Sri Aurobindo-Mère e la nuova Coscienza

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  • #48887

    viandante
    Partecipante

    [quote1354793390=Kappa82]

    [/quote1354793390]
    Grazie Kappa, conosco questo documentario, hai postato qualcosa di veramenre prezioso. :fri:


    #48888
    prixi
    prixi
    Amministratore del forum

    [quote1354802745=Kappa82]

    [/quote1354802745]
    … la parte 7/7 in italiano ?
    l'ho trovata in russo e con i sottotitoli automatici non ho capito nulla …


    "Il cuore è la luce di questo mondo.
    Non coprirlo con la tua mente."

    (Mooji - Monte Sahaja 2015)

    #48889

    viandante
    Partecipante

    L’insegnamento di Sri Aurobindo e la Sadhana

    (Traduttore: Nicoletta De Gregori)

    ————————

    L’insegnamento di Sri Aurobindo parte da quello degli antichi saggi
    dell’India che sostenevano che dietro alle apparenze dell’universo vi è la
    realtà di un essere e della coscienza, un sé di tutte le cose, uno ed
    eterno. Tutti gli esseri sono uniti in quell’unico sé e spirito, ma divisi
    da una certa separatività di coscienza, un’ignoranza del loro vero sé e
    realtà nella mente, nella vita e nel corpo. E’ possibile, per mezzo di una
    disciplina psicologica, rimuovere questo velo di coscienza separativa e
    divenire consci del vero sé, della divinità in noi e in tutto.

    L’insegnamento di sri Aurobindo stabilisce che questo unico essere e
    coscienza è involuto qui nella materia. L’evoluzione è il metodo grazie al
    quale libera sé stesso; la coscienza appare in ciò che sembra essere
    incosciente e, una volta apparsa, è automaticamente spinta a crescere sempre
    più in alto e allo stesso tempo ad ampliarsi e a svilupparsi verso una
    sempre più grande perfezione. La vita è il primo passo di questa liberazione
    di coscienza; la mente è il secondo; ma l’evoluzione non termina con la
    mente, attende di rivelarsi in qualcosa di più grande, una coscienza che sia
    spirituale e supermentale. Il prossimo passo dell’evoluzione deve essere
    verso lo sviluppo della supermente e dello spirito come il potere dominante
    nell’essere cosciente. Perché solo allora la divinità involuta nelle cose
    rivelerà se stessa interamente e sarà possibile alla vita manifestare la
    perfezione.

    Ma, mentre i primi passi dell’evoluzione furono intrapresi dalla natura
    nella pianta e nella vita animale senza una volontà cosciente, nell’uomo la
    natura diviene capace di evolvere grazie alla volontà cosciente nello
    strumento. Non è tuttavia per mezzo della volontà mentale nell’uomo che
    questo può essere fatto compiutamente, perché la mente giunge solo fino ad
    un certo punto e dopo questo può solo muoversi in tondo. Deve essere attuata
    una conversione, un rivolgimento della coscienza con il quale la mente deve
    essere cambiata in un principio superiore. Questo metodo è da ricercarsi
    attraverso l’antica disciplina psicologica e la pratica dello yoga. In
    passato, era stato tentato con un allontanamento dal mondo e una scomparsa
    nelle altezze del sé, o dello spirito. Sri Aurobindo insegna che è possibile
    una discesa del più alto principio, che non rivelerà semplicemente il sé
    spirituale fuori del mondo, ma lo rivelerà nel mondo, rimpiazzerà
    l’ignoranza della mente o la sua limitatissima conoscenza con una verità
    coscienza supermentale. Questa sarà uno strumento sufficiente del sé
    profondo che renderà possibile all’essere umano scoprire se stesso
    dinamicamente così come interiormente e svincolarsi dalla sua umanità ancora
    animale in una razza più divina. La disciplina psicologica dello Yoga può
    essere usata a questo fine, aprendo tutte le parti dell’essere verso una
    conversione o una trasformazione attraverso la discesa e l’operare di un più
    alto principio supermentale ancora celato.

