riflessioni sul denaro

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Questo argomento contiene 3 risposte, ha 3 partecipanti, ed è stato aggiornato da  ezechiele 8 anni, 7 mesi fa.

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    ezechiele
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    Il denaro è entrato nel corso della civiltà come mezzo di scambio per le merci, quando la crescente complessità della vita economica rese indispensabile il superamento del semplice baratto tra le merci medesime.

    La sua innegabile utilità per questa funzione economica fu accompagnata ed ampiamente superata dalla particolare disposizione del denaro a poter rappresentare qualsiasi merce, potendo divenire in tal modo un mezzo al servizio dell'uomo per esprimere la sua libertà creativa.

    Tuttavia questa possibilità d’evoluzione nella libertà e nella civiltà ha portato con sé la terribile possibilità che il denaro esorbitasse dalla pura sfera economica per coinvolgere l'anima dell'uomo e quindi il suo desiderio egoistico di possederlo e di produrlo soprattutto per il soddisfacimento egoistico dei propri desideri.

    Avvolto dalle spire del desiderio egoistico il denaro da all'uomo non più soltanto il mezzo per “poter essere” spiritualmente più libero e creativo, ma anche per “poter avere” materialmente più cose. Nell'ambito materiale il “poter avere” più cose significa avere maggior potere su chi ha un minor numero di cose.

    Un simile potere condiziona l'intera vita degli uomini all'interno di una società ed ogni individuo è costretto a confrontare la sua vita animica, che si esprime come pensiero, senti mento e volontà, con l'onnipresente potere del denaro che interviene socialmente non soltanto nella sfera materiale, nello scambio delle cose, ma anche nella sfera spirituale e nella sfera del diritto.

    Senza il denaro si è condannati alla fame ed all'indigenza; l'iniziativa spirituale che non sia volta a produrre ricchezza non si manifesta socialmente; i diritti fondamentali dell'uomo, come libertà e giustizia vengono meno.

    Nell'epoca dell'anima cosciente lo spirito spinge gli uomini al mutamento sociale e se gli uomini non rispondono sorge la controimmagine dell’esperienza della Soglia.

    Questa mostra nel mondo visibile la separazione delle tre facoltà dell'anima e per quanto riguarda il denaro si può osservare :

    L’ipertrofia del pensiero finanziario, espressione della meccanizzazione dello spirito che assoggetta il denaro al potere delle banche.

    L’ipertrofia della volontà ideologica, espressione dell’animalità del corpo, che determina l’uso economico del denaro in conformità dei riformismi.

    L’impotenza animica, espressione della vegetalizzazione dell'anima, che nella vita sociale assoggetta il diritto al potere finanziario.

    La Conoscenza deve condurre pertanto al sorgere di tre ideali in grado di effettuare un rovesciamento di queste condizioni.

    Attraverso una metamorfosi delle forze conoscitive la scienza finanziaria deve essere spiritualizzata.

    Attraverso l'amore cristico deve esprimersi la fratellanza economica.

    Attraverso la libera moralità individuale deve avverarsi un nuovo incontro tra gli uomini secondo un diritto fondato sull’individualismo etico.

    Il punto di partenza è il riconoscimento che il denaro ha un compito cosmico.

    All'inizio della sua evoluzione verso la libertà l'uomo è stato guidato dalle forze luciferiche che operano al di fuori dell’elemento fisico-minerale. Finché l'anima umana non era troppo approfondita nella incorporazione di questo elemento, l'oro è stato considerato sempre l’espressione della spiritualità solare tanto che le prime monete auree furono coniate dai sacerdoti o dai re-iniziati.

    Ma quando l'uomo, per necessità evolutive relative alla conquista della libertà, dovette sempre più progredire verso un coinvolgimento con la materia, sono divenute particolarmente attive le forze arimaniche per le quali il morto minerale ha la massima importanza.

    Il denaro-oro perse inesorabilmente il suo valore spirituale e si avviò verso un processo spaziale di smaterializzazione attraverso la banconota, il conto corrente, la carta di credito, dirigendosi verso la natura subumana dell'elettricità e del magnetismo.

    Tuttavia la perdita della consistenza materiale non ha avviato il denaro-oro in un processo di spiritualizzazione; anzi in questa condizione vi rimane ancor più ancorato e si esprime come potere immateriale sulla volontà umana.

