La prova di Google Earth

Alcuni mesi or sono, avevamo evidenziato la presenza di alcuni tankers in Google Earth, ripresi dall'alto e sfuggiti alla “ripulitura” digitale. Pur essendo ben evidente, dai fotogrammi in esame, che i velivoli con scia al seguito erano molto bassi, restava l'incertezza su come mai questi fossero stati immortalati, quando ciò non accadeva con le migliaia di aerei commerciali sicuramente presenti ovunque. Se, infatti, si considerava esclusivamente l'ausilio dei satelliti per la mappatura di Google Earth, questo dettaglio lasciava alquanto perplessi. Il mistero è svanito grazie all'inaspettato aiuto di un disinformatore per eccellenza, Alberto Angela che, in una recente puntata di “Ulisse” ha accennato alla fotogrammetria aerea usata in combinazione con la scansione all'infrarosso eseguita da diversi satelliti posti ad 800 km di quota, proprio per la costruzione delle mappe di Google Earth.

Svelato l'arcano: i velivoli per la fotogrammetria aerea, al fine di fornire i dettagli mostrati dal tool di Google (immagini ad alta risoluzione), volano, come è noto, a bassa quota e ciò spiega per quale motivo essi riprendono gli aerei chimici e non i velivoli commerciali! Ciò dimostra che i velivoli impegnati nelle operazioni di aerosol clandestine lavorano ad altitudini molto basse, addirittura inferiori a quelle degli apparecchi impiegati nelle scansioni di aerofotogrammetria! Questi aerei, incrociando comunque al di sotto delle quote pertinenti ai velivoli commerciali, riescono sovente a fotografare solo i tankers chimici (posti a quote inferiori) e non gli aerei di linea che sono al di sopra di essi.

Questa prova indiretta si aggiunge alle altre, come la prova trigonometrica, la prova del focale, la prova del cumulo e dello stratocumulo, la prova del laser verde, la prova del radar e la prova del suono.

Serve altro per comprendere che quegli sfregi in cielo non sono scie di condensazione?

Provate a digitare “77 Massachusetts Avenue 02139” nella ricerca di Google Earth e vedrete il MIT in tutta la sua gloria. Cliccate per zoomare e vedrete il Zakim Bridge, il municipio e anche altri college nelle vicinanze del fiume.

Queste immagini, che sono messe a disposizione da Google Maps, sono una combinazione di foto aeree e satellitari, di editing e di un gran lavoro di rifinitura. La rivista Technology Review ha intervistato alcuni ingegneri di Google e di Digital Globe, la compagnia che fornisce le foto satellitari a Google, e le risposte ci aiuteranno a comprendere come funziona tutto.

Il satellite QuickBird della DigitalGlobe fotografa la superficie del pianeta da un’altitudine di 450 kilometri e può scattare istantanee di una superficie massima di 16.5 km quadrati ed anche “panoramiche” di 16.5 per 330 km.

La risoluzione media è all’incirca di 60 cm quadrati per pixel, se il satellite è ubicato perfettamente perpendicolare, minore se guarda un angolo, ma, poiché il satellite compie solamente 15 passaggi in orbita al giorno, e dato anche che c’è una grande competizione per aggiudicarsi i suoi servizi, non è ancora stato possibile scattare immagini in molte regioni del pianeta. […] […] Il GPS fornisce la posizione esatta dell’immagine; le fotografie aeree possono quindi essere allineate utilizzando l’orizzonte come punto di riferimento. Alcune città, come Bergen, in Norvegia, hanno scattato le loro foto in maniera autonoma e le hanno poi affidate a Google per elaborarle, in modo da fornire ai turisti e agli investitori una vista d’eccellenza sulla città. […]

http://www.unblogindue.it/

http://www.tankerenemy.com/

La prova di Google Earth ultima modifica: 2008-06-01T16:38:18+00:00 da zret
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