La militarizzazione dello Spazio

Il Giornale Online
di Erasmo Venosi

Il dibattito sui beni comuni, cresce di tono e di spessore in molti paesi dell’occidente e tutti incentrati sul superamento della binomio proprietà pubblica – proprietà privata. L’incremento demografico e la limitatezza delle risorse hanno trasferito nello spazio, la lotta per l’egemonia sul pianeta. Il mondo non è più bipolare e l’illusione dell’unipolarismo, sembra essere tramontato per far posto al multipolarismo ma, i progetti spaziali delle maggiori potenze e la lieve diminuzione delle spese militari dei SU appaiono smentire questa tesi. Obama ha dichiarato di voler ridurre di 400 miliardi di dollari in dodici anni le spese militari che, raffrontate con i 660 miliardi di dollari spesi nel 2009 appaiono, palesemente inconsistenti.

I programmi spaziali americani che, riguardano ICT (information comunication technologies) e le tecnologie spaziali rispondono alla convinzione che, spazio e cyberspazio sono i fattori geopolitici del dominio e l’unica credibile garanzia per il mantenimento dell’ordine mondiale in questo secolo. Lo spazio non è considerato una res communis posto che, la competizione sul pianeta per il dominio e il controllo delle risorse registrerà un ulteriore incremento.

Negli USA il recupero dei contributi di alcuni autori classici, precursori della moderna geopolitica, quali Alfred Thayer Mahan o Halford Mackinder, le cui teorie trasferite nello spazio hanno dato vita all’”astropolitica”, ovvero lo studio della relazione tra i caratteri fisici e meccanici dello spazio extraterrestre, la tecnologia e le strategie politico-militari. Sono state trasposte nelle orbite spaziali concezioni derivate dalle basi marittime situate in punti strategici e ben controllati. I nodi strategici delle rotte spaziali sono diventati le orbite di trasferimento di Hohmann, che sono le rotte obbligate per il passaggio dei satelliti dalle orbite basse alla cintura geostazionaria; i punti lagrangiani, caratterizzati dall’annullamento reciproco dei campi gravitazionali di Terra e Luna e quindi da condizioni favorevoli, in prospettiva, all’installazione di basi militari spaziali; la stessa orbita geostazionaria, una fascia unica e circoscritta che presenta caratteristiche particolari che la rendono adatta allo stazionamento ed all’operatività di numerosi satelliti, in particolare di quelli per le telecomunicazioni.

Stati Uniti e Russia hanno lanciato più di 4.800 satelliti militari, contro gli 80-90 del resto del mondo. Anche la Cina, con il “Libro Bianco” sulle attività spaziali, del 2000, identifica la sicurezza nazionale come elemento chiave della politica spaziale di Pechino e nel “Libro Bianco” della Difesa Nazionale, del 2004 manifesta, l’intenzione di sviluppare tecnologie “dual use“. I documenti in materia spaziale dell’Unione Europea sono il “Libro Verde” e il “Libro Bianco” sulla Politica Spaziale europea, che riflettono i principi già contenuti nel rapporto “Rapporto Bildt-Peyrelevade-Späth”, pubblicato dall’Agenzia Spaziale Europea nel 2000.

Il rapporto presentava, per la prima volta in ambito europeo, il concetto di Spazio quale strumento strategico per l’implementazione di una politica di sicurezza europea, aprendo all’utilizzo di tecnologia anche in campo militare e marcando una svolta all’atteggiamento dell’Unione Europea nei confronti della competizione spaziale. La sfida militare nello spazio rientra nello “spazio terrestre”, ovvero entro i circa 36.000 km dell’orbita geostazionaria, distanza entro cui operano, in orbite basse, i satelliti di osservazione e navigazione, in orbite medie i sistemi di posizionamento e navigazione satellitare, in orbite geostazionarie, i satelliti per le telecomunicazioni e per l’osservazione polare. Le orbite basse (LEO-Low Earth Orbits) sono comprese tra i 150 e gli 800 km sopra la superficie terrestre.

Tali orbite ospitano stazioni spaziali e missioni umane, e sono particolarmente utili per attività militari e di intelligence, satelliti per attività di ricognizione. Le orbite medie (MEO-Medium Earth Orbits) sono comprese tra gli 800 e i 35.000 km di altitudine e sono adatte a costellazioni satellitari per le telecomunicazioni. Gli attuali progetti del dipartimento di Stato degli USA sono il NFRIE (near field infrered experiment ), un satellite che consente di discriminare tra la differenti scie missilistiche. Il satellite NIFIRE che ruota nelle orbite basse trasporta un veicolo di attacco antimissile. Su piattaforma satellitare si dovrebbe verificare lo Space–based Interceptor Test Bed che è un programma con armi ad energia cinetica e l’SBIS (space- based infrared system) ovvero un insieme di sistemi di tracciamento che rafforzano early warning missilistico (vigilanza e allerta), la difesa ASAT (armi antisatelliti ). Numerose congetture infine sono state fatte sul progetto del Dipartimento della Difesa Statunitense, coordinato dalla Marina e dall’Aviazione, denominato HAARP (High-Frequency Active Auroral Research Program).

La base centrale di HAARP si trova in Alaska, dove sono installati 180 piloni d’alluminio alti 23 metri. Ogni pilone contiene due antenne una per la banda bassa e una per la banda alta, in grado di trasmettere onde ad alta frequenza fino ad una distanza di 350 km. Le antenne trasmettono onde per lo studio della ionosfera e lo sviluppo di nuove tecniche radar, che consentono di agevolare le comunicazioni con i sottomarini . Sono rese possibili radiografie di terreni, onde rilevare armi o sistemi d’armamento nascoste a km di profondità. Altre ipotesi propendono per l’uso militare di questa base. La realtà appare complessa e tra crisi ecologica, economica, sociale e di Governance mondiale il pianeta necessità di nuove relazioni e di un processo di pace e di unità di intenti planetaria che appare lontanissima.

Fonte: http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article20046
Vedi: http://www.iai.it/pdf/Oss_Polinternazionale/pi_n_0029.pdf http://www.ansuitalia.it/Sito/index.php?mod=read&id=1319962927

La militarizzazione dello Spazio ultima modifica: 2011-11-04T12:29:51+00:00 da Richard
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Richard

Noi siamo l’incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all’autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)