Sri Aurobindo-Mère e la nuova Coscienza

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    viandante
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    Con questo lungo post intendo portarvi nel cuore dello yoga integrale, o yoga cellulare,come lo definiva Mère negli ultimi tempi.
    Si tratta di una breve sintesi, dei “CARNETS di una Apocalisse”, diario di “bordo” di Satprem, in cui annotava giorno per giorno le esperienze di trasformazione,vissute nel proprio corpo.
    Come potrete leggere, queste esperienze non hanno nulla di misticheggiante o trascendente, ma raccontano di un processo reale di trasformazione,come non è mai stato tentato prima su questa terra, una via mai battuta , e che porterà secondo la visione di Sri Aurobindo alla nascita della “nuova umanita'.

    Satprem, lo stato senza morte di Tommaso Iorco (autore tutelato dalla SIAE)

    Satprem, che era stato scelto da Mère come testimone diretto delle sperimentazioni da lei compiute nella coscienza delle cellule (tra il 1951 e il 1973), poco per volta ne diventa diretto sperimentatore egli stesso. Non era possibile — per lui che ha conosciuto Mère così intimamente — concepire il fallimento di un lavoro la cui attualità non poteva permettersi procrastinazioni! Mai, nemmeno per un istante, Satprem ha avuto la sensazione che il lavoro di Mère fosse stato posticipato o, peggio ancora, vanificato. Occorreva perciò ritrovare quel sottile filo rosso che contrassegna il nostro brancolante cammino di uomini assai poco sapiens! I Carnets d’une Apocalypse rappresentano il resoconto pressoché quotidiano di questa affascinante ricerca da parte di Satprem (il 30 maggio 1987 Satprem annota che «l’Apocalisse, è la fiaba di Sri Aurobindo»). Una esplorazione temeraria, un’avventura piena di imprevisti e di rischi, ma straordinariamente meravigliosa, verso il ‘dopo-uomo’: il prossimo passo dell’evoluzione terrestre. Ma, all’indomani della scomparsa di Mère, Satprem deve anzitutto mettere al sicuro e assicurare la pubblicazione de l’Agenda de Mère. Una Battaglia sulla quale non si reputa opportuno soffermarsi in questo articolo. Basti ricordare che, fra il 1978 e il 1982, i tredici volumi dell’Agenda vengono pubblicati, grazie all’aiuto di personaggi influenti che, contemporaneamente, su sollecitazione dello stesso Satprem, si oppongono al processo intentato da un certo Navajata, fondatore e allora responsabile di una danarosa istituzione chiamata S.A.S., il quale ambiva a diventare l’erede universale di quella che lui avrebbe desiderato venisse ufficialmente riconosciuta come “la religione di Sri Aurobindo e Mère” (incredibile ma vero!!!). Il processo, intentato presso la Corte Suprema dell’India, dura alcuni anni e si conclude nel 1982, con la definitiva sentenza — basata sulle chiare affermazioni di Mère e Sri Aurobindo, in cui si evince chiaramente e fuor d’ogni dubbio la loro non appartenenza ad alcuna religione e la loro precisa intenzione di non volerne creare una nuova, essendo ciò in palese contraddizione con il loro Lavoro di sperimentazione evolutiva — che non esiste e non potrà mai esistere una tale assurdità. Il Lavoro di Mère e Sri Aurobindo, si diceva, non ha nulla a che fare né con la creazione di una nuova religione, né con il recupero di una qualche forma di religione attuale o antica, né mediante l’unione sincretica di varie religioni. A onor di cronaca, a conclusione del processo, Navajata si suicida (il 19 gennaio 1983). Satprem sente di aver concluso il suo lavoro di scriba; a questo punto, pensa che stia appressandosi per lui il momento di uscire definitivamente di scena. Ma è proprio in questo momento di totale vuoto, di assenza di scopo, che inizia per lui qualcosa di nuovo. Al principio i segnali sono imprecisi e lo stesso Satprem non riesce a comprenderli nella loro reale portata; perciò, con la speranza di decifrarli un poco, li trascrive meticolosamente in quelli che diverranno per l’appunto i suoi Carnets. Il 18 febbraio 1979 riceve una visione, in cui assiste alla bizzarra apertura di qualcosa simile a “piccole tasche d’aria” nel corpo. Poi, il 7 marzo 1981 (vol. II) capita un evento cruciale, che Satprem in un primo tempo scambia per un attacco cardiaco. Ecco come lui stesso tenta di descrivere il fenomeno in una lettera indirizzata a un’amica: «Ho attraversato ogni tipo di prova nella mia vita: nei campi di concentramento ho preso il tifo, la tubercolosi e infine la peritonite e ogni sorta di cose per le quali uno dice: “Ho rischiato di lasciarci la pelle”. Ma ogni volta, non ho mai sentito che… il mio corpo non ha mai sentito che stava per morire! Forse ha sfiorato la morte, ma non stava morendo. Mentre questa volta, ha sentito che stava per morire. È come se la morte avesse posato il proprio dito sul corpo. Questo fatto lo ha parecchio scosso, e gli ha lasciato una sorta d’impronta, o d’incertezza. Si tratta di un’esperienza che non ho ancora compreso del tutto, per cui preferisco non svilupparla e non mentalizzarla. Ma è avvenuto qualcosa di radicale nel mio corpo, questo è certo. Qualcosa che ha completamente cambiato il mio equilibrio di base — la base sulla quale abitualmente un corpo funziona, che crea una sorta di fiducia spontanea, di fiducia nella vita, di fiducia… che funziona. C’è qualcosa, là, che è stato (come posso dire?) toccato o cambiato o scosso, non saprei. Che cosa vuole significare? Non lo so ancora» (4 aprile 1981). Accettando il consiglio di alcuni amici, Satprem si sottopone a degli esami cardiaci, ma l’elettrocardiogramma rivela inaspettatamente che il cuore non c’entra per nulla! Di che si tratta, allora? Intanto, l’esperienza si ripete, tra il 24 e il 25 aprile. Ma Satprem impiegherà diverso tempo prima di arrivare a capire che queste due esperienze segnavano proprio l’inizio cosciente del lavoro nel corpo, e che il dolore proveniva dalla resistenza fisica del vecchio sistema animale di cui noi esseri umani siamo attualmente provvisti. È un processo che si ripeterà con sempre maggiore precisione per anni e anni, con intensità crescente, proporzionata alla capacità dello strumento a sopportarla. Il vecchio corpo deve abituarsi a questa nuova vibrazione, deve adattarsi a questo nuovo modo di funzionare. ——————————————————————————– Il terzo volume dei suoi Carnets si apre con queste laconiche parole: «Il Vero Lavoro comincia» (Le Vrai Travail commence). Il 14 maggio 1981 Satprem sente un “qualcosa” che lo sprona (Il y a comme un oui) a mettersi sulle tracce di Mère e Sri Aurobindo: «l’impressione di essere preso per mano». E il 25 giugno 1982 trascrive succintamente un’esperienza cruciale: «La montagna arida pompa avidamente i fiotti della luce». La montagna rappresenta qui l’Incosciente materiale, che si apre alla Luce sopramentale. Il giorno dopo, Satprem scrive a un amico: «Quella che era ancora solo una “idea” o una congettura (la trasformazione), è diventato l’unico fatto pressante e imperativo. Non so come sbrogliarmi in una cosa del genere, so soltanto che c’è un’aspirazione imperiosa, inevitabile, irreversibile potrei dire, diventata una specie di necessità fisica, di bisogno nel buio, e che non potrei fare null’altro. Non conosco nessuna direzione, non so dove sto andando, ma comunque poco importa». Lasciando per un attimo da parte gli aspetti più ‘personali’, è — questo — il segno che il Lavoro di Trasformazione della Materia intrapreso da Sri Aurobindo e Mère è possibile: non solo per i due Avatara che lo hanno concretizzato, aprendo il passaggio per la coscienza terrestre, ma per