    Questo cambiamento, tuttavia, non può essere fatto all’improvviso, o in
    breve tempo, o per mezzo di una trasformazione rapida o miracolosa. Molti
    passi devono essere intrapresi dal ricercatore prima che la discesa
    supermentale sia possibile. L’uomo vive, per lo più, nella sua mente, vita e
    corpo superficiali, ma vi è un essere profondo in lui con più grandi
    possibilità al quale deve risvegliarsi, perché ora egli riceve da questo
    essere un’influenza assai ridotta ed è questa che lo spinge verso una
    costante ricerca di una più grande bellezza, armonia, potere e conoscenza.

    Il primo sviluppo dello Yoga è perciò quello di aprire le distese di questo
    essere interiore e di vivere da lì verso l’esterno, di governare la sua vita
    esteriore per mezzo della luce e della forza interiori. Nel fare questo egli
    scopre in se stesso la sua vera anima che non è la commistione esterna di
    elementi mentali, vitali e psichici, ma qualcosa della realtà che sta dietro
    a loro, una scintilla originata dall’unico fuoco divino. Deve apprendere a
    vivere nella propria anima e a purificare e orientare, per mezzo di questa
    guida verso la verità, il resto della natura. A quel punto può esserci
    un’apertura verso l’alto e la discesa di un più alto principio dell’essere.

    Ma persino allora non si tratta della piena luce e forza supermentali,
    giacché vi sono parecchi campi di coscienza fra la mente ordinaria e umana e
    la verità coscienza supermentale. Questi campi di coscienza intermedi devono
    essere aperti e il loro potere fatto discendere nella mente,nella vita e nel
    corpo. Solo in seguito il pieno potere della verità coscienza potrà lavorare
    nella natura. Lo sviluppo di questa autodisciplina, o Sadhana, è di
    conseguenza lungo e difficile, ma persino una piccola parte di esso è un
    grande guadagno perché rende la realizzazione e la perfezione ultime più
    possibili. Vi sono molte cose che appartengono a sistemi più antichi che
    sono necessarie sulla via: un’apertura della mente a più grandi comprensioni
    e al senso del sé e dell’infinito, un emergere in ciò che è stata chiamata
    la coscienza cosmica, il controllo sui desideri e sulle passioni; un
    ascetismo esteriore non è essenziale, ma sono indispensabili la conquista
    del desiderio e dell’attaccamento e un controllo del corpo e delle sue
    necessità, le sue bramosie e i suoi istinti. Vi è una combinazione dei
    princìpi dei vecchi sistemi: la via della conoscenza attraverso il
    discernimento della mente fra la realtà e l’apparenza, la via del cuore,
    della devozione, dell’amore e del dono di sé, e la via delle opere che volge
    la volontà dagli interessi egoistici verso la verità e il servizio di una
    più grande realtà che non sia l’ego. Per questo, l’intera natura deve essere
    esercitata affinché possa rispondere e venire trasformata ogniqualvolta una
    più grande luce e forza operi in essi.

    In questa disciplina l’ispirazione del maestro e il suo controllo e la sua
    presenza nei momenti di difficoltà sono indispensabili, perché sarebbe
    altrimenti impossibile superarli senza un gran numero di ostacoli ed errori
    che impedirebbero ogni possibilità di successo. Il maestro è qualcuno che ha
    raggiunto una coscienza e uno stato d’essere più alti ed è spesso visto come
    la loro manifestazione o il rappresentante. Egli non aiuta solo grazie al
    suo insegnamento e in misura maggiore con la sua influenza ed esempio, ma
    con il potere di comunicare agli altri la sua propria esperienza.

    Questo è l’insegnamento e il metodo d’azione di Sri Aurobindo. Non è suo
    scopo sviluppare alcun tipo di religione o di amalgamare le religioni più
    vecchie, o di fondare alcuna nuova religione, poiché ciascuna di queste
    cose allontanerebbe dal suo scopo centrale.
    La sola meta di questa Yoga è un autosviluppo interiore per mezzo del quale
    chiunque lo segue possa col tempo scoprire l’unico sé in tutti ed evolvere
    una più alta coscienza di quella mentale, una coscienza spirituale e
    supermentale che trasformerà e divinizzerà la natura umana.

