La biorisonanza olografica e le luci white

biorisonanza olograficaIl corpo umano genera, al pari di tutti i corpi viventi, un campo elettromagnetico che è di debole emissione, nel senso che a livello di onde cerebrali è rilevabile un segnale con intensità intorno ai 10–15 microampere. Se esso invece viene letto con sofisticati rilevatori SQUID risulta di un’intensità di pochi microtesla.

Per avere un termine di paragone con altri emettitori di campo elettromagnetico il nostro corpo ha una intensità di emissione milioni di volte più piccola del campo generato da un comune cellulare o da un Walkman o, a maggior ragione, da un apparecchio televisivo.

Da un punto di vista qualitativo invece studi recenti hanno rilevato che il segnale elettroencefalografico umano è molto “ricco” di informazione in quanto è rappresentativo dell’insieme delle emissioni del nostro corpo ed è indipendente dal punto di applicazione degli elettrodi rilevatori.

Ciò significa che esiste la cosiddetta riflessologia delle onde cerebrali grazie alla quale la elaborazione delle informazioni elettroencefalografiche ha permesso la creazione di una mappa olografica dell’intero nostro corpo in grado di stabilire una relazione tra ogni livello di frequenza cerebrale e parte del corpo ad essa corrispondente. In tal senso risulta che le frequenze basse sono collegate alla parte bassa del corpo così come le alte a quella alta, inoltre tra i vari livelli di frequenza appaiono delle strutture armoniche fondamentali che sono in relazione tra di loro con una precisa corrispondenza al sistema dei meridiani energetici o dei chakras. (Vedi fig. n°1)

La dimensione olografica di tali mappature è data dal fatto che singole parti, sia pur limitate del corpo umano sono rappresentative dell’intero, così come in una lastra fotografica laser la parte della stessa, se spezzata egualmente riproduce l’intero.
A tali risultati si è giunti grazie agli studi svolti presso la Maharishi University (negli stati uniti), dal dott. Maxwell Cade e, in Italia, dai dott. Marco Margnelli, Dott. Nitamo Montecucco e da Alberto Tedeschi.

Si è riscontrato inoltre che le frequenze di un singolo individuo variano se la stessa osservazione viene effettuata qualora esso faccia parte di un gruppo di altre persone presenti nello stesso ambiente ove viene fatta la rilevazione. Infatti se si misurano le onde cerebrali di un gruppo di persone presenti in uno stesso ambiente è possibile rilevare una relazione bioenergetica tra i loro corpi che si esprime in una olografia di biorisonanza tra di essi. Tale biorisonanza da luogo a una sincronizzazione del tutto spontanea dei segnali emessi da ciascuno. Accade pertanto che l’insieme delle emissioni dei singoli corpi si comportano come un sistema nel quale le differenze di segnale emesso tendono ad omogeneizzarsi e ridursi raggiungendo una impressionante similitudine.

Come è possibile che corpi/persone distinte possano sincronizzarsi al punto di omologarsi in una contemporaneità e somiglianza di emissioni? Ciò succede perché vi è una relazione di risonanza naturale tra l’ambiente elettromagnetico esterno (emissioni elettromagnetiche dei corpi esterni ed emissioni ambientali) e quello interno. In altri termini: grazie alla risonanza olografia interna tra le parti di un corpo, ogni organo interno viene “rappresentato” in termini di segnale emesso dall’insieme delle emissioni elettromagnetiche rilevabili con un elettroencefalogramma, parimenti la biorisonanza olografica esterna fa si corpi distinti manifestino vibrazioni che tendono a rappresentare quelle dell’intero gruppo.

Pertanto, mentre il limite biochimico tra corpi rimane inalterato, la vicinanza fisica permette uno scambio elettromagnetico che va oltre i limiti di ognuno al punto che ogni corpo, da un punto di vista elettromagnetico, diviene a sua volta organo del corpo più grande costituito dall’insieme degli individui. Quindi ciò che accade all’interno di un corpo, a livello elettromagnetico accade anche tra più corpi e tra questi e l’ambiente circostante (quindi la riproduzione olografica del segnale emesso dalle componenti di un sistema si allarga a tutti componenti dello stesso, indipendentemente dalle dimensioni e dal numero dei componenti stessi). Cioè, da un punto di vista elettromagnetico, il nostro corpo non ha confini.
Una delle conseguenze di questo fenomeno è che noi stessi, a livello corporeo o meglio vibrazionale oltre a convibrare con l’esterno “cerchiamo” o “generiamo” intorno a noi ambienti compatibili con la nostra energia di base al fine di renderci coerenti con esso.

