un insegnamento per l'umanità di oggi e di domani … (sintesi)

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Questo argomento contiene 27 risposte, ha 9 partecipanti, ed è stato aggiornato da brig.zero brig.zero 9 anni, 8 mesi fa.

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    brig.zero
    brig.zero
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    l'Assoluto è il Tutto: Il Cosmo è sua emanazione tutto quanto esiste in questo Cosmo è sempre esistito e sempre esisterà, poiché Dio è Immutabile e nulla può crescere o diminuire nell'Assoluto.
    Il mutare, il divenire sono illusori.
    Nelle comunicazioni avvenute dopo la stesura dei libri “Incontri” e “Colloqui” i nostri Maestri hanno cominciato ad intrattenerci sempre di più sul concetto della Divinità, sulla natura di Dio-Assoluto, su come si può conciliare il “divenire” del relativo con l'”essere” dell'Assoluto, facendoci capire che per scoprire la vera natura di ciò che non fa parte della realtà della quale siamo a conoscenza, dobbiamo liberarci di tutte quelle sovrastrutture create per spiegare un mondo sconosciuto con la sola metrica di quello che ci è consueto.

    Riportiamo integralmente le parole del Maestro Kempis, in una comunicazione di molti e molti anni fa e che Egli ci rivolse proprio per introdurci nell'argomento centrale di queste ultime Verità.

    L'illusione del movimento in una proiezione cinematografica è data dal susseguirsi dei fotogrammi e dalla persistenza delle immagini sulla retina dell'occhio;questo vi insegna la vostra scienza. In realtà la visione di un film è un lavoro mentale perché è un fenomeno che avviene nel veicolo mentale dell'individuo.
    Se qualcuno vi dicesse che tutto quanto quello che voi vedete è simile all'illusione di cui ora parlavo, sono sicuro che voi prendereste quel qualcuno per pazzo. Pure considerate: in possesso di una visione relativa, chiusi in una forma densa, voi potreste essere oggetto di una illusione simile a quella di cui vi parlavo. In realtà esiste solo l'Eterno Presente e l'Infinita Presenza. Nel piano fisico voi avete cognizione dello spazio perché, chiusi in una forma, per raggiungerne un'altra, una delle due deve spostarsi entro l'agente che lo separa. Nell'astrale è il desiderio o la volontà che possono rendervi presenti laddove desiderate e dove volete. Nel mentale è il pensiero che vi dà l'immediata sensazione di un reale contatto fra voi e
    l'oggetto del vostro pensiero. Nello spirituale, al di fuori di ogni limitazione, si ha coscienza dell'Eterno Presente e dell'Infinita Presenza di ogni cosa. Un oceano si può considerare un insieme di gocce; pure ciascuna goccia esiste solo nell'attimo in cui viene prelevata dalla massa dell'oceano e solo allora si può dire che ne sia vicina o lontana. Allo stesso modo se voi risalite alla radice dello essere vostro comprendete di essere uno nel Tutto e che lo spazio è del piano relativo, poiché solo li si ha l'illusione che esso esista. Come il movimento è una successione di punti, il tempo ne è una di attimi, in ciascuno dei quali vi è una particolare disposizione degli oggetti dell'Universo. La vostra mente, passando da un attimo all'altro, secondo una successione convenzionale, con il ricordo crea l'illusione del movimento, del cambiamento, del tempo.”

    Dopo aver suscitato il nostro interesse all'argomento presentato con queste parole, i nostri Maestri ci hanno condotto a scoprire la necessità che ci fosse illustrata quella Realtà che rappresenta il corollario di tutto l'insegnamento.

    Accettando il concetto che in astratto il Cosmo, considerato al di fuori dell'osservazione che ne fa l'individuo, è immobile, possiamo veramente paragonarlo ad una bobina cinematografica, in cui ogni attimo di questo Cosmo rappresenta un fotogramma del film. Ogni istante ha una sua architettura ed è costruito in modo diverso dall'istante antecedente: l'evoluzione della materia e della vita macrocosmica risulta dall'osservazione, fatta anche a posteriori, delle mutazioni che vi sono fra istante precedente ed istante successivo. Il Cosmo, sia esso fisico, astrale, mentale è tutto esistente in queste situazioni cosmiche che i nostri Maestri hanno paragonate a fotogrammi. Il fotogramma è l'unità elementare delle situazioni cosmiche, così come l'unità elementare del piano fisico è l'unità elementare della materia fisica. . Come l'unità elementare compone, attraverso a varie aggregazioni, le forme, ecco che le unità elementari delle situazioni (i fotogrammi) compongono la vita dell'individuo.

