La stonehenge australiana – L’eredità di Frederic Slater

stonehenge australiana

Immagine computerizzata creata da Richard Patterson, basata sulla mappa di Frederic Slater di 188 massi in cima a un monticello (fonte: Richard Patterson)

La riscoperta di una serie di tumuli sacri – uno dei quali presentava un imponente complesso di 188 massi allineati, successivamente andato distrutto – insieme agli appunti di ricerca e una mappa del sito (raffigurato nell’illustrazione) compilati da uno dei più eminenti accademici del paese potrebbe bastare per considerare di riscrivere una grossa parte della preistoria australiana e mondiale. Tuttavia, prima di farlo, è il caso di interrogarci su come dovremmo inquadrare questo personaggio alquanto enigmatico che non esitò a proclamare ai quattro venti che il sito da lui studiato era quantomeno l’equivalente di Stonehenge. Frederic Slater (ca. 1880-1947) fu un giornalista, ricercatore ed egittologo australiano.

La sua posizione oscillò da quella di maggiore esponente accademico del paese a quella di anonimato forzato, con tanto di veto ufficiale su tutte le sue parole e i suoi articoli. Pare che l’attacco a Slater fosse iniziato seriamente alla fine degli anni Trenta, per proseguire fino alla sua morte. Nonostante voci e omissioni ufficiali proponessero il contrario, oggi possiamo confermare che negli anni Trenta Frederic Slater fu il presidente dell’Archaeological and Education Research Society of Australia, e che la sua ricerca, per quanto radicale e sensazionale, era stata recuperata.

Secondo quanto siamo riusciti a determinare, in nessun quotidiano si trovano necrologi in ricordo di lui o delle sue numerose ricerche, né documenti ufficiali sulle sue teorie o attività sul campo. Eppure, cercando fra le copie dei giornali pubblicati negli anni Trenta, il suo nome compare spesso e volentieri, e sempre in una luce favorevole. È possibile che questa improvvisa caduta in disgrazia nei circoli accademici non fosse dovuta a un suo difetto di carattere o a errori delle sue ricerche, ma semplicemente al fatto che stava indagando su un particolare sito che metteva in dubbio, o addirittura contraddiceva, tutto ciò che era stato supposto e teorizzato sulla preistoria e lo sviluppo delle popolazioni Originali?

Frederic Slater considerava questo sito megalitico Originale, su cui lui e un collega avevano fatto ricerche nel 1939, come lo “Stonehenge d’Australia”.

Questa complessa ed estesa composizione di massi in pietra arenaria, la cui posizione apparentemente non è più nota dal 1940, era ben più di un raggruppamento di pietre, segni e simboli posti sopra un monticello. Nei suoi appunti, Slater scrisse che “l’altura è una delle più vecchie, o dovrei dire la più vecchia, fra le forme di templi al mondo, e risale ai tempi… della comparsa del primo uomo”.

E non solo fu il primo tempio, ma la storia e la saggezza testimoniate da questa montagnola erano tanto profonde quanto sublimi… tanto che Slater sosteneva che essa formasse “la base di ogni conoscenza, di ogni scienza, ogni storia e ogni forma di scrittura”. Si tratta di affermazioni estremamente audaci da sostenere. Proporre che il primo linguaggio della storia fosse stato parlato e registrato sulla pietra in Australia reca non poche implicazioni storiche scomode. La tesi corrente è che l’umanità moderna abbia avuto la sua genesi in Africa.

Ci è stato detto che ci furono delle anime avventurose e curiose che misero piede fuori dal suolo africano circa 60.000 anni fa e diffusero la propria cultura e i propri geni. In questo costrutto teorico non c’è spazio per l’Australia, se non come un passaggio successivo: nient’altro che una colonia africana popolata da marinai che certamente avevano già acquisito il linguaggio prima di veleggiare per questa terra.

