Hermann Oberth

Il Giornale Online
LA VERA STORIA DEL PADRE DELLA MODERNA ASTRONAUTICA.

Hermann Oberth se ne andò dagli Stati Uniti sbattendo la porta.
Pochi conoscono il vero motivo del suo rientro in patria, molti “sanno per certo” che il “vecchio professore era divenuto visionario e maniaco”.

Grazie alla campagna di disinformazione operata dalla stampa internazionale, si era infatti riusciti a screditare la sua autorità scientifica e la sua esperienza nel campo della missilistica. Oggi si parla poco di lui, ma Hermann Oberth (1894 – 1989), maestro di Wernher Von Braun, è ufficialmente riconosciuto come il padre della moderna astronautica. Nato a Hermannstadt, in Transilvania, risentì l'influsso della cultura positivistica particolarmente diffusa nel periodo a cavallo tra il 1800 e il 1900.

All'età di undici anni rimase affascinato dai romanzi di Jules Verne e dall'idea, allora utopia, che l'uomo potesse un giorno compiere un viaggio nello spazio. Ma ben presto, agli occhi del ragazzo, l'utopia divenne ipotesi scientifica, tanto che in terza ginnasio si dedicò allo studio delle reazioni del corpo umano a insolite condizioni di accelerazione e quindi di gravità.

Giunse alla conclusione che all'interno di un veicolo spaziale non sarebbe esistita alcuna pressione poiché i corpi sarebbero stati sottoposti, in ugual misura, all'azione del campo gravitazionale. Iniziò quindi a studiare la fisica dei dispositivi con propulsione a reazione e nel 1912 scoprì che esiste, per un razzo che si solleva nell'atmosfera, una velocità ottimale in corrispondenza della quale le perdite dovute alla resistenza dell'aria e alla gravità assumono un valore minimo e quindi la maggior parte possibile di forza motrice può essere sfruttata per accelerare il razzo.

Nei due anni successivi completò le sue ricerche ed elaborò il principio dei razzi compositi aggiungendo in serie a un razzo di grandi dimensioni un secondo più piccolo che entra in funzione quando il primo si esaurisce. Per compiacere il padre, si iscrisse alla facoltà di medicina ma dovette sospendere gli studi a causa dello scoppio del primo conflitto mondiale al termine del quale si dedicò allo studio della fisica e nel 1922 consegnò la tesi per il dottorato.

Lo studio da lui elaborato riguardava, naturalmente, la possibilità del viaggio spaziale. Così come aveva fatto in precedenza il Ministero della Guerra, la commissione esaminatrice ritenne che le ipotesi avveniristiche presentate da Oberth fossero troppo fantasiose e respinse la tesi. Lo scienziato si rivolse così ad un editore e nel 1923 pubblicò, a proprie spese, il libro “Die Rakete zu den Planetenräumen” (Razzi verso lo spazio interplanetario) nel quale, per la prima volta nella storia, veniva spiegato con formule matematiche, come i razzi avrebbero potuto ottenere la spinta di accelerazione necessaria a superare la forza di attrazione terrestre. Nel 1929 comparve il secondo libro, “Wege zur Raumschiffahrt” (Le vie dell'esplorazione spaziale), frutto di una collaborazione con gli scienziati Robert Goddard e Konstantin Tsiolkivsky, entrambi pionieri dell'astronautica. L'opera anticipò di trent'anni la costruzione di razzi a ioni e la propulsione elettrica.

Nel '40 Oberth divenne cittadino tedesco e negli stabilimenti di Peenemünde conobbe Wernher Von Braun e insieme a lui lavorò all'ideazione della V2. Nei primi anni '50, trasferitosi in Italia, si occupò della costruzione di missili antiaerei a propellente solido e nel '55 partì alla volta degli USA dove, insieme a Von Braun, collaborò ai programmi di ricerca aerospaziale. Nel 1958 rientrò in Germania, come abbiamo già detto, sbattendo la porta agli Stati Uniti. La definitiva decisione di ritornare in patria nacque dallo sconforto sopraggiunto in seguito alla consapevolezza che il governo americano non intendeva sfruttare le sue scoperte a “scopi interplanetari” ma a “scopi bellici”. Da vero scienziato si rifiutò di collaborare alla realizzazione di ordigni esclusivamente militari e quando gli fu negato ogni aiuto nel campo della pura ricerca scientifica comprese che la sua permanenza lì avrebbe portato solo danno.

