Ricordi?

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Questo argomento contiene 21 risposte, ha 8 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Galvan1224 5 anni fa.

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  • #144201

    Galvan1224
    Partecipante

    All’inizio del secondo anno delle superiori (ITIS) venne una diversa insegnante di italiano.
    Erano anni di contestazioni e fermenti, di vario genere.
    Ai quali, per un adolescente qual ero, si aggiungeva quello tipico dell’età, affatto insensibile alla nuova venuta.
    Non molto alta, vestiva senza pretese ma con un suo stile sobrio, arioso direi. Gli occhiali che portava dovevano compensare una vista non buona, probabilmente indebolita dall’uso intenso, senza mai darne dimostrazione si capiva che avesse letto e studiato molto.

    Avrà avuto una trentina d’anni, i capelli biondi e lunghi senza un taglio definito e la pelle con molte lentiggini.
    Gli occhi azzurri, davvero grandi, ma a questo contribuivano gli occhiali. Era bella? A suo modo sì, chi si distingue denota una sua forza interiore e lei ne aveva.
    La mia affollata classe di tutti maschietti (in sviluppo) ovviamente non si lasciò scappare l’occasione di mettersi in mostra, ognuno a suo modo.

    Ma dopo qualche tentativo tutti son dovuti indietreggiare, pur senza mai avvalersi dell’autorità facilmente ne smontava e rivelava la pochezza, nient’altro che chicchiricchì di imberbi galletti.

    Per quel che mi riguarda cercai un’altra strada per apparirle interessante, al di là della chioma che all’epoca portavo.
    Me la giocai sul suo terreno. Ho sempre avuto una discreta capacità espressiva (a detta dei miei insegnanti) ed ero in grado di svolgere un tema in appena un’ora a fronte delle tre a disposizione.
    Poiché non smarrivo la traccia e la grammatica mi sosteneva ottenevo delle ottime valutazioni.
    Al di là delle quali cominciai a pensare che la mia insegnante apprezzasse anche i contenuti e la mia (supposta) originalità.

    Ma non avendo da lei alcun apprezzamento (extra) che non fosse inerente al suo ruolo mi indispettii e in più occasioni, con fare un po’ provocatorio, durante lo svolgimento del tema volutamente lasciavo trascorrere due ore senza far nulla prima di mettermi al lavoro.
    Poi era dura ma mi impegnavo al massimo, sempre a controllare l’orologio, e terminavo sudato nemmeno avessi corso…

    Vedeva bene il mio atteggiamento ma non mi richiamò in alcun modo e nemmeno ne fu influenzata nel valutare il mio lavoro, il voto (sempre alto) mi apparve sempre il giusto.

    Mi resi conto che non mi avrebbe mai dato soddisfazione, qualcosa oltre quanto si addiceva al suo ruolo.
    Ben aveva compreso che il giovane adolescente tentava di apparir bello in quel modo.

    Così un giorno la incontrai in un corridoio e mi feci forza, chiedendole se ci trovasse mai qualcosa d’interessante in quel che scrivevo (per me ovviamente era implicito..).

    Mi rispose come può rispondere una persona che ha visto e vissuto molto, ben oltre i suoi anni… disse che tutto è già stato scritto e detto…

    Adesso, una vita dopo, so bene quanto aveva ragione.
    L’essere umano rielabora continuamente contenuti che gli giungono dalle fonti più disparate, e anche quando se li ritrova dentro non ne è il proprietario.

    Forse fu anche a causa di quella osservazione che qualcosa dentro di me cominciò a svilupparsi, arrivando a maturazione nel momento in cui un’altra persona mi chiese cosa avessi mai di mio da dire… cose già espresse nel topic “la questione fondamentale”.

    Mentre la mia insegnante mi rispondeva a quel modo provai qualcosa di diverso nei suoi confronti.
    Il suo non era un giudizio, per quello non mi sentii umiliato.
    Vedete, se qualcuno dice una cosa del genere deve averla prima vissuta per sé, in tutte le sue implicazioni.
    Facendolo si pose al mio livello, due persone che viaggiano nella vita ricercando chissà cosa… la felicità, probabilmente… che altro?