La storia Originale distrutta
Sebbene la posizione di Slater non godesse dei favori del pubblico, la sua ricerca era meticolosa e la sua metodologia inappuntabile. Più precisamente, la teoria di Slater sul fatto che il sito megalitico costituisse una rappresentazione del Primo Linguaggio era talmente solida che, nel 1940, un funzionario statale del Dipartimento del Territorio e altre autorità contattarono il proprietario dei terreni su cui si trovavano i megaliti e lo minacciarono di confiscargli la proprietà. Il possidente così minacciato si era mostrato apertamente disposto a consentire gli scavi archeologici, ma si rendeva conto che finché le pietre stavano lì, lui avrebbe perso le terre e le rendite che gli garantivano la sussistenza.

Pochi giorni dopo le minacce, il possidente dissodò con un erpice a disco tutto il sito, finché restarono solo i tumuli. Slater aveva perso le sue prove, e non rilasciò altre dichiarazioni pubbliche. Di questo spiacevole episodio non restò alcun documento pubblico, e a quanto pare la corrispondenza di Slater andò persa o distrutta. Così, rimase un vuoto storico… fino all’anno scorso, quando il professor Richard Patterson si mise a rovistare fra alcune carte da eliminare nel ripostiglio della sua associazione storica locale. Fra varie pratiche e documenti accumulati, trovò le lettere di Slater a uno dei suoi colleghi sul campo. Alla fine del 2014 Richard ci ha contattati… e insieme abbiamo iniziato a dipanare la matassa.

Il Primo Linguaggio
Il Primo Linguaggio Sacro che Slater sosteneva di aver decifrato è molto complesso e stratificato e, in base al suo ultimo conteggio di “28.000” parole, molto più variegato e difficile di come ci immagineremmo il primo linguaggio parlato sulla Terra in assoluto. Siamo dell’opinione che questo linguaggio complesso si diffuse per la maggior parte delle regioni costiere australiane, unificate sotto la Legge del Sud. Mentre i testi di storia e linguistica propongono che la prima lingua fosse rudimentale e limitata a rappresentare le emozioni e gli oggetti più elementari, per poi diventare gradualmente più sofisticata e ricca di vocaboli, qui un simbolo può avere quattro diversi significati.

Questo metodo di comunicazione formalizzato era fatto di numeri, gesti manuali, incisioni sulla roccia, pietre di varie forme, elementi, alberi, fonemi, forme di animali, ecc., e l’intricata combinazione di tutte le possibilità di questi temi e discipline apparentemente indipendenti si fondeva armoniosamente in un unico sistema di scrittura formale. Ciò stride parecchio con l’immagine di un punto di partenza linguistico che si presume fosse rudimentale, e mette in dubbio molti dei concetti accettati finora sull’ascesa e lo sviluppo della razza umana.

Tralasciando il fatto che la tradizione degli Anziani Originali è coerente con le affermazioni di Slater, la logistica, la tecnologia e la manodopera necessaria per creare questi tumuli non ha equivalenti nell’intero paese, e merita ulteriori ricerche archeologiche sul campo. Avendo visto uno dei tumuli da una discreta distanza, non possiamo che concludere che, essendo composto da tonnellate di sabbia, argilla e arenaria depositate al di sopra di un territorio pianeggiante e paludoso, di certo non fa parte della geologia locale.

Secondo Slater e il suo collega, il più vicino giacimento di pietra arenaria distava oltre 20 chilometri. Il problema è che fino all’arrivo dei coloni britannici in Australia, nessuno in questo paese aveva mai visto uno scalpello di metallo, una carrucola, una ruota o una carriola con cui si potessero tagliare le pietre e trasportarle a 20 chilometri di distanza. Per quanto ne sappiamo, in Australia non esistono altri esempi di disposizioni di massi pesanti più di una tonnellata. Molto semplicemente, questa costruzione Originale è in contraddizione con qualsiasi libro o insegnamento accademico. Ad agitare le acque nell’ambiente accademico è anche il contenuto della storia narrata all’interno del complesso megalitico sul tumulo, che Slater chiamava Il

Mistero della Vita
Le pietre sul limite meridionale del tumulo più grande, che fungono da ingresso e assomigliano molto alla Ruota di Medicina dei nativi americani, sono state interpretate da Slater come un’iscrizione che recita “Guidato dalla verità, l’uomo giunse sulla Terra attraversando il buio dalla luce della vita che splende lontana”. Questo tema extraterrestre di creature o persone che giungono su questo pianeta “da lontano” si ripete in tutte le costruzioni, esaltando come “la verità giunse sulla Terra volando su ali” e “la Luce Divina che arriva sulla Terra da lontano porta l’anima all’uomo”.

