Reddito di Base 1000 euro

Home Forum L’AGORÀ Reddito di Base 1000 euro

Questo argomento contiene 16 risposte, ha 7 partecipanti, ed è stato aggiornato da farfalla5 farfalla5 5 anni, 7 mesi fa.

Stai vedendo 10 articoli - dal 1 a 10 (di 17 totali)
  • Autore
    Articoli
  • #143933
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Prima avevo già sentito parlare di questa idea dal M5S e poi ne parlano nei nostri media polacchi.
    Dunque, si tratterrebbe di un proposta di assicurare una vita dignitosa a tutti e secondo tanti studiosi, uno di questi ad esempio,Goetz Werner sostiene che sarebbe un modo migliore di vivere in pace. Se ho capito bene all'iniziativa hanno già aderito 15 paesi, e fino a 2014 bisogna portare almeno 1 milione di firme di adesione. Ora io non ho il tempo, ma vi lascio un po' di cose da studiare e la domanda mia è, non sarà qualche brutto trabocchetto?
    http://www.movimento5stellepesaro.it/articolo109/htm
    http://www.tripartizione.it/articoli/goetzwernerIT.pdf
    http://www.kusstatscher.info/?p=1287

    Un reddito per tutti! | Intervista di Sepp Kusstatscher sul reddito di base
    Mai 22nd, 2009 | By Redaktion | Category: Italiano, Leitartikel/ in primo piano

    Da più di vent’anni Sepp Kusstatscher segue la discussione sull’idea di un reddito di base incondizionato per tutti. L’idea che si può rintracciare nel capolavoro di Tommaso Moro “Utopia” ha ispirato anche il nobel americano Milton Friedman nell’elaborazione del suo modello della “negative tax” che era a un passo dall’introduzione negli USA della fine degli anni Settanta.

    L’attuale discussione in Europa è ripartita alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso dalla “Katholische Sozialakademie” (Accademia sociale cattolica) di Vienna. Con il libro “Grundeinkommen” (reddito di base) Herwig Büchele e Lieselotte Wohlgenannt contribuirono notevolmente a definire le basi teoriche per il rilancio dell’idea.

    Nei nostri giorni è innanzitutto l’impegno dell’imprenditore tedesco Götz Werner a dare una nuova dinamica al dibattito. L’Università di Karlsruhe ha sostenuto l’iniziativa, costituendo un apposito istituto (Interfakultatives Institut für Entrepreneurship), il quale è presieduto da Götz Werner, ormai diventato anche professore universitario.

    L’elemento che distingue il modello di reddito di base promosso da tante reti e ONG in tutto il mondo che si sono riunite sotto il tetto del “Basic Income Earth Network” (BIEN) da tutta una serie di strumenti delle politiche sociali sviluppati ed attuati in tanti paesi del mondo è il fatto che il riconoscimento del reddito di base non è sottoposto ad alcuna condizione e spetta a tutti coloro che appartengono alla cittadinanza. Per questo motivo il conferimento di questo reddito in passato è stato anche denominato “reddito di cittadinanza”.
    Alla fine del 2008 anche in Italia si è costituita una rete nazionale, BIN Italia di nome (Basic Income Network Italia). Sepp Kusstatscher è stato fra i primi ad associarsi alla nuova rete e si è impegnato a sostenere l’attività della nuova rete, organizzando un incontro di lavoro tra le reti nazionali operanti in Germania, Austria e Svizzera che si è tenuto l’11 maggio di quest’anno a Bolzano. Sepp Kusstatscher è fra i primi firmatari dell’appello ai candidati al Parlamento Europeo lanciato da BIN Italia in favore del reddito di base.

    Nell’intervista che segue, condotta dalla rivista “CACTUS” (Merano) nel aprile 2009, Sepp Kusstatscher spiega l’idea, i presupposti e le sfide sociali attuali e i motivi che lo hanno convinto di promuovere – anche a livello del Parlamento Europeo – l’idea di un reddito di base incondizionato per tutti.
    Sepp Kusstatscher, intervistato da CACTUS

    “È un’idea radicale, ma in fondo molto semplice”

    Il parlamentare europeo e co-portavoce dei Verdi Grüne Vërc del Sudtirolo, Sepp Kusstatscher, da anni si batte per l’idea di un reddito di base incondizionato. In questa intervista ci spiega le ragioni di carattere etico, sociale ed ecologico che lo hanno spinto a promuovere quest’idea.

    cactus-2-09-titelseite

    ? Cosa sta dietro il termine “reddito di base incondizionato”?
    Sepp Kusstatscher: È molto semplice: Lo stato concede a tutti i cittadini un reddito di base nella stessa misura – senza controprestazioni o condizioni di alcun tipo. Non conta se uno lavora o meno, se ha un patrimonio o no. Questo reddito di base deve essere quantificato in maniera da garantire a tutti una vita dignitosa e la partecipazione alla vita sociale e culturale.

