Thorwald Dethlefsen

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Questo argomento contiene 8 risposte, ha 5 partecipanti, ed è stato aggiornato da  skorpion75 6 anni, 10 mesi fa.

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  • #47853

    skorpion75
    Partecipante

    Prima di iniziare questo threal voglio esprimere la mia più sincera gratitudine e amore a GIUS, attraverso il quale ho conosciuto l'insegnamento di un Essere straordinario: Thorwald Dethlefsen

    Le opere di Thorwald Dethlefsen a prima vista potrebbero sembrare che parlino di malattia, destino, reincarnazione, e in effetti in esse si accennano questi temi ma…..ma credo che nei fatti si vada ben al di là dei temi appena citati, e l'autore ne è ben consapevole a mio avviso.
    In “Il destino come scelta” e ancor di più in “Malattia e destino” Dethlefsen parla a mio avviso all'ESSERE, all'ANIMA, parla di AMORE, SINCERITA', ACCETTAZIONE, e tocca delle corde che non sono proprie fisiche, intese a livello del corpo, ma appunte sono corde dell'animo umano, della sua vera essenza, di ciò che è veramente, che è sempre stato e che sarà (parla all' ESSERE).

    Tutto ciò però verrà percepito in tal modo solo per chi è pronto a recipirlo in tal modo, e allora scatta e cambia qualcosa, nel profondo; per gli altri, nel leggere i libri indicati, la distazione il distacco il disappunto la contrarietà, prenderà il sopravvento sulla Verità che l'autore vuole trasmettere e non verrà recepito il messaggio. Ecco il motivo del detto che a volte si legge un libro a distanza di tempo e si colgono aspetti, significati, emozioni, del tutto diverse dalla prima volta che lo si è letto: la 1° volta non si era “pronti” per ricevere quell'informazione, adesso sì; la si coglie, la si fa propria, viene vissuta nell'intimo, e allora TUTTO E'.

    Mi auguro che tutti voi possiate leggere i 2 libri postati da Gius ( G R A Z I E ) e che possiate integrarli in voi. Leggeteli e fateli girare e leggere ai vostri amici, colleghi, contatti….ne verrà la pena.

    Nel prossimo post riporterò alcuni pezzi dei due libri che ho trascritto mentre li leggevo, divisi per “temi”.


    #47855

    skorpion75
    Partecipante

    Per iniziare riporto prima dei pezzi che trattano dell'evoluzione dell'uomo, del suo “rompere le catene” accettando prima se stesso e poi il mondo per ciò che sono:

    “Svegliati ! è quindi l’esigenza del momento. Liberatevi dall’amaro sonno ipnotico in cui come macchine eseguite solo ordini suggeriti. Essere uomini è un progetto che deve essere realizzato da ognuno. Per questo è necessario abbandonare la caverna di Platone e correre il rischio di affrontare l’accecante realtà. La sua vista è insolita ed estranea, e tuttavia è la realtà, quella di cui tutti gli uomini continuano segretamente a sognare. L’ipnotizzato non è libero, è una marionetta attaccata a fili invisibili, egli ci mostra la nostra personale misera realtà, è lo specchio dell’uomo che ancora non è divenuto consapevole. Accettare la verità significa semplicemente riconoscere il diritto all’esistenza di tutte le cose. Se ci poniamo contro la verità non modifichiamo nulla nei fatti oggettivi,però ci sentiamo oggettivamente peggiori. Perché ogni resistenza alla verità produce una contro resistenza che noi avvertiamo.
    La maggior parte del dolore umano dipende dalla resistenza che noi stessi opponiamo contro le manifestazioni del reale. Tutte le cose sono in sé completamente prive di valore e neutrali. E’ l’atteggiamento dell’uomo che le rende opposte alla gioia e al dolore. Non sono mai le circostanze in se stesse che toccano il nostro animo, ma semplicemente il nostro atteggiamento nei confronti delle circostanze.
    Chi modifica se stesso modifica il mondo. In questo mondo non c’è niente da migliorare, molto invece c’è da migliorare in se stessi. La via esoterica è una via di continua trasformazione,di nobilitazione del piombo in oro. Il saggio è in armonia con tutti i piani dell’essere e quindi vive nel migliore di tutti i mondi possibili. Egli vede la realtà e riconosce che tutto ciò che è, è buono. Non cerca più la felicità perché l’ha già trovata, in se stesso. L’errore sta nel convincimento che la felicità dipenda da cose esterne.Non ci si accorge che le cose del mondo esterno sono piene di fascino solo finchè non si possiedono. La felicità non può essere ottenuta inseguendola, non la si può possedere. Felici si può soltanto esserlo. La felicità è uno stato di coscienza, una condizione dell’anima. La felicità è del tutto indipendente dal mondo esterno. La felicità nasce là dove l’uomo riesce ad essere in armonia col mondo.
    La felicità nasce quando l’uomo diventa consapevole dei suoi compiti e capisce quale grazia sia poter servire.