    Da quel giorno l’ho guardata in modo diverso, provando una ridimensionata attrazione fisica e maggiormente una sorta d’affetto, che al tempo non sapevo riconoscere.

    L’anno dopo cambiai insegnanti ma, fatalità, lei abitava non molto distante da me e negli anni ogni tanto la vedevo.
    Viveva con una sorella e penso la madre. Non so se era sposata, non so altro né lo vorrei sapere, ma quando la vedo, l’ultima qualche anno fa (ora è in pensione), provo lo stesso affetto di allora.

    Questo è qualcosa di mio che ho da dire.

    I ricordi son parte della nostra vita e in molti di loro rimane imprigionato qualcosa, vivo a dispetto del tempo.

    Ho aperto questo topic e vi invito a mettere un vostro ricordo, dove avvertite quel qualcosa.
    Invito tutti gli oltre 2000 utenti a farlo (accontentandomi sin d'ora dei pochi che lo faranno) perché solo in questo c’è qualcosa che ci accomuna.

    Non ho trovato altro nella mia vita, solo differenze create e mantenute. Chi di qua e chi di là, chi crede e chi non crede, chi si impegna e chi no… chi ha e chi è nel bisogno…

    Se frequentate persone anziane sapete bene come vivano di ricordi, come questi li accompagnino negli ultimi momenti, che sono e saranno gli stessi per tutti noi.
    Dentro i ricordi ci siamo noi, un pò di quello che abbiamo di nostro da dire, un po’ della luce della nostra vita è lì.

    Non lasciatemi solo in questa pagina… (un po’ di humor..)

    Un caro saluto

    Galvan


    #144202
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    https://www.facebook.com/brig.zero

    #144203

    Galvan1224
    Partecipante

    Beh, se era un invito non è andata particolarmente bene… tuttavia poteva esser peggio e ringrazio Brig per avermi risparmiato l’onta della pagina immacolata.

    A suo modo anche il fumetto che qui sopra mi fa compagnia è un ricordo, il ricordo di Brig che l’ha ripescato e collocato in un contesto appropriato, visto che si parlava d’anziani e del loro modo di vivere i ricordi.

    Davvero un bello e delicato cartoon, grazie.
    Se devo dire cosa mi è piaciuto di più, ebbene è la fine, quando i due anziani non son più e si intuisce siano altrove, forse l'altrove definitivo.

    Ma il loro ricordo continua in chi li ha avuti amici o li abbia ascoltati…

    In prima pagina, casualità, oggi si parla di ricordi, di come si tramandino nelle generazioni successive, rimanendo impressi nel DNA. Questa mi par l’ipotesi.

    C’è da dire che si riferisce ai topolini, pur lasciando intendere che non sia poi così differente la faccenda per l’uomo.
    Interessante, indubbiamente, al pari degli esempi riguardanti la trasmissione degli eventi traumatici.

    Io direi anche delle abilità e talenti.. non per nulla i notai son figli di notai al par di avvocati e medici.. a dirla tutta, riguarda quasi sempre anche i disgraziati (tra i quali per solidarietà mi inserisco).. si sta scherzando, ovviamente, pur se non del tutto.

    Se c’è qualcosa a buon mercato è un ricordo… ne siamo inondati e mi son azzardato a dire che in sostanza non siam che questo, memoria in azione.

    Comprendo come possa dar fastidio a molti, che possono considerarla un’opzione al ribasso riguardo la natura dell’uomo.
    Ma insisto a dire che è un punto di partenza, ben più saldo di quanto si creda.

    Ben più, ad esempio, dell’argomento nell’altro articolo sopra quello citato, riguardante “l’agguato cosmico”.
    L’ho letto, mi è parso comprensibile… poi è evaporato senza lasciar traccia.

