Il “nucleare civile” – Intervista al professor Cortellessa

Il Giornale Online
Il nucleare civile, sperando che si fermi al «civile», è una delle priorità del governo delle destre. Si è detto e scritto tanto, si è avuta troppo spesso la sensazione che le cose dette ed auspicate rispondessero a progetti di parte politica o a interessi di holding industriali. Si è anche avuta la percezione che talune negative reazioni fossero motivate dal timore della presenza di forti interessi commerciali, piuttosto che da una convinta e scientifica opposizione.
Su un punto sembrerebbe esservi oggi perfetta convergenza fra la politica di Sarkozy e quella di Berlusconi.

Il primo sembra intenzionato a percorrere nuove strade che conducano ad un “nucleare civile sicuro”; il secondo sembrerebbe fermamente intenzionato a ripristinare il programma nucleare italiano interrotto anni fa e di rimettere in funzione le centrali a suo tempo messe in naftalina a seguito di un epocale referendum ed a costruirne di nuove, sicure, di cosiddetta “quarta generazione”. Poco o nulla si è detto sullo sviluppo di forme alternative di energia pulita e sicura: l’eolico, il fotovoltaico, il biocarburante, eccetera.

Su queste questioni abbiamo rivolto alcune domande al professor Giorgio Cortellessa, fisico nucleare di fama internazionale esperto nel settore dell’energia e dell’ambiente. Ha insegnato come professore universitario a Roma e a Milano ed ha fatto parte di numerosi comitati, commissioni e istituti scientifici nazionali ed internazionali. È stato assessore al Comune di Narni all’Ambiente, alla informatizzazione, alla gestione della raccolta differenziata, riciclo e riutilizzazione dei rifiuti. Giornalista pubblicista da oltre trent’anni, ha pubblicato alcuni libri sul problema energetico e sulle interconnessioni tra ambiente e salute. Dal 1991 è anche editore della casa editrice Edizioni Associate ( http://www.meltinpotonweb.com/?q=autori/giorgio-cortellessa.php ).
Gli ecologisti come Cortellessa sono più che mai vigili nella società civile, soprattutto dopo che, per effetto delle ultime elezioni politiche e di una legge a dir poco bizzarra, è stata cancellata in Parlamento una qualsivoglia rappresentanza “verde ed ecologista”. Ad uso dei nostri lettori, e per una loro informazione sicura ed attendibile, abbiamo rivolto al Professore alcune domande, sperando che le risposte che ci darà sapranno far capire la situazione all’opinione pubblica, molto meglio di quanto non facciano le dichiarazioni (pro e contro) delle forze politiche e dei gruppi industriali interessati.
1. Sicurezza. Sembra che le cosiddette “centrali di quarta generazione” siano la soluzione contro il rischio di incidenti quali quelli che si sono recentemente verificati un po’ dappertutto, soprattutto in Francia. Sugli organi d’informazione si continuano a leggere dichiarazioni di esponenti politici, soprattutto della maggioranza, secondo i quali le centrali della cosiddetta «quarta generazione» sarebbero quanto di più sicuro in materia. È così?

Gli incidenti con rilasci di radioattività sono stati assai più numerosi di quanto l’informazione al pubblico abbia reso noto. Sono stato nominato esperto internazionale sui problemi di radioattività naturale e artificiale, quindi reattori nucleari, incidenti con rilasci di radioattività in piccole, medie, grandi quantità.
I reattori nucleari con gravi incidenti non sono stati solo quelli in URSS, ma c’è stato il gravissimo incidente a Calder Hall in Inghilterra e quello spettacolare di Three Mile Island negli Stati Uniti. Emergono oggi dalle nebbie di decenni quelli in Francia e conosciamo bene quelli in Giappone e c’è consistente traccia di quelli in Cina. A fronte di questo panorama si è inventata l’esistenza delle centrali “di quarta generazione” che, secondo un autorevolissimo quotidiano italiano, userebbero come combustibile nucleare l’Uranio 238.

La reazione nucleare a catena usando l’Uranio 238 è semplicemente impossibile. Si è cercato qualche uso dell’Uranio 238 e lo si è malamente trovato come contrappeso nelle ali degli aerei di linea, uso abbandonato dopo un incidente grave con fuoruscita di composti di uranio, veleno chimico potentissimo. Lo si è messo nel corpo dei missili Cruise, lo si è messo nei proiettili di artiglieria con gravi malattie anche di soldati italiani nella ex Jugoslavia. Ma, per concludere, l’Uranio 238 non dà reazione a catena. Le centrali nucleari di quarta generazione non esistono né esisteranno mai, fondate come sono sulla ignoranza della fisica dei nuclei.