    Le materie di ciascun piano sono rappresentate secondo un ciclo vitale che deriva dal modulo fondamentale secondo il quale il Cosmo è ideato.

    Unitamente a queste serie di fotogrammi che rappresentano il ciclo cosmico della materia, della vita macrocosmica, vi è un’altra infinità di fotogrammi che rappresentano la nascita, l'evolvere, il trasformarsi degli individui. La vita macrocosmica si compenetra e compenetra la vita microcosmica: il “dossier” Cosmo è costituito da tutte queste cartelle riguardanti la vita macrocosmica e la vita microcosmica.

    Emanazione e riassorbimento di un Cosmo esistono, ma non sono eventi oggettivi, sono illusori. Il mondo fisico che cade sotto i nostri occhi e che appare come un perenne “divenire” è in realtà un eterno “essere” Le leggi che la scienza umana scopre sono in effetti l'aspetto illusorio e mutevole di altre leggi immutabili che costituiscono il fondamento del Cosmo.

    Il mondo che l'uomo percepisce è un caleidoscopio di forme in perenne apparente mutazione che in realtà non mutano affatto, poiché ciascuna mutazione esiste nell'eternità. Il trascorrere illusorio, nasce dalla visione limitata di un mondo limitato. Il viaggio nello spazio e nel tempo si compie solo attraverso allo spostarsi della consapevolezza individuale.

    Quando l'individuo è a livello di esistenza delle vite inferiori (minerale, vegetale, animale) è stato definito “centro di sensibilità e di espressione” perché non ha consapevolezza di sè: invece quando l'individuo è a livello di vita umana viene definito “centro di coscienza e di espressione”, perché egli allora ha consapevolezza di essere. Con la parola individuo intendiamo riferirci alla forma di vita che il centro di sentire anima in ogni incarnazione: la parola “individualità” si riferisce invece all'insieme di tutte le personalità di cui si ammanta ogni Scintilla Divina (o virtuale frazionamento dell'Assoluto) per percorrere il cammino nel tempo o nello spazio.

    Sappiamo che la costituzione del microcosmo è analoga alla costituzione del macrocosmo: infatti anche il corpo fisico dell'individuo è rappresentato in tante situazioni eternamente immutabili, si scompone in un numero incontabile di fotogrammi. In ogni fotogramma vi è raffigurato un corpo fisico un tantino diverso da quello che si trova nel fotogramma precedente e nel fotogramma seguente. E noi, che con la nostra consapevolezza, da un fotogramma passiamo all'altro, che viviamo questi fotogrammi, abbiamo la sensazione che si tratti di un reale corpo fisico, uno ed uno solo, sempre lo stesso, che nasce cresce invecchia muore. Così è del corpo astrale che sappiamo essere il veicolo che rivela all'individuo la vita emotiva, le sensazioni Allo stesso modo possiamo dire del corpo mentale, poiché scorrendo i fotogrammi del piano mentale si rivelano all' uomo le idee, i pensieri. Ad ogni fotogramma del piano fisico corrispondono i fotogrammi dei piani sopra citati.
    L'unità, il centro in cui si riassume tutta la vita dell'individuo è la coscienza individuale, il veicolo akasico, che non è più costituito da fotogrammi, ma da una teoria di gradi di “sentire”, di sentimento, posti l'uno accanto all'altro secondo una successione da più semplice a più complesso, nella quale teoria ciascuno di questi “sentire” è percepito singolarmente.

    La coscienza è una cosa diversa dalla consapevolezza: la coscienza corrisponde all'evoluzione raggiunta proprio attraverso a quei corpi fisici, astrali e mentali che sono i veicoli, i mezzi atti a tradurre in atto i sentire individuali che, nell' Assoluto, esistono in potenza da sempre e per sempre.