Sino al giorno della sua morte, il premio nobel per la fisica mantenne una posizione divergente rispetto alla scienza ufficiale, la cui principale preoccupazione era ed è quella di conseguire un sempre maggiore progresso al solo scopo di soddisfare esigenze belliche o strategiche. Per Oberth, la scienza non era soltanto l'applicazione sul piano pratico di operazioni del pensiero ma il mezzo per soddisfare l'infinita sete di sapere che da sempre alberga nello spirito dell'uomo. Quella sete che nel corso dei secoli i poteri politico e religioso hanno sostituito con un atteggiamento di intransigente imposizione, contrario ad ogni forma di discussione e quindi opposto al libero pensiero.

Quando Copernico scoprì che la Terra era un pianeta e Giordano Bruno parlò del sole come di una stella fissa e del cielo come di un'illusione ottica, la Chiesa Cattolica ricevette un duro colpo poiché, come lo stesso Oberth affermò “essa aveva basato la sua struttura dogmatica sulla concezione tolemaica dell'universo. Per sopravvivere, in qualità di organizzazione, a tale colpo c'erano due possibilità […]:

1. La Chiesa avrebbe potuto riconoscere la nuova teoria […] e confessare che noi uomini non sappiamo ancora tutto e dobbiamo ricercare. Avrebbe dovuto inserire, nel suo programma di lavoro, la libera ricerca e collocarsene essa stessa al vertice […]. Avrebbe dovuto lasciare che crollasse il dogma […]. L'immagine del mondo si sarebbe trasformata gradualmente con l'aumento costante della conoscenza e determinate cose sarebbero rimaste, fino alla fine dei giorni, materia di fede […]. Se la Chiesa si fosse comportata così avrebbe mantenuto la sua autorità spirituale […]. Io penso che lo stesso Cristo non avrebbe mai intralciato il cammino dell'onesta ricerca. Non c'è un solo passo nella Bibbia dal quale si deduca che Lui rifuggiva la ricerca ma ce ne sono alcuni in cui la raccomanda: “Cercate e troverete!” “La verità vi farà liberi!” (Giov. 8, 32) […]

2. […] Ma la Chiesa riuscì a sopportare il colpo adottando un atteggiamento esattamente contrario a quello sin qui esposto: potenziò il dogma fino al più piccolo dettaglio e proclamò: 'Questa è la verità. Noi siamo l'unica vera Chiesa. Chiunque si opponga a noi opera al servizio del diavolo e deve tacere o morire!' […]

La Chiesa Cattolica intraprese quindi la via della falsità e del regresso. Papa Alessandro VI introdusse poi l'Inquisizione. Il popolo venne mantenuto in uno stato di terrore tale che nessuno osava manifestare una personale opinione neppure nel ristretto ambito della propria intimità”.

Questo modo di agire, è chiaro, ha determinato e, anche se in forma più subdola, ancora oggi determina la paralisi del pensiero evolutivo e tiene l'uomo in una sorta di staticità intellettiva. In tal modo è più facile esercitare il controllo delle masse e spero di sbagliarmi nell'affermare che il processo di globalizzazione del pensiero umano potrebbe appartenere ad un futuro non troppo lontano. Ma Oberth si discostava dal comune modo di pensare degli scienziati del suo tempo in quanto alla sua convinzione dell'esistenza di un mondo spirituale che non poteva essere scisso da quello fisico.

Sosteneva che la maggior parte degli uomini era diventata materialista nonostante professasse l'appartenenza ad una Chiesa e che era giunta ad identificare il mondo in un insieme di piccolissime particelle, forse positroni ed elettroni, che con determinati abbinamenti danno vita ad atomi, molecole, materia e corpi. Lui, al contrario, era convinto dell'esistenza di un'anima che sopravvive al corpo e che sicuramente è immortale. Recitava le parole di Goethe: “La concezione che con la morte tutto finisce è la più terribile che l'uomo possa immaginare” e aggiungeva: “Il pensiero di una morte eterna è insopportabile anche per me”.