2. Ci può spiegare quanti modi vi siano oggi di produrre energia a costi convenienti?

Si è tentato di usare centrali nucleari per produrre calore utilizzabile commercialmente per produzione di calore sia sino a 100°C, sia tra 100°C e 300°C, ma si è rapidamente rinunciato perché l’energia nucleare per produrre calore è economicamente fuori questione per almeno un ordine di grandezza dei costi. Il calore lo si ottiene o bruciando combustibili oppure usando l’energia solare.
L’uso di energia al di sopra dei 300°C avviene per la produzione di elettricità, che viene prodotta su larga scala con combustibili fossili, in particolare con il diffondersi dei gasdotti con turbine a gas. Le centrali nucleari non possono funzionare a tali temperature elevate, altrimenti la sicurezza diverrebbe un mito e quindi sono assai meno efficienti. Comunque le centrali elettronucleari esistono. E’ vero che ancora Paesi in via di sviluppo costruiscono centrali nucleari mentre i paesi sviluppati le chiudono come la Svezia, la Germania oppure comunque non ne costruiscono di nuove, ma non c’è da stare allegri perché tali Paesi in via di sviluppo lo fanno essenzialmente per avere il plutonio per fare le bombe.

Oggi Paesi poco sicuri e instabili hanno la bomba.
Sarebbe meglio se producessimo elettricità con combustibili fossili o, ancora meglio, con i pannelli fotovoltaici illuminati dal sole. Tale forma di conversione della energia solare in elettricità è ormai il metodo più economico, se si fanno i conti giusti e cioè, ad esempio, si conteggiano i costi sostenuti da soldi pubblici dello stoccaggio perenne (migliaia di anni!) dei residui delle centrali nucleari italiane. I “dannati petrolieri” ostacoleranno lo sviluppo della energia solare fotovoltaica? So per conoscenza diretta che le Companies, quando si tratta di grandi centrali ad esempio eoliche, sono perfettamente inseriti nell’affare. L’industria dell’energia è fatta di settori assai simili dal punto di vista sistemistico e ha una sostanziale unitarietà di progettazione. Non faranno guerra al solare, farebbero guerra a se stessi! Non è una visione “buonista”: al contrario, sono fatti che si riscontrano agevolmente nelle grandi imprese del settore energia.

3. Organi di stampa hanno recentemente riferito circa un progetto inglese consistente nella trasformazione del Sahara in un enorme pannello solare a vantaggio delle esigenze energetiche europee. Le sembra verosimile che i produttori di petrolio si possano mettere in concorrenza con se stessi?

Vale la pena citare quanto si fa a Barcellona. I pannelli solari fotovoltaici sono orientati verso il valor medio della provenienza dei raggi solari durante il giorno e perciò la luce solare arriva sul suolo con una attenuazione piuttosto scarsa talché al disotto del parco di pannelli la terra è coltivata in modo del tutto normale. Non c’è quindi concorrenza tra utilizzazione del suolo da parte della agricoltura e produzione elettrica fotovoltaica. Questo varrebbe per il Sahara come in qualunque altro posto del mondo. Se ci ricordiamo che al disotto del Sahara ci sono enormi riserve idriche di acqua dolce, sarà anche utile avere in loco energia per il pompaggio e restituire al deserto mutato in suolo agricolo la funzione che ebbero quelle che sono ora Libia e Algeria cioè granaio per Roma antica.

4. E sull’impatto ambientale dei vari metodi di produzione d’energia cosa ci può dire? Si parla di problemi con lo smaltimento delle scorie e con la bonifica dei siti quando si sia esaurita la vita di una centrale. È così o si tratta di infondati allarmismi?

L’impatto ambientale della agricoltura, anche di quella per l’energia, è noto e da millenni si sa come lo si può regolare. La produzione di legno con piante a rapida crescita e la conseguente utilizzazione come combustibile la si può regolare bene, e Svezia e Norvegia hanno una superficie forestata mantenuta e, anzi, in qualche caso aumentata anche se usano ampiamente il legno.
Per contro, il problema dello smaltimento delle scorie, la cui radioattività si misura in millenni, è risolto con colossali siti di stoccaggio.

