Kriya più Devozione

Kriya più DevozioneKriya più Devozione – funzionano come la matematica – non possono fallire.

Più stiamo avanzando e più Lui è qui, ci avviciniamo a Lui. Molte persone giungono dai monaci e possono testimoniare le esperienze che hanno avuto qui e che cambiano la vita. C’era una donna che venne alla prima vera Convocazione che aveva 80 anni, era appena all’inizio della strada. Ma Paramahansa Yogananda disse: “Lei raggiungerà il risultato in questa vita – troverà Dio in questa vita.”

A quelli che mi pensano vicino, Io sono vicino.” – Paramahansa Yogananda

Lo sai che cosa significa questo?… Voi giovani non avete scuse! Dovete farlo in questa vita! Un po meno televisione – un pò più di meditazione.

Verso la fine della sua vita Paramahansa Yogananda andò nel deserto per essere libero dalle distrazioni in modo tale da dedicarsi ai suoi scritti. Sono stato lì con lui per 2/3 mesi nel 1950 ed è stato il periodo migliore della mia vita. Il Maestro veniva fuori 2,3,4 volte al giorno e, essendo il divino scultore, non gli mancava mai occasione per cesellare questo progetto!

Ricordatevi sempre che il Kriya più la Devozione – funzionano come la matematica – non possono fallire“. – Paramahansa Yogananda

Con queste poche parole Paramahansa Yogananda ci diede l’essenza di tutto l’insegnamento. Dobbiamo sempre rifare il punto, sempre, perchè il mondo ci insegna cose che sono completamente contrarie agli insegnamenti. Anche se stiamo salendo nel ciclo Yuga, ancora viviamo in un mondo molto oscuro.

– Qual’è lo scopo della vita?

Nel 1920 Paramahansa Yogananda venne in America e nella sua prima lettura al primo congresso delle Religioni disse qual’era lo scopo della vita. E c’è nelle grandi scritture ma in nessuna è espresso così chiaramente come nelle scritture Indiane perchè provengono da epoche più alte.

Lo scopo della vita è
Essere liberi dalla sofferenza e
ottenere l’infinita beatitudine – e cioè Dio.

E’ contenuto ne “La Scienza della Religione” – è lì – ma nessuno al mondo lo sa ancora, ed ecco perchè il mondo è così incasinato. Così appiccicalo allo specchio del bagno, perchè il mondo ti dice: “La vita non ha significato”. Dobbiamo fare uno sforzo cosciente oppure sprecheremo la nostra vita. C’è un detto nelle scritture Indiane: “Conoscilo adesso oppure dopo mille incarnazioni”, il che significa: vuoi tornare e ritornare mancando lo scopo della vita?

Non cercate il riempimento nelle cose del mondo. C’è qualche altro scopo? Che altro? Nulla. Nell’ “Eterna Ricerca dell’Uomo”, Paramahansa Yogananda dice che l’uomo è sulla terra per trovare Dio. E’ qui per nessun altro scopo. Ma molte persone non capiscono. Loro vengono da noi e dicono: “Ma non posso solo meditare. Ho delle responsabilità – ho il mio lavoro, ho la ima famiglia.” Quello che non capiscono è che anche quelle sono discipline spirituali. Daya Mata disse: “Sadhana significa meditazione e giusta attività”, intendendo di fare tutte le nostre attività con il desiderio di compiacere Dio.

I fondamenti dello Yoga sono Yama/Niyama – le regole del corretto comportamento – vivendo in armonia con le leggi di Dio. Non puoi andare contro le leggi di Dio. Ma qualcuno ancora non capisce o non vuole capire.

Yoga è la ricetta, e tu devi seguirla alla lettera… così otterrai la torta.

– Dov’è Dio?

Egli è onnipresente, dappertutto. Ma se guardiamo all’esterno non lo troveremo. Le facoltà che utilizziamo per percepire il mondo esterno – i sensi, il cervello, le emozioni – non possono percepire Dio. Solo attraverso l’intuizione dell’anima potremo trovare Dio, ed ecco perchè dobbiamo andare dentro.

L’interiorizzazione – Krishna disse che questo è il grande segreto – cercare Dio dentro. Le varie scritture – La Bibbia, la Gita, Patanjali – tutte dicono la stessa cosa. Il Corano dice: “Ricorda il tuo Signore dentro te stesso.” La Bibbia dice: “Fermati e sappi che io sono Dio.”

– Come andare dentro?

Dobbiamo andare dentro, nell’immobilità interiore. Patanjali disse che lo yoga è “fermare le onde della coscienza”. Controllo dell’energia – pranayama è la chiave. Quella conoscenza è stata persa e dimenticata nell’era oscura ad eccezione di pochi che erano altamente avanzati. La religione con tempo divenne tutta di rituali esteriori nel periodo oscura, anche in India.

