Il manoscritto Voynich

Il Giornale OnlineManoscritto VoynichI libri hanno da sempre avuto la funzione di “contenere” il sapere, di tramandare in qualche modo una sapienza antica che sarebbe altrimenti andata perduta.

Proprio per questa loro intrinseca caratteristica, alcuni testi in particolare, hanno assunto un alone di mistero, alcuni addirittura di leggenda; molti libri sono ormai stati completamente tradotti, molti risiedono ancora nella sfera delle ipotesi, un solo testo conserva ancora intatto il proprio mistero e sfida da tempo i più illustri studiosi nel settore e le moderne tecniche di decifrazione: il Manoscritto Voynich.

PRIME INFORMAZIONI

Il Manoscritto Voynich venne rinvenuto nel 1912 dallo studioso americano di origine polacca Wilfrid Voynich (dal quale prende il nome) a Villa Mondragone, a Frascati, presso Roma.

Questa villa, conosciuta soprattutto per il ritrovamento del misterioso documento, è anche nota per essere stata la sede nella quale, durante il 1582, Papa Gregorio XIII, su consiglio di una commissione di astronomi, stabilì l’introduzione del Calendario Gregoriano.

Il manoscritto venne rinvenuto insieme ad una lettera che spiegava come lo stesso fosse stato venduto all’Imperatore Rodolfo II di Boemia (siamo quindi tra il 1500/1600) per la cifra di 600 ducati (pari a circa tre chili e mezzo d’oro odierni); nella stessa lettera si ipotizzava che l’auto del manoscritto fosse il monaco francescano e filosofo Ruggero Bacone vissuto circa dal 1214 al 1294, filosofo e scienziato che tentò di conciliare la filosofia aristotelica con la fede cristiana al fine di creare una unica, coerente dottrina.

Il manoscritto Voynich è formato da circa 300 pagine che contengono 250 mila parole (di 40 mila diversi tipi), scritte con un numero di caratteri variabile fra 23 e 30, e redatto facendo uso di un alfabeto composto da diciannove lettere. E’ attualmente conservato presso la Beinecke Rare Book ad Manuscript Library della Yale University (catalogato come MS408), alla quale fu donato nel 1969 e si divide principalmente in tre sezioni: Botanica – Anatomia femminile – Astrologia. Il formato è di circa 15 centimetri di larghezza per 23 centimetri di lunghezza.

Gli studi avvenuti sulla prima sezione (Botanica) hanno portato alla conclusione che le figure riportate (almeno quelle che non sono già state identificate come piante ed arbusti di origine europea), rappresentano piante che non hanno alcun riscontro con i vegetali a noi noti; per la sezione dell’anatomia femminile tutte le figure riportate rappresentano donne nude immerse in quelle che a prima vista sembrano delle strutture simili a Tube di Falloppio; la sezione astrologia invece riporta alcune figure “impossibili”, quale ad esempio quella che sembra rappresentare la Galassia di Andromeda.

Le prime supposizioni e rilevazioni fatte sul manoscritto Voynich lo classificarono come un manoscritto di origine probabilmente europea o araba anche se apparentemente non riconoscibile, senza presenza alcuna di errori o correzioni, composto da almeno due autori e forse in diverse lingue e dialetti. Resta da dire che non esiste esempio simile in tutto il mondo.

Il testo sarebbe quindi in definitiva scritto con almeno 29 caratteri ancora a noi completamente sconosciuti, anche se da alcuni accostati ai simboli in uso presso gli alchimisti e gli ermetisti dell’epoca.

SFIDA ALLA MODERNA CRITTOGRAFIA

Più di un traduttore ha proposto la propria soluzione ma tutte le traduzioni risultano parziali in quanto non riescono ad applicarsi alla totalità del testo ma soltanto ad alcune sue parti; tra gli anni Sessanta e Settanta la National Security Agency americana ha tentato di rielaborare il testo per analizzarlo con l’ausilio dei computer.

Le possibilità emerse da queste esperimento furono due: la prima che si tratti di una vera e propria lingua ancora a noi sconosciuta, con un proprio significato e che attende ancora di trovare un corrispettivo nell’idioma moderno; la seconda che si tratti di una traslitterazione in forma cifrata di una lingua già nota, forse il latino oppure una lingua europea medioevale.

Nel 1976 si riuscì a determinare il livello di Entropia del manoscritto Voynich. L’entropia in pratica determina quanto densamente una informazione è “impacchettata” nelle parole; un esempio classico è la lettera q della lingua italiana che è sempre seguita dalla vocale u.

L’esperimento venne condotto da un fisico della Yale University ed il risultato fu che il livello di Entropia del manoscritto Voynich è inferiore a quello della lingua latina e di tutte le lingue europee.

