FULMINI SUI VULCANI

Amici di Altrogiornale, la natura in questi tempi si mostra frequentemente in tutta la sua potenza e allo stesso tempo in tutto il suo fascino, condividiamo con voi il contributo di Ben Boux che ci suggerisce un modo per comprenderne alcuni misteri che cerchiamo con pazienza di svelare.

di Ben Boux

Gentili lettori

Di recente è eruttato il vulcano Eyjafjallajokull in Islanda ed un gruppo di studiosi si è recato sul posto per fare le indagini. Nel corso delle osservazoni hanno potuto fotografare uno strano fenomeno. Nella nube del pennacchio avvengono dei fulmini.
Il sito http://www.spaceweather.com/ riporta la fotografia seguente che evidenzia il piccolo fulmine.

Tuttavia non è una scoperta recente, già da prima si era notato l'insorgere di tali fulmini, come si può vedere nel filmato: http://www.youtube.com/watch?v=y3aqFCT87_E relativo al vulcano Kalapana nelle Hawaii nel 2008. La presenzaa di questi fulmini mette in difficoltà gli scienziati, perchè per ora non ci sono risposte sul perchè della loro origine. La spiegazione che per ora è uffialmente accettata per l'origine dei normali fulmini non è in grado di spiegare questi, e peraltro nemmeno i cosidetti fulmini positivi.

La spiegazione ufficiale dice che che nello sfregamento tra le particelle di vapore si formano delle cariche elettriche che accumulandosi nell'aria crescono sino a generare un enorme gradiente di potenziale tale da innescare un arco elettrico quando questo
gradiente supera la capacità di isolamento del “dielettrico”, l'aria stessa. Questa teoria è già debole di per sè perchè non riesce a chiarire alcune lacune.

A) Deve generarsi una differenza di potenziale stratosferica considerando che l'aria sostiene senza scarica circa 1000 volt per millimetro. I fulmini sono lunghi centinaia o migliaia di metri, quindi questa carica appare davvero smisurata. E' vero che alcune sostanze sono in grado di accumulare forti gradienti di carica statica mediante il così detto sfregamento, ma qui si parla di goccioline di acqua che dovrebbero, sfregandosi tra loro, produrre uno smisurato potenziale nemmeno misurabile.

B) Il fulmine si può scaricare verso il suolo, ma anche verso un'altra nuvola o, secondo recenti scoperte verso la ionosfera. Questo apparente diverso comportamento non trova la corretta spiegazione con l'instaurarsi di una scarica elettrica per differenza di potenziale. Infatti in un caso il suolo sarebbe a potenziale più basso, e potrebbe anche andare bene, ma nel caso della nuvola? Una volta il fulmine scocca in un senso, la volta dopo in un senso diverso, quasi come se queste cariche fossero di segno opposto. Ma ciò non può essere: le cariche, ci dicono, sono sempre dello stesso segno, come lo sono i fascetti dei tubi a raggi catodici o di altri apparati a conduzione elettrica mediante “ioni”. Per non parlare di fulmini che vanno in alto, vorrebbe dire che la ionosfera sarebbe allo stesso potenziale del suolo, anzi ad un potenziale inverso tale da far preferire al fulmine quel percorso. Infatti questi vengono chiamati fulmini positivi.

Ma non chiarisce in alcun modo il formarsi di una così grande carica nel fumo del pennacchio del vulcano. Lì non ci sono goccioline di acqua, bensì micro particelle di silicati vari, la polvere vulcanica, ad alta temperatura. La scarica avviene poi, e lo testimonia la fotografia, tra una zona di fumo ed un'altra zona, quindi si dovrebbe formare una differenza di potenziale tra quelle due zone. Apparentemente però non c'è nulla che differenzi tali zone, è soltanto polvere in entrambe la aree. Potrebbero esserci dei detriti più pesanti, dei lapilli, si tratterebbe tuttavia sempre di composti che di solito non sono associati ad alcun tipo di fenomeno elettrico. Si potrebbe obiettare che potrebbero esserci dei cristalli di quarzo in sospensione, che hanno una capacità piezoelettrica, ma per generare una tale differenza di potenziale dovrebbero essere di dimensioni enormi, oppure ce ne dovrebbero essere a milioni tutti orientati nello stesso senso.

Oppure si potrebbe ipotizzare che del materiale ferroso fosse in grado di produrre dei campi magnetici vorticando, tali da indurre nell'intorno delle cariche elettriche che poi si accumulano nell'aria. Va però ricordato che i materiali magnetici oltre ad una certa temperatura cessano di essere coerenti, quindi, in pratica, cessano di essere magneti e la temperatura di Curie è più bassa di quella della polvere vulcanica, quindi non vi possono essere dei potenziali magneti.

Gli scienziati sono perciò molto meravigliati.
E' necessario rivedere la teoria generale. E verificare se le circostanze che si vengono a verificare nei due casi siano simili, anzi uguali, anche se in apparenza le condizioni che stiamo esaminando sono molto diverse. Ho scritto in alcuni articoli in passato una ipotesi che spiega la creazione dei fulmini. Tale ipotesi richiede un completo ribaltamento della concezione della struttura dell'atomo e dello spazio circostante, però se la applichiamo ai fulmini dei vulcani si scopre che il fenomeno è davvero lo stesso e che, quindi, la causa che scatena il fulmine non è quella ipotizzata sino ad ora, ma ben altra. Riporto la precedente spiegazione e rimando all' articolo sugli Ufo dei Tedeschi per i chiarimenti sulla struttura della materia. L' articolo affronta il metodo di formazione dell' energia nel principio del vortice.

