La verità sul cancro: da Hamer a Warburg e oltre…

Era la fine di ottobre dello scorso anno (2016) e, da circa due mesi imperversava la polemica su Hamer e sulla “Nuova Medicina Germanica”, non passando settimana che non ci fosse qualche sedicente “giornalista” dei miei stivali che non pubblicasse su qualche settimanale le sue sentenze di “ciarlataneria” al riguardo, senza nemmeno avere la più pallida idea scientifica in proposito.

Persino una “stronzetta“, senza arte né parte, come Daria Bignardi si permise di criticare gli studi di Hamer e di accusare la famiglia Bottaro (appena messa sotto i riflettori della cronaca) di non avere acconsentito che la figlia, Eleonora, fosse curata “in modo adeguato con la chemioterapia”, onde salvarle la vita. Ma, non è stata la sola.

Tra i tanti, un altro sedicente giornalista salernitano, Ilario D’Amato che, fuggito dall’Italia dove faceva la fame, per occuparsi di cambiamenti climatici presso l’Ong londinese “The Climate Group”, affermò d’essersi interessato per ben cinque anni di Ryke Geerd Hamer e delle sue teorie, dimostrando non solo di non avere le basi scientifiche e, culturali, per emettere giudizi, ma anche di non avere capito un “benedetto prospero” avendo speso cinque anni inutilmente, dispensando viepiù consigli fuorvianti a suo insindacabile giudizio.

La lista di questi giornalisti “ignoranti”, come li definì con eccessiva delicatezza Maurizio Blondet in un suo articolo dedicato, sarebbe lunga, ma li trovate e, di tanto in tanto, li troverete ancora a lungo sui rotocalchi. Quello che, invece, balzò agli occhi fu la feroce polemica non contro uno qualsiasi di quelli che «fanno periodicamente tornare alla ribalta le teorie di Hamer: di solito quando qualcuno ci muore (Silvia Nucini, anche lei “giornalista”)», ma esplose letteralmente (e ogni tanto si ripresenta come qualche settimana fa, cosicché la magistratura pare abbia aperto un’inchiesta) contro la famiglia Bottaro, additandola con biasimo, senza il benché minimo rispetto per chi, purtroppo, ha perso due figli.

Nessuna polemica sul fatto che (il per fortuna fu) Umberto Veronesi (l’uomo al posto giusto ma, solo per gli interessi di un sistema completamente sbagliato), a suo tempo, si sia autoaccusato di averne ammazzato a migliaia con la chemioterapia: «Va detto che in passato è stata utilizzata in modo improprio e per molti anni è stata effettivamente prescritta a dosi altissime, senza alcuna considerazione per gli effetti che avrebbero avuto sul malato».

Nessuna considerazione sulla monumentale indagine clinica condotta dal Dipartimento di Oncologia Radiologica del “Northern Sidney Cancer Center” (Autori Graeme Morgan, Robyn Ward, Michael Barton) e pubblicata in dicembre 2004 sul “Journal of Clinical Oncology” dal titolo: “The Contribution of Cytotoxic Chemotherapy to 5-year Survival in Adult Malignancies”, laddove si ultima il rapporto sostenendo che: «Il contributo globale degli effetti curativi e adiuvanti della chemioterapia citotossica nella sopravvivenza a 5 anni negli adulti è stato stimato al 2,3% in Australia e 2,1% negli Stati Uniti. Per giustificare il continuo finanziamento e la disponibilità dei farmaci utilizzati nella chemioterapia citotossica, è urgentemente necessaria una rigorosa valutazione del rapporto costo-efficacia e dell’impatto sulla qualità della vita». In parole povere, si sconsiglia al servizio sanitario nazionale di continuare a pagare per questi costosissimi “farmaci” che rendono miserabile la vita del paziente, e non fanno guarire.

Identico risultato, apparso in un rapporto pubblicato su Lancet (una delle più stimate riviste mediche), dal “Public Health England e Cancer Research Uk”, attraverso il quale si evince che «Per la prima volta i ricercatori hanno esaminato il numero di malati deceduti entro 30 giorni dall’inizio della chemioterapia, cosa che indica che i medicinali hanno provocato la loro morte, piuttosto che il cancro (conclusioni del prof. Sandro Carlo Mela, docente di medicina interna all’Università di Genova, con diversi incarichi scientifici al CNR, co-autore di  583 pubblicazioni scientifiche, delle quali 212 su riviste internazionali,  con  1823 citazioni sulle stesse riviste)».