Il Pranayama è controllo dell’energia – essere fermi – fino a fermare anche il respiro ed il cuore. L’energia operante nei sensi deve tornare dentro. Dio fa questo per noi ogni volta che andiamo a dormire – Egli spegne i sensi e l’energia torna dentro. Ma è una passività inconscia. Lo Yoga è una passività conscia. Con il Kriya Yoga noi andiamo dentro e all’interno della calma interiore. Noi utilizziamo le tecniche per aiutarci a farlo – questa è la prima fase.

Poi arriva l’altra fase che è la devozione.

– Perchè la Devozione?

C’è una ragione molto importante per quella. E’ a nostro beneficio, ma non è egoisitco. Quel sentimento di devozione è il più puro di tutti i sentimenti. I nostri sentimenti sono spesso abusati, anche fin dall’inizio quando nasciamo e gli organi sensori cominciano ad operare. Quel sentimento è lì fin dall’inizio della vita, ed il sentimento reagisce alla sensazione. Anche in un bambino quando nasce la prima cosa di cui fa esperienza è a livello sensorio.

Non appena gli organi sensori cominciano a funzionare, quel sentimento reagisce e le sensazioni arrivano – il sentimento reagisce dal primo istante e si manifesta con le emozioni, e ci identifichiamo completamente con il corpo.

Feeling = Sentimento
Outward = Andata
Inward = Ritorno
Emotion = Emozione
Devotion = Devozione
Senses = Sensi
Spine = Spina dorsale

Ora, l’intera creazione è costruita sul principio della dualità – piacere/dolore, ecc. Siamo nella dualità e così l’ego sta dicendo: “Mi piace questo. Odio quest’altro”, e siamo completamente assorbiti da questo. Dobbiamo comprendere che non possiamo trovare la soddisfazione ultima nelle cose del mondo – salute, famiglia, matrimonio – nulla.

Ora comprenderete che questi sentimenti non sono sbagliati – sono parte della disciplina spirituale. Sri Yukteswar disse al suo discepolo Mulunda: “Impara a comportarti”. Ecco perchè la devozione è così importante. Dio dice: “Invece di lasciar costantemente reagire i sentimenti alla dualità, perchè non prendi quei sentimenti e non li dirigi dentro manifestando devozione a Me?”

– Cos’è Dio?

Dio è Infinita Coscienza di Beatitudine. Possiamo capire ciò? No, la mente non può comprenderlo – la mente non può capire l’infinito – la mente è troppo limitata.

– Come puoi amare?

Dio ama il rapporto personale con il suo devoto. Per poter provare devozione dobbiamo portare Dio ad un concetto che possiamo comprendere – questo è molto importante. Entra nel cuore quieto e scegli un concetto di Dio che scatena devozione in te – Padre, Madre, Amato, Amico – sta a te.

E poi c’è un altro aspetto: un grande Rishi in alta epoca in India disse che se non riesci a pensare all’Assoluto – e non riesci fino a quando non sei completamente realizzato – allora pensa alla forma di un avatar. Nel mio personale Sadhana mi piace l’idea del mio guru come Dio – Paramahansa Yogananda è il mio “ishta”, o concetto di Dio.

Ogni tanto Dio scende come avatar. I grandi avatar – Rama, Krishna, Buddha, Gesù, Patanjali, la nostra linea di Guru – molte persone non li riconoscono. Ecco perchè nella Bibbia Gesù stava per andarsene e Filippo chiese: “Signore, mostraci il Padre”. E Gesù disse: “Ma Filippo, sono statocosì tanto tempo con te, ed ancora non mi hai conosciuto? Colui che ha visto me ha visto il Padre. Io sono nel Padre ed il Padre in me.”

Questa risposta è così umana, perchè non possiamo capirle fino a quando non sono andati. La scelta di un “ishta” è molto aperta, qualunque cosa ti si addica. Lavora sviluppando sempre più profonda devozione, e come cresce quel piccolo concetto si allargherà e diventerà infinito.

– Storia

C’era una grande foresta nera ed un uomo stava camminando attraverso la foresta verso casa. Tre ladri lo raggiunsero e gli rubarono tutto quello che aveva. Quindi il primo ladro disse: “Uccidiamolo!”. Il secondo ladro disse: “No, leghiamolo.” Così lo legarono e lo lasciarono lì nella grande foresta nera. Ma presto il terzo ladro tornò e slegato l’uomo gli disse: “Mi dispiace. Ora sei salvo. Camminerò con te fino a quando non avrai raggiunto casa.” Quando arrivarono alla fine della foresta il ladro disse: “Lì c’è la tua casa. Vai in pace.” L’uomo replicò: “Non andare. Vieni a vivere con me e smettila di essere un ladro.” “No”, disse il ladro, “la foresta nera è la mia casa.”

