Il tempo nella scienza e nella fantascienza

Il Giornale Online
di Giuseppe & Antonio Monaco

A tutt'oggi non sappiamo che cos'è il Tempo, e forse non lo sapremo mai. Ci accorgiamo del suo scorrere dalle trasformazioni e dai movimenti che osserviamo. Ma è il Tempo che permette queste 'modifiche' o esse esisterebbero lo stesso dando a noi l'impressione del Tempo?
Secondo Kant, pietra miliare dopo secoli di speculazioni sull'argomento, il Tempo, ed anche lo Spazio, in realtà non esistono. Sarebbero 'forme interne' del nostro intelletto, in cui inquadriamo le esperienze, e che erroneamente riteniamo fuori di noi. E che ne pensano i fisici che se ne sono incominciati ad interessare tanto dopo i filosofi? Potrebbe esso essere un'astrazione? Ed è possibile un viaggio in un'astrazione?

I – Può esistere un cubo istantaneo?

Il primo scrittore che parla di un viaggio nel tempo con una certa base scientifica è H.G.Wells: La Macchina del Tempo (The Time Machine, 1895). Una prima versione del romanzo, Gli Argonauti di Cronos (The Chronic Argonauts), è del 1888. Egli considera il tempo, rendendolo un po' più concreto, come quarta dimensione dello spazio (dopo lunghezza, larghezza e profondità o altezza) e per bocca del protagonista, in una discussione con degli ospiti, fa una dotta ed esauriente spiegazione in merito. Ciò dieci anni prima della prima memoria di Einstein (1905) sulla Relatività, che, con l'interpretazione datane da Minkowski qualche anno dopo (1908) perviene a risultati in un certo senso similari.

Certo l'idea non era nuova (risale al matematico Lagrange e forse prima), ma se ne parlava poco e non c'erano grandi 'applicazioni'. Il Viaggiatore del Tempo, così Wells chiama il protagonista, nell'illustrare le sue idee, fa notare la necessità della dimensione 'Tempo' da aggiungere alle altre spaziali; infatti egli chiede: “Può esistere un cubo istantaneo?”. Vuole intendere che un oggetto, se non ha anche una durata nel tempo, non può esistere. E successivamente dice: “Per esempio, ecco una serie di ritratti che mostrano lo stesso uomo a otto anni, a quindici, a diciassette, a ventitré e così via. Sono tutte sezioni, per così dire, rappresentazioni tridimensionali del suo essere quadridimensionale, che è fisso e inalterabile”1.

Questa frase è ripetuta in molti libri divulgativi di fisica e di relatività, ed anche di fantascienza, alle volte addirittura posta in epigrafe a qualche capitolo. E nessuno ha mai notato che contiene una svista, anche se il pensiero dell'autore si comprende. Infatti, accettando gli stessi presupposti di Wells, ad essere precisi, non sono quei ritratti, ma l'uomo stesso all'istante che posava per quei ritratti, a rappresentare sezioni tridimensionali del suo essere quadridimensionale. I ritratti (bidimensionali!) sarebbero poi una proiezione su un piano (non la sezione con un piano) di queste sezioni tridimensionali, generalmente anche ridotta nelle proporzioni.

Il descritto modo di vedere sembra però presupporre che tutto sia già predeterminato e ciò non piacerà a molti (non potrebbe esistere il libero arbitrio). Anche alcuni studiosi del paranormale propongono, fra tante altre, questa ipotesi per spiegare i fenomeni di precognizione. Si fa l'esempio di un fiume: esso esiste già tutto, dalla nascita (sorgente) alla morte (foce), anche se, per conoscere tutta la sua 'vita' lo si dovrebbe percorre su una zattera abbandonata alla corrente. Lo si può, però, anche vedere tutto contemporaneamente guardandolo dall'alto. Astutamente, poi, Wells glissa quando si tratta di spiegare come si faccia materialmente a percorrere questa dimensione in avanti (verso il futuro) ed all'indietro (verso il passato). Qui ti voglio!…

Successivamente, sono stati basati sulla macchina del tempo, o comunque, sui viaggi nel tempo, innumerevoli romanzi, racconti, fumetti, film, anche ad esempio l'ultimo Premio Urania, riservato ad autori italiani, I biplani di D'Annunzio di Luca Masali. Infatti il 'tema' si presta moltissimo. Occorrerebbe però badare anche ad altri elementi che lo arricchiscano in qualche modo: anzitutto, possibilmente, prospettare qualche teoria 'pseudoscientifica' sul tempo o che permetta il viaggio. Riportiamo alcuni esempi di Asimov. Nel suo primo racconto Cavatappi Cosmico (Cosmic Corkscrew, 1937), mai pubblicato, ed infine andato perduto, secondo le sue stesse parole, “consideravo il tempo come una spirale. A qualcuno era concesso passare da una svolta all'altra, spostandosi così nel futuro a esatti intervalli […]. Il mio protagonista prendeva quella scorciatoia attraverso il tempo….”2.

Molto dopo (1957), nel breve racconto Nulla! (Blank!, 1957), ammette che il tempo non sia continuo, ma composto di particelle e la macchina del tempo, per un guasto si ferma fra due particelle, come un ascensore fra due piani….3. Di un tempo così 'quantizzato' si parla anche nel racconto Cronomacchina molto lenta (The Very Slow Time Machine, 1978) di I. Watson. In realtà un tempo (e uno spazio) 'quantizzati' sono concetti anche della fisica (Scala di Planck). A prescindere dalla natura del tempo, poi, un mezzo per un viaggio in esso è descritto diffusamente, in forma pseudoscientifica ancora da Asimov in più di un suo racconto (in uno vi è, persino, una 'fantabibliografia'): la Tiotimolina. Ne riparleremo al paragrafo III. Inoltre per vivacizzare racconti di viaggi nel tempo si dovrebbe anche creare qualche 'stranezza nella stranezza', qualche sorpresa ecc. altrimenti si rischia di fare dei polpettoni puri e semplici. L'argomento ci sembra un po' 'inflazionato'.

II – Il paradosso del fiore

Questi viaggi comportano dei paradossi. I più forti derivano dai viaggi nel passato; ma ne comportano anche quelli nel futuro, se con ritorno al presente. Tornando indietro nel tempo, si potrebbe modificare il passato, cosa, secondo S.Tommaso, impossibile anche a Dio, e di conseguenza il presente in cui viviamo. E se uno uccide il proprio nonno, o comunque un suo antenato, non avrebbe dovuto mai nascere. Ed allora come ha fatto a venire ad esistenza ed a tornare indietro? In quanto ai viaggi nel futuro, con ritorno al presente, ne La Macchina del Tempo di Wells, il protagonista porta indietro un fiore.

A ciò Wells non dà alcuna importanza dal punto di vista della coerenza del racconto. Invece i critici (Coleridge, Borges) hanno osservato che quel fiore dovrebbe essere costituito di atomi che nel futuro si sarebbero organizzati in quella forma, ma che, al momento presente, già esistono, sebbene non ancora organizzati. (Osservazione sottile!). Si avrebbe dunque un raddoppiamento di tali atomi ed una creazione di materia dal nulla? (Invertendo opportunamente l'argomentazione, ciò dovrebbe verificarsi anche per un fiore proveniente dal passato). Però, in fantascienza, quando si parla del raddoppiamento di oggetti (o di persone), si tralascia la circostanza che uno dei due dovrebbe essere 'disgregato', cosa qualche volta ammissibile, ma più spesso ingiustificata o giustificata in modo tortuoso.

