva –
    a cura di Paolo De Gregorio, 2 dicembre 2009

    Credo che molti si domandano perché Berlusconi, un signore che si è messo in casa il mafioso Mangano, amico e sodale dei delinquenti Previti e Craxi, amico di Dell’Utri e di Cosentino, monopolista editoriale, piduista, mentitore di professione, puttaniere, amico di dittatori, colui che pretende l’impunità con leggi per proteggere solo la sua persona, colui che da 15 anni insulta i giudici (definendoli comunisti)che tentano di processarlo non per colpire la sua attività politica ma per fatti che riguardano la sua disinvolta attività imprenditoriale, perché mai un tale soggetto non viene scacciato come un corpo estraneo alla democrazia?
    Per quanto mi riguarda la risposta c’è, basta volerla accettare e, soprattutto, bisogna cercarla nei fatti.
    L’opposizione è divisa e dunque non appare credibile come alternativa. Il solo Di Pietro alza un po’ la voce, ma il suo 8% non gli consente grandi strategie. L’unica manifestazione in programma contro il premier (il 5 dicembre) non è stata organizzata dai partiti di opposizione, ma è partita dal web ed è l’unica novità in uno scenario politico stanco e desolante.

    E’ profondamente improprio oggi parlare di “sinistra”. Dalla implosione del PCI si è arrivati, incredibilmente, con la stessa classe dirigente, ad un Partito Democratico appiattito sulle convenienze del capitalismo, non ostile alla Chiesa, partito che quando è andato l’ultima volta al governo, con Prodi, non è stato nemmeno capace di fare una legge severa sul conflitto di interessi e sul monopolio dei media, norme elementari per non passare dalla democrazia alla dittatura.
    Il Pdl imploderà non per iniziativa della sinistra sparita, ma per l’attivismo di Fini, Montezemolo e delle banche legate al Vaticano.
    La sinistra è sparita, si è suicidata, non ha più collegamenti con le masse operaie e dunque non conta più niente. I sindacati sono ancora divisi in sigle che rimandano ai partiti di provenienza e nulla è stato fatto per un sindacato unico dei lavoratori, indipendente e diretto dai lavoratori stessi, senza padrini politici.
    Un sindacato unico, indipendente, come una RAI non controllata dalla politica, ma una “public company”, senza pubblicità, indipendente e con il presidente votato da chi paga il canone, sarebbero contrappesi veri a contrastare il potere della Confindustria (sindacato unico dei padroni), e delle Tv private, per contrapporsi al “pensiero unico” oggi dominante.
    Una “sinistra” degna di questo nome dovrebbe promuovere queste iniziative, tornando tra la gente e parlando chiaro, abbandonando quell’immondo politichese che ha allontanato dalla partecipazione milioni di persone.
    Questi elementari fattori strutturali di democrazia è impossibile aspettarseli dalle opposizioni oggi esistenti, che non sono su questa lunghezza d’onda, e come minimo la definiscono “antipolitica”.
    Solo la senile fissazione di Berlusconi, che vede complotti di comunisti, toghe rosse e stampa di sinistra, tiene in piedi la balla che esiste ancora una sinistra, mentre c’è da domandarsi se esiste ancora la democrazia.