    Guardando le cose se ne trasforma la qualità, perché in questo modo si porta luce, cioè coscienza, nel buio. Gli uomini vorrebbero sempre cambiare le cose e capiscono con difficoltà che l'unica cosa che viene richiesta all'uomo è la capacità di guardare. La meta ultima dell'uomo – possiamo anche chiamarla saggezza o illuminazione – è la capacità di guardare tutto e di riconoscere che tutto è bene così come è. Un simile atteggiamento significa vera autoconoscenza. Fintanto che una persona viene disturbata da qualcosa o la ritiene bisognosa di cambiamenti, non ha raggiunto l'autoconoscenza. Finché siamo bloccati, non possiamo essere redenti dal dolore, restiamo colpevoli, restiamo malati. Rimane anche la nostra nostalgia di un mondo migliore e il nostro desiderio di modificarlo. Ed ecco che l'uomo è di nuovo prigioniero dell'illusione dello specchio, perché crede nella non perfezione del mondo e non si accorge che soltanto il suo sguardo è imperfetto, perché gli impedisce di vedere la globalità.
    Per questo dobbiamo imparare a riconoscere in tutto noi stessi e ad essere sereni. Questo significa raggiungere il centro della polarità e di qui osservare i poli che pulsano.
    Il ” volersi cambiare ” a tutti i costi cela un enorme pericolo: in realtà non c'è niente da cambiare – a parte la nostra ottica. L'evoluzione si basa unicamente sulla modificazione del modo di vedere – tutte le funzioni esteriori sono sempre soltanto espressione del nuovo modo di vedere. Per quanto possa sembrare duro per tutti coloro che vogliono migliorare il mondo, in questo mondo non c'è niente da migliorare o da cambiare all'infuori della nostra ottica. In questo modo i problemi più complicati si riducono in ultima analisi alla vecchia formula: conosci te stesso! Questa cosa è in realtà così difficile che noi cerchiamo sempre di inventare le più complicate teorie e i più complessi sistemi per conoscere e cambiare gli altri, i rapporti e il mondo circostante. Dato tutto questo lavoro, irrita il fatto che le tante teorie, i sistemi e le macchinazioni ideati vengano cancellati in un sol colpo e sostituiti col semplice concetto ” conosci te stesso “. In realtà il concetto può sembrare semplice, ma la sua realizzazione non lo è affatto.
    Migliorare se stessi non significa soltanto imparare a vedersi come in realtà si è! Conoscere se stessi non significa conoscere il proprio Io. L'Io si rapporta al Sé come un bicchier d'acqua si rapporta all'oceano. Il nostro Io ci fa ammalare, il Sé ci guarisce. La via della guarigione è quella che porta dall'Io al Sé, dalla prigione alla libertà, dalla polarità all'unità.
    Soltanto l'osservazione attenta e costante supera le resistenze e fa crescere quell'amore che è necessario a integrare ciò che si è scoperto. Vedere l'ombra significa: illuminarla. La grande differenza tra ” il mondo ” e ” il saggio ” consiste nel fatto che il mondo cerca sempre di realizzare un polo, mentre il saggio predilige sempre il punto centrale tra i poli. Chi ha capito che l'uomo è un microcosmo, perde gradualmente la paura di ritrovare in sé tutti i principi.
    L'unico significato della nostra incarnazione è la presa di coscienza. È sorprendente quanto poco la maggior parte delle persone si preoccupi dell'unico tema importante della propria vita. È facile ironizzare sulle cure e sull'attenzione che l'uomo dedica al proprio corpo, sebbene sia ben chiaro che esso un giorno andrà in pasto ai vermi. Chiaro dovrebbe essere anche che un giorno tutto (famiglia, denaro, casa, fama) dovrà essere abbandonato. L'unica cosa che va al di là della tomba è la coscienza – e di questa ci occupiamo veramente poco, sebbene sia lo scopo della nostra esistenza: per quest'unico scopo fu creato l'universo.

