Alberto Tavanti – La Legge Del Ritmo

Legge Del Ritmo

Siamo onorati di poter condividere con Voi la saggezza di Pier Luigi Ighina, grazie alla generosità del Sig. Alberto Tavanti, che ha collaborato con Lui per 40 anni, dal 1964 alla morte. Alberto ci ha inviato questo suo importante lavoro, come amico di Altrogiornale e di chi ci segue con affetto. Vi lasciamo ad una piacevole lettura e alla riflessione.

Penso di poter affermare senza ombre di dubbio, che tutto ciò che è vivo e vitale si esprime con funzioni ritmiche. Se non vi è Ritmo, non vi può essere vita. Ma cos’è il Ritmo in se stesso? Vi sono tanti tipi di ritmi in natura: il Ritmo diurno e notturno che alterna il passaggio della notte al giorno e viceversa; il Ritmo mensile della Luna; il Ritmo delle stagioni. Nell’uomo poi, vi è il Ritmo cardiaco, il Ritmo respiratorio, quello digestivo, ecc. ecc. Si può dire che la presenza del Ritmo caratterizza non solo l’esistenza degli esseri viventi, ma altresì di tutto ciò che appare nell’Universo creato.

Se si volesse dare una definizione il più possibile sintetica del Ritmo, dovremmo dire che esso consiste in un moto alterno esteriore, che può avere la forma di un moto ciclico, sia parabolico che spiraliforme, che esprime una Pulsazione interna che si espande e si contrae di continuo. Ora se la Pulsazione è l’aspetto interno e quindi nascosto del Ritmo, lo spostamento ritmico spaziale esteriore di aspetto variabile che lo manifesta in successione più o meno rapida, è tutto ciò che può essere conosciuto in maniera apparente dai sensi di un essere umano.

Ne deriva che i nostri sensi captano solo ciò che è esteriore e quindi superficiale del Ritmo e questo pone un limite notevolissimo fra l’uomo e la vera conoscenza di quanto lo circonda. Ighina ha portato sulla Terra la rivelazione di ciò che è il Ritmo nella sua interiorità, ma come sempre accade in questi casi, nessuno o quasi ha creduto alle sue parole, che implicavano una realtà sconosciuta alle percezioni sensoriali. Come amico intimo e fedele collaboratore di Ighina, io cerco di portare avanti la sua opera di diffusione di queste importantissime verità, che se venissero comprese ed accettate, contribuirebbero a trasformare in modo evolutivo l’esistenza dell’umanità, indirizzandola verso un avvenire spirituale di salvezza.

Il sistema più semplice per comprendere le sue rivelazioni, consisterebbe nel Credere alle sue parole per Fede, così come ho fatto io e pochi altri a suo tempo, perché “sentivamo” interiormente che era la Verità quella che ci veniva proposta e solo in seguito ci siamo accorti che la ricompensa alla nostra fiducia, era una comprensione anche logica e razionale di tutti i fenomeni misteriosi che avvengono di continuo in noi e attorno a noi. Ma nel nostro tempo dominato da una mentalità materialistica che crede solo a ciò che vede e tocca con le mani, pur interpretandolo nei modi più diversi, chi crederà alle nostre parole, ad una visione energetica e quindi spirituale della vita, l’unica che può fondere nell’armoniosa Unità della Realtà tutti i contrasti e le contraddizioni?

La visione dell’Universo di Ighina è meravigliosa, perché spiega tutti i fenomeni in maniera semplice ed unitaria, perché fonde in sé in una visione di insieme, non solo ciò che si scopre nella natura coi mezzi di indagine scientifici, ma ne rivela le corrispondenze in campo religioso. Ighina affermava che non era possibile tener separata la Scienza dalla Religione, dal momento che entrambe rispondono a fondamentali esigenze dell’essere umano, che ha nella mente il desiderio di conoscere l’intima natura di ciò che lo circonda e percepisce tramite i sensi, e nel cuore il bisogno di credere che tutto ciò che esiste ha un Creatore ed uno scopo da realizzare anche per suo tramite.