l’intera coscienza terrestre, per ognuno di noi, individui di questa famiglia umana lacerata e confusa. Un primo ‘utensile’ umano si fa strumento di questa Forza che intende elaborare sulla terra un essere più evoluto e più divino, finalmente! E, possibilmente, mediante la nostra cooperazione cosciente! Prima regola: non cercare di impugnare la Forza, ma lasciarla scorrere cercando di non opporre la sia pur minima resistenza: «La cosa più difficile da ‘comprendere’ per l’ego del corpo, è che non si tratta di un movimento di concentrazione ma di espansione; non si tratta di accumulare la forza ma di lasciarla passare attraverso le maglie. Un fiore capirebbe meglio. Il frutto si rinchiude nella sua notte zuccherina e si decompone. Un movimento solare. Credo di aver toccato una chiave» (6.9.1982). Pochi giorni dopo, il 21 settembre, Satprem avverte poi un fenomeno che anch’esso diventerà assai familiare e ricorrente, pur sempre con una progressività di dosaggio e di approfondimento: «Per il corpo, il Divino non è un pensiero e neppure un sentimento: è una delizia, come un fiore che si apre al sole, come una terra secca che beve la pioggia… Stamane ero immerso a sentire-vivere questa delizia, quando improvvisamente la coscienza (che stava come sempre sulla sommità della testa) si è messa a salire-salire-salire, senza fine, con delle grandi nebulose dorate di tanto in tanto, e saliva nell’infinito in piani d’immenso silenzio bianco, salendo ancora…». Insomma, si tratta dell’ascesa della coscienza fisica, attratta in alto da una formidabile Calamita, verso la propria origine solare, divina e immortale. Il corpo fisico ha la sensazione di entrare in strati materiali sempre più densi, sempre più solidi — e, al tempo stesso, quella strana sostanza sembra liquida, come un blocco d’oceano. È la coscienza-forza sopramentale, «più fluida di un gas e più dura del diamante», come Sri Aurobindo l’aveva definita con quella sua penna precisa. Parallelamente all’ascesa, interviene un movimento di discesa. In realtà, si tratta di un unico movimento duplice: a mano a mano che si sale in stati di sempre crescente densità, simultaneamente la coscienza fisica si sente precipitata sempre più in basso, in una crescente resistenza. E, in questo faticoso procedere, in un continuo alternarsi di tenebra e di luce, di momenti di grazia e altri in cui tutto sembra richiudersi nella vecchia vita mortale di sempre (che poi si rivelano essere momenti di grazia anch’essi, o perlomeno passaggi obbligati per procedere oltre) ecco sbocciare la certezza di un fiore meraviglioso sul cammino. Tra il 27 e il 28 gennaio 1983, nel pomeriggio, Satprem assiste a una discesa massiccia: «Una meravigliosa colata di oro solido, spesso, nelle vene, nei nervi, nelle membra poi quasi immobilizzate: Dio vivo, là. Per un’ora e mezza. Stavolta, nulla più in me avrà dubbi. La porta del sole è aperta». ——————————————————————————– L’esperienza si fa sempre più assidua e intensa, e giorno dopo giorno Satprem annota ogni minimo dettaglio — non senza una buona dose di auto-ironia (segno — se mai necessitassimo di una conferma in merito a questo bretone dotato di una sincerità bruciante — di sano e prezioso buon senso). Uno strano impasto Becquerel-Voltaire-Rimbaud sembra animare questa “provetta di laboratorio”, la provetta ‘B23’, come lui stesso scherzosamente ama talvolta definirsi (ove B sta per Bernard, il nome datogli da sua mamma prima di quello assegnatogli da Mère, e 23 per 1923, corrispondente all’anno di nascita). E, fra alti e bassi ma pur sempre immerso in quella che lui stesso definisce una “solidità di cristallo”, ecco giungere una prima apoteosi (vol. IV): «Questa mattina di Delizia, è venuto il Nettare meraviglioso. Un bagno nell’oro. Tutto il corpo era meravigliosamente e deliziosamente immerso in Mère e Sri Aurobindo. È questa, la risposta a tutto — non soltanto la risposta, ma la nuova esistenza indistruttibile, il sole d’immortalità, o piuttosto di non-mortalità, dato che la morte non esiste più in quello stato! Contiene tutto, è tutto, può tutto — È. È la sola cosa che è. Un’estasi… talmente sorridente! oh!, e così semplice! È il Supremo stesso nella Materia. Tutto il corpo balbettava, sapeva soltanto balbettare: oh! Signore, Signore, Signore…, in un’ebbrezza assoluta. L’illusione, consiste nel non vivere questo, nel non esserne coscienti, nel non immergersi lì dentro ininterrottamente. Il Supremo è un bambino meraviglioso. E si è in questa infanzia meravigliosa. Oggi, 5 settembre 1983, è un grande giorno per la terra. Stavolta, i due estremi sono uniti in una coscienza umana e in un corpo terrestre. Almeno un uomo ha attraversato le porte che Loro hanno aperto. Ciò vuol dire che altri passeranno. E questo significa che il mondo cambierà» (5 settembre del 1983). Il Passaggio è aperto. Ma occorrerà percorrere fino in fondo la traversata, sperando nel frattempo che qualcun altro osi varcare quella soglia di morte per trovarsi catapultato — non senza un certo brivido di vertigine e di stupore — nella Vita divina. Un irresistibile torrente della Coscienza-Forza divina penetra goccia a goccia nei tessuti nervosi e fisiologici del corpo fisico di Satprem, squassando i vecchi atavismi e creando un vero e proprio cataclisma, per usare un termine che è piuttosto ricorrente nelle pagine del suo taccuino del 1984 (si tratta infatti di una inondazione, kataklysmós) in cui l’incalzare degli eventi politici mondiali sembra fare da contrappunto (in negativo, purtroppo, come se a mano a mano che sulla terra scende un sempre maggiore potere divino, tutta la Menzogna si coalizzasse contro, usando i grandi poteri politici ed economici per fare quanti più disastri gli è possibile) alla radicalità di tali esperienze. Poi, il Niagara sbocca nell’oceano di luce della vita nuova. Verso la fine dell’anno, Satprem è in grado di annotare una considerazione che ci sembra di capitale importanza: «Sono ormai persuaso che tutta quanta la faccenda riguardi questo: il passaggio dall’atmosfera mortale all’atmosfera divina. E quando si ricade nell’atmosfera mortale, ebbene, essa diventa assai mortale e dolorosa! Non si “guarisce” dal Dolore, è l’intero sistema umano e tutta l’atmosfera umana che sono il Dolore e la Morte — bisogna passare dall’altra parte, dall’altra atmosfera… restando però sulla terra. Allora si va e si viene da un atmosfera all’altra finché non ci si sia totalmente e fisicamente stabiliti nell’atmosfera divina. Si esce dallo scafandro e si rientra nello scafandro. Ma il Passaggio esiste ed è umanamente possibile — è tutto quello che posso dire» (15 novembre 1984). Ma quello che Satprem cerca non è certo una immortalità personale e privata: il suo unico movente è il lavoro che Mère ha fatto per tutta la terra; chiede perciò di fungere da strumento duttile e ricettivo nelle mani della Forza, esattamente come ogni essere umano di buon senso dovrebbe cercare di fare in quest’ora cruciale del destino terrestre. Ma dato che la stragrande maggioranza degli esseri umani si lascia ancora pressoché totalmente fuorviare da quella grande Menzogna che ci avvinghia al cappio del dolore e della morte, quello di Satprem resta al momento un lavoro eccezionale, affidato a sparuti (perlopiù sconosciuti) pionieri. In fondo, è sbagliato perfino dire che Satprem, o chiunque altro, faccia qualcosa; a ben vedere, a quei livelli di realtà non esiste più una persona in grado di fare alcunché: è la Forza divina stessa ad agire in modo più o meno diretto a seconda del grado di ricettività che