Homo sapiens, quello che Faggin ha capito (e anche Tattersall…)

Il Giornale Online
di Enzo Pennetta

La cosa più importante sull’Uomo è quello che non troverete alla mostra “Homo sapiens”. Il pensiero dell’inventore del microprocessore.

Sarà ospite alla manifestazione BergamoScienza che si svolge fino al 21 ottobre, si tratta di Federico Faggin, uno degli uomini che più hanno lasciato il segno nel XX secolo e che meno hanno ricevuto il giusto riconoscimento per la loro opera.

Faggin è l’inventore del microprocessore, con il modello 404 dell’Intel, commercializzato nel 1971 e che ha aperto l’era dell’informatica di massa. Il fatto è che Faggin ha adesso deciso di occuparsi del cervello umano, ovviamente egli si trova nella miglior posizione per poter comprendere le analogie e le differenze tra gli elaboratori elettronici e l’elaborazione della mente umana. Della cosa se ne è occupato Avvenire il 9 ottobre con un articolo intitolato L’inventore del “chip” alle prese con l’anima, da cui traiamo il seguente passaggio:

«Noi abbiamo la capacità di captare dai sensi le regolarità dell’informazione che ci attraversa, e da queste all’interno del nostro cervello sappiamo costruire un modello della realtà. Quanto all’architettura del sistema, a come ciò possa avvenire, però, abbiamo fatto pochi passi. Io mi sono buttato in quella direzione, con le reti neuronali già si potevano realizzare certe strutture di riconoscimento di immagine e della voce che erano molto meglio dei tradizionali modi dell’intelligenza artificiale top-down, ma dopo cinque anni mi è parso chiaro che non era possibile arrivare per quella strada a costruire un sistema cognitivo».

Faggin, che come pochi altri ha una comprensione profonda di quello che un computer può essere o non può essere, è giunto dunque alla conclusione che la capacità di costruire rappresentazioni della realtà non può essere ottenuta con delle reti neuronali, per quanto complesse. Ma non basta, di grande interesse è il seguito dell’intervista:

«Man mano che studiavo la neuroscienza mi chiedevo perché nessuno nominasse mai il problema della consapevolezza. Era come l’”elefante nella stanza”, come si dice in inglese, cioè qualcosa che è impossibile non notare, ma che nessuno voleva riconoscere. Come funzioni, che cosa sia la coscienza non lo sappiamo».

Ecco che con l’efficacissima metafora dell’ “elefante nella stanza” Faggin mostra lo stato delle cose nelle neuroscienze: esiste qualcosa chiamato consapevolezza, ma chi studia il cervello umano finge di non vedere questo “elefante nella stanza”. A pochi giorni dall’episodio delle contestate affermazioni di Ian Tattersall non può non essere fatto un confronto tra le due affermazioni, ricordiamo infatti quanto ebbe a dire l’antropologo al meeting di Cl a Rimini:

…il punto di rottura, quello che caratterizza la comparsa dell’homo sapiens e la scomparsa di altre specie, per esempio dell’uomo di Neanderthal, evento avvenuto attorno a 200mila anni fa, è rappresentato dall’improvvisa apparizione di una nuova e straordinaria capacità: l’elaborazione simbolica”

La rappresentazione simbolica è la costruzione di un modello mentale della realtà, esiste dunque un collegamento stretto tra la capacità di elaborazione simbolica di cui parla Tattersall, e la capacità di costruire un modello della realtà, di cui parla Faggin. Come sappiamo l’affermazione di Tattersall ha provocato una serie di reazioni da parte darwinista originate dal “timore” che si potesse pensare che l’Uomo sia qualcosa di più di un animale. E così Tattersall ha dovuto ritrattare dicendo che si è sbagliato, che nella “stanza” davvero non c’è nessun elefante, che si è espresso male, sì è vero che ha parlato di barriti, di proboscide e zanne, ma questo non significa che quello che ha visto fosse un elefante. E il mondo delle neuroscienze e della biologia evoluzionistica, soddisfatto del chiarimento, continua a studiare il mobilio… e a non vedere l’elefante nella stanza. Ma per fortuna Faggin non è inserito in certi circuiti accademici, e da uomo libero può tranquillamente affermare che:

Pensiamo di essere delle macchine: siamo anche macchine, ma non solo delle macchine. Questo è il senso profondo della mia ricerca. Però, ovviamente, viviamo in un modo scientifico e quindi asserzioni come questa devono essere provate: è il lavoro che abbiamo davanti.

E allora non resta che augurare buon lavoro a Faggin.

Fonte: http://www.enzopennetta.it/2012/10/homo-sapiens-quello-che-faggin-ha-capito/
Vedi: http://coe.bri.niigata-u.ac.jp/files/vtheory/IHBS_ch1_1.pdf

Homo sapiens, quello che Faggin ha capito (e anche Tattersall…) ultima modifica: 2012-10-12T10:28:26+00:00 da Richard
About the Author
Richard

Noi siamo l'incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all'autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)