Tale ricerca dell’equilibrio energetico e quindi delle situazioni di minimo “attrito” può essere letta in termini di fisica quantistica, come una ricerca del minimo “sforzo”, cioè di minima energia impiegata al fine di raggiungere una situazione sostenibile tra noi e il nostro ambiente, questo non significa affatto che noi si cerchi comunque una armonia tra noi e il nostro ambiente, molto più “semplicemente” si è alla ricerca di un equilibrio energetico, che in termini valoriali può significare che qualsiasi tipologia è ammessa, dalla migliore alla più “inquinata” purché mantenga il principio del minimo sforzo.

Secondo la fisica quantistica i sistemi (e quindi i corpi) cercano spontaneamente una situazione nella quale l’energia utilizzata per mantenere l’equilibrio omeostatico tra interno ed esterno viene ottimizzata grazie alla riduzione progressiva delle differenze energetiche e informative tra i singoli componenti del sistema stesso e questo vale sia all’interno di un corpo che tra questo e il suo ambiente.
La lettura dell’EEG del cervello è la rappresentazione vibrazionale dell’equilibrio omeostatico di noi stessi con l’ambiente e quindi dell’insieme delle energie emesse dagli organi interni del corpo, siano essi fisici o più sottili. Lo stesso equilibrio è rilevabile dalla lettura tramite la riflessologia plantare o l’iridologia.

Passando invece dalla semplice lettura della nostra energia alla sua diagnosi e alla cura va rilevato un altro fenomeno estremamente interessante che è legato alla possibilità non solo di percepire la situazione energetico/vibrazionale di un organo interno, ma anche di agire a ritroso sullo stesso organo mediante la “manipolazione” dei suoi “terminali” vibrazionali/energetici presenti ad esempio nella mano o nel piede.

In tal modo, agendo dall’esterno, è possibile intervenire sugli organi interni (fig.2) mediante applicazioni meccaniche come la pressione (shiatzu) o di calore (moxa) o di aghi nei meridiani (agopuntura). Ogni organo o componente del sistema umano pertanto emette segnale e riceve, dando luogo a un interminabile “matassa” energetica distribuita nell’intero corpo che può essere modificata e manipolata agendo non solo meccanicamente sui terminali dello stesso, ma anche energeticamente immettendo vibrazioni specifiche atte ad interferire con quelle emesse dall’organo su cui si interviene.

Questo fenomeno apre la possibilità della cura mediante intervento energetico o vibrazionale sugli organi interni escludendo, quale principio attivo, l’utilizzo di sostanze biochimiche. Tale metodologia comprende anche l’omeopatia, in quanto, utilizzando comunque sostanze “fisiche”, di queste in realtà viene utilizzato soltanto il messaggio vibrazionale memorizzato nell’acqua.
La metodologia della medicina vibrazionale infatti ha scoperto la possibilità di dialogare con gli organi del corpo umano mediante un linguaggio vibrazionale e non biochimico.

Questa nuova medicina, a differenza di quella allopatica/biochimica ha il vantaggio di non usare sostanze tossiche e di agire direttamente senza generare effetti secondari indesiderati (malattie iatrogene), non solo, ma in virtù della possibilità di leggere la mappa energetica interna, è possibile effettuare diagnosi molto più puntuali e precise.

L’individuazione della malattia avviene sfruttando il principio della risonanza, grazie al quale l’organo o la parte non armonica risulta patologicamente impossibilitato a risuonare dinamicamente con l’esterno, ovvero è in ristagno di energia con un eccesso di coerenza biochimica; il segnale elettromagnetico che corrisponde olograficamente alla zona patologica è stabile nel tempo, ed è a tutti gli effetti una cristallizzazione biochimica ed elettromagnetica (ovvero la parte si comporta rispetto al resto del sistema come un sistema chiuso che perde la sua caratteristica olografica; quanto più alto è il livello della patologia , tanto maggiore è l’isolamento rispetto all’insieme fino ad arrivare allo stato patologico cronico).