    Immerso inesorabilmente in tutte le manifestazioni della vita umana, il denaro si comporta come una sorta di sangue in perpetua circolazione nell’organismo sociale, sospinto da proprie leggi indipendenti da un qualsiasi controllo che non sia arimanico.

    Attraverso il denaro, le potenze arimaniche pongono all'evoluzione umana l'ostacolo necessario per l'ulteriore processo verso la conquista della libertà.

    Le forze processuali dell'Oro-Sole-Cristo, come un sangue spirituale che compenetra il cosmo intero si trovano ormai contrapposte ad una sorta di Moneta-Finanza-Arimane che compenetra le forze materiali subumane con le quali le potenze arimaniche intendono edificare un nuovo cosmo senza l'Uomo.

    Su queste forze l'uomo attuale ha perso praticamente ogni controllo e ne viene anzi soggiogato attraverso la meccanicizzazione del suo spirito e l'animalizzazione del suo corpo. Tra i due si è creato un vuoto animico entro il quale cresce il Doppio e prosperano le forze arimaniche.

    L'impulso cosmico evolutivo di cui è portatore il Cristo-Oro richiede dagli uomini che facciano sorgere nella loro interiorità una nuova forza solare che generi un nuovo sangue spirituale attraverso il pensiero vivente e la volontà compenetrata di fantasia morale.

    È questo il segreto del processo alchemico della pietra filosofale capace di produrre l'oro. Perché ciò possa avvenire come una conquista umana il Cristo ha accettato di passare attraverso la morte materiale, ma non ha accettato di sconfiggere da solo le forze arimaniche. “Tu non sai” disse Arimane al Cristo “che quaggiù gli uomini sono obbligati a trasformare il denaro (pietra-moneta) in pane con il potere del mio intervento”.

    Steiner ci ha dato un mezzo per educarci attraverso il discernimento delle diverse qualità del denaro con il quale combattere contro la potenza arimanica. Passato, presente ed avvenire accompagnano distintamente l'evoluzione dello spirito umano che nel corso di molteplici incarnazioni passa dal mondo spirituale a quello terreno e di nuovo a quello spirituale. Così il denaro accompagna nella sua realtà astutamente nascosta il passato, il presente e l’avvenire modificando la sua realtà processare all’interno del tempo.

    Il denaro che usiamo nel presente consente l’acquisto di ciò che si è formato nel passato per mezzo dello spirito umano; il denaro che usiamo nel presente come prestito consente di attuare il suo divenire terreno nel futuro; il denaro che usiamo nel presente come un dono muore e risorge in una futura vita spirituale.

    Ciò significa che l’uomo per la sua evoluzione deve essere schiavo del lavoro ed essere costretto a procurarsi con esso il cibo?

    Attraverso i tempi e con l'intervento del cristianesimo, la schiavitù del corpo è andata incontro ad un processo di superamento che tuttavia è ben lungi dall'essere compiuto.

    Se è vero che nessuno oggi ritiene che si possa vendere o comprare un uomo, ben pochi sono in grado di riconoscere la schiavitù dell'uomo espressa dalla mercificazione del suo lavoro che in fondo è la mercificazione del suo spirito. A tal punto che si vuol difendere sindacalmente la forza-lavoro ed il mercato del lavoro, ma non si accetta di riconoscere che il lavoro, per sua natura, non si può comprare.

    ll lavoro, mediante il quale l'uomo esprime la sua creatività ed i suoi talenti, sia quando interviene con la forza delle sue braccia o con una pura attività dello spirito come nell'insegnamento, esprime sempre e soltanto un'azione spirituale con tutto ciò che essa implica per la sua evoluzione individuale.

    Il denaro pertanto può giustamente accompagnare il lavoro senza alterarne il significato soltanto se può essere utilizzato, come una merce, a vantaggio delle esigenze spirituali dell'uomo. Diviene invece forza di schiavitù per lo spirito umano quando l'uomo sia costretto a pervertire le sue mete evolutive, perseguibili con il lavoro, per procacciarsi, con il denaro ricevuto in cambio, soltanto ciò di cui ha bisogno per le sue necessità naturali.

