Il sigillo cilindrico VA 243

VA 243

Il Mito di un 12esimo Pianeta:
Una Breve Analisi del Sigillo Cilindrico VA 243

di Michael S. Heiser
Candidato alla Laurea in Bibbia Ebraica e Antichi Linguaggi Semitici
Università del Wisconsin – Madison

Introduzione

I lettori dei libri di Zecharia Sitchin, ed in particolare de “Il Pianeta degli Dei”, riconosceranno il sigillo di cui sopra, VA 243 (così nominato perchè è il numero 243 nella collezione del Vorderasiatische Museum di Berlino). Questo sigillo è il fulcro della teoria di Sitchin secondo la quale i Sumeri possedevano avanzate conoscenze astronomiche dei corpi planetari del nostro sistema solare.

Questa presunta conoscenza fu donata ai Sumeri da degli extraterrestri, che Sitchin identifica come gli dei Anunnaki della mitologia Sumero-Mesopotamica. Nella parte superiore sinistra del sigillo, sostiene Sitchin, è possibile vedere il sole attorniato da undici globi.

Dato che le antiche genti (inclusi i Sumeri, secondo Sitchin) ritenevano che il sole e la luna fossero “pianeti”, questi undici globi con aggiunto il sole sono dodici pianeti. Certamente, dato che conosciamo nove pianeti più il nostro sole e la luna, parte della teoria di Sitchin è che i Sumeri conoscevano un ulteriore pianeta oltre Plutone.

Questo pianeta extra è considerato da Sitchin Nibiru, un corpo astronomico menzionato nei testi Mesopotamici. I lavori di Sitchin danno ulteriori dettagli sulla sua convinzione che Nibiru passi attraverso il nostro sistema solare ogni 3600 anni, e quindi alcuni che credono alle teorie di Sitchin pensano che Nibiru tornerà presto. Alcuni credenti delle idee di Sitchin si riferiscono a Nibiru anche come “Pianeta X”.

Sitchin ha ragione – del tutto o solamente in parte? Nibiru è un 12esimo pianeta che presto ritornerà? Il sigillo VA243 prova tutto questo? Sfortunatamente per Sitchin e i suoi seguaci, la risposta a ciascuna di queste domande è “no”. Questo documento si focalizzerà sul cuore della sua teoria, il sigillo VA243. Nibiru è il soggetto di un altro documento presente sul mio sito.

Metodo e Approccio

Lo studio dei sigilli cilindrici è per la verità una sotto-disciplina specializzata all’interno della Sumerologia e Assirologia. È possibile determinare, attraverso l’impegno di specialisti di sigilli cilindrici del recente passato ed esperti odierni, che l’interpretazione di Stichin di questo sigillo sia fortemente errata e manchi di merito scientifico. In breve, la sua teoria è falsa e non è supportata dal cilindro stesso.

Nella discussione che segue, dimostrerò che il VA243 non supporta in alcun modo le idee di Sitchin. Le mie ragioni / linee di argomentazione per questo sono:

1) L’iscrizione sul sigillo (nella parte destra e sinistra – che non sono considerate da Sitchin) non dicono nulla riguardo pianeti e elementi astronomici. Piuttosto che offrire una traduzione indipendente, deferirò alle autorità sulle iscrizioni del sigillo Sumero riguardo ciò.

2) Il presunto simbolo del “sole” sul sigillo non è il sole. Sappiamo questo perchè non è conforme alla consistente rappresentazione del sole in centinaia di altri sigilli cilindrici ed esempi di opere d’arte Sumero-Mesopotamiche. Descriverò la tipica rappresentazione (determinata con certezza perchè appare con testi riguardanti il dio solare [lo Shamash accadico, conosciuto come Utu dai Sumeri]) e provvederò a fornire esempi ed immagini. Verranno fornite fonti a cui i lettori stessi potranno attingere per verificare il tutto. Il simbolo del “sole” è in realtà una stella (che nell’arte Mesopotamica poteva avere sei o, più comunemente, otto punte).