incontra. Una sorta di automatismo divino si instaura, in cui si assiste all’invasione di questa Densità che colma il corpo dal basso verso l’alto, fino a dilagare oltre il corpo, sopra la testa e tutt’intorno, in un movimento ripetitivo e quasi meccanico, come il moto della marea o la risacca del mare — con l’unica differenza che non è un fenomeno altrettanto poetico, purtroppo, in quanto il corpo ha la sensazione di un’intensità crescente sempre più insopportabile per la vecchia fisiologia. È tutto l’atavismo che viene mandato progressivamente in frantumi, e la minima vibrazione di paura può rivelarsi fatale. Si tratta di un lavoro spossante, e di una precisione esatta fino all’inverosimile. Neppure un atomo può essere lasciato fuori gioco. ——————————————————————————– E arriviamo al 1985 (e al quinto volume dei Carnets), anno in cui il processo si intensifica ulteriormente — è il 9 gennaio: «Questo pomeriggio: un Bagno di Fuoco. Qualcosa di perfettamente impossibile, invivibile, fisiologicamente demente — impossibile. E tuttavia è possibile, è vivibile, è. E come sia possibile, non lo so. Secondo la logica, fisiologicamente sarei dovuto morire — scoppiato, polverizzato (o cotto, piuttosto). Se non sono morto, significa o che la morte non esiste, oppure che c’è un altro tipo di vita che sfugge completamente alle leggi della Materia. È tutto quello che posso dire. Per un’ora e quaranta senza tregua. Del Fuoco vivo. Della lava in fusione. Non ho mai vissuto questa cosa a tale grado. È al di là della morte e al di là della vita — qualcosa di sconosciuto. Un altro tipo di vita. La smentita a tutte le cosiddette “leggi della Materia”». Ma la vera novità arriva il 31 gennaio, quando Satprem, cercando di andare ancora una volta alla radice del dolore, del male, della morte, si trova precipitato in «una immensa tela di ragno, come se tutte quante le fibre della vita, questi milioni e miliardi di fibre fossero avvolti in una Nube nera collante tessuta da una Tela centrale. La Tela della Tristezza, del Dolore, della Sofferenza, dei milioni e miliardi di buone ragioni di essere immersi nella sofferenza e nella tristezza e nell’orrore, ma è QUESTA che inocula il suo veleno, che ci costringe nella tela, e che finalmente vuole mangiarci. È la Tela della Morte. Si è prigionieri nella sua Nube, e poi hop!, può prendere un anno, dieci anni, vent’anni, ma alla fine ci trasforma in un boccone — è questo, il vero Cancro. È il nodo centrale. …Ed è straordinariamente curioso (è un caso?): nei registri dei campi di concentramento, eravamo catalogati N.N. (Nacht und Nebel) — Notte e Nube. Eravamo condannati alla Nube». La transizione è lenta e pericolosa, ma la cosa più sconcertante è che si cammina senza sapere se si sta procedendo nella direzione giusta. Tutto il vecchio modo di percepire e di stare in un corpo si disgrega, e non si sa bene se è la vecchia morte di sempre che ci bracca e ci consuma a poco a poco, oppure la nuova Vita che erige le proprie divine fondamenta sopra le macerie di questa vecchia carcassa animale. Ogni tanto, tuttavia, si può gridare un qualche ‘eureka!’ che, pur sapendo bene non costituire quello definitivo, è irrefutabile. Così, il 29 marzo 1985, Satprem può esclamare: «Adesso SO! il corpo SA! Tutte le leggi della Materia sono una Menzogna. Tutte le leggi del corpo sono una fabbricazione menzognera del subcosciente. Tutto è FALSO! C’è la TUA Legge. C’è un altro Sole. C’è una vera Materia. C’è la Sensazione divina che annulla, dissolve, “irrealizza” questa Menzogna millenaria. La “disintegrazione”, è la disintegrazione del subcosciente scientifico e atavico, materiale — saltato per aria! C’è QUESTA COSA. C’è quanto QUESTA COSA vuole. C’è Questa Legge. C’è la Materia divina dove tutto questo incubo di morte non esiste più. Siamo alla Frontiera del Nuovo». Vita, morte… due parole che sembrano perdere il loro significato, o forse ne acquistano uno del tutto nuovo. E noi, da che parte stiamo? Dalla parte della vita, o dalla parte della morte? Siamo noi i morti che devono resuscitare, uscire da queste tombe nelle quali ci troviamo murati, illusi di crederci ‘vivi’… ma di quale vita andiamo blaterando? questa sembianza di vita in cui ci dibattiamo come forsennati? No, è la morte che ci fa credere vivi. È la Morte che deve morire, affinché la Vita vera sia! ——————————————————————————– Nel 1986 (vol. VI) il corpo di Satprem «incomincia a ricevere numerose prove… una evidenza che funziona». Un anno ancora in cui «ci si dibatte in un Mistero umano che questi Carnets cercano costantemente (o prematuramente) di mettere a nudo». Una prima osservazione viene fatta proprio al principio dell’anno, il 15 gennaio. Satprem nota come tutte le energie materiali di cui siamo a conoscenza, se portate a una certa intensità, diventano distruttrici per il corpo (una scarica elettrica potente, lo fulmina; una forza gravitazionale troppo forte, lo schiaccia; un calore troppo elevato, lo carbonizza; un’esplosione atomica, lo polverizza…). Mentre, al contrario, l’energia sopramentale (ovvero, l’Energia Creatrice stessa, allo stato puro) è in grado di aumentare la sua dose in modo indefinito senza distruggere il corpo fisico. Ciò che questa Forza invece distrugge inesorabilmente al suo passaggio, è la morte, l’oscurità, la menzonga. Perciò, l’adattamento progressivo necessario per sopportare la forza-coscienza sopramentale nel corpo, non è teso a rendere il corpo sempre più capace di ospitare questa Forza (il corpo possiede già spontaneamente tale capacità!), ma a spodestare dalla coscienza fisica l’illusione della realtà della menzonga, della malattia, dell’oscurità, della morte. C’è una illusione da stanare in quella che Sri Aurobindo chiama “la mente del corpo” e Mère “la mente delle cellule”; la morte non è affatto connaturata al corpo fisico — è solo un rivestimento opaco che vela e deforma la pura coscienza cellulare, la vera realtà della materia, che è libera da ogni legge (compresa quella della morte). Mère parlava di una “periferia opaca” della cellula, che bisogna attraversare per arrivare al nucleo della pura realtà materiale. Satprem osserva la barbarie aumentare giorno per giorno nel mondo e, parallelamente, persegue senza tregua il suo compito di imparare un altro modo di essere nella materia, un altro modo di vivere in un corpo fisico; in una «strana situazione mista» egli a ogni istante si spinge all’estremo limite possibile per un uomo, dove il passo successivo sembra impossibile restando “vivi”, eppure ogni volta constata che «è come se, ogni volta, il limite retrocedesse» — come se la morte perdesse sempre più terreno. E quanto sembrava impossibile diventa meravigliosamente possibile: «la morte può essere annullata. Ieri, ho avuto la prova corporea definitiva dell’irrealtà della morte. La morte non è una necessità “ineluttabile”, come l’Ananke dei greci, è la conseguenza ultima di una forza menzognera e crudele che domina tutti gli strati della coscienza terrestre fino alla materia più materiale. È questa dominazione che può essere ribaltata» (14 aprile 1986). Il 26 settembre, osservando la proporzione davvero «smisurata» del fenomeno, Satprem si pone degli interrogativi fondamentali: «Non so se si tratta di un cataclisma o di una apocalisse. Si attraversa “qualcosa”, ma cosa? Tutto questo conduce da qualche parte — ma dove?» Ma a Satprem non importa certo dare un nome alla meta che faticosamente e inesorabilmente si avvicina a lui passo dopo passo, tanto più in considerazione del fatto che si tratta di un cammino privo di