    Tali necessità sono simili per tutti gli uomini del mondo e spingono tutti gli uomini del mondo all'attività lavorativa; ma da ciò non consegue che ogni uomo sia costretto a lavorare per soddisfare le sue necessità, bensì attraverso la sua attività lavorativa, espressione del suo spirito individuale e dei suoi talenti, devono sorgere dei beni di cui altri suoi simili possano godere, mentre egli stesso godrà di beni derivanti dal lavoro e dai talenti individuali dei suoi simili.

    La reciprocità del soddisfacimento dei beni materiali appare pertanto la giusta chiave dì comprensione che deve indurre gli uomini a scegliere comportamenti che possano consentire a ciascun uomo di partecipare al processo produttivo di beni non per il denaro di cui ha bisogno, ma per le necessità che altri hanno dei beni da lui prodotti e con ciò liberare gli uomini ed il lavoro dalla dipendenza mercantile.

    È una tragedia per l'umanità non riuscire ancora a comprendere, nonostante l'attuale epoca dell'anirna cosciente, che la schiavitù del lavoro incatena l'uomo al potere materiale delle forze arimaniche, facendo dipendere da questa circostanza tutta la vita sociale umana che per questa via è diventata drammaticamente caotica.

    La triarticolazione dell'organismo sociale, che tiene conto di tutti i capisaldi dell'economia, può divenire attuabile partendo dalla premessa del pensiero vivente che il denaro non serve per pagare il lavoro ma per pagare le merci ed i servizi prodotti con il lavoro. Con questa ineludibile premessa, tutta la vita economica può trovare la sua efficacia nel libero mercato ed il suo giusto limite entro l'organismo sociale.

    Il prezzo delle merci, l'entità del salario, la reciprocità di valori che passano tra creditori e prestatori di denaro, la donazione, tutto questo assume un diverso significato di progresso per l'umanità se il lavoro sarà inteso esclusivamente come espressione di un rapporto tra gli uomini fondato sull’individualismo etico.

    Che ciò sia possibile lo testimonia la venuta del Cristo sulla Terra; ma attuarlo dipende soltanto dalla volontà di tutti gli uomini.

    CLAUDIO GREGORAT

    L'oro è il simbolo della Saggezza e Potenza del Sole. Luce solare condensata. Fino a che rimane luce, Esseri solari si esprimono in esso. Per effetto della tentazione luciferica, lentamente si materializza e mineralizza: favorisce così l'ingresso d’ Arimane.

    Nelle antiche civiltà l'oro era appannaggio dei soli Re e Sacerdoti: esprimeva appunto la saggezza solare. Ma nella discesa verso il piano materiale, l'Antagonista della luce, l'Arconte delle Tenebre – il Demone solare – tenta d’impadronirsi della luce solare almeno nella forma condensata minerale. L'oro diventa così ora simbolo di sola Potenza.

    Fra denaro e vita interiore meditativa, non vi è alcun rapporto. Difatti nel Vangelo leggiamo: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. I monaci seguaci del Buddha abbandonavano tutto e vivevano per le donazioni che ricevevano. Così i discepoli dei Cristo-Gesù: S. Francesco ne è il sublime esempio. Il Cristo nel deserto veniva servito dagli Angeli. I Monaci anacoreti e solitari venivano curati da qualcuno che portava loro del cibo. Sorgono gli Ordini mendicanti, Questuanti che vivono di “donazioni”.

    Il denaro serve alla vita del corpo – la meditazione alla vita dell'anima.

    Così il denaro è solo un “mezzo” per la vita del corpo affinché questo possa compiere determinate esperienze sulla Terra e trarne frutto.

    È legato alla sola vita materiale. In Atlantide non esisteva, né esisterà in futuro, dopo la settima epoca di cultura.

    Fra il totale rifiuto e la sete di possesso del denaro, si pone una condizione d’equilibrio. La vita ascetica moderna esige la sua pratica entro la vita quotidiana.

    La meditazione trasforma l'anima certamente. Ma nei confronti del possesso di denaro non ha effetti positivi, se non viene con chiarezza indirizzata ad alti scopi morali. Allora pone il discepolo nella condizione d’assoluta calma dinanzi al denaro, sia che ne possegga o che ne resti privo. Ma a questo punto della moralità, “lo servono gli Angeli”: nel senso che non gli mancherà mai il “necessario” per la vita del corpo, come asserisce anche S. Paolo.