Nonostante i lettori moderni obietteranno che “beh, il sole è una stella”, io offro diverse immagini dove il simbolo della stella e del sole (che, ancora una volta, non è presente nel VA243) sono posti uno di fianco all’altro e si distinguono l’uno dall’altro. I sumeri e i mesopotamici distinguevano il sole dalle stelle usando simboli differenti – e associando ciascun simbolo con il dio solare e altre divinità, rispettivamente. Semplicemente, non c’è alcuna prova Sumero-Accadica che supporti l’identificazione di Sitchin.

3) Se il “sole” non è il sole, allora cosa sono i pallini? I pallini sono altre stelle, com’è meglio illustrato dalla rappresentazione Sumero-Mesopotamica delle Pleiadi (sette pallini insieme con ragionevole accuratezza astronomica dato che sono visibili ad occhio nudo). Le Pleiadi in realtà sono una delle formazioni astronomiche più frequentemente rappresentate nell’arte Sumero-Mesopotamica. Come Sitchin sostiene (e questo è corroborato da veri studiosi nel campo – è una cosa risaputa), le stelle venivano associate con le divinità o erano considerate come esseri celesti. Nelle opere d’arte Sumero-Mesopotamiche, una stella rappresenta sia una divinità che un corpo astronomico.

Lo stesso dicasi del sole – puo’ essere considerato letteralmente il sole o il dio solare. Ci sono tre possibilità da considerare su ciò che il VA243 rappresenti:

A) Sta decantando una divinità o una stella speciale associandola con altre stelle in una sorta di rappresentazione zodiacale. Non lo ritengo possibile perchè ci sono altre rappresentazioni molto più chiare dello costellazioni zodiacali. A meno che non ci siano chiare connotazioni zodiacali, una stella era simbolica di una divinità, il che ci porta alla seconda opzione.

B) Più plausibile è l’idea che la stella centrale rappresenta una divinità che ha una qualche associazione con la fertilità dato che l’iscrizione descrive un’offerta da parte di un adoratore (che è nominato) ad una divinità seduta che è associata nel sigillo con il raccolto fertile. Dato che ci sono altre due figure sul sigillo oltre che il dio seduto, e uno è colui che offre, la figura rimanente è probabilmente anche una divinità associata con l’offerta.

A sostegno di questa possibilità ci sono delle “aggiunte” mostrate sul sigillo rispetto a queste due figure che fronteggiano il dio seduto e il copricapo della figura. Inoltre a vantaggio di questa ipotesi c’è il fatto che ci sono letteralmente centinaia di questi “sigilli di offerta”, e molti hanno una stella in alto in prossimità delle teste delle figure, a significare che la figura è una divinità (vedi l’esempio).

C) Dato che la stella è circondata da altre undici stelle (pallini), la rappresentazione artistica potrebbe rappresentare il capo del concilio delle divinità Mesopotamiche e i suoi altri undici membri. Ricordate che (come dice Sitchin) il concilio Mesopotamico aveva 12 membri. Ho notato prima di questo che il concilio di 12 membri non è sempre presente nella religione Mesopotamica (all’epoca il concilio era composto da otto divinità), ma 12 è il numero più prevalente. Questa tesi è attraente, ma non posso dire che ci siano più prove che per l’opzione B. Il lettore potrebbe pensare a questo punto, “Beh, se il dio solare è il capo del panteon – e questa simbologia rappresenta il concilio divino, allora il simbolo centrale potrebbe essre ancora il sole”? Questa sarebbe un’erronea linea di pensiero dato che nella religione Sumero-Mesopotamica il dio solare NON è la più alta divinità; il dio più alto è Anu (più tardi, Marduk), e non Shamash.

Queste opzioni sono consapevolmente soggettive, ma una cosa è certa – il simbolo del “sole” non si conforma al simbolo ben più frequente per il sole nell’arte Sumero-Mesopotamica. Non abbiamo a che fare con una rappresentazione del sistema solare. L’astronomo Tom van Flandern l’ha detto anni fa, dato che la dimensione dei “pianeti” attorno al presunto sole non si conforma con le corrette dimensioni dei pianeti e le loro distanze dallo pseudo-sole non sono mostrate in modo che rappresentino orbite ellittiche (o almeno vagamente ellittiche). Il link alla critica di van Flandern è sul mio sito.