Nel libro del prof. Dott. Karl Steinbuch intitolato “Automat und Mensch” (Automa e uomo) è spiegato che l'uomo non è altro che un automa pensante. “Il motivo per cui la mia concezione del mondo è differente da quella di Steinbuch – spiegava Oberth – si basa principalmente sulla nostra diversa natura spirituale. Steinbuch, a quanto pare, ha trovato insolite somiglianze tra cose apparentemente differenti. Questo non significa naturalmente che non sia in grado di fare delle distinzioni, è solo che in lui prevale la capacità, e probabilmente anche l'istinto, di cercare elementi comuni. Al contrario, io tengo istintivamente conto delle differenze che esistono tra cose apparentemente simili; sono quello che si dice 'un famigerato spirito di contraddizione'.

Quando vengo a conoscenza di qualcosa di nuovo o io stesso ho una nuova idea la prima domanda che mi pongo non è: 'Su che cosa si basa?' ma 'Quali novità porterà in campo?'. In seguito esamino le varie contraddizioni e solo quando non ne trovo più inizio a riepilogare e disporre. In questo modo si formarono tra i 40 e i 60 anni fa le prove della possibilità di intraprendere un viaggio spaziale e nacquero le prime iniziative per la sua realizzazione[…]. La scienza deve essere critica”.
Fedele a tale principio, Oberth non mancò di prendere in seria considerazione la possibilità che gli strani velivoli che di tanto in tanto venivano avvistati nei cieli di tutto il mondo fossero di origine extraterrestre. Gli antichi egiziani li chiamavano “Cerchi luminosi”, i romani “Scudi Volanti”, noi li definiamo “UFO”, termine che designa la causa sconosciuta responsabile degli avvistamenti. “Secondo le mie informazioni – precisò lo scienziato nella seconda metà degli anni '60 – esistono più di 80.000 testimonianze oculari della presenza di UFO.

Dall'analisi dei rapporti si deduce che il 39% dei casi circa è riconducibile a cause conosciute: palloni sonda, luci di bordo di aeroplani, aeroplani che volano a bassa quota, satelliti, meteore, armi segrete, fulmini globulari, fate morgana ecc. Al giorno d'oggi si è talmente portati a sperare o a temere il contatto con una civiltà extraterrestre che è facile confondere fenomeni celesti con astronavi provenienti da altri mondi. Una volta è il ventre luminoso delle oche selvatiche che volano in formazione, a volte è la boria di qualche personaggio isterico o la beffa di mattacchioni. Un contadino francese fece volare alcuni palloncini dipinti con una vernice luminosa e la stampa riportò immediatamente la notizia di avvistamenti – UFO. In seguito l'uomo rivelò di avere commesso quel gesto per poter leggere sul giornale il nome del suo paese natio e non sempre quello di Parigi, Londra, New York ecc.

Il 50% non è stato identificato ma le descrizioni degli oggetti avvistati sono così simili a quelle riportate sopra che è facile si tratti degli stessi fenomeni. Una volta, per citare un esempio, tre ragazze di New York mi scrissero, indignate, di aver visto un UFO e di averlo comunicato all'aeronautica militare la quale rispose loro che si trattava di un pallone sonda. Cosa potevo dire? Seguiva una descrizione così chiara che potei solo rispondere: 'Myladies, I am sorry, ma si trattava veramente di un pallone sonda!'

Ma nel restante 11% dei casi, e parliamo di 9000 rapporti, tali spiegazioni non funzionano. Imbrogli e bugie sono improbabili poiché i testimoni sono ufficiali di volo o operatori radar, persone che non possono essere definite boriose o buffone e che hanno accettato di sottoporre le loro dichiarazioni alla macchina della verità, consapevoli che per una notizia falsa o per un fotomontaggio si sarebbero giocate il posto di lavoro.

Tali rapporti combaciano perfettamente tra loro[…] e poi il nostro sole non è l'unico dell'universo. Solo nel sistema della nostra Via Lattea ci sono più di 50 miliardi di soli, i pianeti che li circondano potrebbero essere simili al nostro, e poi ci sono 500 milioni di sistemi simili alla nostra Via Lattea. E' quindi più che probabile che nell'universo esistano infiniti corpi celesti simili alla Terra anche se al momento, con i nostri telescopi non possiamo vederli”.

