LA TERAPIA del dr. SIMONCINI (Oncologo)

Il Giornale Online
Qui di seguito vengono riportati alcuni aspetti teorici della teoria del Dr. Simoncini

La mia idea è che essi non dipendano da misteriose cause genetiche, immunologiche, auto immunologiche, come propone la medicina ufficiale, fatti mai dimostrati, ma che piuttosto derivino da una semplice aggressione fungina, non visualizzata, né studiata nella sua dimensione intima connettivale. Durante i molti anni in cui ho studiato i tumori, cioè le atipiche colonie fungine, ho potuto constatare che l’unico mezzo per distruggerle ed impedire che si rinnovino, consiste nel somministrare forti concentrazioni di sali, in particolare modo Bicarbonato di Sodio, da far assumere in maniera peculiare rispetto alla sede del cancro.

Non a caso, egli continua, se si osserva bene il comportamento in natura dei funghi, si nota che essi non attecchiscono mai in prossimità di luoghi fortemente salini, ad esempio in vicinanza di sacche idriche termali ecc.…….La mia terapia, cioè il trattamento con i sali, è da combinare con una terapia ricostituente contemporaneamente al trattamento con i sali; i cancri sono derivati dai funghi come la sclerosi multipla e la psoriasi ed oggi li si può trattare solo con i sali

Candida Albicans: causa necessaria e sufficiente del tumore:

Nell’affrontare il problema medico odierno più urgente, il tumore, la prima cosa da fare è riconoscere che ancora non si conosce la sua vera causa.

Pur se trattato difatti in vari modi, sia dalla medicina ufficiale che da quelle collaterali, permane tuttora un alone di mistero sul suo reale processo di generazione.

Il tentativo di superare lo stato di impâsse attuale deve allora necessariamente passare per due fasi: una critica, che metta a nudo i limiti dell’attuale oncologia, l’altra propositiva che esponga un sistema di cura basato su nuovi presupposti teorici.

In accordo con le più recenti impostazioni di filosofia della scienza, che suggeriscono un atteggiamento controinduttivo (1) laddove sia impossibile trovare una soluzione con gli strumenti concettuali comunemente accettati, emerge, come unica impostazione logica ammissibile, quella di rifiutare il principio su cui si fonda l’oncologia, cioè che il tumore sia determinato da un’anomalia riproduttiva cellulare.

Se si mette in discussione però una simile ipotesi di partenza, appare chiaro come tutte le teorie che da essa derivano, risultano inevitabilmente improponibili.

Ne consegue che sia un processo autoimmunologico, secondo il quale gli elementi preposti alle difese contro gli agenti esterni indirizzano la propria capacità distruttiva nei confronti dei costituenti interni, sia un’anomalia della struttura genetica, che prevederebbe uno sviluppo implicito in direzione autodistruttiva, risultano inevitabilmente squalificati.

Tentare poi, come spesso accade, di propugnare una teoria della pluricausalità con effetto oncogeno sulla riproduzione cellulare, ha più il sapore di un inane paravento dietro il quale purtroppo non s’intravede via d’uscita, dal momento che proporre infiniti motivi più o meno associati fra loro significa in realtà non individuarne nessuno valido.

Invocare così di volta in volta il fumo, l’alcool, le sostanze tossiche, le abitudini alimentari, lo stress, gli influssi psicologici ecc., in mancanza di direttive produce solo confusione e rassegnazione, con il risultato di ammantare di mistero una malattia che potrebbe essere alla fin fine molto più semplice di come la si dipinge.

A titolo informativo è utile svelare poi, una volta per tutte, il quadro delle presunte influenze genetiche nello sviluppo dei processi tumorali, così come sono descritte dai biologi molecolari (di quegli studiosi cioè ai quali compete la ricerca degli infinitesimi meccanismi cellulari vitali, ma che in realtà non hanno mai visto un paziente), e sul quale si basano tutti i sistemi medici attuali, e quindi ahimè tutte le terapie attuali.

L’ipotesi portante di una causalità genetica in senso neoplastico si riduce essenzialmente al fatto che le strutture e i meccanismi preposti alla normale attività riproduttiva cellulare, per cause imprecisate assumono in un determinato momento un atteggiamento autonomo e svincolato rispetto alla globale economia tissutale.

I geni allora che normalmente svolgono un ruolo positivo nella riproduzione cellulare, vengono chiamati proto-oncogeni in un ottica deviata; quelli che la inibiscono, sono chiamati geni soppressori o oncogeni recessivi.

Fattori cellulari sia endogeni (in realtà mai dimostrati), sia esogeni, cioè tutti quegli elementi cancerogeni usualmente invocati, vengono ritenuti responsabili della degenerazione neoplastica dei tessuti.

Nello J. H. Stein (Milano 1995) viene riportato quanto segue:

I segnali mitogenici, dal microambiente o da aree di influenza più distanti, vengono comunicati alle cellule attraverso numerose strutture recettoriali associate alla membrana plasmatica.

Tra queste strutture, le più esaurientemente studiate sono i recettori con un dominio esterno per il legante, un dominio transmembrana e un dominio citoplasmatico avente attività tirosinchinasi.

Oltre a questi si pensa che almeno sette distinte classi di molecole partecipino alla trasmissione del segnale mutageno:

1) Recettori accoppiati a proteine G.

2) Canali ionici.

3) Recettori con attività intrinseca guanilato ciclasi.

4) Recettori per molte linfochine, citochine e fattori di crescita (interleuchina, eritropoietina, ecc.).

5) Recettori per l’attività fosfotirosina fosforilasi.

6) Recettori nucleari appartenenti alla famiglia supergenica del recettore per gli ormoni steroidei, estrogeni, tiroidei.