Purtroppo ormai da millenni, si è realizzata nell’uomo questa dicotomia, che tiene separata la mente dal cuore dell’uomo, impedendogli di gustare appieno la meravigliosa Unità del Creato che tutto collega, tutto spiega e a tutto dà un significato. Ultimamente mi sono reso conto che forse è eccessivo pretendere di cambiare una erronea mentalità umana, consolidatasi nei secoli, con semplici argomentazioni ben fondate su prove, che in passato mi hanno spinto addirittura a desiderare di mettere in atto per convincere il mio prossimo, segni straordinari; ma poi ho eliminato da me questo ingenuo desiderio pensando a Gesù che di miracoli strepitosi ne ha compiuti tanti, senza tuttavia riuscire a cambiare la mentalità dominante del suo tempo, che si è liberata di Lui inchiodandoLo alla Croce.

Pertanto ho deciso di ridimensionare le mie aspettative, rinunciando a voler convincere chicchessia della Verità contenuta nel profetico messaggio di Ighina, ma accontentandomi solo di far nascere nella mente di chi legge quanto ormai da anni vado scrivendo, un ragionevole dubbio. Qualche tempo fa è venuto a farmi visita un caro amico, che si interessa molto di Ighina e dei suoi studi, ma che si chiude come un riccio quando tocco l’argomento Religione, che per lui non è altro che un infame retaggio di superstizioni instillate nei cuori semplici da parte di chi voleva dominare tramite l’ignoranza, la vita dei popoli.

E’ con lui che mi è venuto spontaneo iniziare un discorso, che invece di proporre cose nuove difficilmente accettabili, cerca di far vedere i limiti delle così dette “certezze scientifiche” che ormai sono entrate nel D.N.A mentale dell’odierna umanità. Così ho iniziato a parlare di cinematografia, dicendo: Tu sai senz’altro che quando assistiamo alla proiezione di un film, riusciamo a vederlo solo in virtù della persistenza delle immagini sulla retina. Un improvviso lampo di luce può accecarci, ma anche la proiezione di un film ci “acceca”, dal momento che ci fa vedere come movimento continuo e coerente sullo schermo, ciò che in realtà è continuamente interrotto da “ombre” che si inseriscono fra i singoli fotogrammi.

La cinematografia esiste, perché sfrutta l’incapacità dei nostri occhi di cogliere la presenza di elementi estranei alla luce, nella proiezione del film. Infatti, nel momento in cui l’otturatore taglia il fascio luminoso del proiettore, nasconde allo sguardo l’intervallo che separa ogni singolo fotogramma da quello che lo segue, offrendoci così una continuità di visione del tutto falsa in se stessa. Quegli attimi di ombre non avvertite, ma che pur rappresentano una parte sostanziale del film a cui assistiamo, dal momento che hanno una durata quasi pari a quella in cui percepiamo le immagini luminose, dovrebbero farci riflettere seriamente e porci dei dubbi sulla validità della attendibilità dei nostri mezzi percettivi, sui quali tuttavia abbiamo fondato tutta la nostra vita, tutta la nostra mentalità.

Ighina affermava che noi vediamo solo una parte della realtà, dal momento che anche la luce del Sole è ritmica, pulsante, poichè riassorbe in sé come “ombre” inavvertite dai sensi umani, le riflessioni della sua luce che riceve non solo dai Pianeti, ma anche dal Firmamento, che è lo schermo su cui il Sole proietta il film della Creazione, che poi si evidenzia in modo apparente ed illusorio in virtù della persistenza retinica, come materia più o meno in moto nello Spazio. Dopo aver visto un film, dovremmo chiederci: “ Che cosa sarà successo in quella proiezione tenebrosa che pur si è verificata sotto i miei occhi, senza che io ne abbia avuto coscienza?