Questa è un’allegoria. La grande foresta nera è il mondo. L’uomo siamo tu ed io. I tre ladri sono le tre guna, le tre qualità.

  • Il primo ladro è la guna oscura – tamas – e rappresenta la distruzione e l’oscurità ed uccide la tua vita spirituale.
  • Il secondo ladro è rajas – rappresenta le azioni egoisitiche ed i desideri che ci legano al mondo materiale.
  • Il terzo ladro è sattva – rappresenta la guna spirituale – la qualità liberatrice.

Ecco perchè abbiamo delle regole per vivere in armonia con le leggi di Dio. Praticate la presenza di Dio, perchè attraverso ogni pensiero, ogni sentimento, ogni azione, una di quelle qualità si manifesta in noi.

La prigrizia è l’oscurità – tamasico
Le cattive azioni ci legano – rajasico
Azioni, sentimenti e pensieri liberatori ci liberano – sattvico

Nell’era oscura del Kali Yuga, le qualità oscure erano predominanti. Nella nostra epoca corrente, Dwapara Yuga, sono predominanti le qualità che ci legano. In ere più elevate predominano le qualità liberatrici. Leggo il giornale, solo un po giusto per tenersi informati, ma non tanto. La televisione, la pubblicità, i film – questo è il cattivo ragazzo, pieno di distruzione ed immoralità. E’ il guna che ci lega.

L’ambiente è più forte della forza di volontà.” – Paramahnsa Yogananda

Dobbiamo controllare le nostre azioni. Dobbiamo controllare cosa lasciamo entrare nella nostra coscienza. Dobbiamo essere molto attenti verso le attività che scegliamo. Se assorbi le cose errate, scegliendo le cose errate, avrai il guna errato, cattivo – il guna che ci lega al mondo materiale. La maggior parte delle persone sono identificate con l’IO – quello è il piccolo ego, l’IO.

Quando esprimiamo rabbia quello è il guna oscura. Potresti avere dei dubbi su te stesso. Ed il guna oscuro potrebbe provare a convincerti: “Non sono bravo abbastanza”. Questa è una violazione della divina immagine dentro di te – non farlo! Ogni tanto rivolgiti interiormente a Dio così: “Io faccio questo per te.” Nel momento in cui lo pensi, cambi il guna. Quindi sei sintonizzato con il guna liberatore.

Voglio raccontarvi ancora qualche piccola storia che mi hanno insegnato delle grandi lezioni.

La prima convocazione nel 1950 è stata tenuta alla casa madre nel campo da tennis. Alla chiusura il Maestro era seduto su una sedia e tutti i devoti arrivavano per ringraziarlo e salutarlo. Un Fratello era in piedi vicino a lui ed osservava molto minuziosamente completamente affascianto dall’interazione dei devoti con il guru. Un ragazzo venne al Maestro – sembrava essere drogato o qualcosa del genere – come uno zombie – entrambe le mani nelle tasche e stava lì difronte al Maestro. Quindi tolse la mano dalla sacca e diede una stretta a “mano morta”. Il Fratello fu attonito nell’osservare la risposta del Maestro, completamente ritirato ricambiò con la “mano morta”. Appena dietro l’uomo c’era una donna e quando venne al Maestro era piena di devozione ed il Maestro “tornò in vita” ! Le rispose esternando tutto il suo amore e le sue benedizioni. Il ragazzo osservò questo, e così tornò di nuovo in fila. Ma quando tornò il suo turno, si ripresentò lo stesso scenario di prima, la stessa stretta di mano senza vita del Maestro in ritorno.

Che lezione mi ha insegnato il Maestro? Così come approcciamo il guru nella meditazione, così egli risponde.

Una domenica al tempio di Hollywood, mi alzai per ringraziare il Maestro. Fui scioccato nel sentire che l’uomo di fronte a me chiese al Maestro dei soldi. Ora, il Maestro non portava sempre dei soldi con sè, ma doveva saperlo, perchè tirò fuori il borsellino e glene diede un po. La lezione: La nostra devozione non dovrebbe essere mercenaria. Chiediti se lo stai facendo nella tua meditazione. Potresti non chiedere soldi, ma potresti chiedere per questa o quell’esperienza con l’atteggiamento di “dammi dammi”. Questa non è vera devozione.

Una volta il Maestro era nel retro della cappella dopo il servizio ed una donna, un’associata venne. “Oh, è così bello vederla!” disse, e quindi cominciò a parlare, a parlare su tutto quello che era successo dal momento che si erano visti l’ultima volta. Nessuna domanda, nessuna devozione. Dopo un sacco di parole lei disse: “Bene, è stato così bello stare con lei di nuovo!”, salutò e se ne andò. Guardai il Maestro ed il Maestro mi guardò – non c’erano parole tra noi, ma il Maestro fece una faccia come per dire: “Dovrei ridere o piangere?” – Quella donna non sapeva cosa o chi fosse.

