Il codice di Dresda, le pagine del libro dei Maya

Il Giornale Online
Il codice di Dresda è un manoscritto Maya di 74 pagine unite in modo tale da formare una striscia lunga quasi 4 metri, originariamente racchiusa in copertine di legno raffiguranti dei giaguari. Il codice contiene scritture di tipo religioso ed astronomico, utili per il calcolo del calendario e della ritualità Maya. Si parla delle fasi di Venere, della previsione delle eclissi solari e lunari, di alcune divinità come Chaak, il dio della pioggia. Il codice di Dresda sembra essere stato composto da almeno cinque scribi differenti (alcuni sostengono otto), e la sua datazione è incerta: c'è chi afferma sia stato scritto intorno al XIII° secolo, chi invece sostiene che la produzione di questo manoscritto risalga ad almeno 500 anni prima. Il manoscritto, oltre ad un insieme di rituali religiosi, mostra anche la straordinaria abilità di osservazione delle stelle dei Maya. La tavola delle eclissi, ad esempio, che va da pagina 51 a pagina 58 del codice di Dresda, riporta principalmente due numeri, 177 e 148. Attraverso l'analisi del mese lunare (29,53 giorni), si è riusciti a risalire a cosa significassero questi due numeri ripetuti così spesso nella tabella delle eclissi: 177= 6 mesi lunari (177,18 giorni); 148 = 5 mesi lunari (147,65).

Il perchè di questi numeri sarebbe legato al fatto che c'è una probabilità rilevante che delle eclissi lunari o solari possano ripetersi rispettivamente dopo 177 o 148 giorni lunari dall' ultima eclisse. Non è detto che si verifichi un'eclisse, il calcolo per la previsione delle eclissi è un po' più complesso, ma i Maya sono stati in grado di calcolare che in quegli specifici intervalli di tempo ci fosse la possibilità di un evento di questo genere. Ma non ci sono solo calcoli sulla Luna nel codice di Dresda. Tramite la semplice osservazione visiva sui movimenti del Sole, della Luna e di Venere riuscirono a stabilire che l'anno civile è lungo 365,242 giorni (il valore moderno è 365,242198), e che la lunghezza del mese lunare è di 29,5308 giorni (valore moderno: 29,53059). Dal codice di Dresda infatti emerge anche la struttura del complesso calendario Maya. I Maya avevano due calendari principali:
– Tzolkin, calendario rituale composto da 260 giorni divisi in 13 mesi di 20 giorni ciascuno. Ogni mese portava il nome di un dio, ed i giorni erano numerati da 0 a 19.
– Haab, calendario civile di 365 giorni divisi in 18 mesi che portavano il nome di eventi religiosi o agricoli, ed ognuno composto da 20 giorni numerati da 0 a 19. In aggiunta, un “mese corto” di soli 5 giorni, chiamato Wayeb, considerato un periodo sfortunato durante il quale, secondo Diego de la Landa, i Maya non si lavavano, non si acconciavano i capelli e non lavoravano. Ognuni persona nata in questi giorni avrebbe avuto cattiva sorte per il resto della sua vita.

Avere due calendari composti da 260 e 365 significa che l'inizio di entrambi coincide ogni 18980 giorni, 52 anni civili (o 73 rituali), ed è fondamentalmente per questo motivo che il ciclo sacro Maya consisteva in un periodo di 52 anni. In realtà, esisteva un altro metodo per calcolare il tempo, un altro calendario che partiva dal “Giorno della Creazione”. Secondo loro la data della creazione era il 12 Agosto del 3113 prima di Cristo, giorno che da inizio ad un conteggio (“Long Count”) basato su anni di 360 giorni, spesso utilizzato nei templi Maya per riportare la data di costruzione della struttura. La raffinatezza del codice di Dresda lascia presumere che fosse di estrema importanza per la cultura e la religiosità Maya: i colori sono stati ottenuti da inchiostri vegetali, i disegni ed i glifi sono stati realizzati con pennelli estremamente sottili ed una cura incredibile dei dettagli.

Si ritiene che il codice di Dresda sia il libro più antico delle Americhe, ed uno dei soli quattro libri di geroglifici Maya sopravvissuti fino ad oggi, due di questi custoditi a Madrid ed a Parigi. La copia custodita attualmente a Dresda sarebbe una tra quelle portate in europa da Hernan Cortes nel 1519. Sfortunatamente, come riporta Friar Diego de la Landa, molti libri furono distrutti durante l'invasione spagnola: “Trovammo un gran numero di libri…e dato che contenevano nient'altro che superstizioni e falsità del diavolo li bruciammo, fatto che presero molto gravemente e che provocò loro molto dolore”. Diego de la Landa in realtà era un uomo del tutto contradditorio: da una parte cercava di aiutare i Maya e difenderli dai soprusi spagnoli; dall'altra invece era spinto da un profonda religiosità che lo costrinse a distruggere i manoscritti, per quanto si rendesse perfettamente conto della loro importanza per i Maya e per la comprensione di quel popolo.

La prima comparsa ufficiale del codice di Dresda risalirebbe al 1739, quando venne acquistata dalla Sächsische Landesbibliothek di Dresda da un collezionista privato di Vienna. Durante il bombardamento di Dresda della Seconda Guerra Mondiale, il manoscritto è stato danneggiato dall'acqua utilizzata per estinguere gli incendi nella Libreria.

Fortunatamente alcuni danni sono stati riparati, ed ora il codice di Dresda è disponibile anche on-line da diversi siti, uno di questi è:
FAMSI – Foundation for the Advancement of Mesoamerican Studies http://www.famsi.org/research/graz/dresdensis/thumbs_0.html

Breve documentario sul codice di Dresda

Codex Dresdensis from Michael Ramos Araizaga on Vimeo.

FONTI:

The Dresden Codex Lunar Series and Sidereal Astronomy
http://www.jqjacobs.net/archaeology/maya_astronomy.html

The Dresden Code – Eclipse Table
http://www.bibliotecapleyades.net/ciencia/dresden/dresdencodex03.htm

Mayan mathematics
http://www-history.mcs.st-and.ac.uk/HistTopics/Mayan_mathematics.html

Fonte: http://www.ditadifulmine.com/2010/02/il-codice-di-dresda-le-pagine-del-libro.html

Il codice di Dresda, le pagine del libro dei Maya ultima modifica: 2011-12-20T08:17:30+00:00 da Richard
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Richard

Noi siamo l'incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all'autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)