Ora, se anche la luce del Sole si comporta nella stessa maniera, sono costretto a dedurne che metà della mia vita mi viene sottratta, dal momento che non riesco ad averne coscienza e tanto meno ricordo! “ Ighina sosteneva che sono quelle inavvertite pause tenebrose, che ci nascondono il Mistero della Riflessione e del Riassorbimento della Luce, la parte ignota del Ritmo; ma chi crederà? L’amico al quale ho rivolto per primo questo discorso, mi ha confidato di non riuscire a liberarsi dal dubbio che possa essere vero quanto gli ho detto. La cosa mi ha fatto molto piacere e mi fa ben sperare che possa servirgli a distaccarsi da una concezione arida ed incompleta della vita, per aprirsi alla fecondità del Mistero che appare tenebroso, ma che contiene in sé i germi di Verità di una visione spirituale della vita.

Parte seconda

Nella prima parte di questa esposizione, parlando di cinematografia, ho cercato di mettere in evidenza alcune verità pienamente riconosciute come tali dalla Scienza Ufficiale, sia in campo fisico che tecnologico, ma le cui conseguenze a livello filosofico ed esistenziale sono completamente ignorate dalla quasi totalità degli esseri umani. Tutti assistono ogni giorno e per più ore, a trasmissioni televisive e a spettacoli cinematografici, ma nessuno si rende conto che ciò che si vede sul piccolo o grande schermo, non è reale (ovviamente non parlo della trama degli spettacoli, ma del mezzo che ne permette la percezione), ma una illusione scambiata per realtà dai nostri sensi, soprattutto dalla vista che viene ingannata di continuo dalla persistenza degli impulsi luminosi sulla retina, che trasforma una ritmica proiezione luminosa, frammentata da interruzioni tenebrose provocate dall’otturatore, in una continua e coerente successione di immagini in movimento collegate fra loro.

L’invenzione della cinematografia avrebbe dovuto provocare una crisi esistenziale di proporzioni mondiali nell’umanità, abituata a considerare le percezioni sensoriali come fedeli testimoni della realtà oggettiva e quindi come fondamento della comune mentalità basata sulla logica, che aveva ed ha tuttora nella supposta veridicità delle percezioni, il presupposto delle sue deduzioni. E’ stupefacente pensare come i fratelli Lumière (parola che in francese significa Luce), con la invenzione del cinematografo hanno rivelato al mondo il fondamento ritmico della creazione, ma praticamente nessuno ha compreso il vero significato di questa straordinaria realizzazione, che se da un lato insegna a creare illusioni talmente verosimili, da essere capaci di eccitare, commuovere, spaventare chi le guarda al pari dei più comuni avvenimenti della vita, dall’altro stimola a ricercare al di là delle apparenze sensoriali, la vera natura della realtà.

L’opera dei fratelli Lumière è stata un forte richiamo del tutto incompreso, alla revisione dei principi fondamentali della metodologia conoscitiva sensoriale, richiamo completamente ignorato e frainteso, ma solo considerato nel suo aspetto superficiale di semplice spettacolo. Dopo i Lumière, è stato il grande scienziato Heisemberg, a mettere in guardia la comunità scientifica internazionale sugli effetti provocati dalla luce nel campo delle indagini atomiche e sub atomiche.
Diceva Heisemberg: “ Per vedere è indispensabile la luce, ma la luce interferisce con gli atomi e ne altera posizione e moto.

NE CONSEGUE CHE NON SARA’ MAI POSSIBILE UNA INDAGINE SENSORIALE VERAMENTE OBBIETTIVA DELLA STRUTTURA ATOMICA.

Riassumendo, i fratelli Lumière hanno evidenziato la facilità con cui il senso della vista può essere ingannato, dal momento che reagisce ad uno stimolo luminoso per un tempo superiore alla durata dell’impulso stesso (persistenza), gettando le basi per una revisione della attendibilità delle percezioni soggettive. A sua volta Heisemberg ha messo in risalto le interferenze oggettive che la luce provoca nell’ambiente atomico – particellare, ma nessuno ha voluto rinunciare alle proprie ricerche per motivi di stupido orgoglio e si è cercato di sostituire alla luce le accelerazioni operate tramite enormi campi magnetici, come se questi non operassero sugli atomi influenze determinanti.

