Vasco addio!

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Questo argomento contiene 29 risposte, ha 11 partecipanti, ed è stato aggiornato da  paolodegregorio 7 anni, 1 mese fa.

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  • #138212

    paolodegregorio
    Partecipante

    – Vasco addio! –
    di Paolo De Gregorio, 6 agosto 2011

    Vasco Rossi, all’uscita dall’ospedale, pallido,pienotto,con lo sguardo un po’ smarrito, somigliante più ad un impiegato del Catasto che ad una rock-star, dichiara “sono nella depressione, vivo grazie ai medici e alle pillole”.
    Prima riflessione: se fosse stato un normale cittadino di 60 anni non avrebbe avuto grande aiuto dai medici e, con certe pensioni, nemmeno le medicine.

    E’ giusto riflettere anche sulle cause della depressione, che non è un virus che ti prendi per caso, ma una malattia della mente che ti prendi più facilmente in quella età in cui fisico e mente cominciano a decadere, e decadono più velocemente se hai esagerato in alcol e droghe, se sai che la tua carriera è finita e non sarai più punto di riferimento, né come individuo nei rapporti interpersonali, né come rocchettaro.
    Sono sicuro che nella sua psicologia del profondo vi sia qualche rimorso per i suoi messaggi distruttivi, di darsi ad una vita esagerata, piena di guai e senza dormire, che ha influenzato generazioni di giovani, di cui molti hanno perso la vita, ubriachi e drogati, spiaccicati sull’asfalto delle strade del sabato sera.

    Il grande poeta, il mito dei giovani, ha continuato a cercare di interpretare le vibrazioni del mondo giovanile in modo puramente commerciale, non essendo egli più giovane, ma parte di un meccanismo fabbrica-soldi che spacciava un prodotto ormai fasullo.
    L’autenticità che nei primi anni di carriera aveva caratterizzato il suo personaggio e conquistato largo successo, da molto tempo non esisteva più, la molla erano ormai solo i soldi e il ruolo di personaggio. Ma un creativo vero di queste cose si rende conto, gli pesano sull’anima, e quando ci si mette anche l’età e la decadenza fisica, ecco la depressione in agguato, tanto più forte quanto più hai avuto applausi e notorietà.

    Vedendo i comportamenti del mondo giovanile che si diverte solo se si procura sballi alcolici o di sostanze stupefacenti, e incomincia presto a bruciarsi il cervello e le visceri, una certa tracciabilità delle suggestioni musicali di Vasco Rossi si riconosce, e pesano nelle convinzioni di molti, la cui cultura si è formata attraverso i concerti, le discoteche, gli stadi di calcio, nel vuoto assoluto di punti di riferimento decenti, sudditi perfetti del reame berlusconiano.
    Paolo De Gregorio


    #138214

    deg
    Partecipante

    Concordo. L'impatto di questa gente “in vista” pesa molto. Troppo.
    Ma non sempre ci si fa caso, e ci vuole un po' per capirlo .. ancora di più per i giovani.
    Quando si è giovane, avvolto nella bambagia delle nostre comodità occidentali, tutta tecnologia, consumi, fumi e alcol, sembra che le cose non ti possano toccare, che sei immune a tutto.
    Invece spesso i ragazzi apparentemente sicuri visti dall'esterno (ricordo io stessa quanto alcuni miei amici mi sembravano delle rocce mentre io stessa mi sentivo insicura) si rivelano poi come gli altri, fragili dentro .. e influenzabili.
    Gente come Vasco Rossi ha evidentemente lasciato la sua traccia (molto negativa a quanto pare), visto che se ne parla così tanto..


    #138213
    Pasquale Galasso
    Pasquale Galasso
    Amministratore del forum

    La felicità non passa dal possesso delle cose o simili.

    Esiste la sofferenza.


    CONOSCERE NON È AVERE L'INFORMAZIONE

    #138215
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    Il successo ha un prezzo…è una scelta di vita.
    Pesante o meno Vasco ha scelto questo tipo di esperienza…penso che nella prossima vita si riposerà.


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #138216
    Pasquale Galasso
    Pasquale Galasso
    Amministratore del forum

    [quote1312754768=farfalla5]
    Il successo ha un prezzo…è una scelta di vita.
    Pesante o meno Vasco ha scelto questo tipo di esperienza…penso che nella prossima vita si riposerà.
    [/quote1312754768]

    Non è così farfalla, secondo me.