C’è da ripetere continuamente che dovendo mettere in conto i costi di tale stoccaggio, da sempre la produzione elettronucleare ha costi paurosi ed è fuori mercato non per percento, ma per fattori moltiplicativi. Le centrali nucleari sono state costruite all’unico scopo di avere esplosivo nucleare a costi “accettabili” e solo statistiche falsate ad arte cercano di dimostrare che invece si tratta di un vantaggio economico.
L’impatto ambientale dell’estrazione del petrolio e del gas è notevole e richiede l’uso di tecniche appropriate che, purtroppo, essendo costose, fanno si che i produttori siano riluttanti a usarle se, addirittura, non se ne curano. Così i Paesi petroliferi emergenti, soprattutto africani, lasciano che le compagnie petrolifere, tutte di Paesi sviluppati, estraggano e trasportino il petrolio senza alcuna salvaguardia per i lavoratori addetti e, soprattutto, per le popolazioni.

5. Se poi consideriamo il fattore sicurezza, quanti di questi possono, anzi dovrebbero, essere accantonati?

L’energia nucleare, malgrado quanto si sbandiera, ha incidenti piccoli quasi giornalieri, gli incidenti di media portata ci sono tutti gli anni qua e là, quelli grandi e grandissimi sono equamente distribuiti tra i Paesi del mondo. Nessuno è più bravo degli altri. Ma siccome di plutonio ne abbiamo tanto e generalmente è in “buone” mani, non costruiamo più centrali e se ci riusciamo smantelliamo le vecchie: Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, Svezia…..

6. La materia prima, ossia l’uranio, sembrerebbe essere anch’essa un problema a causa del suo esaurimento. Le risulta? Che cosa può dirci in proposito?

Le miniere di uranio con alta concentrazione del minerale uranifero sono esaurite, non abbiamo più uranio naturale. L’uranio impoverito trabocca dai depositi e non sappiamo cosa farcene. Ma l’uranio a bassa concentrazione c’è un poco dappertutto e se avesse un grande valore converrebbe ricavarlo anche da giacimenti uraniferi a bassissima concentrazione. La sorte ha però voluto che i reattori nucleari servano solo per avere il plutonio per fare la guerra. Solo in casi rarissimi c’è ancora la convenienza economica di piccolissime centrali nucleari come sarebbe al Polo Sud, ma da molti decenni è stato imposto il veto a introdurre anche piccoli reattori nelle lande freddissime del Polo Sud e quindi anche lì i nuclearisti si mordono le mani.

7. La “fusione nucleare” potrebbe essere la soluzione all’esaurimento dell’uranio? Il reattore di Caradache può costituire la giusta risposta?

Il discorso della fusione nucleare è stato aperto distruggendo gli atolli (e un trecento nativi) con gli esperimenti americani e ci si sono anche messi i francesi negli atolli del Pacifico, ma i progetti schematici di reattori a fusione sono stati accantonati perché non si può avere un reattore a fusione “stazionario” cioè una macchina in cui si produca energia a ritmo costante. Il reattore a fusione è “pulsato” e cioè è un motore a scoppio e lo scoppio è di una bombetta all’idrogeno! Gli esperimenti francesi non sono un reattore che fornisca energia: tutti i reattori francesi sono centrali a uranio arricchito, avendo celebrato da decenni anche in Francia il funerale del reattore “veloce” a plutonio puro.

8. La crisi caucasica ed il possibile impatto sul rifornimento di idrocarburi all’Europa sembrerebbe spingere in direzione dell’approvvigionamento alternativo e differenziato di energia. Cosa ci può dire in materia?

L’attuale crisi caucasica, e più in generale nei posti “caldi” del mondo, augurabilmente ci sta portano alla accelerazione degli impianti solari, sia per energia termica della prima fascia fino a 100 °C, sia della seconda fascia fino a 300 °C, mentre per le alte temperature, raggiunte già in fase sperimentale con gli specchi a concentrazione, si passerà in un decennio a centrali solari ad alta temperatura. La sperimentazione ci porta a considerare la scissione termica dell’acqua e quindi la produzione per via solare dell’idrogeno.

Il gas naturale assume una importanza fondamentale e Paesi come la Libia e l’Algeria con giocheranno un ruolo sempre maggiore. Il mondo che marcia a energia solare diretta (calore) o indiretta, vento o energia idrica, è un mondo possibile. Il sole è dappertutto e non può essere un monopolio o un oligopolio, ma occorre una industria impiantistica che può essere anche diffusa, ma che richiede comunque progettazioni ad alto livello, metallurgia e industrie. Ci sarà spazio per tutti, speriamo di poter avere uomini di buona volontà: figli e nipoti usciranno dal terrore nucleare e dal ricatto energetico.

Fonte: http://geopoliticalnotes.wordpress.com/2009/02/01/il-%E2%80%9Cnucleare-civile%E2%80%9D-intervista-al-professor-cortellessa/

Il “nucleare civile” – Intervista al professor Cortellessa ultima modifica: 2010-01-10T21:59:16+00:00 da Richard
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