    ————————————–
    ndr: Il termine yoga deve intendersi come ‘Insegnamento’ o ‘disciplina’


    #48890

    viandante
    Partecipante

    L’Umanità (Tratto dall’Agenda di Mère)

    Una cosa sembra evidente: l’umanità è arrivata a un certo stato di tensione generale — tensione di sforzi, tensione di azioni, tensione perfino nella vita di tutti i giorni —, con una iperattività così eccessiva, un’agitazione così generale che la specie nel suo insieme sembra arrivata a un punto in cui è necessario o far esplodere le nostre resistenze e emergere in una coscienza nuova, oppure ricadere in un abisso di oscurità e di inerzia.
    È una tensione così totale e generalizzata che qualcosa deve per forza spaccarsi. Non può continuare così. Lo possiamo prendere come un segno certo dell’infusione nella materia di un principio nuovo di forza, di coscienza, di potere, che con la sua stessa pressione provoca questo stato critico. Esteriormente, potremmo aspettarci che la Natura ricorra a quei vecchi espedienti con i quali è solita provocare uno sconvolgimento; esiste però un fenomeno nuovo, riscontrabile con evidenza solo in una élite, anche se in una élite piuttosto vasta, e questo fenomeno non è localizzato in un punto solo, in un certo luogo della terra, ma mostra segni in tutti i paesi, su tutta la terra: la volontà di trovare una soluzione nuova, più alta, ascendente, di fare uno sforzo per emergere verso una perfezione più ampia, più comprensiva.

    Vanno elaborandosi e stanno agendo nel mondo certe idee di carattere più generale, più esteso, più collettivo potremmo dire. Le due cose vanno di pari passo: la possibilità di una distruzione più grande e totale, di un’invnzione che aumenti spropositamente la possibilità della catastrofe, di una catastrofe che sarebbe molto più massiccia di quelle che ci sono mai state finora; e allo stesso tempo il nascere o meglio il manifestarsi di idee e di volontà molto più alte e comprensive che, una volta intese, apporteranno un rimedio più profondo, più vasto, più completo, più perfetto di prima.

    Questa lotta o conflitto tra le forze costruttive di una evoluzione ascendente, di una realizzazione sempre più perfetta e divina, e le forze sempre più distruttive — potentemente distruttive, perché sono forze di una follia che sfugge a ogni controllo — sta diventando sempre più evidente, visibile a occhio nudo. È una sorta di corsa o di gara a chi arriverà primo. Sembrerebbe che tutte le forze avverse, le forze del mondo vitale, siano scese sulla terra e ne facciano il loro campo d’azione; e che al tempo stesso sia scesa sulla terra anche una forza spirituale più alta, più potente, nuova, per portarvi una nuova vita. Questo rende la lotta più acuta, più violenta, più visibile; ma, pare, anche più decisiva: ecco perché possiamo sperare prossima una soluzione.

    Nel tempo andato, non poi così lontano, l’aspirazione spirituale dell’uomo tendeva a una pace silenziosa, inattiva, distaccata da tutte le cose di questo mondo, a una fuga dalla vita, proprio per evitare la battaglia e per mettersi al di sopra della mischia, per liberarsi dello sforzo. Si trattava insomma di raggiungere una pace spirituale in cui, con il cessare della tensione, della lotta, dello sforzo, cessa anche la sofferenza in tutte le sue forme: questa era considerata la grazia divina, l’aiuto divino, l’intervento divino. E ancora adesso, in quest’epoca di angoscia, di tensione, d’ipertensione, quella pace sovrana è fra tutti gli aiuti il più accetto e benvenuto, il sollievo chiesto e sperato. È ancora questo, per molti, il vero segno dell’intervento divino, della grazia divina.

    E in effetti, qualunque cosa uno voglia realizzare, bisogna cominciare per stabilire una pace perfetta e immutabile, perché questa la base su cui lavorare; però, a meno di non pensare a una liberazione esclusivamente personale, egoista, non ci si può fermare là. C’è un altro aspetto della grazia divina: un progresso che riporterà la vittoria su tutti gli ostacoli, che farà balzare l’umanità in una realizzazione nuova, che aprirà le porte di un mondo nuovo, che consentirà di beneficiare della realizzazione divina non solo ad alcuni eletti, ma farà sì che la loro influenza, il loro esempio, il loro potere, conduca il resto dell’umanità a una condizione nuova e migliore.