    Fino ad ora siamo stati nella posizione di chi, alle spalle di uno scrittore, segua la composizione di un libro leggendo, parola dopo parola, quello che lo scrittore scrive: cioè seguiamo lo svolgersi della storia del piano fisico, della piccolissima sezione del piano fisico su cui si accentra la nostra attenzione e sappiamo che è trascorsa una certa storia, senza sapere quale altra storia dovrà svolgersi.

    Ora paragoniamo il Cosmo ad un libro di proporzioni immense in cui è contenuta tutta la storia del Cosmo stesso e di tutti gli individui in esso esistenti. La successione secondo la quale ciascuno percepisce la propria esistenza non discende da una priorità derivante dal tempo astronomico, ma dalla gradualità del “sentire” che ciascuno rappresenta, di quel sentire di cui sappiamo è costituita la coscienza e che inizia da un grado di sentire minimo che potremo chiamare “sentire A” e che termina con un massimo sentire che chiameremo “z”.

    Nel Cosmo le parti eguali vibrano all'unisono, perciò saranno prima percepiti tutti i sentire A di ciascun individuo (inizio della evoluzione) poi il sentire B, poi C, fino a completare le gamme dei sentire individuali. Il libro è lì, esistente da sempre e gli individui cominciano a leggere la propria storia tutti simultaneamente, indipendentemente dal numero della pagina in cui il personaggio fa il suo esordio nella storia generale, ossia in qualunque tempo o spazio la storia sia narrata, in qualunque tempo e spazio sia raffigurato il corpo fisico a cui è legata la parte più vera di loro stessi, che non deve essere identificata con il corpo fisico.

    Se sostituiamo l'immagine del libro con l'immagine delle situazioni cosmiche tutte esistenti senza un movimento autonomo, vediamo che le varie epoche non sono che spazi cosmici, tutte esistenti al di fuori del tempo. Il tempo nasce dall'esaminare un fotogramma dopo l'altro seguendo una determinata direzione che è la stessa che crea l'ordine del tempo: da una forma di vita meno organizzata ad una più organizzata.

    La vita dell'individuo è una vita interiore, soggettiva: ciascun individuo ha il suo tempo ed il suo spazio, pur non avendo una visione indipendente ed onirica del Cosmo. Questa visione si fonda su una base comune, che pur originando sensazioni soggettive è percepita in modo analogo da più osservatori; il piano fisico, ad esempio, è l'elemento comune a tutti fotogrammi del Cosmo fisico e questo comune denominatore dà il senso di un universo astronomico che esista oggettivamente.

    Ciò che la scienza vede della vita cosmica, dell'universo che sta a lui d'attorno, è la proiezione di ciò che sta realmente alla base dell'esistenza cosmica: ma la legge vera non è già quella che l'osservatore nota in questo succedersi di istanti, ma quella immobile, immutabile di ogni istante preso a se e per sè.

    Ora, in questa immagine di un Cosmo tutto esistente in una serie innumerevole di situazioni cosmiche, come si può inserire il libero arbitrio, sia pure relativo, degli individui? Gli individui sono già tutti creati e sono legati da sempre a quelle che saranno le loro forme di vita: ma dire che tutto esiste già, non significa dire che l'uomo non ha scelta. Tutto esiste già in funzione ed in virtù delle scelte degli individui: noi che scegliamo non seguiamo un disegno di Dio, ma il disegno di Dio è quello che è in base a quelle che saranno le nostre scelte, poiché nella mente dell'onniscienza non esistono i limiti del tempo Tutto è stato fatto secondo un disegno che lascia all'uomo una certa libertà: se si vuole avere un'idea chiara di quale libertà di arbitrio possono usufruire le creature, si deve paragonare la entità che organizza la forma più semplice di vita (cristallo) ed una equazione di primo grado, in cui una sola è la soluzione; le entità superiori a questa ad equazioni di grado superiore al primo, fino a giungere a Dio-Assoluto, paragonato ad una equazione di grado infinito in cui infinite sono le soluzioni. La libertà è rappresentata dalle soluzioni disponibili.