    Tutto quello che fai nella vita passa. Puoi avere successo ma se rimani attaccato a questo poi subentra la sofferenza.

    Il Buddha questo insegnava.


    CONOSCERE NON È AVERE L'INFORMAZIONE

    #138217

    perdi
    Partecipante

    Concordo con Deg sull'apparente sicurezza che tutti ostentano .. ( ostentiamo!! ) , per quanto mi riguarda c'ho messo 40 anni a capire di avere le mie debolezze e soprattutto ammetterlo … e mi sento così bene a mostrarmi per quello che sono , forte e debole , con le mie paure , e a come superarle .
    Una volta ho sentito un intervista del mio amato Renato Zero , una cosa mi aveva colpito , lui disse ” se guardo avanti , mi vedo vecchio e solo ”
    E chi poteva immaginarlo , loro sempre sotto i riflettori , circondati da gente che li ama , soldi , fama … eppure così soli e non immuni alla paura che tutto questo un giorno finisca ….


    #138218
    farfalla5
    farfalla5
    Partecipante

    [quote1312758006=pasgal]
    [quote1312754768=farfalla5]
    Il successo ha un prezzo…è una scelta di vita.
    Pesante o meno Vasco ha scelto questo tipo di esperienza…penso che nella prossima vita si riposerà.
    [/quote1312754768]

    Non è così farfalla, secondo me.

    Tutto quello che fai nella vita passa. Puoi avere successo ma se rimani attaccato a questo poi subentra la sofferenza.

    Il Buddha questo insegnava.

    [/quote1312758006]
    Io Pas credo di aver capito che ogni esperienza ci è utile nel cammino verso Dio. Lui, senz' altro prima di nascere aveva pianificato questo tipo di vita…e doveva capire quanto è pesante essere uno sotto le luci del successo.
    Poi non è detto che sia così, ma io la vedo in questa maniera.


    IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
    E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
    Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.

    #138219
    prixi
    prixi
    Amministratore del forum

    [quote1312757281=pasgal]
    [quote1312754768=farfalla5]
    Il successo ha un prezzo…è una scelta di vita.
    Pesante o meno Vasco ha scelto questo tipo di esperienza…penso che nella prossima vita si riposerà.
    [/quote1312754768]

    Non è così farfalla, secondo me.

    Tutto quello che fai nella vita passa. Puoi avere successo ma se rimani attaccato a questo poi subentra la sofferenza.

    Il Buddha questo insegnava.

    [/quote1312757281]
    Non conosco granchè dei suoi insegnamenti … parlo per esperienza personale …
    concordo ed aggiungo che anche l'identificazione in un ruolo, o professione, porta sofferenza.
    Qualunque cosa [u]non siamo[/u], ma crediamo di essere, nel momento in cui, inevitabilmente finisce o si modifica, porta all'annullamento automatico del nostro modo di percepirci.
    La sofferenza che ciò provoca, per molti diviene insostenibile.
    Quello che siamo, non è il mestiere che facciamo, il distintivo o la divisa che indossiamo … nè il ruolo che svolgiamo.
    Ed andando oltre, neppure il nostro corpo e le nostre convinzioni.
    Distinguere quello che siamo, da ciò in cui ci identifichiamo, può essere l'unico modo per evitare la sofferenza … nella mutazione.
    Essere “aperti” a questa visione, ci rende liberi dal dolore.


    "Il cuore è la luce di questo mondo.
    Non coprirlo con la tua mente."

    (Mooji - Monte Sahaja 2015)

    #138220

    deg
    Partecipante

    [quote1312762611=prixi]

    Non conosco granchè dei suoi insegnamenti … parlo per esperienza personale …
    concordo ed aggiungo che anche l'identificazione in un ruolo, o professione, porta sofferenza.
    Qualunque cosa [u]non siamo[/u], ma crediamo di essere, nel momento in cui, inevitabilmente finisce o si modifica, porta all'annullamento automatico del nostro modo di percepirci.
    La sofferenza che ciò provoca, per molti diviene insostenibile.
    Quello che siamo, non è il mestiere che facciamo, il distintivo o la divisa che indossiamo … nè il ruolo che svolgiamo.
    Ed andando oltre, neppure il nostro corpo e le nostre convinzioni.
    Distinguere quello che siamo, da ciò in cui ci identifichiamo, può essere l'unico modo per evitare la sofferenza … nella mutazione.
    Essere “aperti” a questa visione, ci rende liberi dal dolore.