Al mondo scientifico riuscì difficile ignorare completamente le dichiarazioni del professore il quale, a partire dal 1953, iniziò a tenere conferenze sull'argomento. Arrivò addirittura a sostenere che il V-7 era all'origine di rapporti con gli UFO registrati verso la fine del conflitto: “Alla fine della guerra mettemmo a punto, prima a Praga e poi a Vienna, l'elicottero V-7, che poteva essere scambiato facilmente per un disco volante. Invece di avere pale rotanti come un comune elicottero, il V-7 aveva tubi rotativi che liberavano una 'scarica' di fiamme. Mentre i tubi ruotavano, l'elicottero appariva circondato da fiamme e a una certa distanza sembrava un disco scintillante. Quando volava, la fiamma era rosso cupo ma emanava una luce fioca. A una velocità superiore il disco appariva più luminoso e la fiamma diventava prima giallastra, poi bianca. Alla sua velocità massima […] il V-7 si rovesciava parzialmente e volava su un fianco. Quando era in volo era particolarmente rumoroso e lasciava una spessa scia nella stratosfera”.

La dichiarazione risultò essere piuttosto stravagante ma più di un testimone raccontò di armi segrete tedesche simili a piccoli dischi volanti, distrutte prima che potessero cadere in mano al nemico.

Il 7 novembre 1958 lo scienziato tedesco tenne una conferenza stampa a Francoforte, in occasione del suo rientro in patria, durante la quale non solo si dichiarò per l'ennesima volta certo dell'esistenza di razze extraterrestri ma espresse la sua convinzione che tali esseri, molto intelligenti, “sorvegliano costantemente la Terra”. Prendendo spunto da un romanzo di Hans Dominik li definì “Uranidi”, esseri dalle sembianze umane molto più avanzati di noi in ogni campo, compreso quello religioso. Nel 1954 conobbe Barbara Troll, una medium che gli rivelò di essere in contatto telepatico con visitatori di altri pianeti e di ricevere da loro dei messaggi. In un'intervista concessa alla giornalista e autrice Paola Giovetti, Oberth dichiarò che il contenuto era “così interessante che non potei fare a meno di prestare loro attenzione”. “Che cosa la convinse?” “La consequenzialità logica dei messaggi, l'oggettività e la chiarezza, le conoscenze senz'altro superiori a quelle della sensitiva, che era una persona di cultura molto modesta”.

I messaggi della donna rivelavano che la nostra Terra è una specie di scuola per l'anima. Questa si serve di un corpo per fare delle esperienze e ciò che non comprende nel corso di una vita lo realizzerà dopo la morte e lo comprenderà più facilmente in una vita successiva. Scopo dell'esistenza è quello di imparare ad evitare il male e a mettere in pratica il bene. In uno dei messaggi affidati alla Troll gli uranidi spiegavano: “Noi siamo più avanzati nella tecnica e potremmo insegnarvi molte cose trovando in voi scolari attenti; però non vogliamo rendervi più forti proprio dove già lo siete: la vostra civiltà è simile a una nave carica solo da un lato e che minaccia quindi di capovolgersi. Inoltre è volontà di Dio che voi ve la caviate da soli coi vostri problemi, per esercitarvi e rafforzarvi nella conservazione della vita e nella lotta contro il male. E' solo con l'esercizio che si impara!

Anche voi dovete sopportare da soli tutti i vostri mali e i vostri dolori e fare da soli le vostre scoperte. Noi possiamo solo indicarvi dove le vostre forze possono essere applicate con migliori risultati, invece di disperderle in gelosie nazionalistiche e battaglie ideologiche. Rinunziate alle armi atomiche, ma continuate a portare avanti la ricerca sull'atomo, perché Dio desidera che voi impariate e indaghiate. Costruite a questo scopo stazioni spaziali: queste ricerche vanno fatte nello spazio, non su un pianeta fiorente. Il pericolo è maggiore di quanto pensiate! Voi state per rendere inabitabile la Terra per i vostri simili… perciò disarmatevi!”