4) Non c’è un solo testo nell’intero corpo delle tavolette Sumere o Mesopotamiche in tutto il mondo che ci dica che i Sumeri (o i successivi abitatori della Mesopotamia) conoscessero più di cinque pianeti. È un’affermazione forte, ma è dimostrabile attraverso il lavoro di studiosi che si specializzano in astronomia cuneiforme.

Di seguito fornisco una lista di tutti i principali lavori di astronomia cuneiforme (elenchi di testi, dissertazioni / libri) e invito i lettori a controllare di persona e direttamente. Letteralmente ogni testo cuneiforme che ha un commento astronomico (anche con rispetto verso astrologia e presagi) è stato tradotto, catalogato, indicizzato e discusso nella letteratura accademica disponibile. Le tavolette sono spesso abbastanza dettagliate, e parlano anche di calcoli matematici dell’apparizione di corpi planetari nel cielo, sull’orizzonte, ed in relazione ad altre stelle. Questo settore non è assolutamente nuovo, e viene continuamente sviluppato.

Tutte le sfaccettature della discussione vengono ora offerte più in dettaglio con la bibliografia.

I.Le Inscrizioni sul VA 243

VA243 ha tre linee di testo (“linea 1″ in realtà è ripetuta su entrambi i lati del sigillo). Questo sigillo è traslitterato (segni Sumero-Accadici in lettere Inglesi) e tradotto nella principale pubblicazione del Berlin Vorderasiatische Museum sulla sua collezione di sigilli, Vorderasiatische Rollsiegel (“Sigilli Cilindrici dell’Asia Occidentale; 1940) a cura dello studioso Anton Moortgat a pagina 101. Questo libro è in tedesco, quindi fornisco la traduzione tedesca e inglese:

Linea 1 = dub-si-ga “Dubsiga” [un nome personale di una persona apparentemente influente] Linea 2 = ili-il-la-at “Ili-illat” [un altro nome di persona, questa volta il proprietario del sigillo] Linea 3 = ir-su “dein Knecht” [tedesco per “il tuo servo”]

Quindi l’intera iscrizione (piuttosto noiosa) del VA243 dice: “Dubsiga, Ili-illat, il tuo/suo servo.”

Nessuna cosa nell’iscrizione suggerisce alcunchè remotamente collegato all’astronomia o ai pianeti. In un’email di corrispondenza con il Dr. Rudi Mayr, la cui dissertazione verteva sui sigilli cilindrici, il Dr. Mayr commentava sull’iscrizione e sul sigillo [e io ho inserito questi commenti in parentesi quadre]:

“La figura seduta è una divinità; la veste “fluente” è comune per le divinità (anche se più tardi iniziarono a portarle anche i re); le divinità hanno il distintivo copricapo. Molti studiosi lo chiamano “corpicapo con corna”, ma io ho sempre pensato che fossero più simili a fiamme che a corna. I testi antichi spesso si riferiscono alle divinità come aventi un aspetto luminoso, brillante, luccicante [questo è vero per quanto riguarda il medio oriente – lo testimonia la terminologia “i luminosi” che discuto in “The Facade” e in altri documenti sul mio sito web]; loro non menzionano delle corna…

La figura che presenta l’altra alla divinità (quella centrale) ha anche essa le “corna” della divinità” [questo è un forte argomento contestuale che il simbolo – ancora, non è il “sole” – nella parte in alto a sinistra della figura che presenta l’altra è una stella. Precisamente perchè esse BRILLANO, le stelle erano associate con le divinità. Shamash, il dio solare, ha il proprio simbolo del sole. Vedere immagine di seguito per capire com’è fatto].

II.Il Simbolo del “Sole”

Questo è forse il problema più grande con l’interpretazione di Sitchin del VA243 rappresentante il sistema solare. Messa semplicemente, se il simbolo centrale nel suo sistema solare non è il sole, l’interpretazione crolla completamente.