strada e di segnali indicatori. Satprem cerca una risposta pratica alle sue domande: occorre arrivarci, in questo ignoto che va costruendosi davanti a sé. E quando la strada si disegna chiara sotto i suoi passi, questo è tutto ciò che conta per davvero — mentre, nel frattempo, si osserva intorno a sé il panorama che cambia, o che si allarga sempre più, permettendo una visione d’insieme sempre più globale. Come ad esempio il giorno del suo 63esimo compleanno: «Il processo diventa assolutamente tangibile (!) e chiaro — vissuto. Nel corso di tutta la nostra vita, dal nostro primo respiro, siamo avviluppati, circondati, rinchiusi dentro una invisibile muraglia di morte, e questa muraglia, noi non la attraversiamo che al momento di morire (per scoprire che la Vita stava dall’altra parte!). Ora, quando questo vulcano dal basso sale a ondate sempre più dense e va a toccare o a scatenare o a chiamare — provocare — questo vulcano dall’alto che scende con una massa sempre più densa, sempre più densa, tutto il corpo ha la sensazione di essere schiacciato, appiattito, spappolato, accartocciato, ridotto allo stato di una specie di microscopica pupattola — di un seme, come in una implosione. MA è la traversata di questa muraglia di morte… che avviene restando pienamente vivo!… per ritrovare la Grande Realtà UNA, Totale, fatta d’Amore, la Vita finalmente, la Vita vera. Ed è al momento di questa traversata, in questa sorta di annientamento “insopportabile”, che non bisogna sbagliarsi di realtà e prendere la Vita per la morte! È questo che viene vissuto a poco a poco, per ondate successive e per “annientamenti” successivi. E si capisce che una cosa simile non si può fare in un solo corpo. Ma il corpo SA» (30 ottobre 1986). ——————————————————————————– Il settimo volume dei Carnets d’une Apocalypse ha una straziante particolarità, essendo il primo volume pubblicato postumo (ovvero nel mese di ottobre del 2007), benché Satprem abbia avuto tempo di rileggerlo integralmente, essendo già pronto per la pubblicazione da più di un anno… Sempre più, attorno a lui, si assiste a uno sfaldarsi dell’entourage, a un preoccupante scollamento fra la crescente intensità della propria esperienza corporea, e la resistenza o la refrattarietà crescente della materia umana circostante (e l’analogia con gli ultimissimi anni dell’Agenda di Mère, da questo punto di vista, sono piuttosto impressionanti, sia pur con tutte le dovute differenze). In ogni caso, questo volume comprende undici mesi, da febbraio a dicembre del 1987. Il 22 febbraio Satprem annota: «Questo corpo è stato fabbricato dalla morte da milioni e miliardi di anni, ed è questo senso materiale della morte che sta per essere estirpato dal corpo, atomo dopo atomo, cellula dopo cellula, in modo innumerevole — e ogni volta che un lembo di morte viene estirpato, si attraversa la morte per intero — non si finisce di morire. Finché non resterà più un solo atomo di questa Menzogna. Soltanto il Sole. Ecco quanto questo corpo incomincia a capire e che gli conferisce la forza di attraversare tutte queste morti successive» Satprem — o, dovremmo dire, con maggiore precisione, l’agglomerato fisico che costituisce la sostanza del corpo di Satprem, per nulla separato dall’intera materia universale (o perlomeno umana!) — avanza a tentoni in una dimensione… sempre più limpida. «Evidentemente, c’è una difficoltà collettiva da vincere — che più tardi non sarà più presente… per quanti seguiranno». Questa breve nota, apposta a margine del suo diario del 19 marzo, può farci comprendere un poco le proporzioni del Lavoro. …E, in effetti, questo settimo volume contiene brevi annotazioni a piè di pagina che sono folgoranti e meravigliose. Il 23 maggio 1987, per citare un altro esempio, Satprem — sempre a caccia “di quel qualcosa che FA la morte” (non semplici “pretesti”, come il cancro o l’infarto, ma la vera sorgente scatenante) — appone in una postilla un formidabile enunciato: «La vita è la morte, mentre la morte è altra cosa». E subito dopo ne aggiunge un altro, precisando però che quest’ultimo è ancora in fase di verifica sperimentale: «Quando si potrà trasmaterializzare quest’altra cosa, la morte scomparirà e sarà un altro tipo di vita». Già: noi crediamo di vivere, ma in realtà la nostra cosiddetta vita è la morte stessa. Mentre, dall’altra parte, quanto a noi appare morte, potrebbe essere la vita vera, che preme per passare da questa parte e… resuscitare i morti che noi tutti siamo! Fra noi, indubbiamente, ci sono morti che credono di stare bene e altri che credono di stare male — ma pur sempre di morti si tratta! E Satprem, lo stesso giorno, aggiunge: «Sotto la pressione formidabile di questa Potenza di Grazia si attraversa, nel corpo, tutto un reticolo di maglie di ferro assai fitte di cui ciascuna è la morte che tira, strappa, resiste — VUOLE farvi credere nella morte» (23 maggio 1987). Un paio di giorni dopo, Satprem precisa: «Noi siamo rinchiusi in una statua invisibile. Come il faraone nel suo sarcofago. Questa statua è la morte, che noi chiamiamo vita. Tutte le nostre conoscenze, le nostre “leggi”, le nostre scienze e le nostre religioni sono il prodotto di quest’uomo nel suo invisibile sarcofago. Tutto è visto e vissuto attraverso questa parete deformante. Tutti i nostri mezzi e i nostri “poteri” sono degli artifici indiretti per agire dall’interno di questa prigione o attraverso i suoi muri invisibili. Se il Muro crolla, tutto cambia. È l’inizio della nuova specie.» (25 maggio 1987). «Il corpo impara progressivamente l’irrealtà della morte… Visto dalla parte opposta, si potrebbe dire in modo più positivo che il corpo impara progressivamente a sopportare lo stato senza morte» (17 luglio 2007). «Non è il cancro, non sono le malattie, non è la vecchiaia che creano la morte: è questa parete. Non sono nemmeno gli “incidenti” che determinano la morte, perché, al di fuori di questa parete tutto è mosso da una Totalità Armoniosa dove non esiste, non può esserci alcun “incidente”… Ed è proprio questa Totalità Armoniosa (e potente!) a essere insopportabile per qualcuno che si trova all’interno della parete» (18 luglio 1987). «Bisogna acconsentire fisicamente a passare attraverso le pareti del proprio corpo come attraverso la morte, unicamente affermando il sole che si trova dall’altra parte» (21 agosto 1987). E, alla fine di un ulteriore anno di ‘terremoto nel corpo’, ancora un grido: «Riuscirà la mia schiena e reggere? (Talvolta ho l’impressione di essere come Atlante)» (31 dicembre 2007). ——————————————————————————– L’ottavo tomo riguarda l’intero corso dell’anno 1988. Il primo gennaio, Satprem annota una constatazione che, a ben vedere, ha molto poco di personale e riguarda piuttosto l’intera specie umana, in questa sua cruciale svolta evolutiva — «È una tale agonia schiacciante. Non si può nulla. È una questione fra il Supremo e la Morte. Si è il luogo della battaglia. Sopportare e resistere…». Per poi aggiungere, subito dopo: «L’unica cosa che si può fare, è scegliere di schierarsi dalla parte del Supremo. E subire… l’impossibile.» Un programma d’azione che, per Satprem — come dovrebbe avvenire per ogni essere umano degno di questo nome —, è tutto concreto e niente affatto teorico. E il 26 gennaio, a riprova, il processo viene descritto con grande precisione: «Una Potenza scatenata e quasi… no, non “quasi”: ostinata, più pesante del piombo, che fa schioccare le vertebre del collo, inarca le scapole fin quasi a toccare la colonna vertebrale, fa schioccare le vertebre del coccige, le ossa dei piedi, solleva i