Un messaggio da un pianeta morente

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    zret
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    Il testo di Valentino Compassi, Ipotesi ufologiche, trattato universale di socioufologia, è uno dei libri xenologici più brutti ed inconsistenti che siano mai stati pubblicati. L'autore, che pure ha fornito qualche contributo discreto nel campo della paleoastrounatica, nel suo saggio dal pretenzioso sottotitolo, snocciola banalità e per giunta tesse un ingenuo panegirico della N.A.S.A., definita un “ente serio” (sic). L'agenzia nazionalsocialista è, in verità, tutto fuorché un'istituzione scientifica credibile: censure, contraffazioni, depistaggi sono il modus operandi di ricercatori che lavorano per un organismo che, dietro il paravento delle esplorazioni spaziali, persegue una politica aggressiva ed imperialistica. Non possiamo sottacere che la N.A.S.A. è in prima fila nella più bieca e smaccata disinformazione inerente alle scie chimiche.

    Benché il titolo di Compassi sia molto scadente, contiene un'informazione che, se fosse autentica e riscontrabile, sarebbe notevole. L'autore scrive: “Osservatorio astronomico di Minsk (Russia Bianca): nel 1991, astronomi dell'Osservatorio decifrarono un messaggio proveniente dallo spazio e lanciato da una civiltà stellare in pericolo, circa 100.000 anni fa.

    Il Professor Gregor Kosygina ha affermato: 'L'enorme tempo trascorso prima che il disperato S.O.S. arrivasse a noi, lascia pensare che non esiste alcun probabilità che la civiltà aliena che lo ha inviato possa essere sopravvissuta. Gli scienziati di quel lontano pianeta hanno ripetuto il messaggio a lungo nella speranza che qualcuno potesse accorrere in aiuto, ma dalla nostra Terra nessuno sarebbe potuto intervenire. Quel pianeta si trova di là dalla nostra Galassia'. […] La comunicazione dava anche le coordinate astronomiche del pianeta e continuò ad essere registrata sino alla fine”.

    Non si comprende come gli scienziati russi poterono decodificare il messaggio, attribuendogli il valore riportato da Compassi. E' un'invenzione o il travisamento di una notizia circa una sorgente naturale proveniente dagli spazi siderali? E' arduo stabilirlo, ma la notizia fornita da Compassi trova un pendent in un episodio risalente al 15 agosto 1977, quando “un radioastronomo dell’Ohio gridò «Wow!» dopo aver registrato un segnale di 37 secondi e concentrato sui 1.420 megahertz, frequenza non usata per le trasmissioni sulla Terra. I segnali dallo spazio sono sempre su uno spettro più ampio e dai bordi frastagliati”. Chiosa Luigi Grassia: “Questa «pallottola radio» è la cosa più simile ad un messaggio di extraterrestri che abbiamo mai ricevuto”.

    Se altri segnali siano stati captati in questi decenni per mezzo di impianti radioastronomici, è probabile che gli enti spaziali abbiano nascosto tali ricezioni. Certo, cercare forme di vita extraterrestre con sistemi come il S.E.T.I. è per lo più un modo per stornare l'attenzione da altre prove ed indizi di una presenza aliena sul nostro pianeta [1].

    Essi sono tra noi, anche se ben mimetizzati o invisibili.

    [1] Come è noto, S.E.T.I. sta per “Search for extra-terrestrial intelligence”. E' l'istituto statunitense fondato nel 1960, ufficialmente impegnato nella ricerca di un segnale radio proveniente dalle profondità del cosmo. Il sistema si avvale del radiotelescopio di Arecibo, ubicato nell'isola di Puerto Rico.

    Fonti:

    V. Compassi, Ipotesi ufologiche, trattato universale di socioufologia, Bologna, 1993
    L. Grassia, Dalla Terra al cosmo: 13 beffe mandano in tilt gli scienziati, 2009
    R. Malini, U.F.O. il dizionario enciclopedico, Firenze-Milano, s.v. S.E.T.I.

    http://zret.blogspot.com/


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