Per raggiungere un tale stadio di consapevolezza, a detta di Oberth, era necessario che l'uomo imparasse ad avere una visione meno materialistica e più spirituale dell'esistenza. Sempre parlando con Paola Giovetti lo scienziato tedesco disse: “Il materialismo, cioè la dottrina che insegna che l'anima non esiste e che tutto si ridurrebbe a un cieco gioco di forze e di materia, può oggi esser considerato superato. Gli scienziati più progrediti non sono più materialisti: la fisica sta dissolvendo la materia in campi immateriali di forza, e la biologia ha sempre avuto presupposti dualistici, in quanto per esempio ha sempre studiato gli organi delle creature in base alla loro funzione. Anche gli storici trovano ogni tanto il coraggio di ammettere che il materialismo non è altro che il tentativo di certi oscuri individui di distruggere la fede, perché ovviamente è più facile dominare e utilizzare per azioni antisociali persone che pensano che con la morte tutto finisca piuttosto che persone che si sentono responsabili di fronte a Dio del loro agire.

Io credo che una dimostrazione concreta, tangibile dell'esistenza di Dio non l'avremo forse mai, però possiamo riconoscere l'esistenza di una Provvidenza nella constatazione che il mondo tende dal caso al cosmo, dal disordine all'ordine. […] la nostra condizione qui sulla Terra è paragonabile a quella di atomi in una provetta, e questi atomi discutono fra loro se esista o meno un chimico. Alcuni dicono: le nostre forze sono sufficienti a spiegare tutto ciò che avviene in questa provetta, quindi possiamo fare benissimo a meno di ammettere che esiste un chimico. Altri dicono invece: l'esperimento al quale partecipiamo fa individuare senza alcun dubbio una certa finalità, e questo parla a favore dell'esistenza di un essere intelligente che ha avviato l'esperimento e continua a seguirlo. Infine quelli che si trovano sulla parete della provetta dicono: noi il chimico lo vediamo attraverso la parete della provetta!

Con questo paragone voglio dir questo: se vogliamo rispondere alla domanda se esista un Dio (o una Provvidenza che è la stessa cosa: io uso volentieri questo termine), non dobbiamo chiederci soltanto se siamo le forze insite nel mondo a produrre incessantemente gli eventi del mondo stesso, ma dobbiamo anche chiederci se in questi eventi siano riconoscibili direttive e leggi che facciano pensare a qualcosa di più di un semplice gioco di forze privo di significato. E queste direttive e queste leggi esistono e sono perfettamente riconoscibili”.

Più tardi Oberth dichiarò di avvertire lui stesso una sorta di messaggio telepatico, una voce interiore che elargiva allo scienziato preziosi insegnamenti. Per molti forse non è facile comprenderli ma Oberth era convinto che la visione del mondo degli illuminati di oggi è la religione degli uomini di domani. Aveva una profonda fiducia nell'uomo e nel suo destino ultimo. Fiducia che nasceva dalla consapevolezza che Dio ha creato gli uomini perché facciano della Terra un paradiso, lo stesso che gli uranidi hanno creato sui loro pianeti. Diceva che l'uomo è molto lontano dal raggiungere la beatitudine ma che prima o poi ci sarebbe arrivato. L'esperienza sulla Terra è solo una delle tante, infinite esperienze che l'anima dovrà compiere nel suo cammino evolutivo e la sola esistenza degli uranidi ci dimostra che esistono moltissime altre possibilità. “A me basta sapere che sopravviverò alla mia morte e che infinite altre esperienze mi attendono: e per me, che per tutta la vita ho ricercato e sono stato un inguaribile curioso, questa è una prospettiva molto eccitante”.

Ed è proprio questo modo di pensare che ha fatto di Hermann Oberth uno dei più grandi illuminati del nostro secolo e uno dei più grandi eretici nella storia dell'umanità. Le sue parole rappresentano una chiave per la comprensione delle realtà universali che esseri di altri pianeti stanno cercando di trasmetterci e che non dobbiamo fare altro che riscoprire all'interno di noi stessi. Solo quando comprenderemo l'immortalità del nostro spirito e la vera essenza di Dio riusciremo a raggiungere la libertà.

Sul letto di morte, forse alla figlia, Oberth rivelò di aver avuto contatti diretti con gli extraterrestri. Noi ci crediamo!

Come accennato all'interno dell'articolo, nel 1984 la nota giornalista e autrice Paola Giovetti intervistò a Feucht lo scienziato Hermann Oberth. L'intervista fu pubblicata il 5 maggio dello stesso anno da “La Domenica del Corriere”. Ne riportiamo alcuni stralci:

D: Lei è credente professore vero?

R: Io, personalmente, sono convinto dell'esistenza di un'anima che sopravviva al corpo e che è sicuramente anche immortale […].