    ? Ci sembra un idea abbastanza radicale, quali sono i motivi che stanno alla base di questa proposta?
    È un’idea radicale, non c’è dubbio! Le motivazioni per questa proposta rivoluzionaria ruotano attorno a tre linee argomentative: si tratta di aspetti etici, sociali ed ecologici.

    Iniziamo con gli aspetti etici. Ogni uomo su questo mondo ha il diritto di vivere una vita dignitosa. Il sole, l’acqua, l’aria e la terra e con ciò i frutti di questo pianeta fondamentalmente sono di tutti. Una distribuzione equa e giusta garantirebbe la sussistenza per tutti.
    Il secondo aspetto è quello sociale. Ci vuole un reddito di base per tutti per combattere la povertà. Da noi in Sudtirolo e in tanti altri paesi civilizzati già oggi viene garantito un reddito minimo a chi ne ha bisogno. L’amministrazione e il controllo di questi strumenti delle politiche sociali sono però molto onerosi e complessi. Perché non passare subito al reddito di base per tutti?

    Non per ultimo è da considerarsi un aspetto ecologico. L’introduzione del reddito di base incondizionato implicherebbe per forza un radicale cambiamento del sistema fiscale. La gran parte degli introiti del fisco non potrebbe più derivare dalla tassazione del lavoro – come avviene oggi – ma dai consumi.

    Oggi consumiamo troppo. Il sistema economico attuale si basa su un incremento continuo dei consumi, ma questa logica sta rovinando il nostro pianeta. Noi ci comportiamo come se avessimo a disposizione un secondo o un terzo pianeta.

    ? Ma per quale motivo si dovrebbero regalare dei soldi a chi non lavora?
    Analizzando bene i fatti, constatiamo che nelle società moderne solo una quota della popolazione compresa tra il 40% e il 45% che percepisce un reddito da lavoro pagato. Il resto già oggi vive del reddito di congiunti, di patrimonio o di transfer sociali. Una maggioranza della popolazione presta più lavoro non pagato, ma socialmente utile e rilevante, che lavoro retribuito. La media dei tedeschi, per esempio, svolge lavoro retribuito per 17 ore alla settimana contro 25 ore di lavoro socialmente utile e non pagato. Quello che salta all’occhio è il fatto che la gran parte del lavoro retribuito – 31 ore settimanali contro 19 – viene svolto dalle donne.

    Non mi sembra giusto ed equo che la madre di più bambini e che cura eventualmente anche altre persone, per questo lavoro preziosissimo non percepisce nulla e non gode neanche del beneficio della previdenza sociale. Esistono troppe attività di particolare importanza per lo sviluppo della nostra società che non vengono retribuiti.

    ? Se ne conclude che sarebbero proprio le donne ad approfittarne di più?
    Si. Nelle varie reti per un reddito di base europee si impegnano anche gruppi di donne che cercano di approfondire questo aspetto. Va però detto che la scelta per la carriera professionale e il lavoro retribuito o quella di rinunciarci senza correre rischi esistenziali non deve costringere le donne a tornare al focolare casalingo.

    ? Vorrebbe dire che tutti sarebbero liberi di decidere se vogliono ancora lavorare per i soldi o meno.
    Penso che una vasta maggioranza delle persone continuerebbe a lavorare come prima ed è anche bene così. Il lavoro retribuito è e rimane un fattore centrale dei nostri sistemi economici e sociali. Ma spesso il lavoro retribuito viene anche mitizzato ed è anche un mezzo di controllo sociale. Si aggiunge che oggi non c’è più lavoro retribuito per tutti. Tanti sono poveri nonostante il fatto di disporre di un posto di lavoro. La globalizzazione ha contribuito ulteriormente a far sì che il fattore lavoro sia diventato oggetto di dumping spietato.
    Poter scegliere di svolgere un lavoro retribuito o non darebbe una forte spinta alla creatività. Pensiamo ai giovani che vorrebbero intraprendere un’attività da libero professionista ma temono di non poterne vivere.