    Per dire che l'uomo ha una certa libertà, il Tutto deve esistere nella misura di questa libertà: per dire che un individuo ha la possibilità di fare una scelta, deve esistere nel Cosmo una azione e le sue varianti. Ovverosia offrire questa possibilità di scelta, anche se è già conosciuta la scelta che egli farà. Questa libertà si concretizza, secondo l'esempio della bobina cinematografica, con tanti spezzoni (varianti) di film quante sono le effettive possibilità di scelta dell'uomo.

    Tutti gli spezzoni confluiscono nuovamente nella pellicola che ritorna ad essere una dove, per karma, l'individuo non ha possibilità di scelta. Se pensiamo che il libero arbitrio è condizionato dal la evoluzione dell'individuo, cioè dal suo “grado di sentire”, dai limiti che i suoi veicoli inferiori gli impongono, (corpo fisico, astrale, mentale) dall'ambiente in cui nasce, dal tipo di educazione e di cultura che ha potuto acquisire e dai suoi legami karmici, ci rendiamo conto che la sua libertà di scelta è alquanto limitata. Pure l'arbitrio relativo esiste, perché la coscienza nasce nella libertà e le varianti rappresentano la misura di queste libertà.

    Sia le situazioni che l'individuo vive, sceglie, sia quelle a cui l'individuo non si lega, esistono nella stessa identica maniera:se si potessero vedere dal di fuori, non sapremmo dire quale variante ha vissuto lo individuo poiché il suo corpo fisico è rappresentato sia in una serie che nell'altra: solo l'individuo che ha operato la scelta conosce intimamente quali sono state le serie di fotogrammi a cui ha legato la propria consapevolezza e da cui ha tratto le esperienze che lo porteranno comunque alla stessa meta, con maggiore o minore dolore, in più o meno tempo. Tempo che riguarda esclusivamente la sua vita, poiché in una variante che riguarda due individui, per l'uno può realizzarsi una situazione e per l'altro la sua variante.

    Infatti nessuno può in qualche modo ingerirsi nella vita degli altri se ciò non è previsto dall'ordine generale degli eventi, a pareggi di dare ed avere Karmici. La storia del Cosmo non muta in dipendenza delle scelte del singolo: le varianti esistono proprio perché la storia generale non sia in dipendenza alle scelte singole, ma sia solo in funzione di esse.

    Per l'individuo vivere significa “sentire”, significa legarsi con la propria consapevolezza alle situazioni in cui è rappresentata la sua storia. Tutti i “sentire” compresi nella lunga esistenza di un individuo che contiene “sentire semplici” e “sentire complessi” vibrano all'unisono con i “sentire” di analoga natura, appartengono essi ad individui ubicati nel passato o nel futuro astronomico.

    Così possiamo comprendere che gli individui che noi vediamo nei nostri fotogrammi, se non hanno il nostro identico grado di sentire, non percepiscono contemporaneamente a noi quel dato fotogramma: anche se noi li vediamo vivere, parlare muoversi, essi prendono vita in virtù della legge stessa che compone i fotogrammi: è l'immedesimarsi della consapevolezza, del nostro “sentire”, che ha dato movimento e concretezza a quel fotogramma che, nella sua esistenza oggettiva, è privo di concretezza e movimento e che acquista tempo, spazio e concretezza tutte le volte che le forme di vita in esso rappresentate “sentono”, percepiscono quella situazione cosmica.

    Questa affermazione inizialmente ci porta a delle considerazioni che ci lasciano assai perplessi: le vite inferiori che rispecchiano un sentire più semplice di quelli relativi alle vite umane, sono dunque già trascorse rispetto alle nostre, come le vite dei santi, di cui abbiamo udito parlare e che fanno parte del tempo passato, rispecchiando dei “sentire” più complessi in relazione al nostro “sentire” di questo momento, non sono state da essi ancora percepite, “sentite”. Questo però ha un valore relativo perché il “sentire” che noi in questo momento percepiamo è si la realizzazione nell'eternità di un frammento di coscienza, ma in effetti tutti i frammenti esistenti, semplici o complessi che siano, esistono da sempre e per sempre in una comunione inseparabile. Sono queste unità di sentire, per la loro natura chiuse dal senso di provenire da una situazione precedente e di sfociare in una situazione seguente, che creano un errata percezione: questa è la vera frantumazione dell'Uno nei Molti, l'illusorio frazionamento dell'Assoluto.