    Comunque sia, oggi abbiamo la prova storica che sia in un regime capitalista, che in un regime comunista, prendiamo ad esempio la Cina, le condizioni materiali di vita dei salariati non cambiano e non vi è molta differenza nello stare sotto il bastone del padrone o di quello del partito.
    Una “diversa prospettiva” è quella che può far nascere un movimento che metta al primo posto la sostenibilità ambientale della economia, e soprattutto il superamento della schiavitù salariata, a favore del produrre in modo individuale, familiare o di piccole cooperative, nelle direzioni principali di autosufficienza energetica ed alimentare.
    Non vi è nulla di utopistico o idealistico in questa idea, perché già vi sono un milione e mezzo di piccole aziende agricole che oggi producono per il “mercato”, (il che significa produrre profitti per i mafiosi che controllano i mercati generali), che oggi sono alla fame per i bassi prezzi che gli vengono imposti, e possono cominciare a produrre per i bisogni del territorio, vendendo direttamente la propria produzione ai consumatori e ai loro gruppi d’acquisto, con una politica di ribasso dei prezzi.
    Non solo, ma una importante novità dovrebbe essere quella di rendere autosufficiente energeticamente ogni azienda, con pannelli fotovoltaici, e avere così un ruolo nel diffondere la microgenerazione elettrica togliendo spazio ai monopoli.
    Ci sarebbe un bel da fare per sostenere questa rivoluzione agricola ed energetica, e magari molti dei prigionieri delle grandi città potrebbero scoprire che dà più sicurezza, certezza del futuro, libertà, mettere su una “fattoria solare”, dove il reddito principale viene non dalla campagna, ma dalla vendita di energia elettrica, impegnando lo stesso capitale che ci vuole oggi per comprare una casa in città o mettere su una officina o un negozio.
    Nessun vero cambiamento sociale è possibile se non si passa dal grande modo di produrre, che porta guerre, globalizzazione e squilibri, al piccolo modo di produrre, senza concentrazioni, diffusamente sul territorio, senza la schiavitù salariata, da parte di individui, famiglie, piccole cooperative, che possono dimostrare che un altro mondo è possibile.
    Paolo De Gregorio


    #131100
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Ciao Paolo, ho gli stessi sentimenti verso la politica dello sfruttamento del potere, e per la mancanza di un presa coraggiosa da parte di sinistra che ho scelto a sostenere il IdV….io voglio la giustizia….e se la giustizia ci sarà, tutto il resto viene di conseguenza!!!!


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #131101

    Detective
    Partecipante

    La corruzione politica e amministrativa

    La corruzione sembra essere un problema cronico della società italiana. Già conosciuta e oggetto di pubblico dibattito presso i Romani, la corruzione non ha mai smesso di scandire il susseguirsi delle vicende storiche del nostro paese. Ricordiamo la vendita delle indulgenze ai tempi di papa Leone X, che generò, per ripulsa, la Riforma protestante, per passare poi, in anni più recenti, allo scandalo della Banca Romana, che travolse il governo Giolitti nel 1892-93 e di cui parla anche Pirandello nel romanzo I vecchi e i giovani , per arrivare, ai giorni nostri, allo scandalo delle tangenti, indicato dai giornali anche col nome di “inchiesta di Mani Pulite” o “Tangentopoli”. Uno scandalo che, nei primi anni Novanta, ha coinvolto imprenditori e uomini politici e che ha decimato la classe dirigente della cosiddetta Prima Repubblica.
    Quando si parla di corruzione si fa riferimento, in realtà, a due reati specifici: la corruzione propriamente detta, quando si offre denaro a un pubblico funzionario per riceverne dei vantaggi e la concussione, quando è il pubblico ufficiale a richiedere una ricompensa in cambio di favori da elargire.

    Dopo Tangentopoli, la percezione di tanti è che in realtà la corruzione sia in Italia ancora molto diffusa. Perché, allora, nonostante le condanne talvolta severe e i tragici prezzi umani, pagati da alcuni inquisiti, la corruzione continua a prosperare nel nostro paese? Gli studiosi, sociologi, magistrati, economisti, ne hanno abbozzato, in questi anni, i motivi.

    Molti hanno convenuto che l'Italia non sia ancora una democrazia forte e compiuta, con un mercato concorrenziale ben funzionante. Le procedure della pubblica amministrazione sono farraginose. Il modo di organizzare gli uffici eccessivamente burocratico e superato. Si lavora ancora sulla correttezza formale degli adempimenti e non sui risultati.

    L'interpretazione di norme, leggi e regolamenti intricatissimi lascia ampia discrezionalità al singolo funzionario e crea gli spiragli favorevoli per l'infiltrarsi della corruzione.