Per la verità c’è una buona dose di prove che dimostrano decisamente che Sitchin si sbagli a riguardo. Per offrire queste prove, introdurremo prima di tutto qualche commento generale sui simboli Sumero-Accadici e poi ci sposteremo sui dettagli.

A. Commenti Generali

Come tutte le religioni antiche, quella Sumero-Mesopotamica aveva una grande preoccupazione verso i corpi celesti che potevano essere osservati ad occhio nudo. In particolare, il sole, la luna e Venere erano oggetti importanti a causa della facilità con cui potevano essere visti, e ognuno veniva simbolizzato artisticamente e assegnato ad una divinità.

Nella religione Sumero-Mesopotamica, la simbologia del dio solare era molto chiara:

Dio solare = Shamash (Utu nel linguaggio Sumero)

Il simbolo del dio solare nella religione Sumero-Mesopotamica era un cerchio centrale con quattro “braccia” estese con linee ondeggianti inframezzate a ciascun “braccio” (più comunemente), o un cerchio con le sole linee ondeggianti. L’intero simbolo stesso era pressocchè sempre dentro un altro cerchio [non conosco attualmente alcuna eccezione a questo, ma potrebbero essercene – sono semplicemente cauto su questo punto], come mostrato di seguito:

Il lettore dovrebbe notare immediatamente che questo NON è il simbolo sul VA243. Lo “pseudo-sole” del VA243 manca delle linee ondeggianti e non è inserito in un cerchio.

Questo simbolo del sole è onnipresente nelle opere d’arte religiose Sumero-Mesopotamiche. L’altro simbolo comune per la divinità solare era il dio in volo sopra un set di ali (una rappresentazione simile al disco alato nella religione Egiziana).

La classica iconografia del disco solare di cui sopra nella religione Sumero-Mesopotamica è in contrasto con la simbologia della stella, usata per simbolizzare sia le stelle nelle costellazioni, che una qualunque divinità (la stella puo’ essere attorno alla testa della divinità o sopra di essa a destra o a sinistra), o Ishtar (la Sumera Inana), che rappresentava Venere, l’oggetto più visibile nel cielo a parte il sole e la luna.

Notate che questo esempio ha otto punte. È lo stile attestato più frequentemente usato nell’arte religiosa Sumero-Mesopotamica. La stella si trova anche con sei (VA243) o sette punte, e il numero delle punte varia addirittura all’interno dello stesso sigillo o della stessa stele. Non era fondamentale il numero di punte, ma il ciò che il simbolo significava – una stella, un pianeta, o una divinità – ma NON il sole. Il simbolo della stella è inserito in un cerchio o, molto più spesso, non lo è. È chiaramente distinto dal simbolo del sole.

Come faccio a sapere che il simbolo sul VA 243 è una stella e non il disco solare? A parte quanto detto sopra – cioè che il VA 243 non ha le linee ondeggiate tra i “bracci” del simbolo e non è inserito in un cerchio – la religione Sumero-Mesopotamica spesso raggruppava i simboli per il dio slare con quello del dio lunare (Accadico = Sin; Sumero = Nanna) e di Ishtar (Sumero = Inana). Questo non dovrebbe sorprendere dato che erano così facilmente visibili. In breve, loro non condondevano i simboli e non dovremmo farlo neanche noi.

Questo terzetto raggruppato è molto prevalente nell’arte Sumero-Mesopotamica, e supporta l’osservazione che il simbolo del sole e il simbolo della stella fossero ben distinti l’uno dall’altro:

Ursula Seidl, Die Babylonischen Kudurru Reliefs, Tafel 11, Vierte Gruppe, stela “b” = The Babylonian Kudurru Reliefs”, Plate 11, 4th Group, stela “b”. Notate le linee ondeggianti e il simbolo del sole nel cerchio in basso a destra.

I simboli del sole e della stella/pianeta sono anche distinti chiaramente nelle opere d’arte zodiacali della Mesopotamia.