    ? Il nostro sistema economico non è più in grado di offrire un posto di lavoro per tutti.
    Appunto. Questo è uno degli argomenti più forti che parlano a favore dell’idea di reddito di base incondizionato per tutti. La produttività è aumentata in misura tale da creare un enorme esubero di manodopera. Ottant’anni fa una persona impegnata nell’agricoltura ha prodotto alimenti per tre persone, oggi ne produce per 120. Nell’industria le macchine gestite elettronicamente diventano sempre più produttive. Ragionamenti di carattere ecologico ci costringono di vivere più parsimoniosi, di ridurre gli scarti e di utilizzare i beni molto più a lungo, investendo di più in interventi di manutenzione e di riparazione invece di sostituirli al primo guasto o perché è uscito un nuovo modello. E poi dobbiamo iniziare a produrre solo quei beni di cui abbiamo veramente bisogno.

    I nostri sistemi fiscali sono totalmente folli. La maggior parte degli introiti fiscali oggi pervengono dal lavoro retribuito, cosi come anche i finanziamenti per i sistemi di previdenza sociale. Ciò ha reso molto costoso il fattore lavoro e ha spinto le aziende di razionalizzare al massimo. Gli imprenditori fanno la corsa al taglio dei costi e quello che tagliano per primo sono i posti di lavoro.

    Lo stato sovvenziona le imprese per creare o per mantenere posti di lavoro o finanzia progetti che “organizzano” una sorta di retribuzione attraverso posti di lavoro che alla fine non hanno senso per nessuno.

    Il sistema fiscale deve essere improntato su grandi obiettivi sociali e politici e sostenere lo sviluppo in una direzione auspicata dalla società. Mi rendo conto che è molto difficile determinare i paletti che guidano questi sviluppi e per questo ci battiamo per far conoscere a tanti cittadini l’idea del reddito di base incondizionato. Come politico ecosociale sono del parere che dobbiamo tassare innanzitutto il consumo di risorse non rinnovabili, nonché le rendite di capitale e l’incremento di valore di beni immobiliari. Questo nuovo orientamento del sistema fiscale contribuirebbe fortemente al raggiungimento di più sostenibilità in tutti i campi.

    ? Il tutto suona molto convincente e semplice. Perché il reddito di base non è ancora una realtà?
    Vedo due ragioni che hanno bloccato lo sviluppo in questa direzione. In primo luogo individuo molte resistenze fra gli esperti dei sistemi sociali che si perdono in strutture e strumenti di previdenza sociale sempre più complesse. Spesso questi esperti sono anche consulenti dei governi e vivono della complicazione di affari semplici. Anche i sindacati sono abbastanza scettici perché basano le loro attività su una concezione molto restrittiva del termine lavoro nel senso del lavoro retribuito. Temono di tagliare il ramo sul quale stanno seduti.

    La seconda ragione sta nel fatto che col nuovo sistema fiscale, senza il quale un reddito di base non funzionerebbe, i ricchi dovrebbero pagare più tasse in quanto consumano molto di più. E questo non sembra piacere più di tanto. E poi c’è una grossa contraddizione nell’operato della Comunità Europea: mentre si è proceduto con grande impegno a liberalizzare e ad armonizzare i mercati, ciò non si registra per i sistemi sociali e fiscali. Il mercato europeo oggi è un mercato libero ma per niente equo.

    ? Perché Lei si batte per il reddito di base?
    È una tematica prettamente eco sociale. Si tratta di una idea radicale, ma semplice e che può attivare i cambiamenti paradigmatici di cui in il nostro pianete ha urgentemente bisogno per risolvere gli attuali problemi sociali, economici ed ecologici. Mi batterò per il resto della mia vita per questa idea, a prescindere del fatto se sarò eletto o meno. Bisogna creare una massa critica che si attiva a favore dell’idea di un reddito di base incondizionato. Quando ci sarà questa massa critica, la politica farà la sua parte.

    ? Vuol dire che al momento si tratta innanzitutto di sensibilizzare e convincere la gente?
    È proprio così. Dobbiamo interrompere il circolo vizioso innescato dalla massima “sempre di più” che è stata alla base del nostro sistema economico. Dove c’è la volontà di farlo, si riesce a creare anche un percorso. Dove manca questa volontà, incontriamo solo scuse.