    Ci sono tuttavia anche dei motivi culturali. Lo Stato è spesso percepito, in vaste aree del paese, forse a causa dello storico susseguirsi di dominazioni straniere, come qualcosa di estraneo, di antagonista.
    L'arricchimento è considerato dagli italiani come il principale segno di distinzione e di superiorità sociale. L'aristocrazia del denaro è l'unica gerarchia riconosciuta. I soldi facili costituiscono una tentazione cui, ai più, è difficile resistere. Anche il potere lo si acquisisce col denaro, più che con la competenza.

    Il tornaconto personale, l'appartenenza a una famiglia, un clan, una corporazione professionale hanno sempre la meglio, nel Belpaese, sul rispetto per il bene comune e l'interesse collettivo. Uno studioso anglosassone ha stigmatizzato questa insufficienza etica degli italiani, definendola “familismo amorale” (Edward C. Banfield, Le basi morali di una società arretrata, ed Il Mulino)

    Forse persino la nostra appartenenza alla religione cattolica, al contrario di quanto avviene nell'ambito della religione protestante o addirittura calvinista, ci abitua ad essere indulgenti verso le nostre debolezze e i nostri peccati, ci invita all'assoluzione invece che alla condanna e all'espiazione.

    Valori di civismo molto diffusi in democrazie molto più mature della nostra, trovano da noi un'adesione soltanto formale, di facciata. La vita pubblica italiana scorre da sempre sul doppio binario morale dei vizi privati e delle pubbliche virtù, del predicare bene e razzolare male.

    La corruzione, intanto, non soltanto crea ingiustizia, ma danneggia pesantemente anche la vita economica del paese. Quando i giochi sono truccati, a vincere sono i più furbi, non i più bravi.

    Se l'azienda che vince un appalto pubblico, per esempio, costruisce opere malfatte, inutili, a costi altissimi, il danno che ne deriva alla collettività è immenso. “Ungere le ruote” diventa la prassi abituale se l'appartenenza a un clan fa premio sul merito; nelle scuole, negli uffici, negli ospedali, nelle aziende, nella vita economica in genere di un paese corrotto, vinceranno i mediocri, mentre i più competenti rischieranno di essere esclusi.

    La corruzione si può battere, anzi, si deve battere, se si vogliono vincere le sfide della globalizzazione. Riformando la giustizia, rendendola più celere, riducendo il numero delle leggi, ma aumentando la loro efficacia, migliorando la trasparenza degli atti della pubblica amministrazione; sfoltendo, nello stesso tempo, il numero di funzionari, remunerandoli meglio e rendendo più efficiente il loro lavoro. Inoltre è necessario creare le condizioni per una maggiore collaborazione fra gli stati nel perseguire gli illeciti.

    E, soprattutto, bisogna che gli italiani riacquistino i valori di responsabilità e di rispetto verso le regole, nella consapevolezza che l'interesse generale così conseguito, è, in ultima analisi, se soltanto si cerca di superare una visione miope della realtà, l'autentico, vero interesse di tutti noi, cittadini e consumatori.

    [link=hyperlink url] http://www.interruzioni.com/temacorruzione.htm [/link]


    #131102

    darwindeus
    Partecipante

    quello che temo è che tolto berlusconi ne apparirà inevitabilmente un altro. Non è il personaggio Silvio Berlusconi il problema, quanto la nostra mentalità. Non so quanti italiani abbiano votato il piccoletto e quanti la corrente del berlusconismo, di cui lui rappresenta la massima espressione ma non l'unico esponente. Raccomandati, mignottelle che niente sanno fare ma che si guadagnano posti di tutto rispetto nell'amministrazione pubblica per una notte brava, ottusi “figli di” che ricoprono cariche istituzionali senza alcuna competenza, signori con le conoscenze di una pigna che riescono ad arrivare in alto grazie al fatto di essere dei gran lacchè…in un popolo che ha poca voglia di studiare (i libri, lo si sa, sono noiosi), che ha poca voglia di faticare (poi si suda, non è bello), il clientelismo, la filosofia del “ce la faccio anch'io con poco sforzo se sono ruffiano” ha attecchito meglio della gramigna. Il berlusconismo ha portato questo. Togliamo Berlusconi, se ci si fa…ma poi? Meritocrazia e onestà torneranno a governare nel nostro paese? La mentalità cambierà radicalmente?
    Non ci credo.