Per la verità Wells non fa riportare dal suo Viaggiatore un solo fiore, ed anche la sua macchina, come i suoi stessi abiti, presentano tracce di polvere, erba e muschio provenienti dal futuro. Ma convenzionalmente si parla di 'paradosso del fiore'; esso, al di là del racconto di Wells, è diventato, in seguito, il simbolo di questi strani trasporti di materia da un'epoca ad un'altra che, oltre al raddoppiamento del viaggiatore stesso, porta, nei casi più eclatanti, ad una sua moltiplicazione all'infinito.

Ma questi sono solo alcuni dei tanti paradossi che si possono immaginare.

III – Gli eventi o tutti determinati o determinabili

La Relatività ha sconvolto poi 'ufficialmente' il concetto del tempo, che più che una quarta dimensione indipendente considera un tutt'uno con lo spazio, il cosiddetto 'Cronòtopo' (Minkowski). Non esiste più un tempo universale ed assoluto, ma ogni 'osservatore' ha un tempo proprio. Due eventi contemporanei per uno possono non esserlo per un altro. Fra due osservatori in moto reciproco, gli orologi si spostano automaticamente. Viaggiando a forti velocità il tempo rallenta ed alla velocità della radiazione elettromagnetica (luce, onde radio ecc., la massima esistente ed esistibile in natura: circa 300.000 Km/s nel vuoto), si ferma. Da ciò il famoso 'paradosso dei gemelli': se di due gemelli uno parte per un lungo viaggio interplanetario a velocità relativistiche (cioè confrontabili con quella della luce) al ritorno sulla Terra i due gemelli avranno età diverse. Quello che ha viaggiato è molto più giovane. (Al giorno d'oggi, di ciò vi sono varie verifiche sperimentali, fatte con particolari orologi. E' un fenomeno naturale ormai sicuramente accertato, anche se non intuitivo)4.

Eppure, solo adesso possiamo vedere come in fondo la Relatività 'tradizionale', tanto la Ristretta (1905) che la Generale (1916), stava ancora con i piedi a terra. (E la rimpiangiamo!). Malgrado tutto quanto detto, veri paradossi non ne comportava. Nessun osservatore avrebbe visto accadere un effetto prima della causa (né ciò poteva succedere oggettivamente) ed erano possibili solo viaggi nel futuro (non anche nel passato) e senza ritorno al presente. D'altra parte tutti gli strani effetti della Relatività, anche altri di cui non abbiamo parlato, si verificano sempre (!), solamente che per diventare macroscopici occorrerebbero velocità inusuali (relativistiche). Ed in quanto ad un viaggio nel futuro senza ritorno nel presente, ciò si può ottenere anche semplicemente ibernando un uomo, senza viaggi interstellari e velocità fantastiche.

L'unico punto contrario al senso comune è che un uomo ibernato è come morto; un uomo in un viaggio interstellare, invece, continuerebbe a vivere il proprio tempo abituale. La differenza si noterebbe solo al ritorno5. Almeno da questo punto di vista, dunque, Il Pianeta delle Scimmie (La planète des singes, 1963) di Pierre Boulle, già conosciuto per Il Ponte sul fiume Kwai, è pienamente accettabile (ci riferiamo al romanzo, non ad eventuali film): il protagonista parte nel 2500, giunge ad un pianeta della stella Bételgeuse, vi sosta per un certo tempo, quando torna sulla Terra, qui sono passati 700 anni. E, comunque, 'la vita continua'. Ancora ad esempio Return to tomorrow (1950) di Lafayette Ronald Hubbard. Qui si tratta addirittura di una semplice variante del 'Paradosso dei Gemelli': anziché di due gemelli, si tratta di due fidanzati (con le conseguenze che immagina l'autore)..

Per ovviare a questo inconveniente, Asimov inventa la 'Tiotimolina', una sostanza chimica che può estendersi nel futuro. Essa potrebbe trascinare un'astronave che la contenesse. Se tale astronave viaggia 'contemporaneamente' nello spazio, si dovrebbero annullare gli effetti relativistici temporali, ed il tempo, per gli astronauti e per chi è rimasto a terra, dovrebbe scorrere in modo uguale. (Questa è veramente buona!). Lo stesso Asimov, però, per bocca di un suo personaggio, sconsiglia di usarla per la costruzione di una macchina del tempo pura e semplice: la sostanza è instabile e si rischierebbe di rimanere intrappolati nel passato o nel futuro6.

Ma gli effetti strani della Relatività Ristretta si manifestano anche allorché si cerchi di interpretare attraverso di essa la conformazione della realtà oggettiva. Senza volerci addentrare in complicate spiegazioni, basta osservare che detta teoria, attraverso l'interpretazione di Minkowski, sembra confermare la conclusione che il futuro è reale, già prefissato nei minimi particolari. Gli oggetti che riempiono il continuum spazio-temporale (cronòtopo), sarebbero le cosiddette 'linee di universo' o 'linee mondiali', cioè 'corpi' quadridimensionali già 'posizionati' le cui sezioni tridimensionali sarebbero i comuni oggetti a tre dimensioni; la diversità dei 'punti di vista', dovuta alle varie velocità degli osservatori, genererebbe il diverso apprezzamento dello spazio e del tempo che tali corpi quadridimensionali 'occupano', come una sorta di fenomeno di 'prospettiva', (contrazione di Lorentz e dilatazione temporale). Le dette sezioni tridimensionali, 'percepite' una per volta 'successivamente', darebbero l'illusione dello scorrere del tempo (sembra di sentir parlare Wells).

Questo però comporterebbe l'esistenza di una 'quinta dimensione' che sarebbe il 'Tempo del…Tempo!', nel quale dovrebbe 'muoversi' la nostra 'coscienza' per percorrere la già tracciata linea di universo. Principalmente l'astronomo Arthur Eddington e l'ingegnere aeronautico John W. Dunne hanno cercato di superare questa difficoltà, ma con scarso successo7. Fisici famosi e filosofi della scienza sono rimasti sconvolti e allo stesso tempo affascinati da questa visione del mondo: Louis De Broglie, Karl Popper, che accusa Einstein di essere un nuovo Parmenide (avrebbe potuto anche aggiungere Spinoza), ecc. Anche in tempi recenti, studiosi qualificati (ad esempio, il Prof. Franco Selleri dell'Università di Bari) si soffermano con atteggiamento alquanto critico su questo aspetto della Relatività.

Sta di fatto che i fisici considerano ed hanno sempre considerato lo spazio-tempo un qualcosa che a sua volta 'diviene' e si evolve, trascurando tacitamente la visione di un universo immutabile già tutto dato. Per questo motivo solitamente intendono per 'linea di universo' il semplice grafico quadridimensionale che indica le posizioni 'successive' di un oggetto e non l'oggetto quadridimensionale stesso, tanto che la chiamano anche 'linea oraria', (il corpo in 'movimento' è schematizzato in un punto): l'interpretazione di Minkowski, in fondo, potrebbe essere una semplice formalizzazione matematica senza una perfetta aderenza alla realtà. Non è l'unico caso in cui ciò succederebbe in fisica. Tuttavia tale visione, intesa come un fatto reale, di tanto in tanto sembra ricomparire, anche se non chiaramente espressa; gli stessi viaggi nel tempo, che alcuni studiosi, oggi, ritengono realizzabili, almeno in teoria, nascondono in maniera subdola questo presupposto: per poter essere 'raggiunti', il passato deve continuare ad esistere ancora, ed il futuro esiste già.