    Non è una critica, ma come ebbi a dire son tipo anche pratico e non trovando agganci con la vita reale il mio interesse decade velocemente.
    Abbiamo un tempo limitato e altrettanta limitata capacità d’accumulare. Necessariamente si devono far delle scelte.

    Mi spiace di non esser stato sufficientemente gentile nel chiedervi un vostro ricordo. Ne avrei fatto un buon uso, per me son cose a cui dò gran valore… chissà, sta avvicinandosi il Natale..

    Un buon saluto

    Galvan


    #144204
    Pasquale Galasso
    Pasquale Galasso
    Amministratore del forum

    Ho fatto tanti anni di militare di cui almeno 2 in sardegna. Quei giorni li ho vissuti con tanta sofferenza, certo spesso, tra commilitoni, ci si divertiva. Ma le ore di studio erano tante, così come gli esami. Potevamo uscire solo mezza giornata in settimana e la domenica, compreso il sabato pomeriggio.

    Spesso dovevamo stare in assemblea, fermi in plotone per parecchio tempo, sia di mattina che di sera, ma anche quando c'era una parata o un discorso importante dell'Ammiraglio. Ricordo con dispiacere il freddo tagliente che alla Maddalena ci tagliava il collo. Quando finii gli studi ero felice di lasciare quel posto. Tanto.

    Si Galvan i ricordi sono importanti ed oggi a distanza di parecchi anni quando ricordo quei momenti passati in Sardegna mi emoziono e mi mancano, tutti.


    CONOSCERE NON È AVERE L'INFORMAZIONE

    #144205
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Caro Galvan, appena ho un po' di tempo scrivo qualcosa…
    Molto bello il tuo, perchè ti ha fatto riflettere su un qualcosa di così lontano ma nello stesso tempo ancora presente.


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #144206

    Galvan1224
    Partecipante

    È arrivato qualcosa, oggi?

    “È fortunato, proprio oggi ne abbiamo uno… e non singolo, addirittura riguarda un intero periodo… anni!”

    Davvero..?! E l’argomento… suvvia mi dica di più… non crederà perché ha finalmente un ricordo io sia disponibile a prenderlo così, a scatola chiusa..

    “Lei conosce le condizioni… non vengono da me. A parlarne troppo… il signore che me l’ha affidato potrebbe sentirlo un po’ meno suo… son faccende delicate, i ricordi, come ben sa, son inseparabili dalla persona. Solo quando l’abbia regolarmente… diciamo acquistato… diventa anche suo, senza nulla togliere all’originale e al senso di sé che ne deriva al legittimo possessore. Però almeno un po’ le verrò incontro, in fin dei conti ha atteso tanto… lei ha fatto il militare?”

    Sì, ai miei tempi… ne ho una bella collezione di quei ricordi, non si dimenticano facilmente, eh… si vien messi alla prova davvero… non mi vorrà dire che… è davvero questo l’argomento?!

    “Sì, precisamente… le interessa?”

    Lei sa bene quanto… il luogo, la prego… mi dica solo il luogo!

    “Glielo dirò, ma sarà l’ultima informazione, l’avviso. Ebbene… Sardegna! Era quello che cercava, no?”

    Sì, sì… io ci son stato per due estati, con questo arrivo a tre ricordi di un luogo e…

    “… e potrebbe intervenire… modificarli… e crearne uno nuovo da quelli… Ma prima deve averlo, che dice lo prende?”

    Certo che lo prendo! Dia qua, senza indugio, che non passi qualcun altro…

    “Oh per questo non c’è pericolo, mi sa che siam davvero in pochi a trattare questi argomenti… nel modo in cui lo facciamo, intendo..”

    Ha ragione, non c’è da temer concorrenza. Adesso me lo dia… apra la pagina di quel libro in modo che lo faccia diventar mio… e per il pagamento?