Poiché l’intero universo materiale è composto di atomi, doveva essere facile dedurne che i rapporti fra l’uomo e l’ambiente circostante, sono viziati dagli effetti provocati dalla luce sulla materia e che è impossibile scoprire con mezzi esteriori, ciò che avviene nel suo interno. Personalmente fin da quando ero un ragazzo, ho sempre osservato con stupore gli effetti provocati dalla luce sul radiometro, cioè su quella ampolla di vetro contenente delle palette di colore bianco e nero fra loro alternate, che ruotavano velocemente su un perno se venivano esposte alla luce.

Era più che evidente che il radiometro rivelava LA PRESSIONE DELLA LUCE SULLA MATERIA, ma in nessun libro di fisica o di astronomia ho mai riscontrato alcuna teoria che contemplasse gli inevitabili sviluppi di tale comprovata constatazione. Quando ho conosciuto Pier Luigi Ighina e ne ho ascoltato e seguito gli insegnamenti, finalmente ho compreso la vera natura dei rapporti fra Luce e Materia e le conseguenti illusioni di cui sono vittime inconsapevoli tutti gli uomini. Da Ighina ho appreso la Legge del Ritmo, di cui Luce e Materia sono le contrapposte polarità di manifestazione e le cause dell’Effetto Stroboscopico, che è il “velo” che nasconde agli uomini la vera natura della Realtà.

Non conoscendo la fondamentale Legge del Ritmo, gli uomini credono che ciò che serve per conoscere ciò che è esteriore, serva anche per scoprire i segreti dell’interiorità e costruiscono teorie del tutto erronee.

Cosa fa la luce quando entra all’interno di una camera oscura? Si inverte, cambia polarità e questo gli uomini lo sanno e nei processi di sviluppo fotografico agiscono di conseguenza; ma se andate a raccontare loro che per conoscere la realtà interiore devono invertire la propria mentalità, sono subito pronti a lapidarvi! Ighina affermava che esiste una sola Energia Fondamentale Creatrice da cui ogni cosa creata deriva; tale Energia di per sé omogenea e quindi indifferenziata, Ighina la chiamava Spirito.

Lo Spirito distaccando da Sé una parte di Sé, dava inizio con tale parte ad un ritmico rapporto d’Amore, sotto forma di invisibile Emanazione e susseguente Riflessione, che aumentava sempre più il reciproco Amore e quindi l’interiore Energia. Tali ritmiche effusioni sempre più rapide ed intense, portavano ad uno stato di immobile Tensione, che poi esplodeva generando la Luce Creatrice. Si può dire quindi, che è la Luce il primo aspetto concreto e quindi visibile assunto dallo Spirito, la quale irradiandosi sotto forma di Aloni che si dilatavano allontanandosi e poi si contraevano verso il punto esplosivo di origine, davano inizio al Ritmo Creativo. Infatti la Luce dilatata ormai in via di contrazione, scontrandosi con quella ancora in fase di dilatazione, dava origine a tutti i tipi di materia, a seconda del punto dello Spazio in cui avveniva lo scontro.

Ecco dunque spiegata in rapida sintesi, l’Origine della Luce e della Materia, che in realtà sono forme diverse di una sola Energia Creatrice e che tramite il Ritmo si trasformano di continuo una nell’altra. Ora la Luce quando appare ai sensi, è sempre in fase dilatante, in quanto quando è in fase contraente in seguito alla Riflessione sul Limite che la contiene, assume un aspetto tenebroso e cioè non visibile. Luce e Tenebra si manifestano superficialmente con un moto spiraliforme di senso contrario uno all’altro e con una diversa velocità che è maggiore nella fase dilatante luminosa.

E’ questa diversa velocità che origina sulla superficie dei Pianeti la Pressione altrimenti detta Forza di Gravità, che si manifesta anche come Effetto Stroboscopico, che fa vedere in certi casi in movimento ciò che è fermo e fermo ciò che si muove nello Spazio. E qui anch’io mi fermo, perché ho deciso che è più importante evidenziare ciò che è sbagliato in ciò che si è creduto e si crede tuttora, al fine di suscitare ragionevoli dubbi, piuttosto che proporre rivoluzionarie teorie innovative, che per essere accettate richiedono il non facile abbandono di una mentalità superata, ma mantenuta in vita anche se cristallizzata, perché consolidata dalla tradizione e dalla abitudine.