    Possiamo così arrivare ad intuire che a percepire tutti questi “sentire” sia un unico “sentire” e che nessuna differenza ci sia in realtà fra noi e voi, io e te, perché ogni cosa è Lui. E' Lui che esiste allo stato di “sentire” non solo limitato e chiuso in “sentire individuali”, ma anche nell'illimitato “sentire Assoluto”.

    Questa Verità che intravediamo ci fa sentire quali veramente siamo: parte integrante di un Tutto, differenziati gli uni dagli altri da un velo illusorio, percepenti ciascuno una porzione di tempo e di spazio come canali di un unica percezione.

    I nostri Maestri si rendono conto che le Verità di cui ci hanno parlato possono sbalordire, sembrare pazzesche, assurde, ma qualunque possa essere il nostro giudizio resta il fatto che sono enunciazioni aderenti il più possibile alla realtà di ciò che E'. Nessuna tesi religiosa, nessuna ipotesi filosofica o scientifica possono conciliare il continuo “divenire” del mondo nel quale viviamo con il concetto di Dio Tutto – Uno – Assoluto – Eterno- Infinito- Immutabile. Ogni congettura che l'uomo può avanzare circa la Realtà sarà sempre in antitesi con essa se egli riterrà reale solo ciò che appare.
    Comprendendo che “evolvere” non significa “divenire”, ma il manifestarsi in fasi successive di differenti “sentire” corrispondenti a tanti stati di essere, vediamo che le Verità che ci sono state rivelate possono conciliare il relativo con l'Assoluto, possono veramente rappresentare la “sintesi” – fra “divenire” ed “essere”, poiché la Realtà non è “una” che diviene, ma “una costituita da “molte che sono”.

    :ummmmm:


    https://www.facebook.com/brig.zero

    #40272

    Pyriel
    Bloccato

    E si, ma a questi come glielo fai sentire dentro? Nemmeno conoscono la lingua madre, e l'interprete non gli è neppure gradito.


    #40271

    meskalito
    Partecipante

    [quote1224613067=Pyriel]
    E si, ma a questi come glielo fai sentire dentro? Nemmeno conoscono la lingua madre, e l'interprete non gli è gradito.
    [/quote1224613067]
    :pape: battuta cattiva trattenuta


    #40273
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    [quote1224613206=mesKalito]
    [quote1224613067=Pyriel]
    E si, ma a questi come glielo fai sentire dentro? Nemmeno conoscono la lingua madre, e l'interprete non gli è gradito.
    [/quote1224613067]
    :pape: battuta cattiva trattenuta
    [/quote1224613206]
    interessanti “interpretazioni” … hahaha


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    #40274

    Pyriel
    Bloccato

    Due interpretazioni diametralmente opposte per ovvi motivi.


    #40275
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Maestro Kempis del Cerchio 77 ?????


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #40276

    Pyriel
    Bloccato

    Leggere troppi libri fa male, induce alla realtà virtuale.


    #40277
    brig.zero
    brig.zero
    Partecipante

    … lavori in corso … 🙂

    [youtube=425,344]WfiBwmJQTcA


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    #40278
    Richard
    Richard
    Amministratore del forum
    #40279
    giusparsifal
    giusparsifal
    Partecipante

    Ma toglietemi una curiosità, mettiamo un bambino/a, uno/a qualsiasi, come lo/a educhiamo a tutto ciò? Non gli /lediamo da leggere troppo, nè troppo poco, come l'educhiamo ad ascoltarsi dentro? Cosa le/gli diciamo? Siamo ermetici o siamo espliciti? Non parliamo affatto? Aspettiamo ci faccia domande? E le risposte come saranno? Esplicite oppure rispondiamo con un'altra domanda? Lo escludiamo dalla società o lasciamo che partecipi? Quando sbaglia, avrà sbagliato per qualcosa di fuori o di dentro?
    Scusate tutte queste domande, sono poche lo so, ma è giusto per iniziare…


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