    “Ci si metterà d’accordo, come al solito… faremo qualche scambio e per l’avanzo…”

    Sì… per l’avanzo farò quel che le ho promesso… le darò vita… su queste pagine, che sto cominciando a scrivere, ci sarà la sua storia, sconosciuta a tutti…

    “Una bella storia, mi raccomando… e il titolo?”

    Adesso è lei che vuol troppo, no? Ma son in debito e mi tocca dirlo: “Il venditore di ricordi”. Che le pare?

    “Un po’ troppo semplice..?”

    Son le cose semplici che funzionano… e poi, lei conosce qualcun altro che faccia tal “mestiere” ?

    “Eh no, ch’io sappia son il solo..”

    Ecco, vede… una storia assolutamente originale!

    “Mi permetta una domanda… ma come fa ad esser sicuro di poterla scrivere, di portarla a compimento?”

    Qualcuno, giusto stasera me l’ha detto… anzi ben di più, mi ha messo subito all’opera!

    “Chi è mai, lo conosco?”

    Forse in altre vesti, non so se funziona così anche per lei… arriva quella sensazione… e l’impossibile diventa possibile, seppur in una dimensione diversa..

    “Chi è dunque..?”

    L’ispirazione, signore… qualcosa, o qualcuno… che anche dal fango di una vita può spingerti a ricavarne un fiore immacolato..

    “Mi rendo conto… siete davvero fortunati, voi uomini…”

    Lei non è un uomo? Pur così la vedo…

    “Si vede quel che si vuol vedere… per lei son uomo… il venditore di ricordi… per l’esattezza. Devo dire che mi piace…”

    Anche a me… su apra quella pagina, dov’è?

    “Qui, su questa rivista… Altro Giornale… legga, legga…”


    #144207
    Pasquale Galasso
    Pasquale Galasso
    Amministratore del forum

    🙂


    CONOSCERE NON È AVERE L'INFORMAZIONE

    #144208

    orsoinpiedi
    Partecipante

    Ricordi?Mi spiace Galvan,ma non ho ricordi.Forse perchè la mia vita è fatta di attimi insipidi,o forse perchè voglio vivere nel presente a sognare il futuro,o semplicemente perchè non voglio ricordare………..,ma poi la bestia,mai sopita, si rifa viva.
    Il ricordo è sempre vivido,è come rivedere un film visto e rivissuto mille volte.
    Avevo circa 10/11 anni quell'estate,e mi trovavo al mare.
    A quell'ora del pranzo, ero solo sul pontile dello stabilimento balneare,e come sempre stavo seduto a guardare le piccole onde di quel giorno,quando la mia attenzione fu catturata da un corpo umano in acqua a testa in giu.Niente di strano ,pensai,visto che molte volte anche io assumevo quella posizione per guardare il fodale.Ma presto mi resi conto che qualcosa non quadrava.Il corpo era immobile oramai da qualche minuto.L'idea che quell'uomo fosse annegato mi colpi come un pugno,rimanendo imbambolato.Il pensiero di tufarmi per andarlo a soccorrere mi terrorrizzava,e nel terrore NON FECI NULLA,ASSOLUTAMENTE NULLA!Salvo guardare quel corpo immobile.
    Dopo lunghi minuti,arrivò il patino di soccorso e riuscirono a portare a riva il corpo,dove il bagnino esegui la respirazione artificiale,ma non ci fu nulla da fare.
    Quel povero corpo,forse, apparteneva a un militare americano,che avevo visto bere birra con alcuni suoi commilitoni al bar dello stabilimento solo poco tempo prima.
    Molto probabilmente la mia codardia lo ha ucciso.Un uomo è morto perchè io non ho fatto nulla.Forse aveva una famiglia,una moglie e dei figli,certamente dei genitori,e l'ho lasciato morire.
    Non sempre i ricordi sono piacevoli,molto spesso hanno un peso quasi isopportabile.
    Sono passati 50 anni da allora,ma la voglia di sputarmi in faccia e piangere, ancora oggi è forte.Mille e mille volte ho sognato di poter riavvolgere il tempo e…..,ma oramai so che il ricordo sarà con me per il resto della mia vita,e questo è cosa giusta.
    Non avevo mai raccontato questa storia a nessuno,e non so ancora bene perchè lo faccio qui e adesso.