Terza parte

Per non scandalizzarvi troppo, sottopongo con gradualità alla vostra attenzione, le logiche conseguenze che si possono trarre da un dato di fatto incontrovertibile, citato nella prima parte di questa esposizione e cioè che LA DURATA DI UNO STIMOLO LUMINOSO SULLA RETINA DEGLI OCCHI UMANI, IN VIRTU’ DEL FENOMENO DELLA PERSISTENZA, E’ PIU’ LUNGA DI QUELLA DELLO STIMOLO STESSO. Visto che si tratta di logiche conseguenze desunte da una realtà riconosciuta tale dalla Scienza Ufficiale, sembrerebbe assurdo il timore di scandalizzare coloro che credono nel valore e nella importanza della logica come Metodo conoscitivo; ma purtroppo il fenomeno fisico della Persistenza luminosa, ha equivalenti analogici in quello della Caparbietà psicologica, che di per sé è completamente irrazionale.

Volete costringere una persona a reagire in maniera violenta del tutto immotivata? Mettetela con le spalle al muro, tentando di cambiare le sue convinzioni con prove documentate e argomentazioni logiche: diventerà una belva. Per molti anni sia Ighina che io, abbiamo cercato di far cambiare mentalità ad un grande numero di persone senza riuscirci; così ci siamo resi conto che non esiste una sola Logica valida per tutti, ma che esistono tante Logiche quanti sono i presupposti su cui esse sono fondate. Ora, dal momento che non esistono presupposti per così dire “asettici”, ma tutti sono più o meno coscientemente inquinati da elementi estranei tenebrosi, che derivano dal subconscio di persone solo in apparenza equilibrate e degne di stima morale e professionale, vi sono ben poche speranze di cambiare o aprire varchi con argomentazioni razionali, in mentalità chiuse nelle prigioni di logiche egoistiche basate su motivazioni e presupposti per lo più inconsci.

In teoria, dovrebbe essere possibile ad una mente che ama la Verità e quindi la conosce, riuscire a modificare un’altra mente che “mente” inconsciamente a se stessa, per far comunque sopravvivere l’orgoglio che ne ha determinato la formazione. Ma in realtà riuscirvi è quasi impossibile, dal momento che nessuno è disposto a cedere alle migliori ragioni di un’altro, per cui reagisce con odio e invidia, cioè in modo del tutto irrazionale ed istintivo. A conclusione di tali premesse, stiliamo la sentenza di morte della validità della Logica come metodo conoscitivo, con queste parole:

Dal momento che ogni conclusione di un percorso logico di causa – effetto, dipende dal presupposto su cui è fondato e che tutti i presupposti anche se in apparenza simili, sono inquinati da “ombre” soggettive ignote alla coscienza, che al pari del senso della vista ignora la ritmicità implicita nelle sue percezioni sensoriali, si decreta la condanna a morte della Logica, che per tanti secoli ha ingannato l’umanità, separando e contrapponendo gli uomini fra loro, provocando di continuo lunghe e sanguinose guerre fratricide, illudendo gli schieramenti avversi di essere entrambi nel vero e di avere ragione.

Si raccomanda a tutti gli uomini che vogliono vivere nell’armonia e nella pace, di adottare come sistema conoscitivo e di giudizio LA LEGGE DEL RITMO che ha un valore universale, dal momento che sottintende non solo tutte le funzioni vitali, ma anche tutto ciò che esiste nell’intero universo.” La Legge del Ritmo è semplice nel suo ricorrente dinamismo; non si comporta stupidamente come la Logica, che una volta stabilito un presupposto, si precipita come una valanga lungo la china degli inevitabili effetti con risultati disastrosi, sempre in disaccordo con quanto implicito nel presupposto stesso.