IV – Cronomacchine dall'aspetto di televisori

I fantascientisti attingono da entrambe le 'situazioni': quella degli eventi già tutti predeterminati, (compresi gli stessi viaggi nel tempo!) e quella di eventi 'determinabili' secondo la nostra volontà. Queste due visioni, però, spesso risultano fuse in un mezzo guazzabuglio, che, mentre conferisce vivacità ai racconti, non soddisfa poi come coerenza. Appaiono principalmente ispirati alla prima situazione racconti in cui si immagina ad esempio che i protagonisti possiedano una 'coscienza' che 'vive' il Tempo all'incontrario, come in uno di James G. Ballard, Controtempo (Time of Passage, 1960), in cui tutta la storia di un uomo è narrata all'inverso, dalla morte alla nascita, dopo la quale, trascorsi nove mesi, i suoi genitori partono per il viaggio di nozze.

Prima di lui, un capitolo di Sylvie e Bruno (1889) di Lewis Carroll (1832-1898), che in realtà è il matematico Carlo L. Dodgson, più conosciuto per Alice nel Paese delle Meraviglie (Alice in Wonderland, 1865), può considerarsi il primo esempio di questo genere. Possiamo aggiungere ancora un romanzo di Philip K. Dick, Redivivi S.p.A. (Counter-Clock World, 1967), in cui il procedere a ritroso del Tempo sarebbe dell'intero universo a causa dell'inizio della sua fase di contrazione, dopo l'attuale di espansione di cui parlano i cosmologi8. Notiamo che in pratica, però, in tutte queste storie, non è come vedere un film proiettato all'inverso, come dovrebbe veramente essere percorrendo all'indietro la linea di universo. In realtà invece è come se si tornasse ripetutamente in punti via via precedenti del film per 'viverlo' poi a piccoli tratti ogni volta nel senso giusto! Esiste invece un racconto di Fredric Brown, La fine (The End,1961), in cui è rispettato con maggiore aderenza il principio della inversione, infatti la seconda parte di esso, dopo premuto il bottone della 'Macchina del Tempo', è costituito dalle stesse parole della prima parte, nell'ordine inverso. Naturalmente la storia è molto breve e non conclusa e appare più uno scherzo, come ce ne sono altri in fantascienza9.

Ma le linee di universo, ammesso che esse siano già lì, belle e pronte, e che a noi non resti che percorrerle con la nostra 'coscienza', potrebbero consentirci anche viaggi 'mentali' nel senso giusto del trascorrere del tempo, purché si riuscisse in qualche modo ad introdursi in qualsiasi punto di qualcuna di esse (eventualmente anche la stessa nostra o quella di oggetti inanimati) per poi seguirne il normale sviluppo. Ciò è quanto sostiene Barbara Paul nel romanzo Ragazza del 2051 (Pillars of Salt, 1979), nel quale afferma che per andare nel passato bisogna essere ospitati nel corpo di qualcuno (potremmo dire nella sua linea di universo) vissuto a quell'epoca e ripercorrerne la vita10.

Bisogna rilevare che però una visione di questo genere non produce paradossi nel passato, per la semplice ragione che tutto avviene come se il passato si 'guardasse' soltanto, benché, eventualmente, avendo l'illusione di 'viverlo' in prima persona autonomamente. Ma allora, più semplicemente, basterebbe costruire una 'cronomacchina' che fosse non altro che una specie di televisore! Così, almeno sul principio, in Una statua per papà (A Statue for Father, 1959) di Asimov. In realtà, invece, la fantascienza, di paradossi e stranezze ha bisogno, come stimolo per i suoi fini narrativi e ci sguazza. Infatti nel detto racconto, per ragioni non bene accertate, il 'cronocanale' per pochi secondi diventa 'permeabile' e si riescono ad afferrare delle uova di dinosauro che successivamente vengono fatte anche schiudere. Non si tratta, comunque, di un'anticipazione di Jurassic Park:

i dinosauri sono di una razza molto nana, si riproducono e vengono venduti arrostiti come polli dal sapore speciale (i dinopolli). Gli scienziati, padre e figlio, fanno fortuna con questo, e uno di essi, il padre, viene fatto oggetto di un monumento, mentre la macchina (vero motivo di gloria) resta sconosciuta e mai perfezionata…!11. Notiamo che ad Asimov sfuggono (intenzionalmente?) il paradosso del fiore e l'alterazione del passato, ma spesso i paradossi hanno una loro valida necessità nella trama e anche la loro eventuale eliminazione è ottenuta attraverso soluzioni fantasiose. Proprio questa maggiore possibilità di spaziare con la fantasia rende i racconti, in cui si manifesta la libera volontà dei protagonisti, più frequenti e più accettati dai lettori anche se, come già detto, non è facile distinguere nettamente i due presupposti, nemmeno nelle moderne teorie filosofiche e fisiche che dovrebbero stare a monte di essi.

V – Il passato opera di cronoviaggiatori del futuro?

La Relatività Generale, sviluppata in base alla geometria non euclidea di Riemann, prevedendo curvature del cronotopo, che nei casi più spinti potrebbero richiudersi su sé stesse, ha contribuito molto alla giustifica di stranezze fantascientifiche. Riservandoci di ritornare più diffusamente sull'argomento, ci limitiamo per ora ad esporre le teorie di due filosofi della scienza: Reichembach e Putnam che hanno avuto molto successo in fantascienza.

Per Reichembach la linea di universo di un individuo può incurvarsi, tornare indietro, con strani incontri con un se stesso di un tempo precedente, e dopo un giro (circolarità), riprendere il percorso iniziale12. Si avrebbe in tal modo un raddoppiamento del cronoviaggiatore (paradosso del fiore). Ciò andrebbe accettato, secondo Reichembach, come una sorta di postulato, per quanto contrario al senso comune, proprio per evitare paradossi peggiori. Putnam ha una visione similare, ma ricorre anche a concetti della fisica quantistica. Oltre la materia esiste anche la cosiddetta 'antimateria' che secondo il fisico Feynman è la normale materia che viaggia all'indietro nel tempo. Materia e antimateria si annichilano vicendevolmente nell'incontro. In tal modo Putnam risolverebbe il ricordato 'paradosso del fiore' in quanto ammette che, durante un tale viaggio temporale, si creerebbero contemporaneamente, in aggiunta a qualunque oggetto, un suo doppio ed un suo antidoppio. Questo si annullerebbe con uno degli altri due.

Ma a parte ciò, questa teoria della 'circolarità, spinta alle estreme conseguenze può portare ad ammettere che il passato è costruito da gente proveniente dal futuro che in tal modo diventa causa di sé stessa. Variazioni di questo tema si incontrano in parecchi lavori, con linee di universo chiuse, semichiuse, o dalle forme più strane, perfino staccate, e con protagonisti che, a seconda dei casi, incontrando sé stessi di un tempo precedente, si duplicano o, più raramente, si identificano con essi, come nel film Peggy Sue si è sposata (Peggy Sue Got Married, 1986) di F. Ford Coppola. Anche se pare che il concetto di duplicazione di un cronoviaggiatore sia più giustificabile di quello della identificazione con se stesso, la duplicazione può portare poi alla sua moltiplicazione all'infinito, non prevista nemmeno dagli stessi Reichembach e Putnam. Ciò è quanto accade in Schiavi del Tempo (Slaves of Time, 1978) di R.Sheckley, o potrebbe accadere nel film Ritorno al futuro (Back to the Future, 1985) di Spielberg (almeno il primo della serie), criticato a questo proposito da Umberto Eco13.