talloni e si mette a martellare-martellare la Terra, poi una nuova Massa accanita, e così di seguito — qualcosa di folle e implacabile (come a dire): “lascia passare oppure ti spezzi”. E tutto il corpo si torce di dolore, cercando di sopportare queste Masse senza spezzarsi, e la cosa passa e passa ancora. Ci si trova in un cataclisma e si può solo lasciarsi triturare e contorcere e scuotere… Con, ogni tanto, dei sollevamenti dal fondo.» E aggiunge, a commento: «Il corpo ha una tale fede che non sia lui, ma qualcosa d’altro che debba spezzarsi.» La morte scricchiola in tutto il corpo e protesta contro quella invasione di Vita vera nll’organismo fisico. Particolarmente significativa l’osservazione del 30 gennaio, buttata lì così, come nulla, ma che ci pare estremamente illuminante: «Credo che un atleta avrebbe probabilmente molte più difficoltà a sopportare “questa cosa”, perché la sua capacità animale è molto più resistente. (Se le mie vertebre si sentissero forti, è probabile che opporrebbero molta più resistenza — bisogna davvero lasciarsi “appiattire”, pur restando in piedi!).» E, come sempre, Satprem non perde la sua lucida ironia: «È sempre attraverso le falle che si progredisce. Il papa deve essere l’animale più retrivo che esiste.»! Effettivamente… In ogni caso, per Satprem tutto il problema della trasformazione del corpo sembra concentrarsi sempre più sullo scheletro e, in particolar modo, sulla colonna vertebrale — «evidentemente, la colonna vertebrale è la base della forma umana» (1° maggio 1988). Mère osservava, nella sua Agenda, un fenomeno chiamato “il trasferimento di potere”, in cui gli organi e le funzioni del corpo, uno dopo l’altro, perdevano la loro cieca obbedienza alle regole fisse della natura, ai suoi rigidi automatismi, e imparavano a obbedire alla Coscienza, al Divino. Satprem sembra invece non essere affatto sottoposto a una simile operazione (in una conversazione con l’amata Sujata, il 17 marzo, confessa anzi di non “capire” — in senso sperimentale e pratico, intendiamoci, non certo con la testa e la sua raziocinante ignoranza! — il processo seguito da Mère… «Capire, per il corpo, vuol dire POTER FARE» ripeteva spesso la stessa Mère); per lui, sembra che tutta la resistenza alla trasformazione si concentri nelle vertebre. Una triturazione continua e spossante, in cui non si sa affatto quale sia la direzione da prendere e se si sta procedendo nel giusto senso! Il cammino verso una nuova specie, non può essere previsto in anticipo: solo a posteriori ci si rende conto se la direzione in cui si viene condotti fosse quella giusta. Di conseguenza, l’unica vera risorsa consiste nell’operare un abbandono sempre più totale al Divino. Un vero e proprio “surrender” del corpo! E Satprem si trova sempre più alle prese con quella che lui stesso definisce «la gestapo della Materia» (18 febbraio 1988), rintracciando una singolare analogia fra la costruzione del nostro corpo mortale e i metodi spietati delle SS: «Sembra che tutto questo sistema corporeo, materiale, sia stato inventato dai nazisti. Quando si tenta di uscirne, è uno scatenarsi di crudeltà e di cattiveria.» (5 maggio 1988). E, come conseguenza, una verità amara si presenta davanti ai suoi occhi: «Una gestapo crudele ha usurpato la nostra materia, e la scienza ha codificato le leggi crudeli. L’homo electronicus è il trionfo della Morte. E ne vanno così fieri!» (7 dicembre 1988). Mère lo aveva testimoniato per prima: «la trasformazione non è mica uno scherzo» — it’s not a joke! 23 agosto 1988: «Tutti i limiti del corpo sono i limiti della morte; tutte le lacerazioni, le oppressioni, i dolori, sono le lacerazioni, le oppressioni e i dolori della morte, e bisogna — bisogna permettere che questo Raggio Divino, questa Potenza “terribile” (ma terribile esclusivamente per il nostro sistema mortale) attraversi per intero questo muro di morte, e più questa Potenza si immerge lì dentro, più tutto stride e strazia e agonizza — occorre conoscere chi sta lì dentro e aggrapparsi con tutte le proprie forze a quest’unica Realtà a dispetto di tutte le lacerazioni e le agonie e le oppressioni, chiamare-chiamare questa sola Realtà che libera nel momento stesso in cui sembra opprimere e straziare e far morire. È questo, morire vivendo. È questo, lo “spell” [il sortilegio]. È questo, il torrione. Chi lo annienterà? O il nostro sistema umano mortale è inesorabile, come i campi di concentramento, oppure c’è una Grazia suprema al centro di questo orrore, e si può uscirne. Sarà la prossima Era e la prossima specie. Ci si scopre costantemente a un margine terribile.» E, lo stesso giorno, Satprem aggiunge una nota più ‘personale’: «un nuovo livello della colonna vertebrale si è demolito.» Davvero, non si può immaginare la triturazione che Satprem subisce un giorno dopo l’altro, un anno dopo l’altro, in modo sempre più drastico e impossibile. Quell’impossibile che è il solo grande Possibile aperto su una umanità ormai alla deriva e senza via d’uscita che non costituisca una fuga in un nirvana al di là della manifestazione cosmica). Un cammino nell’impossibile che è privo di ricette e di panacee (queste e quelle sono le tipiche chimere umane che non possono andare d’accordo con uno stadio postumano, di cui non sappiamo nulla e che presagiamo libero, finalmente libero da ogni aberrazione, menzogna e illusione). «È sempre lo stesso: si crede di aver trovato il modo per sopportare la cosa, e tre minuto dopo, o l’indomani, il “mezzo” non funziona più e ci si ritrova di fronte a queste stesse ostruzioni e questi artigli di ferro…» (16 settembre 1988). Il 3 ottobre, in una breve annotazione, Satprem accenna a una possibile nuova scoperta: una sorta di “valvola centrale” non meglio precisata (e di cui egli stesso ammette il giorno dopo di «non averne ancora compreso molto bene il meccanismo»). Il 10 ottobre, dopo aver iniziato a vederne meglio il funzionamento e, anzitutto, l’esistenza, afferma: «Questa “valvola centrale” e questo “asse centrale” esistono eccome. Si tratta anzi di una scoperta capitale — una scoperta del corpo. Questa “valvola” si situa (tracciando un asse verticale che dalla cima del cranio arriva fino al suolo, passando in mezzo al cervello e al corpo) in un qualche punto al centro della fronte o fra le sopracciglia — e l’“asse” scende dietro il naso, la bocca, ecc. e lungo il centro della colonna vertebrale.» Ma, evidentemente, si tratta di una scoperta troppo recente «per poterne parlare e, soprattutto, per poterne individuare i singolari effetti nell’intero meccanismo atomico (o “scheletrico”!).» L’unica cosa che Satprem si limita a precisare, è che non si tratta della ben nota kundalini, ma di qualcosa d’altro assai più poderoso nei suoi effetti sul corpo; e, «in ogni caso, è il contrario della kundalini, dato che opera dall’alto verso il basso e non dal basso verso l’alto». Aggiungendo poi, il 15 novembre, che l’apertura di questa “valvola centrale” «corrisponde all’inspirazione» e, più precisamente, ha a che fare con la «nuova respirazione» che il corpo sta sviluppando, come quando — nel corso dell’evoluzione — il pesce si è trovato costretto a modificare la propria respirazione branchiale in una nuova respirazione polmonare. ——————————————————————————– Inutile dire che attendiamo con una strana sensazione di vertigine l’uscita di ogni nuovo volume di questi Carnets d’une Apocalypse. Restano diciannove anni tutti da esplorare (fino al fatidico 9 aprile 2007), che dovranno essere raccolti in ulteriori 16 volumi — per un totale di 24 tomi complessivi.