    Vi prego soltanto di una cosa:leggete ma non rispondete.Fate finta di nulla,come se questa storia non fosse mai stata raccontata.


    #144209

    Galvan1224
    Partecipante

    Caro orsoinpiedi,

    non avevo intenzione di rispondere, ma il tuo ricordo ne ha liberato (non me lo ricordavo più..!) uno di mio che a questo punto devo raccontare.

    Una premessa innanzitutto, io non racconto bugie… e non le sopporto dagli altri. I fatti son del tutto veri.

    Abbiamo più o meno la stessa età, forse tu un paio d’anni in più.
    Si potrebbe far di conto per vedere se la tua storia e la mia son accadute nello stesso tempo. Ma se non fosse, per me non cambia la sensazione che ho provato.

    La storia, dunque.
    Avevo all’incirca sette anni e con mio fratello di due in più, siam stati messi in un alberghetto in una località di mare, da soli.
    I nostri genitori lavoravano e… avevano problemi.
    Fatto sta che quei dieci giorni di vacanza son stati davvero una gran cosa.

    Pranzo e cena al ristorante (c’erano dei tedeschi che mangiavano pastasciutta con la marmellata..!) e tutto il giorno libero, per giochi e avventure… e mare e spiaggia naturalmente, senza limiti!

    Con qualche spicciolo per le piccole spese ci siam comperati due maschere con boccaglio. Teoricamente mio fratello non avrebbe dovuto lasciarmi mai da solo.. soprattutto in acqua.
    Per farla breve, presa confidenza con la maschera e quel modo di respirare che permetteva di galleggiare senza saper nuotare (nel mio caso) era facile sconfinare in zone con l’acqua più alta della mia altezza.

    Ci stavo ben attento ma un giorno ben tre fattori si son alleati… e quasi ce l’avrebbero fatta a portarmi via… del tutto.

    Il primo, mio fratello stava nuotando qualche decina di metri avanti a me e mi perse di vista.
    Il secondo, c’erano delle zone con l’acqua profonda a causa delle correnti.. e io ci stavo nuotando sopra.
    Il terzo, quello decisivo. Qualcuno mi ha urtato (o io son andato adosso a lui, non rammento la dinamica) e mi si è tolto il boccaglio.

    Ho rialzato la testa dopo aver bevuto dell’acqua, cercando affannosamente l’aria. I miei piedi non toccavano il fondo ed ero in preda al panico, non avevo voce causa l’acqua ingerita che mi faceva tossire e stavo per affondare del tutto quando vidi un omone arrivar lesto a sorreggermi, ricordo che aveva un leggero sorriso sul volto.

    Mi portò qualche metro verso riva e mi disse qualcosa, ma era straniero e non capii nulla.

    Nemmeno mi resi conto appieno che quasi certamente mi aveva salvato la vita. E quando raccontai l’avventura a mio fratello pensò che stessi esagerando.

    Ma non son più andato con la maschera.

    Per mille persone che investono e uccidono un gatto sulla strada, una, per evitarlo o schivarlo accade che faccia un incidente.
    Una persona che conoscevo è morta da giovane così, semplicemente sbattendo la tempia sulla portiera, per un gatto.

    Per cento persone che affogano una vien salvata.
    Non avresti potuto far nulla, eri un bambino.
    Tu hai visto uno di quelli che son affogati, era destino.

    Io son stato salvato e non avendo mai potuto ringraziare il mio benefattore conservavo nel mio cuore un debito, che tu mi hai ricordato.

    Così ringrazio te in sua vece e con ciò il mio debito è estinto.
    L’uomo che sei adesso, risalendo il tempo mi ha soccorso.
    Un vuoto è stato riempito e non c’è alcuna colpa.