    Questo apre prospettive di realizzazione nel futuro, possibilità già previste grazie alle quali tutta una parte dell’umanità, tutta quella parte che consciamente o inconsciamente si è aperta alle forze nuove, verrà come innalzata verso una vita più alta, più armoniosa, più perfetta… Anche se non saranno sempre consentite né possibili trasformazioni individuali, ci sarà una sorta di innalzamento dell’insieme, di armonizzazione del tutto, che consentirà l’instaurarsi di un nuovo ordine, di un’armonia nuova che farà sparire l’angoscia del disordine e delle lotte attuali, per sostituirla con un ordine che permetta un funzionamento armonioso dell’insieme.

    Ci saranno altre conseguenze, che grazie a un mezzo opposto tenderanno a far sparire quanto l’intervento della mente nella vita ha fatto sorgere di perverso e di laido, tutto quell’insieme di deformazioni che hanno aggravato la sofferenza, la miseria, la povertà morale, tutta quella zona di miseria sordida e ripugnante che rende una gran parte della vita umana qualcosa di orrendo. Ecco, tutto questo deve sparire. È questo che fa essere, sotto tanti aspetti, l’umanità infinitamente inferiore alla vita animale nella sua semplicità e nella sua naturalezza spontanea, così armoniosa nonostante tutto. La sofferenza negli animali non è infatti mai sordida e miserabile come lo è in tutta quella parte dell’umanità pervertita da una mentalità indirizzata a fini egoistici.

    Bisogna andare al di là, innalzarsi verso la Luce e l’Armonia; oppure ricadere indietro, nella semplicità di una vita sanamente animale, non pervertita.

    [dopo un momento di silenzio, Mère aggiunge:]

    Ma quanti non potranno essere tirati su, quanti si rifiutano di progredire, perderanno automaticamente l’uso della coscienza mentale e ricadranno in uno stadio infraumano.

    […]

    La parte di umanità, della coscienza umana, capace di unirsi al Sopramentale e di liberarsi verrà completamente trasformata: avanza infatti verso una realtà futura non ancora espressa in forma esterna; mentre la parte che è rimasta molto vicina alla semplicità animale della Natura verrà riassorbita dalla Natura e ne verrà strettamente assimilata. Ma quella parte corrotta della coscienza umana che con un cattivo uso della mente consente la perversione verrà spazzata via. Questo genere di umanità fa parte di un tentativo infruttuoso. Verrà perciò eliminata, come nel corso della storia mondiale sono state eliminate altre specie abortite.

    […]

    Il grande Sacrificio del Divino nella materia è quello di una involuzione che deve portare alla rivelazione totale del Divino proprio nella materia.

    Tratto da: ” l’Agenda di Mère ” , vol. I (pagg. 187-190)


    #48891

    viandante
    Partecipante

    Il grande Sacrificio del Divino nella materia è quello di una involuzione che deve portare alla rivelazione totale del Divino proprio nella materia.

    Tratto da: ” l’Agenda di Mère ” , vol. I (pagg. 187-190

    Questa ultima frase sintetizza in modo splendido la visione di Aurobindo-Mère, e ci dà la chiave di risposta all'eterna domanda: “perchè siamo qui?”


    #48892
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    [quote1355131247=viandante]
    Il grande Sacrificio del Divino nella materia è quello di una involuzione che deve portare alla rivelazione totale del Divino proprio nella materia.

    Tratto da: ” l’Agenda di Mère ” , vol. I (pagg. 187-190

    Questa ultima frase sintetizza in modo splendido la visione di Aurobindo-Mère, e ci dà la chiave di risposta all'eterna domanda: “perchè siamo qui?”

    [/quote1355131247]
    e continuo a vederci le parole di Cayce

    https://www.altrogiornale.org/news.php?extend.6169


    #48894

    Xeno
    Partecipante

    [quote1355148134=Richard]
    [quote1355131247=viandante]
    Il grande Sacrificio del Divino nella materia è quello di una involuzione che deve portare alla rivelazione totale del Divino proprio nella materia.