In realtà tutto questo riguarda il paradosso del fiore nelle sue numerose sfaccettature. Esso è chiamato 'formulazione debole' dei paradossi temporali, in quanto o passa facilmente inosservato (come nello stesso Wells) oppure si riesce a risolverlo con relativa facilità. La 'formulazione forte', invece, è il 'paradosso del nonno' a cui già abbiamo accennato, includente anche tutte le modifiche del passato con le conseguenti modifiche sul nostro presente. Questo paradosso sembra inevitabile: basta la sola presenza di un cronoviaggiatore nel passato, per alterarlo; e sembrerebbero non esserci vie di uscita. Con l'occasione osserviamo che il paradosso del fiore (dal futuro), dovrebbe comportare anche una specie di paradosso del nonno nel futuro… del futuro, avendone alterato il 'passato'. Ma questo non ci interessa.

VI – La Polizia Temporale

Il cosmologo Stephen Hawking, da poco convertito alla possibilità di questi viaggi, parla di 'Protezione Cronologica': esisterebbe una legge di natura che impedirebbe in qualche modo ad un cronoviaggiatore l'alterazione del passato. Anche il fisico Frank Tipler ricorre ad un concetto del genere (“L'Universo deve essere coerente con se stesso, impedirebbe questo paradosso. Come, non lo so”); fra i fantascientisti, Fritz Leiber parla di 'Legge di Conservazione della Realtà'. Questi concetti, che per la verità appaiono piuttosto metafisici14, sono stati invece di recente giustificati fisicamente da tutta una équipe internazionale di cui riparleremo. Secondo Reichembach e Putnam il problema invece non esisterebbe, in quanto il viaggio nel passato, ed eventuali cambiamenti, già erano a loro volta prestabiliti e 'contenuti' nelle linee di universo interessate, per cui le modifiche sono solo illusorie.

Nel campo della pura fantascienza si è ovviato al paradosso addirittura ricorrendo ad una 'Polizia Temporale' adibita proprio all'evitare i cambiamenti del passato, come nella serie di quattro racconti di Poul Anderson I Guardiani del Tempo (Guardians of Time, 1960). Qualcosa del genere si ritrova anche nel racconto Cronoclasma (Chronoclasm, 1956) di J. Wyndham, in cui inoltre c'è anche un 'Consiglio degli Storici' che autorizza i viaggi nel passato. (I 'cronoclasmi' sarebbero appunto le alterazioni del passato, comodo vocabolo che però ci sembra che non si sia diffuso).

Qualcuno, tra cui lo stesso Leiber, poi postula che siano possibili solo modificazioni tanto lievi da poter essere trascurate. A questa ipotesi si oppongono decisamente Jorge Luis Borges e Ray Bradbury, secondo i quali, invece, qualunque modifica del passato, anche insignificante, dà origine ad una catena di cause ed effetti di portata immane attraverso il tempo. L'argomentazione è ampiamente e convincentemente esposta dal secondo nel racconto Rumore di tuono (A Sound of Thunder, 1953), dove l'uccisione involontaria di una farfalla al tempo dei dinosauri produce, solo a quello che si vede nel racconto, modifiche alla lingua parlata nel presente e al risultato delle elezioni del giorno prima. La farfalla morta viene con il cronoviaggiatore nel presente e passa inosservato il paradosso del fiore. Inoltre l'autore non ammette, ma non lo giustifica, la possibilità di riportare la farfalla nel passato.

Non mancano poi racconti dove il paradosso del nonno, pur portando le dovute conseguenze nel presente, prospettano le stesse in un ambito 'localizzato'. Ad esempio in Voci Ancestrali (Ancestral Voices, 1933) di Nat Schachner, il protagonista ammazza un suo antenato ai tempi dell'Impero Romano. Tutto si limita alla scomparsa dei suoi diretti discendenti, senza tenere conto anche di tutte le catene di eventi che essi avrebbero sicuramente originato e, addirittura, dopo la loro scomparsa, sopravviverebbero nella memoria degli altri!

VII – Gli universi paralleli

Esistono però altri modi per evitare i paradossi temporali in fantascienza. Quello che è ritenuto il migliore, perché pare li eviti tutti e salvi anche, entro certi limiti, il libero arbitrio, è costituito da un particolare tipo di 'Universi Paralleli': quelli che nascono per 'biforcazioni' temporali. La prima volta che se ne parla è in due lavori del 1934, Bivii nel tempo (Sideweis in Time) di Murray Leinster e Branches of Time di David R. Daniels.

Però, forse pochi sanno che già nel 1931, a Londra, l'etnologo esploratore William B. Seabrook pubblicò il suo terzo volume di viaggi: Le vie della Giungla (Jungle Ways) in cui parla di una stregona, Wamba, conosciuta in regioni inesplorate dell'Africa Occidentale. Essa non solo aveva doti di chiaroveggenza, ma possedeva una filosofia di notevole rilievo, retaggio dei suoi antenati, secondo la quale, riferisce Seabrook, “il nostro Fato, sebbene scritto da qualche parte, non si proietta nel futuro alla guisa di una linea retta, bensì alla guisa di molte linee rette che si diramano a ventaglio, e che possono variare all'infinito”. L'esploratore non appare convinto su questo 'concetto filosofico piuttosto astruso' ed allora Wamba fa un esempio:

“Io mi trovo sperduta in una foresta immensa e sconosciuta, in cui mi si presentano tante direzioni da prendere […] e nulla so di ciò che mi attende in qualsiasi direzione io mi rivolga, ma in ciascuna di queste direzioni esiste prestabilito un Fato che mi attende; in ciascuna di esse è già fissato ciò che mi dovrà accadere, nel senso che quanto mi accadrà esiste già in tutte le direzioni, quindi risulta inevitabile per me. […]. Così, per esempio se io mi incammino in un primo sentiero troverò un albero dal quale coglierò frutti saporiti e nutrienti. Se mi avvierò in un secondo sentiero mi attenderà l'imboscata di una pantera che mi sbranerà. Se prenderò un terzo sentiero, mi imbatterò in una limpida sorgente che mi disseterà […]. Tutti questi eventi esistono ugualmente fissati nel mio futuro, così come se fossero scritti sulle stecche di un ventaglio, e tutti risultano veri in potenza”15.

Ebbene gli universi paralleli della fantascienza di cui abbiamo parlato all'inizio, non sono altro che questi! Almeno come presupposti. E vengono illustrati da Leinster con un esempio del tutto analogo a quello di Wamba!16. Ciò che aggiunge la fantascienza è che questi universi non sono solo potenziali, ma sono contemporaneamente tutti reali, in ciò sostenuta, come vedremo, dalla fisica quantistica, e che è possibile passare dall'uno all'altro. Uno sviluppo particolare di questa idea consiste nell'immaginare le biforcazioni temporali non per la vita di un singolo individuo, ma per la storia di interi popoli o dell'intera umanità. Biforcazioni provocate da grandi eventi: Hitler che vince la guerra (La svastica sul sole [The Man in the High Castle, 1962] di Philip K.Dick), la scoperta del teletrasporto istantaneo (Assurdo universo [What Mad Universe, 1949] di Brown), anche se in questi due lavori l'argomento è fuso con altri temi. Questo filone si è sovrapposto ad un precedente genere detto 'Ucronia', termine evidentemente ricalcato su 'Utopia', la famosa opera omonima di Tommaso Moro, genere che risale già alla fine del '700: è il famoso 'cosa sarebbe successo se. . .', ma fuori dell'ambito di ogni fantascienza.

