I SEGRETI DEI MOVIMENTI SUFI (prima parte)

Il Giornale Online

A cura di Haji Muzaffar Usmanov, è continuatore della linea Naqshabandiyya presso l’Accademia dell’Ontosufismo (Russia). È specializzato in medicina e psicologia.

Perché non possiamo vedere il vento?
Per non spaventare qualcuno.

I Sufi credono che vi siano persone dotate di ragione, anima e spirito, ma che vi siano anche degli individui incapaci di pensare autonomamente e di ascoltarsi amando la vita in ogni parte dell’organismo.

La natura ha concesso all’uomo il dono della parola. Anche il pappagallo può parlare, ed è persino possibile che il corvo imperiale possa imparare ad esprimersi. La scimmia può bere una tazza di tè, sbucciare la banana, può persino fumare e disegnare delle semplici immagini. Questo non significa che siano pari all’uomo!

Gli animali non hanno le stesse percezioni umane! L’uomo è capace di avvertire delle sensazioni definite e di sperimentarle, ripeterle, trasformarle, rafforzarle ed indebolirle. Potenzialmente, egli n’è consapevole e lucido.

Nell’uomo c’è tutto, perché somiglia a Dio. Rappresenta la sostanza energetica: può accumulare l'energia, custodirla e aumentarne l'intensità. Le malattie sono provocate da energia impropria. È necessario distribuire l'energia regolarmente ed imparare a raccoglierla in sé stessi. Sta in ciò il senso d’alcuni esercizi come il “Nab”, le “Ali dell’Angelo”, il “Giardiniere”, la “Forbice” ed il “Funambolo”.

Com’è stato più volte indicato nelle pagine della nostra opera, il trattamento Sufi delle molteplici malattie si basa su di un approccio olistico alla persona: noi non trattiamo qualche “infezione” in particolare, ma armonizziamo tutti i processi vitali dell'organismo.

In ogni movimento c’è un segreto, il cui significato è nascosto, e lo si può indovinare solo osservandolo attentamente, operando e riflettendo. I Sufi hanno cifrato la significazione occulta dei movimenti nei simboli della scrittura araba. Perché? Perché in questo modo non era possibile cambiare i movimenti stessi nei vari trasferimenti da una persona all’altra.

Questi movimenti potevano essere eseguiti per tre motivi: per il rilassamento, per la terapia e nel combattimento singolo. Le differenze stanno nella loro velocità d’esecuzione. Quando li feci vedere a mio fratello (è secondo dan di karaté), disse: “possono essere usati effettivamente per difendersi!”

Ma all’onorevole lettore, probabilmente, interesseranno i primi due scopi. Ecco perché è necessario eseguirli a ritmo lento (per il rilassamento) o medio (per il trattamento terapeutico). Se volete cagionare degli effetti salutari eseguendo determinati movimenti, concentrate l'attenzione sull’organo malato e trasmettetegli delle sensazioni gradevoli.

Il Movimento Adamo

Si raccomanda l’esecuzione di una serie di movimenti ADAMO prima dell’esercitazione completa.

“A”

La posa diretta in piedi.

È la postura iniziale, la prima. Il suo significato è 1, “Io sono”, “A”, “ADAMO”, ed è rappresentato nel modo seguente:


In posizione eretta, le mani sono lungo il corpo. Poi, entriamo nello stato mukashafa. Gli occhi sono leggermente socchiusi. Concentrandoci sulle sensazioni corporali, sperimentiamo un senso di completezza. Le percezioni dobbiamo farle salire dai piedi all’organo malato. Il tempo d’esecuzione è di circa 6-7 secondi. Possiamo osservare liberamente i cambiamenti sensoriali che avvengono nel corpo (fig. 60).

“D”

La postura della sottomissione. Ricorda la lettera latina D (fig. 61). Dalla posizione di partenza A pieghiamo il corpo in avanti. La schiena dritta, le mani poggiano sulle ginocchia. Lo sguardo è diretto alla punta dei piedi. La respirazione è lenta, tranquilla, il pensiero è diretto all’area dell’organo malato. Sentirete come cambia la circolazione del sangue.


Questa postura fa ricordare alla persona che per apprendere e capire deve sottomettere umilmente il proprio Io alla potenza dell’Altissimo, perché la verità gli è necessaria. Così, questo simbolo è caratterizzato dall’inchino a Dio.

“A”


Dopo 6-7 secondi ritorniamo nella posizione di partenza A. Piacevolmente, inspirate ed espirate. Osservate il vostro stato. Mentalmente, rilocalizzatevi sull’organo disturbato (fig. 62).

“M”

Il movimento finale della serie ADAM (fig. 63). C’inginocchiamo e ci prosterniamo in avanti. Il peso poggia sui gomiti. La distanza dalle ginocchia ai gomiti è approssimativamente di 80 centimetri per gli uomini e di 20 centimetri per le donne.

Questo movimento è uno dei più antichi, e rappresenta uno dei primi tentativi per ripristinare la salute.


Sentiamo uno sforzo gradevole nella regione dei reni. È la sensazione di piacevole sottomissione ad una forza salutare. I tempi d’esecuzione sono ugualmente di 6-7 secondi. Perché quest’intervallo? È precisamente il tempo impiegato per l’osservanza della preghiera (Salat).

Per assimilare i metodi Sufi è necessaria una forte volontà. Non sempre è possibile suscitarla: per questo motivo nella nostra tradizione si elaborarono delle posture speciali, le quali permettono in pochi minuti di entrare nello stato necessario atto a percepire pienamente l’informazione proposta, per l’adempimento preciso di specifiche azioni.

La postura imposta la direzione del pensiero. Per esempio, noi tutti conosciamo l’atteggiamento che assume uno studente impreparato, il cosiddetto scaldabanco quando nasconde le mani dietro la schiena o allungandosi le maniche, insulsamente china il capo ed ha lo sguardo perso. Adottate una simile postura e vedrete che vi sarà difficile ricordare anche ciò che conoscete molto bene.

A scuola, osserviamo che quando gli studenti si trovano in difficoltà a rispondere alle domande, socchiudono gli occhi, o guardano in alto, o cercano qualcosa sul pavimento davanti a loro.

Nessuno glielo ha insegnato, lo fanno naturalmente. Gli antichi Sufi, hanno rivolto la loro attenzione a questi comportamenti giungendo alla conclusione che quando la testa è sollevata all’indietro e poi ridiscende in avanti, si rafforza la pulsazione nel cervello, e di conseguenza, migliora il lavoro del cervello. I movimenti indicano che quell’uomo sta molto riflettendo: incrocia le mani sul petto, porta la testa all’indietro, sembra aggranchito – ma aiuta i suoi organi interni al lavoro del pensiero. Se osserviamo la statua del “Pensatore” scolpita da Rodin, comprenderemo lo sforzo intellettuale spinto al suo estremo.

È come se fosse unitamente raccolto, attivato.

Seconda Parte : http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.1118

fonte : http://www.tradizionesacra.it/i_segreti_dei_movimenti_sufi.htm

I SEGRETI DEI MOVIMENTI SUFI (prima parte) ultima modifica: 2007-11-09T07:52:30+00:00 da iniziato
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