    Noi sperimentiamo la nostra ombra sempre come fuori – e del resto se fosse dentro di noi o presso di noi non sarebbe più ombra, I principi rifiutati, che apparentemente ci pervengono dall'esterno li combattiamo ora appassionatamente nel mondo esterno a noi proprio come li avevamo combattuti dentro di noi. Continuiamo cioè nel tentativo di eliminare definitivamente i campi da noi valutati negativi. Questo tentativo disperato si trasforma in una occupazione a tempo pieno, che ci garantisce un continuo intenso lavoro con la parte rifiutata della realtà. Ritroviamo qui una legge ironica cui nessuno può sottrarsi: l'uomo si dedica soprattutto a ciò che non vuole. Nel far questo si avvicina tanto al principio rifiutato che finisce per viverlo!
    Il lettore non dovrebbe dimenticare queste parole: il rifiuto di un qualunque principio fa con certezza in modo che la persona viva direttamente questo principio. Una persona è disturbata soltanto da quei principi esterni a lui che non è in grado di integrare dentro di sé. A questo punto dovrebbe risultare chiaro che in realtà non esiste un mondo circostante che ci forma, ci influenza o ci fa ammalare. L'ombra è la somma di tutto ciò che noi crediamo fermamente che dovrebbe essere eliminato dal mondo affinché il mondo possa essere bello e sano. Ma le cose stanno esattamente all'opposto: l'ombra contiene tutto ciò che il mondo – il nostro mondo – ha bisogno di avere per sanarsi. L'ombra ci rende malati in quanto ci manca la sua presenza per poter essere interamente sani. L'ombra rende malati – l'incontro con l'ombra rende sani! Questa è la chiave per comprendere malattia e guarigione. Un sintomo è sempre una parte di ombra precipitato nella materia. Nel sintomo si manifesta ciò che manca all'uomo. Nel sintomo l'uomo vive ciò che non voleva vivere nella coscienza. Il sintomo rende l'uomo nuovamente integro attraverso il giro vizioso che passa attraverso il corpo fisico. È il principio di complementarità che fa si che la globalità in ultima analisi non vada perduta. Se una persona rifiuta di vivere un principio nella propria coscienza, questo principio precipita nel corpo e si manifesta come sintomo. Questo induce la persona a vivere e a realizzare il principio rifiutato. In questo modo il sintomo guarisce la persona – è il sostituto fisico di ciò che manca all'anima.
    Riassumendo: l'uomo come microcosmo è un'immagine dell'universo e contiene la somma di tutti i principi di esistenza latenti nella propria coscienza. Il cammino dell'uomo attraverso la polarità richiede che egli realizzi concretamente i principi latenti in lui, in modo da prenderne gradualmente coscienza. La conoscenza però ha bisogno della polarità e questa costringe di nuovo l'uomo a prendere continuamente delle decisioni. Ogni decisione spezza la polarità in un polo che viene accettato e in un polo che viene rifiutato. Il polo accettato viene trasformato in comportamento e quindi integrato a livello cosciente. Il polo rifiutato finisce nell'ombra e continua a richiedere tutta la nostra attenzione, in quanto sembra ritornare a noi venendo dall'esterno. Una forma specifica e frequente di questa legge generale è la malattia. In essa una parte di ombra precipita nella corporeità e si somatizza come sintomo. Il sintomo ci costringe a realizzare attraverso il corpo il principio non accettato volontariamente e riporta quindi l'uomo in equilibrio. Il sintomo è la condensazione somatica di ciò che manca alla coscienza. Il sintomo rende l'uomo onesto perché rende visibili contenuti repressi.