La fisica quantistica, come accennavamo, parrebbe aver dato un supporto scientifico a questi 'universi paralleli', basandosi sul cosiddetto Principio di Indeterminazione di Heisenberg. Senza scendere nei suoi dettagli, ci limitiamo a chiarirlo attraverso un 'esperimento ideale' proposto da Schrödinger, altro grande pioniere di questa disciplina. Egli immagina un gatto in una scatola chiusa dove è impossibile guardare. All'interno vi è anche un congegno che può uccidere, o non, il gatto a seconda che si verifichi o meno un certo evento quantistico (il decadimento di una sostanza radioattiva).

Dopo aver atteso il tempo necessario perché vi siano uguali probabilità che l'evento si sia o non si sia verificato, il senso comune ci direbbe che il gatto è vivo oppure morto (non abbiamo ancora guardato cosa è accaduto), invece, per il principio di indeterminazione, dovremo dire che esso è vivo e anche morto allo stesso tempo! Solo al momento che si guarda si realizza una delle due alternative, ma l'altra che sembra scomparire, interpretando alla lettera i risultati matematici (Everett, De Witt), potrebbe continuare ad esistere in un'altra 'realtà'. Insomma si avrebbe un vero e proprio sdoppiamento del gatto, dell'osservatore e dell'intero universo in due modalità di esistenza, entrambe ugualmente reali, l'una sconosciuta all'altra.
Anche questa potrebbe essere dunque una soluzione del paradosso del nonno: basta immaginare che l'uccisione dello stesso abbia indirizzato gli eventi in un altro Universo nel quale, naturalmente, il cronoviaggiatore 'nonnicida' non può più esistere.

VIII – Manca, forse, all'uomo la facoltà naturale di viaggiare nel tempo

Nel numero di settembre 1996 comparve su 'Il Giornale dei Misteri' un articolo di Giulio La Greca dal titolo I Paradossi del Tempo – Sarà davvero possibile viaggiare nel futuro o nel passato?. Vedemmo nell'autore un interlocutore con cui parlare dell'argomento, impostando la questione da un punto di vista forse mai trattato. Gli inviammo, quindi, una nostra risposta che, con pochi ritocchi, riportiamo qui di seguito:
“Renato Giovannoli, ne La Scienza della Fantascienza, in merito così si esprime: “[…] diciamolo una volta per tutte, non è che la Macchina del Tempo produca paradossi, è essa stessa un nonsenso, e insensati sono tutti i discorsi che la prendono come oggetto”.

A noi sembra una frase ad effetto, infatti non ci risulta poi alcuna spiegazione, ma siamo fondamentalmente d'accordo. Coloro che parlano di 'macchina del tempo' non si accorgono che il 'sofisma' è già nella parola 'macchina'. Se uno è costretto tutti i giorni a sbucciare quintali di patate, cercherà di inventare una macchina che sbucci patate. Se uno è costretto tutti i giorni a percorrere chilometri a piedi, cercherà di inventare qualcosa che gli allevii la fatica; ed inventerà, al minimo, i pattini a rotelle. Se uno è costretto tutti i giorni a guardare lontano, inventerà, ad esempio, il cannocchiale. (Per comodità consideriamo i pattini ed il cannocchiale come macchine). E gli esempi sarebbero centinaia.

La macchina, insomma, mettendo da parte le definizioni della fisica e dei vocabolari, non fa altro che potenziare le facoltà dell'uomo. Ma queste facoltà già ci devono essere. Una macchina non può, prima ancora di potenziarle, crearle dal nulla, o da quello che per noi è il nulla. Ricordiamo le 'idee semplici' di Locke (1632 -1704), cioè quelle idee che si possono acquistare solo con l'esperienza (in senso filosofico). Gli esempi più immediati sono quelle idee che si acquistano attraverso i cinque sensi: suoni, sapori ecc. (Non è possibile spiegare ad un cieco nato cosa sono i colori).
Orbene, se l'Uomo avesse per natura la facoltà di entrare fisicamente nel futuro o nel passato, anche per pochi secondi, ciò gli basterebbe per acquistare l' 'idea semplice' di questi 'viaggi', saprebbe come si fa, saprebbe di che si tratta e potrebbe costruire una macchina che potenziasse questa sua facoltà, e quei pochi secondi potrebbero diventare ore, giorni e via di seguito.

Ma nelle condizioni in cui siamo non sapremmo proprio da dove incominciare. (Non sappiamo nemmeno che cos'è il tempo!). Ai paradossi si potrebbe pensare tranquillamente dopo. È vero che, se lo spazio e il tempo sono un tutt'uno (cronotopo: Einstein, Minkowski), si potrebbe tentare di realizzare viaggi nel tempo attraverso viaggi nello spazio (cosa ben più concepibile e possibile), ma non c'è accordo sull'interpretazione dei risultati, fra gli stessi relativisti […]. Crediamo, comunque, che, in ogni caso, si debbano tenere presenti anche queste considerazioni”. Dopo l'avvento della Relatività Ristretta parrebbe che il nostro discorso, esposto nella lettera, possa essere aggirato. Come è accennato lì stesso, e già nel n°III, si potrebbe viaggiare nel tempo attraverso viaggi nello spazio.

Ma a parte le limitazioni imposte dalla stessa Relatività, (ce ne sono infatti svariate altre oltre la insuperabilità della velocità della luce, come dimostrano Sexl e Schmidt nel loro libro Spazio-tempo), tale modo di procedere, in fondo, non equivale ad aver costruito una vera e propria macchina del tempo in senso classico. Questa infatti dovrebbe consentire, come si intenderebbe istintivamente e come il 'prototipo' di Wells farebbe capire, viaggi nel tempo rimanendo tranquillamente seduti in casa propria, uscendone solo volendo. E poi non riporterebbe mai il viaggiatore al presente per realizzare il cosiddetto CTL (Closed TimeLike Loop = Anello temporale chiuso). Abbiamo già evidenziato che ciò equivarrebbe solo ad una sorta di ibernazione. In quanto a certe conseguenze della Relatività Generale e di altri aspetti della fisica moderna, le nostre considerazioni conservano ancora buona parte della loro validità, come meglio vedremo nella conclusione. Con l'occasione rammentiamo che, prima della Relatività e prima dello stesso Wells, si parlava molto di una quarta dimensione puramente spaziale, a cui eventualmente si sarebbe dovuto aggiungere il tempo come quinta dimensione; ma questa aggiun-ta rimaneva sottintesa.

È possibile costruire tutta la parte matematica di questa teoria, descrivere tutte le proprietà geometriche di un 'ipercubo', una 'ipersfera', ecc. Però, poiché queste figure non cadono sotto i nostri sensi, non era possibile dire se questo mondo tetradimensionale esisteva veramente o se era una astrazione ed estrapolazione matematica (ricordiamo Locke). Per la stessa ragione, immaginari esseri piatti bidimensionali non potrebbero concepire il nostro mondo tridimensionale. Esistono in merito racconti molto celebri degli anni '80 del secolo scorso: Edwin A. Abbott, Flatlandia. Racconto fantastico a più dimensioni, (Flatland. A Romance of Many Dimensions, 1882) e Charles H. Hinton, Un mondo piano (A Plane World, 1888).