Nessuna indignazione verso la più che inopportuna e, rivoltante, presenza delle bancarelle dell’AIRC (Associazione Italiana… “Rastrellamento Contanti” perché da “ricercare” ormai, ci sarebbe solo il dimenticato “Giuramento di Ippocrate” anche se hanno tentato in tutti i modi di storpiarlo) davanti ai cancelli dei cimiteri, il 2 novembre, che con tanta disinvoltura battono cassa, razziando soldi da quei famigliari che hanno lì i loro cari sepolti, magari morti proprio di cancro.

Ma, scagliarsi contro Lino Bottaro, “reo” nella sua integerrima onestà intellettuale, di avere sempre difeso a spada tratta il diritto d’opinione e di parola, attraverso “Stampa Libera”, sì!

studi sul cancro

Dr. Ryke Geerd Hamer

Lo stesso è accaduto a Hamer. Dopo anni che i sionisti se lo “filavano” per avere in esclusiva le sue scoperte (che allora non erano ciarlatanerie) e, dietro il suo continuo rifiuto di consegnarle a un solo gruppo circoscritto, è stato incarcerato due volte poi è diventato un fuorilegge ricercato, costretto alla latitanza e… un ciarlatano, continuamente additato da opinionisti e, giornalisti, imbecilli e prezzolati. Più imbecilli che prezzolati!

Hamer non ha scoperto nulla di nuovo che i laboratori “De La Warr” di Oxford non avessero già scoperto negli anni cinquanta (mettendo a disposizione, gratuitamente, dei validi e provati strumenti di cura che furono rifiutati anche da enti ospedalieri italiani), o la “Camera Kirlian” (ovviamente anch’essa non accettata dalla medicina ufficiale) non avesse già fatto più di ottant’anni fa. E, ancor prima, per centinaia di anni non avessero fatto i monaci tibetani e, quant’altri, in grado di percepire i colori dell’aura (il campo energetico che circonda ogni corpo vivente).

Hamer ha solo compilato una casistica di aspetti fisici (effetti biologici, malattie, comprese le forme tumorali), abbinandoli a preesistenti cause psicologiche (che ha chiamato conflitti), in perfetta sintonia con il verso di Giovenale: «Orandum est ut sit mens sana in corpore sano (Satire, X, 356)». O con quanto dichiarato da John Hopkins: «Il cancro è una malattia della mente, del corpo e dello spirito». Rilevando, Hamer stesso, qualche tempo fa, che i suoi studi sono ancora “work in progress”: «[…] la ricerca deve proseguire perché non ci sono ancora tutte le risposte».

Nello specifico, per Hamer, il cancro è la risposta biologica a un ben più grave e logorante conflitto interiore. Un modo per sfogarne l’energia negativa e, nello stesso tempo, un secondo campanello d’allarme, questa volta fisicamente manifesto, se non si è ricorsi preventivamente alla TAC cerebrale dove, secondo lui, è riscontrabile la localizzazione ancora in fase embrionale (la stessa cosa più sopra espressa a proposito dell’aura, ma in stato più avanzato e rilevato strumentalmente).

Quello che non è stato ben compreso, o confuso, della teoria di Hamer è che il cancro sia un meccanismo di difesa. Lo è solo nei confronti del conflitto (per Hamer) e di quelle cellule corrispondenti che cercano di sopravvivere in un ambiente acido e privo di ossigeno (per Warburg).