Il simbolo del sole (Sinistra) e il simbolo della stella (Destra) sono l’uno vicino all’altro sotto il serpente (Draco). Notate le linee ondeggianti del simbolo del sole. Fonte: Ursula Seidl, Die Babylonischen Kudurru Reliefs, p. 47 = The Babylonian Kudurru Reliefs, p. 47

Notate che la stella in questo caso ha otto punte.

Il simbolo del sole (Centro) e il simbolo della stella (da Destra al centro) sono l’uno vicino all’altro sotto la coda del serpente. Notate le linee ondeggianti del simbolo del sole. Fonte: Ursula Seidl, Die Babylonischen Kudurru Reliefs, p. 60 = The Babylonian Kudurru Reliefs, p. 60

Nell’esempio precedente, notate che: (1) la stella ha sette punte, e (b) le stelle sotto hanno sei punte. Notate anche che queste stelle più piccole mancano di punte – sono semplicemente pallini. Questo arrangiamento di sette pallini/cerchietti è uno dei motivi più comuni nell’arte Mesopotamica, e denota le Pleiadi.

La questione qui è pallini = stelle nell’arte Mesopotamica quando si è in un contesto astronomico (o in un contesto dove una divinità è identificata con una stella). Questo è importante per la nostra considerazione del VA 243.

Notate che il simbolo della stella qui ha sei punte così come la stella del VA 243. Fonte: Ursula Seidl, Die Babilonischen Kudurru Reliefs, p. 23 = The Babylonian Kudurru Reliefs, p. 23

Un commento su quest’ultimo esempio è d’obbligo. I due esempi precedenti sono chiaramente in un contesto zodiacale, come questo qui.

Quei due esempi precedenti hanno chiaramente il simbolo del sole disegnato in una maniera consistente con le caratteristiche Sumero-Mesopotamiche che ci si aspetterebbero (linee ondeggiate, cerchio esterno) che inevitabilmente distingue il sole dal simbolo della stella. Il simbolo della stella rappresenta lo stesso corpo astronomico in ciascun caso, ma comunque il numero delle punte cambia.

Questo dimostra che il numero delle punte non è fondamentale per identificare il simbolo della stella come una stella o pianeta, non come il sole. Per questo uno non puo’ dire “Beh, il simbolo della stella ha solitamente otto punte, e il sigillo di Sitchin ne ha sei, quindi non è una stella ma il sole”.

Questo è errato perchè questi esempi dimostrano chiaramente che un simbolo di una stella puo’ avere 6, 7 o 8 punte, e manca delle linee ondeggianti. Il simbolo sul VA 243 di Sitchin non è il sole. È una stella, e quindi denota una stella, un dio, o un singolo pianeta. Questa non è la mia opinione personale, è la convenzione artistica Sumero-Mesopotamica.

Diamo un’occhiata ad alcuni esempi di simboli di stelle su sigilli cilindrici.

Come notato in precedenza, la stella veniva disegnata per rappresentare una divinità o letteralmente una stella o un pianeta. Qui c’è un esempio di un sigillo cilindrico con Ishtar identificata come divinità da una stella.

Henri Frankfort, Cylinder Seals: A Documentary Essay on the Art and Religion of the Ancient Near Est (London: MacMillan and Co., 1939): Plate XXVI-seal L

In questo esempio, l’ovvio simbolo stellare ha otto punte, ed è molto simile nel design a quello del simbolo stellare del VA 243. Sappiamo che è una stella e non il sole perchè la dea mostrata è Ishtar.

Commenti: La stella a sei punte in entrambi i casi notate la presenza dei “pallini” che le accompagnano in gruppi di sette – di nuovo, le Pleiadi (il “pallino extra” attorno alla testa della figura in piedi più piccola denota una divinità dato che è una stella). I sette pallini = le sette stelle delle Pleiadi (i pallini erano intercambiabili con le stelle con le punte per denotare le stelle). Come commenta E. Douglas van Buren, un esperto di Sumeri e Mesopotamia:

“Nelle prime rappresetanzioni dei 7 pallini si puo’ notare che…formano un anello o una rosetta attorno al pallino centrale… [Dal] primo periodo Babilonese in poi è sempre più comune trovare i 7 pallini disposti come stelle nella costellazione delle Pleiadi, e nell’ultimo quarto del secondo millennio i pallini vengono per la prima volta disegnati come stelle.”