    [/quote1312762611]

    Concordo assolutamente Prixi!
    Finché pensiamo di essere ciò che vogliamo apparire siamo facili prede delle delusioni. E nello stesso tempo ci aspettiamo anche dagli altri ciò che non sono .. un circolo vizioso dal quale si può uscire soltanto imparando a conoscersi e non cercando di corrispondere a un modello imposto dalla società o auto imposto.
    Il sistema nel quale viviamo ci porta a credere che dobbiamo per forza essere felici.
    Dopo tutto siamo in democrazia no? Quel sistema perfetto che vogliamo vendere al mondo intero .. E ci riconosciamo attraverso le nostre identità, professione, nome-cognome, etc .. gli altri si aspettano da noi un determinato comportamento quanto noi ce lo aspettiamo da loro…
    Perché? Per colmare il proprio vuoto esistenziale, per non vedere che non sappiamo affatto chi siamo.
    Meglio mettere la testa nella sabbia o guardare la realtà?


    #138221

    deg
    Partecipante

    [color=#3366cc]A proposito di sofferenza e di conoscenza di sé stesso ..[/color]

    Oltre la bolla (Niente paura!)

    E' necessario soffrire per conoscere sé stesso?
    E' necessario gioire per conoscere sé stesso?

    Entrambi questi stati sono sicuramente utili alla conoscenza del Sé profondo.
    La conoscenza di sé stesso significa per me un ritorno all'Essere essenziale, primordiale, “depurato” da quell'identità costruita più o meno aderente al Sé originale. Conoscere sé stesso è misurare l'eventuale distanza che si è creata tra i due (Il Sé e il « divenuto »), prenderne coscienza, comprendere gli eventuali errori e/o squilibri che ne derivano, quindi accettare il nuovo stato d'essere, amarlo (amarsi), coccolarlo (coccolarsi), rispettarlo (rispettarsi).
    Perché non si può amare ciò che non si conosce, o l'immagine fasulla di ciò che si crede di conoscere…
    Ed è impossibile pretendere di conoscere, rispettare e amare gli altri se non ritroviamo prima la conoscenza e l'amore di noi stessi.

    Certo non è una consapevolezza che si acquisisce una volta per tutte, ogni giorno richiede un impegno…
    L'esperienza del dolore è un'occasione unica per scavare e per dare ascolto ai propri sentimenti, così come lo è l'esperienza della gioia.

    Per rendere ciò possibile non bisogna fermarsi alle emozioni superficiali che ci assalgono, anche le più intense, che non sono altro che il “ricordo” richiamato di altre emozioni, più vecchie, quelle che ci hanno costretto a forgiare un ego, un'identità.

    I sentimenti e le emozioni non sono affatto la stessa cosa …
    Le emozioni vengono preformate sin dall'infanzia, codificate; possono diventare quasi caricaturali col passare del tempo e prendere il sopravvento sui veri sentimenti. Noi tendiamo a nutrire questo corredo, tutto sommato limitato, di emozioni, sempre le stesse, mentre in realtà siamo capaci di molto di più!

    In un mondo che ci sazia e si nutre di emozioni superficiali, anche a noi estranee ma che ci danno l'illusione di provarle come se fossero nostre ( l'esempio più banale è la televisione ), non c'è più spazio per SENTIRE ciò che abbiamo nel profondo .. Invece siamo provvisti di un mondo di Sentimenti di una ricchezza infinita … i quali si ritrovano incanalati, costretti, in emozioni spesso grossolane. Riscoprendo quel mondo anche le nostre emozioni/esternazioni si arricchiscono e fluiscono attraverso di noi come acqua di fonte invece che come fuoco devastatore…

    Quando, nell'esperienza del dolore per esempio, capiamo che le emozioni sono una specie di “mostro” a sé, e che non sono più rappresentative dei veri sentimenti che proviamo ma soltanto una specie di parodia degli stessi, prendiamo allora coscienza di quella gabbia, quella bolla di sicurezza che abbiamo creato intorno a noi e i cui limiti gli altri ci rimandano immancabilmente.
    Quell'immagine che gli altri ci fanno vedere di noi stessi, quel modello stabile, ci conforta, soprattutto se si ripete invariato nel tempo ….
    Articolo completo: http://crepanelmuro.blogspot.com/2011/07/oltre-la-bolla-niente-paura.html


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