Successivamente Gabriel Landini dell’Università di Birmingham impiegò il metodo dell’analisi spettrale sul manoscritto (la stessa tecnica usata per studiare il DNA); da questa ricerca emerse che la lunghezza media di una parola dotata di significato nel manoscritto dovrebbe essere di 5,9 caratteri, cioè uguale alla lunghezza media delle parole realmente presenti negli idiomi oggi conosciuti.

Questa ricerca fece emergere la convinzione che gli spazi vuoti tra una parola e l’altra nel manoscritto non sono messi a caso e che quindi ci troviamo effettivamente di fronte ad una vera e propria lingua ancora oggi sconosciuta.

Le ultime notizie riguardo al manoscritto Voynich ritornano ancora una volta alla National Security Agency che ha avviato un progetto per la raccolta di tutti i tentativi di traduzione effettuati fino ad oggi per arrivare alla stesura di una versione definitiva o quasi che sia unica per tutti gli studiosi.

LE IPOTESI

Molte sono state le ipotesi fatte sull’origine o sul significato del manoscritto Voynich, vediamone alcune tra le più significative o rilevanti:

  • 1. La prima ipotesi fatta in seno alla stessa Yale University dallo studioso Robert Brumbaugh, è che il manoscritto Voynich sia in realtà un falso, redatto ad arte per spillare denaro a Rodolfo II.
  • 2. Una ipotesi rispetto agli spazi vuoti tra una lettera e l’altra è stata quella che proprio questi spazi siano stati messi a caso, proprio per trarre in inganno il lettore
  • 3. Il Voynich è stato spesso interpretato come un documento scritto in lingua Ucraina ma senza far uso di vocali.
  • 4. Un’altra ipotesi più vicina ad una natura oppure ad un contenuto “spirituale” del Voynich, vuole che il manoscritto sia in realtà un testo dei Catari redatto usando un loro antico e segreto alfabeto.
  • 5. Una delle ipotesi che molti sembrano prendere con più interesse, è quella formulata dal ricercatore dell’Università Brasiliana di Campinas, Jorge Stolfi, il quale vede nel manoscritto Voynich alcune proprietà fonetiche proprie della lingua cinese e suggerisce che lo stesso sia stato redatto da una delegazione cinese in viaggio in Europa; sarebbe quindi una raccolta di osservazioni fatte sull’ambiente redatta in una qualche forma di scrittura fonetica non basata sugli ideogrammi.
  • 6. Il dottor Leone Levitov è l’autore di una delle tante soluzioni sul manoscritto Voynich, autore anche di un libro nel quale espose la propria teoria. Levitov identifica il manoscritto Voynich come un documento appartenente ai Catari, una setta in odore di Eresia molto conosciuta anche per le sue implicazioni con il Santo Graal, e soprattutto identifica le figure di donne immerse in quelle che sembrano Tube di Falloppio con una cerimonia Catara chiamata Enduro, che consisteva in un sacrificio rituale effettuato per mezzo del taglio di una vena e per la successiva morte per dissanguamento.

Non parla però delle varie piante presenti nel manoscritto o meglio le identifica tutte con simboli Catari o rappresentativi di iside. Lo stesso discorso vale per le stelle che identifica come quelle appartenenti al manto di Iside.

DATAZIONE DEL MANOSCRITTO VOYNICH

Risulta quasi impossibile datare il manoscritto, se partiamo dall’ipotesi che potrebbe essere stato scritto da bacone dovremmo retrocedere al 1300, l’ipotesi di Bacone come autore non è sostenuta da tutti e si basa principalmente sul fatto che la tecnica di scrittura è molto simile a quella del monaco francescano, cioè composta per abbreviazioni. Altra ipotesi di datazione si riferisce al presupposto che sia stato John Dee a dare il manoscritto all’imperatore e che lo stesso manoscritto sia quindi sua opera; questa ipotesi daterebbe quindi il Voynich tra il 1500 e gli inizi del 1600.

Dee è anche conosciuto per essere autore di un altro libro “misterioso”, ed anche in questo caso non completamente decifrato, il Liber Logaeth, oltre che per essere l’autore del famoso alfabeto Enochiano. L’ipotesi più accreditata tra gli esperti riporta comunque il Voynich come scritto tra il quindicesimo e diciassettesimo secolo.

VOYNICH A e B

Durante i tentativi di decifrazione del manoscritto, esso è stato suddiviso in due sezioni, convenzionalmente chiamate A e B. Questo ha spesso tratto in inganno facendo pensare che esistano due manoscritti Voynich.

Si tratta in realtà dello stesso manoscritto nel quale sono state identificate due parti che sembrano essere state trascritte da due persone diverse, o meglio che sembrano scritte in due lingue diverse tra loro. Pur essendo entrambi espressioni dello stesso alfabeto sconosciuto, sembrano a prima vista differire tra loro per alcune caratteristiche, alcune parole ad esempio della sezione B vengono riportate nella A con una troncatura diversa, oppure spezzate oppure unite dove nella A sembrano spezzate.

Il manoscritto Voynich ultima modifica: 2009-03-05T21:20:59+00:00 da Quantico
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