Dello stesso autore, successivamente, An episode of Flatland (1907). Lo stesso Hinton, genero del logico Boole, aveva anche scritto, negli anni '80, libri puramente matematici sull'argomento17. In tutti i testi divulgativi di matematica e fisica si ricorre a questi esseri, persino Einstein! Il primo che ne parla ci sembra sia Lewis Carroll in Dynamics of a Particle (1865)18. Successivamente il fisico Helmholtz (1870). Esistono poi anche racconti basati sulla quarta dimensione spaziale. Ne rammentiamo uno del solito Wells, ma posteriore al 1895, La Storia di Plattner (The Plattner Story, 1897), ed un altro di Heinlein, La casa Nuova (… And He Built a Crooked House, 1941)19.

IX – Buchi Neri e… Buchi Bianchi

Accenniamo, ora, alle recenti teorie fisiche che sembrerebbero aprire la possibilità dei viaggi temporali. In Relatività Generale si ammette che una massa avrebbe la facoltà di incurvare nelle sue adiacenze lo spazio-tempo: un pianeta girerebbe intorno al sole non perché ne venga attratto (Newton), ma perché costretto a percorrere tale curvatura come un treno il proprio binario. Ciò in parole veramente povere. Vi erano dei casi estremi e degeneri di questa teoria che per decenni sono rimasti quasi negletti: i cosiddetti Buchi Neri, espressione, infatti, usata la prima volta dal fisico Wheeler solo nel 1967, mentre furono preconizzati già nel 1916 da Karl Schwarzchild e, molto prima, ma basandosi su altri assunti, da Mitchell e Laplace.

I Buchi Neri sarebbero masse di materia tanto densa che avrebbero la facoltà di incurvare talmente lo spazio-tempo da 'sfondarne' la struttura stessa, conferendogli, in una rappresentazione tridimensionale, l'aspetto di un imbuto, e creando, all'altra estremità del tubo, detto 'cunicolo' (Wormhole), un suo simmetrico (un buco speculare) in un'altra regione dell'Universo o, addirittura, in un altro Universo. Da essi, per la possente azione gravitazionale, non potrebbe uscire niente, nemmeno la luce, da ciò il loro nome. Il buco speculare sarebbe, poi, un cosiddetto Buco Bianco, dal comportamento del tutto simmetrico, dal quale emergerebbe materia ed energia. (Il Big Bang potrebbe aver avuto origine da un Buco Bianco!). Questa è una delle tante maniere in cui vengono prospettati i Buchi Neri e i cunicoli. Con queste nuove entità cosmiche che sarebbero generate da stelle collassate su sé stesse, ma potrebbero esistere anche nel microcosmo, anche la Relatività incomincia a parlare di tempo che cammina all'indietro. (Nella teoria dei quanti già si parlava di effetti che potevano precedere la causa ed abbiamo accennato all'antimateria nel n.V).

È solo nel 1985 (si ricordi questo anno!) che i Buchi Neri, e soprattutto i cunicoli ad essi associati, hanno avuto un grande rilancio, portando i relativisti ad ammettere questa possibilità di viaggi anche nel passato ed addirittura la costruibilità, almeno in teoria, di una macchina del tempo (sempre però attraverso viaggi nello spazio). Per capire il motivo di questo rinato interesse, a partire da quell'anno, è necessario premettere che, in fantascienza, nell'astrogazione (= astronavi navigazione) si sentiva la necessità di compiere viaggi interstellari in tempi ragionevoli. Erano state ideate varie soluzioni. Fra queste, agli inizi degli anni '30 aveva fatto la sua comparsa l'iperspazio, con evidenti reminiscenze della quarta dimensione spaziale, e relativistiche. Si ammetteva che in questo spazio vi fossero potute stare delle 'scorciatoie'. Anche nel nostro mondo non 'sofisticato' si potrebbe pensare all'andare da un punto all'altro della Terra in linea retta, attraverso tunnel sotterranei20.

A ripensarci, già questo avrebbe potuto apparire 'roba dell'altro mondo' ai tempi che la Terra era ritenuta piatta. Qui è molto di più. Due punti dello spazio lontanissimi possono diventare vicinissimi se stanno in uno spazio curvo. Così, ad esempio, due punti su un foglio di carta se il foglio viene incurvato. Nel romanzo Starman Jones (1953) di Heinlein, l'esempio è fatto incurvando la sciarpa di una ragazza su cui è stampata un'immagine del sistema solare. Ma per entrare in questo iperspazio occorreva violare un principio fondamentale della fisica: superare la velocità della luce. Ebbene fu proprio nel 1985 (vicenda molto nota) che Carl Sagan, astronomo e scrittore di fantascienza, volendo trovare una giustifica più coerente per i viaggi interstellari da far compiere, in tempi ragionevoli e senza superare la velocità della luce, ai personaggi del suo romanzo Contact, si rivolse allo studioso Kip Thorne della CalTech per avere una base scientifica che rendesse più credibili queste scorciatoie 'iperspaziali'. Thorne prese a cuore la questione e interessò a sua volta due suoi allievi: Michael Morris e Ulvi Yurtsever. Costoro rimasero essi stessi sorpresi dai risultati delle loro ricerche geometriche e fisiche che portavano alla possibilità dell'esistenza di cunicoli percorribili, di grandi dimensioni.

Per Sagan andò benissimo, ed anche per la scienza: da quel momento un sempre maggior numero di matematici e fisici cominciò a dedicarsi allo studio dei Wormhole percorribili, apportando perfezionamenti, precisazioni, modifiche all'idea originaria degli studiosi del CalTech, sviluppi che con dispiacere ci rendiamo conto di non poter qui riportare. Sembrerebbe che ci fossimo allontanati dal nostro tema, ma non è così: un cunicolo non è solo una scorciatoia nello spazio, utile all' astrogazione, ma può diventare anche un collegamento tra punti che esistono in epoche diverse nello spazio-tempo, quindi tra presente e passato e presente e futuro: rappresenta in altri termini una 'macchina del tempo' o qualcosa di molto prossimo ad essa. Macchine del tempo, teoricamente funzionanti, ideate molto di recente da Tipler ed altri fisici non sareb-bero altro che Buchi Neri o cunicoli artificiali. Certo, però, come riconoscono gli stes-si autori, siamo lontanissimi da una loro realizzazione pratica (secondo Kip Thorne neanche nei prossimi mille anni).

X – La natura e il principio di azione minima

Ritornando alla 'Protezione Cronologica' e concetti del genere, in questi ultimi anni sembra sia stata trovata la tanto invocata legge fisica di natura che impedisca l'insorgere dei paradossi temporali. Essa sarebbe stata individuata da un gruppo di studiosi di Russia, Danimarca, Canada e Svizzera, guidati dal fisico russo Igor Novikov. Questa legge, detta 'principio di azione minima', per dirla in breve, sarebbe uno stretto parente del 'principio di economia', secondo il quale la natura sceglie sempre, fra tante possibilità, quella che comporta minor dispendio di energia e di tempo. (La luce, camminando in linea retta, rispetta esattamente questo principio).

I fisici, naturalmente, nelle loro argomentazioni non possono parlare di persone che vanno nel passato ad uccidere il nonno, ma si esprimono ricorrendo al percorso, nei tunnel spazio-temporali, di ipotetiche palle di biliardo: se una di esse entra nell'imboccatura di un cunicolo ed emerge dall'altra parte, nel passato, potrebbe collidere con la prima versione di se stessa, che si sta avviando verso il primo ingresso, e deviarla, in modo da non farcela più entrare. Verrebbe a crearsi così un paradosso del tutto analogo a quello del nonno. Tuttavia le equazioni che descrivono il moto di queste biglie offrono diverse soluzioni, molte delle quali non sono 'paradossali' (soluzioni autoconsistenti), o perché le palle non interferiscono tra loro, o perché l'eventuale urto non altera la direzione iniziale della prima. Ebbene, pare che solo le soluzioni autoconsistenti soddisfino il 'principio di azione minima'. Ciò sarebbe come dire che la natura vuole la coerenza e rifiuta i paradossi. Sembra che furono queste considerazioni che nel 1995 'convertirono' Hawking alla possibilità dei viaggi nel tempo.