7) Infine prove sempre più numerose suggeriscono che le molecole di adesione espresse sulle superfici delle cellule comunicano con il microambiente in modi che producono conseguenze molto importanti sulla crescita e sulla differenziazione cellulare.

Ad un analisi appena superficiale di questo presunto quadro oncogeno, però, sembra evidente come tutta questa irrefrenabile iperattività genetica, partorita da elementi che stanno al confine tra l’oscuro ed il mostruoso, e che quindi fanno presagire chissà quali meccanismi abissali decifrabili con meccanismi concettuali altrettanto abissali, non può far altro che svelare l’abissale idiozia che sta alla base di un simile modo di impostare le cose.

Il fatto ancor più grave poi, è che nessuno nel panorama sanitario attuale mette in dubbio siffatte imbecillità, ma tutti gli addetti ai lavori non fanno altro che ripetere la stantia litania dell’anomalia riproduttiva cellulare su base genetica.

In questo stato di cose allora, esibendo la teoretica medica attuale una pochezza e una superficialità queste si abissali, conviene cercare nuovi orizzonti e strumenti concettuali, in grado di far emergere la reale ed unica eziologia neoplastica.

Dopo tanti anni di fallimenti e di sofferenze, è ora di svecchiare menti e mentecatti (in senso etimologico), con linfa nuova e produttiva: i misteriosi e complicati fattori genetici, la mostruosa capacità riproduttiva di un’entità patologica capace di scompaginare qualsiasi tessuto, l’implicita ancestrale tendenza dell’organismo umano a deviare in senso autodistruttivo o altre simili argomentazioni, condite peraltro con una quantità di “se” e di “forse” di valore esponenziale, hanno più il sapore della farneticazione piuttosto che del sano discorso scientifico.

Una volta però rifiutate tutte le attuali prospettive oncologiche, è legittimo chiedersi come debbano essere inquadrati i successi ottenuti dalla medicina ufficiale ed eventualmente dalle correnti alternative.

A tal proposito è utile ricordare che l’odierna epistemologia ha dimostrato come i contributi di causalità degli elementi contestuali e co-testuali di una teoria, se indefinibili, sono aleatori, specialmente nello spazio ultradimensionale.

Ciò significa in pratica che i dati o facts positivi e ritenuti probanti riguardo a un principio di base (ad esempio la citata anomalia riproduttiva cellulare), ottenuti utilizzando un numero di variabili ristretto rispetto alla complessità della malattia umana, non sono affidabili, dal momento che dipendono esclusivamente dalle condizioni iniziali ipotizzate.

Laddove si ammette difatti la possibilità di miglioramenti e guarigioni, sotto il profilo logico non è ammissibile attribuirli a questo o quel metodo di cura più o meno ufficiale, dal momento che, non potendo essere specificate e comprese tutte o la maggior parte delle componenti che entrano in giuoco nell’oggetto uomo, non possono sussistere condizioni di decidibilità assoluta.

Paradossalmente, l’eventuale effetto positivo di ciascun sistema terapeutico potrebbe discendere da elementi sconosciuti a tutti e non preventivati, i quali però, potrebbero essere influenzati o determinati in qualche misura da ognuno di essi.

Ci si troverebbe cioè nella condizione in cui tutti avrebbero a ragione il diritto di magnificare il proprio punto di vista, pur non conoscendo nessuno il vero motivo dei propri successi.

In questo caso allora anche la più accurata e rigorosa sperimentazione assume un carattere finzionale piuttosto che di vera corrispondenza con la realtà, risultando alla fine come una continua sterile petitio princìpi.

Accantonata completamente perciò la cornice concettuale dell’odierna oncologia, con tutte le varianti interpretative d’ordine genetico, immunologico, tossicologico, rimane come unica via logicamente esperibile, quella delle malattie infettive, da guardare eventualmente, e da riconsiderare, con occhi diversi da come è stata considerata fino ad oggi.

Confortano peraltro una simile conclusione due considerazioni, una di ordine storico e una di ordine epidemiologico: la prima risulta dal fatto che nell’approccio terapeutico al malato il salto di qualità, la possibilità cioè di curarlo concretamente, è stato determinato quasi esclusivamente dallo sviluppo della microbiologia; la seconda discende dall’analisi del prolungamento della vita media verificatosi negli ultimi decenni, il quale, essendo associato a un inevitabile cambiamento nella reattività degli individui, si può ipotizzare come un fattore determinante nello sviluppo di patologie infettive atipiche.

Per trovare allora l’eventuale ens morbi cancerogeno nell’orizzonte della microbiologia, appare utile risalire preliminarmente ai concetti tassonomici di base della biologia, dove ci si accorge che esiste un notevole grado di indecisione e di indeterminazione.

Già nel secolo scorso difatti un biologo tedesco, Ernesto Haeckele (1834-1919), partendo dal concetto linneiano che fa dei viventi due grandi regni –quello dei vegetali e quello degli animali- aveva denunciato la difficoltà di sistemazione di tutti quegli organismi microscopici che per le loro caratteristiche e proprietà non potevano essere attribuiti o al regno animale o a quello vegetale, e per i quali aveva proposto un terzo regno denominato dei Protisti.

“Questo vasto e complesso mondo muove da entità a struttura subcellulare – siamo al limite della vita- quali i viroidi e i virus, per arrivare, attraverso i micoplasmi, ad organismi di più elevata organizzazione: batteri, attinomiceti, mixomiceti, funghi, protozoi e, se si vuole, anche qualche alga microscopica.

LA TERAPIA del dr. SIMONCINI (Oncologo) ultima modifica: 2007-07-10T20:14:10+00:00 da Quantico
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