    Tratto da: ” l’Agenda di Mère ” , vol. I (pagg. 187-190

    Questa ultima frase sintetizza in modo splendido la visione di Aurobindo-Mère, e ci dà la chiave di risposta all'eterna domanda: “perchè siamo qui?”

    [/quote1355131247]
    e continuo a vederci le parole di Cayce

    https://www.altrogiornale.org/news.php?extend.6169
    [/quote1355148134]
    A questo punto mi sorge una riflessione:
    Se è vera la teoria di Cayce overossia” l'innesto” di queste anime con le scimmie,
    A) che ne è dell'anello mancante cui si discute
    B) cosa animava ed anima gli animali (in questo caso le scimmie) prima di questo”innesto”?
    C) cade la teoria Annunaki e Co ?

    :ummmmm:
    @viandante

    Il grande Sacrificio del Divino nella materia è quello di una involuzione che deve portare alla rivelazione totale del Divino proprio nella materia.

    A parole tue?


    #48893
    Pasquale Galasso
    Pasquale Galasso
    Amministratore del forum

    Vedo a parole mie. Dio (non so come chiamarlo) per condividere, per vivere, ha bisogno di un altro se stesso. Si frange quindi nella vita: pianeti, galassie, animali, tutto.

    Ma nel farlo deve solidificari in materia, questa necessita di leggi per poter autosostenersi e Dio accetta queste leggi.

    La legge della natura a volte è spietata, soprattutto man mano che il vivente prende coscienza. Più hai coscienza e meno dovresti, ad esempio, uccidere.

    Portare Dio nella materia è per essere evoluti, che sentono le leggi della natura come regole da rispettare ma che si fanno domande. Alla fine l'uomo decide di capire chi è ed in questo potrebbe riscoprirsi parte del tutto, ossia di quell'energia che si è franta per poter condividere la vita. Senza non ci sarebbe nulla.

    Aurobindo e Mère ci dicoo che non è fuggendo da qui che possiamo salvarci, è una stronzata, bisogna qui portare l'amore, ossia Dio nella carne…

    Una cosa del genere insomma, non sono tanto ferrato sul pensiero Aurobindo-Mére, ma a giorni approfondisco.

    Scusate gli errori, sono con l'ipad dal dentista. Già dal dentista….


    CONOSCERE NON È AVERE L'INFORMAZIONE

    #48895
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum

    [quote1355154618=pasgal]
    Vedo a parole mie. Dio (non so come chiamarlo) per condividere, per vivere, ha bisogno di un altro se stesso. Si frange quindi nella vita: pianeti, galassie, animali, tutto.

    Ma nel farlo deve solidificari in materia, questa necessita di leggi per poter autosostenersi e Dio accetta queste leggi.

    La legge della natura a volte è spietata, soprattutto man mano che il vivente prende coscienza. Più hai coscienza e meno dovresti, ad esempio, uccidere.

    Portare Dio nella materia è per essere evoluti, che sentono le leggi della natura come regole da rispettare ma che si fanno domande. Alla fine l'uomo decide di capire chi è ed in questo potrebbe riscoprirsi parte del tutto, ossia di quell'energia che si è franta per poter condividere la vita. Senza non ci sarebbe nulla.

    Aurobindo e Mère ci dicoo che non è fuggendo da qui che possiamo salvarci, è una stronzata, bisogna qui portare l'amore, ossia Dio nella carne…

    Una cosa del genere insomma, non sono tanto ferrato sul pensiero Aurobindo-Mére, ma a giorni approfondisco.

    Scusate gli errori, sono con l'ipad dal dentista. Già dal dentista….

    [/quote1355154618]
    cosa ti ha dato il dentista?? :hehe:

    :ok!:


    #48896
    Pasquale Galasso
    Pasquale Galasso
    Amministratore del forum

    Ancora non entro, ora sto assistendo al pendolo dei pazienti in attesa…


    CONOSCERE NON È AVERE L'INFORMAZIONE

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