    Un caro saluto
    Galvan

    PS- vedo che ti piaccion le poesie, una mia passione… tu non hai scritto nulla?


    #144210

    Galvan1224
    Partecipante

    L’essere umano si impegna in ogni genere di collezione, potete davvero trovar di tutto e purtroppo anche cose orribili, poiché la sua natura contiene una parte oscura… non proprio piccola.

    Ma qualunque siano gli oggetti che hanno catturato il suo interesse, non si è reso conto di cosa in realtà stia collezionando… ricordi, null’altro e non di meno che ricordi. In una forma o nell’altra.

    Per quel che mi riguarda trovo che il ricordo in forma di pensiero o immagine non abbia eguali… si trasporta facilmente e si può intervenire su esso in qualsiasi luogo e momento. Non servono stanze e ripiani, dentro di noi c’è già tutto l’occorrente, basta solo usarlo.

    Ed è quello che instancabilmente, giorno dopo giorno, istante dopo istante facciamo. Non abbiamo alcuna possibilità di far altrimenti, ogni nostra azione è collegata a quel filo di ricordi che si perde indietro nel tempo… che chiamo la nostra scia vitale.

    Quando qualcosa è così evidente, quotidiano, vien dato per scontato… le cose stan così e da lì si procede, in avanti… verso altra scienza, arte… desideri. Con ciò allungando la scia che ci comprende tutti, quella della coscienza umana o collettiva che dir si voglia. Non c’è nulla di sbagliato in questo, altrimenti lo è l’uomo nella sua totalità, opzione a cui non pochi dan credito.

    Chissà perché a me è venuto di guardar indietro, cercar di sbirciar nel meccanismo della memoria che immagazzina i ricordi… e anche, poiché son collegati, dell’origine dei pensieri.
    Di questi argomenti molti a ragione presumono di saper tanto, le discipline che se ne occupano son serie e il loro approccio scientifico e sistematico.

    Ma di quel tipo di conoscenza non son interessato se non per restar aggiornato, per non perder il passo del mondo. Lo sono invece a qualcosa su cui si possa in qualche modo mettere le mani; che altri mi dicano come secondo loro o tal disciplina stanno le cose non spegne la mia sete. È come parlarmi d’acqua… io ho davvero sete.

    Naturalmente seguo un filo, che si è originato sia dall’interesse che da qualche esperienza, anche qualche strano sogno. Tuttavia non è mia intenzione trarne un qualche vantaggio e il mio solo scopo nel condividerlo, in una forma o nell’altra con chi mi vorrà seguire, è di proseguire il viaggio.

    C’è un percorso che si fa da soli e uno che si fa con gli altri, i nostri simili. Se davvero tutto è collegato si debbono trovar dei segni, per questo motivo vi ho chiesto un vostro ricordo, assicurandovi, come i personaggi del racconto, di trattarlo con la massima cura, come avessi a che far con voi.

    Ringrazio Pasgal per aver rotto il ghiaccio portando il suo contributo, che ho apprezzato grandemente. Anche perché ha riferito senza alcuna pregiudiziale, connotandola positivamente nel contesto in cui la descrive, un’esperienza che per molti è negativa, l’assolvimento della leva o il lavorare nell’esercito. Una prova d’indipendenza di giudizio e di non sottostar a qualche calcolo di convenienza, a mio avviso.

    Per rispondere adeguatamente m’è venuto d’iniziar il racconto… certo rendendomi conto dell’impegno… ma anche trovando che in tal modo, prendendolo appunto anche come un racconto, l’argomento ne risulti più sciolto, almeno spero.

    Pasgal m’ha fatto un regalo di Natale e io lo faccio a lui e a tutti.
    Non ho idea di dove porterà, neppure quanto potrà continuare… ma dal mio punto di vista questo è il bello della faccenda.
    Ma non devo portar via la scena ai miei personaggi…

    Un saluto pre-natalizio
    Galvan


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