D'altra parte già qualche anno prima, Novikov e Thorne con le rispettive équipe di Mosca e del CalTech, gruppo chiamato da Thorne il 'consorzio', avevano considerato che se queste equazioni ci dessero solo soluzioni stravaganti, saremmo costretti ad accettarle, sforzandoci di dare loro un senso, ma dal momento che ci offrono anche soluzioni non contraddittorie, siamo autorizzati ad accettare queste e non le altre, proprio come, ad esempio, in un semplice problema di geometria elementare a livello liceale, vengono scartate come inaccettabili, quelle soluzioni di un'equazione che, pur valide algebricamente, darebbero valori negativi dei lati di una figura geometrica o, comunque, che non risponderebbero ad altri determinati requisiti. Secondo questo punto di vista, dunque, certe soluzioni venivano scartate perché si ammetteva, ancora con una certa astrattezza, ma con tanto buon senso, che l'Universo non può funzionare in modo paradossale. (Il fatto che il modo imperativo non abbia il tempo 'passato' non è un semplice capriccio della grammatica!).

Conclusioni

Siamo giunti così a quella che, per il momento, è 'l'ultima Tule'. La materia del saggio è vastissima e ci siamo dovuti contenere per riassumerla il meglio possibile, senza eccedere troppo i limiti consentiti dallo spazio disponibile. Ci scusiamo perciò per tutte le omissioni. La scienza andrà oltre? E come? Il discorso del n.VIII che parte dalle 'idee semplici' di Locke può molto estendersi oltre quanto ivi detto Molti concetti della fisica moderna sono confusi, anche per gli addetti ai lavori, proprio perché ben poco di quanto vi è in essa è visualizzabile nell'ambito della nostra 'esperienza'. La Relatività Generale quadra perfettamente dal punto di vista matematico, anzi ha condotto a previsioni che sono state verificate; ma certe sue estreme implicazioni possono ritenersi vere o saranno solo 'matematica', come il dubbio già espresso per la quarta dimensione spaziale? Dubbi che non si può fare a meno di avere anche per certe affermazioni della fisica quantistica. In altri termini i risultati matematici vanno interpretati, e qui si cade, proprio per aver oltrepassato i limiti dell' 'esperienza', nel campo delle opinioni. Anzi è veramente strano che la fisica moderna, mentre da un lato non ammette l'esistenza di tutto ciò che non è sperimentabile e 'tangibile', per altro verso si abbandoni poi a certe fantasticherie.

Oggi, veramente, c'è una certa tendenza dei fisici a ritornare con i piedi a terra. Ma è facile prevedere che prevarranno quelli che amano stare fuori di ogni realtà. Che cosa possa veramente accadere ad astronauti che entrassero in un Buco Nero o in un Wormhole, naturali o artificiali, si potrà sapere solo quando tutto ciò abbia effettivamente a verificarsi. Ed è certo che non se ne può parlare per ora. Ma la fantascienza, che per sua stessa definizione, è fusione di scienza e fantasia, può, anzi deve, tranquillamente continuare per la sua strada.


N O T E
1 H.G.Wells, La macchina del tempo. L'isola del dottor Moreau. L'uomo invisibile, Oscar Mondadori, 1990, pp.4-5.
2 I.Asimov, Introduzione ad Asimov Story N.1 , “Urania”, 1973.
3 Cfr.I.Asimov, Testi e Note, “Urania Blu”, 1975.
4 Secondo alcuni interpreti, il vero paradosso, che si trova già in Relatività Ristretta, non è questo: Il filosofo della scienza H. Dingle ha infatti osservato che, secondo la stessa Relatività, i punti di riferimento sono intercambiabili. Allora, se per riferimento si prende il gemello astronauta, considerandolo fermo nello spazio, e l'altro che si allontana con tutta la Terra, per poi ritornare, è l'astronauta che dovrebbe essere più vecchio. Si avrebbero quindi due realtà contrastanti a seconda del riferimento scelto con permesso arbitrio. La Relatività Generale risolve questa questione.
5 Che il tempo potesse essere relativo, forse si era intravisto da molto, ma prima di Einstein l'unico modo pratico per poterlo sperimentare non poteva essere che qualche droga. Così Wells ne Il nuovo acceleratore (in Racconti, Garzanti, 1976), immagina una sostanza che accelera tutti i processi del corpo umano. I due sperimentatori vedono tutto il mondo rallentato. Wells non lo dice esplicitamente, ma fra i due sperimentatori il tempo non è cambiato, come è giusto che sia. Molto dopo il matematico Poincaré (1913) afferma che se tutti i fenomeni dell'universo rallentassero (si può aggiungere o accelerassero) allo stesso modo, noi non ci accorgeremmo di niente.
6 Cfr.I.Asimov, La Tiotimolina fra le stelle, “Urania Blu”, cit..
7 Cfr.U. Dèttore, L 'Altro Regno, Bompiani, 1973.
8 Mentre la fase di espansione è caratterizzata da un aumento dell'entropia, cioè in parole povere del disordine portato nell'universo dai vari eventi, la fase di contrazione dovrebbe comportare una diminuzione del disordine: una tazza ridotta in frantumi, ad esempio, dovrebbe ricomporsi nel suo insieme. Non tutti i fisici sono, comunque, d'accordo. Noi nella realtà concepiamo il tempo, appunto come qualcosa che scorre parallelamente all'aumento dell' entropia, la cosiddetta freccia termodi-namica del tempo.
9 Ad esempio, Fantascienza per telepati (1977) di E.Michael Blake. Il racconto è telegrafico: “Beh, voi sapete quel che voglio dire”. Infatti i telepati non sono, come si potrebbe credere, i personaggi, ma i lettori…! Cfr. anche di I.Asimov e altri, Microfantascienza: Altre 44 storie (“Urania”,1980). Non sappiamo se vuole essere una presa in giro dell'abuso dei telepati, che a noi sembra un argomento poco adatto alla fantascienza.
10 Ci asteniamo a malincuore qui, perché usciremmo fuori tema, dal far notare come discorsi di questo tipo potrebbero indicare una valida strada per la giustifica di numerosi fenomeni paranormali: 'reincarnazione', 'psicometria', ecc., la cui esistenza appare oggi pressoché accertata a dispetto degli scettici ad oltranza.
11 In realtà la 'Cronovisione' a noi sembra l'unica cosa più ragionevole e relativamente realizzabile, anche a scadenza alquanto breve. Una quindicina di anni fa suscitò grande scalpore la sua presunta realizzazione da parte del monaco benedettino Pellegrino Ernetti col quale pare abbia collaborato anche Padre Gemelli. Purtroppo, però, non se ne è saputo più niente (Enza Massa, La cronovisione e la macchina del tempo, “Il Giornale dei Misteri”, Corrado Tedeschi Editore, Firenze, Marzo 1990). Un fenomeno del genere sembra già esista in Natura per alcuni 'sensitivi': la 'retrocognizione', e, in particolare, la 'psicoscopia' (detta impropriamente 'psicometria'), che consiste nella 'percezione' della storia di un oggetto.
12 Esiste anche una circolarità del tempo come 'cerchio infinito'. E' il tema preferito da Charles L. Harness.
13 Come si viaggia nel tempo, in “L'Espresso”, 17 novembre 1985.
14 In Metapsichica si parla da sempre di una certa etica superiore: in genere un 'fantasma', anche materializzato, non ucciderebbe mai un uomo; quando un chiaroveggente vuole 'vedere' per bassi fini utilitaristici, perde le sue facoltà. . . .
15 Ernesto Bozzano (1862 – 1943), uno dei più profondi cultori di Metapsichica, parla di Seabrook e di Wamba in due suoi lavori: Popoli Primitivi e Manifestazioni Supernormali (Fratelli Bocca, Milano- Roma, 1953) e Luci nel Futuro, Vol.II, (Casa Ed.Europa, Verona, 1947), e sulla scorta di una vastissima casistica, da lui raccolta ed accuratamente analizzata, conclude che era pervenuto già ad un concetto simile: “Né Libero Arbitrio né Fatalismo assoluti governano l'esistenza […], ma 'libertà condizionata'”. Fa notare inoltre che una concezione del genere si ritrova nel filosofo americano William James (1842-1910), da questi chiamata: 'multiple possibilità di vita'. Concetti analoghi sembrano trasparire anche da un episodio riportato dal giornalista Gianni Roghi (1927 – 1967) in Viaggio nella Magia (Ed. Reporter, Roma, 1968). Egli visitò in India l' 'astrologo' Yaya Prasad. Questi scartabellando un vecchio libro in sanscrito, formato da tante cartelle separate, in cui erano 'scritti' i destini di tutti gli uomini, gli raccontò dettagliatamente la sua vita passata, e, qualche volta, ma via via sempre più di rado, ritornando indietro, se il consultante non confermava, quasi a voler cercare una nuova 'via', peraltro immediatamente individuata. Infine, trovata la 'linea' giusta, proseguì per il futuro.
16 Vedere anche Il giardino dei sentieri che si biforcano di Borges in Finzioni, Oscar Mondadori, 1974.
17 Per Abbot e Hinton consultare pure Martin Gardner, Enigmi e Giochi Matematici, Vol.IV, Sansoni, 1975. Per il solo Abbot, Fuchs, La Matematica Moderna Illustrata, Rizzoli, 1968 ed anche Ivars Peterson, Il Turista Matematico, Rizzoli, 1991.
18 AA.VV., La magia di Lewis Carrol, Ediz. Theoria, Roma-Napoli, 1986, p.11.
19 Attraverso questa quarta dimensione si potrebbero spiegare gli 'apporti' ed 'asporti', fenomeni paranormali che consisterebbero nel trasporto di oggetti dall'esterno all'interno di un ambiente chiuso, e viceversa.
20 Lewis Carroll fantastica (in Sylvie e Bruno) di gallerie rettilinee sotterranee per treni, che congiungono luoghi lontani. Per effetto della gravità, però, questa retta sarebbe fino a metà in disce-sa e l'altra metà in salita. Un treno percorrerebbe la prima metà per la gravità e la seconda per l'inerzia acquistata nella prima. Ed il viaggio non costerebbe niente. La cosa è teoricamente possibile. Martin Gardner dimostra che la durata del percorso sarebbe sempre uguale, poco più di quarantadue minuti, qualunque sia la lunghezza della galleria, corda nella sfera terrestre, anche se fosse un diametro! (La Magia di Lewis Carroll, cit.. p.40).

