La scoperta della farfalla dorata nel promontorio del Caprione

Un caso di serendipity

Il termine inglese serendipity, secondo il ”Concise Oxford Dictionary” significa “The faculty of making happyand unexpecteddiscoveries by accident”, cioè un colpo di fortuna che fa scoprire cose inaspettate.

promontorio del Caprione

Promontorio del Caprione

Una serie successiva di simili coincidenze ha portato alla scoperta, nel promontorio del Caprione di un costrutto megalitico che, al tramonto del Sole al solstizio d’estate, produce la farfalla di luce dorata, che rappresenta l’animale psicopompo della cosmogonia shamanica dell’Eurasia.

Per arrivare a ciò, sono avvenuti numerosi passaggi.

ruderi della chiesa di San Lorenzo

Ruderi della chiesa di San Lorenzo

1) Il primo di questi fatti è stato l’apertura di una strada forestale ai Monti di San Lorenzo (Comune di Lerici).

Accanto ai ruderi della chiesa di San Lorenzo, perfettamente orientata in equinoziale e quindi mirabile esempio di archeoastronomia cristiana, esisteva una base di macina per cereali, in quanto le decime del macinato venivano pagate alla chiesa, con l’esclusione degli storpi e dei malati. Poiché la profonda scanalatura di questa macina diventava scomoda per il passaggio dei veicoli, con una ruspa si procedette a toglierla.

Ma dove avevano trasportato quel pesante reperto? Di certo in basso, lungo la nuova strada, e non in alto, perché ciò sarebbe stato impossibile

base di macina per cereali

Base di macina per cereali

senza dover aprire una nuova strada. Cercando e ricercando, la base di macina fu trovata, sul lato destro della nuova strada.

Fu così possibile presentare le tre macine da cereali del Caprione, assieme all’altra simile macina dell’isola del Tino, al congresso internazionale “The Road of FoodHabits in the Mediterranean Area”, tenutosi a Napoli, presso la Mostra d’Oltremare, dal 26 al 30 Maggio 1997. Fu presentato un poster nell’ambito dell’archeologia del cibo e le tre macine del Caprione (di Barbazano, Narbostro, San Lorenzo) furono presentate come medioevali, perché gli studiosi della Sovrintendenza le consideravano tali, in quanto giacenti presso borghi medioevali.

Vennero anche classificate di origine orientale perché sembrava che una simile macina fosse presente nell’isola di Cipro.

L’archeologo napoletano, che visionò il poster prima di accettarne l’esposizione, ritenne che quel tipo di macina fosse molto più antico e raccomandò di procedere a nuovi studi per una più corretta datazione.

Così fu. Infatti nel “Dizionario di Preistoria” del Leroi-Gourhan dette macine sono attribuite al periodo La Tène medio (Lago di Neuchâtel – sec. V – I° a.C.). Forti di questa classificazione abbiamo più volte guidato le classi e le Università Popolari alla visita del reperto, rimasto fortunatamente visibile perché, per l’eccessivo peso, non era stato capovolto.

2) Il secondo di questi fatti è accaduto per la presenza dei cinghiali che, la sera, escono dal fitto del bosco per andare a cercare cibo. Una sera di aprile avevo organizzato una visita nel sito con l’Università delle Tre Età di Lerici, e mentre stavamo rientrando verso le autovetture, poste in alto, si udirono dei rumori. Dissi che forse si trattava dei cinghiali.

Si creò il panico e la maggioranza delle corsiste cercarono di correre, ma, per il fondo impervio e per la pendenza, ciò non era facile, per cui mi chiesero di restare dove ero, per eventualmente fermare i cinghiali, che certamente sarebbero stati spaventati dalla mia presenza. Intanto esse cercavano di allontanarsi. Mentre ero fermo, mi capitò di guardare nella vegetazione e intravvedere come un foro, un passaggio di luce in profondità, dentro il macchione.

Quando tutto il gruppo fu in alto, mi mossi, pensando di ritornare sul posto il giorno successivo. Chiesi a mia moglie se potesse accompagnarmi, con le dotazioni necessarie per disboscare.

3) Il giorno successivo, arrivati sul sito con il fuori-strada e le attrezzature, iniziammo il lavoro di pulizia e, inaspettatamente, man mano che disboscavamo, apparve una strana struttura megalitica.

farfalla dorata

Emersero due grandi pietre verticali, sormontare da una grande losanga, ed in basso apparve poi una grande pietra trasversale. Dapprima quindi sembrava un trilite (cioè costruzione fatta di tre grandi pietre), ma poi si capì che si trattava di un tetralite (cioè costruzione megalitica fatta di quattro grandi pietre).

Tornammo il giorno successivo per completare la pulizia, avendo a disposizione anche due bussole, perché già il giorno precedente si profilava la possibilità di aver identificato qualcosa relativo al megalitismo orientato. La sera, finita la pulizia, con un timore reverenziale verso gli antenati che avevano costruito quella struttura, feci le misure e, quasi incredulo, dovetti prendere atto che la direzione dell’apertura indicava il tramonto del solstizio d’estate.

Appariva incomprensibile, nel fitto bosco, pensare alla penetrazione della luce al momento del tramonto, con il Sole basso sull’orizzonte.