Il Maestro è onniscente. Le non aveva bisogno di dire una parola – lui già sapeva tutto quello che lei gli stava dicendo. Se avesse utilizzato quel tempo solo per sedere nelle sue vibrazioni d’amore, quanto più avrebbe ricevuto. Che lezione, di nuovo – è così semplice fare la stessa cosa in meditazione. Il Guru è proprio lì nel cuore – proprio lì nel centro Cristico . ma pensiamo e pensiamo e pensiamo a tutti i nostri problemi invece di essere nella calma interiore, alla presenza di Dio. “Fermati e saprai che io sono Dio”. Quando andate a meditare, ricordate, il Guru è lì – Dio è lì. Scaccia i pensieri dalla tua mente. Non pensare molto. Ama molto.

Appena dopo quell’incidente, al servizio domenicale il Maestro stava accogliendo dei devoti. L’ultima persona era una ragazza di 18 anni. Andò dal Maestro e senza dire una parola – si inginocchiò davanti di lui. Il Maestro gli mise una mano sulla testa benedicendola e picchiettandola gentilmente sulla testa disse: “Bene ragazzina, bene ragazzina.”. Lei sentì che non servivano parola alla presenza del suo Guru. Non dimenticherò mai quella scena – è stata molto dolce, un momento molto commovente.

Ci sono lezioni da imparare in queste storie. Racconto queste storie non per parlare di me, ma che così possiate imparare le lezione che io ho imparato. Nella Gita Krishna insegna tutte queste lezioni. Arjuna ha inscenato il ruolo di discepolo per il nostro beneficio. Arjuna chiese a Krishna come trascendere i guna – come andarsene da questa scura foresta e tornare a casa. Krishna rispode: attraverso la devozione – attraverso il Bhakti Yoga. Prima vai dentro. Utilizza le tecniche per andare dentro ed una volta lì non ci sono stanze per i pensieri egoici. Bhakti – pura devozione – solo Tu, mio Signore. Auto resa è la più alta forma di Bhakti.

Qualche volta potresti avere dei periodi scuri. Potresti trovare difficile meditare e potresti sentire che non stai ottenendo molto da ciò. No, non è vero. Questi periodi oscuri sono preziosi. Sono molto importanti – sono necessari perchè ci insegnano l’amore incondizionato. Dio ci incontra attraverso la luce ed attraverso l’oscurità.

Forse ti stai sforzando per la devozione, ma non provi amore per Dio. Allora ricorda, aspettare di amare Dio è amare Dio. Un santo disse: “Anche la Sua assenza è una Sua manifestazione”. Dio non può essere assente. Sii come un cortigiano che va alla corte del suo re – e ricorda che se anche il re non ti parla, sei sempre in presenza del re – e questo ti basta. Quando mediti, vai in quella Presenza.

E se Dio è silenzioso, se Egli non ti parla, se Egli non ti dà nessuna esperienza, va bene – perchè sei alla presenza di Dio. Tu l’hai coltivata – quella profonda e personale relazione con Dio.

Un santo disse: “Non c’è nessun altro più intimo ed affezionato di Dio. Dio non può essere arrabbiato. La rabbia è una perversione.” Getta via i concetti negativi di Dio. Dio è amore. Dio è pace. Devi coltivarlo – quell’infinito, affezionato Dio – il concetto di Dio che puoi amare. Un santo disse: “Proprio come una madre che tiene la faccia del suoi bimbo fra le mani per coprirlo di baci, così Dio tiene il suo devoto.” Coltiva la personale relazione con Dio e coltiva il pensiero che in meditazione tu sei con quel Dio.

E allora cosa fai? Non chiedere cose. Sii lì con Dio. Non “Cosa mi puoi dare?” Sii lì e sii amore. Il Maestro disse: Vai con gioiosa aspettativa di conoscere Dio in meditazione.” Quindi in meditazione tu ci stai. E quindi l’amore, e questo è tutto. Quando ebbi l’opportunità di vedere il Maestro, di stare con il Maestro, arrivai con la gioiosa aspettativa. Il Maestro scrisse: “Perditi nel tuo amore per Dio”, intendendo di dimenticare te stesso. Le persone vogliono vedere me e stare con me, ma io non lo capisco, quando potrebbero essere in presenza di Dio.

Il Kriya Yoga più la devozione. Il Maestro ci ha portato questi insegnamenti e sono gli insegnamenti delle più alte ere. “Ora, potrei suggerire che tu mediti, e che tu applichi quanto appena detto. Ricorda, Dio ti sta aspettando dentro.”

Brother Anandamoy
yogananda.com.au

Kriya più Devozione ultima modifica: 2009-06-07T19:16:14+00:00 da windrunner
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