    #131103
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Ho paura anche io che il problema del dopo, semmai verrà, sia veramente oscuro….
    la gente no sa cosa vuole, non è istruita, è stata manipolata, preparata con un piano diabolico delle televisioni private da oltre 30 anni.

    Provate anche voi giovani di fare un confronto con la televisione pubblica prima del 79,
    i programmi erano preparati con il massimo di professionalità, erano mirati ad educare, intrattenere con eleganza e ancora oggi si guardano questi programmi con piacere…

    la de filippi mi dite chi la guarderà dopo 20 – 30 anni ?????


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #131105
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Di Pietro: “Report? Una boiata pazzesca, un film fatto di taglia e cuci”
    http://tv.ilfattoquotidiano.it/2012/11/22/di-pietro-intervista-a-report-bufala-pazzesca-film-fatto-di-taglia-e-cuci/211738/

    [youtube=480,270]federated_f9

    “Quello di Report è stato un film che non ha raccontato la realtà, frutto di un’operazione di taglia e cuci“. Così a “Il Punto”, su Rai News, Antonio Di Pietro commenta l’intervista rilasciata a Report, su Rai Tre, a proposito della vicenda degli immobili di sua proprietà. “Con quella che mi intervistava sono stato a parlare di tutto per due ore e quaranta minuti, mi sono aperto col cuore in mano” – afferma il leader dell’Idv – “Ma, spente le telecamere, si è presa la registrazione, la si è data un operatore ed è stato trasmesso un montaggio in cui, come al solito, Di Pietro si è impicciato mentre parlava o gli si è inceppata la lingua. Insomma, i momenti imbarazzanti”. E aggiunge: “Io però ho tratto un grande insegnamento: da ora in poi parlerò solo in diretta e cioè quando non si può tagliare e cucire“. Il conduttore Corradino Mineo fa notare a Di Pietro che simile opinione fu espressa anche da Massimo D’Alema e puntualizza: “Su questo argomento però ha ragione Beppe Grillo: la censura o l’interpretazione malevola si possono fare anche a seconda di come è organizzato il talk show o a seconda di come sono gli ospiti. Non c’è bisogno di tagliare”. Il segretario dell’Idv ribatte, puntando il dito contro la professionalità di certi giornalisti: “Voi avete il dovere di dare ai cittadini la fotografia della verità, non un film che racconta una storia fantastica“. Di Pietro precisa anche che, a causa della confezione del servizio trasmesso da Report, i telespettatori hanno mal interpretato la situazione dei suoi immobili. “I cittadini hanno avuto la sensazione che io fossi titolare di cinquantasei case” – lamenta – “e che addirittura le avessi comprate coi fondi del partito. Al di là delle sentenze, far credere questo è una boiata pazzesca, ma capita a tutti i giornalisti di prendere una bufala“. Il politico si esprime poi sulla fuga di altri parlamentari dal partito (Pedica, Porcino e Paladini) e spiega che si tratta di un fenomeno allargato che non coinvolge solo l’Idv. “Come avviene in ogni fine legislatura, ci sono i soliti soggetti in cerca di autore” – afferma – “E’ la selezione naturale della specie politica”. Sulla crisi dell’Idv, Di Pietro non si abbandona a pessimismi di sorta e sul futuro segretario dichiara: “In questo congresso che stiamo avviando, mi sento come il padre che vede il proprio figlio crescere“. E, rivolgendosi a Mineo, asserisce: “Il giorno che vedrò l’Idv camminare da solo, sarò come lei vede i suoi nipotini: felice“. “Nipotini ancora non ne ho” – replica il conduttore – “al massimo sono felice quando vedo i miei giornalisti crescere”. Il parlamentare ammette i propri errori nella scelta di alcuni esponenti del partito e ricorre a una metafora ardita. “Anche il cappellano del carcere di San Vittore, quello arrestato per violenza sessuale sui detenuti, diceva messa accanto al Cardinale Scola. Su dodici apostoli c’era uno che si chiamava Giuda e che tradiva” – prosegue – “Però nell’Idv chiunque fosse stato toccato dal semplice avviso di garanzia è stato messo fuori dal partito”. Circa le alleanze future, Di Pietro non ha dubbi. “A differenza di chi fa mera protesta, come il Movimento 5 Stelle, che rispettiamo” – afferma – “noi dell’Idv vogliamo costruire un’alternativa di governo perchè sappiamo umilmente che da soli non ce la possiamo fare. Stiamo aspettando l’esito delle primarie del centrosinistra” – conclude – “e vogliamo che vinca quell’area che si propone in alternativa al governo Monti. Altrimenti mi farò promotore di una grande aggregazione che si oppone alle politiche “ragionieristiche” dell’attuale governo” di Gisella Ruccia
    22 novembre 2012