4) A rendere più facile la comprensione della scoperta pensarono i boscaioli, incaricati dai proprietari dei terreni del taglio del bosco ceduo. Questi fecero apparire una linea di orizzonte compatibile con le coordinate altazimutali, cioè i gradi di altezza e di azimuth del Sole al tramonto del solstizio d’estate.

Era quindi emersa una costruzione di megalitismo orientato ed ero felice di aver potuto effettuare una così grande scoperta, mentre da più parti ancora si derideva l’archeoastronomia come addentellato della New Age, oppure si diffidava degli archeoastronomi come dei bari, capaci di far venire ciò che vogliono, basandosi sull’ignoranza della astronomia sferica da parte degli archeologi e degli altri studiosi di taglio umanistico.

Non mancavano neppure coloro che ritenevano che l’archeoastronomia fosse connaturata con gli oroscopi presentati nei periodici femminili, confondendola cioè con l’astrologia, lemma che peraltro, nel Medioevo, indicava semanticamente proprio l’astronomia! San Tommaso d’Aquino insegnava infatti astrologia ai seminaristi.

Era il 1996 e soltanto nel 2015 l’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria di Firenze avrebbe riconosciuto che l’archeoastronomia è una sotto-disciplina dell’archeologia, ponendo fine all’ostracismo verso questa materia, accettandone l’insegnamento negli istituti universitari.

5) Per divulgare la scoperta attendevo però di verificare la penetrazione della luce nel tetralite. Nessuno poteva prevedere che sarebbe successivamente avvenuta una nuova scoperta strabiliante, per ora unica al mondo, cioè la scoperta della farfalla dorata.

Dopo che i boscaioli ebbero completato il taglio del bosco antistante il tetralite, mi recai a maggio nel sito, per controllare se effettivamente la luce del Sole penetrasse il tetralite.

Ciò avvenne la sera dopo le ore venti.

farfalla dorata

Invitai allora alcuni amici e alcuni studiosi a vedere il fenomeno della penetrazione della luce nel tetralite. Una sera, mentre si avvicinava il momento del solstizio, io e mia moglie ci attardammo a fare pulizie nel sito, oltre le ore venti. Stavamo risalendo la strada forestale, e ci girammo per vedere se avessimo fatto un buon lavoro.

Con grande stupore notammo una strana macchia di luce nella grande pietra opposta al tetralite. Tornammo indietro e potemmo assistere al formarsi graduale della farfalla dorata!

Non capimmo bene a cosa avessimo assistito, e ci ripromettemmo di tornare il giorno successivo, muniti di macchine fotografiche.

6) Potemmo così fare la prima fotografia del fenomeno, che provvedemmo a proteggere di copy-right, assieme al geologo che stava seguendo le analisi delle rocce.

La geologia del sito fornirà successivamente importanti scoperte in termini di interazioni geomasse/biomasse. Diversamente andò perlaprima immagine della farfalla dorata, perché un giovane frassino era nato proprio in direzione del centro dell’immagine, separando le due ali.

Poiché gli antichi costruttori avevano potuto fare l’orientamento del costrutto quando nel sito non era ancora cresciuto il bosco, ma solo vi erano acqua ed erba, fu necessario tagliare il giovane frassino, in modo di riportare l’immagine a quanto potevano ammirare gli antichi costruttori.

la farfalla dorata nel promontorio del Caprione

La farfalla dorata nel promontorio del Caprione scoperta da Enrico Calzolari

Ricostruzione ottica del fenomeno – ing. Gabriele Lancini

L’immagine della farfalla dorata intera è ormai stata osservata da migliaia di visitatori, i quali, sul posto, in religioso silenzio, hanno potuto capire come ciò sia possibile. Ecco la ricostruzione ottica del fenomeno ad opera dell’ing. Gabriele Lancini, che ringrazio sentitamente.


Enrico Calzolarialzolari – Classe 1938, laurea in Economia & Commercio, diploma Istituto Nautico, sezione Capitani. Si è formato sul mare, sia come ufficiale della Marina Mercantile, sia come ufficiale del complemento del Corpo Capitanerie di Porto.  Ha lasciato la Società Italia di Navigazione nel momento del “canto del cigno” dei transatlantici.

Nella natia  Lerici ha  fondato, quale assessore comunale,  la Scuola Alberghiera, di cui è poi divenuto direttore e  docente, la Squadra Antincendi Boschivi, la Sezione Ecologica della Società di Pubblica Assistenza, l’Università delle Tre Età, di cui è docente in Storia del Territorio. È uno dei fondatori  dell’Associazione Ligure Sviluppo Studi Archeoastronomici (A.L.S.S.A.).

È stato “angelo del fang” all’alluvione di Firenze (1966) e ha dedicato le proprie risorse umane al Volontariato del Soccorso, della Protezione Civile, Antincendi Boschivi, Ambientale, Culturale. Svolge ricerche di  megalitismo orientato, incisioni rupestri, paleoastronomia e paleo-gastronomia.  Studioso dei Templari, ne ha  tradotto la Regola  dal Latino all’Inglese.

La scoperta della farfalla dorata nel promontorio del Caprione ultima modifica: 2017-05-01T12:52:18+00:00 da Pasquale Galasso
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Pasquale Galasso

Pasquale Galasso, editore di Altrogiornale.org - Credo in un'esistenza vera, non limitata al solo mondo materiale. Viviamo in un corpo fisico ma la nostra anima è storica.