    La causa dell’ingiustificata distribuzione del denaro, sta nell'egoismo connaturato al corpo astraIe. È dunque necessario, per risolvere il problema, elaborarlo e purificarlo: e l'egoismo – personale, di famiglia, di gruppo, di popolo, ecc – ha mille volti. Per superarlo e vincerlo e trasformare lentamente il “corpo del desiderio” nulla vale meglio dell'Ottuplice Sentiero proposto dal Buddha e ripreso, in epoca moderna, da Rudolf Steiner.

    GIOVANNI SIMONCINI

    Il denaro ci realizza come entità terrene, appare come “creta umida” in grado di assumere ogni forma; in realtà assumerà poi sempre una sola forma: la forma del nostro egoismo.

    Rendendo tutto merce, recide le connessioni coi mondi spirituali. Il denaro è il grande mentitore, specchio dietro cui può non esserci nulla; risana i conti dello Stato i cui debiti sono inesigibili.

    Tutto nella materia ci porta a sperimentare impotenza, morte e questo come in un contraccolpo ci può portare a cercare in noi “quell'essere che non muore”. Meditare è cercare in noi un altro essere; il denaro in quanto ci realizza e ci compie è forza antimeditativa che ci concede di rimanere ciò che siamo diventati.

    Il denaro è materia massimamente condensata., Ma sulla Terra vi è stato un evento che ha permesso di trasformare le esperienze della materia in vita spirituale.

    Così il denaro oggi ci offre occasioni per vivere senza egoismo. Il sistema finanziario internazionale possiamo sperimentarlo come “grande contabilità” che rende oggettiva la ricchezza che sta circolando.

    Denaro come proprietà dei genere umano.

    Nel denaro tre gesti di autoeducazione.

    Posso trasformare ogni acquisto in un dono, che non costringe esseri ma lì libera, e fa rifiorire la Terra.

    Nel prestito, prestando ad uomini che lottano per compiti futuri, possiamo vincere la potenza anonima del denaro, quel denaro che si autogestisce ed in cui l'uomo non è più presente.

    Nel dono posso portare a morte il denaro e farlo rinascere nella periferia delle facoltà umane, dei talenti individuali. Il denaro ha due volti: da un lato il numero che tutto pesa e mercifica, dall'altro l'angelo, l'aquila, l'ideale che segna mete future.

    Viviamo nell’illusione che il denaro nasca nella sfera economica come superamento delle forme primordiali del baratto. In realtà, il denaro nasce dalla sfera religiosa.

    Appartiene al Tempio, è garanzia e protezione divina. Come oro esce dal Tempio ed al Tempio ritorna. In questa condizione è come consumato per l'attività umana, ricopre le immagini sacre, i paramenti, le cupole.

    Poi il Tempio scende di un gradino e diventa segno del diritto che si può esercitare su altri uomini.

    Con la copertura aurea il denaro si fa completamente terreno, può essere comprato e venduto come una merce, ha valore in sé, entra a far parte della vita economica.

    Ma l'economia giustamente intesa, mostra in sé le leggi dell’etica e della morale. Oggi l'organismo è la terra intera, vi è solo economia-mondo, economia-terra, gli atti dell'egoismo in campo economico rivelano tutta la loro forza distruttiva verso la terra intera.

    Così il denaro vuole, chiede di essere portato alla propria dissoluzione attraverso la distruzione della liquidità speculativa, la politica del dono, la scadenza della moneta.

    L'economia deve comprendere che ha in sé l'autorità di gestire il denaro in quanto ha in sé le leggi della fraternità.

    Nell'economia anticipiamo sulla terra e nella materia le azioni che compiremo nello spirito.

    Il denaro scende dal cosmo e dalla sfera religiosa, al cosmo può tornare dopo avere sperimentato che nelle tenebre della materia e dell'economia vivono le leggi dello spirito e della fratellanza.