    #48938

    Kappa82
    Partecipante

    grazie viandante 😉


    #48939

    Xeno
    Partecipante

    Tutto questo mi fa venire in mente un libro che lessi tempo fa di Uppaluri Gopala “L'inganno dell'Illuminazione”.Questo Indiano di famiglia Brahmina è una voce fuori dal coro…seppur sia stato anche amico Jiddu Krishnamurti e abbia avuto maestri…non avvenne niente in lui in quel tempo nonostante gli anni di dedizione….ma succederà più avanti quando sperimenta attraverso il corpo ed attraverso sofferenze che il corpo gli presentò, inaspettatamente la Trasformazione.
    Tanto che dice:”la vera trasformazione è fisica,non ha nulla a che vedere con la psicologia,la religiosità,l'estasi o la beatitudine”.
    Al tempo misi il libro in secondo piano relegandolo in uno scaffale secondario (cioè libri interessanti ma di poca importanza (mi sbagliavo)

    Viandante senti,sai mica se inerente a ciò che hai postato ci sono esercizi,pratiche,o quant'altro?Insomma qualcosa di più specifico?
    O,dal tuo punto di vista un esercizio di Rilassamento Cosciente come ad esempio il C’hi taoista può essere sufficiente.

    Ti lascio con questo estratto:

    “Quando viene la morte, il corpo crolla, smette di funzionare ed è la fine. Ma qui , in qualche modo, il corpo si rinnova. Questo rinnovarsi ora accade inevitabilmente tutti i giorni. Ci sono voluti degli anni prima che l’intero processo si stabilizzasse. Per me la vita e la morte sono una cosa sola, non sono due cose separate.
    Mi sono accadute cose di ogni genere, e sono passato attraverso tutto, è un processo doloroso, perché la presa del pensiero sulle ghiandole e sui plessi nervosi è forte e deve essere bruciata.
    Il dolore fisico era insopportabile – ecco perché dico che voi in realtà non volete questo.
    Vorrei potervene dare una percezione, un assaggio, non ne vorreste più sapere.
    Quello che cercate non esiste; è un mito, non vorreste avere proprio niente a che fare con questa cosa, si tratta di un processo davvero sconcertante, perché distrugge ogni nervo, ogni cellula, persino le cellule del midollo osseo. Non è qualcosa che potete manipolare. Bisogna diventare totalmente privi di illusioni, allora “la cosa” incomincia ad esprimersi a modo suo.
    Io non sono qui per liberare nessuno. Non ho nessun messaggio da dare all’umanità. A me interessa soltanto descrivere questo stato, togliendo tutte le mistificazioni con le quali le persone del sacrosanto affare hanno avvolto l’intera faccenda.”

    U.G.