studi sul cancro

Otto Heinrich Warburg

Lo scienziato tedesco Otto Heinrich Warburg ricevette il Premio Nobel per la scoperta della causa primaria del cancro nel 1931 con “Il metabolismo dei tumori e Nuovi metodi di fisiologia cellulare“. Scrisse anche “La prima causa e la prevenzione del cancro” che presentò il 30 giugno 1966 a Lindau (D). Questo, doveva mandare definitivamente a fan’culo (scusate il francesismo) tutti quei sedicenti ricercatori che hanno sempre inseguito e, inseguono tuttora, gli effetti e non le cause adottando la “teoria di Knudson” (formulata da Alfred George Knudson ma, già teorizzata nel 1953 da Carl Nordling, il quale ipotizzava che la causa del cancro fosse l’accumulo di mutazioni del DNA cellulare. Possibili effetti, quindi, e non cause!) e quelle associazioni che truffano la gente da troppo tempo, chiedendo continuamente soldi per scoprire ciò che da decenni è stato già scoperto. Comprese le multinazionali farmaceutiche le quali, sconfessate anche da tantissimi altri studi scientifici condotti da ricercatori seri e non corrotti e, dalle statistiche stesse, ammazzano le persone affette da cancro coi loro costosissimi “metodi di cura”, a carico del servizio sanitario nazionale. Lo stesso francesismo non va certamente sprecato se lo indirizzo a tutti quegli ignorantoni che sostengono a gran voce l’utilità della chemioterapia, senza sapere cosa sia e cosa provochi.

La chemioterapia acidifica il corpo a tal punto che, lo stesso, deve ricorrere alle sue riserve alcaline immediatamente, per neutralizzare tale acidità, sacrificando basi minerali (calcio, magnesio e potassio) depositati nelle ossa, denti, articolazioni, unghie e capelli. E, quando «il corpo possiede un eccessivo carico tossico da chemioterapia e radiazioni il sistema immunitario o è compromesso o è distrutto, quindi la persona può soccombere a vari tipi d’infezioni e complicazioni. Chemioterapia e radiazioni, inoltre, possono indurre le cellule tumorali a mutare e diventare resistenti e difficili da distruggere (John Hopkins)».

Recentissima (05/07/2017) e, lapidaria, l’ennesima conferma riportata nello studio pubblicato su “Sience Translational Medicine”, ripreso due giorni dopo anche da Sara Knapton (giornalista, questa volta scientifica) sul “Telegraph” londinese, dal quale si evince in sintesi che: «[…] la chemioterapia (“toxic medication” e se è un farmaco tossico dovrebbe fare riflettere) attiva un meccanismo di riparazione che, in ultima analisi, consente ai tumori di crescere maggiormente aumentando, inoltre, il numero di “accessi” sui vasi sanguigni che permettono al cancro di diffondersi in tutto il corpo».

Nella sua opera “Il metabolismo dei tumori”, Warburg dimostrò, più di ottant’anni fa, che tutte le forme di cancro sono caratterizzate da due condizioni fondamentali: acidosi del sangue e ipossia (mancanza di ossigeno). Scoprì che le cellule tumorali sono anaerobiche (non respirano ossigeno) e non possono sopravvivere in presenza di alti livelli di ossigeno. Le cellule tumorali possono sopravvivere soltanto con glucosio (confermato da recenti studi e tuttora indicato come “Effetto Warburg“) e in un ambiente privo d’ossigeno: «La mancanza di ossigeno e l’acidità sono due facce della stessa medaglia. Se una persona ha uno, ha anche l’altro. Le sostanze acide respingono ossigeno, a differenza delle alcaline che lo attirano. Privando una cellula del 35% del suo ossigeno per 48 ore è possibile convertirla in un cancro. Tutte le cellule normali hanno il bisogno assoluto di ossigeno, ma le cellule tumorali possono vivere senza di esso (una regola senza eccezioni). I tessuti tumorali sono acidi, mentre quelli sani sono alcalini». Una persona sana ha i valori pH del sangue compresi tra 7,4 e 7,45.

In generale, il cancro non si contrae (ogni persona ha le cellule tumorali presenti nel corpo.

Queste cellule tumorali non si manifestano nei test standard fino a che non si sono moltiplicate fino a qualche miliardo) e nemmeno si eredita. Ciò che si eredita sono le abitudini: alimentari, ambientali e lo stile di vita (per esempio le preoccupazioni, lo stress, la rabbia, il rancore, l’amarezza, i conflitti descritti da Hamer, ecc…, che inducono il corpo a vivere in un ambiente acido). Questo può produrre il cancro ma, anche tante altre malattie:

studi sul cancro

Dr. George W. Crile, di Cleveland, uno dei chirurghi più rispettati al mondo.

«Tutte le morti chiamate naturali non sono altro che il punto terminale di una saturazione di acidità nel corpo». E sul cancro: «[…] è assolutamente impossibile per un cancro proliferare nel corpo di una persona che si libera della sua acidità, nutrendosi con alimenti che producono reazioni metaboliche alcaline…» (Dr. George W. Crile)».