    GUIDO CANTAMESSA

    Io penso che il medico, quando si parla di triarticolazione sociale, sia favorito per il fatto che trova nell'immagine dell'uomo che ci da Rudolf Steiner un modello praticamente quasi sovrapponibile a quello che dovremmo realizzare nell'organismo sociale, anch'esso appunto triarticolato, cioè composto di tre sfere, ciascuna delle quali interagisce continuamente con le altre due (pur mantenendo la propria autonomia) ed è a sua volta triarticolata nei suoi organi e nei suoi tessuti, nelle sue cellule, fin nelle più piccole strutture fisiche organiche; sempre secondo il principio che due poli si confrontano mentre un terzo ambito cerca continuamente di mantenere l'equilibrio tra i due.

    Ora, se noi pensiamo al sangue che circola nel corpo umano come il denaro circola nell'organismo sociale possiamo fare qualche osservazione, che può darci qualche riferimento utile nella pratica.

    Prima di tutto il sangue è indispensabile alla vita. Indubbiamente, oggi vediamo come il denaro, la circolazione del denaro, sia indispensabile per far vivere qualunque attività, sia nell'ambito della sfera culturale, sia in quella giuridica, sia in quella economica. Come il sangue circola in tutto il corpo portando ossigeno a tutte le singole cellule di ogni tessuto, così in ogni attività umana, anche la più spirituale, il denaro si rende indispensabile in maggiore o minore misura.

    Quindi la seconda cosa importante è che il denaro circoli, ma non si fermi! In campo economico poi, l'arrivo di denaro – per un'impresa che versa in cattive acque, ad esempio-, è considerato come una “boccata d'ossigeno”, e non a caso. Anche le espressioni linguistiche sono giustificative.

    Un terzo elemento che accompagna il sangue è il calore, dovuto ai fatto che il sangue è uno strumento dell'organizzazione dell'io. Questo elemento di calore deve sussistere anche nella circolazione del denaro, perché l'uso del denaro deve essere accompagnato dall'atteggiamento morale dell'uomo che lo usa coscientemente come denaro d'acquisto (o di scambio) o di prestito o di donazione; mentre lo riceve per una prestazione (ad es. l'insegnante) o per un servizio (ad es. l'autista) o per una merce (ad es. l’agricoltore).

    Questo comporta anche il saper donare e il saper ricevere, in uno scambio reciproco tra uomini, a cui il calore umano veramente si congiunge. Sappiamo che nell'uomo le zone fredde, dove il sangue circola lentamente, che sono, come si suol dire con termine medico, “mal irrorate”, sono soggette più facilmente a malattie o disturbi.

    E poi, che cos'è che ha più bisogno di sangue nell'organismo umano? È il cervello. E nella sfera sociale è chi ha le idee ed ha bisogno dei soldi per realizzarle. Nella sfera economica che, come ho detto, è a sua volta triarticolata, l'imprenditore ha le idee, è come il cervello, ma ha bisogno dei soldi e chi ripone in lui una certa fiducia può dargli denaro a prestito, in modo da permettere che nell'organismo sociale chi ha capacità per libere iniziative possa realizzarle: il contrario nuocerebbe agli interessi della comunità (vedi I punti essenziali…” Ed. Antroposofica, pg. 82).

    Il sangue nell'uomo nasce nel ricambio (nel midollo delle ossa brevi e piatte, prevalentemente), nutre massimamente il cervello, perché il cervello è l'organo sempre sul punto di morire, che tollera meno di tutti la mancanza di ossigeno, poi si confronta col mondo esterno a livello della sfera ritmica, nei polmoni (dove assorbe ossigeno ed elimina anidride carbonica), e dove muore? muore ancora nel ricambio, nella milza, un organo che Rudolf Steiner ci dice essere il più spirituale, tanto che la nostra vita sulla Terra è possibile anche senza di esso.

    Anche questo è interessante: dove il denaro muore si ha una nascita a livello spirituale; nella donazione, il denaro muore per dare frutti spirituali.

    Adesso voglio ritornare su alcune idee, che sono già state anche espresse, ma per chiarirle meglio.