    #48940

    Kappa82
    Partecipante

    Io ascoltando un pò di conferenze di Rocco Bruno e ho imparato vari esercizi molto utili, tipo il lavoro in calma, esercizi di trasmutazione ecc… che trovi nelle sue vari pagine su internet…


    #48941

    Kappa82
    Partecipante

    [quote1356623628=Kappa82]
    Io ascoltando un pò di conferenze di Rocco Bruno ho imparato vari esercizi molto utili, tipo il lavoro in calma, esercizi di trasmutazione ecc… che trovi nelle sue vari pagine su internet…
    [/quote1356623628]


    #48942

    Xeno
    Partecipante

    [quote1356623698=Kappa82]
    [quote1356623628=Kappa82]
    Io ascoltando un pò di conferenze di Rocco Bruno ho imparato vari esercizi molto utili, tipo il lavoro in calma, esercizi di trasmutazione ecc… che trovi nelle sue vari pagine su internet…
    [/quote1356623628]

    [/quote1356623698]

    Si si Kappa li conosco grazie…..chiedevo a viandante se ne aveva altri .
    :bay:
    ps.
    ah dimenticavo kappa grazie per il video lo sfidante integrale che hai postato tempo fa….io l'avevo visto a pezzi, o potuto così masterizzarlo e farlo vedere in giro


    #48943

    Anonimo

    [quote1356624342=Xeno]
    succederà più avanti quando sperimenta attraverso il corpo … inaspettatamente la Trasformazione. Tanto che dice: “la vera trasformazione è fisica, non ha nulla a che vedere con la psicologia, la religiosità, l'estasi o la beatitudine”.
    [/quote1356624342]
    Per forza… Spesso ciò che si intende per psicologia, religiosità, l'estasi o beatitudine non sono l'esperienza ma l'effetto dell'assenza di esperienza, ovvero fantasticheria. E, l'esperienza, per essere tale (cioè reale), dev'essere fisica, non immaginaria, anche perché la coscienza e il corpo sono Uno. Invece la mente convenzionale è un surrogato, non fa parte dell'essere umano originario.


    #48944

    Kappa82
    Partecipante

    Grazie Xeno è fantastico quel documentario, ti posto anche questo video veramente interessante non sò se l'hai già visto 😉 ….
    https://www.youtube.com/watch?v=Jynu-Y16Vr8


    #48945

    viandante
    Partecipante

    Diceva Mère

    Il vero cambiamento di coscienza
    è quello che cambierà
    le condizioni fisiche del mondo
    e ne farà una creazione completamente nuova.

    Come già detto in precedenza, questa è una strada mai battuta dall'uomo, pertanto non esistono comode vie da seguire.
    Gli stessi Sri Aurobindo e Mère non hanno lasciato modelli preconfezionati da ripetere.
    In questo yoga non esistono maestri, ognuna puo' allo stesso tempo essere discepolo e maestro per un altro.
    Fortunatamente esistono i loro scritti che ci possono illuminare lungo la strada, e fratelli che si sono avventurati prima lungo la via,e che possono essere d'aiuto nei momenti di difficoltà.
    Cio' detto, esistono pero' dei punti cardine senza i quali non è possibile andare da nessuna parte.
    Cerchero' di descriverli, senza ordine di importanza, ma sicuramente il primo requisito che non necessita di nessun lavoro, ma o lo si ha o non lo si ha, è l'aspirazione del cuore.
    E' L'ANELITO DEL CUORE CHE CHIAMA, come un bisogno lancinante, dice Satprem, come un “grido dell'anima” rivolto verso l'alto.
    Che cosa chiama? Chiama la Coscienza-Forza, la cui discesa sarà una tappa fondamentale di questo percorso(già l'ho descritta post precedente), è Lei che farà per noi tutto il lavoro.
    E' una esperienza assolutamente fisica, non ce la si puo' inventare.
    Questa esperienza la si puo' attivare anche con la ripetizione mentale del mantra delle cellule, strumento fondamentale dello yoga integrale.

    “Il mantra delle cellule è un catalizzatore fondamentale. Facendo un passo indietro, Mère, parlando con Satprem che chiedeva un mantra, diceva che il mantra è qualcosa di personale e che ognuno può spontaneamente trovare il suo mantra. Ma aggiungeva che il mantra spontaneo deve sorgere dallo psichico e che quindi bisogna che ci sia realmente un collegamento con esso. Altrimenti il mantra viene da una parte dell'ego che si fa passare per “maestro interiore”. Per tale motivo, almeno che il ricercatore non sia molto avanti nella sua sadhana, è consigliato che il mantra sia dato da un Maestro. Fatta questa precisazione, Mère decise di consegnare il suo mantra all'umanità, consentendo a Satprem di registrarlo, perchè lei diceva che om namo bhagavatè è il suono della Coscienza sovramentale, detta anche Coscienza di Verità, che è proprio la Coscienza che dobbiamo risvegliare nel nostro corpo e che si sta manifestando in questa nuova fase evolutiva della Terra. Naturalmente non è proibito usare altri mantra, a patto che il ricercatore sappia in quel momento a cosa servano, cosa debbano risvegliare, quale qualità debbano sviluppare. Ma quando siamo insieme a fare il japa, la recitazione comune dello stesso mantra crea un campo di coerenza nel gruppo e potenzia l'efficacia del mantra stesso, unendoci in un'aspirazione condivisa. Il Purna Japa (recitazione del mantra delle cellule) ci sintonizza sulla Discesa e sul Risveglio della Forza che è il nostro progetto comune di trasformazione individuale e per la Terra. Dice Mère nel I volume dell'Agenda: “Per il momento fra tutte le formule mantriche quella che agisce più direttamente su questo corpo, prendendo tutte le cellule e producendo immediatamente una cosa così (gesto di vibrazione) è il mantra sanscrito OM NAMO BHAGAVATE' (…) tutte le cellule del corpo venivano prese da un'intensità di aspirazione (…) e ha un tale potere di trasformazione!” “Il mantra om namo bhagavatè mi è venuto dopo un certo tempo perchè volevo avere un mantra mio, adatto a quanto questo corpo ha da fare nel mondo. A quel punto allora mi è venuto: proprio come una risposta a un bisogno che si era fatto sentire. Allora, se ne senti il bisogno (rivolta a Satprem) – non qui nella testa, ma qui (Mère indica il centro del cuore) – vedrai che verrà. Un giorno finirai per sentire le parole, oppure le parole verranno fuori da sole dal tuo cuore. Allora sarà quella la cosa da tener cara.” Da queste parole risulta evidente che un mantra personale può nascere spontaneo, ma dal Cuore. Chi di noi è veramente certo di essere in contatto con il cuore, ovvero con lo psichico? Non dimentichiamo che Mère era un'Avatar e Satprem, che pure era molto avanti, il suo mantra non lo aveva trovato, tanto da chiederlo a Mère. Dice Mère: “Il japa (col mantra delle cellule) serve a mettere a posto il subconscio, l'inconscio e la materia, le cellule del corpo, tutto quanto. Richiede un tempo, certo, ma finisce per avere un effetto proprio grazie alla sua ripetizione. Il japa (purna japa) riempie il corpo di coscienza.”

