La moxibustione


Inviata da skorpion75

Tramite il calore è possibile alleviare disturbi generati dal freddo e dall’umidità, come artrosi e reumatismi. Nella medicina tradizionale cinese queste e altre patologie vengono curate attraverso semplici bastoncini e coni a base di erbe medicinali.

È una delle tecniche terapeutiche più diffuse in Oriente. La sua origine è cinese, come testimoniano numerosi testi, tra cui Classico della Moxibustione negli Undici Meridiani dei Piedi e delle mani e Classico della Moxibustione negli Undici Meridiani dello Yin e dello Yang. Il termine moxa, di derivazione inglese, è in realtà una deformazione degli ideogrammi giapponese moe e kusa, che significano rispettivamente “ago” e “fuoco”. Nell’antica Cina, veniva chiamata jiu ruo, ed era una delle più importanti terapie per trattare o prevenire le malattie. Il metodo si basava sull’applicazione di materiali combustibili sulle parti del corpo per stimolare la circolazione dell’energia nei meridiani, ovvero quel sistema di canali e di vasi comunicanti che, secondo la medicina cinese, trasportano non solo l’energia, ma anche il sangue e i liquidi.

La denominazione che si è però imposta è quella ascrivibile al giapponese moe kusa, traducibile come “erba che brucia”, poiché come materia da scaldare e utilizzare viene impiegata l’artemisia, pianta medicinale definita anche “assenzio cinese”. Le sue foglie, una volta essiccate, polverizzate, pressate, sono lasciate invecchiare per due anni. La lana fibrosa così ottenuta viene trasformata in coni o in bastoncini avvolti poi in carta di riso, definiti in cinese “bastoncini magici del tuono e del fuoco”. Una volta accessi (non avviene mai la comparsa della fiamma) vengono avvicinati alla pelle, in corrispondenza dei punti da trattare. Bruciando lentamente, sprigionano un intenso calore in grado di alleviare il dolore nella parte interessata.

L’utilizzo del calore è un sistema antico da sempre impiegato nella cura di quelle patologie causate soprattutto dal freddo e dall’umidità, come reumatismi, malattie da raffreddamento, ma anche emicranie, insonnia e artrosi. La moxibustione, per effetto del calore sprigionato, genera un’intensa energia sulla parte esterna e interna del corpo, stimolando i tessuti cutanei. Il flusso energetico si propaga producendo effetti sia preventivi, sia curativi.

Oltre all’artemisia, vengono anche utilizzati altri componenti, come il muschio, lo zolfo e lo zenzero. Possono esseri utilizzati nella composizione dei bastoncini o utilizzati esternamente, ponendoli per esempio tra il cono e il punto della pelle da trattare. Questa tecnica permette non solo di infondere calore, ma anche di rimuoverlo se in eccesso e se patogeno. In questo caso si parla di dispersione del calore, che si pratica accendendo un cono, soffiando su di esso affinché la combustione sia intensa, per poi sostituirlo con altri sino a quando il paziente non avverte una sensazione di bruciore. Una volta levato il cono, si verifica appunto una dispersione del calore non benigno.

La moxibustione viene spesso associata all’agopuntura: la prima produce e fornisce energia per il tramite di una fonte esterna (bastoncini e coni), mentre il secondo stimola l’energia all’interno del corpo attraverso l’utilizzo degli aghi posizionati delicatamente sulla cute. Con l’agopuntura vengono stimolate zone specifiche della pelle, in corrispondenza dei già citati meridiani. Le due tecniche, usate in modo complementare, contribuiscono a far affluire maggiore energia, a riequilibrarla in caso di disarmonia e a disperdere freddo ed umidità a livello corporeo.

di Silvia Turrin
Fonti:
Yves Réquéna, Manuale pratico di Moxa, Red Edizioni
Silla Federico, La Moxa. La terapia del calore della medicina cinese, Xenia

Fonte: http://www.nonsoloanima.tv/index.php?controller=article&path=9&article_id=897

La moxibustione ultima modifica: 2009-07-26T14:09:25+00:00 da Richard
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Noi siamo l'incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all'autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)