    #47856

    skorpion75
    Partecipante

    Qui invece si parla dell'Amore: per il prossimo, per il mondo, i figli, il partner, e dell'unione degli opposti ( e non potere sapere quanto mi ha “aiutato”, quanto volevo sentire queste parole) :

    L'uomo può prendere coscienza della parte femminile della propria anima (C.G. Jung la chiama Anima) soltanto attraverso la proiezione su una donna concreta – e la stessa cosa, rovesciata, vale per la donna. Se ora incontro una persona che vive a un livello che in me si trova nella zona superiore dell'ombra, io me ne innamoro. Mi innamoro dell'altra persona o anche della mia zona d'ombra – in fondo si tratta della stessa cosa.
    Quello che noi amiamo o odiamo nell'altro, in fondo è sempre dentro di noi. Parliamo di amore quando un altro riflette una zona d'ombra che noi ameremmo rendere consapevole dentro di noi, e parliamo invece di odio quando qualcuno riflette un livello molto profondo della nostra ombra, un livello che non vorremmo incontrare in noi. Troviamo attraente l'altro sesso perché ci manca. Spesso ne abbiamo paura perché per noi rappresenta l'inconscio. L'incontro con un partner è l'incontro con l'aspetto inconscio della nostra anima. Se questo meccanismo del riflesso delle proprie zone d'ombra nell'altro è chiaro, tutti i problemi del partner vengono visti in nuova luce. Tutte le difficoltà che abbiamo col nostro partner sono difficoltà che abbiamo con noi stessi.
    Il nostro rapporto col nostro inconscio è sempre ambivalente – l'inconscio ci stimola, e noi ne abbiamo paura. Altrettanto ambivalente è in genere il nostro rapporto col nostro partner – noi lo amiamo e lo odiamo, lo vogliamo possedere completamente però vorremmo anche liberarcene, lo troviamo meraviglioso e spaventoso. In tutte le attività e in tutti i contrasti che costituiscono un rapporto a due, noi abbiamo sempre a che fare con la nostra ombra. Per questo sono sempre persone relativamente diverse quelle che si mettono insieme. Gli opposti si attirano – questo lo sanno tutti, e tuttavia ci si continua a meravigliare del fatto che ” proprio quei due lì, che non sono per niente adatti l'uno all'altro, si siano messi insieme “. In realtà più grandi sono i contrasti, più le persone si attirano, perché ognuno ama l'ombra dell'altro, o – per esprimerlo in altri termini – ognuno fa si che la propria ombra viva del partner.

    Il rapporto tra due persone molto simili non è pericoloso e risulta anche più comodo, però non contribuisce molto all'evoluzione dei due: nell'altro si rispecchia soltanto il proprio lato conscio – e questo è semplice e noioso. Ci si trova reciprocamente meravigliosi e si proietta l'ombra comune sul resto del mondo, che poi di comune accordo si evita. Utili in un rapporto sono soltanto i contrasti, perché soltanto lavorando con la propria ombra rappresentata dall'altro ci si avvicina di più a se stessi. In questo modo dovrebbe risultare chiaro il fatto che il fine ultimo di questo nostro lavoro consiste nel raggiungimento della propria completezza. Nel caso ideale, alla fine di un rapporto dovrebbero trovarsi due persone che sono diventate intere in se stesse o meno più integre, avendo illuminato i propri lati d'ombra inconsci integrandoli alla propria coscienza. Alla fine quindi non troviamo più la coppia innamorata di colombi, nessuno dei quali può vivere senza l'altro. La pretesa di non poter vivere senza l'altro mostra semplicemente che uno per comodità (o viltà) utilizza l'altro per far vivere la propria ombra, senza neppure tentare di elaborare e recuperare la proiezione. In questi casi (e si tratta della maggioranza!), uno dei due partner non consente all'altro di evolversi, perché, se così fosse, i ruoli assegnati sarebbero messi in discussione.
    Un rapporto a due ha raggiunto il suo scopo quando non si ha più bisogno del partner. Solo in un caso del genere la promessa dell'” eterno amore ” può essere considerata seria. L'amore è un atto consapevole e significa aprire la propria coscienza a ciò che si ama, per unirsi ad esso. Questo avviene se si accoglie nella propria anima tutto ciò che il partner rappresentava, o, se vogliamo esprimerlo in altro modo, quando si sono recuperate tutte le proiezioni e ci si è uniti con esse. In questo modo la persona vista come piano proiettivo si è svuotata (da attrazione e repulsione) e l'amore è diventato eterno, cioè indipendente dal tempo in quanto si è realizzato nella propria anima. I problemi ci sono soltanto quando due persone ” utilizzano ” in modo diverso il loro rapporto, quando cioè uno elabora e recupera le proprie proiezioni, mentre l'altro resta legato alle proiezioni. Verrà allora il momento in cui uno diventa indipendente dall'altro, mentre all'altro si spezzerà il cuore. Se però entrambi restano legati alle proiezioni, il loro amore durerà fino alla tomba e ci sarà quindi un grande dolore perché l'altro manca.
    Fortunato colui che capisce che quello che si è realizzato in se stessi non può esser portato via. L'amore vuole essere uno, oppure niente. Finché è rivolto a oggetti esteriori, non ha raggiunto il suo scopo.
    Quando l'uomo trova in sé la propria legge, si libera da tutte le altre. La legge più autentica di ogni individuo è trovare il proprio centro, il proprio Sé, e realizzarlo, ovvero diventare una cosa sola con tutto ciò che esiste. Lo strumento che serve a unire gli opposti si chiama amore. Il principio dell'amore è aprirsi e lasciar entrare qualcosa che fino a quel momento era fuori. L'amore tende all'unione – l'amore vuole fondere, non separare. L'amore è la chiave per unire gli opposti, perché trasforma il Tu in Io e l'Io in Tu. L'amore è un dir di si senza limitazioni e condizioni. L'amore vuole diventare una cosa sola con tutto l'universo, e finché questo non ci riesce, non abbiamo ancora realizzato l'amore. Finché l'amore sceglie ancora, non è vero amore, perché l'amore non separa, mentre la scelta separa. L'amore non conosce gelosia, perché non vuole possedere: vuole soltanto manifestarsi.