    Il lavoro è un'attività umana, serve al soggetto che attua tale attività, è assimilabile alla sfera del ricambio (del metabolismo) dove lo spirito agisce direttamente nelle membra. Il prodotto dell'attività umana entra nella vita economica che è assimilabile alla sfera neurosensoriale dell'organismo umano, che è la sfera del capo, dove lo spirito agisce da fuori, come “impronta”, libero nei confronti della corporeità, come libero è il rapporto tra gli uomini nella sfera economica per una giusta produzione, circolazione e consumo di merci, che non servono al soggetto che le produce, ma servono agli altri, si scambiano col denaro, che è assimilabile al sangue, che nasce e muore nell'ambito metabolico dell'organismo umano, e che, per questo Rudolf Steiner chiama spirito e muore nell'ambito metabolico dell'organismo umano, e che per questo Rudolf Steiner chiama spirito realizzato.

    E come luce e peso non debbono mai mescolarsi, come Lucifero e Arimane collaborano senza confondersi l'uno nell'altro, come sistema neurosensoriale e sistema metabolico, ugualmente nell'uomo si confrontano articolandosi, senza però mescolarsi, così possiamo capire perché il lavoro non è remunerabile: lavoro umano e prodotto del lavoro umano fanno parte di due sfere distinte, anche se in connessione tra loro. Allora possiamo capire perché Rudolf Steiner dice che il lavoro deve essere libero da costrizioni nel senso che deve corrispondere allo sviluppo delle capacità del soggetto che lo svolge, e non essere costretto da altri fattori sociali ed economici (vedi I punti essenziali cap. II e III – Ed. Antroposofica) e la circolazione del denaro necessaria in tutti gli ambiti della vita sociale: perché queste sono leggi del mondo spirituale: libertà e necessità si confrontano continuamente, ma non possono sostituirsi o sparire!

    Non ha senso che non venga pagata una prestazione o una merce che entra nell'ambito dell'economia, dove vigono alcune leggi, così, come non ha senso che venga pagato il lavoro umano, che non appartiene all'ambito dell'economia e segue altre leggi. È la nostra moralità che mette in correlazione le due sfere, che compensa l'incapacità, spesso, di dare il giusto valore alle merci e alle prestazioni!

    Ecco anche il senso dell'associazione: una collaborazione tra individui che, appartenendo alle tre sfere sociali, applicano i principi della triarticolazione, che altro non è che una fisiologia dell'organismo sociale, che segue le leggi che la fisiologia dell'organismo umano segue nell' uomo.

    Questo ci spiega anche perché Rudolf Steiner disse che non si sarebbe giunti a realizzare la triarticolazione sociale finché non si fossero superati due errori nell'ambito della scienza medica e cioè che i nervi non possono essere motori e che il cuore non può essere una pompa.

    Perché esiste una stretta connessione in questo ordine di idee: il sistema nervoso ha le sue leggi: il sistema nervoso (o neurosensoriale) è un sistema in cui il movimento non ha un senso. Quindi il nervo motore non ha un senso. Il cuore non può essere una pompa perché è situato in un ambito di attività dell'io in cui non ha un senso un movimento meccanico di spinta del sangue in periferia, per necessità delle leggi di quella sfera (nella sfera del ricambio l'Io s'immerge nel corpo fisico, insieme agli altri arti costitutivi, agisce quindi prevalentemente dalla periferia verso il centro, mentre dal sistema neurosensoriale l'Io si mantiene distaccato, agisce da fuori, per cui abbiamo una coscienza di veglia, che ci fa muovere dal centro verso la periferia).

    L'indagine spirituale ha mostrato a Rudolf Steiner queste realtà, il nostro sano pensare deve sostenerci nel cammino da percorrere che è ancora molto lungo.

    Quindi, per concludere, cosa mi sembra risultare chiaro da queste riflessioni?

    Non ha senso che venga retribuito il lavoro, perché, essendo una libera attività spirituale, non ha un corrispettivo nel denaro, ma la prestazione, o la merce devono essere retribuite, non ha senso che non vengano retribuite, che non vengano scambiate con denaro (denaro d’acquisto). È una necessità, altrimenti nell'organismo sociale si creano delle zone asfittiche o cianotiche.

    È stato detto che si può stabilire un compenso per chi lavora, in rapporto alle sue esigenze, ma io trovo che questo non sia in sintonia con quanto osservato finora.