BIBLIOGRAFIA
(Oltre le opere citate nel testo e nelle note)
R. Giovannoli, La Scienza della Fantascienza, Strumenti Bompiani, Collana diretta da Umberto Eco, 1991.
F.P.Conte (a cura di), Grande Enciclopedia della Fantascienza, “I viaggi nel tempo e nello spazio”, Vol. I, Editoriale Del Drago, 1980, Milano.
AA.VV., La Quarta Dimensione, CDE Gruppo Mondadori, Periodico,mensile n.18/19, febbraio 1992.
J. Gribbin, Costruire la macchina del tempo, Aporie ed., Roma, 1996.
F.Selleri, Le teorie equivalenti alla Relatività e la natura del tempo, Università di Bari, Dipartimento di Fisica, 1996.
S. Hawking, Dal Big-Bang ai Buchi Neri, Rizzoli, 1988.
G.Bernardi, I Buchi Neri, Tascabili Economici Newton, 1996.

BIBLIOGRAFIA DELLE OPERE FANTASCIENTIFICHE CITATE
Herbert G.Wells, The Time Machine (tr.it.: La Macchina del Tempo, Rizzoli, 1975; La Macchina del Tempo – L'Isola del Dott. Moreau – L'Uomo Invisibile, Oscar Mondadori, 1990)
Ian Watson, The Very Slow Time Machine (tr.it.:Cronomacchina molto lenta, in Cronomacchina molto lenta, Urania, 1980)
Pierre Boulle, La planète des singes (tr.it.: Il Pianeta delle Scimmie, Oscar Mondadori, 1975).
James G. Ballard, Time of Passage (tr.it.: Controtempo, in Ora zero, Urania, 1981)
Philip Dick, Counter-Clock World (tr.it.: Redivivi s.p.a., Dall'Oglio, 1972)
Fredric Brown, The end (tr.it.: La fine, in Cosmolinea B-2, Mondadori, 1983
Isaac Asimov, A Statue for Father (tr.it.: Una statua per papà, Urania Blu,1975)
Robert Sheckley, Slaves of Time (tr.it.: Schiavi del Tempo, in Il Robot che sembrava me, Urania, 1979),
John Wyndham, Chronoclasm (tr.it.: Cronoclasma, in Su e giù per il Tempospazio, Urania, 1981)
Ray Bradbury, A sound of thunder (tr.it.: Rumore di tuono, in Delitti senza Tempo, Mondadori, 1978 ed anche in, Trentaquattro Racconti, Mondadori 1990 – ristampa)
Murray Leinster, Sideweis in Time (tr.it.: Bivii nel tempo in Alba del domani, Milano Nord, 1974)
Philip K. Dick, The Man in the High Castle (tr. it.: La svastica sul sole, Ed.Nord, Milano, 1977)
Robert A.Heinlein, …And He Built a Crooked House (tr.it.: La casa nuova in Antologia Scolastica, Mondadori, 1980, presentazione e commenti di Asimov).

I fratelli GIUSEPPE e ANTONIO MONACO sono nati a Capua rispettivamente il 1° gennaio 1930 e il 6 febbario 1938. Giuseppe è laureato in giurisprudenza ed è un ex funzionario ENPAS passato alla locale USL dopo la riforma; Antonio è laureato in fisica e insegna nelle medie superiori. Entrambi sono discretamente conosciuti come problemisti di scacchi, e si sono interessati sempre alla parapsicologia. Racconti pubblicati: Come salvai una umanità e mezza, Deodoranti planetari, Creatura indifesa, Quel che non si distrugge si ritrova, Iperrealtà, Prigione unidimensionale (rispettivamente su “Future Shock” n.5, 7, 10, 17, 18 e 20), Canale Darwin (“Futuro Europa”, n.7) e Antiwegener (“Diesel Extra”, n.8).

Fonte: http://www.futureshock-online.info/pubblicati/fsk21/html/monaco.htm
Vedi: http://www.espresearch.com/espgeneral/doc-SpeedOfThought.pdf

Il tempo nella scienza e nella fantascienza ultima modifica: 2010-01-11T22:03:13+00:00 da Richard
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Noi siamo l'incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all'autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)