    #47857

    skorpion75
    Partecipante

    Per concludere qualche pezzo in cui parla della “malattia“(non propriamente detta) , nel senso di uomo malato, dalla culla alla tomba:

    “Il cammino dell'uomo attraverso la polarità richiede che egli realizzi concretamente i principi latenti in lui, in modo da prenderne gradualmente coscienza. La conoscenza però ha bisogno della polarità e questa costringe di nuovo l'uomo a prendere continuamente delle decisioni. Ogni decisione spezza la polarità in un polo che viene accettato e in un polo che viene rifiutato. Il polo accettato viene trasformato in comportamento e quindi integrato a livello cosciente. Il polo rifiutato finisce nell'ombra e continua a richiedere tutta la nostra attenzione, in quanto sembra ritornare a noi venendo dall'esterno. Una forma specifica e frequente di questa legge generale è la malattia. In essa una parte di ombra precipita nella corporeità e si somatizza come sintomo. Il sintomo ci costringe a realizzare attraverso il corpo il principio non accettato volontariamente e riporta quindi l'uomo in equilibrio. Il sintomo è la condensazione somatica di ciò che manca alla coscienza. Il sintomo rende l'uomo onesto perché rende visibili contenuti repressi.
    L'uomo è malato perché gli manca l'unità. L'uomo sano, cui non manca niente, esente da disturbi e turbative, esiste soltanto nei testi di anatomia della medicina. Nella realtà un simile esemplare è sconosciuto. Possono esserci persone che per decenni non presentano sintomi particolarmente gravi – ma questo non modifica il fatto che anche loro sono malati e destinati a morire. La malattia è lo stato di imperfezione, cagionevolezza, gracilità, mortalità. Il paziente deve guardare dentro di sé ed entrare in comunicazione coi propri sintomi, se proprio vuole conoscerne il messaggio. Deve essere pronto a mettere in discussione tutto ciò che pensa di se stesso e a integrare consapevolmente quello che il sintomo cerca di fargli capire a livello fisico. La guarigione è sempre collegata ad una dilatazione di coscienza e ad una maturazione. Se il sintomo è sorto perché una componente dell'ombra è precipitata nel corpo e li si è manifestata, così la guarigione è il processo inverso: il principio del sintomo viene portato a livello di coscienza e redento quindi dalla propria esistenza materiale.
    Perfezione e unione possono essere realizzate soltanto nella coscienza, non dentro la materia, perché la materia è l'ombra della coscienza. Nell'ambito del fuggevole mondo delle forme l'uomo non può realizzare ciò che appartiene a un piano eterno. Nonostante ogni sforzo, il mondo non sarà mai sano, senza conflitti e senza problemi, senza tensioni e lotte. Non esisterà mai l'uomo sano, senza malattia e senza morte, e neppure l'amore che tutto abbraccia, perché il mondo delle forme vive dei suoi confini. Tuttavia le mete possono tutte essere realizzate – da ognuno e in ogni tempo – se la coscienza è libera. Nel mondo polare l'amore porta a imprigionare – nell'unità porta ad effondersi. II cancro è il sintomo dell'amore frainteso. Il cancro ha rispetto soltanto del vero amore. Simbolo del vero amore è il cuore: e il cuore è l'unico organo che non può essere aggredito dal cancro!

