La luce della vita: i biofotoni

Il Giornale Online
di Davide Mauro

C'è una caratteristica che distingue gli esseri viventi dagli oggetti inanimati, la presenza di un'emissione luminosa. Questa emissione, nota più che altro negli ambiti strettamente scientifici, potrebbe cambiare radicalmente l'approccio alla cura delle malattie e all'interpretazione dei “meccanismi” biologici; stiamo parlando dei biofotoni, una scoperta che a distanza di anni quasi nessuno (stranamente) conosce…

Nel 1922 il biologo russo Alexander Gurwitsch eseguì un esperimento singolare: pose le radici di due cipolle l'una vicina all'altra riscontrando uno strano sviluppo delle punte in direzioni opposte, frapponendo invece una lastra di vetro in grado di assorbire i raggi ultravioletti questo fenomeno non si manifestava. Gurwitsch quindi ipotizzò l'esistenza di una radiazione sconosciuta emanata dalle radici delle cipolle e in grado di farle comunicare. Questa radiazione venne così battezzata radiazione mitogenetica. Un esempio di questo comportamento riguarda un esperimento eseguito anche con due campioni di sangue di maiale posti l'uno accanto all'altro, in uno venne instillato un agente patogeno, nell'altro no. Il sangue infetto reagì normalmente producendo anticorpi tuttavia anche nel sangue non infetto si ebbe la stessa reazione. Ripetendo poi l'esperimento ma frapponendo una lastra in grado di assorbire la luce, la produzione di anticorpi sul secondo bicchiere non avvenne.

Successive indagini da parte di altri scienziati non ebbero alcun riscontro del fenomeno per questa ragione la teoria di Gurwitsch venne accantonata per cinquanta anni finché, ripresi gli studi, il biofisico tedesco Fritz-Albert Popp trovò diverse conferme a questa supposizione. Lavorando alle proprietà dei composti chimici cancerogeni scoprì che il benzo[a]pirene (presente nel tabacco e nei gas di scarico delle automobili) assorbe luce alla lunghezza d'onda dei 380 nanometri e la rimette ad una lunghezza differente. I composti non cancerogeni invece, come il benzo[e]pirene (pur essendo parecchio simili) non manifestano lo stesso comportamento. Approfondendo ulteriormente il fenomeno Popp scoprì che se una cellula viene danneggiata essa può ripararsi da sola nel giro di un giorno se esposta alla stessa frequenza ma con un'intensità più bassa.

I biofotoni in una mela sana


I biofotoni in una mela marcia

Per avvalorare ulteriormente la sua scoperta Popp entrò in contatto con Bernhard Ruth, il quale costruì un apposito fotomoltiplicatore in grado di fotografare l'emissione luminosa delle cellule chiamata biofotoni. Grazie a questo strumento è stato possibile fotografare i biofotoni, una radiazione luminosa paragonabile alla debole luce di una candela posta a 20 Km di distanza e con uno spettro che va dal visibile sino all'ultravioletto. Nelle immagini la “luce” degli esseri viventi appare piuttosto brillante, mentre nei rami secchi o nella frutta invecchiata le parti rovinate sono buie. Guardando le immagini balza subito alla mente la possibilità di utilizzare i biofotoni per conoscere la freschezza dei cibi o lo stato di salute del corpo; sotto questo aspetto quando ci alimentiamo, oltre alle sostanze che ingeriamo, potremmo persino dire che tendiamo a immagazzinare l'energia del sole acquisita dalle piante e dagli animali.

L'emissione di biofotoni può anche essere paragonata a quella dei laser. In un laser i fotoni assumono una forte coerenza di fase delle onde elettromagnetiche, la stessa coerenza riscontrata anche nei biofotoni. Gli organismi in buona salute infatti emettono luce coerente (da un punto di vista elettromagnetico), mentre in quelli malati l'emissione non è coerente o persino assente. I malati di sclerosi multipla addirittura soffrono di un eccesso di coerenza. Un'emissione non ordinata di biofotoni o addirittura l'interruzione scompenserebbe l'organismo facendolo ammalare. La presenza di virus, batteri o di sostanze tossiche, sarebbe in grado di alterare questo equilibrio di emissione e assorbimento facendo ammalare l'organismo.

Questa emissione con buona probabilità funziona come un campo e avrebbe la funzione di sincronizzare il comportamento cellulare attraverso il DNA. Nel 1981 inoltre Popp ha dimostrato che il DNA è il principale emettitore di biofotoni, conferma avvenuta poi anche da parte di altri gruppi di scienziati.
L'esistenza dei biofotoni, a questo punto, potrebbe rivalutare persino l'importanza di un'antica tecnica di guarigione come l'agopuntura. Si è riscontrato infatti che i punti cutanei di applicazione dell'agopuntura presentano una resistività elettrica inferiore alle altre porzioni di pelle favorendo il passaggio di correnti elettriche, ma non solo, in quegli stessi punti l'emissione di biofotoni è maggiore! Così anche la possibile esistenza dell'aura che alcune persone dicono di vedere attorno al corpo delle persone potrebbe essere associata a questo fenomeno. La variazione di colore dell'aura (secondo alcuni indice di un'alterazione del flusso energetico del corpo) potrebbe corrispondere a una variazione di frequenza emissiva che ne modifichi le caratteristiche e indirettamente rilevare lo stato di salute…


http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0006256
Sin da quando Popp ha iniziato a pubblicare le sue ricerche il suo lavoro è stato osteggiato dagli ambienti accademici, un po' come avviene per tutti gli scienziati coinvolti in ricerche controverse o troppo “esotiche”. Popp addirittura perse nel 1980 la cattedra universitaria di Marburgo e gli vennero negati persino i rimborsi. Gli studi sui biofotoni negli anni si sono comunque moltiplicati anche da parte di eminenti scienziati come il fisico Herbert Froehlich e il premio Nobel Ilya Prigogine. A riprova del successo dei lavori di Popp è famosa la guarigione di una donna malata terminale di cancro, curata dallo scienziato con estratti di vischio. Il vischio nel corpo della donna avrebbe ripristinato la coerenza dei biofotoni tra le cellule.


I biofotoni all'estremità delle dita di una mano

Proprio come accennato all'inizio, è del tutto strano riscontrare come l'argomento dei biofotoni sia assente nei media, salvo pochi articoli su internet e di natura per lo più specialistica. Il legittimo sospetto che l'avanzamento delle ricerche possa ridimensionare i guadagni di certe case farmaceutiche è più che legittimo. Ma è anche vero che sussiste una forte resistenza della comunità scientifica (come ai tempi di Galileo) ad accettare senza pregiudizi una visione olistica della biologia e della vita in generale. La frammentazione tra i diversi campi della medicina purtroppo non favorisce una chiara visione unitaria dei comportamenti biologici, visione che inevitabilmente la scienza e la medicina dovranno accettare se vogliono andare oltre i limiti dell'attuale paradigma.


http://www.multidimensionalismo.org/10%20lampi%20in%20cripta.asp

Immagine all'inizio: Alexander Gurwitsch
Fonte: http://www.elapsus.it/home1/index.php/scienza/scienziati/814-la-luce-della-vita-i-biofotoni