Il successivo estratto evidenzia come da una parte non occorre che ci sia presente un elemento di tipo ferromagnetico: l'aria o l'acqua o, nel nostro caso, la polvere vulcanica possono agire come supporto per il formarsi del fenomeno.

“inserto

Cosa ha a che vedere questo meccanismo con il “vortex”?

Il modello presentato prima è visto fermo nello spazio. Cosa succede se invece riceve una spinta in qualche direzione? Se l' atomo comincia a muoversi nello spazio?

Supponiamo un movimento rettilineo, il guscio esterno comincerà a premere contro l'agglomerato, che, abbiamo visto, oppone una certa resistenza, si badi non attrito, ma una pressione. Questa resistenza, appunto, determina un aumento di pressione in direzione del moto ed una depressione equivalente nella direzione opposta. Si forma un “campo magnetico” attorno all'atomo, tuttavia questo campo è di valore nullo poiché è per metà pressione e per metà depressione.

Ma se all'atomo facciamo compiere un percorso curvo, la pressione che si forma nel senso del moto si sposterà verso la circonferenza esterna del percorso e la depressione verso la circonferenza interna. L'atomo in questione non è certamente da solo, la materia è composta da innumerevoli atomi adiacenti, il campo di pressione che si genera per ciascun atomo si va a sovrapporre a quello degli altri in maniera del tutto simile al propagarsi del “campo magnetico” di un conduttore. Ma qui non siamo in presenza di un elemento specifico, cioè conduttore, il fenomeno accade in qualunque tipo di atomo (ad esempio aria o acqua).

Si forma allora attorno alla materia in rotazione un campo di pressione circolare che altro non è che un “campo magnetico”. Se raccogliamo questo campo magnetico e lo traduciamo in una forma energetica utilizzabile, avremo realizzato un generatore
di energia. Il campo di depressione che si accumula verso il centro rimane circoscritto dalla presenza degli atomi della circonferenza opposta e la pressione che non si scarica, cioè non viene raccolta da un utilizzatore esterno, sarà la forza che costringerà gli atomi a cedere una parte della loro energia per compensare quella che viene assorbita dall' utilizzatore, per mantenere costante l'equilibrio.

Se la rotazione è bassa la potenza ricavata è minima, ma se invece è alta, la potenza cresce sino a raggiungere e superare di molto quella necessaria a generare il “vortex” ottenendo perciò un sistema che si auto mantiene e fornisce considerevoli quantità di energia. I generatori messi a punto dai tedeschi sembra che fornissero qualcosa come 50 milioni di watt con meno di un metro di dimensione. (notizia mancante della conferma di una seconda fonte). Una tale quantità di “flusso magnetico” provoca certamente tutti quei fenomeni di interferenza elettromagnetica che si erano riscontrati all'apparire degli EX-UFO dei tedeschi, e che peraltro li rendeva facilmente individuabili dagli avversari. Vi sono varie realizzazioni, oggi, che sfruttano il principio del “vortex”, ma non mi risulta che alcuna autorità né scientifica né politica abbia preso in considerazione queste realizzazioni. Esiste un dilettante in USA che si è costruito un generatore da sé e con questo alimenta la sua casa, la sua fabbrica e la sua fattoria.

Ma non se fa nulla, sino ad oggi, forse questo generatore è, tra tutti i possibili congegni “free energy”, il più inverosimile per la scienza ufficiale. E' naturale che in quello stato alterato la materia possa produrre anche qualche tipo di radiazione luminosa ed assuma un aspetto diverso da quello che presenta in riposo. Esiste un resoconto di un francese cui un alieno ha spiegato per sommi capi questo meccanismo, ed anche lui parla della materia in uno stato diverso che, tra l'altro, emana una particolare luce. La natura ha da insegnarci qualcosa di molto importante sui “vortex”.Cosa succede se non preleviamo il “campo magnetico” che si genera all'esterno? E continuiamo a far crescere la velocità, con nuova formazione di pressione? Succede che il “campo” si irradia sempre più lontano senza conseguenze, ma quello di depressione, all'interno, rimane confinato e deprime ( come contrario di preme) sempre più gli atomi all'interno del vortice.

Questi atomi si vedono via via allargare il proprio spazio di confinamento sino al momento in cui l' equilibrio che prima manteneva unito l'atomo si dissolve e tutta l'energia contenuta dalle cariche che sostituivano l'atomo si diffonde nello stesso istante. Questo è ciò che i fisici nucleari chiamano fusione nucleare, ed è ciò che succede quando si forma un fulmine. Il vortice dell'aria gira su se stesso sino a: da una parte creare un fortissimo “campo magnetico” che poi ionizza l'aria circostante e dall'altra a provocare un vero processo di fusione dell' atomo di idrogeno con l'esplosione di enorme energia che poi scorre nell'aria ionizzata formando il fulmine (e ozono dall' acqua essendo scomparsi gli atomi di idrogeno).

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Dalle considerazione sopra esposte si deduce perciò che il fenomeno alla base dei due tipi di fulmine è lo stesso, anche il fulmine dei vulcani è originato dall'instaurarsi di un “vortex” e che per conseguenza si tratta di una fusione atomica la cui energia si dissipa nell'ambiente circostante e non necessita di differenze di potenziale.

Ben Boux.

Aggiungo queste altre fotografie del sign. Olivier Vandeginste
olivier@atmospheres.be , sempre su :
http://www.spaceweather.com/submissions/large_image_popup.php?image_name=Olivier-Vandeginste-IMG_9705_1271594202.jpg


FULMINI SUI VULCANI ultima modifica: 2010-05-02T18:41:35+00:00 da Richard
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Richard

Noi siamo l'incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all'autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)