    Per farsi un'idea della mancanza di sincerità che viene resa possibile dalla medicina, si provi a immaginare questa situazione: ammettiamo che con un colpo di bacchetta magica sia possibile far sparire in tutte le persone le protesi artificiali e gli strumenti di correzione: occhiali e lenti a contatto, apparecchi acustici, articolazioni artificiali, denti finti. I visi ” tirati ” col lifting riprendono il loro aspetto originale, i pacemaker spariscono e così tutto quello che era artificialmente impiantato nell'uomo: si tratta in genere di materiale in plastica e acciaio. Lo spettacolo che si verrebbe ora ad offrire sarebbe spaventoso! Adesso, con un altro colpo di bacchetta magica, facciamo sparire tutti i successi della medicina, quelli che evitano all'uomo la morte: ci troveremo così in mezzo a cadaveri, storpi, zoppi, mezzi ciechi, sordi. Sarebbe uno spettacolo tremendo – ma sarebbe sincero! Sarebbe l'espressione visibile dell'anima umana. Molta arte medica ha reso possibile evitare questa vista spaventosa ricostruendo diligentemente il corpo dell'uomo e integrandolo con protesi di tutti i generi, così che alla fine egli appare vero, autentico e vivo. Ma che ne è stato delle anime? In loro nulla è cambiato – loro continuano ad essere morte o cieche, sorde, rigide, rattrappite, curve: noi però non ce ne rendiamo conto perché non le vediamo. Per questo la paura della sincerità è così grande. È la storia del ritratto di Dorian Gray. Con abili trucchi si può ottenere per un certo tempo bellezza e gioventù – però quando finalmente si viene confrontati con la propria vera immagine interiore la paura è grande. Il lavoro costante alla nostra anima sarebbe molto più importante delle cure attente che dedichiamo al nostro corpo, perché il corpo è passeggero, la coscienza no.
    La soluzione si trova al di là della polarità, ma per arrivarci bisogna unificare i poli, conciliare gli opposti. Questa difficile arte di unire gli opposti riesce soltanto a chi ha imparato a conoscere entrambi i poli. Per far questo bisogna essere disposti a vivere coraggiosamente tutte le polarità e a integrarle. ” Solve et coagula “, si legge negli antichi scritti: sciogli e lega. Prima dobbiamo distinguere e sperimentare la separazione e la spaccatura, poi potremo avvicinarci alle ” nozze chimiche “, all'unione dei contrari. L'uomo deve prima scendere profondamente nella polarità del mondo materiale, nella corporeità, nella malattia, nel peccato e nella colpa, per trovare nella più profonda notte dell'anima e nella più cupa disperazione quella luce di comprensione che gli consente di riconoscere nella propria via di dolore e sofferenza un gioco significativo che l'ha aiutato a ritrovarsi là dove è sempre stato: nell'unità.


    #47858
    Pasquale Galasso
    Pasquale Galasso
    Amministratore del forum

    Grazie di cuore skorpion75


    CONOSCERE NON È AVERE L'INFORMAZIONE

    #47854
    sphinx
    sphinx
    Partecipante

    Leggerò con attenzione. :yesss:
    Grazie.. :cor:


    #47859
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Skorpion, appena posso leggerò con calma :cor:


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #47860
    giusparsifal
    giusparsifal
    Partecipante

    🙂
    :salu:


    #47861
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Skorpion, ho letto in ritardo questo articolo e devo dire che mi ha fulminato e illuminato. Leggetelo tutti. Grazie ancora Skorpion. :amicil: :cor:


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

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