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #131106
    prixi
    prixi
    Amministratore del forum

    ..mah ! che dire ?
    “a pelle”, ho sempre avuto l'impressione di una persona corretta … ma forse non particolarmente adatta per affrontare “un mondo di lupi” … ma è un giudizio, quindi una considerazione del cavolo :hihi:


    "Il cuore è la luce di questo mondo.
    Non coprirlo con la tua mente."

    (Mooji - Monte Sahaja 2015)

    #131107
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    [quote1353626736=prixi]
    ..mah ! che dire ?
    “a pelle”, ho sempre avuto l'impressione di una persona corretta … ma forse non particolarmente adatta per affrontare “un mondo di lupi” … ma è un giudizio, quindi una considerazione del cavolo :hihi:
    [/quote1353626736]
    Io penso che lui sia sincero e pulito….e che stare là, nel mezzo agli squali, non è facile.


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #131108

    Xeno
    Partecipante

    [quote1353672961=farfalla5]
    [quote1353626736=prixi]
    ..mah ! che dire ?
    “a pelle”, ho sempre avuto l'impressione di una persona corretta … ma forse non particolarmente adatta per affrontare “un mondo di lupi” … ma è un giudizio, quindi una considerazione del cavolo :hihi:
    [/quote1353626736]
    Io penso che lui sia sincero e pulito….e che stare là, nel mezzo agli squali, non è facile.
    [/quote1353672961]
    Lupi,squali,ci metto pure io sciacalli,avvoltoi,ed iene ed abbiamo fatto lo zoo
    😀


    #131104
    prixi
    prixi
    Amministratore del forum

    [quote1353673395=Xeno]
    [quote1353672961=farfalla5]
    [quote1353626736=prixi]
    ..mah ! che dire ?
    “a pelle”, ho sempre avuto l'impressione di una persona corretta … ma forse non particolarmente adatta per affrontare “un mondo di lupi” … ma è un giudizio, quindi una considerazione del cavolo :hihi:
    [/quote1353626736]
    Io penso che lui sia sincero e pulito….e che stare là, nel mezzo agli squali, non è facile.
    [/quote1353672961]
    Lupi,squali,ci metto pure io sciacalli,avvoltoi,ed iene ed abbiamo fatto lo zoo
    😀
    [/quote1353673395]

    .. lo zoo del circo :hehe:


    "Il cuore è la luce di questo mondo.
    Non coprirlo con la tua mente."

    (Mooji - Monte Sahaja 2015)

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