A differenza della Logica che ha come punto di partenza più o meno visibile, un presupposto di origine esteriore e materiale, scelto per motivi non sempre chiari o in base a percezioni sensoriali quasi sempre errate o incomplete, il Metodo di conoscenza Ritmico parte sempre da un Centro Spirituale invisibile, scelto per Fede o per Amore, da cui si irradia un concetto di cui si “sente” interiormente con certezza la validità. Tale concetto che all’origine è sempre abbastanza vago e indistinto, parte dal Centro da cui nasce e con un moto convettivo o parabolico, ritorna di continuo al suo punto di partenza, che aggiorna con l’esperienza del suo viaggio e dove si ritempra assorbendo nuove forze per un ulteriore viaggio più esteso e proficuo.

Naturalmente tutto ciò avviene con ritmo rapidissimo che a livello psicologico si conclude in breve tempo in modo chiaro, con una illuminazione di tipo intuitivo. C’è da dire che nel processo Ritmico – Intuitivo, a differenza di ciò che avviene nel processo Logico – Deduttivo, il Tempo non esiste, se non in modo provvisorio, in quanto pur nascendo dal Centro e identificandosi nel Moto Convettivo ascendente che crea il Tempo che passa verso il Futuro, una volta toccato il vertice della Parabola questo Tempo cessa di esistere, dal momento che comincia a regredire nel moto discendente che rappresenta il viaggio verso il Passato fino al Centro in cui viene riassorbito, prima di venir riemanato per un nuovo viaggio verso un futuro del tutto relativo, data la sua brevissima durata; ma di tutto ciò gli esseri umani non hanno assolutamente coscienza.

Infatti non riuscendo a percepire gli intervalli che caratterizzano lo svolgersi del Tempo, così come non percepiscono i ritmici intervalli esistenti nella luce del Sole o in una proiezione cinematografica, essi attribuiscono al Tempo una continuità ed una direzione unilaterale che esso non possiede assolutamente. Quindi nel Processo Ritmico di conoscenza, il Tempo nasce e muore di continuo dall’Eterno e nell’Eterno Presente Divino di un Centro Spirituale.

Il Metodo di conoscenza Ritmico, offre a chi lo pratica e crede con Fede certa nella sua validità, dei vantaggi straordinari, primo fra tutti il contatto con Dio che è Verità e Unica Realtà; poi la possibilità di viaggiare, in teoria, nello spazio e nel tempo sia in avanti che a ritroso, dal momento che nell’Eterno Presente di Dio, tutto è già accaduto e nel contempo tutto deve ancora accadere, offrendo così all’uomo che si identifica pienamente nell’Attimo Presente, l’incredibile possibilità di modificare sia il Passato che il Futuro. Ma per riuscire in questo, non è sufficiente credere nella realtà di un simile potere. Per questo ho scritto “in teoria”, dal momento che nonostante io creda senza ombra dubbio, nella Verità assoluta di quanto ho enunciato, al momento attuale non sono ancora riuscito a concretizzarla.

Infatti non basta conoscere la Verità per avere il potere di modificare a proprio piacimento la ritmica Realtà dell’esistenza, ma è necessario

DIVENTARE LA VERITA’, RINUNCIANDO A TUTTE LE ILLUSIONI CHE CI MANTENGONO SEPARATI DALLA REALTA’.

LA VERITA’ E’ UN ESSERE VIVENTE CHE SI IDENTIFICA NELLA REALTA’ DIVINA, COSI’ COME CI HA INSEGNATO IL CRISTO, QUANDO HA DETTO:

“ IL PADRE ED IO SIAMO UNA COSA SOLA.”

E’ NECESSARIO CHE L’UOMO RINUNCI ALL’ILLUSIONE DELLA SEPARAZIONE E GIUNGA ALL’IDENTIFICAZIONE CON DIO, DAL MOMENTO CHE E’ STATO DA LUI CREATO A SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA. E’ QUESTO IL VERO SCOPO DELLA VITA, ED IO SPERO DI ESSER RIUSCITO A SUSCITARE IN CHI HA LETTO QUESTE PAROLE, UN RAGIONEVOLE DUBBIO.

Alberto Tavanti

 

Alberto Tavanti – La Legge Del Ritmo ultima modifica: 2010-05-24T21:03:33+00:00 da Richard
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Richard

Noi siamo l’incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all’autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)