    Nell'organismo umano il cervello, il cuore, i reni ricevono più sangue non in ordine ad esigenze proprie, ma in ordine ad esigenze dell'organismo intero. Questo, a mio avviso, corrisponde al fatto che, dal punto di vista morale, va dato a ciascuno denaro in proporzione a quanto egli da all'organismo sociale. Starà poi in lui a far coincidere il più possibile ciò che guadagna con le sue esigenze personali, fermo restando che, a un altro livello, diciamo nella sfera giuridica, deve esser stabilito che un minimo (compatibile con la dignità umana e correlato all'epoca e alla civiltà in cui vivono gli uomini) vada comunque garantito, così come anche nel corpo umano in caso di lesione o malattia di una parte, attraverso il sangue, vengono portate le sostanze e l'ossigeno necessari alla guarigione e spesso in qualche modo tutto l'organismo partecipa al processo di malattia e di risanamento.

    Se come medico, o come insegnante, la mia prestazione mi viene retribuita secondo le mie esigenze e non secondo il valore oggettivo della prestazione, è possibile che il denaro che io ricevo sia troppo o troppo poco rispetto al valore di ciò che oggettivamente do agli altri, alla società. E questo comporta un debito o un credito che le forze dell'ostacolo, con cui non mi sono giustamente confrontato, tenderanno poi a compensare.

    Se invece, seguendo questi pensieri, io attribuisco il giusto valore della mia prestazione (e Rudolf Steiner ci dà delle indicazioni ne “I capisaldi dei l'economia”), col pagamento non rimarranno in sospeso debiti o crediti; chi usufruisce della prestazione e chi la offre si sentiranno liberi. È ovvio poi, che chi avrà guadagnato più denaro di quanto gliene occorre per soddisfare le proprie esigenze dovrà, sempre per le stesse leggi, fare donazioni o prestiti, così come un organo o una parte del corpo umano si ammala se trattiene troppo sangue in sé.

    Ma questo dovrà esser fatto per un'esigenza morale sentita in seguito allo sviluppo dell'attività del proprio io, cosicché ciascuno potrà sperimentare liberamente la gioia di fare della donazione o dei prestiti, mentre altri sperimenteranno quella di riceverli. Il denaro, così circolando, consentirà nuovamente vita e benessere sociale, come il sangue che circola regolarmente nel corpo umano contribuisce a mantenerlo in buona salute.

    fonte
    http://www.indicius.it/banche/banche_riflessioni_sul_denaro.htm


    #129898
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    #129899
    Richard
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    Il denaro (Sri Aurobindo e Mère)

    «Il denaro è il segno visibile di una forza universale; questa forza, nella sua manifestazione sulla terra, lavora sui piani vitale e fisico ed è indispensabile alla pienezza della vita esteriore. Nella sua origine e nella sua azione reale, essa appartiene al Divino. Ma, come le altre potenze del Divino, essa è delegata quaggiù e, nell'ignoranza della Natura inferiore, può essere usata malamente per le soddisfazioni dell' ego o detenuta dalle influenze asuriche e distolta per i loro fini.
    Essa è veramente una delle tre forze (il potere, il denaro e il sesso) che esercitano la più forte attrazione sull' ego umano e sull' asura, e che in genere sono mal possedute e male impiegate da coloro che le detengono…
    Per questa ragione la maggior parte delle discipline spirituali… dichiarano che una vita di povertà e indigenza è l'unica condizione spirituale. Ma questo è un errore che lascia il potere tra le mani delle forze ostili. Riconquistare il denaro per il Divino, al quale appartiene, e utilizzarlo divinamente per la vita divina, tale è la via supermentale per il sadhaka.».
    (Sri Aurobindo, La Madre)

    «…il potere del denaro è ora sotto l'influenza o tra le mani delle forze e degli esseri del mondo vitale. È per via di questa influenza che non si vede mai il denaro confluire, in somme considerevoli, verso la causa della verità. Sempre viene fuorviato, perché è sotto gli artigli delle forze avverse ed è uno dei loro principali mezzi per mantenere il loro dominio sulla terra. Il controllo delle forze ostili sul potere del denaro è potentemente, totalmente e accuratamente organizzato, ed è un'impresa difficilissima tentare di ottenere una qualsiasi somma da questa organizzazione così compatta. Ogni volta che si cerca di togliere un po' di denaro ai suoi attuali guardiani, bisogna ingaggiare una feroce battaglia.»
    ( Mère Conversazione del 10 marzo 1929)…
    http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/maestri/denarosri.htm


    #129900
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