In modo semplice, senza ricorrere ai soliti blasonati e, senza “farla cadere tanto dall’alto”, abbiamo visto quali sono le due cause che possono scatenare le forme tumorali. Molto semplicemente, quindi, evitando di associarle si evita anche di contrarle, anche se l’attualità le propone entrambe di continuo. Parrebbe quasi che l’industria farmaceutica e quella alimentare, col suo cibo spazzatura, siano un’unica entità e che ci sia una cospirazione attraverso la quale si aiutino l’un l’altra per il profitto.

Sulla salute fisica in generale, poi, un ruolo decisivo lo gioca il convincimento. Per esempio, la sana abitudine mentale di rammentarsi sempre che all’interno del nostro corpo ci sono tutti gli elementi necessari e sostitutivi dei farmaci chimici, comprese le vitamine, utili a innescare, per esempio l’apoptosi o, morte cellulare programmata. Il metodo naturale che ha il corpo per liberarsi di cellule danneggiate, indesiderate, o non necessarie. E, non solo.

Anche essere costantemente convinti di non potersi mai ammalare è una forma “d’allenamento” che, con un po’ di costanza, dà risultati concreti e nemmeno tanto sbalorditivi: basti pensare all’effetto placebo di certi “farmaci” che incidono sul convincimento, innescando reazioni chimiche naturali all’interno del corpo e non tramite la loro composizione. Non dico nulla d’eccezionale, quindi, se affermo che, in tutta la mia lunga vita (spericolata), non mi sono mai ammalato, tenendo a debita distanza: medici, analisi, farmaci, vaccini, e, quant’altro, convinto che la Natura (diversa da qualunque sistema “multi-nazional-farmaceutico” che pone la propria sopravvivenza e l’interesse economico in cima alla piramide, e di ciò fa una ragione d’essere), sappia quello che fa e sia provvida in ogni senso. Fortuna la mia? Sicuramente no! Sane abitudini? Tutt’altro! “Mens sana in corpore sano“? Ci sono altre possibilità?… Sì: le convinzioni, o credenze (e questo si allaccia anche al filo conduttore e alle conclusioni riportate ne “Il Dio della Bibbia era un uomo in carne e ossa“).

Uno degli esperimenti sui quali è stata fondata la scienza della psiconeuroimmunologia (per utili e, consigliati, approfondimenti in italiano si veda “Psiconeuroimmunologia e cancro: un rapporto sinergico” che conferma anche la possibilità di non ammalarsi mai) ha riguardato dei bambini, chiaramente allergici a un’edera velenosa. Una foglia della pianta velenosa fu strofinata su un avambraccio e, come controllo, una foglia non velenosa fu strofinata sull’altro avambraccio. I bambini manifestarono un’eruzione cutanea sul braccio, dove era stata strofinata la foglia velenosa e, nulla nell’altro. Quello che i bambini non sapevano era che le etichette delle foglie erano state volutamente scambiate e le manifestazioni cutanee furono evidenti solo dove era stata strofinata la foglia non tossica.

Ancor prima, nel 1884, un uomo sfidò l’opinione medica e la teoria di Kock sul colera. Era così convinto che il Vibrio colerae non fosse la causa del colera che ne bevve un bicchiere per dimostrarne l’innocuità. Con la sua incrollabile convinzione d’avere ragione, non dimostrò alcun sintomo, pur avendo in ogni caso torto (tratto da “Genomics Happens” del microbiologo V.J. Di Rita – su Science n° 289 – anno 2000).

Di esempi come questi ce ne sono a migliaia e, ognuno, almeno una volta nella vita ha sperimentato gli effetti della convinzione e/o, delle credenze. In Biologia, poi, usando un linguaggio semplice ma, in perfetta sintonia con quello scientifico, è detto che invecchiamo e moriamo solo perché ci è sempre stato insegnato che funziona così.

Siamo davvero fragili e impotenti, allora, come ci hanno volutamente ammaestrato?

Roberto Morini

La verità sul cancro: da Hamer a Warburg e oltre… ultima modifica: 2017-08-23T10:19:50+00:00 da Pasquale Galasso
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Pasquale Galasso

Pasquale Galasso, editore di Altrogiornale.org – Conoscere non è avere l’informazione.