D: […] che cosa la convince di più dell'esistenza di Dio, dell'anima, dell'aldilà?

R: Probabilmente io ho una naturale tendenza a credere; tuttavia gli studi parapsicologici che ho compiuto e la mia credenza negli Uranidi mi hanno fornito le prove che cercavo.

D: Andiamo per ordine: tra i vari fenomeni parapsicologici, quale le sembra più probante?

R: Il fenomeno che più parla a favore dell'esistenza delle anime senza corpo è il seguente: un defunto comunicò una volta a un medium: “Tu ora scriverai una cosa che in sé non ha ancora un significato, però la medium XY scriverà qualcosa d'altro e la medium Z altro ancora e, tutto insieme, questo avrà un senso”. I tre medium scrissero i loro messaggi, che una volta uniti rivelarono un ben preciso significato; si poté dimostrare che questi medium non sapevano nulla l'uno dell'altro e non si erano messi d'accordo. Questo fatto si è ripetuto con altri medium e altre anime di defunti; il fenomeno è noto in parapsicologia come “corrispondenze incrociate” e non è facilmente spiegabile in altro modo che ipotizzando il reale intervento dei defunti. In senso più largo, si può dire anche che i fenomeni parapsicologici dimostrano che la psiche umana non è legata a spazio e tempo.

Fenomeni come la telepatia, cioè la comunicazione diretta da mente a mente, la chiaroveggenza, ovvero la possibilità di vedere cose lontane e nascoste, e la precognizione, cioè la visione del futuro, parlano veramente a favore di una concezione non materialistica della nostra psiche.

D: Lei ha esperienze personali in campo parapsicologico?

R: Ho partecipato a sedute spiritiche ogni volta che mi è stato possibile: una volta, durante una seduta si presentò mio fratello Dinge, caduto nella prima guerra mondiale, e mi riferì cose che solo lui poteva aver saputo. La calligrafia con cui la medium scrisse il messaggio era identica a quella di mio fratello, e la medium ignorava che io avevo avuto un fratello. Come si spiegano questi fatti? L'interpretazione più accettabile è che mio fratello sia sopravvissuto alla propria morte e attraverso un mezzo adatto (la medium scrivente) si sia potuto mettere in contatto con me. Tutti i fenomeni spiritici si spiegano nel modo più semplice se ammettiamo che sono veramente le anime dei trapassati ad agire e a rendersi percepibili.
D: Professore, mi parli degli Uranidi. Chi sono?

R: Sono esseri umani come noi, però molto superiori a noi, che abitano altri corpi celesti. Essendo superiori a noi, hanno conoscenze molto più elevate in ogni campo, anche in quello religioso, e molti dei miei convincimenti li debbo a loro.

D: Lei come è venuto, diciamo così, in contatto con questi esseri?

R: Io sono sempre stato convinto che quantomeno una parte dei dischi volanti che appaiono nei nostri cieli potrebbe venire da altri mondi, e ho sempre apertamente manifestato questo mio convincimento. Di conseguenza sono stato avvicinato da persone che affermavano di avere capacità telepatiche e di essere in contatto con questi esseri. Mi ha colpito in particolare il caso di una signorina che aveva circa sessant'anni quando la conobbi, nel 1954: oggi è morta e posso rivelarne il nome, si chiamava Barbara Troll. Ella riceveva telepaticamente messaggi di esseri di altri pianeti, di contenuto così interessante che non potei fare a meno di prestare loro attenzione.

D: Che cosa dicono (gli Uranidi ndr.) della Terra e del nostro destino di uomini?

R: Dicono che la Terra è una sorta di scuola, dove viene esercitata l'anima, non il corpo. L'anima si serve del corpo per fare le sue esperienze e l'insegnamento dura oltre la morte, nell'aldilà, valutando i ricordi della vita vissuta, così che in una vita successiva noi possiamo imparare più facilmente e meglio quello che in precedenza sapevamo in modo imperfetto. Scopo della vita è esercitarsi nel bene e imparare ad evitare il male; capire che cosa è meglio: la guerra, oppure l'amore e la concordia? L'infelicità sulla Terra va intesa nel senso di un insegnante che non vuol rendere il compito troppo facile allo scolaro affinché impari di più. Questi insegnamenti degli Uranidi, che coincidono in molti punti con gli altissimi insegnamenti delle filosofie orientali, sono stati per me veramente preziosi.