Il limite della medicina vibrazionale è dato dalla soggettività della diagnosi che necessariamente è effettuata dal terapeuta in base ai dati di cui dispone. Questo fatto comunque di per sé non porrebbe tale metodologia di cura tanto distante da quella tradizionale se non intervenisse, a inficiare in tutto o in parte la non invasività del metodo, la necessità di basare la diagnosi su dati sfuggenti e assai difficili da rilevare quali la dimensione energetico-vibrazionale del “paziente”. Una diagnosi kinesiologica, oppure fatta con EAV (elettro agopuntura di Voll), o con il Vega test, infatti può essere inficiata dalla biorisonanza del corpo del terapista con quello del paziente in quanto, costituiscono un unico campo elettromagnetico. Pertanto è certo che il terapista ha effettuato una parte della diagnosi su se stesso, perché non è materialmente possibile stabilire una separazione netta a livello energetico tra sé e il paziente.

Pertanto la bontà della cura assicurata dal metodo vibrazionale può in tutto o in parte essere invalidata dall’errore di lettura e quindi di diagnosi con il grosso problema etico di testare con la stessa metodica un’insieme di rimedi vibrazionali che vanno ad equilibrare l’interdipendenza bioenergetica tra paziente e terapeuta e non la reale sostanza patologica; la terapia porta quindi a una reale dipendenza bioenergetica e a una falsa condizione di salute.
Ideale sarebbe che il paziente potesse da solo effettuare sia la diagnosi che la terapia escludendo ogni intervento esterno. Non si porrebbe, in tal caso da parte del terapista, il problema della “sua” interferenza e quindi del possibile errore.

Attualmente esiste una soluzione al problema data dal metodo WHITE®. Con esso il paziente utilizza la sua energia per informare lo strumento di cura. In tal modo si realizza un rimedio isoterapico, cioè basato su un principio attivo “prelevato” dallo stesso paziente. Si utilizza la naturale proprietà del corpo di emettere un segnale elettromagnetico olografico che è fedelmente rappresentativo dello stato elettromagnetico del corpo, e quindi della eventuale patologia.

La creazione del cosiddetto rimedio olografico sincronico o acqua di WHITE si fa realizza nel seguente modo:

il paziente agita tra le mani una boccettina contenente acqua minerale naturale e, tramite una leggera succussione, le molecole dell’acqua vengono attivate dal segnale elettromagnetico emesso dalla mano. L’informazione in tal modo trasferita all’acqua viene successivamente rifasata con la luce WHITE attraverso un processo di fisica quantistica per il quale l’acqua perde il contenuto informativo elettromagnetico legato alla patologia e diventa un rimedio ad alta risoluzione olografica che va a colpire direttamente i tessuti o gli organi che sono in ristagno di energia. Risultato di tale intervento è l'”apertura” elettromagnetica delle zone di ristagno che riacquisiscono la loro caratteristica olografica originaria.

Il principio di attivazione dell’acqua o olio di WHITE si chiama biorisonanza olografica (holographic bioresonance®).

Il metodo WHITE è quindi un metodo etico perché usa la stessa energia del paziente e limita fortemente la problematica della diagnostica.
Il funzionamento fisico della luce WHITE deriva direttamente dalla teoria QED (Quantum Electrodynamics) del professor Giuliano Preparata recentemente scomparso e del professor Emilio Del Giudice. Il gruppo ricerca luci WHITE è quindi composto da medici, psicologi, tecnici e naturopati tra i quali segnaliamo: per la parte bioenergetica: Dott. Marco Del Prete, Dott. Pietro Rabolli, Dott. Elio Sermoneta, Dott. Vanni Zacchi.

Alessandro De Benedittis

Per la parte psicologica e naturopatica: Prof. Claudio Viacava

Per la parte di indagine radiestesica e geopatologica: Dott. Roberto Tresoldi e Dott. Giampiero Quadrelli.
Per gli aspetti sulla coscienza e di coordinamento: Alberto Tedeschi.
Il gruppo ricerche WHITE ha intenzione di redire un libro sulle ricerche svolte dedicato alla memoria del Prof. Preparata.
Per informazioni e conferenze sulla luce WHITE e la biorisonanza olografica:

Bibliografia consigliata:

-Medicina Naturale luglio agosto 1997 articolo “Onda su onda, per una riflessologia delle onde cerebrali” A.Tedeschi pag 78
-“Terapie Vibrazionali” ed. Tecniche Nuove di Roberto Tresoldi
-“Omeopatia e Bioenergetica” di Emilio e Nicola Del Giudice ed. Cortina International

La biorisonanza olografica e le luci white ultima modifica: 2010-01-31T20:05:04+00:00 da Richard
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Richard

Noi siamo l'incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all'autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)