Questa osservazione è importante perchè dimostra che il pattern “stella con le punte + Pleiadi” non richiede un certo numero di punte sulle stelle. Ricordate che la stessa situazione era vera con lo zodiaco – non importa quanti punti abbia un simbolo stellare – è una stella, non il sole.

– III.I “Pallini”

Come chiedevo nell’introduzione a questo documento, se il “sole” di Sitchin non è un sole, allora cosa sono i pallini? La risposta più immediata, basata sugli esempi precedenti, è che siano stelle. Abbiamo già visto che i pallini erano usati per rappresentare le stelle delle Pleiadi, e abbiamo mostrato come i sette pallini = i sette simboli stellari, usati da qualunque altra parte per la stessa costellazione. Abbiamo anche visto più sopra nel sigillo di Frankfort Plate XXXIII-d che una singola stella con punte puo’ essere associata ai pallini, che sono anche stelle. È probabile che la simbologia “stella + sette pallini” ci dica “costellazione = Pleiadi”.

C’è quindi una bella quantità di informazioni per asserire che questi pallini nel VA 243 sono stelle. Potrebbe essere che questo sigillo ci “dica”: “Costellazione = quella con 11 stelle”. Dato che non me ne intendo di astronomia, beh, lascerò decidere al lettore.

Nell’introduzione si notava anche che la simbologia di questo sigillo potrebbe semplicemente rappresentare una divinità e forse il concilio divino. Questo è quanto.

IV.Conoscenze Astronomiche Sumere o Mesopotamiche

A tal proposito, offro al lettore l’opportunità di sfidare la mia tesi di cui sopra (e sto semplicemente citando specialisti in tavolete astronomiche cuneiformi), e cioè che non c’è un singolo testo nell’intero corpo delle tavolette Sumere o Mesopotamiche al mondo che dice che i Sumeri conoscessero più di cinque pianeti. Di seguito ci sono riferimenti bibliografici a cui chiunque puo’ accedere (i materiali di studio e le dissertazioni che richiedono conoscenza avanzata del linguaggio semitico e/o cuneiforme, così come conoscenze in matematica o astronomia, sono annotate nella loro categoria). Nel mio documento su Nibiru (disponibile sul mio sito web), enterò brevemente in merito alla questione di cosa effettivamente Sumeri e Mesopotami conoscessero dei pianeti. Per ora, dare al lettore questi riferimenti sarà più che sufficiente.

Leggi anche: Sumeri, Anunnaki e Nibiru e Nibiru e Anunnaki

Fonti Generiche:
Francesca Rochberg, “Astronomy and Calendars in Ancient Mesopotamia,” Civilizations of the Ancient Near East, vol. III, pp. 1925-1940 (ed., Jack Sasson, 2000)
Bartel L. van der Waerden, Science Awakening, vol. 2: The Birth of Astronomy (1974)

Fonti Techiche ma comunque Leggibili:
Wayne Horowitz, Mesopotamian Cosmic Geography (1998)
N.M. Swerdlow, Ancient Astronomy and Celestial Divination (2000)

Risorse prettamente Tecniche:
Otto Neugebauer, The Exact Sciences in Antiquity (1953)
Otto Neugebauer, Astronomical Cuneiform Texts (1955)
Erica Reiner and David Pingree, Enuma Elish Enlil Tablet 63, The Venus Tablet of Ammisaduqa (1975)
Hermann Hunger and David Pingree, MUL.APIN: An Astronomical Compendium in Cuneiform (1989)
Hermann Hunger and David Pingree, Astral Sciences in Mesopotamia (1999)
N. Swerdlow, The Babylonian Theory of the Planets (1998)
David Brown, Mesopotamian Planetary Astronomy-Astrology (2000)

Il sigillo cilindrico VA 243 ultima modifica: 2011-07-03T13:26:14+00:00 da Pasquale Galasso
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Pasquale Galasso

Pasquale Galasso, editore di Altrogiornale.org - Conoscere non è avere l'informazione.