StoneHenge australiana - appunti di Frederic Slater

Una pagina degli appunti di Frederic Slater, riferita all’influenza che gli antichi Aborigeni ebbero sugli Egizi (fonte: Richard Patterson)

È un sito che non si può paragonare a null’altro sulla Costa Orientale dell’Australia, per diverse ragioni. I mezzi costruttivi, il significato, il contenuto, la sacralità e la possibilità reale che queste disposizioni di pietre siano una testimonianza della prima volta in cui gli uomini moderni escogitarono un mezzo formale per esprimere parole e pensieri sono alcuni degli aspetti su cui occorre indagare. Un ulteriore elemento che si aggiunge all’intrigo riguarda gli antichi Egizi: Slater sosteneva con certezza che non solo furono presenti anch’essi (e probabilmente contribuirono al trasporto della pietra arenaria e del terrapieno) ma vennero a porgere ossequi e riverenze. Sosteneva che “non c’è dubbio che gli Aborigeni… non solo diedero agli Egizi le proprie conoscenze e le proprie basi della scrittura geroglifica e della filosofia, ma formularono la base di tutta la conoscenza primordiale, attuale e futura”.

Osservazioni iniziali
I ritrovamenti archeologici sul campo sono ancora in corso di compilazione e analisi, ma è già possibile offrire alcune semplici osservazioni. Ci sono probabilità assai elevate che questa disposizione di pietre sia in realtà una rappresentazione del Primo Linguaggio Sacro e trasmetta dettagli storici oltre a una profezia di tempi che giungeranno a breve. La prima collinetta è sicuramente artificiale: presenta una forma troppo simmetrica, e la posizione su un terreno pianeggiante e paludoso stride eccessivamente con la topografia circostante; inoltre la sabbia, l’argilla e la pietra arenaria che la compongono non sono coerenti con la geologia degli immediati paraggi.

Se a questo aggiungiamo la conferma degli Anziani e Custodi Originali che ben conoscevano la storia e la tradizione Originale secondo cui questo è uno dei siti più sacri d’Australia, se non il più sacro in assoluto, iniziamo a capire perché Slater era tanto convinto che questo fosse lo “Stonehenge d’Australia”. Le opinioni di Frederic Slater e le nostre ricerche in merito sono aperte a dibattiti e a spiegazioni alternative. Ma grazie alle scoperte archeologiche che si stanno riportando alla luce e alla conferma della traduzione di Slater da parte degli Anziani, queste collinette con i loro megaliti che attendono di essere rimessi a posto compongono probabilmente il sito archeologico più sacro d’Australia. Al momento, non siamo in grado di offrire altre spiegazioni.

Steven e Evan Strong

Steven Strong è un docente di scuola secondaria che ha alle spalle studi di archeologia e pedagogia. È stato coinvolto dal Dipartimento dell’Istruzione del Nuovo Galles del Sud nella creazione di un corso di laurea in Educazione aborigena, per cui ha scritto alcune unità sulla Legge tradizionale e la Storia contemporanea. È stato inoltre coautore dell’acclamato “Aboriginal Australia: A Language and Cultural Kit”.

Evan Strong ha studiato sociologia e pedagogia. Padre e figlio hanno trascorso molti anni studiando e vivendo insieme ai popoli della confederazione linguistica Bundjalung e Gumilaroi del Nuovo Galles del Sud. Hanno scritto cinque libri in cui si dà una nuova interpretazione della storia dell’Australia e del mondo. Per maggiori informazioni o per contattare gli autori, si visiti il sito http://forgottenorigin.com.

Nota di redazione Nexus: tutte le citazioni di questo articolo sono tratte dagli appunti personali di Frederic Slater.

Estratto dal magazine Nexus nr.116

La stonehenge australiana – L’eredità di Frederic Slater ultima modifica: 2015-07-11T15:11:42+00:00 da Iolandino
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Iolandino

Una vita senza ricerca non è degna per l’uomo di essere vissuta. (Platone)