D: E quando questa catena di esistenza sarà conclusa, dove andremo? In un paradiso?

R: L'esperienza sulla Terra non è che una delle tante esperienze che l'anima può fare nel suo cammino infinito: appunto l'esistenza degli Uranidi dimostra che ci sono tante altre possibilità. Come esattamente dobbiamo immaginarci il post mortem finora non è noto[…]. Secondo me, fra l'altro, è giusto che noi non abbiamo certezze sul premio e la punizione che ci attendono nell'aldilà, perché se avessimo questa certezza le opere buone non avrebbero più alcun valore. L'opera buona va fatta per se stessa, e non in vista di premi e punizioni nell'aldilà.

D: Quindi il suo messaggio all'uomo di oggi è pieno di fiducia e di speranza…

R: Certamente: ho fiducia nell'uomo e nel suo destino ultimo! E vorrei che chiunque dovesse leggere questa nostra chiacchierata ricordasse almeno questo: forse non potremo mai avere una sicurezza fondata su basi logiche circa il nostro destino nell'aldilà, però oggi sappiamo che la concezione monisticamente materialistica del mondo non è niente di più di una convinzione, e per di più una convinzione errata, che si è falsamente adornata del manto della scienza. E sapere questo è già qualcosa.

Wernher Von Braun

Von Braun, ingegnere di origine tedesca, nacque nel 1912 a Wirsitz (oggi Wyrzysk), in Polonia. Nel 1934 conseguì presso l'università di Berlino il dottorato in filosofia e dal 1937 al 1945 fu direttore del centro di investigazione missilistica di Peenemünde, in Germania, incaricato di costruire il razzo a lunga gittata a propellente liquido V-2 utilizzato per il bombardamento dell'Inghilterra durante la II guerra mondiale. Nel 1945 giunse negli Stati Uniti in qualità di consigliere tecnico del programma spaziale americano nel White Sands Proving Grounds, New Mexico. Nel 1950 fu inviato a Huntsville, Alabama, dove per dieci anni diresse il programma spaziale Redstone. Von Braun ottenne la cittadinanza statunitense nel 1955. Nel 1960 diresse le operazioni di sviluppo tecnico del centro di voli spaziali George C. Marshall (NASA) a Huntsville. Fu il responsabile della costruzione del veicolo di lancio Saturno V che venne utilizzato, insieme alla navetta spaziale Apollo, nell'ambito del programma di allunaggio con equipaggio. Morì ad Alexandria, Virginia, nel 1977.

Hermann Oberth

ebbe rapporti di collaborazione anche con il colonnello Colman S. VonKeviczky (vedi “UFO la visita extraterrestre” n. 8, maggio 1999) il quale, negli anni '60, ricevette dall'allora Segretario Generale delle Nazioni Unite U-Thant l'incarico di progettare il primo ONU UFO PROJECT, un progetto di ricerca sul fenomeno degli oggetti volanti non identificati. Secondo quanto riportato dal “Washington Post” il 27 giugno 1967, U-Thant ammise che “gli UFO sono il problema più importante da affrontare alle Nazioni Unite dopo la guerra del Vietnam”. Il 6 novembre dello stesso anno, in occasione del 7° congresso internazionale tenutosi a Magonza e presieduto da Oberth, i rappresentanti di 24 nazioni sottoscrissero la “Magonza UFO Resolution” la quale stabiliva i “criteri di massima per la soluzione del problema della sicurezza nazionale, chiamata in causa dagli UFO”.

Nel 1977 la questione ufologica fu proposta nel corso della 32esima sessione dell'assemblea generale dell'ONU al “punto 123” dell'ordine del giorno. L'ICUFON (Inter-Continental UFO Network), del quale VonKeviczky era fondatore, presentò una documentazione suddivisa in 250 sezioni che dimostrava la necessità di istituire un Ufficio dell'ONU che si occupasse del problema degli oggetti volanti non identificati. Purtroppo, sotto pressione degli Stati Uniti, la richiesta di controllo internazionale delle operazioni sugli UFO non fu accettata e Grenada si trovò costretta a rivedere la sua risoluzione.

fonte: www.ilportaledelmistero.net

Hermann Oberth ultima modifica: 2007-10-17T19:43:04+00:00 da Quantico
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