    Altro passaggio fondamentale è l'apertura del cuore e l'emersione dell'essere psichico.
    Per far questo c'è bisogno di tutto un lavoro di destrutturazione della corazza caratteriale, o trasformazione dell'ego; occorre in altre parole lavorare su tutti i livelli dell'essere, cioè mentale,emozionale e fisico.Questo puo' essere fatto con tutti i mezzi che le varie tradizioni mettono a disposizione,hatha yoga, tai chi,etc…ma anche le piu' moderne tecniche bioenergetiche, psicoterapia reichiana e quantaltro.
    Quindi qualsiasi terapia e tecnica energetica puo' concorrere alla scopo se contestualizzata nel progetto.
    Caro Xeno, Kappa, e tutti quelli che sono interessati, spero di aver risposti in maniera chiara e soddisfacente, resto cmq a disposizione per tutti i chiarimenti…secondo le mie possibilità.
    :bay:


    #48946

    Xeno
    Partecipante

    [quote1356632477=viandante]
    Diceva Mère

    Il vero cambiamento di coscienza
    è quello che cambierà
    le condizioni fisiche del mondo
    e ne farà una creazione completamente nuova.

    Come già detto in precedenza, questa è una strada mai battuta dall'uomo, pertanto non esistono comode vie da seguire.
    Gli stessi Sri Aurobindo e Mère non hanno lasciato modelli preconfezionati da ripetere.
    In questo yoga non esistono maestri, ognuna puo' allo stesso tempo essere discepolo e maestro per un altro.
    Fortunatamente esistono i loro scritti che ci possono illuminare lungo la strada, e fratelli che si sono avventurati prima lungo la via,e che possono essere d'aiuto nei momenti di difficoltà.
    Cio' detto, esistono pero' dei punti cardine senza i quali non è possibile andare da nessuna parte.
    Cerchero' di descriverli, senza ordine di importanza, ma sicuramente il primo requisito che non necessita di nessun lavoro, ma o lo si ha o non lo si ha, è l'aspirazione del cuore.
    E' L'ANELITO DEL CUORE CHE CHIAMA, come un bisogno lancinante, dice Satprem, come un “grido dell'anima” rivolto verso l'alto.
    Che cosa chiama? Chiama la Coscienza-Forza, la cui discesa sarà una tappa fondamentale di questo percorso(già l'ho descritta post precedente), è Lei che farà per noi tutto il lavoro.
    E' una esperienza assolutamente fisica, non ce la si puo' inventare.
    Questa esperienza la si puo' attivare anche con la ripetizione mentale del mantra delle cellule, strumento fondamentale dello yoga integrale.

    “Il mantra delle cellule è un catalizzatore fondamentale. Facendo un passo indietro, Mère, parlando con Satprem che chiedeva un mantra, diceva che il mantra è qualcosa di personale e che ognuno può spontaneamente trovare il suo mantra. Ma aggiungeva che il mantra spontaneo deve sorgere dallo psichico e che quindi bisogna che ci sia realmente un collegamento con esso. Altrimenti il mantra viene da una parte dell'ego che si fa passare per “maestro interiore”. Per tale motivo, almeno che il ricercatore non sia molto avanti nella sua sadhana, è consigliato che il mantra sia dato da un Maestro. Fatta questa precisazione, Mère decise di consegnare il suo mantra all'umanità, consentendo a Satprem di registrarlo, perchè lei diceva che om namo bhagavatè è il suono della Coscienza sovramentale, detta anche Coscienza di Verità, che è proprio la Coscienza che dobbiamo risvegliare nel nostro corpo e che si sta manifestando in questa nuova fase evolutiva della Terra. Naturalmente non è proibito usare altri mantra, a patto che il ricercatore sappia in quel momento a cosa servano, cosa debbano risvegliare, quale qualità debbano sviluppare. Ma quando siamo insieme a fare il japa, la recitazione comune dello stesso mantra crea un campo di coerenza nel gruppo e potenzia l'efficacia del mantra stesso, unendoci in un'aspirazione condivisa. Il Purna Japa (recitazione del mantra delle cellule) ci sintonizza sulla Discesa e sul Risveglio della Forza che è il nostro progetto comune di trasformazione individuale e per la Terra. Dice Mère nel I volume dell'Agenda: “Per il momento fra tutte le formule mantriche quella che agisce più direttamente su questo corpo, prendendo tutte le cellule e producendo immediatamente una cosa così (gesto di vibrazione) è il mantra sanscrito OM NAMO BHAGAVATE' (…) tutte le cellule del corpo venivano prese da un'intensità di aspirazione (…) e ha un tale potere di trasformazione!” “Il mantra om namo bhagavatè mi è venuto dopo un certo tempo perchè volevo avere un mantra mio, adatto a quanto questo corpo ha da fare nel mondo. A quel punto allora mi è venuto: proprio come una risposta a un bisogno che si era fatto sentire. Allora, se ne senti il bisogno (rivolta a Satprem) – non qui nella testa, ma qui (Mère indica il centro del cuore) – vedrai che verrà. Un giorno finirai per sentire le parole, oppure le parole verranno fuori da sole dal tuo cuore. Allora sarà quella la cosa da tener cara.” Da queste parole risulta evidente che un mantra personale può nascere spontaneo, ma dal Cuore. Chi di noi è veramente certo di essere in contatto con il cuore, ovvero con lo psichico? Non dimentichiamo che Mère era un'Avatar e Satprem, che pure era molto avanti, il suo mantra non lo aveva trovato, tanto da chiederlo a Mère. Dice Mère: “Il japa (col mantra delle cellule) serve a mettere a posto il subconscio, l'inconscio e la materia, le cellule del corpo, tutto quanto. Richiede un tempo, certo, ma finisce per avere un effetto proprio grazie alla sua ripetizione. Il japa (purna japa) riempie il corpo di coscienza.”

    Altro passaggio fondamentale è l'apertura del cuore e l'emersione dell'essere psichico.
    Per far questo c'è bisogno di tutto un lavoro di destrutturazione della corazza caratteriale, o trasformazione dell'ego; occorre in altre parole lavorare su tutti i livelli dell'essere, cioè mentale,emozionale e fisico.Questo puo' essere fatto con tutti i mezzi che le varie tradizioni mettono a disposizione,hatha yoga, tai chi,etc…ma anche le piu' moderne tecniche bioenergetiche, psicoterapia reichiana e quantaltro.
    Quindi qualsiasi terapia e tecnica energetica puo' concorrere alla scopo se contestualizzata nel progetto.
    Caro Xeno, Kappa, e tutti quelli che sono interessati, spero di aver risposti in maniera chiara e soddisfacente, resto cmq a disposizione per tutti i chiarimenti…secondo le mie possibilità.
    :bay:

    [/quote1356632477]

    Ho capito perfettamente viandante sei stato gentilissimo grazie

    @Kappa
    si lo visto il video postato tempo fa da Brig zero; https://www.altrogiornale.org/_/forum/forum_viewtopic.php?97360.756#post_133893
    Un grande uomo non c'è che dire.
    :bay:


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