    Intervista: Alex Wallnöfer, Martina Juda
    Traduzione: Markus Lobis, Valentino Liberto


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #143934
    Pasquale Galasso
    Pasquale Galasso
    Amministratore del forum

    secondo me, cara farfallina, non vi è nessun trabocchetto. I soldi ci sono, alcuni ci si tuffano nell'oro…

    Dare un reddito minimo di 1000 euro a tutti sarebbe una vera e propria rivoluzione. Posti di lavoro a gogo e paesi (quelli che possono aderire) che si riprendono da qualsiasi crisi.

    Si muoverebbe l'economia, tante richieste di artigiani etc etc.

    Purtroppo chi ci governa da 13mila anni, preferisce continuare a governarci.


    CONOSCERE NON È AVERE L'INFORMAZIONE

    #143935
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    [quote1367249286=pasgal]
    secondo me, cara farfallina, non vi è nessun trabocchetto. I soldi ci sono, alcuni ci si tuffano nell'oro…

    Dare un reddito minimo di 1000 euro a tutti sarebbe una vera e propria rivoluzione. Posti di lavoro a gogo e paesi (quelli che possono aderire) che si riprendono da qualsiasi crisi.

    Si muoverebbe l'economia, tante richieste di artigiani etc etc.

    Purtroppo chi ci governa da 13mila anni, preferisce continuare a governarci.
    [/quote1367249286]
    #birra


    #143936
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    [quote1367249278=pasgal]
    secondo me, cara farfallina, non vi è nessun trabocchetto. I soldi ci sono, alcuni ci si tuffano nell'oro…

    Dare un reddito minimo di 1000 euro a tutti sarebbe una vera e propria rivoluzione. Posti di lavoro a gogo e paesi (quelli che possono aderire) che si riprendono da qualsiasi crisi.

    Si muoverebbe l'economia, tante richieste di artigiani etc etc.

    Purtroppo chi ci governa da 13mila anni, preferisce continuare a governarci.
    [/quote1367249278]
    Ok ragazzi ma io so che 14 di gennaio è stata proposta questa cosa all'UE e ci sono delle petizioni da fare. La mia richiesta è se qualcuno più ferrato in questo tema potesse approfondire e fare qualcosa dato che abbiamo il tempo fino a 2014. Hanno già aderito 15 paesi….fate una ricerca più approfondita per favore.


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #143937
    Pasquale Galasso
    Pasquale Galasso
    Amministratore del forum

    la domanda è: quanto contano queste petizioni se manco un referendum ufficiale viene rispettato?


    CONOSCERE NON È AVERE L'INFORMAZIONE

    #143938
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    [quote1367262050=pasgal]
    la domanda è: quanto contano queste petizioni se manco un referendum ufficiale viene rispettato?
    [/quote1367262050]
    Pas 15 paesi hanno già aderito, si tratta semplicemente di divulgare questa cosa e cercare nel sito dell'UE questa cosa. Io non se neanche da dove cominciare.


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #143939

    Anonimo

    Se dai un reddito fisso di 100 euro significa che in Italia nessuno + lavorerebbe, quindi ci sono alcuni vincoli da mettere, dovrebbe funzionare l'ufficio di collocamento come si deve


    #143941
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Reddito di cittadinanza una questione europea
    di Daniela Sana

    ABSTRACT

    Articolo pubblicato su Public Policy in merito alla raccolta firme europea per un reddito di base incondizionato.

    (Public Policy) – Bruxelles, 21 mar – (di Daniela Sala) Un reddito universale, individuale e non condizionato per tutti i cittadini: è questo in sintesi il contenuto della proposta di iniziativa legislativa presentata dai cittadini europei attraverso la “European citizens' initiative”, cioè lo strumento di democrazia diretta previsto dal Trattato di Lisbona che di fatto accorda ai cittadini la possibilità di iniziativa legislativa, prerogativa esclusiva, fino al 2009, del Consiglio europeo e in parte del Parlamento.

    Presentata a gennaio 2013, questa iniziativa (basicincome2013.eu) chiede alla Commissione di incoraggiare
    gli Stati membri ad adottare appunto una misura ulteriore rispetto al welfare state, lasciando comunque ai singoli
    Stati la scelta delle modalità attuative.

    Ci sarà tempo fino al gennaio 2014 per raccogliere le firme (un milione in almeno 7 Stati membri). In realtà una proposta molto simile era stata presentata già l'anno scorso ma poi rigettata perché non in linea con le competenze dell'Unione europea.
    Manca però qualunque studio di sostenibilità economica di questa misura, molto simile per altro al reddito di
    cittadinanza proposto dal Movimento 5 Stelle durante la campagna elettorale.

    REDDITO DI CITTADINANZA O MINIMO: LE PROPOSTE ITALIANE
    Una proposta, quella del M5s, su cui Bruxelles non ha competenza per rilasciare alcuna dichiarazione ufficiale, ma che, in linea teorica, potrebbe riscuotere un certo favore: “L'Italia – spiega infatti l'eurodeputato Gianni Pittella (Pd, eletto nelle file del partito europeo Alleanza progressista di socialisti e democratici, S&D, terzo partito
    per numero di seggi) – è uno dei pochi Paesi, tra le democrazie e le economie più avanzate del continente a non
    avere una tutela universale e automatica dei redditi dei cittadini”.

    Il problema anche in questo caso è la dibattuta realizzabilità economica a livello nazionale: “La proposta
    ovviamente non è di Grillo – continua Pittella – . Sono tre anni per esempio che il gruppo Lisbona, l'organismo di
    coordinamento dei gruppi del Pd alla Camera, al Senato e al Parlamento europeo, si sta battendo per l'introduzione di uno strumento del genere, riunendo i testi delle proposte di direttive europee e i disegni di legge presentati al riguardo in Italia dal Pd e in Europa dai socialisti.

    Purtroppo nel nostro Paese ci sono forti resistenze ideologiche e basate su stupidi luoghi comuni sulla presunta
    insostenibilità della misura”.

    LA LEGISLAZIONE EUROPEA E LE DIFFERENZE TRA PAESI
    Ed è certo che un'eventuale approvazione europea della petizione ne faciliterbbe l'attuazione anche nel nostro
    Paese. In ogni caso, se a livello nazionale sarà il Parlamento a decidere, per l'Europa la decisione spetta alla
    Commissione.

    “Sarebbe senz'altro auspicabile che prima della presentazione delle iniziative i promotori ne studiassero
    pro e contro e la sostenibilità – commenta Assya Kavrakova, European Citizen Action Service -, ma al momento ciò non è realistico ed è in pratica compito della Commissione approvare o meno la proposta di legge considerandone gli aspetti tecnici ed economici”.

    Senza considerare poi le differenze tra i vari Stati membri: se il reddito di cittadinanza non esiste in nessun
    Paese europeo, il reddito minimo garantito (guaranteed minimum income in inglese) è invece ampiamente diffuso nei paesi nordeuropei ma condizionato da regole che determinano chi può avere accesso al sussidio e chi no. E questo non vale solo per il reddito minimo garantito: l'iniziativa per l'acqua pubblica (per “il diritto umano
    universale all'acqua potabile” promuovendone l'erogazione “in quanto servizio pubblico fondamentale per tutti”) ad esempio si è chiusa con successo a gennaio, ma in Italia le firme raccolte sono state poche perché i cittadini italiani si erano da poco espressi favorevolmente tramite le consultazioni referendarie nazionali. Per la Grecia,
    all'opposto, la petizione rischia di rivelarsi inutile, dal momento che a giugno il settore sarà privatizzato e con
    tutta probabilità l'iniziativa sarà ancora in discussione.

    OBIETTIVO: REFERENDUM EUROPEO
    A un anno dalla nascita del diritto di iniziativa dei cittadini europei il bilancio è nel complesso negativo,
    almeno secondo gli addetti ai lavori: nell'ultimo anno sono state registrate 27 proposte: 8 sono state rifiutate perché si trattava di materie non di competenza dell'Ue e 14 hanno avuto successo e sono state presentate alla Commissione europea.

    Le petizioni restanti sono in sospeso. “È un primo passo verso la democrazia diretta e uno strumento cruciale per contrastare il crescente euro-scetticismo – spiega Daniel Schily, dell'organizzazione tedesca Mehr Demokratie, più democrazia -. Il prossimo obiettivo è ottenere il referendum europeo”.

    C'è, però, in generale una scarsa conoscenza e una limitata informazione riguardo a questo strumento: “Gli organizzatori stessi – spiega Assya Kavrakova, European Citizen Action Service -spesso non hanno chiare le competenze”.

    I tempi in generale sono stretti: diverse organizzazioni chiedono che il tempo per la raccolta delle firme sia esteso almeno a due anni, senza contare che, una volta raccolte, le firme sono controllate dai singoli stati membri secondo criteri diversi e con tempistiche variabili e lungaggini che possono facilmente determinare la decadenza dei termini.

    DEMOCRAZIA DIRETTA E RISCHIO LOBBYING
    Una certa perplessità desta infine la possibilità che compagnie o privati usino il diritto di iniziativa come uno
    strumento di lobbying: è accaduto ad esempio con la proposta presentata lo scorso maggio e nota come Happy cows, poi trasformata in una campagna più generica e finanziata da un'azienda statunitense di gelati.

    “Proprio per evitare attività di lobbying sotterranee le regole sulla trasparenza sono rigide – ribatte Bruno
    Kauffmann, presidente dell'Initiative and Referendum Institute Europe -, i fondi e le donazioni sono pubblicati
    sul sito della Commissione europea (ec.europa.eu/citizens initiative/public/initiatives/ongoing). D'altra parte è
    possibile che le istituzioni europee stesse utilizzino il diritto di iniziativa per promuovere campagne a favore
    dell'Unione stessa”.

    (Public Policy)
    DSA
    http://www.bin-italia.org/article.php?id=1843


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #143940
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Salario Minimo Garantito dall'Europa

    Anche in Italia in questo periodo di campagna elettorale abbiamo sentito parlare di Salario Minimo Garantito per chi non ha reddito, le persone non credono più alle promesse dei nostri politici ma a breve questa proposta potrebbe diventare legge europea ed allora il nostro Paese come tutti i Paesi d'Europa si dovrebbero adeguare; l'iniziativa del Salario Minimo Garantito sarebbe veramente un'eccellente innovazione che consentirebbe a tutti di stare meglio, ai giovani, agli esodati, ed a tutti quelli che si ritrovano senza un lavoro ma vediamo nel dettaglio in cosa consiste il salario minimo garantito.

    Il rappresentante dell'Eurogruppo Jean Claude Junker il 10 gennaio 2013 davanti al Parlamento Europeo ha fatto la proposta che poi verrà discussa ed eventualmente approvata in questi mesi di dare un contributo economico di 650 euro al mese a tutte quelle persone che sono disoccupate, la proposta sembra piaccia a tutti e dunque se ne potrebbe dar seguito a breve, se approvata la proposta riguarderebbe tutti i Paesi dell'Unione Europea nessuno escluso e diventerebbe legge.

    Alcuni potrebbero pensare che sia demagogia ma assolutamente non è così, questo contributo che comunque è anche abbastanza elevato verrà dato ai disoccupati sia per tenere a freno le continue tensioni sociali e sia per rilanciare un minimo l'economia in quanto la disoccupazione sta raggiungendo livelli impensabili.

    Naturalmente a nostro avviso il contributo sarà soggetto a delle regole, si pensa infatti che verrà applicato un sistema che eroghi questo contributo ma allo stesso tempo il disoccupato deve dare disponibilità per lavorare presso i centri appositi, in questo modo questi centri si attiveranno per trovare lavoro a queste persone, il disoccupato quindi verrà chiamato a lavorare e non potrà rifiutare al contrario perderà il contributo mensile; una volta svolto il lavoro se questo fosse a tempo determinato al termine del contratto si percepirebbe di nuovo il contributo di 650 euro mensili, queste sono nostre supposizioni naturalmente ma potrebbe davvero essere così e sarebbe veramente un'ottima iniziativa a nostro avviso voi cosa ne pensate?

    Alcuni sindacati si sono detti contrari perché temono che questa mossa possa portare alla diffusione specie in alcuni Paesi (pensiamo si riferissero ai Paesi dell'Est) di un livello salariale fisso.

    Per finire dobbiamo dire che attualmente in Europa quasi tutti i Paesi hanno un reddito minimo garantito che viene chiamato reddito di cittadinanza o definizioni simili, naturalmente l'Italia non è tra questi.

    http://www.economiablog.net/2013/02/salario-minimo-garantito-dalleuropa.html


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #143942
    Pasquale Galasso
    Pasquale Galasso
    Amministratore del forum

    [quote1367264415=farfalla5]
    [quote1367262050=pasgal]
    la domanda è: quanto contano queste petizioni se manco un referendum ufficiale viene rispettato?
    [/quote1367262050]
    Pas 15 paesi hanno già aderito, si tratta semplicemente di divulgare questa cosa e cercare nel sito dell'UE questa cosa. Io non se neanche da dove cominciare.
    [/quote1367264415]

    farfalla non mi riferivo al passaparola ma a questo:
    [quote1367264390=farfalla5]
    e ci sono delle petizioni da fare
    [/quote1367264390]

    ciao.


    CONOSCERE NON È AVERE L'INFORMAZIONE

Stai vedendo 10 articoli - dal 1 a 10 (di 17 totali)

Devi essere loggato per rispondere a questa discussione.